MCCVIIAnno diCristoMCCVII. IndizioneX.Innocenzo IIIpapa 10.Vacante l'imperio.Era in grande auge di gloria e di potenzaBonifazio marchesedi Monferrato, perchè re di un bel regno, cioè di Salonichi e della Tessalia. All'udire[Sicard., in Chron., tom. 7 Rer. Ital.]che i Saraceni aveano assediata Satalia, benchè non di sua giurisdizione, non potè contenersi il suo valore dall'accorrere in aiuto de' cristiani. Ma, venuto a battaglia con quegl'infedeli, ferito da una saetta avvelenata, diede gloriosamente fine alla sua vita. Restarono di lui due figliuoli maschi,Guglielmo, che fu marchese di Monferrato, eDemetrio, a cui toccò la corona del regno tessalico. Soggiornava in Salerno il conte Diopoldo[Anonymus Casinens., in Chron. Richardus de S. Germano.], mal soddisfattode' suoi emuli che governavano la Sicilia, e probabilmente anche della corte di Roma. Insorsero dissapori fra lui e i Napoletani, e si venne a decidere col ferro la loro contesa. Rimasero disfatti i Napoletani, con gravissima loro perdita di gente. Fra gli altri prigioni vi restò Giffredo da Montefuscolo, che era loro generale. Essendo prevaluta in Verona la fazione de' Guelfi, per fortificarla maggiormente si studiarono essi di avere per loro podestà in quest'annoAzzo VI marchesed'Este: uffizio ben volentieri accettato da lui, perchè l'andare per podestà nelle città libere d'allora si chiamavaandare in signoria, cioè andar a fare il principe in quelle città[Roland., lib. 1, cap. 9. Gerard. Maurisius, tom. 8 Rer. Ital.]. Unitosi dunque colconte Bonifazioda San Bonifazio, nobile e potente signore tanto in Verona che nel suo distretto, cominciò il marchese ad esercitar con vigore il suo governo. Ma i Montecchi esiliati, ai quali troppo dispiaceva la patita depressione, collegatisi col marcheseBonifazio d Este, zio d'esso Azzo, e alieno da lui per liti civili, e con Eccelino da Onara, padre del crudele Eccelino, e non già del conte Bonifazio da San Bonifazio, come per qualche errore de' copisti si legge nella Cronica di Parisio da Cereta[Parisius de Cereta, Chron. Veron., tom. 8 Rer. Italic.], furtivamente introdotti una notte in Verona, costrinsero il marchese Azzo ad abbandonar la città. Allora fu che ancheSalinguerra, capo de' Ghibellini in Ferrara, scopertosi intrinseco amico di Eccelino, cacciò da quella città tutti gli aderenti del marchese Azzo, e senza lasciar più luogo a lui, cominciò a farla da signore di Ferrara. Ma che non andasse impunita l'insolenza di costoro, lo vedremo all'anno seguente. Ritirossi il marchese alla terra della Badia, e negli altri suoi Stati, dove attese a far gente. Parla di questo fatto anche la CronicaEstense[Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.], con aggiugnere che Salinguerra prese in quest'anno ai Ravennati la grossa terra d'Argenta, e, consegnatala alle fiamme, se ne tornò trionfalmente a Ferrara con assaissimi prigioni. Fin l'anno addietropapa Innocenzo III, che vedea in gran declinazione gli affari delre Ottonein Germania, ricevute che ebbe lettere di gran sommessione dalre Filippo[Arnold. Lubec., lib. 7, cap. 6.], siccome personaggio provveduto di una buona bussola per sapere con vantaggio navigare secondo i venti, cominciò a parlar dolce con esso Filippo; e, spediti in quest'anno in Germania due cardinali legati, diede ordine che si trattasse di pace. V'ha chi scrive[Abbas Urspergens., in Chron.]essersi questa conchiusa con obbligarsi il re Filippo di dare una sua figliuola per moglie al re Ottone col ducato della Suevia. Altri niegano che seguisse accordo alcuno; e giacchè non si potè ottener altro, i legati stabilirono una tregua d'un anno, e fecero depor l'armi a Filippo. Ciò non ostante[Arnol. Lubec., Chron., lib. 7, cap. 6. Albert. Stad., ad annum 1207.], papa Innocenzo diede mano ad un accomodamento proprio con Filippo, disposto a dargli la corona dell'imperio, tuttochè avesse già riconosciuto Ottone per legittimo re de' Romani. Racconta Corrado abbate Urspergense d'avere inteso da persone veridiche che Filippo si guadagnò l'animo del pontefice colla promessa di concedere in moglie a Riccardo fratello d'esso papa, già fatto conte, una sua figliuola, e di dargli in dote la Toscana, Spoleti e la marca d'Ancona. Probabilmente queste furono dicerie de' fautori del re Ottone, oppure di coloro che facilmente fanno gl'interpreti de' gabinetti de' principi. Per altro non dimenticò mai questo pontefice, in mezzo ai pubblici affari, i privati della propria casa. Sparsasi poi per l'Italia la nuova del favorevol ascendente del re Filippo, non perde tempoAzzo VI marchesed'Este ad inviar deputati in Germania, per ottener la conferma delle appellazioni della marca di Verona, cioè di Verona, Vicenza, Padova, Trivigi, Trento, Feltre e Belluno, e l'investitura di cinque ville poste nel territorio di Vicenza, per sè e per la principessaAlisiasua moglie. Leggonsi questi due diplomi, spediti in ArgentinaXIV kalendas julii, nelle Antichità Estensi[Antichità Estensi, P. I, cap. 39.]. Un altro diploma, con cui Filippo concede in feudo aTommaso contedi Savoia nel dì primo di giugno alcune castella, mentre stava in Basilea, si legge presso il Guichenon[Guichenon, Histoire de la Mais. de Savoye, tom. 3.].
