MCCVIIIAnno diCristoMCCVIII. IndizioneXI.Innocenzo IIIpapa 11.Vacante l'imperio.Già il tutto era disposto per la riconciliazione ed esaltazione delre Filippo; già avea egli spedito i suoi ambasciatori apapa Innocenzo IIIper la confermazione dei capitoli accordati coi legati apostolici: quando un funesto accidente scompigliò e rovesciò tutti questi disegni[Arnold. Lubecensis, lib. 7, cap. 14. Otto de S. Blasio. Abbas Urspergens. Godefridus Monachus.]. Soggiornava il re Filippo in Bamberga, raunando un potente esercito contra delre Ottone, oppur contra diWaldemaro redi Danimarca, collegato d'esso Ottone. Trovandosi alla sua corte Ottone palatino conte di Witelspach, uomo facinoroso, sdegnato con esso Filippo per alcune cagioni, e specialmente per non aver potuto impetrare da lui in moglieCunigondadi lui figliuola, benchè ne fossero seguiti gli sponsali o le promesse: nel giorno in cui s'era Filippo fatto salassare ad amendue le braccia, chiese udienza per parlargli. Ammesso nella camera del re, sguainato il ferro, con un sol colpo vibrato alla testa, lo stese morto a terra. Sbrigato poi con altri colpi da chi voleva arrestarlo, e salito co' suoi neipreparati cavalli, felicemente si mise in salvo. Quest'orrido eccesso, commesso nel dì 21 di giugno, oppure nel seguente, si tirò dietro la detestazione di tutti, e massimamente del re Ottone, che nulla ebbe che fare nella risoluzion presa da questo assassino. Tornò bensì in vantaggio di esso Ottone l'altrui iniquità; perciocchè, tenuta una dieta ad Alberstad, quivi con unanime consenso dei principi fu di nuovo eletto re de' Romani e di Germania. Poscia in un altro più solenne parlamento congregato in Francoforte nella festa di san Martino, non solamente ricevette le regali insegne, ma conchiuse ancora un altro importante affare, cioè di prendere in moglieBeatricefigliuola dell'ucciso re Filippo, la quale gli portò poi in dote trecento cinquanta castella, e gli altri allodiali della casa di Suevia, quasichè per nulla si contasse alloraFederigo II redi Sicilia, nipote d'esso Filippo. Così per tutta la Germania rifiorì la pace e la tranquillità; e papa Innocenzo, dopo aver detestato l'assassinio fatto a Filippo, rivolse tutto il suo studio e le sue carezze in favore del re Ottone. Attese dal suo canto anche Ottone a guadagnarsi gli animi de' principi già suoi avversarii, con rinunziare particolarmente alle pretensioni sue sopra quegl'immensi Stati, de' quali era stato spogliato a' tempi di Federigo Barbarossa il ducaArrigo Leonesuo padre.Per vendicarsi dell'affronto ricevuto nell'anno addietro in Verona dagli emuli suoi,Azzo VI, marchesed'Este[Gerardus Maurisius Hist., tono. 8 Rer. Ital.]congregò un potente esercito di Lombardi, Romagnuoli e della marca di Verona, e massimamente ebbe in suo aiuto il comune di Mantova. Con queste forze entrato in Verona, s'impadronì di qualche fortezza. In aiuto della fazione contraria dei Montecchi accorse Eccelino da Onara, soprannominato poi il Monaco, con un buon corpo di gente. Vennero anche i Vicentini fino alle porte, per desiderio dimetter pace; ma guerra vi fu, e si venne a battaglia nella Braida di Verona, in cui, dopo ostinato combattimento e strage di molti, la vittoria si dichiarò in favore del marchese. Fuggirono i Montecchi, e si fecero forti nelle rocche di Garda e di Peschiera. Le lor torri e case in Verona furono diroccate, e da lì innanzi il marchese Azzo col conte di San Bonifazio signoreggiò, finchè ebbe vita, in quella città. Ho ben io raccontato questo avvenimento sotto l'anno presente colla scorta di Rolandino[Roland., lib. 1, cap. 9.]