MCCVAnno diCristoMCCV. IndizioneVIII.Innocenzo IIIpapa 8.Vacante l'imperio.Terminò in quest'annoGualtieri contedi Brenna la carriera del suo vivere[Richardus de S. Germano, in Chron. Vita Innocentii III, P. I, tom. 3 Rer. Ital.]. Passava il suo valore in temerità. Essendo consigliato da chi gli volea bene di aver più guardia a sè stesso, diede una risposta da Guascone, con dire prosuntuosamente che i Tedeschi armati non oserebbono di assalire Franzesi disarmati. Non andò molto che ne fece la pruova. Aveva egli messo l'assedio al castello di Sarno, entro cui rinserrò il conte Diopoldo, e se ne stava con poca guardia. Accortosene Diopoldo, una mattina per tempo co' suoi in armi andò a fargli una visita, ma non da amico; e trovato lui co' suoi, che nudi agiatamente dormivano fra le morbide piume, ne fece un macello.Il conte ferito da più saette e lancie, condotto prigione nel castello, da lì a pochi giorni spirò l'anima, lasciando gravida la moglie sua, chiamata da Rocco Pirro Alteria, o Albiria, figliuola del già re Tancredi, la quale, dopo aver partorito un figliuolo, in cui fu ricreato il nome del padre, passò alle seconde nozze con Jacopo conte di Tricarico.Giovanni contedi Brenna suo fratello fu dipoi creato re di Gerusalemme. Sbrigatosi Diopoldo da questo bravo avversario, e tornatosene vittorioso a Salerno, dove teneva in suo potere la torre maggiore, prese molti Salernitani, e come traditori li punì a suo talento. Infausto riuscì l'anno presente anche ai Latini signoreggianti in Costantinopoli[Sicard., in Chron., tom. 7 Rer. Ital. Nicetas et alii.]. Portatosi lo imperadorBaldovinoall'assedio di Andrinopoli, fu quivi preso vivo dai Bulgari, e poi barbaramente ucciso. In luogo suo fu alzato al tronoArrigosuo fratello. Per attestato del Continuatore di Caffaro[Caffari, Annal. Genuens., tom 6 Rer. Ital.],Bonifazio marchesedi Monferrato e re di Tessaglia, ossia di Salonichi, si portò all'assedio di Napoli di Malvasia e di Corinto, dove tuttavia signoreggiava quell'Alessio che tirannicamente aveva usurpata la corona del greco imperio. Il fece prigione colla moglie e col figliuolo, e li mandò in una nave di Porto Venere sino a Genova. Di ciò avvisatoGuglielmo marchesesuo figliuolo, corse immantenente a Genova, e, presi questi illustri prigionieri, seco li condusse in Monferrato. Confessa nulladimeno Sicardo vescovo di Cremona che in quest'anno il suddetto marchese Bonifazioa Graecis et Blachis(Bulgari erano costoro)multa passus est; e che la fortuna nell'anno presente favorevole fu ai Greci, contraria ai Latini. In quest'anno ancora, conoscendo il suddetto marchese di non poter tenere l'isola di Candia, ne fece vendita ai Veneziani per mille marche d'argento, e tanti poderi, che rendessero diecimila perperi di entrata ogni anno. Lo strumento si legge presso Benevento da San Giorgio[Benvenuto da S. Giorgio, Storia del Monferrato.]. Si rodevano intanto i Pisani per cagion di Siracusa, tolta loro da' Genovesi, e per ansietà di ricuperarla, fecero in quest'anno un grande armamento, ed ebbero soccorso dal conte Rinieri e da altri Toscani. Con queste forze andarono a mettere l'assedio a Siracusa, e la strinsero per tre mesi e mezzo. Mossesi alloraArrigo contedi Malta con quattro galee ben armate, e, venuto a Messina, vi trovò alcune navi de' Genovesi, ed altre ne unì per soccorrere quella città. Dichiarato generale di quella flotta, da Messina passò alla volta di Siracusa. Gli vennero incontro i Pisani con dodici galee ed altri legni, ed attaccarono battaglia, ma con lor danno; perchè, a riserva di cinque galee di Lombardi che presero la fuga, l'altre vennero in potere de' Genovesi. Uscito anche di Siracusa Alemanno conte di quella città, diede addosso ai Pisani ch'erano in terra, e li mise in rotta, con prendere le bandiere, tende e bagaglio del campo loro. Succedette questo fatto nel lunedì avanti alla Natività del Signore.Molte altre prodezze e prese di ricche navi mercantili veneziane fatte da esso Arrigo conte di Malta, e l'aiuto da lui prestato al conte di Tripoli, si leggono negli Annali Genovesi. In questi tempi la pirateria, ossia il fare il corsaro, era un mestiere che non dispiaceva neppure a molti cristiani; e questo conte non era l'ultimo a praticarlo. All'udire i Genovesi, erano corsari i Pisani, e lo stesso nome veniva dato da altri ai Genovesi. Riuscì in quest'anno al popolo di Modena[Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.]di ridurre con amichevol trattato i capitani, cioè i nobili padroni di terre e castella nel Frignano, a sottomettersi alla loro comunità, con divenir cittadini di Modena, promettere