MCCXVI

MCCXVIAnno diCristoMCCXVI. IndizioneIV.OnorioIII papa 1.OttoneIV imperadore 8.Le premure d'Innocenzo IIIpapa pel soccorso di Terra santa erano incessanti. Conoscendo egli quanto potesse influire al bene di quegli affari la potenza de' Genovesi e Pisani, provveduti di tanti legni e gente brava specialmente in mare[Martin. Polonus, Chron. Pontific.], si doleva forte della discordia eguerra che da tanti anni bolliva fra queste due nazioni. Determinò dunque di portarsi in persona in sito, dove potesse trattar di pace fra loro. Ma pervenuto a Perugia, quivi cadde malato, e l'infermità fu sì grave, che il rapì da questa vita nel dì 6 di luglio dell'anno presente. Mancò in lui uno de' più abili e gloriosi pontefici che sieno seduti nella cattedra di san Pietro: gran giurisconsulto, gran politico, che all'esperienza grande da lui mostrata nel governo spirituale aggiunse l'ingrandimento temporale della Chiesa romana, con procurar nello stesso tempo quello de' suoi parenti. Ma a questo insigne pontefice non mancarono censure, facili ad uscir della penna di chi si consiglia colla propria passione ed interesse. Ai grandi avvenimenti che furono sotto il suo pontificato, tra' quali specialmente è da riporre l'essere caduta in mano de' Latini la città di Costantinopoli con buona parte del greco impero, si dee aggiugnere la nascita di due insigni ordini religiosi, che illustrarono poi e tuttavia illustrano la Chiesa di Dio, cioè de' Predicatori, istituito da San Domenico, e dei Minori, fondato da san Francesco d'Assisi. Ci son di quelli che li credono confermati dal medesimo papa Innocenzo III; il che non mi sembra ben fondato. Nell'universale concilio lateranense IV, tenuto nel precedente anno, fu stabilito così al capo tredicesimo[Labbe, Concilior., tom. 11.]:Nenimia religionum diversitas gravem in Ecclesia Dei confusionem inducat, firmiter prohibemus, ne quis de cetero novam religionem inveniat. Sed quicumque voluerit ad religionem converti, unam de approbatis assumat. Però è ben vero che sotto Innocenzo ebbe principio l'uno e l'altro di questi due ordini sì benemeriti della Chiesa[Antiquit. Ital., Dissert. LXV.], ma quello de' Predicatori non ebbe bisogno di conferma, perchè San Domenico scelse la regola de' canonici regolari, e per molto tempo que' religiosi ritennero il nome di canonici, assumendo col tempo quello diPredicatori. L'altro de' Minori, in considerazione della mirabil vita del suo istitutore, e delle sante sue regole, fu veramente approvato da papaOnorio III, del quale ora son per parlare. In luogo dunque del defuntoInnocenzo IIIfu nel seguente giorno eletto sommo pontefice Cencio cardinale de' santi Giovanni e Paolo, di nazione Romano, che, secondo le mie conghietture, quel medesimo fu che ci ha lasciato il libro de' censi della Chiesa romana, da me dato alla luce[Antiquit. Ital., Dissert. LXIX.]. Assunse il nome diOnorio III, pontefice anche egli di gran vaglia[Raynaldus, in Annal. Eccl.], il quale fu poi consecrato nel dì 11 d'agosto. E perciocchè tuttavia durava la guerra de' Milanesi e Piacentini contra de' Pavesi, senza voler ascoltare consigli di pace, esso pontefice, in vigore di un decreto del suddetto concilio lateranense, scomunicò di nuovo i rettori di Milano e Piacenza, e pubblicò l'interdetto in quelle città. Diede ancora in governo al comune di Modena alcune delle terre, delle quali Salinguerra era stato investito dal suo predecessore.Determinò in quest'anno ilre Federigo IIdi chiamare in Germania l'unico suo figliuoloArrigo, già dichiarato re di Sicilia, benchè fosse in tenera età, per ottenergli l'amore de' principi tedeschi, e forse anche per sospetto di qualche rivoluzione in Sicilia, durante la sua lontananza. Venne da Palermo questo fanciullo re, accompagnato dall'arcivescovo di Palermo, sino a Gaeta per mare. Ch'egli passasse per la Toscana e per Lucca, si può arguire dagli Atti del comune di Modena da me pubblicati[Antiquit. Ital., Dissert. LXVII.]