MCCXIIAnno diCristoMCCXII. IndizioneXV.Innocenzo IIIpapa 15Ottone IVimperadore 4.V'ha degli scrittori[Godefridus Monachus, in Chron. Sicardus, in Chron. et alii.]che narrano partito l'imperadore Ottone d'Italia nell'anno precedente, per accudire agl'interessi della Germania, che cominciavano a prendere un cattivo sistema. La verità si è, ch'egli era tuttavia in Milano nel dì 10 di febbraio dell'anno presente, ciò ricavandosi da due suoi decreti, da me dati alla luce[Antichità Estensi, P. I, cap. 40.], nei quali prende la protezione di certe pretensioni civili che aveaBonifazio marchesed'Este contra del marcheseAzzo VIsuo nipote. E Riccardo da San Germano[Richardus de S. Germano, in Chron.]coerentementelasciò scritto che Ottoneregnum(di Puglia)festinus egreditur mense novembri(del precedente anno),et mense martio(del presente)in Alemanniam remeavit. Anche l'Abbate Urspergense[Abbas Urspergens., in Chron.]attesta lo stesso. Nel passare per Brescia, secondo il Malvezzi[Malvecius, Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Italic.], rimise la pace fra i nobili e la plebe di quella città. Arrivato in Germania, circa la festa della Pentecoste tenne una solenne dieta in Norimberga, dove espose a que' principi, che v'intervennero, i motivi della sua rottura col papa. Fece poi guerra adErmannolantgravio di Turingia, uno di que' principi che se gli erano ribellati, mettendo a ferro e fuoco tutte le di lui contrade. Ma intanto per le replicate instanze de' principi tedeschi del partito diFederigo IIre di Sicilia, avvalorate ancora dalle altre diFilippo redi Francia, papaInnocenzo IIIfece premura a Federigo di passare in Germania, dove la sua presenza recherebbe più calore ed animo ai suoi partigiani. Si oppose forte a tal risoluzione la regina moglie, per timore ch'egli potesse correre troppi pericoli oltra monti; ma in cuore del giovinetto re prevalsero le spinte dell'ambizione e della gloria; e però, lasciata la moglie, che già dato avea alla luce un figliuolo appellatoArrigo, imbarcatosi, venne a Gaeta, e nel dì 17 di marzo di quest'anno, e non già del precedente, come ha il testo di Riccardo da San Germano[Richardus de S. German., in Chron.], entrò in Benevento. Di là poi passò a Roma[Johann. de Ceccano, Chron. Fossaenovae.], dove fu con ogni dimostrazion d'onore accolto dal papa e dai Romani. Dopo pochi giorni per mare si portò a Genova[Caffari, Annal. Genuens., lib. 4, tom. 6 Rer. Italic.], e quivi ben trattato si fermò quasi tre mesi, concertando intanto le maniere di passare in Germania, giacchè l'imperadore Ottone avea messe guardie dappertutto per impedirgli il passaggio. Nel dì 15 di lugliosi mosse da Genova, e andò a Pavia. Erano per lui i Pavesi e il marchese di Monferrato; e però scortato dalla loro armata, arrivò fino al Lambro, dove li aspettavano con tutte le lor forze i Cremonesi ed Azzo VI marchese d'Este, i quali con gran festa il menarono a Cremona. Nel tornarsene addietro, i Pavesi all'improvviso furono assaliti dai Milanesi, e in quel fatto d'armi furono fatti dall'una e dall'altra parte alquanti prigioni.Come si ha da Rolandino[Roland., Chron., lib. 1, cap. 11.]e da Alberico monaco[Alberic. Monachus, in Chron.], il più zelante a scortare verso l'Alemagna il re Federigo fu il suddetto marchese d'Este, che con grande accompagnamento d'armati il menò per disastrose e non praticate strade sicuramente sino a Coira ne' Grigioni. Lo stesso Federigo, siccome costa da una sua lettera[Rolandinus, Chron., lib. 4, cap. 8.]scritta ad Eccelino