MCCXLIX

MCCXLIXAnno diCristoMCCXLIX. IndizioneVII.InnocenzoIV papa 7.FederigoII imperadore 30.Si accinse nell'anno precedente il santo re di FranciaLodovico IXa compiere il suo voto di Terra santa[Jonvill. Nangius. Vicentius Belluacens.], e raunato un possente esercito si mise in viaggio, accompagnato daRoberto contedi Artois e daCarlo conted'Angiò e di Provenza, suoi fratelli, e da molti vescovi e baroni di Francia. Gli fornirono i Genovesi[Caffari, Annal. Genuens., lib. 6, tom 6 Rer. Italic.]un copioso stuolo di galee e di navi da trasporto a nolo. Seco eraOttone cardinale, vescovo tuscolano legato apostolico. Imbarcatosi coi suoi arrivò felicemente all'isola di Cipri, dove passò il verno. Venuta la primavera, il piissimo re sciolse le vele verso l'Egitto, e prosperosi furono i principii della sua spedizione, perchè giunto colà verso la festa dell'Ascension del Signore, s'impadronì dell'importante città di Damiata, dove si trovò gran copia d'armi, vettovaglie e ricchezze. Per la solita inondazione del Nilo gli convenne far pausa tutta la state. Poscia nel novembre uscì coll'armata in campagna, e più di una volta ruppe i Saraceni, che ardirono d'azzuffarsi con lui. Per questi progressi del re Cristianissimo, grandi speranze concepì tutta la cristianità; ma dove andassero queste a finire, lo vedremo all'anno seguente.Passò in questo anno in Puglia Federigo, nè si sa ch'egli facesse impresa militare in alcun paese. Abbiamo bensì da Matteo Paris[Matth. Paris, Hist. Anglic.], che mentreMarcellino vescovodi Arezzo nelle parti d'Ancona per ordine del pontefice facea guerra a Federigo e ai Ghibellini suoi aderenti, cadde nelle mani de' Saraceni, posti da esso imperadore alle guardie di quelle contrade. Dopo tre mesi e più di prigionia, d'ordine di Federigo fu pubblicamente impiccato; sacrilega crudeltà, che fece orrore a tutti i buoni, ed accrebbe il discredito ed odio comune contra di Federigo. Scrive ancora Pietro da Curbio[Petrus de Curbio, Vita Innocent. IV, P. I, tom. 3 Rer. Ital.], cappellano del papa, ch'egli, detestando l'opere buone del santo re di Francia, chiuse i passi e i porti del suo regno, perchè egli non passasse di là, nè fossero portate vettovaglie all'armata navale di lui e de' Crocesignati. Ma che dobbiamo noi credere alla storia tanto discorde ed appassionata di questi tempi? Tutto il contrario scrive Matteo Paris, con dire che san Lodovico, dimorando in Cipri, spedì a Venezia per aver soccorso di viveri. Gli spedirono i Veneziani sei navi cariche di grano, vino e di altri commestibili, e un corpo ancora di combattenti. Lo stesso fecero altre città ed isole:hoc Frederico non tantum permittente, sed propitius persuadente. Similiter et ipse Fredericus, ne aliis inferior videretur, maximum eidem victualium diversorum transmisit adminiculum. Aggiugne che il santo re per questo rinforzo scrisse al papa,ut reciperet ipsum Fredericum in gratiam suam, nec amplius tantum Ecclesiae amicum ac benefactorem impugnaret vel diffamaret, per quem ipse et totus exercitus christianus, ab imminenti famis discrimine respiravit. Anche la regina Bianca madre del re ne scrisse con premura al papa; ma questi non si potè mai piegare, e più che mai seguitò ad impugnar Federigo. Abbiamoinfine una lettera di Federigo scritta a san Lodovico[Petrus de Vineis, lib. 3, epist. 23.], in occasione d'inviargli de' viveri e dei cavalli, dove esprime il desiderio di andare a trovarlo in persona alla crociata: dal che si truova impedito per la guerra che gli faceva il papa. Eppure Pietro da Curbio non ebbe scrupolo di scrivere tutto al rovescio. Che poi il cardinal Capoccio in questi tempi, spedito per legato dal pontefice verso la Puglia, facesse ribellar varie terre e baroni al medesimo Federigo, lo abbiamo dallo stesso Paris. Era restato in Lombardia vicario del padre il re Enzo. Fumava egli di collera contra dei Parmigiani per l'antecedente rotta, e contra de' Bolognesi a cagion