di abitar in essacittà qualche mese dell'anno, e di militare, secondo le occorrenze, in aiuto del comune. Così il distretto di Modena ripigliò gli antichi suoi confini, e così andavano anche facendo le altre città libere d'Italia. Abbiamo da Gerardo Maurisio che in quest'annovenit studium scholarium in civitate Vicentiae, et duravit usque ad potestariam domini Drudi[Maurisius, Hist., tom. 8 Rer. Ital.], cioè sino all'anno 1209. Antonio Godio[Godius, in Chron., tom. 8 Rer. Ital.]anche gli attesta che nell'anno presentestudium generale fuit in civitate Vicentiae, doctores que in contrata sancti Viti manebant. I primi ad istituire lo studio delle leggi nel secolo undecimo o duodecimo furono i Bolognesi, e in quella sola città durò per molti anni questo ornamento, con essersi a poco a poco aggiunti anche i lettori di lettere umane, di filosofia e medicina. Mirando poi gli altri popoli quanto onore e vantaggio venisse a Bologna dal gran concorso degli scolari, s'invogliarono di nobilitar le loro città con somigliante studio. Ciò specialmente fecero anche i Modenesi e i Padovani: del quale argomento ho io trattato altrove[Antiquit. Italic., Dissert. XLIV.]. Era in questi tempi capo della fazion ghibellina in FerraraSalinguerrafigliuolo di Torello. Capo della guelfa tanto in quella città, che per tutta la marca di Verona, eraAzzo VI marchesed'Este. Fra sì contrarii genii ed impegni troppo era difficile che lungamente durasse la concordia. In fatti, secondo la Cronica di Bologna[Chron. Bononiense, tom. 17 Rer. Ital.], nell'anno presente il marchese Azzo, non gli piacendo che Salinguerra avesse fortificata la Fratta, castello ne' confini dei suoi Stati, gliel prese e lo dirupò: il che fu principio delle tante dissensioni che seguirono poscia fra loro. La Cronica Estense[Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.]parla di questo fatto all'anno 1189; ma fuor di sito, a mio credere, perchè solamente nell'anno seguente fraquesti due emuli si accese la guerra. Essendo mancato di vita in Costantinopoli l'insigne doge di VeneziaArrigo Dandolonel dì primo di giugno, portatane la funesta nuova a Venezia, si venne nel dì 5 d'agosto all'elezione d'un nuovo doge, e questa cadde nella persona diPietro Ziano[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.]conte d'Arbe, figliuolo del già dogeSebastiano.
Terminò in quest'annoGualtieri contedi Brenna la carriera del suo vivere[Richardus de S. Germano, in Chron. Vita Innocentii III, P. I, tom. 3 Rer. Ital.]. Passava il suo valore in temerità. Essendo consigliato da chi gli volea bene di aver più guardia a sè stesso, diede una risposta da Guascone, con dire prosuntuosamente che i Tedeschi armati non oserebbono di assalire Franzesi disarmati. Non andò molto che ne fece la pruova. Aveva egli messo l'assedio al castello di Sarno, entro cui rinserrò il conte Diopoldo, e se ne stava con poca guardia. Accortosene Diopoldo, una mattina per tempo co' suoi in armi andò a fargli una visita, ma non da amico; e trovato lui co' suoi, che nudi agiatamente dormivano fra le morbide piume, ne fece un macello.Il conte ferito da più saette e lancie, condotto prigione nel castello, da lì a pochi giorni spirò l'anima, lasciando gravida la moglie sua, chiamata da Rocco Pirro Alteria, o Albiria, figliuola del già re Tancredi, la quale, dopo aver partorito un figliuolo, in cui fu ricreato il nome del padre, passò alle seconde nozze con Jacopo conte di Tricarico.Giovanni contedi Brenna suo fratello fu dipoi creato re di Gerusalemme. Sbrigatosi Diopoldo da questo bravo avversario, e tornatosene vittorioso a Salerno, dove teneva in suo potere la torre maggiore, prese molti Salernitani, e come traditori li punì a suo talento. Infausto riuscì l'anno presente anche ai Latini signoreggianti in Costantinopoli[Sicard., in Chron., tom. 7 Rer. Ital. Nicetas et alii.]. Portatosi lo imperadorBaldovinoall'assedio di Andrinopoli, fu quivi preso vivo dai Bulgari, e poi barbaramente ucciso. In luogo suo fu alzato al tronoArrigosuo fratello. Per attestato del Continuatore di Caffaro[Caffari, Annal. Genuens., tom 6 Rer. Ital.],Bonifazio marchesedi Monferrato e re di Tessaglia, ossia di Salonichi, si portò all'assedio di Napoli di Malvasia e di Corinto, dove tuttavia signoreggiava quell'Alessio che tirannicamente aveva usurpata la corona del greco imperio. Il fece prigione colla moglie e col figliuolo, e li mandò in una nave di Porto Venere sino a Genova. Di ciò avvisatoGuglielmo marchesesuo figliuolo, corse immantenente a Genova, e, presi questi illustri prigionieri, seco li condusse in Monferrato. Confessa nulladimeno Sicardo vescovo di Cremona che in quest'anno il suddetto marchese Bonifazioa Graecis et Blachis(Bulgari erano costoro)multa passus est; e che la fortuna nell'anno presente favorevole fu ai Greci, contraria ai Latini. In quest'anno ancora, conoscendo il suddetto marchese di non poter tenere l'isola di Candia, ne fece vendita ai Veneziani per mille marche d'argento, e tanti poderi, che rendessero diecimila perperi di entrata ogni anno. Lo strumento si legge presso Benevento da San Giorgio[Benvenuto da S. Giorgio, Storia del Monferrato.]