MCCLVAnno diCristoMCCLV. IndizioneXIII.AlessandroIV papa 2.Imperio vacante.Seppe ben prevalersi del prosperoso aspetto di sua fortunaManfrediprincipe di Taranto, ed anche nel verno attese a far delle conquiste. La città di Barletta, a riserva del castello, venne alla sua divozione[Nicolaus de Jamsilla, Hist., tom. 8 Rer. Ital.]. Venosa mandò ad offerirgli le chiavi. Trovavasi tuttavia nella corte pontificia Galvano Lancia, zio materno di esso Manfredi, uomo di gran destrezza e prudenza, che facea vista d'essere forte in collera contra del nipote per la sua ribellione. Ma tutto ad un tempo egli si ritirò da Napoli, e passò ad Acerenza con riceverne il possesso a nome di Manfredi: il che fatto, andò a trovare il nipote a Venosa. L'arrivo suo riempiè d'inesplicabil contento Manfredi, che troppo abbisognava del consiglio e braccio di un sì fidato consigliere. Quantunque la città di Rapolla fosse feudo dianzi conceduto ad esso Galvano, pure dimorava ostinata in favor della Chiesa. Andò colà Galvano coll'armata del principe, adoperò in vano le chiamate; colla forza in fine la sottomise, e l'imprudente resistenza di quei cittadini costò la vita a molti, e la desolazione della loro città. Melfi, Trani, Bari ed altri luoghi non vollero rimaner esposti a somigliante pericolo, e si diedero a Manfredi: con che, a riserva delle città della provincia d'Otranto, quasi tutta la Puglia cominciò ad ubbidire ai suoi cenni. Non sapeva digerire il nuovo papaAlessandro IVcolla corte pontificia che Manfredi niuno ambasciatiore peranche avesse inviato a prestargli ameno l'ubbidienza dovuta a lui come vicario di Cristo. Se gli fece insinuare da più persone che inviasse con isperanza di riportarne dei vantaggi; ed egli infine vi spedì due suoisegretarii ben istruiti con sufficiente mandato di trattar di concordia. Iti essi a Napoli, ne cominciarono di fatto il trattato. In questo mentre Manfredi collo esercito andò a mettersi in possesso della Guardia de' Lombardi, come luogo spettante al suo contado d'Andria. S'ebbe non poco a male la corte pontificia che, trattandosi di pace, egli seguitasse le ostilità, temendo ch'egli non venisse alla volta di Napoli; laonde egli per compiacerla se ne ritirò, e prese il viaggio verso d'Otranto, per l'avviso giuntogli che Manfredi Lancia suo parente era stato sconfitto dal popolo di Brindisi, il quale avea anche presa e distrutta la città di Nardò. Intanto il papa dichiarò suo legato in PugliaOttavianodegli Ubaldini cardinale di Santa Maria in Via Lata, con ordine di ammassare un possente esercito contra di Manfredi. Ora dunque, e non prima, come con errore scrisse Saba Malaspina[Sabas Malaspina, lib. 1, cap. 5.], questo cardinale cominciò a presiedere all'armi del pontefice. Da ciò presero motivo i ministri di Manfredi di rompere il trattato di pace, e se ne tornarono al loro padrone. Passato Manfredi alla volta di Brindisi, saccheggiò quel paese; assediò, ma indarno, quella città; venne a' suoi comandamenti Lecce. Pose anche l'assedio alla città d'Oria, che seppe vigorosamente difendersi. Stando egli quivi, ricevete la buona nuova che Pietro Ruffo Calabrese, conte di Catanzaro, che fin qui aveva esercitato in Sicilia l'uffizio di vicebalio e governatore di quell'isola, uomo palese nemico suo, e che teneva gran filo colla corte del papa, cacciato via dai Messinesi, s'era ritirato in Calabria ai suoi Stati. Gli ordini spediti colà a questo avviso da Manfredi, con un corpo di combattenti, e l'odiosità conceputa anche da Calabresi contra di esso Pietro Ruffo, cagion furono che que' popoli si sollevarono contra di lui, di modo che divenuto ramingo fu infine forzato a cercare rifugio nella corte pontificia.In quest'anno la città di Trento si levò dall'ubbidienza diEccelinoda Romano[Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital. Monachus Patavinus, in Chron., tom. 8 Rer. Ital.], dove quel popolo doveva aver fatta anch'esso pruova di quella crudeltà che egli seguitava ad esercitare in Padova, e nelle altre città a lui sottoposte. Spedì egli a quella