. Imperciocchè Frogieri podestà di Modena cogli ambasciatori d'essa città, cioè con Gherardo Rangone, Aldeprando Pico ed altri, andò a riceverlo con un corpo d'armati sino allo spedale di San Pellegrino, che era l'ultimo luogo della giurisdizione di Modena, e condottolo per le montagne sinoal ponte di Guiligua, il consegnò ivi agli ambasciatori di Reggio e di Parma. Anche laregina Costanzasua madre per altra via s'incamminò verso la Germania. Le Croniche di Bologna[Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Italic.]e di Reggio[Memor. Potestat. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.]attestano ch'ella passò per quelle città nell'anno presente. Riccardo da San Germano[Richardus de S. Germano, in Chron.]differisce l'andata sua sino all'anno 1218. Abbiamo poi da esso Riccardo che in quest'annoDiopoldo ducadi Spoleti, volendo passare travestito a cavallo di un asino in Puglia, tradito e scoperto, fu preso in vicinanza del Tevere, e consegnato al senatore di Roma, che il mise in prigione. L'onnipotente forza della pecunia servì poscia a liberarlo. Per quanto s'ha da Galvano Fiamma[Gualvan. Flamma, in Manip. Flor., cap. 248.], in quest'anno i Milanesi irritati per le censure pontificie, pretendendo che fossero nulle od ingiuste, maggiormente esercitarono la rabbia loro contra de' Pavesi. Presero e distrussero varie loro castella; misero l'assedio ad Arena (non già ad Arona, come sta scritto nel testo del Sigonio[Sigon., de Regn. Ital., lib. 16.]), ma non poterono averla. Tornarono anche a spogliar la Lomellina. Tace poi questo autore ciò che si legge nella Cronichetta di Cremona[Chron. Cremonense, tom. 7 Rer. Ital.]: cioè che il popolo cremonese, collegato de' Pavesi, neppur egli stette colle mani alla cintola in questi tempi. Col guasto e col fuoco distrusse le terre de' Milanesi e Cremaschi ne' contorni dell'Adda. Lo stesso danno recò a un tratto del Piacentino. Prese e smantellò Ponte Vico: se pure non è scorretto questo nome. Azzuffatosi poi l'esercito loro con quel dei Piacentini presso a Montile fra Ponte Vico e Piacenza, lo sconfisse, e molti prigioni condusse a Cremona. Gelò sì forte in quest'anno il Po, che le carra e le bestie vi passavano sopra, e seccarono perciò le viti. La Cronica di Piacenza[Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.]conferma il danno recato da' Piacentini e Milanesi collegati al distretto di Pavia, coll'incendio di molte castella, e soggiugne in fine:Eodem anno fuit praelium de Pontenurio. Questa battaglia di Pontenura è spiegata dalla Cronica di Parma[Chron. Parmens., tom. 9 Rer. Ital.]. Ivi dunque si legge che l'oste parmigiano andò sino a Ponte Nura sul Piacentino, e vi si fece una baruffa colla peggio d'essi Piacentini. Poscia nel dì 30 di settembre ebbero battaglia i Parmigiani con parte de' Piacentini, Lodigiani, Cremaschi e Milanesi vicino al medesimo ponte verso Fontana, e fecero molti prigioni: al qual combattimento intervennero pochi Cremonesi. Nelle Croniche di Bologna[Chron. Bononiense, tom. 18 Rer. Ital.], di Reggio[Memoriale Potest. Regiens., tom. 3 Rer. Italic.]e Cesena[Annal. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.]è scritto che in quest'anno nel dì 14 di giugno ebbero i Cesenati dai Riminesi una mala percossa, con lasciare in man loro mille e settecento prigionieri. Implorato l'aiuto dei Bolognesi, due mesi dappoi questi con grande sforzo di gente, rinforzati anche dalla cavalleria e dagli arcieri di Reggio, assediarono il castello di Sant'Arcangelo per sei settimane. La Cronica Bolognese racconta che lo presero per forza, con dare il guasto a tutto il paese intorno. Di questo acquisto non parla la Cronica di Reggio, più antica dell'altra, e neppur gli Annali di Cesena. Quel che è certo, costrinsero i Riminesi a rendere tutti i prigioni. Non par già certo che i Cesenati allora promettessero ubbidienza al comune di Bologna.

