MCCXLVIII

MCCXLVIIIAnno diCristoMCCXLVIII. IndizioneVI.InnocenzoIV papa 6.FederigoII imperadore 29.Memorabile fu quest'anno per la gloriosa liberazion di Parma. Avea la rigida stagion del verno fatto ritirare ai quartieri buona parte degli eserciti pontificio e cesareo, esistenti sotto Parma[Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.], Federigo nondimeno stette costanteall'assedio nella sua città di Vittoria. Nel gennaio dell'anno presente la cavalleria de' Parmigiani a Collecchio restò sconfitta dai fuorusciti di Parma. Perchè restò preso nella zuffa Bernardo de' Rossi, fu poscia da essi iniquamente ucciso, ma ne fecero lo stesso dì un'esecranda vendetta i Parmigiani col dar morte a quattro de' più nobili della fazione imperiale. Ebbero essi un'altra disavventura. Erano venuti i Mantovani con sette grosse navi incastellate su per Po, per vietare a' Cremonesi la fabbrica d'un ponte su quel fiume. Passarono al dispetto de' Cremonesi; ma venuto loro addosso il re Enzo, abbandonarono quelle navi, e si diedero alla fuga, restandovi molti d'essi prigioni. Federigo, gran vantatore delle cose prospere, e solito ad impicciolir le contrarie (costume nondimeno familiare di tutti i tempi), in una sua lettera[Raynald., in Annal., Eccl.]scrisse che erano state prese cento navi tra grandi e picciole in questa occasione. Tali perdite furono in breve ben compensate. Passata la metà di febbraio in un giorno di martedì, cioè nel dì 18 di quel mese, per quanto io vo conghietturando (la Cronica di Reggio[Memor. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.]diceXII exeunte februarioche in quell'anno bissestile vien ad essere il dì 18), un soldato milanese, secondochè vien raccontato da Rolandino[Roland., in Chron., lib. 5, cap. 22.], per nome Basalupo, persuase al legato pontificio Gregorio da Montelungo, a Filippo Visdomini Piacentino podestà di Parma, e agli altri baroni difensori di Parma, che s'avea da assalire la città Vittoria dell'imperadore, avendo egli osservato che ne era molto sminuita la guarnigione, e che Federigo ogni dì di buon tempo ne usciva per sollazzarsi alla caccia del falcone, suo favorito esercizio[Monach. Patavinus, in Chron., tom. 8 Rer. Italic. Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital. Petrus de Curbio, Vita Innocentii IV, P. I, tom. 3 Rer. Italic.]. Fu risoluta l'impresa, ed uscito l'esercito collegatoandò vigorosamente a dar l'assalto alla nemica città. Se ne stavano sbadigliando gl'imperiali, non mai imaginandosi una tal visita; e quantunque fossero superiori di numero e ben fortificati, pure talmente s'invilirono, che dopo qualche contrasto presero la fuga. Entrati i vittoriosi pontificii, fecero man bassa contra dei Pugliesi, e principalmente contra de' Saraceni; a moltissimi de' Lombardi diedero quartiere. Vi restò fra gli altri ucciso Taddeo da Sessa, quello stesso che nel concilio avea fatto da avvocato di Federigo. Lasciovvi anche la vita il marchese Lancia. Il tesoro trovato nella camera imperiale in danaro, gioielli, vasi d'oro, d'argento, corone, ed altre cose preziose, fu inestimabile. Circa duemila si contarono di uccisi, più di tremila furono i prigioni. Preso anche il carroccio de' Cremonesi tenuto per gioia di gran prezzo, trionfalmente fu condotto a Parma. Berta era il nome d'esso carroccio. Federigo, che si trovava alla caccia tre miglia lungi di là, ragguagliato del fatto, senza pensarvi molto, spronò coi suoi alla volta di Borgo San Donnino, e di là senza fermarsi passò a Cremona, portando seco non so se più di rabbia, oppure di malinconia. Furono i fuggitivi inseguiti sino al Taro, e molti ancora dei Parmigiani per due miglia di là andarono facendo de' prigioni. La città Vittoria data alle fiamme, col suo falò terminò il trionfo de' Parmigiani, che poi non vi lasciarono pietra sopra pietra. Grande strepito fece per tutta Italia e ne' paesi oltramontani questo glorioso successo della parte pontificia, e ne venne un gran crollo agli affari di Federigo in Italia.Era tornato a Padova sul principio di quest'anno Eccelino da Romano[Roland., lib. 5, cap. 23.]; e giacchè era andata a male l'impresa di Parma, pensò egli a far delle nuove conquiste. Nelle città di Feltre e Belluno signoreggiava Bianchino da Camino aderente alla parte guelfa. Eccelino nel mesedi maggio, presi seco