MCCIV

MCCIVAnno diCristoMCCIV. IndizioneVII.Innocenzo IIIpapa 7.Vacante l'imperio.Gran mutazione di cose succedette in Costantinopoli nell'anno presente. Non sapeano i Greci mirar di buon occhio il nuovo loro imperadorAlessio[Pipinus, in Chron. Bononiens., tom, 9 Rer. Ital. Sicard., in Chron. Godefridus Monachus, in Chron.], perchè s'era servito de' Latini a salire sul soglio con tanto loro obbrobrio e danno. Insorse ancora lite fra esso Alessio e i Latini a cagion delle paghe promesse ai medesimi, il compimento delle quali si andava troppo differendo. Perciò la nobiltà greca elesse imperadore un certoCostantino, e il popolo ne elesse un altro, cioèAlessiosoprannominato Murzulfo; nè solamente l'elesse, ma il fece anche coronare Augusto. Questo crudele mise tosto le mani addosso al giovane Alessio Augusto; e cacciatolo in prigione, o col veleno, o in altra guisa il levò dal mondo. Poco stette a tenergli dietroIsacco Angelosuo padre, vinto dal dolore, oppure aiutato da altri ad uscire di questi guai. Questi avvenimenti funesti quei furono che fecero prendere allora, se pur non vi pensavano prima, una risoluzione all'armata latina d'impadronirsi di Costantinopoli, e di piantarvi il loro dominio.Il Continuatore di Caffaro[Caffari, Annal. Genuens., tom. 6 Rer. Italic.]vorrebbe farci credere che finto fu il disegno di que' principi cristiani di passare in Terra santa; e il vero essere stato fin sul principio quello di sottomettere al loro comando l'imperio de' Greci. Assalirono dunque con battaglia di terra e di mare quella regal città. Murzulfo dopo qualche difesa, considerando la bravura altrui e il pericolo proprio, si ritirò in salvo fuori della città; laonde in fine i cittadini capitolarono la resa nel mese di marzo, la quale non si sa intendere perchè fosse seguitata dal sacco di quell'augusta città, per cui tutti i soldati arricchirono, e da altri eccessi e disordini, di cui è capace in tali congiunture la sfrenata licenza della gente di guerra. Quetati i rumori, fu proposto nel consiglio di que' vittoriosi principi di eleggere un imperador latino, e il più degno fu creduto Baldovino conte di Fiandra. Poscia, secondo i patti, fu fatta la division dell'imperio. AiVenezianitoccò la quarta parte, consistente in varie provincie, isole e città, specificate tutte ne' documenti aggiunti alla Cronica di Andrea Dandolo[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.], e inoltre la facoltà di eleggere il patriarca latino di Costantinopoli. Questo onore toccò per quella volta aTommaso Morosino. ABonifazio marchesedi Monferrato in sua parte fu confermato il regno di Tessalonica, ossia di Salonichi, coll'isola di Candia. Agli altri signori furono concedute in feudo altre provincie e terre. Prima di questi sì strepitosi avvenimenti il ponteficeInnocenzo III, o prevedendo, o sapendo cosa andassero macchinando i principi crociati, avea con varie lettere e minaccie cercato di rimuoverli dal danneggiare l'imperio greco, perchè di cristiani. Mostrossi anche in collera per tale conquista; ma da saggio se la lasciò passare ben tosto, perchè sotto di lui era accaduto un sì gran cambiamento di cose, vantaggioso non poco alla santa Sede e alla Chiesa latina, con cui, volere o non volere,non tardarono ad accordarsi i Greci, da che Dio avea cotanto umiliato la loro superbia.In quest'annoGualtieri contedi Brenna, collegato con Jacopo conte di Tricarico e con Ruggieri conte di Chieti, prese Terracina. Assediato poi dal conte Diopoldo e dai Salernitani, e ferito da una saetta, restò privo d'un occhio; ma al soccorso di lui si affrettarono i due conti suddetti, e il liberarono. Tutto ciò abbiamo da Riccardo da San Germano[Richardus de S. Germano, in Chron.], il quale aggiugne che il soprascritto Diopoldo fu ignominiosamente coi suoi cacciato di Salerno. Profittando i Pisani delle discordie che bollivano in Sicilia, trovarono maniera d'impossessarsi della città di Siracusa, con obbligare a ritirarsi molti di que' cittadini, e fin lo stesso vescovo e i di lui fratelli[Caffari, Annal. Genuens., lib. 4.]