. Ma Parisio da Cereta[Paris. de Cereta, Chron., tom. 8 Rer. Ital.]mi par più degno di fede, perchè scrittor veronese, e non men antico dell'altro. Questi lo riferisce all'anno 1207, e ci assicura che quel conflitto accadde nel dì 29 di settembre, festa di san Michele. Scrive ancora Rolandino che il suddetto Eccelino, padre del crudele Eccelino, restò prigione del marchese, che il trattò con gran cortesia ed onorevolezza, e infine, donatagli la libertà senza riscatto, il fece nobilmente accompagnare fino a Bassano. E quivi Rolandino prorompe in lode di questi tempi, ne' quali sì buon trattamento si faceva ai nemici prigionieri, laddove cinquanta anni dappoi ogni sorta di crudeltà si cominciò a praticar contra di essi. Gherardo Maurisio, scrittore parzialissimo della casa d'Eccelino, scrive ch'egli ebbe la fortuna di salvarsi co' suoi dopo la rotta suddetta; e che avendo poi il marchese Azzo messo l'assedio alla fortezza di Garda, e ridottala a tale, che già alla guarnigione erano mancati i viveri, Eccelino con alcune schiere d'armati raunati in Brescia comparve all'improvviso sotto Garda, e la fornì di vettovaglie per un anno: sicchè fu obbligato il marchese a ritirarsi. All'incontro abbiamo dal poco fa mentovato Parisio che Garda fu presa dal marchese, e condotti prigioni ad Este quei difensori: il che vien anche asserito da Andrea Dandolo[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.].Qui non si fermò l'attività e il valore del marchese d'Este. Venuto a Ferrara con grande sforzo di genie, ne cacciòSalinguerracapo de' Ghibellini. E allora fu che il popolo di Ferrara, per mettere fine alle interne sue turbolenze, determinò di mettersi nelle braccia d'un solo, e di proclamare per suo signore il marchese. Fu eseguito il pensiero, e data a lui una piena balia sopra quella città e suo distretto con uno strumento che si legge nelle Antichità Estensi[Antichità Estensi, P. I, cap. 39.]. Di questo suo dominio in Ferrara abbiamo anche la testimonianza di Gherardo Maurisio. Negli Annali antichi di Modena[Annal. Veter. Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.]è scritto che Salinguerra, cacciato da Ferrara, si ricoverò in Modena. E merita riflessione che il predetto marchese Azzo fu il primo, per quanto io sappia, che acquistasse principato in città libere per volere de' cittadini, acciocchè cessassero gli abbominevoli effetti delle fazioni e guerre civili: il che servì poscia d'esempio ad altre per fare lo stesso. Venivano allora così fatti principi considerati come capi delle repubbliche, perchè tuttavia restava il nome e l'autorità d'esse repubbliche. La lega fatta dallo stesso marchese colla città di Cremona, nelle suddette Antichità Estensi si può leggere. E d'un'altra stabilita col popolo di Ravenna parla Girolamo Rossi[Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 6. Parisius de Cereta, in Chron., tom. 8 Rer. Ital.]. Ricuperò ancora il marchese la fortezza di Peschiera, e quivi caduti nelle sue mani i Montecchi, li mandò nelle carceri d'Este. A quell'assedio intervennero i Veronesi e Mantovani coi loro carrocci. Truovasi poi nei suddetti Annali di Modena che in questo anno il popolo modenese andò in aiuto de' Mantovani, perchè loro si era ribellata Suzara. Secondo la Cronica di Reggio[Memoriale Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Italic.], all'assedio di quella terra furono i Mantovani, il marchese d'Este, i Modenesie Cremonesi. Ma sopraggiunti i Reggiani coi loro collegati, si sciolse quell'assedio. Quali fossero questi collegati, si raccoglie dagli Annali di Modena, nei quali è scritto sotto il presente anno:Bononienses cum suo carroccio. Imolenses, et Faventini iverunt in servitio Regiensium per burgos civitatis Mutinae. Ed ecco come in questi tempi erano sempre in armi e in moto i popoli della Lombardia, per opprimersi o difendersi l'un l'altro. La lor libertà era un gran bene, ma insieme un gran male la loro