MCCXL

MCCXLAnno diCristoMCCXL. IndizioneXIII.GregorioIX papa 14.FederigoII imperadore 21.Trovossi in gravissime angustie nell'anno presente il pontefice Gregorio per la prepotenza di Federigo, principe ansante di vendetta contra di chi avea separato lui dalla comunion de' fedeli, e renduti pubblici per la cristianità i suoi reati. Mentre era esso Federigo in Toscana nel verno, per quanto potè, ravvivò ed esaltò dappertutto il partito de' ghibellini, in guisa che pochi erano que' luoghi, ne' quali dove più e dove meno non fosse la fazione sua. Non si vollero già a lui sottomettere i Fiorentini[Vita Greg. IX, P. I, tom. 3 Rer. Ital. Ptolom. Lucensis, Annal. brev.], ma per lui furono i Pisani e i Lucchesi, i quali nel presente anno insieme col marcheseOberto Pelavicinooccuparono la Garfagnana. Gli giurarono fedeltà anche i Sanesi, sperando coll'aiuto suo di mantenersi contro la potenza di Firenze. Similmente gli Aretini se gli diedero, perchè travagliati dal possente comune di Perugia, che non potè mai indursi a chinare il capo all'imperadore, e tenne saldo per la Chiesa. Altrettanto avvenne nella marca d'Ancona. Quivi al re Enzo si diedero alcune città, e massimamente Osimo. Nel mese di febbraio entrato Federigo nel ducato di Spoleti, Foligno il ricevette a braccia aperte con altre terre. Ebbe anche Spello[Richardus de S. Germano, in Chron.], Orla, Città Castellana, Corneto, Sutri, Montefiascone e Toscanella. Ma ciò che più afflisse la corte pontificia, fu che l'ingrato popolo di Viterbo si gettò nelle braccia di Federigo in odio de' Romani suoi antichi nemici. Allora fu che il pontefice, sorpreso da sommi affanni, si sarebbe forse abbandonato, se Dio non l'avesse provveduto di un raro coraggio. Vedevasi già Roma attorniata dalle forze di Federigo al di fuori, al di dentro i nobili e il popolo niunadisposizione mostravano a sostener le fatiche della guerra e della difesa, perchè non mancava a Federigo in essa città il suo partito, guadagnato a forza di regali, di danaro e di promesse. Pertanto papa Gregorio, rivolte tutte le sue speranze a Dio, prese lo spediente d'intimare una general precessione, in cui portò le sacre teste de' santi apostoli Pietro e Paolo, e predicò la crociata contra di Federigo imperadore nemico della Chiesa. Tal compunzione mosse questo pio spettacolo nel popolo romano, che la maggior parte non solo de' laici, ma anche degli ecclesiastici prese la croce e l'armi in difesa del papa e di Roma. Ma guai a que' crocesignati tali che capitarono poi nelle mani di Federigo. Niun d'essi andò esente, dopo varii tormenti, dalla morte. Perduta la speranza di ottenere l'intento suo sotto Roma, Federigo nel mese di marzo passò in Puglia, ed attese a far gente e a smugnere le borse de' suoi sudditi, ma principalmente quelle degli ecclesiastici. Non mancava intanto il papa di muover anche egli e cielo e terra contra di lui: tanto erano esacerbati gli animi dall'una e dall'altre parte. Trattò in Germania, si maneggiò in Francia e in Ispagna, per far eleggere un nuovo imperadore; ma n'ebbe delle risposte di poco suo gusto. Fece raccogliere da' suoi legati in Francia ed Inghilterra grossissime somme di danaro dalle chiese, e in altre guise, che gli servirono non poco in questi bisogni, e sollecitò quanti popoli e principi potè per istaccarli dal partito di Federigo, ed attaccarli al suo. Fra gli altri mosse per mezzo, di Gregorio da Montelungo suo legato i Lombardi, i Bolognesi, i Veneziani e il marchese di Este a formar l'assedio di Ferrara. Vi intervenne in personaJacopo Tiepolodoge di Venezia e il suddetto marchese, a cui piucchè agli altri premeva tal conquista[Roland., lib. 5. cap. 1. Monachus Palavinus, in Chron., tom. 8 Rer. Ital. Annal. Veronens. et alii.]