MCCLIAnno diCristoMCCLI. IndizioneIX.InnocenzoIV papa 9.Imperio vacante.Se fosse con disgusto o piacere intesa in Lione da papaInnocenzola morte diFederigo II, non ha bisogno il lettore che io lo decida. Dirò bensì che egli più che mai non solo si accinse a promuovere in Germania gli affari delre Guglielmosua creatura, e a deprimere, por quanto gli era possibile, ilre Corrado, non meno odiato da lui che il suo padre Federigo, con iscomunicarlo ancora, e dichiararlo decaduto da ogni diritto sopra i regni; ma eziandio più che, mai senza risparmio d'indulgenze plenarie e di crociate[Matth. Paris, Hist. Angl.], si diede a commuovere i vescovi, baroni e popoli della Germania, Sicilia e Puglia contra di lui. Tutto ciò s'ha dagli Annali Ecclesiastici del Rinaldi e da Matteo Paris. Nè andarono a voto i maneggi del pontefice. Ribellaronsi[Nicolaus de Jamsilla, Hist., tom. 8 Rer. Ital.]le città di Foggia, Andria e Barletta, e, quel che è più, Napoli e Capoa; e questo esempio fu seguitato dai conti di Caserta e Cerra della casa di Aquino, che possedevano allora quasi tutto il paese posto tra il Garigliano e il Volturno. Papa Innocenzo IV promise a tutti dei gran privilegii e gagliarda assistenza di soccorsi. Manfredi, giovane allora d'anni dieciotto, ma savio e grazioso, che avea preso le redinidel governo a nome del re Corrado suo fratello, non perdè tempo ad accorrere con quante forze potè contra de' sollevati, e gli riuscì di ridurre alla primiera ubbidienza le tre prime città, e di assicurarsi di quelle di Avellino ed Aversa. Mise poi l'assedio a Napoli, e diede il guasto a quel territorio; ma per quanto egli si studiasse di tirar fuori della città i Napoletani per dar loro battaglia, essi, più accorti di lui, si tennero sempre alla sola difesa delle mura. Una Cronica di Sicilia[Chronic. Sicil., cap. 26, tom. 10 Rer. Ital.]aggiugne che anche Messina, Castello San Giovanni ed altri luoghi si ribellarono a Corrado in Sicilia. Intanto il pontefice Innocenzo, omai libero dalla paura di Federigo, per dar più calore alle sollevazioni della Puglia e agli altri affari dell'Italia, dopo Pasqua si mosse da Lione, e, venuto a Marsilia, per la Provenza e per la riviera del mare felicemente arrivò a Genova patria sua[Caffari, Annal. Genuens., lib. 6, tom. 6 Rer. Ital.]. Trovò quella città in gran festa e magnificenza, non solamente per la venuta sua, ma ancora perchè le città di Albenga e Savona con altri luoghi dianzi ribelli, scorgendo la difficoltà di potersi sostenere, dappoichè era mancata la vita e potenza di Federigo imperadore, erano tornate all'antica ubbidienza del comune di Genova. Quivi scomunicò il re Corrado[Matth. Paris, Hist. Angl.], i Pavesi, Cremonesi, ed alcuni popoli del partito imperiale. Sciolse dalla scomunicaTommaso di Savoiagià conte di Fiandra, e gli diede per moglie una sua nipote con ricca dote. Concorsero alla città di Genova i podestà e gli ambasciatori di tutte le città e dei principi che erano del suo partito, e particolarmente quei di Milano, Brescia, Mantova e Bologna. Diede loro il papa benigna udienza; e perchè desideravano ch'egli passasse per le loro città, determinò di compiacerli. Sul fine dunque di giugno venuto a Gavi e Capriata, fu quivi accoltodalla milizia milanese[Annales Mediol., tom. 14 Rer. Ital.], e scortato, perchè Vercelli tuttavia seguitava la parte imperiale, e nel dì 7 del mese suddetto entrò in Milano, accoltovi con grandioso e mirabil incontro e somma divozione da quel popolo, e prese alloggio nel monistero di Sant'Ambrosio. E perciocchè era morto in Genova il loro podestà, ne diede loro un nuovo, cioè Gherardo