ambizione ed inquietudine. Se crediamo agli storici moderni della Sicilia, Inveges, Pirro ed altri, il ponteficeInnocenzo IIInell'anno presente per mare si portò a Palermo, e vi arrivò nel dì 30 di maggio, per dar sesto agli affari del re Federigo. Sono favole, fondate, a mio credere, sopra una lettera d'esso papa, in cui dice d'essereentrato nel regno. Ma questa sua entrata altro non vuol dire, se non ch'egli andò a Sora, ricuperata con altre terre in quest'anno dalla tirannide degli uffiziali tedeschi, delle quali creò egli conteRiccardosuo fratello. Poscia se n'andò a San Germano e a Monte Casino. Questo è tutto quello che di lui raccontano l'autore anonimo della sua Vita[Vita Innocentii III, P. I, tom. 3 Rer. Ital.], l'Anonimo Casinense[Anonymus Casinensis, in Chron.]e Riccardo da San Germano[Richardus de S. Germano, in Chron.]. Se il pontefice avesse fatto un viaggio fino in Sicilia, siccome avvenimento tanto più considerabile, non l'avrebbono taciuto quegli autori. Aggiungasi che esso Riccardo storico e Giovanni da Ceccano[Johann. de Ceccano, Chron. Fossaenovae.]minutamente descrivono i passi di questo pontefice, con dire ch'egli nel dì 16 di giugno, uscito di Roma, andò ad Anagni, poscia a Piperno, al monistero di Fossanuova, e nel dì 23 d'esso mese a San Germano, dove tenne un parlamento coi baroni del regno per aiuto del reFederigo, e per la pace di quelle contrade.Che luogo dunque resta all'immaginato suo viaggio in Sicilia?Racconta Galvano Fiamma[Gualv. Flamma, in Manipul. Flor., cap. 241.]che in quest'anno i Milanesi, udita l'esaltazione di Ottone IV re, non più dubbiosa, gli spedirono ambasciatori fino a Colonia, pregandolo di venire a ricevere la corona del regno d'Italia. Duranti le discordie passate fra la nobiltà e la plebe di Brescia, era venuta alle mani de' Cremonesi la terra di Ponte Vico. Vollero i Bresciani ricuperarla, e la strinsero d'assedio. Si mossero bensì i Cremonesi, con avere in aiuto il marchese d'Este; ma sopraggiunti i Milanesi collegati de' Bresciani, misero in rotta il campo cremonese, con far prigionieri quattrocento de' loro uomini a cavallo; e Ponte Vico tornò in potere de' Bresciani. Nella Cronichetta di Cremona[Chron. Cremonense, tom. 7 Rer. Ital.]è scritto di Assagito da San Nazario, potestà in quest'anno di Cremona:Hic suo tempore cepit Pontevicum, et suo tempore perdidit. AvevaArrigo contedi Malta[Caffari, Annal. Genuens., lib. 4, tom. 6 Rer. Ital.]fiancheggiato dai Genovesi, tolta ai Veneziani l'isola di Creta, ossia di Candia, nell'anno 1206. Inviarono in quest'anno i Veneziani una flotta contra di lui; ma furono rotti, e restò prigione Rinieri Dandolo loro ammiraglio. L'insigne storico veneto Andrea Dandolo[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.]differentemente parla di questi affari: cioè che nell'anno 1206 fu spedito Rinieri Dandolo con una armata di galee trentuna, il quale prese Leone Vetrano corsaro genovese con galee nove di suo seguito; dal che nacque guerra fra i Genovesi e Veneziani. Impadronissi ancora il suddetto Rinieri di Corfù, Modone, Corone, Atene e d'altri luoghi. In questi tempi Arrigo chiamato Pescatore, conte di Malta, colle forze de' Genovesi mise piede in Candia, coll'impadronirsi di molto paese. Nell'anno 1207 l'armata veneta giunta colà, ricuperò la capitaledell'isola, e mise in fuga il Maltese, con prendergli quattro navi. Nell'anno presente, uscito in campagna esso Rinieri Dandolo contra d'alcuni ribelli, ferito da una saetta in un occhio, terminò i suoi dì, e fu seppellito nella città di Candia. Seguitò poi la guerra coi Genovesi; ma pare che l'isola di Candia restasse interamente sotto il dominio veneto. Ebbero anche i Veneziani il possesso di Negroponte e di Cefalonia, ed infeudarono quei paesi per lor minore fastidio ad alcuni nobili.
