MCCLIIAnno diCristoMCCLII. IndizioneX.InnocenzoIV papa 10.Imperio vacante.Abbiamo di certo che ilre Corradonel dì 4 di dicembre dell'anno precedente si partì da Verona, e, fatto il viaggio per Vicenza e Padova, s'imbarcò in mare coll'aiuto di Eccelino, e passò a Porto Naone[Sigon., de Regn. Ital., lib. 19.]. I conti suoi erano di poter giugnere in Puglia per mare in pochi giorni, con risoluzione di tenere in Foggia per la festa del Natale un general parlamento. In qual tempo precisamente vi arrivasse egli, non è ben chiaro. Niccolò da Jamsilla[Nicolaus de Jamsilla, tom. 8 Rer. Ital.]scrive ch'egli sbarcò a Siponto nell'anno presente senza specificarne il giorno. Altrettanto abbiamo dalla Cronica Cavense[Chron. Cavense, tom. 7 Rer. Ital.]. Non può certamente stare ciò che si legge nel Diario di Matteo Spinelli[Matteo Spinelli, Diario, tom. 7 Rer. Ital.]: cioè chealli 27 d'agosto 1251 venne lo re Corrado coll'armata de' Veneziani, e sbarcò a Pescara, o alla montagna di Sant'Angelo. Nel tempo suddetto Corrado neppur era giunto in Lombardia. E il Continuatore di Caffaro[Caffari, Annal. Genuens., lib. 6, tom. 6 Rer. Ital.]scrive ch'egli non già si servì di legni veneziani, matransiens per Marchiam venit in partibus Istriae et Sclavoniae, ibique sexdecim galeas regni, quae serie paratae erant, ipsum regem cum sua comitiva levaverunt, et ipsum in Apuliam traduxerunt. Giunto questo principe in Puglia, ricevè gli ossequii e il giuramento di fedeltà dai baroni, e specialmente fece buona accoglienza a Manfredi principe di Taranto suo fratello, con lodare la sua condotta, e prendere da lui tutte le necessarie informazioni dello stato presente degli affari. Avendo poscia, o mostrando premura della grazia di papaInnocenzo[Petrus de Curbio, Vita Innocent. IV, P. I, tom. 3 Rer. Ital.], che avea giàfulminata la scomunica contra di lui e di tutti i suoi aderenti, gli spedì Bartolommeo marchese di Hoemburgo Tedesco, l'arcivescovo di Trani, e Guglielmo da Ocra suo cancelliere, suoi ambasciatori, per ottener l'investitura del regno di Sicilia e Puglia, e la succession nell'imperio, con esibirsi pronto a far quello che avesse il papa ordinato. Furono questi cortesemente accolti; ma nulla fruttarono i lor maneggi, stando saldo il pontefice a pretendere che quel regno, per li reati di Federigo suo padre, fosse decaduto alla Chiesa romana. Da ciò irritato Corrado, non guardò più misura alcuna, ed attese a debellar chiunque s'era ribellato ed avea alzato le bandiere del romano pontefice. Le armi sue adunque, rinforzate dai Saraceni di Nocera e Sicilia, piombarono addosso ai conti d'Aquino, con ispogliarli di tutte le loro terre[Nicolaus de Jamsilla, Histor.], e con prendere e saccheggiare Arpino, Sezza, Aquino, Sora, San Germano, ed altri luoghi che prima s'erano dati al papa. Verso la festa di san Martino ostilmente s'inviò l'esercito suo contra di Capoa; ma quella terra senza fare resistenza, e con rendersi, schivò l'eccidio delle persone. Altro non vi restava che la città di Napoli, la quale negasse ubbidienza. Questa, confidata nella sua situazione, nelle forti mura, e nella speranza de' soccorsi del papa, si accinse ad una gagliarda difesa. Passò dunque lo sdegnato re all'assedio di quella città nel dì primo di dicembre, secondochè è scritto nel Diario di Matteo Spinelli[Matteo Spinelli, Diario.], dove nondimeno si truovano slogati gli anni. Egli dice del 1251, ma ha da essere il presente 1252. Nella Cronica Cavense[Chron. Cavense.]