volta un gagliardo esercito, a cui solamente riuscì di dare un terribil guasto a molte castella e ville di quel distretto.Oberto marchesePelavicino, già divenuto signor di Cremona e Piacenza[Chronic. Placent., tom. 16 Rer. Ital.], di volontà de' Piacentini distrusse anch'egli nell'anno presente una mano di castella di quel territorio, che probabilmente appartenevano ai nobili fuorusciti della medesima città. Abbiamo dagli Annali d'Asti[Chron. Astens., tom. 11 Rer. Ital.], che in questi tempiTommaso contedi Savoia cominciò la guerra contra degli Astigiani, con levar loro il borgo di Chieri. Ed essendo Guiscardo da Pietrasanta Milanese podestà di Lucca, fece fabbricar due borghi nella Versilia sottoposta a Lucca[Ptolom. Lucens., Annal. brev., tom. 11 Rer. Ital.]. All'uno pose il nome diCampo Maggiore, all'altro diPietra Santadal suo cognome. Del che fo io menzione, acciocchè si conosca la falsità del famoso decreto attribuito aDesideriore de' Longobardi, scolpito in marmo nella città di Viterbo, lodato dal Sigonio, stampato dal Grutero fra l'altre iscrizioni, dove è parlato di Pietrasanta, di cui esso re vien fatto autore. Di tale impostura ho io ragionato altrove[Antiq. Ital., Dissert. XXVII, pag. 665.]. In Giberto da Correggio, detto della Gente, podestà di Parma, era stato fatto compromesso[Annal. Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.]dai Modenesi e Bolognesi per le differenze loro intorno alla picciola provincia del Frignano, in buona parte occupata dalla potenza d'essi Bolognesi al popolo di Modena. Chiara cosa era, secondo lagiustizia, che se ne dovea fare la restituzione. Abborrivano i Bolognesi la pronunzia del laudo, figurandosi bene qual esser dovesse, e la tirarono sempre a lungo; ma infine Giberto lo proferì con obbligare il popolo di Bologna a dimettere a' Modenesi l'usurpato possesso di quella contrada. Ma perchè non sanno mai i potenti, che in qualche maniera sieno entrati in possesso degli Stati dei meno potenti, persuadersi di avere il torto, e che per loro sia fatta la legge di Dio che obbliga a restituire; i Bolognesi lasciarono cantare il giudice, e seguitarono a ritener quel paese finchè poterono. Mentre questi piccioli affari si faceano in Lombardia, non perdeva oncia di tempoManfrediper migliorare quei delre Corradinosuo nipote[Nicolaus de Jamsilla, Hist., tom. 8 Rer. Ital.], o piuttosto i suoi proprii, in Puglia e Calabria. Eransi i Messinesi, dappoichè si furono sbrigati da Pietro Ruffo, invogliati di reggersi a repubblica, e già col pensiero si fabbricavano un largo dominio tanto in Sicilia che in Calabria alle spese dei vicini. A questo effetto con potente armamento di gente e di navi passarono in Calabria; ma poco durarono i lor castelli in aria, perchè ebbero delle percosse dalle soldatesche di Manfredi, per le quali la città di Reggio con altri luoghi venne alla di lui ubbidienza. Continuava intanto Manfredi l'assedio d'Oria, con averla anche ridotta all'estremità, di modo che se aveva un po' più di pazienza, si arrendeva quel popolo. Ma giuntogli l'avviso che il cardinale legato Ottaviano degli Ubaldini alla testa d'una possente armata, accompagnato dal marchese Bertoldo da Hoemburch, e da Oddone e Lodovico suoi fratelli, i quali, benchè Tedeschi, si erano tutti dati al servigio del papa, entrava in Puglia: Manfredi, rotto ogn'indugio, s'inviò a Nocera. Quivi messo insieme un forte esercito di Saraceni, Tedeschi e Pugliesi, marciò poscia nel dì primo di giugno, per impedire gli avanzamenti del pontificio, pervenuto sino aFrequento, e andò a postarsi fra esso e la Guardia de' Lombardi, dove era di guarnigione un corpo di gente papalina. Stettero per più dì a fronte le due armate; e, per quanto si studiasse Manfredi di tirare ad una campal battaglia i nemici, che pur erano senza alcun paragone superiori di forze, non vollero essi giammai dargli questo piacere.Così stando le cose, arrivò di Germania un maresciallo, spedito al papa e al principe dal duca di Baviera a nome dellaregina Isabella, madre diCorradino, con proposizioni