i Padovani e i Vicentini, ostilmente s'inviò verso Feltre. Nel viaggio una gazza venne a posarsi sopra la bandiera di Eccelino, e fu sì piacevole, che si lasciò prendere. Parve questo ad Eccelino un buon augurio, e ordinò che fosse da lì innanzi la buona gazza delicatamente nudrita in Padova. Feltre non fece molta resistenza; ed Eccelino passò anche sotto Belluno; ma ritrovatovi del duro, riserbò ad altro tempo l'impresa. Nella Cronica eziandio di Verona si legge[Paris de Creta, Chron. Veron., tom. 8 Rer. Ital.]che esso Eccelino, venuto l'ottobre dell'anno presente, coi popoli di Verona, Padova, Vicenza, Feltre e Belluno (secondo Rolandino, non per anche Belluno era sua), passò sul mantovano, e per lo spazio d'un mese diede il guasto a quelle campagne, e menò via molti prigioni. Fu in quest'anno[Raynaldus, in Annal. Eccl.], che papa Innocenzo fulminò la scomunica contra di quel tiranno, cioè contra del crudele Eccelino. Ricuperarono i Parmigiani[Memor. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.]nell'anno presente le castella di Bianello, Cuvriaco, Guardasone e Rivalta. Nè si dee tacere che al conte Ricciardo da San Bonifazio, il quale tanto si segnalò nella difesa della lor città, donarono il palazzo dell'imperadore che era posto nell'Arena. Erasi staccata la città di Vercelli da Federigo; la fece egli in quest'anno ritornare all'ubbidienza sua. Ma Novara, secondo la Cronica Piacentina[Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.], si diede in quest'anno al legato del papa e ai Milanesi. I Bresciani[Malvecius, Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Ital.]anch'essi ritolsero ai Cremonesi il castello di Pontevico. Nuovi guai recò ancora la potenza de' Bolognesi al comune di Modena con torgli Nonantola, San Cesario e Panzano. Dagli Annali di Genova[Caffari, Annal. Genuens., lib. 6, tom. 6 Rer. Italic.]abbiamo che i Pisani e ilmarchese Oberto Pelavicino aveano fatto un grande armamento per muover guerra ai Genovesi, i quali si prepararono per ben riceverli. La rotta degl'imperiali sotto Parma fece lor calare l'orgoglio. Aggiungono che Federigo venne sino ad Asti, e spedì suoi messi a Lodovico re di Francia, il quale era già in procinto di passare il mare contra degl'infedeli, con esibir di nuovo sè stesso e tutte le sue forze per la medesima sacra spedizione, purchè gl'impetrasse l'assoluzione della scomunica e deposizione. Ma nulla di ciò fu fatto, e Federigo si fermò tutto il verno in Lombardia senza recare offesa alcuna ai Crocesignati, o ad altri popoli. Succederono bensì molte novità nella Romagna[Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital. Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.]. Spedito colà ilcardinaleOttavianodegli Ubaldini, prese seco tutta la milizia di Bologna, e nel mese di maggio andò a mettere l'assedio a Forlì, che dopo pochi giorni capitolò la resa. Altrettanto amichevolmente fecero le città di Forlimpopoli, Cervia, Cesena, Imola e Ravenna. Con questi popoli poi passò nel mese di giugno ad assediar Faenza, che tuttavia era in potere di Tommaso dalla Marca, creato conte della Romagna da Federigo. Tenne forte quella città per quindici giorni, dopo i quali si diede al cardinale. Anche Malatestino (si comincia ora ad udir questa famiglia, che col tempo salì ben alto) fece ribellare Rimini all'imperadore. Crede Girolamo Rossi[Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 6.], che queste città venissero sotto la signoria della Chiesa, e che il pontefice dichiarasse allora Ugolino de' Rossi suo nipote conte della Romagna. Più probabile a me sembra, che fossero prese a nome diGuglielmo redi Germania e de' Romani, creatura del papa, per le ragioni che andando innanzi accennerò. Il Ghirardacci[Ghirardacci, Istor. di Bologna, tom. 1.]altro non conobbe, se non che que' popoli giurarono di stare ai comandamenti del papa e de' Bolognesi,conservando la libertà delle loro città. Tal guerra fu fatta in quest'anno in Germania da Guglielmo nuovo re coronato in Aquisgrana, alre Corradofigliuolo di Federigo, che fu costretto a ritirarsi in Italia presso il padre. Non farei io sigurtà della verità di questo racconto che è di Matteo Paris[Matth. Paris, Hist. Angl.], perchè della venuta di esso Corrado in Puglia non v'ha menomo vestigio in altre storie di questi tempi.