dei Rangoni da Modena. Fermossi poi por varii affari il pontefice in quella città lo spazio di sessantaquattro giorni. È lecito il credere che uno de' più importanti fosse quello di staccare dal partito ghibellino la vicina città di Lodi. Nata in quella città discordia fra due famiglie potenti[Gualvan. Flamma, Manipul. Flor., cap. 285.], cioè fra i Vistarini e gli Averganghi, questi ultimi ricorsi a Cremona, v'introdussero un presidio ghibellino. Mise per questo il papa l'interdetto in quella città, perchè allora si contava per delitto da gastigar coll'armi spirituali il seguitar la fazione imperiale. Ciò udito i Milanesi, senza farsi molto pregar da Sozzo de' Vistarini, mossero il loro esercito, ed entrarono anch'essi in Lodi, e cominciarono a disputarne il possesso ai Cremonesi. V'era ancheEccelinoda Romano con Buoso da Doara, se crediamo agli storici di Milano; ma, secondo la Cronica Veronese[Paris de Cereta, Annal. Veronens., tom. 8 Rer. Ital.], v'intervennero solamente gli ambasciatori di quel tiranno, cioè Federigo dalla Scala e Rinieri dalla Isola. E secondo la Cronica di Matteo Griffone[Matth. de Griffonibus, Memor., tom. 18 Rer. Ital.], Buoso solamente nell'ottobre di quest'anno fu rilasciato dalle carceri di Bologna. Finalmente i Cremonesi, non potendo resistere alla forza dei Milanesi, voltarono le spalle, e Lodi restò in potere d'essi Milanesi, che ne diedero il dominio per dieci anni a Sozzo de' Vistarini, e vi diruparono il castello dell'imperadore. Scrivono i suddetti storici milanesi che nel mese d'aprile di quest'anno fu stabilitauna pace perpetua fra le città di Milano e Pavia. Della verità di questo fatto è da dubitare; imperciocchè Parisio da Cereta asserisce che i Pavesi continuarono nella lega de' Cremonesi ghibellini, e con essi ancora si trovarono all'assedio di Lodi.Ricuperarono i Milanesi in questo anno il castello di Caravaggio, e, in pena della ribellione, lo distrussero. Da Milano passò dipoi papa Innocenzo a Brescia nel mese di settembre, e di là a Bologna, dove nel dì 8 di ottobre consecrò la chiesa di San Domenico. Oltre a Pietro da Curbio[Petrus de Curbio, Vita Innocentii IV, P. I, tom. 3 Rer. Ital.], gli Annali vecchi di Modena[Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Italic.]mettono il suo cammino per Brescia, Mantova, Ferrara e Bologna, con poscia soggiugnere che passò anche per Modena: il che pare che non ben si accordi. Nella Cronica di Reggio[Memoriale Potest. Regiens., toro. 8 Rer. Italic.]si ha ch'egli da Mantova venne a San Benedetto di Polirone, poscia a Ferrara e a Bologna. Ricobaldo scrive[Richobald., in Pomar., tom. 9 Rer Ital.], che essendo egli fanciullo, il vide predicare al popolo in Ferrara nella festa di san Francesco di ottobre. Andò finalmente il pontefice, passando per la Romagna, a posarsi e a fissare la sua residenza in Perugia, perchè non si fidava di Roma, dove bollivano molle fazioni, nè vi mancavano partigiani dell'imperio. Presero in quest'anno i Cremonesi il castello di Brescello sul Po, che era de' Parmigiani[Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.], e ne condussero prigionieri a Cremona i soldati che vi stavano in guardia. Continuò la guerra fra il popolo e i nobili fuorusciti di Piacenza. S'impadronirono questi ultimi della rocca di Bardi, e disfecero un corpo di fanti e cavalli, che colà venivano per soccorso. Unitosi coi popolari di Piacenza ilmarchese ObertoPelavicino, e colla miliziacremonese, andò ai danni de' Parmigiani, e prese le castella di Rivalgario e di Raglio, che poi diede alle fiamme: nel qual tempo il popolo di Piacenza distrusse il ponte sul Po per paura di Milano. Tolsero ancora essi popolari piacentini alcune altre castella ai nobili, con isfogare la lor rabbia contra le insensate mura. In questo medesimo anno Eccelino da Romano colla milizia di Verona, Padova, Vicenza e Trento, per venti giorni stette nel distretto di Mantova, spogliando e guastando il paese[Paris de Cereta, Chron. Veron., tom. 8 Rer. Ital.]