MCCVIAnno diCristoMCCVI. IndizioneIX.Innocenzo IIIpapa 9.Vacante l'imperio.Dopo tanta opposizione fatta fin qui da Diopoldo conte tedesco a papaInnocenzo IIIin Puglia, costui finalmente cercò di rimettersi in grazia d'esso pontefice[Richardus de S. Germano.], con promettergli una totale ubbidienza e sommissione, e specialmente per gli affari del governo del regno di Sicilia. Fu dunque chiamato a Roma, ed ottenuta che ebbe l'assoluzion dalle scomuniche, con licenza del sommo pontefice se ne tornò a Salerno. Sperava Innocenzo col braccio di questo ministro di ristabilir la pace, e insieme la sua autorità nella corte reale di Palermo. Passò infatti Diopoldo, secondo l'Anonimo Casinense[Anonymus Casinens., in Chron.], in quest'anno, oppure, come ha Riccardo da san Germano, nell'anno seguente in Sicilia; e tanto si adoperò con Guglielmo Capperone, che l'indusse a consegnare il giovinettore Federigonelle mani del cardinale legato. Ma Diopoldo si trovò ben presto tradito. Fu sparsa voce ch'egli con sì belle apparenze era dietro ad impossessarsi del re, e ad atterrare lo stesso Capperone e Gualtieri gran cancelliere, che cozzavano da gran tempo fra loro. Fondata, o immaginata che si fosse dai malevoli una tal diceria, la verità è che, avendo Diopoldo preparato un convito per solennizzare la pace fatta, contra di lui fu svegliata una sedizione, in cui preso, egli andò a fardelle meditazioni in prigione. Ma non vi si fermò molto, perchè ebbe chi Io aiutò a fuggire; e fortunatamente uscito di Palermo, si ricoverò di nuovo a Salerno. Allora il gran cancelliere giunse ad aver in suo potere il re Federigo. Circa questi tempiBonifazio marchesedi Monferrato fu coronato re di Tessalia; ed abbiamo dal Continuatore di Caffaro[Caffari, Annal. Genuens., lib. 4, tom. 6 Rer. Ital.]che in Genova furono armate quattro galee per condurre a Costantinopoli una figliuola d'esso marchese, destinata in moglie adArrigodi Fiandra, nuovo imperador latino in quelle parti. Proseguiva con calore l'astio e la guerra fra i due competitori nel regno germanico, cioè tra Filippo di Suevia e Ottone estense-guelfo[Godefridus Monachus, in Chron. Alberic. Monachus, in Chron.]. Ebbe una rotta in quest'anno ilre Ottone: il che indusse il popolo di Colonia ad accomodarsi col re Filippo. Trovossi allora Ottone a mal termine, e, portatosi a Brunsvich, dopo aver dato buon sesto a' suoi affari, passò in Inghilterra a chiedere soccorso alre Giovannisuo zio, e vi fu ricevuto con grande onore sì dal re, come da tutti i baroni. Dopo esservisi trattenuto per qualche tempo, se ne tornò in Germania, portando seco un gagliardo rinforzo di danaro. Verso questi tempi i nobili, che soli governavano Brescia[Malvecius, Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Italic.], vennero fra loro alle mani, e si sparse molto sangue: il che fu cagione che fu richiamata in città quella plebe che n'era stata cacciata. Ma poca durata in quella sconvolta città ebbe la pace. Sorse Alberto conte di Casalalto, che aspirava al comando sopra gli altri, e si venne all'armi. Coi suoi aderenti fu forzato a fuggirsene dalla città, e continuò dipoi la guerra civile. Essendo mancato di vita in questo annoFilippoarcivescovo di Milano, in luogo suo venne elettoUberto da Pirovano, il quale, secondo le pruove addotte dalsignor Sassi[Saxius, in Not. ad Sigon., de Regno Ital.], fu insieme cardinale della santa romana Chiesa. Terminò ancora i suoi giorniAlbertoarcivescovo di Ravenna, ed ebbe per successoreEgidiovescovo di Modena[Annal. Veter. Mutin., tom, 11 Rer. Ital. Rubens, Hist. Ravenn., lib. 6.]. Entrò in quest'anno la discordia anche nella città di Verona.Bonifazio conte, figliuolo diSauroconte di San Bonifazio, che era chiamato conte di Verona, non già perchè la governasse allora, ma perchè era discendente dagli antichi conti, o, vogliam dire, governatori perpetui di quella città, siccome del partito de' Guelfi, ebbe controversie[Paris. de Cereta, Chron. Veronense, tom. 8 Rer. Ital.]coi Monticoli, ossia Montecchi, potenti cittadini di Verona, di partito contrario. Nel di 14 di maggio venute alle mani queste due fazioni, seguì un fiero conflitto; e soccombendo i Monticoli, si sottrassero colla fuga al pericolo di peggio. Furono in questa occasione bruciate le case loro, le botteghe de' mercatanti e le case dei nobili dalla Carcere e di Lendenara.