. Ciò udito da' Genovesi, tra per l'odio antico contra de' Pisani, e perchè daArrigo VIAugusto era stata loro assegnata in dominio quella città, vennero in parere di levarla ai Pisani. Unitesi dunque varie loro navi ed armatori nell'isola di Candia, si portarono a Malta, e tirarono con esso loro in legaArrigo contedi quell'isola, valoroso signore, che in persona con varie galee e colla sua gente accorse alla meditata impresa. Nel dì 6 d'agosto arrivarono sotto Siracusa, e cominciarono le offese contra dei difensori, e dopo sette giorni a forza d'armi v'entrarono, con tagliare a pezzi assaissimi Pisani, e rimettere in casa il vescovo co' suoi fratelli. Ritennero per sè quella città, e il lasciarono un governatore che la reggesse a nome della repubblica di Genova, se pur non gliela diedero in feudo. Ma in Genova una fiera tempesta di mare affondò varie loro navi mercantili, con gravissimo danno di merci e danari. Vi fu anche una sedizione d'alcuni cittadini contro del podestà, che, colla mediazione di persone religiose e d'altri savii, si sopì ben presto. Anchein Piacenza la divisione entrò fra gli ecclesiastici e laici di quella città[Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.], e toccò ai primi, siccome inferiori di forze, col loro vescovoGrimeriodi abbandonare la città; e tuttochè papa Innocenzo fulminasse le censure contro gli autori di tali eccessi, per tre anni e mezzo stettero quegli ecclesiastici esclusi dalla città. Era stato in addietro lo studio delle città libere quello di sottomettere al loro imperio i castellani e nobili che godeano feudi indipendenti dalle città, con ampliare il loro distretto per quanto poterono. Si rivolsero poi contra de' vescovi, abbati ed altri ecclesiastici, parendo loro che possedessero troppe giurisdizioni e beni in pregiudizio del comune: e, senza rispettare i sacri canoni, gli andarono spogliando di molte terre e di varii diritti, e mettendo talvolta anche delle taglie sopra i loro stabili. Ciò che fece Piacenza, si truova in altri anni praticato da altre città; perciocchè l'esempio è un efficace maestro del mal fare. La nuova della presa di Costantinopoli sparsa per Italia cagione fu che circa mille Cremonesi[Chron. Cremonense, tom. 7 Rer. Ital.]presero il viaggio verso colà, sulla speranza d'arricchire anch'essi alle spese de' Greci. Erano già vicini i Bolognesi e i Modenesi a romperla[Annales Veteres, Mutinens., tom. 11, Rer. Ital.]; e bisogna ben credere che il popolo di Modena si sentisse debole di polso; imperocchè sul principio di gennaio giunse a compromettere le differenze che vertivano cogli avversarli, nello stesso podestà di Bologna, ch'era Uberto Visconte. Ciò che doveva aspettarsene, avvenne. Nel dì 9 di maggio proferì egli il laudo, che stendea i confini del Bolognese sino alla Muzza, con patente ingiustizia. Se ne lagnarono forte i Modenesi; ma, per non potere di più, chinarono la testa, e sofferirono i colpi della contraria fortuna. Noi vedremo ritrattato lo stesso laudo daFederigo IIAugusto all'anno1226. Cercarono poi essi di rifarsi contra de' capitani e castellani del Frignano, viventi in libertà in quelle montagne che dai Liguri Friniati presero il nome: il che diede motivo ai Parmigiani di accorrere col loro carroccio alla difesa di que' popoli. Crema in quest'anno[Gualvan. Flamma, in Manipul. Flor.]restò tutta consumata dal fuoco. Non si era per anche ammogliatoAzzo VImarchese d'Este. L'anno fu questo, in cui egli solennizzò le sue nozze conAlisia, figliuola di Rinaldo principe d'Antiochia, che portò nella famiglia estense il nome di Rinaldo, una ricca dote e un nobilissimo parentado. Imperciocchè una sorella fu maritata[Alberic. Monachus, Trium Font., in Chron.]inManuello Comnenoimperador de' Greci, e un'altra, per nomeAgnese, divenne moglie diBela red'Ungheria. Di questo matrimonio, siccome ancora d'altri atti spettanti ad esso marchese, ho io parlato nelle Antichità Estensi[Antichità Estensi, P. I, cap. 39.].