. Inoltre i Mantovani, che sierano già sottratti all'ubbidienza di Federigo, col conte Ricciardo da San Bonifazio vi concorsero, e vennevi anche Alberico da Romano coi signori di Camino. Durò l'assedio dal principio di febbraio sino al fine di maggio, oppur sino al dì 3 di giugno. Nè apparenza v'era di forzar quella città alla resa. Si ricorse al ripiego di guadagnar con danari Ugo de' Ramberti ed altri potenti di Ferrara, che dissero di voler pace. Si fecero di bei patti, e Salinguerra venne al campo de' collegati per confermarli; nientedimeno, secondo che narra Ricobaldo[Richobald., in Pomar., tom. 9 Rer. Ital.], egli fu attrappolato dal legato pontificio, che era solamente notaio, uomo di grande attività, ma di larga coscienza. Detestò, per attestato d'esso Ricobaldo, questa frode il marchese d'Este, allegando l'onore e il giuramento,cui legatus persuasit, ut calcato honesto et juramento, amplecteretur, quod utile sibi foret, ut scilicet urbe potiretur, illo escluso. Così Salinguerra, già ottuagenario, fu condotto prigione a Venezia, dove civilmente trattato finì i suoi giorni in santa pace; e la casa d'Este dopo tanti anni rientrò in Ferrara, e maggiormente vi si stabilì andando innanzi. Per ordine del papa, ad esso marchese Azzo fu in questo medesimo anno consegnata Argenta, terra che gareggiava colle città.Fece l'imperador Federigo nel mese di maggio dare da' suoi un terribil guasto al territorio pontificio di Benevento[Richardus de S. German., in Chron.]. Poscia nel seguente agosto ne ordinò anche l'assedio; ma quel popolo con vigorosa resistenza gli fece conoscere l'illibata sua fedeltà verso la Chiesa romana. Mossesi poi nell'agosto suddetto con poderosa armata Federigo da Capoa, e il suo disegno era d'entrare nella Campania romana; ma, o sia che vi trovasse più opposizione di quel che credeva, oppure che fosse consigliato a ripigliar piuttosto de' paesi che si potessero pretendere spettanti all'imperio:certo è che sen venne a Ravenna[Rubeus, Hist. Raven., lib. 6. Paris de Cereta, Annal. Veron. Richardus de S. Germano.], dove essendo mancato di vita Paolo da Traversara capo de' Guelfi, facile riuscì a lui dopo un breve assedio di rimetterla nel dì 22 d'agosto sotto la sua ubbidienza. Di là passò all'assedio di Faenza, città che vigorosamente si tenne per alquanti mesi. Inviarono i Veneziani nei settembre di quest'anno uno stuolo di galee in Puglia, che diede il guasto a Termoli, al Vasto e ad altre terre di quelle spiagge, con riportarne un ricco bottino. E nel novembre, per ordine di Federigo, furono scacciati dai regno tutti i frati predicatori e minori, a riserva di due nativi del paese per ciascun convento. Il podestà imperiale di Padova[Annales Veronens., tom. 8 Rerum. Ital. Roland., lib. 5, cap. 3.]ebbe in quest'anno battaglia con Azzo VII marchese d'Este presso il Ponte Rosso, e riuscì vantaggiosa per lui, con aver fatti prigioni molti soldati d'esso marchese, fra' quali alcuni nobili. Per lo contrario, nel dì 16 di maggio il podestà di Verona con tutta la cavalleria e fanteria di quella città andò verso la Badia, terra del suddetto marchese Azzo, con intenzione di dar soccorso al castello di Gaibo assediato da esso marchese. Ma vergognosamente presero dipoi essi Veronesi la fuga, e quivi lasciarono tutte le lor barche e carra. Vennero allora alle mani del marchese le castella di Gaibo e della Fratta che per ordine suo furono distrutte. Anche i Mantovani fecero oste contra de' Veronesi, e, giunti a Trevenzolo, s'azzuffarono con essi, ma con riportarne la peggio. Vi restò morto fra gli altri il loro podestà, che era Gherardo Rangone da Modena, e il lor capitano Bocca d'asino con assaissimi altri Mantovani fu condotto ne' ceppi a Verona. Gli Alessandrini, stati fin qui uniti colla lega lombarda, si diedero nell'anno presente all'imperadore, con ricevere per loro governatore il marchese ManfrediLancia[Caffari, Annal. Genuens., lib. 6, tom. 6 Rer. Italic.]. Questi poi da un lato e il marcheseOberto Pelavicino, vicario dell'imperadore in Lunigiana, da un altro ostilmente entrarono nel Genovesato. Inviarono i Milanesi e i Piacentini dei soccorsi a Genova, il cui popolo virilmente accorse ai bisogni, e fece retrocedere i nemici. Savona ed Albenga persistendo nella ribellione, ebbero un gran gran guasto da essi Genovesi.