Era in grande auge di gloria e di potenzaBonifazio marchesedi Monferrato, perchè re di un bel regno, cioè di Salonichi e della Tessalia. All'udire[Sicard., in Chron., tom. 7 Rer. Ital.]che i Saraceni aveano assediata Satalia, benchè non di sua giurisdizione, non potè contenersi il suo valore dall'accorrere in aiuto de' cristiani. Ma, venuto a battaglia con quegl'infedeli, ferito da una saetta avvelenata, diede gloriosamente fine alla sua vita. Restarono di lui due figliuoli maschi,Guglielmo, che fu marchese di Monferrato, eDemetrio, a cui toccò la corona del regno tessalico. Soggiornava in Salerno il conte Diopoldo[Anonymus Casinens., in Chron. Richardus de S. Germano.], mal soddisfattode' suoi emuli che governavano la Sicilia, e probabilmente anche della corte di Roma. Insorsero dissapori fra lui e i Napoletani, e si venne a decidere col ferro la loro contesa. Rimasero disfatti i Napoletani, con gravissima loro perdita di gente. Fra gli altri prigioni vi restò Giffredo da Montefuscolo, che era loro generale. Essendo prevaluta in Verona la fazione de' Guelfi, per fortificarla maggiormente si studiarono essi di avere per loro podestà in quest'annoAzzo VI marchesed'Este: uffizio ben volentieri accettato da lui, perchè l'andare per podestà nelle città libere d'allora si chiamavaandare in signoria, cioè andar a fare il principe in quelle città[Roland., lib. 1, cap. 9. Gerard. Maurisius, tom. 8 Rer. Ital.]. Unitosi dunque colconte Bonifazioda San Bonifazio, nobile e potente signore tanto in Verona che nel suo distretto, cominciò il marchese ad esercitar con vigore il suo governo. Ma i Montecchi esiliati, ai quali troppo dispiaceva la patita depressione, collegatisi col marcheseBonifazio d Este, zio d'esso Azzo, e alieno da lui per liti civili, e con Eccelino da Onara, padre del crudele Eccelino, e non già del conte Bonifazio da San Bonifazio, come per qualche errore de' copisti si legge nella Cronica di Parisio da Cereta[Parisius de Cereta, Chron. Veron., tom. 8 Rer. Italic.], furtivamente introdotti una notte in Verona, costrinsero il marchese Azzo ad abbandonar la città. Allora fu che ancheSalinguerra, capo de' Ghibellini in Ferrara, scopertosi intrinseco amico di Eccelino, cacciò da quella città tutti gli aderenti del marchese Azzo, e senza lasciar più luogo a lui, cominciò a farla da signore di Ferrara. Ma che non andasse impunita l'insolenza di costoro, lo vedremo all'anno seguente. Ritirossi il marchese alla terra della Badia, e negli altri suoi Stati, dove attese a far gente. Parla di questo fatto anche la CronicaEstense[Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.], con aggiugnere che Salinguerra prese in quest'anno ai Ravennati la grossa terra d'Argenta, e, consegnatala alle fiamme, se ne tornò trionfalmente a Ferrara con assaissimi prigioni. Fin l'anno addietropapa Innocenzo III, che vedea in gran declinazione gli affari delre Ottonein Germania, ricevute che ebbe lettere di gran sommessione dalre Filippo[Arnold. Lubec., lib. 7, cap. 6.], siccome personaggio provveduto di una buona bussola per sapere con vantaggio navigare secondo i venti, cominciò a parlar dolce con esso Filippo; e, spediti in quest'anno in Germania due cardinali legati, diede ordine che si trattasse di pace. V'ha chi scrive[Abbas Urspergens., in Chron.]essersi questa conchiusa con obbligarsi il re Filippo di dare una sua figliuola per moglie al re Ottone col ducato della Suevia. Altri niegano che seguisse accordo alcuno; e giacchè non si potè ottener altro, i legati stabilirono una tregua d'un anno, e fecero depor l'armi a Filippo. Ciò non ostante[Arnol. Lubec., Chron., lib. 7, cap. 6. Albert. Stad., ad annum 1207.], papa Innocenzo diede mano ad un accomodamento proprio con Filippo, disposto a dargli la corona dell'imperio, tuttochè avesse già riconosciuto Ottone per legittimo re de' Romani. Racconta Corrado abbate Urspergense d'avere inteso da persone veridiche che Filippo si guadagnò l'animo del pontefice colla promessa di concedere in moglie a Riccardo fratello d'esso papa, già fatto conte, una sua figliuola, e di dargli in dote la Toscana, Spoleti e la marca d'Ancona. Probabilmente queste furono dicerie de' fautori del re Ottone, oppure di coloro che facilmente fanno gl'interpreti de' gabinetti de' principi. Per altro non dimenticò mai questo pontefice, in mezzo ai pubblici affari, i privati della propria casa. Sparsasi poi per l'Italia la nuova del favorevol ascendente del re Filippo, non perde tempoAzzo VI marchesed'Este ad inviar deputati in Germania, per ottener la conferma delle appellazioni della marca di Verona, cioè di Verona, Vicenza, Padova, Trivigi, Trento, Feltre e Belluno, e l'investitura di cinque ville poste nel territorio di Vicenza, per sè e per la principessaAlisiasua moglie. Leggonsi questi due diplomi, spediti in ArgentinaXIV kalendas julii, nelle Antichità Estensi[Antichità Estensi, P. I, cap. 39.]. Un altro diploma, con cui Filippo concede in feudo aTommaso contedi Savoia nel dì primo di giugno alcune castella, mentre stava in Basilea, si legge presso il Guichenon[Guichenon, Histoire de la Mais. de Savoye, tom. 3.].