Gran mutazione di cose succedette in Costantinopoli nell'anno presente. Non sapeano i Greci mirar di buon occhio il nuovo loro imperadorAlessio[Pipinus, in Chron. Bononiens., tom, 9 Rer. Ital. Sicard., in Chron. Godefridus Monachus, in Chron.], perchè s'era servito de' Latini a salire sul soglio con tanto loro obbrobrio e danno. Insorse ancora lite fra esso Alessio e i Latini a cagion delle paghe promesse ai medesimi, il compimento delle quali si andava troppo differendo. Perciò la nobiltà greca elesse imperadore un certoCostantino, e il popolo ne elesse un altro, cioèAlessiosoprannominato Murzulfo; nè solamente l'elesse, ma il fece anche coronare Augusto. Questo crudele mise tosto le mani addosso al giovane Alessio Augusto; e cacciatolo in prigione, o col veleno, o in altra guisa il levò dal mondo. Poco stette a tenergli dietroIsacco Angelosuo padre, vinto dal dolore, oppure aiutato da altri ad uscire di questi guai. Questi avvenimenti funesti quei furono che fecero prendere allora, se pur non vi pensavano prima, una risoluzione all'armata latina d'impadronirsi di Costantinopoli, e di piantarvi il loro dominio.Il Continuatore di Caffaro[Caffari, Annal. Genuens., tom. 6 Rer. Italic.]vorrebbe farci credere che finto fu il disegno di que' principi cristiani di passare in Terra santa; e il vero essere stato fin sul principio quello di sottomettere al loro comando l'imperio de' Greci. Assalirono dunque con battaglia di terra e di mare quella regal città. Murzulfo dopo qualche difesa, considerando la bravura altrui e il pericolo proprio, si ritirò in salvo fuori della città; laonde in fine i cittadini capitolarono la resa nel mese di marzo, la quale non si sa intendere perchè fosse seguitata dal sacco di quell'augusta città, per cui tutti i soldati arricchirono, e da altri eccessi e disordini, di cui è capace in tali congiunture la sfrenata licenza della gente di guerra. Quetati i rumori, fu proposto nel consiglio di que' vittoriosi principi di eleggere un imperador latino, e il più degno fu creduto Baldovino conte di Fiandra. Poscia, secondo i patti, fu fatta la division dell'imperio. AiVenezianitoccò la quarta parte, consistente in varie provincie, isole e città, specificate tutte ne' documenti aggiunti alla Cronica di Andrea Dandolo[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.], e inoltre la facoltà di eleggere il patriarca latino di Costantinopoli. Questo onore toccò per quella volta aTommaso Morosino. ABonifazio marchesedi Monferrato in sua parte fu confermato il regno di Tessalonica, ossia di Salonichi, coll'isola di Candia. Agli altri signori furono concedute in feudo altre provincie e terre. Prima di questi sì strepitosi avvenimenti il ponteficeInnocenzo III, o prevedendo, o sapendo cosa andassero macchinando i principi crociati, avea con varie lettere e minaccie cercato di rimuoverli dal danneggiare l'imperio greco, perchè di cristiani. Mostrossi anche in collera per tale conquista; ma da saggio se la lasciò passare ben tosto, perchè sotto di lui era accaduto un sì gran cambiamento di cose, vantaggioso non poco alla santa Sede e alla Chiesa latina, con cui, volere o non volere,non tardarono ad accordarsi i Greci, da che Dio avea cotanto umiliato la loro superbia.