di pace. Diede moto il suo arrivo ad un trattato di tregua, che fu stabilita, finchè il maresciallo e i messi del principe fossero andati e ritornati dalla corte papale. Ritirossi perciò Manfredi alla marina di Bari; quand'ecco in Trani riceve nuova che il cardinal legato s'era innoltrato verso Foggia col suo esercito, e gli avea tolta la comunicazione con Nocera, sua importante città. Non poteva egli credere un tal tradimento. Ma verissimo fu; e inoltre la città di Sant'Angelo s'era data in tal occasione al legato. Animosamente allora si mosse Manfredi, e, senza mostrar apprensione alcuna de' nemici, passò alla volta di Nocera; ed avendo rinforzato il suo esercito, venne da lì a pochi giorni ad accamparsi in faccia all'armata nemica sei miglia lungi da Foggia, e ricuperò colla forza la suddetta città di Sant'Angelo. Veggendo poi che i nemici niun movimento faceano, attendendo solo a ben trincierarsi con fosse e steccati sotto Foggia, s'avvicinò anche egli a quella città, e quivi formò de' buoni trincieramenti, che l'armata pontificia, la quale dianzi meditava di far l'assedio di Nocera, si trovò come assediata da quella di Manfredi. Bertoldo marchese, ottenuti dal legato ottocento cavalli, passò in questo mentre alla marina di Bari, e tolse al principe le città di Trani, Barletta, e l'altre di quella contrada, eccetto che Andria. Ma questo furbo navigava a due contrarii venti, perciocchè nello stesso tempo trattava segretamentedi comporsi col principe Manfredi. Spedì costui al campo del legato, che scarseggiava di viveri, un copiosissimo convoglio. Manfredi, informatone dalle spie, oppur dallo stesso Bertoldo, lo sorprese. Mille e quattrocento uomini della scorta vi restarono uccisi; da quattrocento cinquanta furono i feriti e i prigioni. Tutto quel gran treno venne al campo di Manfredi. Entrata dunque la fame e le malattie nell'esercito pontificio, il cardinale legato propose un accordo, che fu accettato da Manfredi. Con esso si rilasciava al re Corradino e al principe il regno, con obbligo di prenderne l'investitura dal papa, a riserva di Terra di Lavoro, che restava in poter della Chiesa romana. Sottoscritta la capitolazione, il cardinale pregò Manfredi di perdono per chiunque avea prese l'armi contra di lui. A tutti egli rendè la sua grazia, e nominatamente al marchese Bertoldo e a' suoi fratelli. Ma il papa, che intanto avea mosso il re d'Inghilterra alla conquista del regno di Sicilia perEdmondosuo figliuolo, e già ne avea spedita l'investitura, credendo alle larghe promesse di quel re, ricusò di accettar l'accordo fatto dal legato. Gl'Inglesi dipoi non si mossero, e il papa deluso venne a perdere il buon boccone della Terra di Lavoro. Saba Malaspina[Sabas Malaspina, lib. 1, cap. 5.]non tace la divolgata opinione, che fra il cardinale Ottaviano e il principe Manfredi passassero segrete intelligenze. A buon conto, un temporale gran vantaggio egli avea procurato alla corte pontificia, che sel lasciò fuggir di mano. Mentre che tali cose succedeano in Puglia, Pietro Ruffo con un corpo di soldatesche papaline tornò in Calabria per riacquistar quei paesi. Fu quivi anche predicata la crociata contra di Manfredi, come se si fosse trattato di andar contra ai Turchi ed infedeli. Ma gli uffiziali di Manfredi dissiparono que' turbini, e il Ruffo se ne tornò dolente a Napoli. Non sopravvisse poi molto alle sue disgrazie, perciocchèstando in Terracina fu ucciso da un suo familiare. Saba Malaspina scrive ciò fatto per ordine di Manfredi, e detesta un tale operato; ma quando ciò sia vero, dovette credere Manfredi di aver giusto titolo di trattar così chi s'era mostrato sì ingrato ed infedele all'imperador Federigo e a' suoi successori, da' quali era stato cotanto beneficato, e ch'egli poi sì palesemente tradì. Si ridusse il papa in questo anno colla sua corte a Roma, non trovandosi più sicuro in Napoli, dacchè si era rifiutata la concordia. Nè è da tacere che il pontefice approvò che Corradino s'intitolasse re di Gerusalemme, ma non già di Sicilia, perchè questo regno si pretendeva devoluto alla santa Sede.