Le premure d'Innocenzo IIIpapa pel soccorso di Terra santa erano incessanti. Conoscendo egli quanto potesse influire al bene di quegli affari la potenza de' Genovesi e Pisani, provveduti di tanti legni e gente brava specialmente in mare[Martin. Polonus, Chron. Pontific.], si doleva forte della discordia eguerra che da tanti anni bolliva fra queste due nazioni. Determinò dunque di portarsi in persona in sito, dove potesse trattar di pace fra loro. Ma pervenuto a Perugia, quivi cadde malato, e l'infermità fu sì grave, che il rapì da questa vita nel dì 6 di luglio dell'anno presente. Mancò in lui uno de' più abili e gloriosi pontefici che sieno seduti nella cattedra di san Pietro: gran giurisconsulto, gran politico, che all'esperienza grande da lui mostrata nel governo spirituale aggiunse l'ingrandimento temporale della Chiesa romana, con procurar nello stesso tempo quello de' suoi parenti. Ma a questo insigne pontefice non mancarono censure, facili ad uscir della penna di chi si consiglia colla propria passione ed interesse. Ai grandi avvenimenti che furono sotto il suo pontificato, tra' quali specialmente è da riporre l'essere caduta in mano de' Latini la città di Costantinopoli con buona parte del greco impero, si dee aggiugnere la nascita di due insigni ordini religiosi, che illustrarono poi e tuttavia illustrano la Chiesa di Dio, cioè de' Predicatori, istituito da San Domenico, e dei Minori, fondato da san Francesco d'Assisi. Ci son di quelli che li credono confermati dal medesimo papa Innocenzo III; il che non mi sembra ben fondato. Nell'universale concilio lateranense IV, tenuto nel precedente anno, fu stabilito così al capo tredicesimo[Labbe, Concilior., tom. 11.]:Nenimia religionum diversitas gravem in Ecclesia Dei confusionem inducat, firmiter prohibemus, ne quis de cetero novam religionem inveniat. Sed quicumque voluerit ad religionem converti, unam de approbatis assumat. Però è ben vero che sotto Innocenzo ebbe principio l'uno e l'altro di questi due ordini sì benemeriti della Chiesa[Antiquit. Ital., Dissert. LXV.], ma quello de' Predicatori non ebbe bisogno di conferma, perchè San Domenico scelse la regola de' canonici regolari, e per molto tempo que' religiosi ritennero il nome di canonici, assumendo col tempo quello diPredicatori. L'altro de' Minori, in considerazione della mirabil vita del suo istitutore, e delle sante sue regole, fu veramente approvato da papaOnorio III, del quale ora son per parlare. In luogo dunque del defuntoInnocenzo IIIfu nel seguente giorno eletto sommo pontefice Cencio cardinale de' santi Giovanni e Paolo, di nazione Romano, che, secondo le mie conghietture, quel medesimo fu che ci ha lasciato il libro de' censi della Chiesa romana, da me dato alla luce[Antiquit. Ital., Dissert. LXIX.]. Assunse il nome diOnorio III, pontefice anche egli di gran vaglia[Raynaldus, in Annal. Eccl.], il quale fu poi consecrato nel dì 11 d'agosto. E perciocchè tuttavia durava la guerra de' Milanesi e Piacentini contra de' Pavesi, senza voler ascoltare consigli di pace, esso pontefice, in vigore di un decreto del suddetto concilio lateranense, scomunicò di nuovo i rettori di Milano e Piacenza, e pubblicò l'interdetto in quelle città. Diede ancora in governo al comune di Modena alcune delle terre, delle quali Salinguerra era stato investito dal suo predecessore.