Trovossi in gravissime angustie nell'anno presente il pontefice Gregorio per la prepotenza di Federigo, principe ansante di vendetta contra di chi avea separato lui dalla comunion de' fedeli, e renduti pubblici per la cristianità i suoi reati. Mentre era esso Federigo in Toscana nel verno, per quanto potè, ravvivò ed esaltò dappertutto il partito de' ghibellini, in guisa che pochi erano que' luoghi, ne' quali dove più e dove meno non fosse la fazione sua. Non si vollero già a lui sottomettere i Fiorentini[Vita Greg. IX, P. I, tom. 3 Rer. Ital. Ptolom. Lucensis, Annal. brev.], ma per lui furono i Pisani e i Lucchesi, i quali nel presente anno insieme col marcheseOberto Pelavicinooccuparono la Garfagnana. Gli giurarono fedeltà anche i Sanesi, sperando coll'aiuto suo di mantenersi contro la potenza di Firenze. Similmente gli Aretini se gli diedero, perchè travagliati dal possente comune di Perugia, che non potè mai indursi a chinare il capo all'imperadore, e tenne saldo per la Chiesa. Altrettanto avvenne nella marca d'Ancona. Quivi al re Enzo si diedero alcune città, e massimamente Osimo. Nel mese di febbraio entrato Federigo nel ducato di Spoleti, Foligno il ricevette a braccia aperte con altre terre. Ebbe anche Spello[Richardus de S. Germano, in Chron.], Orla, Città Castellana, Corneto, Sutri, Montefiascone e Toscanella. Ma ciò che più afflisse la corte pontificia, fu che l'ingrato popolo di Viterbo si gettò nelle braccia di Federigo in odio de' Romani suoi antichi nemici. Allora fu che il pontefice, sorpreso da sommi affanni, si sarebbe forse abbandonato, se Dio non l'avesse provveduto di un raro coraggio. Vedevasi già Roma attorniata dalle forze di Federigo al di fuori, al di dentro i nobili e il popolo niunadisposizione mostravano a sostener le fatiche della guerra e della difesa, perchè non mancava a Federigo in essa città il suo partito, guadagnato a forza di regali, di danaro e di promesse. Pertanto papa Gregorio, rivolte tutte le sue speranze a Dio, prese lo spediente d'intimare una general precessione, in cui portò le sacre teste de' santi apostoli Pietro e Paolo, e predicò la crociata contra di Federigo imperadore nemico della Chiesa. Tal compunzione mosse questo pio spettacolo nel popolo romano, che la maggior parte non solo de' laici, ma anche degli ecclesiastici prese la croce e l'armi in difesa del papa e di Roma. Ma guai a que' crocesignati tali che capitarono poi nelle mani di Federigo. Niun d'essi andò esente, dopo varii tormenti, dalla morte. Perduta la speranza di ottenere l'intento suo sotto Roma, Federigo nel mese di marzo passò in Puglia, ed attese a far gente e a smugnere le borse de' suoi sudditi, ma principalmente quelle degli ecclesiastici. Non mancava intanto il papa di muover anche egli e cielo e terra contra di lui: tanto erano esacerbati gli animi dall'una e dall'altre parte. Trattò in Germania, si maneggiò in Francia e in Ispagna, per far eleggere un nuovo imperadore; ma n'ebbe delle risposte di poco suo gusto. Fece raccogliere da' suoi legati in Francia ed Inghilterra grossissime somme di danaro dalle chiese, e in altre guise, che gli servirono non poco in questi bisogni, e sollecitò quanti popoli e principi potè per istaccarli dal partito di Federigo, ed attaccarli al suo. Fra gli altri mosse per mezzo, di Gregorio da Montelungo suo legato i Lombardi, i Bolognesi, i Veneziani e il marchese di Este a formar l'assedio di Ferrara. Vi intervenne in personaJacopo Tiepolodoge di Venezia e il suddetto marchese, a cui piucchè agli altri premeva tal conquista[Roland., lib. 5. cap. 1. Monachus Palavinus, in Chron., tom. 8 Rer. Ital. Annal. Veronens. et alii.]. Inoltre i Mantovani, che sierano già sottratti all'ubbidienza di Federigo, col conte Ricciardo da San Bonifazio vi concorsero, e vennevi anche Alberico da Romano coi signori di Camino. Durò l'assedio dal principio di febbraio sino al fine di maggio, oppur sino al dì 3 di giugno. Nè apparenza v'era di forzar quella città alla resa. Si ricorse al ripiego di guadagnar con danari Ugo de' Ramberti ed altri potenti di Ferrara, che dissero di voler pace. Si fecero di bei patti, e Salinguerra venne al campo de' collegati per confermarli; nientedimeno, secondo che narra Ricobaldo[Richobald., in Pomar., tom. 9 Rer. Ital.], egli fu attrappolato dal legato pontificio, che era solamente notaio, uomo di grande attività, ma di larga coscienza. Detestò, per attestato d'esso Ricobaldo, questa frode il marchese d'Este, allegando l'onore e il giuramento,cui legatus persuasit, ut calcato honesto et juramento, amplecteretur, quod utile sibi foret, ut scilicet urbe potiretur, illo escluso. Così Salinguerra, già ottuagenario, fu condotto prigione a Venezia, dove civilmente trattato finì i suoi giorni in santa pace; e la casa d'Este dopo tanti anni rientrò in Ferrara, e maggiormente vi si stabilì andando innanzi. Per ordine del papa, ad esso marchese Azzo fu in questo medesimo anno consegnata Argenta, terra che gareggiava colle città.