Seppe ben prevalersi del prosperoso aspetto di sua fortunaManfrediprincipe di Taranto, ed anche nel verno attese a far delle conquiste. La città di Barletta, a riserva del castello, venne alla sua divozione[Nicolaus de Jamsilla, Hist., tom. 8 Rer. Ital.]. Venosa mandò ad offerirgli le chiavi. Trovavasi tuttavia nella corte pontificia Galvano Lancia, zio materno di esso Manfredi, uomo di gran destrezza e prudenza, che facea vista d'essere forte in collera contra del nipote per la sua ribellione. Ma tutto ad un tempo egli si ritirò da Napoli, e passò ad Acerenza con riceverne il possesso a nome di Manfredi: il che fatto, andò a trovare il nipote a Venosa. L'arrivo suo riempiè d'inesplicabil contento Manfredi, che troppo abbisognava del consiglio e braccio di un sì fidato consigliere. Quantunque la città di Rapolla fosse feudo dianzi conceduto ad esso Galvano, pure dimorava ostinata in favor della Chiesa. Andò colà Galvano coll'armata del principe, adoperò in vano le chiamate; colla forza in fine la sottomise, e l'imprudente resistenza di quei cittadini costò la vita a molti, e la desolazione della loro città. Melfi, Trani, Bari ed altri luoghi non vollero rimaner esposti a somigliante pericolo, e si diedero a Manfredi: con che, a riserva delle città della provincia d'Otranto, quasi tutta la Puglia cominciò ad ubbidire ai suoi cenni. Non sapeva digerire il nuovo papaAlessandro IVcolla corte pontificia che Manfredi niuno ambasciatiore peranche avesse inviato a prestargli ameno l'ubbidienza dovuta a lui come vicario di Cristo. Se gli fece insinuare da più persone che inviasse con isperanza di riportarne dei vantaggi; ed egli infine vi spedì due suoisegretarii ben istruiti con sufficiente mandato di trattar di concordia. Iti essi a Napoli, ne cominciarono di fatto il trattato. In questo mentre Manfredi collo esercito andò a mettersi in possesso della Guardia de' Lombardi, come luogo spettante al suo contado d'Andria. S'ebbe non poco a male la corte pontificia che, trattandosi di pace, egli seguitasse le ostilità, temendo ch'egli non venisse alla volta di Napoli; laonde egli per compiacerla se ne ritirò, e prese il viaggio verso d'Otranto, per l'avviso giuntogli che Manfredi Lancia suo parente era stato sconfitto dal popolo di Brindisi, il quale avea anche presa e distrutta la città di Nardò. Intanto il papa dichiarò suo legato in PugliaOttavianodegli Ubaldini cardinale di Santa Maria in Via Lata, con ordine di ammassare un possente esercito contra di Manfredi. Ora dunque, e non prima, come con errore scrisse Saba Malaspina[Sabas Malaspina, lib. 1, cap. 5.], questo cardinale cominciò a presiedere all'armi del pontefice. Da ciò presero motivo i ministri di Manfredi di rompere il trattato di pace, e se ne tornarono al loro padrone. Passato Manfredi alla volta di Brindisi, saccheggiò quel paese; assediò, ma indarno, quella città; venne a' suoi comandamenti Lecce. Pose anche l'assedio alla città d'Oria, che seppe vigorosamente difendersi. Stando egli quivi, ricevete la buona nuova che Pietro Ruffo Calabrese, conte di Catanzaro, che fin qui aveva esercitato in Sicilia l'uffizio di vicebalio e governatore di quell'isola, uomo palese nemico suo, e che teneva gran filo colla corte del papa, cacciato via dai Messinesi, s'era ritirato in Calabria ai suoi Stati. Gli ordini spediti colà a questo avviso da Manfredi, con un corpo di combattenti, e l'odiosità conceputa anche da Calabresi contra di esso Pietro Ruffo, cagion furono che que' popoli si sollevarono contra di lui, di modo che divenuto ramingo fu infine forzato a cercare rifugio nella corte pontificia.