. Si rodevano intanto i Pisani per cagion di Siracusa, tolta loro da' Genovesi, e per ansietà di ricuperarla, fecero in quest'anno un grande armamento, ed ebbero soccorso dal conte Rinieri e da altri Toscani. Con queste forze andarono a mettere l'assedio a Siracusa, e la strinsero per tre mesi e mezzo. Mossesi alloraArrigo contedi Malta con quattro galee ben armate, e, venuto a Messina, vi trovò alcune navi de' Genovesi, ed altre ne unì per soccorrere quella città. Dichiarato generale di quella flotta, da Messina passò alla volta di Siracusa. Gli vennero incontro i Pisani con dodici galee ed altri legni, ed attaccarono battaglia, ma con lor danno; perchè, a riserva di cinque galee di Lombardi che presero la fuga, l'altre vennero in potere de' Genovesi. Uscito anche di Siracusa Alemanno conte di quella città, diede addosso ai Pisani ch'erano in terra, e li mise in rotta, con prendere le bandiere, tende e bagaglio del campo loro. Succedette questo fatto nel lunedì avanti alla Natività del Signore.
Molte altre prodezze e prese di ricche navi mercantili veneziane fatte da esso Arrigo conte di Malta, e l'aiuto da lui prestato al conte di Tripoli, si leggono negli Annali Genovesi. In questi tempi la pirateria, ossia il fare il corsaro, era un mestiere che non dispiaceva neppure a molti cristiani; e questo conte non era l'ultimo a praticarlo. All'udire i Genovesi, erano corsari i Pisani, e lo stesso nome veniva dato da altri ai Genovesi. Riuscì in quest'anno al popolo di Modena[Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.]di ridurre con amichevol trattato i capitani, cioè i nobili padroni di terre e castella nel Frignano, a sottomettersi alla loro comunità, con divenir cittadini di Modena, promettere di abitar in essacittà qualche mese dell'anno, e di militare, secondo le occorrenze, in aiuto del comune. Così il distretto di Modena ripigliò gli antichi suoi confini, e così andavano anche facendo le altre città libere d'Italia. Abbiamo da Gerardo Maurisio che in quest'annovenit studium scholarium in civitate Vicentiae, et duravit usque ad potestariam domini Drudi[Maurisius, Hist., tom. 8 Rer. Ital.], cioè sino all'anno 1209. Antonio Godio[Godius, in Chron., tom. 8 Rer. Ital.]anche gli attesta che nell'anno presentestudium generale fuit in civitate Vicentiae, doctores que in contrata sancti Viti manebant. I primi ad istituire lo studio delle leggi nel secolo undecimo o duodecimo furono i Bolognesi, e in quella sola città durò per molti anni questo ornamento, con essersi a poco a poco aggiunti anche i lettori di lettere umane, di filosofia e medicina. Mirando poi gli altri popoli quanto onore e vantaggio venisse a Bologna dal gran concorso degli scolari, s'invogliarono di nobilitar le loro città con somigliante studio. Ciò specialmente fecero anche i Modenesi e i Padovani: del quale argomento ho io trattato altrove[Antiquit. Italic., Dissert. XLIV.]. Era in questi tempi capo della fazion ghibellina in FerraraSalinguerrafigliuolo di Torello. Capo della guelfa tanto in quella città, che per tutta la marca di Verona, eraAzzo VI marchesed'Este. Fra sì contrarii genii ed impegni troppo era difficile che lungamente durasse la concordia. In fatti, secondo la Cronica di Bologna[Chron. Bononiense, tom. 17 Rer. Ital.], nell'anno presente il marchese Azzo, non gli piacendo che Salinguerra avesse fortificata la Fratta, castello ne' confini dei suoi Stati, gliel prese e lo dirupò: il che fu principio delle tante dissensioni che seguirono poscia fra loro. La Cronica Estense[Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.]parla di questo fatto all'anno 1189; ma fuor di sito, a mio credere, perchè solamente nell'anno seguente fraquesti due emuli si accese la guerra. Essendo mancato di vita in Costantinopoli l'insigne doge di VeneziaArrigo Dandolonel dì primo di giugno, portatane la funesta nuova a Venezia, si venne nel dì 5 d'agosto all'elezione d'un nuovo doge, e questa cadde nella persona diPietro Ziano[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.]conte d'Arbe, figliuolo del già dogeSebastiano.