. Ma ecco nel mese di ottobre calare in ItaliaCorrado redi Germania. Bisogna ben credere che si fossero molto rinvigoriti ed assicurati i suoi affari in essa Germania, ed abbassati quei delre Guglielmod'Olanda, dacchè esso Corrado si potè arrischiare a venirsene di qua dalle Alpi. E veramente Matteo Paris[Matth. Paris, Hist. Angl.]fa abbastanza intendere che Guglielmo cominciò ad essere in dispregio presso i principi tedeschi. Arrivato che fu Corrado a Verona, ricevè quante dimostrazioni di gioia e rispetto potea mai desiderare da Eccelino. Passò dipoi coll'esercito suo di Tedeschi, e con quello dei Veronesi, Padovani e Vicentini di là dal Mincio, ed accampatosi al castello di Goito, quivi tenne un parlamento coi Cremonesi, Pavesi, Piacentini, ed altri popoli del suo partito. Dopo quindici giorni ritornato a Verona, continuò il suo viaggio con disegno di passar a buona stagione per mare in Puglia. Tanto il Monaco Padovano che Parisio da Cereta ed altri storici[Monach. Patavinus, in Chron., tom. 8 Rer. Ital. Paris de Cereta, Annal. Veron, Annal. Mediol. et alii.]scrivono che in quest'anno il principe Rinaldo figliuolo diAzzo VIImarchese d'Este, che già per ostaggio fu mandato in Puglia da Federigo II imperadore, terminò i suoi giorni in quelle contrade. Papa Innocenzo IV in una lettera[Raynald., in Annal. Eccles.]scrittanel giugno di quest'anno aPietro cardinalelegato per indurre Manfredi a voler sottomettere e cedere il regno alla Chiesa romana, fra le altre cose gli raccomanda la liberazione del suddetto Rinaldo. Alcuni scrittori tengono che Manfredi o per iniqua sua politica, o per ordine del re Corrado, se ne sbrigasse col veleno. Chi ci può assicurar della verità in tempi di tante dicerie e calunnie? Quel che è certo, restò di lui un picciolo figliuolo, a cui fu posto il nome d'Obizzo. Giacchè le cattive congiunture de' tempi aveano privato il marchese del caro suo figliuolo, si fece egli portare a Ferrara il nipotino, e, riconoscendo in esso le fattezze e lo spirito del defunto figliuolo, il dichiarò poi suo erede; e noi a suo tempo il vedremo padrone di Ferrara e d'altre città. In questi tempi Eccelino da Romano più che mai seguitò ad infierire contra dei Padovani. Le di lui crudeltà minutamente vengono riferite da Rolandino[Roland., lib. 6, cap. 15.]testimonio di veduta. Sul principio di questo anno nel dì 7 di gennaio il popolo di Firenze[Ricordano Malaspina, Istor., cap. 144.], dacchè ebbe intesa la morte di Federigo II, si mosse a rumore; e rimise in città la fazione guelfa fuoruscita, e fece loro far pace coi Ghibellini. Ma poco andò ch'essi Ghibellini furono forzati a ritirarsi fuori di città. Fecero poi oste i Fiorentini nel mese di luglio a Pistoia, che si reggeva in questi tempi a parte ghibellina. I Pistojesi, venuti con loro a battaglia, ne rimasero sconfitti a Monte Robolino. Ebbero i medesimi Fiorentini guerra ancora coi Sanesi[Chron. Senense, tom. 15 Rer. Ital.], perchè questi ricettarono i lor banditi, ed erano in lega coi Pisani e Pistoiesi di fazion ghibellina. Abbiamo dalla Cronica di Reggio[Memoriale Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Italic.]che gli Alessandrini e Milanesi una tal rotta diedero al popolo di Tortona, che la maggior parte d'esso restò prigioniere.