da Romano molti anni dappoi, riconosceva specialmente da esso marchese il principio della sua esaltazione. Arrivò dunque il giovane Federigo a Costanza tre ore prima di Ottone. Se tardava un poco più, sarebbe stato costretto a tornarsene indietro. Andò poscia a Basilea e per l'altre parti del Reno, dove trovò tutti i principi che si erano dichiarati per lui. Si abboccò conFilippo redi Francia a Valcolore, e stabilì lega con lui. Scrittori non mancano che il dicono eletto in quest'anno re dei Romani e di Germania; anzi gli Annali di Genova, scritti da autori contemporanei, e l'Abbate Urspergense ci assicurano ch'egli fu coronato in Magonza sul principio di dicembre. Godifredo monaco differisce questa coronazione fino all'anno 1215, e la dice fatta in Aquisgrana. Due volte probabilmente dovette egli farsi coronare. Giacchè i Milanesi stavano pertinaci in favorir l'imperadore Ottone, Azzo VI marchese d'Este e d'Ancona strinse, nel dì 25 d'agosto, una lega colle città di Cremona, Brescia, Verona, Ferrarae Pavia, e col conte Bonifazio da San Bonifazio. Se ne legge lo strumento nelle Antichità Estensi[Antichità Estensi, P. I, cap. 40.]. In quest'anno poi esso marchese coll'esercito e carroccio veronese, e coi rinforzi venuti di Mantova, Cremona, Reggio, Brescia e Pavia, mosse guerra a Vicenza. Dopo aver preso Lunigo, si accostò alla città. Eccelino co' Vicentini e Trivisani il fece ritirar in fretta. Ma questo glorioso principe e il suddetto conte di San Bonifazio nel novembre seguente terminarono i lor giorni nel più bell'ascendente della loro fortuna[Gerard. Maurisius, Histor. Monachus Patavinus, Chron. Rolandinus, lib. 1, cap. 11.]. Lasciò il marcheseAzzo VIdopo di sè due figliuoli,AldovrandinoedAzzo VII, principi che ereditarono non solamente gli Stati, ma anche il valore del padre. Restò similmente di lui Beatrice, che per le sue rare virtù meritò poi il titolo di beata, procreata da una figliuola diTommaso contedi Savoia, moglie d'esso marchese. Videsi in questo anno una novità in Italia. Circa sette mila tra uomini, ragazzi, donne e fanciulle, da pio entusiasmo mossi dalla Germania, con avere per capo un fanciullo nomato Niccolò, arrivarono a Genova sul fine d'agosto[Caffari, Annal. Genuens., lib. 4, tom. 6 Rer. Italic.], per andare in Terra santa. Ma quivi trovarono un gran fosso da passare, e però si sciolse la loro unione, e chi restò in Genova, e chi andò in altri paesi. Di trenta mila di questi fanciulli, venuti fino a Marsiglia col suddetto spropositato disegno, parlano Alberico monaco dei tre Fonti[Alberic. Monachus, in Chron.], e Alberto Stadense[Alberic. Stadiens., in Chron.], con aggiugnere che furono assassinati dai ribaldi, parte affogati in mare, parte venduti ai Saraceni. Nell'anno precedente era nata guerra fra i Bolognesi e Pistoiesi[Matth. de Griffonibus, Histor. Bonon.]; e venuti alle mani, restarono molti de' Bolognesi prigioni. Per vendicarsene, essi Bolognesi in quest'anno,coll'aiuto ancora de' Reggiani[Memorial. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Italic.], Faentini ed Imolesi, menarono un forte esercito a' danni di Pistoia; e piantato il campo sul monte della Sambuca, ammazzarono molti de' nemici, e molti altri presi li trassero alle carceri di Bologna: con che ricuperarono i lor prigioni. Carestia così grave in quest'anno flagellò la Puglia e Sicilia, paesi per altro soliti ad essere i granai dell'Italia, che, per attestato di Sicardo, vescovo allora di Cremona[Sicard., in Chron., tom. 7 Rer. Ital.], le madri giunsero a mangiare i loro figliuoli.