è scritto che fu dato principio all'assedio di Napoli nel dì 18 di giugno dell'anno seguente. Non può stare. Invece di giugno sarà ivi scritto gennaio. Durò di molti mesi quell'assedio. Ma in questi tempi si raffreddò non poco il re Corrado versodel fratello Manfredi, anzi concepì astio contra di lui, non ben si sa, se per sospetti conceputi in vederlo sì savio ed amato dai popoli, oppure per mali uffizii fatti contra di lui dai malevoli, fra' quali specialmente si distinse Matteo Ruffo, nato nella città di Tropea in Calabria, che di povera fortuna, per la sua abilità, era arrivato sotto l'imperador Federigo II ai primi gradi della corte, e da lui fu lasciato aio del figliuoloArrigoe vicebalio della Sicilia. Era questi nemico dichiarato di Manfredi. Ma non mancò prudenza a Manfredi per navigare in mezzo a tanti scogli. Destramente rinunziò a Corrado i contadi di Gravina, Tricarico e Montescaglioso. Ed ancorchè il re gli sminuisse anche la giurisdizione nel principato di Taranto, che solo gli restò, e tuttochè Corrado ordinasse che Galvano e Federigo Lancia, e Bonifazio d'Anglone, parenti dal lato materno di Manfredi, uscissero del regno, pure Manfredi non ne mostrò risentimento alcuno, e seguitò con allegria e fedeltà ad aiutare il re suo fratello in tutte le di lui imprese.Intanto in Lombardia, cessato il timore di Federigo II, che teneva uniti in più città gli animi de' cittadini, e succeduta la troppa libertà, questa cominciò a generar la discordia. Soprattutto in Milano insorsero gare e dissensioni fra il popolo e i nobili. Nel dì 6 di aprile, sabato in albis dell'anno presente[Bolland., in Act. Sanct. ad diem 29 april.], nel venire da Como a Milanofra Pietroda Verona dell'ordine de' Predicatori, inquisitore ed uomo di santa vita, fu da Carino, sicario degli eretici, in vicinanza di Barlassina sacrilegamente ucciso, e poi nel seguente anno canonizzato e posto nel catalogo de' martiri da papa Innocenzo IV. Preso il sicario, e messo nelle mani di Pietro Avvocato da Como, allora podestà di Milano[Gualvan. Flamma, in Manip. Flor., cap. 286.], dopo dieci giorni di prigionia, fu lasciato fuggire. Gran sollevazione per questo sorse in Milano; fu imprigionato il podestà, datoil sacco al suo palazzo, ed appena potè egli ottenere in grazia la vita. Allora i nobili proposero di dare il dominio della città aLeone de Peregoarcivescovo. Non solamente si opposero i popolari, ma suscitarono anzi una lor pretensione: cioè, che non ai soli nobili, ma anche a quei dell'ordine popolare si conferissero le dignità e i canonicati della metropolitana. Si venne alla forza; fu cacciato di città l'arcivescovo, svaligiato il suo palazzo, e maggiormente per questo crebbe la rissa fra il popolo e la nobiltà. Capo del popolo fu Martino dalla Torre, e de' nobili Paolo da Soresina. Allora il popolo chiamò per suo capitano ilmarchese ManfrediLancia, che venne con mille cavalli al suo servigio. Così gli Annali di Milano[Annales Mediolan., tom. 16 Rer. Ital.]. Ma Galvano Fiamma, differisce fino all'anno 1256 questa perniciosa novità, e ne tornano a parlare allora gli stessi Annali.Gregorio da Montelungo, legato apostolico[Monachus Patavinus, in Chron., tom. 8 Rer. Italic.], in ricompensa de' tanti servigi da lui prestati alla Chiesa romana negli anni addietro, promosso al patriarcato d'Aquileia, nel mese di gennaio andò a prenderne il possesso. Morì all'incontro in BresciaRicciardoconte di San Bonifazio, lasciando dopo di sè un glorioso nome, e un figliuolo appellato Lodovico, che in prodezza non si lasciò vincere dal padre. Negli Annali di Verona[Paris de Cereta, Annal. Veronens, tom. 8 Rer. Ital.]la sua morte si fa accaduta nel febbraio dell'anno susseguente. Senza inorridire non si possono leggere nelle Storie di Rolandino[Roland., lib. 6, cap. 17 et seq.], del Monaco