Se fosse con disgusto o piacere intesa in Lione da papaInnocenzola morte diFederigo II, non ha bisogno il lettore che io lo decida. Dirò bensì che egli più che mai non solo si accinse a promuovere in Germania gli affari delre Guglielmosua creatura, e a deprimere, por quanto gli era possibile, ilre Corrado, non meno odiato da lui che il suo padre Federigo, con iscomunicarlo ancora, e dichiararlo decaduto da ogni diritto sopra i regni; ma eziandio più che, mai senza risparmio d'indulgenze plenarie e di crociate[Matth. Paris, Hist. Angl.], si diede a commuovere i vescovi, baroni e popoli della Germania, Sicilia e Puglia contra di lui. Tutto ciò s'ha dagli Annali Ecclesiastici del Rinaldi e da Matteo Paris. Nè andarono a voto i maneggi del pontefice. Ribellaronsi[Nicolaus de Jamsilla, Hist., tom. 8 Rer. Ital.]le città di Foggia, Andria e Barletta, e, quel che è più, Napoli e Capoa; e questo esempio fu seguitato dai conti di Caserta e Cerra della casa di Aquino, che possedevano allora quasi tutto il paese posto tra il Garigliano e il Volturno. Papa Innocenzo IV promise a tutti dei gran privilegii e gagliarda assistenza di soccorsi. Manfredi, giovane allora d'anni dieciotto, ma savio e grazioso, che avea preso le redinidel governo a nome del re Corrado suo fratello, non perdè tempo ad accorrere con quante forze potè contra de' sollevati, e gli riuscì di ridurre alla primiera ubbidienza le tre prime città, e di assicurarsi di quelle di Avellino ed Aversa. Mise poi l'assedio a Napoli, e diede il guasto a quel territorio; ma per quanto egli si studiasse di tirar fuori della città i Napoletani per dar loro battaglia, essi, più accorti di lui, si tennero sempre alla sola difesa delle mura. Una Cronica di Sicilia[Chronic. Sicil., cap. 26, tom. 10 Rer. Ital.]aggiugne che anche Messina, Castello San Giovanni ed altri luoghi si ribellarono a Corrado in Sicilia. Intanto il pontefice Innocenzo, omai libero dalla paura di Federigo, per dar più calore alle sollevazioni della Puglia e agli altri affari dell'Italia, dopo Pasqua si mosse da Lione, e, venuto a Marsilia, per la Provenza e per la riviera del mare felicemente arrivò a Genova patria sua[Caffari, Annal. Genuens., lib. 6, tom. 6 Rer. Ital.]. Trovò quella città in gran festa e magnificenza, non solamente per la venuta sua, ma ancora perchè le città di Albenga e Savona con altri luoghi dianzi ribelli, scorgendo la difficoltà di potersi sostenere, dappoichè era mancata la vita e potenza di Federigo imperadore, erano tornate all'antica ubbidienza del comune di Genova. Quivi scomunicò il re Corrado[Matth. Paris, Hist. Angl.], i Pavesi, Cremonesi, ed alcuni popoli del partito imperiale. Sciolse dalla scomunicaTommaso di Savoiagià conte di Fiandra, e gli diede per moglie una sua nipote con ricca dote. Concorsero alla città di Genova i podestà e gli ambasciatori di tutte le città e dei principi che erano del suo partito, e particolarmente quei di Milano, Brescia, Mantova e Bologna. Diede loro il papa benigna udienza; e perchè desideravano ch'egli passasse per le loro città, determinò di compiacerli. Sul fine dunque di giugno venuto a Gavi e Capriata, fu quivi accoltodalla milizia milanese[Annales Mediol., tom. 14 Rer. Ital.], e scortato, perchè Vercelli tuttavia seguitava la parte imperiale, e nel dì 7 del mese suddetto entrò in Milano, accoltovi con grandioso e mirabil incontro e somma divozione da quel popolo, e prese alloggio nel monistero di Sant'Ambrosio. E perciocchè era morto in Genova il loro podestà, ne diede loro un nuovo, cioè Gherardo dei Rangoni da Modena. Fermossi