de' danni inferiti a' Modenesi e alla Romagna, per opera loro ribellata a suo padre. Fecero in quest'anno i Parmigiani[Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.], uniti coi Mantovani, uno sforzo alla volta di Brescello, che era stato rovinato insieme con Guastalla da Eccelino, durante l'assedio di Parma. Rifabbricarono essi quel castello, e vi misero buona guarnigione. Assicurato così il passo del Po, condussero alla lor città grani, sale ed altre vettovaglie, delle quali penuriavano. Ma un giorno all'improvviso eccoti comparire il re Enzo coi Cremonesi fino alle porte di Parma. Matteo Paris scrive che entrarono anche in Parma le sue genti, e dopo aver fatta gran copia di prigioni se ne andarono. Non è cosa sì facile da credere. Venne poscia a Modena, menando seco una bell'armata di Cremonesi, Tedeschi, ed altri popoli, a' quali si aggiunsero i Modenesi. Erano venuti i Bolognesi[Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital.]con poderoso esercito fino alla Fossalta, circa due miglia lungi da Modena. La Cronica di Brescia[Chron. Brixianum, tom. 12 Rer. Ital. Annales Veronens., tom. 8 Rer. Ital. Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.]ha che i Bresciani ed altri collegati lombardi furono in aiuto di essi Bolognesi, i quali aveano allora per podestà Filippo degliUgoni bresciano. Le città ancora della Romagna loro spedirono rinforzi di gente. Nel mercoledì 26 di maggio si venne ad una terribil battaglia, in cui dopo gran mortalità di gente l'animoso re Enzo non solamente restò sconfitto, ma ancora con assaissimi dei suoi, e con Buoso da Dovara, capo de' Cremonesi, fu fatto prigione dai Bolognesi, i quali trionfalmente il condussero alla lor città, e confinaronlo nelle lor carceri. In esse sopravvisse egli per più di ventidue anni, trattato nondimeno con assai onore e civiltà da quel comune. Per quante lettere scrivesse dipoi Federigo suo padre, e per quante esibizioni di riscatto facesse ai Bolognesi per riavere in libertà il figliuolo, nulla potè mai ottenere, riputando gran gloria quel popolo l'avere un riguardevol prigione, re e figliuolo, se ben bastardo, d'un imperadore. Quando non sia scorretto il testo di Pietro da Curbio, è da stupire com'egli abbia scritto[Petrus de Curbio, Vita Innocentii IV, P. I, tom. 3 Rer. Ital.]che questa vittoria dei Bolognesi accaddeXII kalendas januarii, anno quo capta est Victoria.Costernati intanto i Modenesi per così grave disgrazia, si ritirarono alla lor città, attendendo a ben provvederla e fortificarla, perchè già miravano da lungi qual tempesta loro sovrastasse. Infatti nel mese di settembre si presentò sotto Modena il cardinale Ottaviano con tutte le forze de' Bolognesi e degli Aigoni[Memor. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.], cioè della fazione fuoruscita di Modena, e la strinse di assedio. Se vigorosa fu l'offesa, minore non fu la difesa. Gittarono un dì gli assedianti con una briccola, ossia macchina da lanciar pietre, un asino morto con ferri d'argento entro la città con altra carogna. Da questa ignominia irritato il generoso popolo modenese, fece una sortita con tal empito, che tolse ai Bolognesi la briccola, e la mise in pezzi. Essendosi dunque ostinatamente sostenuti i Modenesiper più di tre mesi, nè veggendo speranza di soccorso, diedero orecchio ad un trattato di pace offertogli dal cardinale[Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.]. Si stabilì esso nel dì 15 di dicembre. Nè già sussiste ciò che narra il Monaco Padovano[Monach. Patavin., in Chron. tom. 8 Rer. Ital.], cioè che Modena si sottomettesse ai Bolognesi. Restarono essi nella lor libertà, obbligati nondimeno di star fedeli alla parte pontificia, e di ricevere ne' bisogni guardie nella loro città. Si leggono i capitoli d'essa pace presso il Sigonio[Sigon., de Regno Ital., lib. 18.]