MCCXLII

MCCXLIIAnno diCristoMCCXLII. IndizioneXV.Pontificato vacante.FederigoII imperadore 25.Trovavasi desolata la Sede apostolica, perchè priva di pontefice, e perchè neppure fra que' pochi cardinali che vi restavano sapeva entrar la concordia. Erano alcuni d'essi usciti di Roma, gli altri cozzavano l'un contra l'altro; tutto andava a finire in lasciar vedova la Chiesa. L'Annalista Pontificio[Raynald., Annal. Eccl.]rigetta la colpa d'ogni disordine sopra del soloFederigo. Ma convien dire che la storia di questi tempi è alterata di troppo dalle passioni, dalle calunnie, dalle dicerie, che non ci lasciano discernere la verità di tutte le magagne d'allora, nè di chi fosse il torto in varii casi di quella maledetta discordia. Erano pubblici, erano maiuscoli i vizii di Federigo, ed egli capace di tutto; ma che dalla parte di Roma sempre si camminasse diritto e senza difetto alcuno, sempre con istrada contraria all'iniquità di Federigo, poco costa il dirlo. A noi mancano storici di allora che abbiano senza parzialità ben esaminati i principii e i progressi di queste tragedie, per poterne ben giudicare.Sappiamo da Matteo Paris[Matth. Paris, Hist. Anglic.]e da Alberto Stadense[Albert. Stadens., in Chron.]che gran discordia si trovava allora fra i cardinali. Se Federigo n'era in colpa, come può stare che egli scrivesse lettere sì obbrobriose ai medesimi, riferite dallo stesso Rinaldi, colle quali fieramente gli accusa e strapazza, appunto perchè non s'accordavano ad eleggere un successore di Pietro, e lasciavano in tanta confusione la Chiesa di Dio? Ma non più. Nel mese di febbraio, per attestato di Riccardo da San Germano[Richardus de S. Germano, in Chron.], Federigo spedì il gran mastro dell'ordine teutonico, eletto arcivescovo di Bari, con un altro personaggio,ad curiam romanam pro pace. Nulla se ne fece. Per colpa di chi, nol dice la storia. Mandò ancora a Tivoli nel mese d'aprile i due cardinali prigioni: il che può far credere che li lasciasse anche andare per l'elezion del papa, siccome avea permesso nell'anno precedente. Veggendo poi che non era da sperar pace dalla corte di Roma, nel maggio seguente ripigliò le ostilità. Il duca di Spoleti per parte dell'imperadore diede il guasto al territorio di Narni. Altrettanto fecero i Romani a Tivoli, posseduto allora dall'imperadore. Dalle milizie d'esso Augusto assediata la città d'Ascoli, nel mese di giugno cadde sotto il di lui dominio. Nel qual mese venuto egli nella marca d'Ancona, si fermò all'Avenzana sino al luglio, e poscia passò a dare il guasto ai contorni di Roma. Nell'agosto si ridusse in Puglia. Non istava in ozio in questi tempiEccelinoda Romano, signoreggiante sotto l'ombra dell'imperadore in Padova, Vicenza e Verona[Roland., lib. 5, cap. 8.]. Giacchè non gli era venuto fatto di occupar colla forza la grossa terra di Montagnana, appellata dal Monaco Padovanopopulosa[Monach. Patavinus, in Chron., tom. 8 Rer. Italic.], che era del marchese d'Este, ricorse ad un altro ripiego. Cioè spedì colà, o quivi guadagnòdegl'incendiarii, i quali in una notte del mese di marzo attaccarono il fuoco in più parti a quella terra. Il marchese, stando nella rocca d'Este, di là mirò quest'incendio, e tosto colla sua gente cavalcò colà per soccorrerla. Ma avvertito che veniva, ed era vicino l'esercito di Verona, scorgendo che altri fuochi saltavano su per Montagnana, s'avvide del tradimento. Perciò, fatto mettere il fuoco nel resto, e presi seco quanti uomini e donne e fanciulli potè di quegli abitanti, con esso loro se ne tornò ad Este. S'impossessò di quella terra Eccelino, e ordinò tosto che vi si fabbricasse un castello, o vogliam dire una fortezza. Chiamato poscia in aiuto il conte di