poi por varii affari il pontefice in quella città lo spazio di sessantaquattro giorni. È lecito il credere che uno de' più importanti fosse quello di staccare dal partito ghibellino la vicina città di Lodi. Nata in quella città discordia fra due famiglie potenti[Gualvan. Flamma, Manipul. Flor., cap. 285.], cioè fra i Vistarini e gli Averganghi, questi ultimi ricorsi a Cremona, v'introdussero un presidio ghibellino. Mise per questo il papa l'interdetto in quella città, perchè allora si contava per delitto da gastigar coll'armi spirituali il seguitar la fazione imperiale. Ciò udito i Milanesi, senza farsi molto pregar da Sozzo de' Vistarini, mossero il loro esercito, ed entrarono anch'essi in Lodi, e cominciarono a disputarne il possesso ai Cremonesi. V'era ancheEccelinoda Romano con Buoso da Doara, se crediamo agli storici di Milano; ma, secondo la Cronica Veronese[Paris de Cereta, Annal. Veronens., tom. 8 Rer. Ital.], v'intervennero solamente gli ambasciatori di quel tiranno, cioè Federigo dalla Scala e Rinieri dalla Isola. E secondo la Cronica di Matteo Griffone[Matth. de Griffonibus, Memor., tom. 18 Rer. Ital.], Buoso solamente nell'ottobre di quest'anno fu rilasciato dalle carceri di Bologna. Finalmente i Cremonesi, non potendo resistere alla forza dei Milanesi, voltarono le spalle, e Lodi restò in potere d'essi Milanesi, che ne diedero il dominio per dieci anni a Sozzo de' Vistarini, e vi diruparono il castello dell'imperadore. Scrivono i suddetti storici milanesi che nel mese d'aprile di quest'anno fu stabilitauna pace perpetua fra le città di Milano e Pavia. Della verità di questo fatto è da dubitare; imperciocchè Parisio da Cereta asserisce che i Pavesi continuarono nella lega de' Cremonesi ghibellini, e con essi ancora si trovarono all'assedio di Lodi.
Ricuperarono i Milanesi in questo anno il castello di Caravaggio, e, in pena della ribellione, lo distrussero. Da Milano passò dipoi papa Innocenzo a Brescia nel mese di settembre, e di là a Bologna, dove nel dì 8 di ottobre consecrò la chiesa di San Domenico. Oltre a Pietro da Curbio[Petrus de Curbio, Vita Innocentii IV, P. I, tom. 3 Rer. Ital.], gli Annali vecchi di Modena[Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Italic.]mettono il suo cammino per Brescia, Mantova, Ferrara e Bologna, con poscia soggiugnere che passò anche per Modena: il che pare che non ben si accordi. Nella Cronica di Reggio[Memoriale Potest. Regiens., toro. 8 Rer. Italic.]si ha ch'egli da Mantova venne a San Benedetto di Polirone, poscia a Ferrara e a Bologna. Ricobaldo scrive[Richobald., in Pomar., tom. 9 Rer Ital.], che essendo egli fanciullo, il vide predicare al popolo in Ferrara nella festa di san Francesco di ottobre. Andò finalmente il pontefice, passando per la Romagna, a posarsi e a fissare la sua residenza in Perugia, perchè non si fidava di Roma, dove bollivano molle fazioni, nè vi mancavano partigiani dell'imperio. Presero in quest'anno i Cremonesi il castello di Brescello sul Po, che era de' Parmigiani[Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.], e ne condussero prigionieri a Cremona i soldati che vi stavano in guardia. Continuò la guerra fra il popolo e i nobili fuorusciti di Piacenza. S'impadronirono questi ultimi della rocca di Bardi, e disfecero un corpo di fanti e cavalli, che colà venivano per soccorso. Unitosi coi popolari di Piacenza ilmarchese ObertoPelavicino, e colla miliziacremonese, andò ai danni de' Parmigiani, e prese le castella di Rivalgario e di Raglio, che poi diede alle fiamme: nel qual tempo il popolo di Piacenza distrusse il ponte sul Po per paura di Milano. Tolsero ancora essi popolari piacentini alcune altre castella ai nobili, con isfogare la lor rabbia contra le insensate mura. In questo medesimo anno Eccelino da Romano colla milizia di Verona, Padova, Vicenza e Trento, per venti giorni stette nel distretto di Mantova, spogliando e guastando il paese[Paris de Cereta, Chron. Veron., tom. 8 Rer. Ital.]