. Tornarono allora alla patria i Rangoni cogli altri fuorusciti di Modena, e fu levato alla città l'interdetto, a cui in questi tempi erano sottoposte tutte le città aderenti a Federigo. Ad esso imperadore fu attribuito a delitto il non averne permesso l'osservanza nelle città della Puglia. Ora nello stesso tempo che l'armi pontificie erano addosso ai Modenesi, anche i Parmigiani coi fuorusciti reggiani fecero oste contro la città di Reggio, e distrussero alcuno dei suoi borghi. Secondo la Cronica antica di Reggio[Memor. Potest. Regiens.], nel giugno, Simone de' Manfredi bandito da Reggio, occupò ad essi Reggiani le castella di Novi, Arola e Santo Stefano. Il Sigonio aggiugne, che i Reggiani col re Enzo ad Arola vi fecero prigione tutta la guarnigione, e inoltre ducento cavalieri parmigiani, che venivano per guardia a quel castello. Volle poi Enzo far uccidere questi prigionieri in faccia a Parma; e l'avrebbe fatto il crudele, se avvertito che i Parmigiani poteano con usura rendergli la pariglia, non fosse desistito da questo inumano disegno[Se nel 26 maggio fu fatto prigioniero dai Bolognesi, come nel giugno il re Enzo poteva essere ad Arola?L'Ed.]. In quest'anno i Manfredi Faentini, famiglia che comincia ora a farsi udire nella storia, occuparono la città di Faenza, mettendo in fuga la guardiache v'era de' Bolognesi[Matth. de Griffonibus, Hist. tom. 18 Rer. Ital.]. E, secondo gli Annali di Cesena[Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.], i conti di Bagnacavallo coi loro partigiani s'impadronirono della città di Ravenna, con iscacciarne Guido da Polenta e la fazione guelfa, siccome osservò ancora Girolamo Rossi[Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 6.]. Perciò dal cardinale Ottaviano furono i Ravegnani dichiarati nemici e ribelli della Chiesa romana, del re Guglielmo e de' Bolognesi. Così tornarono di nuovo ad imbrogliarsi gli affari della Romagna.E, a proposito del re Guglielmo[Piena Esposizione cap. 9.], ho io altrove prodotto un suo documento nell'anno 1249, con cui a dì 2 d'ottobre dà in feudo a Tommaso da Fogliano nobile reggiano, nipote e maresciallo di papa Innocenzo IV, i diritti che,ratione imperii, a lui competevanoin civitate, districtu et episcopatu cerviensi, et in Bertonoro, et territorio, et districtu suo, ec. Da gran tempo la Chiesa romana non avea più dominio in quella provincia, anzi neppur vi pretendeva. Spettava essa all'imperio; e per chiarirsene meglio, si osservi che il papa stesso quegli fu che impetrò questo dono al nipote dal re Guglielmo, e nella bolla di confermazione confessa il medesimo papa che quei sono Stati dell'imperio. Perciò si legge bensì nella sentenza proferita contra di Federigo nel concilio di Lione dell'anno 1245 per uno de' suoi reati l'aver egli occupata la marca d'Ancona, il ducato di Spoleti e Benevento; ma non si fa già doglianza, perch'egli facesse il padrone nella Romagna. Finalmente si noti presso l'Ughelli[Ughell., Ital. Sacr., tom. 2, in Episcop. Sarsin.]una concessione fatta dal suddetto Tommaso da Fogliano, come conte della Romagna, di alcune castella al vescovo di Sarsina nel dì 18 agosto del 1259, dove chiaramente dice, esser quellidi giurisdizione imperiale. Andiamo ora a Padova. Da cheEccelinoseppe laprigionia del re Enzo, considerando che anche Federigo suo padre era in Puglia e mal sano[Roland., lib. 6, cap. 1 et seq.], cominciò a formar pensieri di stabilir meglio la sua fortuna, e con indipendenza ancora da esso imperadore. S'impadronì dunque nell'anno presente della città di Belluno, che era dei signori da Camino. Poscia occupò con frode la forte terra e rocca di Monselice, togliendola agli ufficiali e soldati di Federigo. Levò poi dal mondo sotto varii pretesti alcuni che gli faceano ombra in Padova. Era egli avanzato in età: contuttociò menò moglie nel settembre di quest'anno Beatrice, figliuola di Buontraverso da Castelnuovo. E senza pur condurla a casa, nello stesso mese mosse l'armata de' Padovani, Vicentini e Veronesi, e andò sino a Porto e a Legnago[Paris. de Cereta, Annal. Veronens., tom. 8 Rer. Ital.]