Già il tutto era disposto per la riconciliazione ed esaltazione delre Filippo; già avea egli spedito i suoi ambasciatori apapa Innocenzo IIIper la confermazione dei capitoli accordati coi legati apostolici: quando un funesto accidente scompigliò e rovesciò tutti questi disegni[Arnold. Lubecensis, lib. 7, cap. 14. Otto de S. Blasio. Abbas Urspergens. Godefridus Monachus.]. Soggiornava il re Filippo in Bamberga, raunando un potente esercito contra delre Ottone, oppur contra diWaldemaro redi Danimarca, collegato d'esso Ottone. Trovandosi alla sua corte Ottone palatino conte di Witelspach, uomo facinoroso, sdegnato con esso Filippo per alcune cagioni, e specialmente per non aver potuto impetrare da lui in moglieCunigondadi lui figliuola, benchè ne fossero seguiti gli sponsali o le promesse: nel giorno in cui s'era Filippo fatto salassare ad amendue le braccia, chiese udienza per parlargli. Ammesso nella camera del re, sguainato il ferro, con un sol colpo vibrato alla testa, lo stese morto a terra. Sbrigato poi con altri colpi da chi voleva arrestarlo, e salito co' suoi neipreparati cavalli, felicemente si mise in salvo. Quest'orrido eccesso, commesso nel dì 21 di giugno, oppure nel seguente, si tirò dietro la detestazione di tutti, e massimamente del re Ottone, che nulla ebbe che fare nella risoluzion presa da questo assassino. Tornò bensì in vantaggio di esso Ottone l'altrui iniquità; perciocchè, tenuta una dieta ad Alberstad, quivi con unanime consenso dei principi fu di nuovo eletto re de' Romani e di Germania. Poscia in un altro più solenne parlamento congregato in Francoforte nella festa di san Martino, non solamente ricevette le regali insegne, ma conchiuse ancora un altro importante affare, cioè di prendere in moglieBeatricefigliuola dell'ucciso re Filippo, la quale gli portò poi in dote trecento cinquanta castella, e gli altri allodiali della casa di Suevia, quasichè per nulla si contasse alloraFederigo II redi Sicilia, nipote d'esso Filippo. Così per tutta la Germania rifiorì la pace e la tranquillità; e papa Innocenzo, dopo aver detestato l'assassinio fatto a Filippo, rivolse tutto il suo studio e le sue carezze in favore del re Ottone. Attese dal suo canto anche Ottone a guadagnarsi gli animi de' principi già suoi avversarii, con rinunziare particolarmente alle pretensioni sue sopra quegl'immensi Stati, de' quali era stato spogliato a' tempi di Federigo Barbarossa il ducaArrigo Leonesuo padre.
Per vendicarsi dell'affronto ricevuto nell'anno addietro in Verona dagli emuli suoi,Azzo VI, marchesed'Este[Gerardus Maurisius Hist., tono. 8 Rer. Ital.]congregò un potente esercito di Lombardi, Romagnuoli e della marca di Verona, e massimamente ebbe in suo aiuto il comune di Mantova. Con queste forze entrato in Verona, s'impadronì di qualche fortezza. In aiuto della fazione contraria dei Montecchi accorse Eccelino da Onara, soprannominato poi il Monaco, con un buon corpo di gente. Vennero anche i Vicentini fino alle porte, per desiderio dimetter pace; ma guerra vi fu, e si venne a battaglia nella Braida di Verona, in cui, dopo ostinato combattimento e strage di molti, la vittoria si dichiarò in favore del marchese. Fuggirono i Montecchi, e si fecero forti nelle rocche di Garda e di Peschiera. Le lor torri e case in Verona furono diroccate, e da lì innanzi il marchese Azzo col conte di San Bonifazio signoreggiò, finchè ebbe vita, in quella città. Ho ben io raccontato questo avvenimento sotto l'anno presente colla scorta di Rolandino[Roland., lib. 1, cap. 9.]