MCCXIIIAnno diCristoMCCXIII. IndizioneI.Innocenzo IIIpapa 16.Ottone IVimperadore 5.Svantaggiosa era stata nel precedente anno per li Pavesi la battaglia loro data dai Milanesi fautori di Ottone, nel ritorno che faceano a casa, dopo avere accompagnato ilre Federigosino al Lambro[Sicard., in Chron. Alber. Monac., in Chron.]. Per rifarsi del danno, uscirono questi in campagna con grande sforzo nell'anno presente. Mossero ancora i Cremonesi col loro carroccio, aiutati da trecento cavalieri bresciani, con animo di unirsi coi Pavesi. Erano già pervenuti a Castello Leone, ossia Castiglione, quando all'improvviso nel dì 2 di giugno, giorno di Pentecoste, fu loro addosso l'oste dei Milanesi, forte non solamente per le proprie milizie, ma anche per li cavalieri ed arcieri piacentini, e per la cavalleria e fanteria de' Lodigiani e Comaschi, e per trecento altri cavalieri bresciani del partito contrario. Fiero, lungo ed ostinato fu il combattimento, in cui sulle prime ebbero la peggio i Cremonesi. Ma, rinforzato da questi l'assalto, riuscì loro di mettere in rotta il campo milanese, con far prigioni alcune migliaia d'essi, e con prendere il loro carroccio: segno di piena vittoria e di gran vergogna per chiperdeva. La fama de' Cremonesi per questo illustre fatto si sparse per tutto l'Occidente, come attesta il Monaco Padovano[Monach. Patavinus, in Chron.]. Dalla pia gente d'allora fu attribuita questa vittoria a miracolosa assistenza di Dio, perchè i Milanesi teneano saldo per lo scomunicato Ottone; ma si può anche essere pio senza obbligo di credere si fatti miracoli. Scrive inoltre Alberico monaco dei tre Fonti che il popolo di Milano, ripigliate le forze, in questo medesimo anno uscì contro i Pavesi, ed assediò un lor castello. Ma sopravvenuta l'armata de' Pavesi, diedero i Milanesi alle gambe, con abbruciar le loro tende. Furono seguiti dai Pavesi, che fecero quantità di prigioni, e spogliarono il campo loro. Così due rotte ebbe in un sol anno il popolo di Milano. Aggiugne il medesimo Alberico, che essendo stato ucciso l'abbate del monistero di santo Agostino di Pavia da' suoi monaci neri, il legato apostolico diede quel sacro luogo ai canonici regolari di Mortara, che tuttavia ne sono in possesso. Dalle cose fin qui narrate si può comprendere che Galvano Fiamma[Gualv. Flamm., in Manipul. Flor. cap. 246.]cercò di inorpellar le perdite de' Milanesi con dire ch'essi, dopo aver presa gran copia di prigioni, cavalli, carriaggi e tende de' Cremonesi, volendo mettere in salvo tante spoglie, raccomandarono il loro carroccio a pochi Piacentini (il che troppo è inverisimile) a' quali tolto fu dai Cremonesi. Scrive inoltre che i Milanesi nel dì 12 di giugno entrarono armati in Lomellina, distrussero Mortara, Gambalo e Lomello, e misero a sacco tutta quella contrada. Presero anche il castello di Voghera. Tace poi le busse lor date dal popolo pavese: sicchè gran sospetto porge l'adulazione. A questi fatti aggiugne il Sigonio[Sigonius, de Regno Ital., lib. 16.]delle altre particolarità, senza ch'io sappia onde le abbia ricavate. Ben so io ch'egli si servì del Fiamma in questo racconto.Il Continuatore di Caffaro scrive[Caffari, Annal. Genuens., lib. 4, tom 6 Rer. Ital.]che quattro mila Milanesi tra fanti e cavalieri rimasero prigionieri in mano de' Cremonesi, e che i popoli d'Alessandria, Tortona, Vercelli, Acqui ed Alba, co' marchesiGuglielmoeCorradoMalaspina, e settecento cavalieri milanesi, entrarono nel Pavese ostilmente, e presero Sala. Usciti anche i Pavesi in campo, diedero una rotta a questi collegati, con farne due mila prigioni. A questi autori pare che si possa credere senza timor di fallare.Succeduto al marcheseAzzo VIsuo padreAldrovandinomarchese d'Este e di Ancona, continuò a tenere colconte Riccardoda San Bonifazio il dominio di Verona, dove fu creato podestà nell'anno presente[Paris. de Cereta, Chron. Veron., tom. 8 Rer. Ital.]. Ma egli ebbe di gravissimi contrasti conSalinguerrain Ferrara. In aiuto di lui furono i Modenesi[Annales Veteres Mutinens., tom. 6 Rer. Italic.]