MCCIIIAnno diCristoMCCIII. IndizioneVI.Innocenzo IIIpapa 6.Vacante l'imperio.Strepitose furono le imprese fatte dai Latini in quest'anno, non già in servigio di Terra santa, come richiedeva l'impegno da lor preso, ma in favore del giovaneAlessio, figliuolo del deposto imperadoreIsacco Angelo[Sicard., in Chron., tom. 7 Rer. Ital. Villharduinus. Godefridus Monach. Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.]. Passò a Zara il predetto principe Alessio, dove fu con onore accolto dal Dandolo doge di Venezia, e dal marchese di Monferrato; e loro fatte varie promesse, qualora l'aiutassero a ricuperare il perduto imperio, e con parte della flotta, essendo l'altra incamminata innanzi, dirizzò le prore verso l'Epiro. La città di Durazzo il ricevette come suo principe. Sbarcarono in Corfù, e quegl'isolani promisero di suggettarsi a lui, dappoichè avesse conquistata la città di Costantinopoli. Tale appunto in fine fu il disegno di que' principi per favorire quel fuggiasco principe, mossi dalle raccomandazioni del re Filippo di Germania, e dalla parentela del re di Francia, contratta coi greci Augusti, mercè delle nozze diAgnesefigliuola diLodovico reconAlessio Comneno; ma più per isperanza di ricavar danari e viveri, senza i quali non vedeano la maniera di arrivare in Soria o in Egitto, secondo il primo loro concerto. Vero è che il papa Innocenzo, informato delle mire d'essi, proibì loro per varie ragioni d'invadere gli Stati del greco Augusto; ma essi, figurandosi forse ch'egli così scrivesse per politica, e che internamente avrebbe caro il lor pensiero, seguitarono il lor viaggio fino a Costantinopoli. Ciò che ivi operassero, s'io volessi prendere a raccontarlo, mi dilungherei troppo dall'assuntomio. In brevi parole dirò, che fatta la chiamata ad Alessio Angelo, occupatore del trono imperiale, nè volendo egli cedere, ruppero i Latini la catena del porto: con che liberamente in quel porto entrarono tutte le lor navi. Per terra e per mare impiegarono sette giorni per espugnar la città. Nell'ottavo uscì Alessio fuori con trenta mila cavalli e infiniti pedoni, disposto a dar battaglia ai Latini; ma, veduta la lor fermezza, fece vista di differire al dì seguente il fatto d'armi; ma, venuta la notte, segretamente presa la fuga, si ritirò ad Andrinopoli. Rinforzò allora l'esercito latino gli assalti, ed entrò per forza in Costantinopoli, con molta strage de' Greci, e saccheggio dei loro averi. Cavato dalle carceri il cieco Isacco Angelo, fu riposto sul trono; e proclamato imperatore anche Alessio suo figliuolo, per cui la festa era fatta, nel mese di luglio solennemente ricevette la corona nel gran tempio di santa Sofia. Marciò poscia coll'esercito contra del fuggitivo Alessio suo zio ad Andrinopoli; lo sconfisse, e l'obbligò a cercarsi un più lontano ricovero. Non so io se prima o dopo quest'ultima azione succedesse ciò che sono per dire. Ossia che i Greci per l'antico odio, o per le fresche perdite, non sapendo soffrire i Latini, ne andassero di quando in quando uccidendo, come scrive Sicardo, oppure, come altri ha scritto, perchè una mano di Fiaminghi i Pisani volle dare il sacco alle case e alle moschee de' Saraceni abitanti di Costantinopoli: diedesi principio un dì ad una fiera mischia fra i Latini e Greci. Attaccato il fuoco ad alcune case, perchè soffiava forte il vento, si dilatò ampiamente per la città, e fece un orrido scempio d'innumerabili chiese, palagi e case. Gran bottino riportarono ancora i Latini da questo fiero accidente. Il resto lo accennerò all'anno seguente.Sembra che nel presente anno per qualche disgusto ricevuto dai Romani, non mai quieti,papa Innocenzouscisse di Roma, e si ritirasse a Ferentino.Nonis maji,scrive Giovanni da Ceccano,indignatione Romanorum dominus papa venit Ferentinum[Johann. de Ceccano, Chron. Fossaenovae.]. Lettere sue quivi scritte si leggono. Andò ad Anagni, dove, colto da una grave infermità, diede motivo alla voce ch'egli fosse morto[Vita Innocentii III, P. I, tom. 3 Rer. Ital.]