. Poi segretamente fatta una contromarcia, la notte della vigilia di san Matteo si presentò alla nobil terra di Este, dove un traditore per nome Vitaliano da Arolda gli diede una porta. Il popolo sorpreso da questa inaspettata novità, se ne fuggì chi qua e chi là[Monachus Patavinus, in Chron., tom. 8 Rer. Ital.]. Fu data a sacco la terra, ed incontanente formato l'assedio della rocca con belfredi ossia bitifredi, cioè torri di legno, petriere e trabucchi, che continuamente dì e notte flagellavano le mura, le torri e il palazzo del marchese. Alcuna di quelle macchine dicono che rotava per aria pietre pesanti più di mille e ducento libbre; il che ai nostri dì potrebbe parer cosa incredibile. Fece anche venir colà dalla Carintia dei minatori, che gli promisero di far delle stupende mine. Dopo un mese d'assedio gli assediati diedero la fortezza ad Eccelino con onesta capitolazione. Impadronissi dipoi di Vighizuolo e di Vescovana, luoghi tutti del marchese, e fece distruggerli. Non tentò per allora Cerro e Calaone, perchè fortezze di buon polso, esolamente gli bastò di bloccarle, acciocchè non v'entrassero viveri. Dopo un anno ancor queste vennero in suo potere. Tale fu il danno che nell'anno presente ebbeAzzo VII, marchese d'Este, trovandosi egli in Ferrara per podestà, senza che apparisca alcun suo movimento in soccorso di quelle sue terre. Dopo avereJacopo Tiepolodoge di Venezia rinunziata la sua dignità a cagion della vecchiaia, terminò i suoi giorni nel dì 9 di luglio dell'anno presente[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.]. In suo luogo fu sostituitoMarino Morosino.

Si accinse nell'anno precedente il santo re di FranciaLodovico IXa compiere il suo voto di Terra santa[Jonvill. Nangius. Vicentius Belluacens.], e raunato un possente esercito si mise in viaggio, accompagnato daRoberto contedi Artois e daCarlo conted'Angiò e di Provenza, suoi fratelli, e da molti vescovi e baroni di Francia. Gli fornirono i Genovesi[Caffari, Annal. Genuens., lib. 6, tom 6 Rer. Italic.]un copioso stuolo di galee e di navi da trasporto a nolo. Seco eraOttone cardinale, vescovo tuscolano legato apostolico. Imbarcatosi coi suoi arrivò felicemente all'isola di Cipri, dove passò il verno. Venuta la primavera, il piissimo re sciolse le vele verso l'Egitto, e prosperosi furono i principii della sua spedizione, perchè giunto colà verso la festa dell'Ascension del Signore, s'impadronì dell'importante città di Damiata, dove si trovò gran copia d'armi, vettovaglie e ricchezze. Per la solita inondazione del Nilo gli convenne far pausa tutta la state. Poscia nel novembre uscì coll'armata in campagna, e più di una volta ruppe i Saraceni, che ardirono d'azzuffarsi con lui. Per questi progressi del re Cristianissimo, grandi speranze concepì tutta la cristianità; ma dove andassero queste a finire, lo vedremo all'anno seguente.Passò in questo anno in Puglia Federigo, nè si sa ch'egli facesse impresa militare in alcun paese. Abbiamo bensì da Matteo Paris[Matth. Paris, Hist. Anglic.], che mentreMarcellino vescovodi Arezzo nelle parti d'Ancona per ordine del pontefice facea guerra a Federigo e ai Ghibellini suoi aderenti, cadde nelle mani de' Saraceni, posti da esso imperadore alle guardie di quelle contrade. Dopo tre mesi e più di prigionia, d'ordine di Federigo fu pubblicamente impiccato; sacrilega crudeltà, che fece orrore a tutti i buoni, ed accrebbe il discredito ed odio comune contra di Federigo. Scrive ancora Pietro da Curbio[Petrus de Curbio, Vita Innocent. IV, P. I, tom. 3 Rer. Ital.], cappellano del papa, ch'egli, detestando l'opere buone del santo re di Francia, chiuse i passi e i porti del suo regno, perchè egli non passasse di là, nè fossero portate vettovaglie all'armata navale di lui e de' Crocesignati. Ma che dobbiamo noi credere alla storia tanto discorde ed appassionata di questi tempi? Tutto il contrario scrive Matteo Paris, con dire che san