In quest'annoGualtieri contedi Brenna, collegato con Jacopo conte di Tricarico e con Ruggieri conte di Chieti, prese Terracina. Assediato poi dal conte Diopoldo e dai Salernitani, e ferito da una saetta, restò privo d'un occhio; ma al soccorso di lui si affrettarono i due conti suddetti, e il liberarono. Tutto ciò abbiamo da Riccardo da San Germano[Richardus de S. Germano, in Chron.], il quale aggiugne che il soprascritto Diopoldo fu ignominiosamente coi suoi cacciato di Salerno. Profittando i Pisani delle discordie che bollivano in Sicilia, trovarono maniera d'impossessarsi della città di Siracusa, con obbligare a ritirarsi molti di que' cittadini, e fin lo stesso vescovo e i di lui fratelli[Caffari, Annal. Genuens., lib. 4.]. Ciò udito da' Genovesi, tra per l'odio antico contra de' Pisani, e perchè daArrigo VIAugusto era stata loro assegnata in dominio quella città, vennero in parere di levarla ai Pisani. Unitesi dunque varie loro navi ed armatori nell'isola di Candia, si portarono a Malta, e tirarono con esso loro in legaArrigo contedi quell'isola, valoroso signore, che in persona con varie galee e colla sua gente accorse alla meditata impresa. Nel dì 6 d'agosto arrivarono sotto Siracusa, e cominciarono le offese contra dei difensori, e dopo sette giorni a forza d'armi v'entrarono, con tagliare a pezzi assaissimi Pisani, e rimettere in casa il vescovo co' suoi fratelli. Ritennero per sè quella città, e il lasciarono un governatore che la reggesse a nome della repubblica di Genova, se pur non gliela diedero in feudo. Ma in Genova una fiera tempesta di mare affondò varie loro navi mercantili, con gravissimo danno di merci e danari. Vi fu anche una sedizione d'alcuni cittadini contro del podestà, che, colla mediazione di persone religiose e d'altri savii, si sopì ben presto. Anchein Piacenza la divisione entrò fra gli ecclesiastici e laici di quella città[Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.], e toccò ai primi, siccome inferiori di forze, col loro vescovoGrimeriodi abbandonare la città; e tuttochè papa Innocenzo fulminasse le censure contro gli autori di tali eccessi, per tre anni e mezzo stettero quegli ecclesiastici esclusi dalla città. Era stato in addietro lo studio delle città libere quello di sottomettere al loro imperio i castellani e nobili che godeano feudi indipendenti dalle città, con ampliare il loro distretto per quanto poterono. Si rivolsero poi contra de' vescovi, abbati ed altri ecclesiastici, parendo loro che possedessero troppe giurisdizioni e beni in pregiudizio del comune: e, senza rispettare i sacri canoni, gli andarono spogliando di molte terre e di varii diritti, e mettendo talvolta anche delle taglie sopra i loro stabili. Ciò che fece Piacenza, si truova in altri anni praticato da altre città; perciocchè l'esempio è un efficace maestro del mal fare. La nuova della presa di Costantinopoli sparsa per Italia cagione fu che circa mille Cremonesi[Chron. Cremonense, tom. 7 Rer. Ital.]presero il viaggio verso colà, sulla speranza d'arricchire anch'essi alle spese de' Greci. Erano già vicini i Bolognesi e i Modenesi a romperla[Annales Veteres, Mutinens., tom. 11, Rer. Ital.]; e bisogna ben credere che il popolo di Modena si sentisse debole di polso; imperocchè sul principio di gennaio giunse a compromettere le differenze che vertivano cogli avversarli, nello stesso podestà di Bologna, ch'era Uberto Visconte. Ciò che doveva aspettarsene, avvenne. Nel dì 9 di maggio proferì egli il laudo, che stendea i confini del Bolognese sino alla Muzza, con patente ingiustizia. Se ne lagnarono forte i Modenesi; ma, per non potere di più, chinarono la testa, e sofferirono i colpi della contraria fortuna. Noi vedremo ritrattato lo stesso laudo daFederigo IIAugusto all'anno1226. Cercarono poi essi di rifarsi contra de' capitani e castellani del Frignano, viventi in libertà in quelle montagne che dai Liguri Friniati presero il nome: il che diede motivo ai Parmigiani di accorrere col loro carroccio alla difesa di que' popoli. Crema in quest'anno[Gualvan. Flamma, in Manipul. Flor.]restò tutta consumata dal fuoco. Non si era per anche ammogliatoAzzo VImarchese d'Este. L'anno fu questo, in cui egli solennizzò le sue nozze conAlisia, figliuola di Rinaldo principe d'Antiochia, che portò nella famiglia estense il nome di Rinaldo, una ricca dote e un nobilissimo parentado. Imperciocchè una sorella fu maritata[Alberic. Monachus, Trium Font., in Chron.]inManuello Comnenoimperador de' Greci, e un'altra, per nomeAgnese, divenne moglie diBela red'Ungheria. Di questo matrimonio, siccome ancora d'altri atti spettanti ad esso marchese, ho io parlato nelle Antichità Estensi[Antichità Estensi, P. I, cap. 39.].


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