. Ma Parisio da Cereta[Paris. de Cereta, Chron., tom. 8 Rer. Ital.]mi par più degno di fede, perchè scrittor veronese, e non men antico dell'altro. Questi lo riferisce all'anno 1207, e ci assicura che quel conflitto accadde nel dì 29 di settembre, festa di san Michele. Scrive ancora Rolandino che il suddetto Eccelino, padre del crudele Eccelino, restò prigione del marchese, che il trattò con gran cortesia ed onorevolezza, e infine, donatagli la libertà senza riscatto, il fece nobilmente accompagnare fino a Bassano. E quivi Rolandino prorompe in lode di questi tempi, ne' quali sì buon trattamento si faceva ai nemici prigionieri, laddove cinquanta anni dappoi ogni sorta di crudeltà si cominciò a praticar contra di essi. Gherardo Maurisio, scrittore parzialissimo della casa d'Eccelino, scrive ch'egli ebbe la fortuna di salvarsi co' suoi dopo la rotta suddetta; e che avendo poi il marchese Azzo messo l'assedio alla fortezza di Garda, e ridottala a tale, che già alla guarnigione erano mancati i viveri, Eccelino con alcune schiere d'armati raunati in Brescia comparve all'improvviso sotto Garda, e la fornì di vettovaglie per un anno: sicchè fu obbligato il marchese a ritirarsi. All'incontro abbiamo dal poco fa mentovato Parisio che Garda fu presa dal marchese, e condotti prigioni ad Este quei difensori: il che vien anche asserito da Andrea Dandolo[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.].
Qui non si fermò l'attività e il valore del marchese d'Este. Venuto a Ferrara con grande sforzo di genie, ne cacciòSalinguerracapo de' Ghibellini. E allora fu che il popolo di Ferrara, per mettere fine alle interne sue turbolenze, determinò di mettersi nelle braccia d'un solo, e di proclamare per suo signore il marchese. Fu eseguito il pensiero, e data a lui una piena balia sopra quella città e suo distretto con uno strumento che si legge nelle Antichità Estensi[Antichità Estensi, P. I, cap. 39.]. Di questo suo dominio in Ferrara abbiamo anche la testimonianza di Gherardo Maurisio. Negli Annali antichi di Modena[Annal. Veter. Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.]è scritto che Salinguerra, cacciato da Ferrara, si ricoverò in Modena. E merita riflessione che il predetto marchese Azzo fu il primo, per quanto io sappia, che acquistasse principato in città libere per volere de' cittadini, acciocchè cessassero gli abbominevoli effetti delle fazioni e guerre civili: il che servì poscia d'esempio ad altre per fare lo stesso. Venivano allora così fatti principi considerati come capi delle repubbliche, perchè tuttavia restava il nome e l'autorità d'esse repubbliche. La lega fatta dallo stesso marchese colla città di Cremona, nelle suddette Antichità Estensi si può leggere. E d'un'altra stabilita col popolo di Ravenna parla Girolamo Rossi[Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 6. Parisius de Cereta, in Chron., tom. 8 Rer. Ital.]. Ricuperò ancora il marchese la fortezza di Peschiera, e quivi caduti nelle sue mani i Montecchi, li mandò nelle carceri d'Este. A quell'assedio intervennero i Veronesi e Mantovani coi loro carrocci. Truovasi poi nei suddetti Annali di Modena che in questo anno il popolo modenese andò in aiuto de' Mantovani, perchè loro si era ribellata Suzara. Secondo la Cronica di Reggio[Memoriale Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Italic.], all'assedio di quella terra furono i Mantovani, il marchese d'Este, i Modenesie Cremonesi. Ma sopraggiunti i Reggiani coi loro collegati, si sciolse quell'assedio. Quali fossero questi collegati, si raccoglie dagli Annali di Modena, nei quali è scritto sotto il presente anno:Bononienses cum suo carroccio. Imolenses, et Faventini iverunt in servitio Regiensium per burgos civitatis Mutinae. Ed ecco come in questi tempi erano sempre in armi e in moto i popoli della Lombardia, per opprimersi o difendersi l'un l'altro. La lor libertà era un gran bene, ma insieme un gran male la loro ambizione ed inquietudine. Se crediamo