Memorabile fu quest'anno per la gloriosa liberazion di Parma. Avea la rigida stagion del verno fatto ritirare ai quartieri buona parte degli eserciti pontificio e cesareo, esistenti sotto Parma[Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.], Federigo nondimeno stette costanteall'assedio nella sua città di Vittoria. Nel gennaio dell'anno presente la cavalleria de' Parmigiani a Collecchio restò sconfitta dai fuorusciti di Parma. Perchè restò preso nella zuffa Bernardo de' Rossi, fu poscia da essi iniquamente ucciso, ma ne fecero lo stesso dì un'esecranda vendetta i Parmigiani col dar morte a quattro de' più nobili della fazione imperiale. Ebbero essi un'altra disavventura. Erano venuti i Mantovani con sette grosse navi incastellate su per Po, per vietare a' Cremonesi la fabbrica d'un ponte su quel fiume. Passarono al dispetto de' Cremonesi; ma venuto loro addosso il re Enzo, abbandonarono quelle navi, e si diedero alla fuga, restandovi molti d'essi prigioni. Federigo, gran vantatore delle cose prospere, e solito ad impicciolir le contrarie (costume nondimeno familiare di tutti i tempi), in una sua lettera[Raynald., in Annal., Eccl.]scrisse che erano state prese cento navi tra grandi e picciole in questa occasione. Tali perdite furono in breve ben compensate. Passata la metà di febbraio in un giorno di martedì, cioè nel dì 18 di quel mese, per quanto io vo conghietturando (la Cronica di Reggio[Memor. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.]diceXII exeunte februarioche in quell'anno bissestile vien ad essere il dì 18), un soldato milanese, secondochè vien raccontato da Rolandino[Roland., in Chron., lib. 5, cap. 22.], per nome Basalupo, persuase al legato pontificio Gregorio da Montelungo, a Filippo Visdomini Piacentino podestà di Parma, e agli altri baroni difensori di Parma, che s'avea da assalire la città Vittoria dell'imperadore, avendo egli osservato che ne era molto sminuita la guarnigione, e che Federigo ogni dì di buon tempo ne usciva per sollazzarsi alla caccia del falcone, suo favorito esercizio[Monach. Patavinus, in Chron., tom. 8 Rer. Italic. Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital. Petrus de Curbio, Vita Innocentii IV, P. I, tom. 3 Rer. Italic.]. Fu risoluta l'impresa, ed uscito l'esercito collegatoandò vigorosamente a dar l'assalto alla nemica città. Se ne stavano sbadigliando gl'imperiali, non mai imaginandosi una tal visita; e quantunque fossero superiori di numero e ben fortificati, pure talmente s'invilirono, che dopo qualche contrasto presero la fuga. Entrati i vittoriosi pontificii, fecero man bassa contra dei Pugliesi, e principalmente contra de' Saraceni; a moltissimi de' Lombardi diedero quartiere. Vi restò fra gli altri ucciso Taddeo da Sessa, quello stesso che nel concilio avea fatto da avvocato di Federigo. Lasciovvi anche la vita il marchese Lancia. Il tesoro trovato nella camera imperiale in danaro, gioielli, vasi d'oro, d'argento, corone, ed altre cose preziose, fu inestimabile. Circa duemila si contarono di uccisi, più di tremila furono i prigioni. Preso anche il carroccio de' Cremonesi tenuto per gioia di gran prezzo, trionfalmente fu condotto a Parma. Berta era il nome d'esso carroccio. Federigo, che si trovava alla caccia tre miglia lungi di là, ragguagliato del fatto, senza pensarvi molto, spronò coi suoi alla volta di Borgo San Donnino, e di là senza fermarsi passò a Cremona, portando seco non so se più di rabbia, oppure di malinconia. Furono i fuggitivi inseguiti sino al Taro, e molti ancora dei Parmigiani per due miglia di là andarono facendo de' prigioni. La città Vittoria data alle fiamme, col suo falò terminò il trionfo de' Parmigiani, che poi non vi lasciarono pietra sopra pietra. Grande strepito fece per tutta Italia e ne' paesi oltramontani questo glorioso successo della parte pontificia, e ne venne un gran crollo agli affari di Federigo in Italia.