Gorizia, si portò Eccelino nel seguente giugno, per far dispetto ad Alberico suo fratello, a dare un fierissimo guasto al territorio di Trivigi. Lo stesso trattamento fece dipoi a quello d'Este; e, tornato a Padova, attese da lì innanzi a far fabbricare in quella città un castello con orride ed infernali prigioni, nelle quali col tempo morì ancora quell'architetto ch'egli avea scelto per farle ben tenebrose e scomode a chi per sua disavventura vi capitava. E ben poco ci voleva sotto quel tiranno a capitarvi. Alcune altre conquiste di castella fatte per Eccelino dalla parte di Vicenza si leggono nella Cronica Vicentina di Antonio Godio[Antonius Godius, in Chron., tom. 8 Rer. Italic.], autore che eziandio rapporta le crudeltà commesse da lui in quella città.Per vendicarsi i Milanesi de' Comaschi, da' quali restarono traditi nell'ultima venuta di Federigo sul Milanese[Annales Mediolan., tom. 16 Rer. Ital. Gualvaneus Flamma, in Manip. Flor., cap. 276.], fecero oste contra di loro, mettendo a ferro e fuoco il loro distretto sino alle porte di Como. Presero e smantellarono le castella di Lucino e di Mendrisio. Si impadronirono di quello di Bellinzona, e gran danno recarono ad altri luoghi. Per attestato di Riccardo da San Germano[Richardus de S. Germano, in Chron.],avea Federigo in Puglia e Sicilia fatto un armamento di cento cinquanta galee e venti vascelli, da spedire contro ai Veneziani e Genovesi. Per questo i Veneziani[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.]uscirono in mare con settanta galee; ma nulla ebbero da faticare, perchè la flotta imperiale, comandata da Ansaldo Mari Genovese, s'inviò contra de' Genovesi: nel qual tempo anche il marchese Oberto Pelavicino per terra con grande sforzo nel dì 20 di giugno venne sino a Porto Venere, ed imprese poi l'assedio di Levanto[Caffari, Annal. Genuens., lib. 6, tom. 6 Rer. Italic.]. Aveano gli animosi Genovesi già fatto un preparamento di ottantatrè galee, ed altri legni minori; e, all'avviso de' nemici, tosto imbarcati volarono in traccia d'essi. Fu precipitosamente levato l'assedio di Levanto; la flotta di Federigo sfuggì sempre ogni cimento, qua e là ritirandosi, ma inseguita sempre da' Genovesi; e così terminò l'anno senza vantaggio alcuno delle parti. Ma non lieve guadagno fu per la lega pontificia l'aver indotto nell'anno presente a forza di danaroBonifaziomarchesedi Monferrato,Manfredimarchese del Carretto, e i marchesi di Ceva, a far pace e lega coi Genovesi, Milanesi e Piacentini, con obbligarsi que' marchesi nelle mani del legato apostolico di abbandonare la parte dell'imperadore, di difendere a tutto lor potere la santa Chiesa romana, e di far guerra viva ai nemici di essa e dei suddetti comuni. Secondo la Cronica di Piacenza[Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital. Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital.], ilre Enzo, figliuolo di Federigo, fece un'irruzione in quest'anno nel Piacentino, assediò quivi il castello di Roncarello, diede alle fiamme Podenzano e molti altri luoghi di quel distretto. Andavasi intanto sempre più insinuando, o aumentando in Lombardia il veleno delle fazioni guelfa e ghibellina. La città di Parma, dianzifelice[Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.], cominciò nell'anno presente a provarne i mali effetti, con essere venuta meno la concordia fra i cittadini. Soggiacque al medesimo pernicioso influsso quella di Brescia[Malvecius, in Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Ital.], dove si formò una fazione appellata da' Malisardi, per colpa de' quali perdè quella città molte castella e nominatamente in quest'anno Pontevico, che que' maligni fazionarii diedero al comune di Cremona.