Fece l'imperador Federigo nel mese di maggio dare da' suoi un terribil guasto al territorio pontificio di Benevento[Richardus de S. German., in Chron.]. Poscia nel seguente agosto ne ordinò anche l'assedio; ma quel popolo con vigorosa resistenza gli fece conoscere l'illibata sua fedeltà verso la Chiesa romana. Mossesi poi nell'agosto suddetto con poderosa armata Federigo da Capoa, e il suo disegno era d'entrare nella Campania romana; ma, o sia che vi trovasse più opposizione di quel che credeva, oppure che fosse consigliato a ripigliar piuttosto de' paesi che si potessero pretendere spettanti all'imperio:certo è che sen venne a Ravenna[Rubeus, Hist. Raven., lib. 6. Paris de Cereta, Annal. Veron. Richardus de S. Germano.], dove essendo mancato di vita Paolo da Traversara capo de' Guelfi, facile riuscì a lui dopo un breve assedio di rimetterla nel dì 22 d'agosto sotto la sua ubbidienza. Di là passò all'assedio di Faenza, città che vigorosamente si tenne per alquanti mesi. Inviarono i Veneziani nei settembre di quest'anno uno stuolo di galee in Puglia, che diede il guasto a Termoli, al Vasto e ad altre terre di quelle spiagge, con riportarne un ricco bottino. E nel novembre, per ordine di Federigo, furono scacciati dai regno tutti i frati predicatori e minori, a riserva di due nativi del paese per ciascun convento. Il podestà imperiale di Padova[Annales Veronens., tom. 8 Rerum. Ital. Roland., lib. 5, cap. 3.]ebbe in quest'anno battaglia con Azzo VII marchese d'Este presso il Ponte Rosso, e riuscì vantaggiosa per lui, con aver fatti prigioni molti soldati d'esso marchese, fra' quali alcuni nobili. Per lo contrario, nel dì 16 di maggio il podestà di Verona con tutta la cavalleria e fanteria di quella città andò verso la Badia, terra del suddetto marchese Azzo, con intenzione di dar soccorso al castello di Gaibo assediato da esso marchese. Ma vergognosamente presero dipoi essi Veronesi la fuga, e quivi lasciarono tutte le lor barche e carra. Vennero allora alle mani del marchese le castella di Gaibo e della Fratta che per ordine suo furono distrutte. Anche i Mantovani fecero oste contra de' Veronesi, e, giunti a Trevenzolo, s'azzuffarono con essi, ma con riportarne la peggio. Vi restò morto fra gli altri il loro podestà, che era Gherardo Rangone da Modena, e il lor capitano Bocca d'asino con assaissimi altri Mantovani fu condotto ne' ceppi a Verona. Gli Alessandrini, stati fin qui uniti colla lega lombarda, si diedero nell'anno presente all'imperadore, con ricevere per loro governatore il marchese ManfrediLancia[Caffari, Annal. Genuens., lib. 6, tom. 6 Rer. Italic.]. Questi poi da un lato e il marcheseOberto Pelavicino, vicario dell'imperadore in Lunigiana, da un altro ostilmente entrarono nel Genovesato. Inviarono i Milanesi e i Piacentini dei soccorsi a Genova, il cui popolo virilmente accorse ai bisogni, e fece retrocedere i nemici. Savona ed Albenga persistendo nella ribellione, ebbero un gran gran guasto da essi Genovesi.


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