V'ha degli scrittori[Godefridus Monachus, in Chron. Sicardus, in Chron. et alii.]che narrano partito l'imperadore Ottone d'Italia nell'anno precedente, per accudire agl'interessi della Germania, che cominciavano a prendere un cattivo sistema. La verità si è, ch'egli era tuttavia in Milano nel dì 10 di febbraio dell'anno presente, ciò ricavandosi da due suoi decreti, da me dati alla luce[Antichità Estensi, P. I, cap. 40.], nei quali prende la protezione di certe pretensioni civili che aveaBonifazio marchesed'Este contra del marcheseAzzo VIsuo nipote. E Riccardo da San Germano[Richardus de S. Germano, in Chron.]coerentementelasciò scritto che Ottoneregnum(di Puglia)festinus egreditur mense novembri(del precedente anno),et mense martio(del presente)in Alemanniam remeavit. Anche l'Abbate Urspergense[Abbas Urspergens., in Chron.]attesta lo stesso. Nel passare per Brescia, secondo il Malvezzi[Malvecius, Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Italic.], rimise la pace fra i nobili e la plebe di quella città. Arrivato in Germania, circa la festa della Pentecoste tenne una solenne dieta in Norimberga, dove espose a que' principi, che v'intervennero, i motivi della sua rottura col papa. Fece poi guerra adErmannolantgravio di Turingia, uno di que' principi che se gli erano ribellati, mettendo a ferro e fuoco tutte le di lui contrade. Ma intanto per le replicate instanze de' principi tedeschi del partito diFederigo IIre di Sicilia, avvalorate ancora dalle altre diFilippo redi Francia, papaInnocenzo IIIfece premura a Federigo di passare in Germania, dove la sua presenza recherebbe più calore ed animo ai suoi partigiani. Si oppose forte a tal risoluzione la regina moglie, per timore ch'egli potesse correre troppi pericoli oltra monti; ma in cuore del giovinetto re prevalsero le spinte dell'ambizione e della gloria; e però, lasciata la moglie, che già dato avea alla luce un figliuolo appellatoArrigo, imbarcatosi, venne a Gaeta, e nel dì 17 di marzo di quest'anno, e non già del precedente, come ha il testo di Riccardo da San Germano[Richardus de S. German., in Chron.], entrò in Benevento. Di là poi passò a Roma[Johann. de Ceccano, Chron. Fossaenovae.], dove fu con ogni dimostrazion d'onore accolto dal papa e dai Romani. Dopo pochi giorni per mare si portò a Genova[Caffari, Annal. Genuens., lib. 4, tom. 6 Rer. Italic.], e quivi ben trattato si fermò quasi tre mesi, concertando intanto le maniere di passare in Germania, giacchè l'imperadore Ottone avea messe guardie dappertutto per impedirgli il passaggio. Nel dì 15 di lugliosi mosse da Genova, e andò a Pavia. Erano per lui i Pavesi e il marchese di Monferrato; e però scortato dalla loro armata, arrivò fino al Lambro, dove li aspettavano con tutte le lor forze i Cremonesi ed Azzo VI marchese d'Este, i quali con gran festa il menarono a Cremona. Nel tornarsene addietro, i Pavesi all'improvviso furono assaliti dai Milanesi, e in quel fatto d'armi furono fatti dall'una e dall'altra parte alquanti prigioni.