. Fu questo un colpo mortale aGualtieri contedi Brenna, perchè su tali dicerie alcune città se gli ribellarono, e fra le altre Matera, Brindisi ed Otranto. Anche Baroli si sottrasse all'ubbidienza di Jacopo, cugino del papa, il quale ricuperò poi le città di Andria e di Minerbio. Inviò papa Innocenzo in Sicilia per suo legatoGherardo cardinaledi Santo Adriano suo nipote, con isperanza di dar pace a quegli affari, dappoichè Gualtieri gran cancelliere, e il Capperone, benchè nemici, si mostravano dispostissimi a voler quel solo che piacesse ad esso papa. Non corrisposero gli effetti alle parole. Il cardinale, dopo essere stato alquanti giorni in Palermo, si ritirò a Messina, per quivi aspettar le risoluzioni del pontefice zio. Prosperarono in quest'anno gli affari delre Ottonein Germania[Godefridus Monachus, in Chron.]con singolar piacere del papa che il proteggeva. Ma in Brescia si riaccese la pazza discordia[Malvecius, in Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Italic.]. Dopo avere per qualche tempo i nobili covato il lor odio contro la plebe, e meditata vendetta per gli affronti e danni patiti in addietro, la eseguirono nel gennaio dell'anno presente, dimenticando i giuramenti della precedente pace. Tutti dunque in armi assalirono il basso popolo, che fece quella resistenza che potè. Ne uccisero molti, e più ne costrinsero a cercar colla fuga l'esilio. Racconta il Sigonio[Sigonius, de Regno Ital., lib. 15.]sotto quest'anno un gran movimento de' Bolognesi, incitati dalla ambizione, figliuola della potenza e grassezza, per islargare il lor territorio, con danno dei Modenesi; ma senza potertrarre alla loro lega i Cremonesi e Parmigiani collegati di Modena. Anzi, per evitare questa guerra, spedirono i Parmigiani a Bologna Matteo da Correggio lor podestà, e i Cremonesi i lor ambasciadori per pregare e consigliare il popolo di Bologna che si degnasse di rimettere in loro la cognizion di tali differenze. Rispose Guglielmo, podestà di Bologna, di non volere compromettersi nè in loro, nè in persone religiose. Il male è vecchio. Chi ha più forza, dee anche aver più ragione. Leggesi quest'atto nelle mie Antichità Italiane[Antiquit. Ital., Dissert. XLIX.].
Strepitose furono le imprese fatte dai Latini in quest'anno, non già in servigio di Terra santa, come richiedeva l'impegno da lor preso, ma in favore del giovaneAlessio, figliuolo del deposto imperadoreIsacco Angelo[Sicard., in Chron., tom. 7 Rer. Ital. Villharduinus. Godefridus Monach. Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.]. Passò a Zara il predetto principe Alessio, dove fu con onore accolto dal Dandolo doge di Venezia, e dal marchese di Monferrato; e loro fatte varie promesse, qualora l'aiutassero a ricuperare il perduto imperio, e con parte della flotta, essendo l'altra incamminata innanzi, dirizzò le prore verso l'Epiro. La città di Durazzo il ricevette come suo principe. Sbarcarono in Corfù, e quegl'isolani promisero di suggettarsi a lui, dappoichè avesse conquistata la città di Costantinopoli. Tale appunto in fine fu il disegno di que' principi per favorire quel fuggiasco principe, mossi dalle raccomandazioni del re Filippo di Germania, e dalla parentela del re di Francia, contratta coi greci Augusti, mercè delle nozze diAgnesefigliuola diLodovico reconAlessio Comneno; ma più per isperanza di ricavar danari e viveri, senza i quali non vedeano la maniera di arrivare in Soria o in Egitto, secondo il primo loro concerto. Vero è che il papa Innocenzo, informato delle mire d'essi, proibì loro per varie ragioni d'invadere gli Stati del greco Augusto; ma essi, figurandosi forse ch'egli così scrivesse per politica, e che internamente avrebbe caro il lor pensiero, seguitarono il lor viaggio fino a Costantinopoli. Ciò che ivi operassero, s'io volessi prendere a raccontarlo, mi dilungherei troppo dall'assuntomio. In brevi parole dirò, che fatta la chiamata ad Alessio Angelo, occupatore del trono imperiale, nè volendo egli cedere, ruppero i Latini la catena del porto: con che liberamente in quel porto entrarono tutte le lor navi. Per terra e per mare impiegarono sette giorni per espugnar la città. Nell'ottavo uscì Alessio fuori con trenta mila cavalli e infiniti