In quest'anno la città di Trento si levò dall'ubbidienza diEccelinoda Romano[Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital. Monachus Patavinus, in Chron., tom. 8 Rer. Ital.], dove quel popolo doveva aver fatta anch'esso pruova di quella crudeltà che egli seguitava ad esercitare in Padova, e nelle altre città a lui sottoposte. Spedì egli a quella volta un gagliardo esercito, a cui solamente riuscì di dare un terribil guasto a molte castella e ville di quel distretto.Oberto marchesePelavicino, già divenuto signor di Cremona e Piacenza[Chronic. Placent., tom. 16 Rer. Ital.], di volontà de' Piacentini distrusse anch'egli nell'anno presente una mano di castella di quel territorio, che probabilmente appartenevano ai nobili fuorusciti della medesima città. Abbiamo dagli Annali d'Asti[Chron. Astens., tom. 11 Rer. Ital.], che in questi tempiTommaso contedi Savoia cominciò la guerra contra degli Astigiani, con levar loro il borgo di Chieri. Ed essendo Guiscardo da Pietrasanta Milanese podestà di Lucca, fece fabbricar due borghi nella Versilia sottoposta a Lucca[Ptolom. Lucens., Annal. brev., tom. 11 Rer. Ital.]. All'uno pose il nome diCampo Maggiore, all'altro diPietra Santadal suo cognome. Del che fo io menzione, acciocchè si conosca la falsità del famoso decreto attribuito aDesideriore de' Longobardi, scolpito in marmo nella città di Viterbo, lodato dal Sigonio, stampato dal Grutero fra l'altre iscrizioni, dove è parlato di Pietrasanta, di cui esso re vien fatto autore. Di tale impostura ho io ragionato altrove[Antiq. Ital., Dissert. XXVII, pag. 665.]. In Giberto da Correggio, detto della Gente, podestà di Parma, era stato fatto compromesso[Annal. Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.]dai Modenesi e Bolognesi per le differenze loro intorno alla picciola provincia del Frignano, in buona parte occupata dalla potenza d'essi Bolognesi al popolo di Modena. Chiara cosa era, secondo lagiustizia, che se ne dovea fare la restituzione. Abborrivano i Bolognesi la pronunzia del laudo, figurandosi bene qual esser dovesse, e la tirarono sempre a lungo; ma infine Giberto lo proferì con obbligare il popolo di Bologna a dimettere a' Modenesi l'usurpato possesso di quella contrada. Ma perchè non sanno mai i potenti, che in qualche maniera sieno entrati in possesso degli Stati dei meno potenti, persuadersi di avere il torto, e che per loro sia fatta la legge di Dio che obbliga a restituire; i Bolognesi lasciarono cantare il giudice, e seguitarono a ritener quel paese finchè poterono. Mentre questi piccioli affari si faceano in Lombardia, non perdeva oncia di tempoManfrediper migliorare quei delre Corradinosuo nipote[Nicolaus de Jamsilla, Hist., tom. 8 Rer. Ital.], o piuttosto i suoi proprii, in Puglia e Calabria. Eransi i Messinesi, dappoichè si furono sbrigati da Pietro Ruffo, invogliati di reggersi a repubblica, e già col pensiero si fabbricavano un largo dominio tanto in Sicilia che in Calabria alle spese dei vicini. A questo effetto con potente armamento di gente e di navi passarono in Calabria; ma poco durarono i lor castelli in aria, perchè ebbero delle percosse dalle soldatesche di Manfredi, per le quali la città di Reggio con altri luoghi venne alla di lui ubbidienza. Continuava intanto Manfredi l'assedio d'Oria, con averla anche ridotta all'estremità, di modo che se aveva un po' più di pazienza, si arrendeva quel popolo. Ma giuntogli l'avviso che il cardinale legato Ottaviano degli Ubaldini alla testa d'una possente armata, accompagnato dal marchese Bertoldo da Hoemburch, e da Oddone e Lodovico suoi fratelli, i quali, benchè Tedeschi, si erano tutti dati al servigio del papa, entrava in Puglia: Manfredi, rotto ogn'indugio, s'inviò a Nocera. Quivi messo insieme un forte esercito di Saraceni, Tedeschi e Pugliesi, marciò poscia nel dì primo di giugno, per impedire gli avanzamenti del pontificio, pervenuto sino aFrequento, e andò a postarsi fra esso e la Guardia de' Lombardi, dove era di guarnigione un corpo di gente papalina. Stettero per più dì a fronte le due armate; e, per quanto si studiasse Manfredi di tirare ad una campal battaglia i nemici, che pur erano senza alcun paragone superiori di forze, non vollero essi giammai dargli questo piacere.