Trovavasi desolata la Sede apostolica, perchè priva di pontefice, e perchè neppure fra que' pochi cardinali che vi restavano sapeva entrar la concordia. Erano alcuni d'essi usciti di Roma, gli altri cozzavano l'un contra l'altro; tutto andava a finire in lasciar vedova la Chiesa. L'Annalista Pontificio[Raynald., Annal. Eccl.]rigetta la colpa d'ogni disordine sopra del soloFederigo. Ma convien dire che la storia di questi tempi è alterata di troppo dalle passioni, dalle calunnie, dalle dicerie, che non ci lasciano discernere la verità di tutte le magagne d'allora, nè di chi fosse il torto in varii casi di quella maledetta discordia. Erano pubblici, erano maiuscoli i vizii di Federigo, ed egli capace di tutto; ma che dalla parte di Roma sempre si camminasse diritto e senza difetto alcuno, sempre con istrada contraria all'iniquità di Federigo, poco costa il dirlo. A noi mancano storici di allora che abbiano senza parzialità ben esaminati i principii e i progressi di queste tragedie, per poterne ben giudicare.Sappiamo da Matteo Paris[Matth. Paris, Hist. Anglic.]e da Alberto Stadense[Albert. Stadens., in Chron.]che gran discordia si trovava allora fra i cardinali. Se Federigo n'era in colpa, come può stare che egli scrivesse lettere sì obbrobriose ai medesimi, riferite dallo stesso Rinaldi, colle quali fieramente gli accusa e strapazza, appunto perchè non s'accordavano ad eleggere un successore di Pietro, e lasciavano in tanta confusione la Chiesa di Dio? Ma non più. Nel mese di febbraio, per attestato di Riccardo da San Germano[Richardus de S. Germano, in Chron.], Federigo spedì il gran mastro dell'ordine teutonico, eletto arcivescovo di Bari, con un altro personaggio,ad curiam romanam pro pace. Nulla se ne fece. Per colpa di chi, nol dice la storia. Mandò ancora a Tivoli nel mese d'aprile i due cardinali prigioni: il che può far credere che li lasciasse anche andare per l'elezion del papa, siccome avea permesso nell'anno precedente. Veggendo poi che non era da sperar pace dalla corte di Roma, nel maggio seguente ripigliò le ostilità. Il duca di Spoleti per parte dell'imperadore diede il guasto al territorio di Narni. Altrettanto fecero i Romani a Tivoli, posseduto allora dall'imperadore. Dalle milizie d'esso Augusto assediata la città d'Ascoli, nel mese di giugno cadde sotto il di lui dominio. Nel qual mese venuto egli nella marca d'Ancona, si fermò all'Avenzana sino al luglio, e poscia passò a dare il guasto ai contorni di Roma. Nell'agosto si ridusse in Puglia. Non istava in ozio in questi tempiEccelinoda Romano, signoreggiante sotto l'ombra dell'imperadore in Padova, Vicenza e Verona[Roland., lib. 5, cap. 8.]. Giacchè non gli era venuto fatto di occupar colla forza la grossa terra di Montagnana, appellata dal Monaco Padovanopopulosa[Monach. Patavinus, in Chron., tom. 8 Rer. Italic.], che era del marchese d'Este, ricorse ad un altro ripiego. Cioè spedì colà, o quivi guadagnòdegl'incendiarii, i quali in una notte del mese di marzo attaccarono il fuoco in più parti a quella terra. Il marchese, stando nella rocca d'Este, di là mirò quest'incendio, e tosto colla sua gente cavalcò colà per soccorrerla. Ma avvertito che veniva, ed era vicino l'esercito di Verona, scorgendo che altri fuochi saltavano su per Montagnana, s'avvide del tradimento. Perciò, fatto mettere il fuoco nel resto, e presi seco quanti uomini e donne e fanciulli potè di quegli abitanti, con esso loro se ne tornò ad Este. S'impossessò di quella terra Eccelino, e ordinò tosto che vi si fabbricasse un castello, o vogliam dire una fortezza. Chiamato poscia in aiuto il conte di Gorizia, si portò Eccelino nel seguente giugno, per far dispetto ad Alberico suo fratello, a dare un fierissimo guasto al territorio di Trivigi. Lo stesso trattamento fece dipoi a quello d'Este; e, tornato a Padova, attese da lì innanzi a far fabbricare in quella città un castello con orride ed infernali prigioni, nelle quali col tempo morì ancora quell'architetto ch'egli avea scelto per farle ben tenebrose e scomode a chi per sua disavventura vi capitava. E ben poco ci voleva sotto quel tiranno a capitarvi. Alcune altre conquiste di castella fatte per Eccelino dalla parte di Vicenza si leggono nella Cronica Vicentina di Antonio Godio[Antonius Godius, in Chron., tom. 8 Rer. Italic.], autore che eziandio rapporta le crudeltà commesse da lui in quella città.