Padovano e di Parisio da Cereta le crudeltà praticate in questi tempi dal tirannoEccelinoda Romano contra de' cittadini di Verona e di Padova. Fecero nell'anno presente i Parmigiani oste contro il castello di Medesano[Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.]; e quantunqueOberto marchesePelavicino co' fuoruscitidi Parma e coi Cremonesi accorresse in aiuto degli assediati, tuttavia s'impadronirono di esso castello, e similmente di quei di Berceto e Miaro. Abbiamo da Matteo Paris[Matth. Paris, Hist. Angl.]che i Romani elessero per loro senatore per l'anno vegnente Brancaleone di Andalò Bolognese, uomo giusto, di gran petto, ma di non minor rigidezza, il quale ricusò di accettare, se non gli veniva accordata cotal dignità per tre anni, non ostante lo statuto di Roma. Nella Vita di papa Innocenzo[Petrus de Curbio, Vit. Innocentii IV, P. I, tom. 3 Rer. Ital.]vien dipinto Brancaleone per un gran Ghibellino e nemico del papa. Con questa condizione fu accettato, e ito poscia a Roma, tenne in esercizio le forche e le mannaie per castigar la gente troppo sediziosa, ed avvezza a non rispettar le leggi. In quest'anno poi, secondo il suddetto Paris, oppure nel 1254, secondo Pietro da Curbio (che sembra meritar in ciò maggior credenza), i Romani, disgustati della superbia ed insolenza del popolo di Tivoli, coll'esercito si portarono contro quella città. La presero e diroccarono con fiero esterminio; e se quei cittadini vollero salvar la vita, convenne che andassero scalzi e colle corde al collo a chiedere misericordia in Roma. Per quello nondimeno che vedremo all'anno 1254, non sussiste questa rovina di Tivoli. Guerra grande fu del pari in Toscana[Ricord. Malasp., cap. 152. Chron. Senens., tom. 15 Rer. Ital.]tra i Fiorentini, Lucchesi ed Orvietani Guelfi, e i Sanesi e Pisani Ghibellini. Ebbero gli ultimi una rotta a Montalcino.
Abbiamo di certo che ilre Corradonel dì 4 di dicembre dell'anno precedente si partì da Verona, e, fatto il viaggio per Vicenza e Padova, s'imbarcò in mare coll'aiuto di Eccelino, e passò a Porto Naone[Sigon., de Regn. Ital., lib. 19.]. I conti suoi erano di poter giugnere in Puglia per mare in pochi giorni, con risoluzione di tenere in Foggia per la festa del Natale un general parlamento. In qual tempo precisamente vi arrivasse egli, non è ben chiaro. Niccolò da Jamsilla[Nicolaus de Jamsilla, tom. 8 Rer. Ital.]scrive ch'egli sbarcò a Siponto nell'anno presente senza specificarne il giorno. Altrettanto abbiamo dalla Cronica Cavense[Chron. Cavense, tom. 7 Rer. Ital.]. Non può certamente stare ciò che si legge nel Diario di Matteo Spinelli[Matteo Spinelli, Diario, tom. 7 Rer. Ital.]: cioè chealli 27 d'agosto 1251 venne lo re Corrado coll'armata de' Veneziani, e sbarcò a Pescara, o alla montagna di Sant'Angelo. Nel tempo suddetto Corrado neppur era giunto in Lombardia. E il Continuatore di Caffaro[Caffari, Annal. Genuens., lib. 6, tom. 6 Rer. Ital.]scrive ch'egli non già si servì di legni veneziani, matransiens per Marchiam venit in partibus Istriae et Sclavoniae, ibique sexdecim galeas regni, quae serie paratae erant, ipsum regem cum sua comitiva levaverunt, et ipsum in Apuliam traduxerunt. Giunto questo principe in Puglia, ricevè gli ossequii e il giuramento di fedeltà dai baroni, e specialmente fece buona accoglienza a Manfredi principe di Taranto suo fratello, con lodare la sua condotta, e prendere da lui tutte le necessarie informazioni dello stato presente degli affari. Avendo poscia, o mostrando premura della grazia di papaInnocenzo[Petrus de Curbio, Vita Innocent. IV, P. I, tom. 3 Rer. Ital.], che avea giàfulminata la scomunica contra di lui e di tutti