Lodovico, dimorando in Cipri, spedì a Venezia per aver soccorso di viveri. Gli spedirono i Veneziani sei navi cariche di grano, vino e di altri commestibili, e un corpo ancora di combattenti. Lo stesso fecero altre città ed isole:hoc Frederico non tantum permittente, sed propitius persuadente. Similiter et ipse Fredericus, ne aliis inferior videretur, maximum eidem victualium diversorum transmisit adminiculum. Aggiugne che il santo re per questo rinforzo scrisse al papa,ut reciperet ipsum Fredericum in gratiam suam, nec amplius tantum Ecclesiae amicum ac benefactorem impugnaret vel diffamaret, per quem ipse et totus exercitus christianus, ab imminenti famis discrimine respiravit. Anche la regina Bianca madre del re ne scrisse con premura al papa; ma questi non si potè mai piegare, e più che mai seguitò ad impugnar Federigo. Abbiamoinfine una lettera di Federigo scritta a san Lodovico[Petrus de Vineis, lib. 3, epist. 23.], in occasione d'inviargli de' viveri e dei cavalli, dove esprime il desiderio di andare a trovarlo in persona alla crociata: dal che si truova impedito per la guerra che gli faceva il papa. Eppure Pietro da Curbio non ebbe scrupolo di scrivere tutto al rovescio. Che poi il cardinal Capoccio in questi tempi, spedito per legato dal pontefice verso la Puglia, facesse ribellar varie terre e baroni al medesimo Federigo, lo abbiamo dallo stesso Paris. Era restato in Lombardia vicario del padre il re Enzo. Fumava egli di collera contra dei Parmigiani per l'antecedente rotta, e contra de' Bolognesi a cagion de' danni inferiti a' Modenesi e alla Romagna, per opera loro ribellata a suo padre. Fecero in quest'anno i Parmigiani[Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.], uniti coi Mantovani, uno sforzo alla volta di Brescello, che era stato rovinato insieme con Guastalla da Eccelino, durante l'assedio di Parma. Rifabbricarono essi quel castello, e vi misero buona guarnigione. Assicurato così il passo del Po, condussero alla lor città grani, sale ed altre vettovaglie, delle quali penuriavano. Ma un giorno all'improvviso eccoti comparire il re Enzo coi Cremonesi fino alle porte di Parma. Matteo Paris scrive che entrarono anche in Parma le sue genti, e dopo aver fatta gran copia di prigioni se ne andarono. Non è cosa sì facile da credere. Venne poscia a Modena, menando seco una bell'armata di Cremonesi, Tedeschi, ed altri popoli, a' quali si aggiunsero i Modenesi. Erano venuti i Bolognesi[Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital.]con poderoso esercito fino alla Fossalta, circa due miglia lungi da Modena. La Cronica di Brescia[Chron. Brixianum, tom. 12 Rer. Ital. Annales Veronens., tom. 8 Rer. Ital. Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.]ha che i Bresciani ed altri collegati lombardi furono in aiuto di essi Bolognesi, i quali aveano allora per podestà Filippo degliUgoni bresciano. Le città ancora della Romagna loro spedirono rinforzi di gente. Nel mercoledì 26 di maggio si venne ad una terribil battaglia, in cui dopo gran mortalità di gente l'animoso re Enzo non solamente restò sconfitto, ma ancora con assaissimi dei suoi, e con Buoso da Dovara, capo de' Cremonesi, fu fatto prigione dai Bolognesi, i quali trionfalmente il condussero alla lor città, e confinaronlo nelle lor carceri. In esse sopravvisse egli per più di ventidue anni, trattato nondimeno con assai onore e civiltà da quel comune. Per quante lettere scrivesse dipoi Federigo suo padre, e per quante esibizioni di riscatto facesse ai Bolognesi per riavere in libertà il figliuolo, nulla potè mai ottenere, riputando gran gloria quel popolo l'avere un riguardevol prigione, re e figliuolo, se ben bastardo, d'un imperadore. Quando non sia scorretto il testo di Pietro da Curbio, è da stupire com'egli abbia scritto[Petrus de Curbio, Vita Innocentii IV, P. I, tom. 3 Rer. Ital.]che questa vittoria dei Bolognesi accaddeXII kalendas januarii, anno quo capta est Victoria.