. Tornando questi a casa col loro podestà, cioè con Baldovino Visdomino da Parma, caddero in un agguato posto dal nipote d'esso Salinguerra, in cui restò morto esso podestà, e fatti prigionieri circa quaranta de' lor soldati. Fabbricarono in quest'anno essi Modenesi il castello del Finale[Antichità Estense, P. I, cap. 41.], per avere un antemurale contra de' Ferraresi. Secondo la Cronica Estense[Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.], seguì pace fra il suddetto marchese Aldrovandino e Salinguerra, ed io ne ho rapportato altrove lo strumento. Ma più gravi disturbi ebbe esso marchese dai popolo di Padova, che, al pari degli altri, si studiava di dilatare i suoi confini alle spese de' vicini. Era da loro indipendente la nobil terra d'Este. Perchè egli non avea fatta giustizia ad alcuni Padovani, l'assediarono essi in questo anno, ed intervenne a quell'assedio Eccelinoda Onara col giovinetto suo figliuolo Eccelino da Romano[Roland., lib. 1, cap. 12. Monachus Patavin., in Chron. Antichità Estensi, P. I, cap. 41.]. Fu obbligato il marchese a venire ad un accordo, e a prendere la cittadinanza di Padova: la qual violenza fu appresso riprovata da papaInnocenzo III, e col tempo ancora daFederigo IIAugusto. Sei anni e due mesi era stata fuori di Verona la fazion ghibellina de' Montecchi, la quale, rifugiata nella terra di Cereta, quivi creava il suo podestà. Interpostosi in quest'anno Marino Zeno podestà di Padova unitamente col comune stesso di Padova[Chron. Estense, tom 15 Rer. Ital. Gerardus Maurisius, Hist., tom. 8 Rer. Italic.], tanto fece, che quel dì Verona lasciò tornarli pacificamente in città. Non così avvenne alla città di Brescia. Poco durò la concordia fra i nobili e il popolo. Nella festa de' santi Faustino e Giovita presero l'armi i popolari, e cacciarono fuor della città tutta la fazion de' nobili; nè ciò loro bastando, infierirono contra le lor torri e case, con atterrarle: crudeltà meritamente detestata dal Malvezzi cronista bresciano[Malvecius, in Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Italic.]. L'aver essi similmente data la fuga a Tommaso da Torino, lasciato ivi per governatore dall'imperador Ottone, fa intendere che que' popolari aveano abbracciato il partito del re Federigo. Ma probabilmente questo fatto appartiene all'anno precedente, giacchè lo stesso storico scrive che per cura diAlbertoda Reggio vescovo della lor città, e prelato di rara virtù, fu nell'ottobre dell'anno presente conchiusa pace fra que' discordi cittadini. Tale fu la fede di cadauno in quel buon vescovo, che a lui diedero anche il politico governo della città. Fecero lega in quest'anno i Bolognesi coi Reggiani obbligandosi di far guerra ai Modenesi ad ogni lor cenno[Memoriale Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Italic.].
Svantaggiosa era stata nel precedente anno per li Pavesi la battaglia loro data dai Milanesi fautori di Ottone, nel ritorno che faceano a casa, dopo avere accompagnato ilre Federigosino al Lambro[Sicard., in Chron. Alber. Monac., in Chron.]. Per rifarsi del danno, uscirono questi in campagna con grande sforzo nell'anno presente. Mossero ancora i Cremonesi col loro carroccio, aiutati da trecento cavalieri bresciani, con animo di unirsi coi Pavesi. Erano già pervenuti a Castello Leone, ossia Castiglione, quando all'improvviso nel dì 2 di giugno, giorno di Pentecoste, fu loro addosso l'oste dei Milanesi, forte non solamente per le proprie milizie, ma anche per li cavalieri ed arcieri piacentini, e per la cavalleria e fanteria de' Lodigiani e Comaschi, e per trecento altri cavalieri bresciani del partito contrario. Fiero, lungo ed ostinato fu il combattimento, in cui sulle prime ebbero la peggio i Cremonesi. Ma, rinforzato da questi l'assalto, riuscì loro di mettere in rotta il campo milanese, con far prigioni alcune migliaia d'essi, e con prendere il loro carroccio: segno di piena vittoria e di gran vergogna per chiperdeva. La fama de' Cremonesi per questo illustre fatto si sparse per tutto l'Occidente, come attesta il Monaco Padovano[Monach. Patavinus, in Chron.]. Dalla pia gente d'allora fu attribuita questa vittoria a miracolosa assistenza di Dio, perchè i Milanesi teneano saldo per lo scomunicato Ottone; ma si può anche essere pio senza obbligo di credere si fatti miracoli. Scrive inoltre Alberico monaco dei tre Fonti che il popolo di Milano, ripigliate le forze, in questo medesimo anno uscì contro i Pavesi, ed assediò un lor castello. Ma sopravvenuta l'armata de' Pavesi, diedero i Milanesi alle gambe, con abbruciar le loro tende. Furono seguiti dai Pavesi, che fecero quantità di prigioni, e spogliarono il campo loro. Così due rotte ebbe in un sol anno il popolo di Milano. Aggiugne il medesimo Alberico, che essendo stato ucciso l'abbate del monistero di santo Agostino di Pavia da' suoi monaci neri, il legato apostolico diede quel sacro luogo ai canonici regolari di Mortara, che tuttavia ne sono in possesso. Dalle cose fin qui narrate si può comprendere che Galvano Fiamma[Gualv. Flamm., in