agli storici moderni della Sicilia, Inveges, Pirro ed altri, il ponteficeInnocenzo IIInell'anno presente per mare si portò a Palermo, e vi arrivò nel dì 30 di maggio, per dar sesto agli affari del re Federigo. Sono favole, fondate, a mio credere, sopra una lettera d'esso papa, in cui dice d'essereentrato nel regno. Ma questa sua entrata altro non vuol dire, se non ch'egli andò a Sora, ricuperata con altre terre in quest'anno dalla tirannide degli uffiziali tedeschi, delle quali creò egli conteRiccardosuo fratello. Poscia se n'andò a San Germano e a Monte Casino. Questo è tutto quello che di lui raccontano l'autore anonimo della sua Vita[Vita Innocentii III, P. I, tom. 3 Rer. Ital.], l'Anonimo Casinense[Anonymus Casinensis, in Chron.]e Riccardo da San Germano[Richardus de S. Germano, in Chron.]. Se il pontefice avesse fatto un viaggio fino in Sicilia, siccome avvenimento tanto più considerabile, non l'avrebbono taciuto quegli autori. Aggiungasi che esso Riccardo storico e Giovanni da Ceccano[Johann. de Ceccano, Chron. Fossaenovae.]minutamente descrivono i passi di questo pontefice, con dire ch'egli nel dì 16 di giugno, uscito di Roma, andò ad Anagni, poscia a Piperno, al monistero di Fossanuova, e nel dì 23 d'esso mese a San Germano, dove tenne un parlamento coi baroni del regno per aiuto del reFederigo, e per la pace di quelle contrade.Che luogo dunque resta all'immaginato suo viaggio in Sicilia?
Racconta Galvano Fiamma[Gualv. Flamma, in Manipul. Flor., cap. 241.]che in quest'anno i Milanesi, udita l'esaltazione di Ottone IV re, non più dubbiosa, gli spedirono ambasciatori fino a Colonia, pregandolo di venire a ricevere la corona del regno d'Italia. Duranti le discordie passate fra la nobiltà e la plebe di Brescia, era venuta alle mani de' Cremonesi la terra di Ponte Vico. Vollero i Bresciani ricuperarla, e la strinsero d'assedio. Si mossero bensì i Cremonesi, con avere in aiuto il marchese d'Este; ma sopraggiunti i Milanesi collegati de' Bresciani, misero in rotta il campo cremonese, con far prigionieri quattrocento de' loro uomini a cavallo; e Ponte Vico tornò in potere de' Bresciani. Nella Cronichetta di Cremona[Chron. Cremonense, tom. 7 Rer. Ital.]è scritto di Assagito da San Nazario, potestà in quest'anno di Cremona:Hic suo tempore cepit Pontevicum, et suo tempore perdidit. AvevaArrigo contedi Malta[Caffari, Annal. Genuens., lib. 4, tom. 6 Rer. Ital.]fiancheggiato dai Genovesi, tolta ai Veneziani l'isola di Creta, ossia di Candia, nell'anno 1206. Inviarono in quest'anno i Veneziani una flotta contra di lui; ma furono rotti, e restò prigione Rinieri Dandolo loro ammiraglio. L'insigne storico veneto Andrea Dandolo[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.]differentemente parla di questi affari: cioè che nell'anno 1206 fu spedito Rinieri Dandolo con una armata di galee trentuna, il quale prese Leone Vetrano corsaro genovese con galee nove di suo seguito; dal che nacque guerra fra i Genovesi e Veneziani. Impadronissi ancora il suddetto Rinieri di Corfù, Modone, Corone, Atene e d'altri luoghi. In questi tempi Arrigo chiamato Pescatore, conte di Malta, colle forze de' Genovesi mise piede in Candia, coll'impadronirsi di molto paese. Nell'anno 1207 l'armata veneta giunta colà, ricuperò la capitaledell'isola, e mise in fuga il Maltese, con prendergli quattro navi. Nell'anno presente, uscito in campagna esso Rinieri Dandolo contra d'alcuni ribelli, ferito da una saetta in un occhio, terminò i suoi dì, e fu seppellito nella città di Candia. Seguitò poi la guerra coi Genovesi; ma pare che l'isola di Candia restasse interamente sotto il dominio veneto. Ebbero anche i Veneziani il possesso di Negroponte e di Cefalonia, ed infeudarono quei paesi per lor minore fastidio ad alcuni nobili.