i suoi aderenti, gli spedì Bartolommeo marchese di Hoemburgo Tedesco, l'arcivescovo di Trani, e Guglielmo da Ocra suo cancelliere, suoi ambasciatori, per ottener l'investitura del regno di Sicilia e Puglia, e la succession nell'imperio, con esibirsi pronto a far quello che avesse il papa ordinato. Furono questi cortesemente accolti; ma nulla fruttarono i lor maneggi, stando saldo il pontefice a pretendere che quel regno, per li reati di Federigo suo padre, fosse decaduto alla Chiesa romana. Da ciò irritato Corrado, non guardò più misura alcuna, ed attese a debellar chiunque s'era ribellato ed avea alzato le bandiere del romano pontefice. Le armi sue adunque, rinforzate dai Saraceni di Nocera e Sicilia, piombarono addosso ai conti d'Aquino, con ispogliarli di tutte le loro terre[Nicolaus de Jamsilla, Histor.], e con prendere e saccheggiare Arpino, Sezza, Aquino, Sora, San Germano, ed altri luoghi che prima s'erano dati al papa. Verso la festa di san Martino ostilmente s'inviò l'esercito suo contra di Capoa; ma quella terra senza fare resistenza, e con rendersi, schivò l'eccidio delle persone. Altro non vi restava che la città di Napoli, la quale negasse ubbidienza. Questa, confidata nella sua situazione, nelle forti mura, e nella speranza de' soccorsi del papa, si accinse ad una gagliarda difesa. Passò dunque lo sdegnato re all'assedio di quella città nel dì primo di dicembre, secondochè è scritto nel Diario di Matteo Spinelli[Matteo Spinelli, Diario.], dove nondimeno si truovano slogati gli anni. Egli dice del 1251, ma ha da essere il presente 1252. Nella Cronica Cavense[Chron. Cavense.]è scritto che fu dato principio all'assedio di Napoli nel dì 18 di giugno dell'anno seguente. Non può stare. Invece di giugno sarà ivi scritto gennaio. Durò di molti mesi quell'assedio. Ma in questi tempi si raffreddò non poco il re Corrado versodel fratello Manfredi, anzi concepì astio contra di lui, non ben si sa, se per sospetti conceputi in vederlo sì savio ed amato dai popoli, oppure per mali uffizii fatti contra di lui dai malevoli, fra' quali specialmente si distinse Matteo Ruffo, nato nella città di Tropea in Calabria, che di povera fortuna, per la sua abilità, era arrivato sotto l'imperador Federigo II ai primi gradi della corte, e da lui fu lasciato aio del figliuoloArrigoe vicebalio della Sicilia. Era questi nemico dichiarato di Manfredi. Ma non mancò prudenza a Manfredi per navigare in mezzo a tanti scogli. Destramente rinunziò a Corrado i contadi di Gravina, Tricarico e Montescaglioso. Ed ancorchè il re gli sminuisse anche la giurisdizione nel principato di Taranto, che solo gli restò, e tuttochè Corrado ordinasse che Galvano e Federigo Lancia, e Bonifazio d'Anglone, parenti dal lato materno di Manfredi, uscissero del regno, pure Manfredi non ne mostrò risentimento alcuno, e seguitò con allegria e fedeltà ad aiutare il re suo fratello in tutte le di lui imprese.
Intanto in Lombardia, cessato il timore di Federigo II, che teneva uniti in più città gli animi de' cittadini, e succeduta la troppa libertà, questa cominciò a generar la discordia. Soprattutto in Milano insorsero gare e dissensioni fra il popolo e i nobili. Nel dì 6 di aprile, sabato in albis dell'anno presente[Bolland., in Act. Sanct. ad diem 29 april.], nel venire da Como a Milanofra Pietroda Verona dell'ordine de' Predicatori, inquisitore ed uomo di santa vita, fu da Carino, sicario degli eretici, in vicinanza di Barlassina sacrilegamente ucciso, e poi nel seguente anno canonizzato e posto nel catalogo de' martiri da papa Innocenzo IV. Preso il sicario, e messo nelle mani di Pietro Avvocato da Como, allora podestà di