Costernati intanto i Modenesi per così grave disgrazia, si ritirarono alla lor città, attendendo a ben provvederla e fortificarla, perchè già miravano da lungi qual tempesta loro sovrastasse. Infatti nel mese di settembre si presentò sotto Modena il cardinale Ottaviano con tutte le forze de' Bolognesi e degli Aigoni[Memor. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.], cioè della fazione fuoruscita di Modena, e la strinse di assedio. Se vigorosa fu l'offesa, minore non fu la difesa. Gittarono un dì gli assedianti con una briccola, ossia macchina da lanciar pietre, un asino morto con ferri d'argento entro la città con altra carogna. Da questa ignominia irritato il generoso popolo modenese, fece una sortita con tal empito, che tolse ai Bolognesi la briccola, e la mise in pezzi. Essendosi dunque ostinatamente sostenuti i Modenesiper più di tre mesi, nè veggendo speranza di soccorso, diedero orecchio ad un trattato di pace offertogli dal cardinale[Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.]. Si stabilì esso nel dì 15 di dicembre. Nè già sussiste ciò che narra il Monaco Padovano[Monach. Patavin., in Chron. tom. 8 Rer. Ital.], cioè che Modena si sottomettesse ai Bolognesi. Restarono essi nella lor libertà, obbligati nondimeno di star fedeli alla parte pontificia, e di ricevere ne' bisogni guardie nella loro città. Si leggono i capitoli d'essa pace presso il Sigonio[Sigon., de Regno Ital., lib. 18.]. Tornarono allora alla patria i Rangoni cogli altri fuorusciti di Modena, e fu levato alla città l'interdetto, a cui in questi tempi erano sottoposte tutte le città aderenti a Federigo. Ad esso imperadore fu attribuito a delitto il non averne permesso l'osservanza nelle città della Puglia. Ora nello stesso tempo che l'armi pontificie erano addosso ai Modenesi, anche i Parmigiani coi fuorusciti reggiani fecero oste contro la città di Reggio, e distrussero alcuno dei suoi borghi. Secondo la Cronica antica di Reggio[Memor. Potest. Regiens.], nel giugno, Simone de' Manfredi bandito da Reggio, occupò ad essi Reggiani le castella di Novi, Arola e Santo Stefano. Il Sigonio aggiugne, che i Reggiani col re Enzo ad Arola vi fecero prigione tutta la guarnigione, e inoltre ducento cavalieri parmigiani, che venivano per guardia a quel castello. Volle poi Enzo far uccidere questi prigionieri in faccia a Parma; e l'avrebbe fatto il crudele, se avvertito che i Parmigiani poteano con usura rendergli la pariglia, non fosse desistito da questo inumano disegno[Se nel 26 maggio fu fatto prigioniero dai Bolognesi, come nel giugno il re Enzo poteva essere ad Arola?L'Ed.]. In quest'anno i Manfredi Faentini, famiglia che comincia ora a farsi udire nella storia, occuparono la città di Faenza, mettendo in fuga la guardiache v'era de' Bolognesi[Matth. de Griffonibus, Hist. tom. 18 Rer. Ital.]. E, secondo gli Annali di Cesena[Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.], i conti di Bagnacavallo coi loro partigiani s'impadronirono della città di Ravenna, con iscacciarne Guido da Polenta e la fazione guelfa, siccome osservò ancora Girolamo Rossi[Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 6.]. Perciò dal cardinale Ottaviano furono i Ravegnani dichiarati nemici e ribelli della Chiesa romana, del re Guglielmo e de' Bolognesi. Così tornarono di nuovo ad imbrogliarsi gli affari della Romagna.