Come si ha da Rolandino[Roland., Chron., lib. 1, cap. 11.]e da Alberico monaco[Alberic. Monachus, in Chron.], il più zelante a scortare verso l'Alemagna il re Federigo fu il suddetto marchese d'Este, che con grande accompagnamento d'armati il menò per disastrose e non praticate strade sicuramente sino a Coira ne' Grigioni. Lo stesso Federigo, siccome costa da una sua lettera[Rolandinus, Chron., lib. 4, cap. 8.]scritta ad Eccelino da Romano molti anni dappoi, riconosceva specialmente da esso marchese il principio della sua esaltazione. Arrivò dunque il giovane Federigo a Costanza tre ore prima di Ottone. Se tardava un poco più, sarebbe stato costretto a tornarsene indietro. Andò poscia a Basilea e per l'altre parti del Reno, dove trovò tutti i principi che si erano dichiarati per lui. Si abboccò conFilippo redi Francia a Valcolore, e stabilì lega con lui. Scrittori non mancano che il dicono eletto in quest'anno re dei Romani e di Germania; anzi gli Annali di Genova, scritti da autori contemporanei, e l'Abbate Urspergense ci assicurano ch'egli fu coronato in Magonza sul principio di dicembre. Godifredo monaco differisce questa coronazione fino all'anno 1215, e la dice fatta in Aquisgrana. Due volte probabilmente dovette egli farsi coronare. Giacchè i Milanesi stavano pertinaci in favorir l'imperadore Ottone, Azzo VI marchese d'Este e d'Ancona strinse, nel dì 25 d'agosto, una lega colle città di Cremona, Brescia, Verona, Ferrarae Pavia, e col conte Bonifazio da San Bonifazio. Se ne legge lo strumento nelle Antichità Estensi[Antichità Estensi, P. I, cap. 40.]. In quest'anno poi esso marchese coll'esercito e carroccio veronese, e coi rinforzi venuti di Mantova, Cremona, Reggio, Brescia e Pavia, mosse guerra a Vicenza. Dopo aver preso Lunigo, si accostò alla città. Eccelino co' Vicentini e Trivisani il fece ritirar in fretta. Ma questo glorioso principe e il suddetto conte di San Bonifazio nel novembre seguente terminarono i lor giorni nel più bell'ascendente della loro fortuna[Gerard. Maurisius, Histor. Monachus Patavinus, Chron. Rolandinus, lib. 1, cap. 11.]. Lasciò il marcheseAzzo VIdopo di sè due figliuoli,AldovrandinoedAzzo VII, principi che ereditarono non solamente gli Stati, ma anche il valore del padre. Restò similmente di lui Beatrice, che per le sue rare virtù meritò poi il titolo di beata, procreata da una figliuola diTommaso contedi Savoia, moglie d'esso marchese. Videsi in questo anno una novità in Italia. Circa sette mila tra uomini, ragazzi, donne e fanciulle, da pio entusiasmo mossi dalla Germania, con avere per capo un fanciullo nomato Niccolò, arrivarono a Genova sul fine d'agosto[Caffari, Annal. Genuens., lib. 4, tom. 6 Rer. Italic.], per andare in Terra santa. Ma quivi trovarono un gran fosso da passare, e però si sciolse la loro unione, e chi restò in Genova, e chi andò in altri paesi. Di trenta mila di questi fanciulli, venuti fino a Marsiglia col suddetto spropositato disegno, parlano Alberico monaco dei tre Fonti[Alberic. Monachus, in Chron.], e Alberto Stadense[Alberic. Stadiens., in Chron.], con aggiugnere che furono assassinati dai ribaldi, parte affogati in mare, parte venduti ai Saraceni. Nell'anno precedente era nata guerra fra i Bolognesi e Pistoiesi[Matth. de Griffonibus, Histor. Bonon.]; e venuti alle mani, restarono molti de' Bolognesi prigioni. Per vendicarsene, essi Bolognesi in quest'anno,coll'aiuto ancora de' Reggiani[Memorial. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Italic.], Faentini ed Imolesi, menarono un forte esercito a' danni di Pistoia; e piantato il campo sul monte della Sambuca, ammazzarono molti de' nemici, e molti altri presi li trassero alle carceri di Bologna: con che ricuperarono i lor prigioni. Carestia così grave in quest'anno flagellò la Puglia e Sicilia, paesi per altro soliti ad essere i granai dell'Italia, che, per attestato di Sicardo, vescovo allora di Cremona[Sicard., in Chron., tom. 7 Rer. Ital.], le madri giunsero a mangiare i loro figliuoli.