Era tornato a Padova sul principio di quest'anno Eccelino da Romano[Roland., lib. 5, cap. 23.]; e giacchè era andata a male l'impresa di Parma, pensò egli a far delle nuove conquiste. Nelle città di Feltre e Belluno signoreggiava Bianchino da Camino aderente alla parte guelfa. Eccelino nel mesedi maggio, presi seco i Padovani e i Vicentini, ostilmente s'inviò verso Feltre. Nel viaggio una gazza venne a posarsi sopra la bandiera di Eccelino, e fu sì piacevole, che si lasciò prendere. Parve questo ad Eccelino un buon augurio, e ordinò che fosse da lì innanzi la buona gazza delicatamente nudrita in Padova. Feltre non fece molta resistenza; ed Eccelino passò anche sotto Belluno; ma ritrovatovi del duro, riserbò ad altro tempo l'impresa. Nella Cronica eziandio di Verona si legge[Paris de Creta, Chron. Veron., tom. 8 Rer. Ital.]che esso Eccelino, venuto l'ottobre dell'anno presente, coi popoli di Verona, Padova, Vicenza, Feltre e Belluno (secondo Rolandino, non per anche Belluno era sua), passò sul mantovano, e per lo spazio d'un mese diede il guasto a quelle campagne, e menò via molti prigioni. Fu in quest'anno[Raynaldus, in Annal. Eccl.], che papa Innocenzo fulminò la scomunica contra di quel tiranno, cioè contra del crudele Eccelino. Ricuperarono i Parmigiani[Memor. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.]nell'anno presente le castella di Bianello, Cuvriaco, Guardasone e Rivalta. Nè si dee tacere che al conte Ricciardo da San Bonifazio, il quale tanto si segnalò nella difesa della lor città, donarono il palazzo dell'imperadore che era posto nell'Arena. Erasi staccata la città di Vercelli da Federigo; la fece egli in quest'anno ritornare all'ubbidienza sua. Ma Novara, secondo la Cronica Piacentina[Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.], si diede in quest'anno al legato del papa e ai Milanesi. I Bresciani[Malvecius, Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Ital.]anch'essi ritolsero ai Cremonesi il castello di Pontevico. Nuovi guai recò ancora la potenza de' Bolognesi al comune di Modena con torgli Nonantola, San Cesario e Panzano. Dagli Annali di Genova[Caffari, Annal. Genuens., lib. 6, tom. 6 Rer. Italic.]abbiamo che i Pisani e ilmarchese Oberto Pelavicino aveano fatto un grande armamento per muover guerra ai Genovesi, i quali si prepararono per ben riceverli. La rotta degl'imperiali sotto Parma fece lor calare l'orgoglio. Aggiungono che Federigo venne sino ad Asti, e spedì suoi messi a Lodovico re di Francia, il quale era già in procinto di passare il mare contra degl'infedeli, con esibir di nuovo sè stesso e tutte le sue forze per la medesima sacra spedizione, purchè gl'impetrasse l'assoluzione della scomunica e deposizione. Ma nulla di ciò fu fatto, e Federigo si fermò tutto il verno in Lombardia senza recare offesa alcuna ai Crocesignati, o ad altri popoli. Succederono bensì molte novità nella Romagna[Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital. Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.]. Spedito colà ilcardinaleOttavianodegli Ubaldini, prese seco tutta la milizia di Bologna, e nel mese di maggio andò a mettere l'assedio a Forlì, che dopo pochi giorni capitolò la resa. Altrettanto amichevolmente fecero le città di Forlimpopoli, Cervia, Cesena, Imola e Ravenna. Con questi popoli poi passò nel mese di giugno ad assediar Faenza, che tuttavia era in potere di Tommaso dalla Marca, creato conte della Romagna da Federigo. Tenne forte quella città per quindici giorni, dopo i quali si diede al cardinale. Anche Malatestino (si comincia ora ad udir questa famiglia, che col tempo salì ben alto) fece ribellare Rimini all'imperadore. Crede Girolamo Rossi[Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 6.], che queste città venissero sotto la signoria della Chiesa, e che il pontefice dichiarasse allora Ugolino de' Rossi suo nipote conte della Romagna. Più probabile a me sembra, che fossero prese a nome diGuglielmo redi Germania e de' Romani, creatura del papa, per le ragioni che andando innanzi accennerò. Il Ghirardacci[Ghirardacci, Istor. di Bologna, tom. 1.]altro non conobbe, se non che que' popoli giurarono di stare ai comandamenti del papa e de' Bolognesi,conservando la libertà delle loro città. Tal guerra fu fatta in quest'anno in Germania da Guglielmo nuovo re coronato in Aquisgrana, alre Corradofigliuolo di Federigo, che fu costretto a ritirarsi in Italia presso il padre. Non farei io sigurtà della verità di questo racconto che è di Matteo Paris[Matth. Paris, Hist. Angl.], perchè della venuta di esso Corrado in Puglia non v'ha menomo vestigio in altre storie di questi tempi.


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