Per vendicarsi i Milanesi de' Comaschi, da' quali restarono traditi nell'ultima venuta di Federigo sul Milanese[Annales Mediolan., tom. 16 Rer. Ital. Gualvaneus Flamma, in Manip. Flor., cap. 276.], fecero oste contra di loro, mettendo a ferro e fuoco il loro distretto sino alle porte di Como. Presero e smantellarono le castella di Lucino e di Mendrisio. Si impadronirono di quello di Bellinzona, e gran danno recarono ad altri luoghi. Per attestato di Riccardo da San Germano[Richardus de S. Germano, in Chron.],avea Federigo in Puglia e Sicilia fatto un armamento di cento cinquanta galee e venti vascelli, da spedire contro ai Veneziani e Genovesi. Per questo i Veneziani[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.]uscirono in mare con settanta galee; ma nulla ebbero da faticare, perchè la flotta imperiale, comandata da Ansaldo Mari Genovese, s'inviò contra de' Genovesi: nel qual tempo anche il marchese Oberto Pelavicino per terra con grande sforzo nel dì 20 di giugno venne sino a Porto Venere, ed imprese poi l'assedio di Levanto[Caffari, Annal. Genuens., lib. 6, tom. 6 Rer. Italic.]. Aveano gli animosi Genovesi già fatto un preparamento di ottantatrè galee, ed altri legni minori; e, all'avviso de' nemici, tosto imbarcati volarono in traccia d'essi. Fu precipitosamente levato l'assedio di Levanto; la flotta di Federigo sfuggì sempre ogni cimento, qua e là ritirandosi, ma inseguita sempre da' Genovesi; e così terminò l'anno senza vantaggio alcuno delle parti. Ma non lieve guadagno fu per la lega pontificia l'aver indotto nell'anno presente a forza di danaroBonifaziomarchesedi Monferrato,Manfredimarchese del Carretto, e i marchesi di Ceva, a far pace e lega coi Genovesi, Milanesi e Piacentini, con obbligarsi que' marchesi nelle mani del legato apostolico di abbandonare la parte dell'imperadore, di difendere a tutto lor potere la santa Chiesa romana, e di far guerra viva ai nemici di essa e dei suddetti comuni. Secondo la Cronica di Piacenza[Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital. Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital.], ilre Enzo, figliuolo di Federigo, fece un'irruzione in quest'anno nel Piacentino, assediò quivi il castello di Roncarello, diede alle fiamme Podenzano e molti altri luoghi di quel distretto. Andavasi intanto sempre più insinuando, o aumentando in Lombardia il veleno delle fazioni guelfa e ghibellina. La città di Parma, dianzifelice[Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.], cominciò nell'anno presente a provarne i mali effetti, con essere venuta meno la concordia fra i cittadini. Soggiacque al medesimo pernicioso influsso quella di Brescia[Malvecius, in Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Ital.], dove si formò una fazione appellata da' Malisardi, per colpa de' quali perdè quella città molte castella e nominatamente in quest'anno Pontevico, che que' maligni fazionarii diedero al comune di Cremona.


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