Manipul. Flor. cap. 246.]cercò di inorpellar le perdite de' Milanesi con dire ch'essi, dopo aver presa gran copia di prigioni, cavalli, carriaggi e tende de' Cremonesi, volendo mettere in salvo tante spoglie, raccomandarono il loro carroccio a pochi Piacentini (il che troppo è inverisimile) a' quali tolto fu dai Cremonesi. Scrive inoltre che i Milanesi nel dì 12 di giugno entrarono armati in Lomellina, distrussero Mortara, Gambalo e Lomello, e misero a sacco tutta quella contrada. Presero anche il castello di Voghera. Tace poi le busse lor date dal popolo pavese: sicchè gran sospetto porge l'adulazione. A questi fatti aggiugne il Sigonio[Sigonius, de Regno Ital., lib. 16.]delle altre particolarità, senza ch'io sappia onde le abbia ricavate. Ben so io ch'egli si servì del Fiamma in questo racconto.Il Continuatore di Caffaro scrive[Caffari, Annal. Genuens., lib. 4, tom 6 Rer. Ital.]che quattro mila Milanesi tra fanti e cavalieri rimasero prigionieri in mano de' Cremonesi, e che i popoli d'Alessandria, Tortona, Vercelli, Acqui ed Alba, co' marchesiGuglielmoeCorradoMalaspina, e settecento cavalieri milanesi, entrarono nel Pavese ostilmente, e presero Sala. Usciti anche i Pavesi in campo, diedero una rotta a questi collegati, con farne due mila prigioni. A questi autori pare che si possa credere senza timor di fallare.
Succeduto al marcheseAzzo VIsuo padreAldrovandinomarchese d'Este e di Ancona, continuò a tenere colconte Riccardoda San Bonifazio il dominio di Verona, dove fu creato podestà nell'anno presente[Paris. de Cereta, Chron. Veron., tom. 8 Rer. Ital.]. Ma egli ebbe di gravissimi contrasti conSalinguerrain Ferrara. In aiuto di lui furono i Modenesi[Annales Veteres Mutinens., tom. 6 Rer. Italic.]. Tornando questi a casa col loro podestà, cioè con Baldovino Visdomino da Parma, caddero in un agguato posto dal nipote d'esso Salinguerra, in cui restò morto esso podestà, e fatti prigionieri circa quaranta de' lor soldati. Fabbricarono in quest'anno essi Modenesi il castello del Finale[Antichità Estense, P. I, cap. 41.], per avere un antemurale contra de' Ferraresi. Secondo la Cronica Estense[Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.], seguì pace fra il suddetto marchese Aldrovandino e Salinguerra, ed io ne ho rapportato altrove lo strumento. Ma più gravi disturbi ebbe esso marchese dai popolo di Padova, che, al pari degli altri, si studiava di dilatare i suoi confini alle spese de' vicini. Era da loro indipendente la nobil terra d'Este. Perchè egli non avea fatta giustizia ad alcuni Padovani, l'assediarono essi in questo anno, ed intervenne a quell'assedio Eccelinoda Onara col giovinetto suo figliuolo Eccelino da Romano[Roland., lib. 1, cap. 12. Monachus Patavin., in Chron. Antichità Estensi, P. I, cap. 41.]. Fu obbligato il marchese a venire ad un accordo, e a prendere la cittadinanza di Padova: la qual violenza fu appresso riprovata da papaInnocenzo III, e col tempo ancora daFederigo IIAugusto. Sei anni e due mesi era stata fuori di Verona la fazion ghibellina de' Montecchi, la quale, rifugiata nella terra di Cereta, quivi creava il suo podestà. Interpostosi in quest'anno Marino Zeno podestà di Padova unitamente col comune stesso di Padova[Chron. Estense, tom 15 Rer. Ital. Gerardus Maurisius, Hist., tom. 8 Rer. Italic.], tanto fece, che quel dì Verona lasciò tornarli pacificamente in città. Non così avvenne alla città di Brescia. Poco durò la concordia fra i nobili e il popolo. Nella festa de' santi Faustino e Giovita presero l'armi i popolari, e cacciarono fuor della città tutta la fazion de' nobili; nè ciò loro bastando, infierirono contra le lor torri e case, con atterrarle: crudeltà meritamente detestata dal Malvezzi cronista bresciano[Malvecius, in Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Italic.]. L'aver essi similmente data la fuga a Tommaso da Torino, lasciato ivi per governatore dall'imperador Ottone, fa intendere che que' popolari aveano abbracciato il partito del re Federigo. Ma probabilmente questo fatto appartiene all'anno precedente, giacchè lo stesso storico scrive che per cura diAlbertoda Reggio vescovo della lor città, e prelato di rara virtù, fu nell'ottobre dell'anno presente conchiusa pace fra que' discordi cittadini. Tale fu la fede di cadauno in quel buon vescovo, che a lui diedero anche il politico governo della città. Fecero lega in quest'anno i Bolognesi coi Reggiani obbligandosi di far guerra ai Modenesi ad ogni lor cenno[Memoriale Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Italic.].