Milano[Gualvan. Flamma, in Manip. Flor., cap. 286.], dopo dieci giorni di prigionia, fu lasciato fuggire. Gran sollevazione per questo sorse in Milano; fu imprigionato il podestà, datoil sacco al suo palazzo, ed appena potè egli ottenere in grazia la vita. Allora i nobili proposero di dare il dominio della città aLeone de Peregoarcivescovo. Non solamente si opposero i popolari, ma suscitarono anzi una lor pretensione: cioè, che non ai soli nobili, ma anche a quei dell'ordine popolare si conferissero le dignità e i canonicati della metropolitana. Si venne alla forza; fu cacciato di città l'arcivescovo, svaligiato il suo palazzo, e maggiormente per questo crebbe la rissa fra il popolo e la nobiltà. Capo del popolo fu Martino dalla Torre, e de' nobili Paolo da Soresina. Allora il popolo chiamò per suo capitano ilmarchese ManfrediLancia, che venne con mille cavalli al suo servigio. Così gli Annali di Milano[Annales Mediolan., tom. 16 Rer. Ital.]. Ma Galvano Fiamma, differisce fino all'anno 1256 questa perniciosa novità, e ne tornano a parlare allora gli stessi Annali.Gregorio da Montelungo, legato apostolico[Monachus Patavinus, in Chron., tom. 8 Rer. Italic.], in ricompensa de' tanti servigi da lui prestati alla Chiesa romana negli anni addietro, promosso al patriarcato d'Aquileia, nel mese di gennaio andò a prenderne il possesso. Morì all'incontro in BresciaRicciardoconte di San Bonifazio, lasciando dopo di sè un glorioso nome, e un figliuolo appellato Lodovico, che in prodezza non si lasciò vincere dal padre. Negli Annali di Verona[Paris de Cereta, Annal. Veronens, tom. 8 Rer. Ital.]la sua morte si fa accaduta nel febbraio dell'anno susseguente. Senza inorridire non si possono leggere nelle Storie di Rolandino[Roland., lib. 6, cap. 17 et seq.], del Monaco Padovano e di Parisio da Cereta le crudeltà praticate in questi tempi dal tirannoEccelinoda Romano contra de' cittadini di Verona e di Padova. Fecero nell'anno presente i Parmigiani oste contro il castello di Medesano[Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.]; e quantunqueOberto marchesePelavicino co' fuoruscitidi Parma e coi Cremonesi accorresse in aiuto degli assediati, tuttavia s'impadronirono di esso castello, e similmente di quei di Berceto e Miaro. Abbiamo da Matteo Paris[Matth. Paris, Hist. Angl.]che i Romani elessero per loro senatore per l'anno vegnente Brancaleone di Andalò Bolognese, uomo giusto, di gran petto, ma di non minor rigidezza, il quale ricusò di accettare, se non gli veniva accordata cotal dignità per tre anni, non ostante lo statuto di Roma. Nella Vita di papa Innocenzo[Petrus de Curbio, Vit. Innocentii IV, P. I, tom. 3 Rer. Ital.]vien dipinto Brancaleone per un gran Ghibellino e nemico del papa. Con questa condizione fu accettato, e ito poscia a Roma, tenne in esercizio le forche e le mannaie per castigar la gente troppo sediziosa, ed avvezza a non rispettar le leggi. In quest'anno poi, secondo il suddetto Paris, oppure nel 1254, secondo Pietro da Curbio (che sembra meritar in ciò maggior credenza), i Romani, disgustati della superbia ed insolenza del popolo di Tivoli, coll'esercito si portarono contro quella città. La presero e diroccarono con fiero esterminio; e se quei cittadini vollero salvar la vita, convenne che andassero scalzi e colle corde al collo a chiedere misericordia in Roma. Per quello nondimeno che vedremo all'anno 1254, non sussiste questa rovina di Tivoli. Guerra grande fu del pari in Toscana[Ricord. Malasp., cap. 152. Chron. Senens., tom. 15 Rer. Ital.]tra i Fiorentini, Lucchesi ed Orvietani Guelfi, e i Sanesi e Pisani Ghibellini. Ebbero gli ultimi una rotta a Montalcino.