pedoni, disposto a dar battaglia ai Latini; ma, veduta la lor fermezza, fece vista di differire al dì seguente il fatto d'armi; ma, venuta la notte, segretamente presa la fuga, si ritirò ad Andrinopoli. Rinforzò allora l'esercito latino gli assalti, ed entrò per forza in Costantinopoli, con molta strage de' Greci, e saccheggio dei loro averi. Cavato dalle carceri il cieco Isacco Angelo, fu riposto sul trono; e proclamato imperatore anche Alessio suo figliuolo, per cui la festa era fatta, nel mese di luglio solennemente ricevette la corona nel gran tempio di santa Sofia. Marciò poscia coll'esercito contra del fuggitivo Alessio suo zio ad Andrinopoli; lo sconfisse, e l'obbligò a cercarsi un più lontano ricovero. Non so io se prima o dopo quest'ultima azione succedesse ciò che sono per dire. Ossia che i Greci per l'antico odio, o per le fresche perdite, non sapendo soffrire i Latini, ne andassero di quando in quando uccidendo, come scrive Sicardo, oppure, come altri ha scritto, perchè una mano di Fiaminghi i Pisani volle dare il sacco alle case e alle moschee de' Saraceni abitanti di Costantinopoli: diedesi principio un dì ad una fiera mischia fra i Latini e Greci. Attaccato il fuoco ad alcune case, perchè soffiava forte il vento, si dilatò ampiamente per la città, e fece un orrido scempio d'innumerabili chiese, palagi e case. Gran bottino riportarono ancora i Latini da questo fiero accidente. Il resto lo accennerò all'anno seguente.
Sembra che nel presente anno per qualche disgusto ricevuto dai Romani, non mai quieti,papa Innocenzouscisse di Roma, e si ritirasse a Ferentino.Nonis maji,scrive Giovanni da Ceccano,indignatione Romanorum dominus papa venit Ferentinum[Johann. de Ceccano, Chron. Fossaenovae.]. Lettere sue quivi scritte si leggono. Andò ad Anagni, dove, colto da una grave infermità, diede motivo alla voce ch'egli fosse morto[Vita Innocentii III, P. I, tom. 3 Rer. Ital.]. Fu questo un colpo mortale aGualtieri contedi Brenna, perchè su tali dicerie alcune città se gli ribellarono, e fra le altre Matera, Brindisi ed Otranto. Anche Baroli si sottrasse all'ubbidienza di Jacopo, cugino del papa, il quale ricuperò poi le città di Andria e di Minerbio. Inviò papa Innocenzo in Sicilia per suo legatoGherardo cardinaledi Santo Adriano suo nipote, con isperanza di dar pace a quegli affari, dappoichè Gualtieri gran cancelliere, e il Capperone, benchè nemici, si mostravano dispostissimi a voler quel solo che piacesse ad esso papa. Non corrisposero gli effetti alle parole. Il cardinale, dopo essere stato alquanti giorni in Palermo, si ritirò a Messina, per quivi aspettar le risoluzioni del pontefice zio. Prosperarono in quest'anno gli affari delre Ottonein Germania[Godefridus Monachus, in Chron.]con singolar piacere del papa che il proteggeva. Ma in Brescia si riaccese la pazza discordia[Malvecius, in Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Italic.]. Dopo avere per qualche tempo i nobili covato il lor odio contro la plebe, e meditata vendetta per gli affronti e danni patiti in addietro, la eseguirono nel gennaio dell'anno presente, dimenticando i giuramenti della precedente pace. Tutti dunque in armi assalirono il basso popolo, che fece quella resistenza che potè. Ne uccisero molti, e più ne costrinsero a cercar colla fuga l'esilio. Racconta il Sigonio[Sigonius, de Regno Ital., lib. 15.]sotto quest'anno un gran movimento de' Bolognesi, incitati dalla ambizione, figliuola della potenza e grassezza, per islargare il lor territorio, con danno dei Modenesi; ma senza potertrarre alla loro lega i Cremonesi e Parmigiani collegati di Modena. Anzi, per evitare questa guerra, spedirono i Parmigiani a Bologna Matteo da Correggio lor podestà, e i Cremonesi i lor ambasciadori per pregare e consigliare il popolo di Bologna che si degnasse di rimettere in loro la cognizion di tali differenze. Rispose Guglielmo, podestà di Bologna, di non volere compromettersi nè in loro, nè in persone religiose. Il male è vecchio. Chi ha più forza, dee anche aver più ragione. Leggesi quest'atto nelle mie Antichità Italiane[Antiquit. Ital., Dissert. XLIX.].