Così stando le cose, arrivò di Germania un maresciallo, spedito al papa e al principe dal duca di Baviera a nome dellaregina Isabella, madre diCorradino, con proposizioni di pace. Diede moto il suo arrivo ad un trattato di tregua, che fu stabilita, finchè il maresciallo e i messi del principe fossero andati e ritornati dalla corte papale. Ritirossi perciò Manfredi alla marina di Bari; quand'ecco in Trani riceve nuova che il cardinal legato s'era innoltrato verso Foggia col suo esercito, e gli avea tolta la comunicazione con Nocera, sua importante città. Non poteva egli credere un tal tradimento. Ma verissimo fu; e inoltre la città di Sant'Angelo s'era data in tal occasione al legato. Animosamente allora si mosse Manfredi, e, senza mostrar apprensione alcuna de' nemici, passò alla volta di Nocera; ed avendo rinforzato il suo esercito, venne da lì a pochi giorni ad accamparsi in faccia all'armata nemica sei miglia lungi da Foggia, e ricuperò colla forza la suddetta città di Sant'Angelo. Veggendo poi che i nemici niun movimento faceano, attendendo solo a ben trincierarsi con fosse e steccati sotto Foggia, s'avvicinò anche egli a quella città, e quivi formò de' buoni trincieramenti, che l'armata pontificia, la quale dianzi meditava di far l'assedio di Nocera, si trovò come assediata da quella di Manfredi. Bertoldo marchese, ottenuti dal legato ottocento cavalli, passò in questo mentre alla marina di Bari, e tolse al principe le città di Trani, Barletta, e l'altre di quella contrada, eccetto che Andria. Ma questo furbo navigava a due contrarii venti, perciocchè nello stesso tempo trattava segretamentedi comporsi col principe Manfredi. Spedì costui al campo del legato, che scarseggiava di viveri, un copiosissimo convoglio. Manfredi, informatone dalle spie, oppur dallo stesso Bertoldo, lo sorprese. Mille e quattrocento uomini della scorta vi restarono uccisi; da quattrocento cinquanta furono i feriti e i prigioni. Tutto quel gran treno venne al campo di Manfredi. Entrata dunque la fame e le malattie nell'esercito pontificio, il cardinale legato propose un accordo, che fu accettato da Manfredi. Con esso si rilasciava al re Corradino e al principe il regno, con obbligo di prenderne l'investitura dal papa, a riserva di Terra di Lavoro, che restava in poter della Chiesa romana. Sottoscritta la capitolazione, il cardinale pregò Manfredi di perdono per chiunque avea prese l'armi contra di lui. A tutti egli rendè la sua grazia, e nominatamente al marchese Bertoldo e a' suoi fratelli. Ma il papa, che intanto avea mosso il re d'Inghilterra alla conquista del regno di Sicilia perEdmondosuo figliuolo, e già ne avea spedita l'investitura, credendo alle larghe promesse di quel re, ricusò di accettar l'accordo fatto dal legato. Gl'Inglesi dipoi non si mossero, e il papa deluso venne a perdere il buon boccone della Terra di Lavoro. Saba Malaspina[Sabas Malaspina, lib. 1, cap. 5.]non tace la divolgata opinione, che fra il cardinale Ottaviano e il principe Manfredi passassero segrete intelligenze. A buon conto, un temporale gran vantaggio egli avea procurato alla corte pontificia, che sel lasciò fuggir di mano. Mentre che tali cose succedeano in Puglia, Pietro Ruffo con un corpo di soldatesche papaline tornò in Calabria per riacquistar quei paesi. Fu quivi anche predicata la crociata contra di Manfredi, come se si fosse trattato di andar contra ai Turchi ed infedeli. Ma gli uffiziali di Manfredi dissiparono que' turbini, e il Ruffo se ne tornò dolente a Napoli. Non sopravvisse poi molto alle sue disgrazie, perciocchèstando in Terracina fu ucciso da un suo familiare. Saba Malaspina scrive ciò fatto per ordine di Manfredi, e detesta un tale operato; ma quando ciò sia vero, dovette credere Manfredi di aver giusto titolo di trattar così chi s'era mostrato sì ingrato ed infedele all'imperador Federigo e a' suoi successori, da' quali era stato cotanto beneficato, e ch'egli poi sì palesemente tradì. Si ridusse il papa in questo anno colla sua corte a Roma, non trovandosi più sicuro in Napoli, dacchè si era rifiutata la concordia. Nè è da tacere che il pontefice approvò che Corradino s'intitolasse re di Gerusalemme, ma non già di Sicilia, perchè questo regno si pretendeva devoluto alla santa Sede.