. Ma ecco nel mese di ottobre calare in ItaliaCorrado redi Germania. Bisogna ben credere che si fossero molto rinvigoriti ed assicurati i suoi affari in essa Germania, ed abbassati quei delre Guglielmod'Olanda, dacchè esso Corrado si potè arrischiare a venirsene di qua dalle Alpi. E veramente Matteo Paris[Matth. Paris, Hist. Angl.]fa abbastanza intendere che Guglielmo cominciò ad essere in dispregio presso i principi tedeschi. Arrivato che fu Corrado a Verona, ricevè quante dimostrazioni di gioia e rispetto potea mai desiderare da Eccelino. Passò dipoi coll'esercito suo di Tedeschi, e con quello dei Veronesi, Padovani e Vicentini di là dal Mincio, ed accampatosi al castello di Goito, quivi tenne un parlamento coi Cremonesi, Pavesi, Piacentini, ed altri popoli del suo partito. Dopo quindici giorni ritornato a Verona, continuò il suo viaggio con disegno di passar a buona stagione per mare in Puglia. Tanto il Monaco Padovano che Parisio da Cereta ed altri storici[Monach. Patavinus, in Chron., tom. 8 Rer. Ital. Paris de Cereta, Annal. Veron, Annal. Mediol. et alii.]scrivono che in quest'anno il principe Rinaldo figliuolo diAzzo VIImarchese d'Este, che già per ostaggio fu mandato in Puglia da Federigo II imperadore, terminò i suoi giorni in quelle contrade. Papa Innocenzo IV in una lettera[Raynald., in Annal. Eccles.]scrittanel giugno di quest'anno aPietro cardinalelegato per indurre Manfredi a voler sottomettere e cedere il regno alla Chiesa romana, fra le altre cose gli raccomanda la liberazione del suddetto Rinaldo. Alcuni scrittori tengono che Manfredi o per iniqua sua politica, o per ordine del re Corrado, se ne sbrigasse col veleno. Chi ci può assicurar della verità in tempi di tante dicerie e calunnie? Quel che è certo, restò di lui un picciolo figliuolo, a cui fu posto il nome d'Obizzo. Giacchè le cattive congiunture de' tempi aveano privato il marchese del caro suo figliuolo, si fece egli portare a Ferrara il nipotino, e, riconoscendo in esso le fattezze e lo spirito del defunto figliuolo, il dichiarò poi suo erede; e noi a suo tempo il vedremo padrone di Ferrara e d'altre città. In questi tempi Eccelino da Romano più che mai seguitò ad infierire contra dei Padovani. Le di lui crudeltà minutamente vengono riferite da Rolandino[Roland., lib. 6, cap. 15.]testimonio di veduta. Sul principio di questo anno nel dì 7 di gennaio il popolo di Firenze[Ricordano Malaspina, Istor., cap. 144.], dacchè ebbe intesa la morte di Federigo II, si mosse a rumore; e rimise in città la fazione guelfa fuoruscita, e fece loro far pace coi Ghibellini. Ma poco andò ch'essi Ghibellini furono forzati a ritirarsi fuori di città. Fecero poi oste i Fiorentini nel mese di luglio a Pistoia, che si reggeva in questi tempi a parte ghibellina. I Pistojesi, venuti con loro a battaglia, ne rimasero sconfitti a Monte Robolino. Ebbero i medesimi Fiorentini guerra ancora coi Sanesi[Chron. Senense, tom. 15 Rer. Ital.], perchè questi ricettarono i lor banditi, ed erano in lega coi Pisani e Pistoiesi di fazion ghibellina. Abbiamo dalla Cronica di Reggio[Memoriale Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Italic.]che gli Alessandrini e Milanesi una tal rotta diedero al popolo di Tortona, che la maggior parte d'esso restò prigioniere.