E, a proposito del re Guglielmo[Piena Esposizione cap. 9.], ho io altrove prodotto un suo documento nell'anno 1249, con cui a dì 2 d'ottobre dà in feudo a Tommaso da Fogliano nobile reggiano, nipote e maresciallo di papa Innocenzo IV, i diritti che,ratione imperii, a lui competevanoin civitate, districtu et episcopatu cerviensi, et in Bertonoro, et territorio, et districtu suo, ec. Da gran tempo la Chiesa romana non avea più dominio in quella provincia, anzi neppur vi pretendeva. Spettava essa all'imperio; e per chiarirsene meglio, si osservi che il papa stesso quegli fu che impetrò questo dono al nipote dal re Guglielmo, e nella bolla di confermazione confessa il medesimo papa che quei sono Stati dell'imperio. Perciò si legge bensì nella sentenza proferita contra di Federigo nel concilio di Lione dell'anno 1245 per uno de' suoi reati l'aver egli occupata la marca d'Ancona, il ducato di Spoleti e Benevento; ma non si fa già doglianza, perch'egli facesse il padrone nella Romagna. Finalmente si noti presso l'Ughelli[Ughell., Ital. Sacr., tom. 2, in Episcop. Sarsin.]una concessione fatta dal suddetto Tommaso da Fogliano, come conte della Romagna, di alcune castella al vescovo di Sarsina nel dì 18 agosto del 1259, dove chiaramente dice, esser quellidi giurisdizione imperiale. Andiamo ora a Padova. Da cheEccelinoseppe laprigionia del re Enzo, considerando che anche Federigo suo padre era in Puglia e mal sano[Roland., lib. 6, cap. 1 et seq.], cominciò a formar pensieri di stabilir meglio la sua fortuna, e con indipendenza ancora da esso imperadore. S'impadronì dunque nell'anno presente della città di Belluno, che era dei signori da Camino. Poscia occupò con frode la forte terra e rocca di Monselice, togliendola agli ufficiali e soldati di Federigo. Levò poi dal mondo sotto varii pretesti alcuni che gli faceano ombra in Padova. Era egli avanzato in età: contuttociò menò moglie nel settembre di quest'anno Beatrice, figliuola di Buontraverso da Castelnuovo. E senza pur condurla a casa, nello stesso mese mosse l'armata de' Padovani, Vicentini e Veronesi, e andò sino a Porto e a Legnago[Paris. de Cereta, Annal. Veronens., tom. 8 Rer. Ital.]. Poi segretamente fatta una contromarcia, la notte della vigilia di san Matteo si presentò alla nobil terra di Este, dove un traditore per nome Vitaliano da Arolda gli diede una porta. Il popolo sorpreso da questa inaspettata novità, se ne fuggì chi qua e chi là[Monachus Patavinus, in Chron., tom. 8 Rer. Ital.]. Fu data a sacco la terra, ed incontanente formato l'assedio della rocca con belfredi ossia bitifredi, cioè torri di legno, petriere e trabucchi, che continuamente dì e notte flagellavano le mura, le torri e il palazzo del marchese. Alcuna di quelle macchine dicono che rotava per aria pietre pesanti più di mille e ducento libbre; il che ai nostri dì potrebbe parer cosa incredibile. Fece anche venir colà dalla Carintia dei minatori, che gli promisero di far delle stupende mine. Dopo un mese d'assedio gli assediati diedero la fortezza ad Eccelino con onesta capitolazione. Impadronissi dipoi di Vighizuolo e di Vescovana, luoghi tutti del marchese, e fece distruggerli. Non tentò per allora Cerro e Calaone, perchè fortezze di buon polso, esolamente gli bastò di bloccarle, acciocchè non v'entrassero viveri. Dopo un anno ancor queste vennero in suo potere. Tale fu il danno che nell'anno presente ebbeAzzo VII, marchese d'Este, trovandosi egli in Ferrara per podestà, senza che apparisca alcun suo movimento in soccorso di quelle sue terre. Dopo avereJacopo Tiepolodoge di Venezia rinunziata la sua dignità a cagion della vecchiaia, terminò i suoi giorni nel dì 9 di luglio dell'anno presente[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.]. In suo luogo fu sostituitoMarino Morosino.


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