Dopo tanta opposizione fatta fin qui da Diopoldo conte tedesco a papaInnocenzo IIIin Puglia, costui finalmente cercò di rimettersi in grazia d'esso pontefice[Richardus de S. Germano.], con promettergli una totale ubbidienza e sommissione, e specialmente per gli affari del governo del regno di Sicilia. Fu dunque chiamato a Roma, ed ottenuta che ebbe l'assoluzion dalle scomuniche, con licenza del sommo pontefice se ne tornò a Salerno. Sperava Innocenzo col braccio di questo ministro di ristabilir la pace, e insieme la sua autorità nella corte reale di Palermo. Passò infatti Diopoldo, secondo l'Anonimo Casinense[Anonymus Casinens., in Chron.], in quest'anno, oppure, come ha Riccardo da san Germano, nell'anno seguente in Sicilia; e tanto si adoperò con Guglielmo Capperone, che l'indusse a consegnare il giovinettore Federigonelle mani del cardinale legato. Ma Diopoldo si trovò ben presto tradito. Fu sparsa voce ch'egli con sì belle apparenze era dietro ad impossessarsi del re, e ad atterrare lo stesso Capperone e Gualtieri gran cancelliere, che cozzavano da gran tempo fra loro. Fondata, o immaginata che si fosse dai malevoli una tal diceria, la verità è che, avendo Diopoldo preparato un convito per solennizzare la pace fatta, contra di lui fu svegliata una sedizione, in cui preso, egli andò a fardelle meditazioni in prigione. Ma non vi si fermò molto, perchè ebbe chi Io aiutò a fuggire; e fortunatamente uscito di Palermo, si ricoverò di nuovo a Salerno. Allora il gran cancelliere giunse ad aver in suo potere il re Federigo. Circa questi tempiBonifazio marchesedi Monferrato fu coronato re di Tessalia; ed abbiamo dal Continuatore di Caffaro[Caffari, Annal. Genuens., lib. 4, tom. 6 Rer. Ital.]che in Genova furono armate quattro galee per condurre a Costantinopoli una figliuola d'esso marchese, destinata in moglie adArrigodi Fiandra, nuovo imperador latino in quelle parti. Proseguiva con calore l'astio e la guerra fra i due competitori nel regno germanico, cioè tra Filippo di Suevia e Ottone estense-guelfo[Godefridus Monachus, in Chron. Alberic. Monachus, in Chron.]. Ebbe una rotta in quest'anno ilre Ottone: il che indusse il popolo di Colonia ad accomodarsi col re Filippo. Trovossi allora Ottone a mal termine, e, portatosi a Brunsvich, dopo aver dato buon sesto a' suoi affari, passò in Inghilterra a chiedere soccorso alre Giovannisuo zio, e vi fu ricevuto con grande onore sì dal re, come da tutti i baroni. Dopo esservisi trattenuto per qualche tempo, se ne tornò in Germania, portando seco un gagliardo rinforzo di danaro. Verso questi tempi i nobili, che soli governavano Brescia[Malvecius, Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Italic.], vennero fra loro alle mani, e si sparse molto sangue: il che fu cagione che fu richiamata in città quella plebe che n'era stata cacciata. Ma poca durata in quella sconvolta città ebbe la pace. Sorse Alberto conte di Casalalto, che aspirava al comando sopra gli altri, e si venne all'armi. Coi suoi aderenti fu forzato a fuggirsene dalla città, e continuò dipoi la guerra civile. Essendo mancato di vita in questo annoFilippoarcivescovo di Milano, in luogo suo venne elettoUberto da Pirovano, il quale, secondo le pruove addotte dalsignor Sassi[Saxius, in Not. ad Sigon., de Regno Ital.], fu insieme cardinale della santa romana Chiesa. Terminò ancora i suoi giorniAlbertoarcivescovo di Ravenna, ed ebbe per successoreEgidiovescovo di Modena[Annal. Veter. Mutin., tom, 11 Rer. Ital. Rubens, Hist. Ravenn., lib. 6.]. Entrò in quest'anno la discordia anche nella città di Verona.Bonifazio conte, figliuolo diSauroconte di San Bonifazio, che era chiamato conte di Verona, non già perchè la governasse allora, ma perchè era discendente dagli antichi conti, o, vogliam dire, governatori perpetui di quella città, siccome del partito de' Guelfi, ebbe controversie[Paris. de Cereta, Chron. Veronense, tom. 8 Rer. Ital.]coi Monticoli, ossia Montecchi, potenti cittadini di Verona, di partito contrario. Nel di 14 di maggio venute alle mani queste due fazioni, seguì un fiero conflitto; e soccombendo i Monticoli, si sottrassero colla fuga al pericolo di peggio. Furono in questa occasione bruciate le case loro, le botteghe de' mercatanti e le case dei nobili dalla Carcere e di Lendenara.