Determinò in quest'anno ilre Federigo IIdi chiamare in Germania l'unico suo figliuoloArrigo, già dichiarato re di Sicilia, benchè fosse in tenera età, per ottenergli l'amore de' principi tedeschi, e forse anche per sospetto di qualche rivoluzione in Sicilia, durante la sua lontananza. Venne da Palermo questo fanciullo re, accompagnato dall'arcivescovo di Palermo, sino a Gaeta per mare. Ch'egli passasse per la Toscana e per Lucca, si può arguire dagli Atti del comune di Modena da me pubblicati[Antiquit. Ital., Dissert. LXVII.]. Imperciocchè Frogieri podestà di Modena cogli ambasciatori d'essa città, cioè con Gherardo Rangone, Aldeprando Pico ed altri, andò a riceverlo con un corpo d'armati sino allo spedale di San Pellegrino, che era l'ultimo luogo della giurisdizione di Modena, e condottolo per le montagne sinoal ponte di Guiligua, il consegnò ivi agli ambasciatori di Reggio e di Parma. Anche laregina Costanzasua madre per altra via s'incamminò verso la Germania. Le Croniche di Bologna[Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Italic.]e di Reggio[Memor. Potestat. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.]attestano ch'ella passò per quelle città nell'anno presente. Riccardo da San Germano[Richardus de S. Germano, in Chron.]differisce l'andata sua sino all'anno 1218. Abbiamo poi da esso Riccardo che in quest'annoDiopoldo ducadi Spoleti, volendo passare travestito a cavallo di un asino in Puglia, tradito e scoperto, fu preso in vicinanza del Tevere, e consegnato al senatore di Roma, che il mise in prigione. L'onnipotente forza della pecunia servì poscia a liberarlo. Per quanto s'ha da Galvano Fiamma[Gualvan. Flamma, in Manip. Flor., cap. 248.], in quest'anno i Milanesi irritati per le censure pontificie, pretendendo che fossero nulle od ingiuste, maggiormente esercitarono la rabbia loro contra de' Pavesi. Presero e distrussero varie loro castella; misero l'assedio ad Arena (non già ad Arona, come sta scritto nel testo del Sigonio[Sigon., de Regn. Ital., lib. 16.]), ma non poterono averla. Tornarono anche a spogliar la Lomellina. Tace poi questo autore ciò che si legge nella Cronichetta di Cremona[Chron. Cremonense, tom. 7 Rer. Ital.]: cioè che il popolo cremonese, collegato de' Pavesi, neppur egli stette colle mani alla cintola in questi tempi. Col guasto e col fuoco distrusse le terre de' Milanesi e Cremaschi ne' contorni dell'Adda. Lo stesso danno recò a un tratto del Piacentino. Prese e smantellò Ponte Vico: se pure non è scorretto questo nome. Azzuffatosi poi l'esercito loro con quel dei Piacentini presso a Montile fra Ponte Vico e Piacenza, lo sconfisse, e molti prigioni condusse a Cremona. Gelò sì forte in quest'anno il Po, che le carra e le bestie vi passavano sopra, e seccarono perciò le viti. La Cronica di Piacenza[Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.]conferma il danno recato da' Piacentini e Milanesi collegati al distretto di Pavia, coll'incendio di molte castella, e soggiugne in fine:Eodem anno fuit praelium de Pontenurio. Questa battaglia di Pontenura è spiegata dalla Cronica di Parma[Chron. Parmens., tom. 9 Rer. Ital.]. Ivi dunque si legge che l'oste parmigiano andò sino a Ponte Nura sul Piacentino, e vi si fece una baruffa colla peggio d'essi Piacentini. Poscia nel dì 30 di settembre ebbero battaglia i Parmigiani con parte de' Piacentini, Lodigiani, Cremaschi e Milanesi vicino al medesimo ponte verso Fontana, e fecero molti prigioni: al qual combattimento intervennero pochi Cremonesi. Nelle Croniche di Bologna[Chron. Bononiense, tom. 18 Rer. Ital.], di Reggio[Memoriale Potest. Regiens., tom. 3 Rer. Italic.]e Cesena[Annal. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.]è scritto che in quest'anno nel dì 14 di giugno ebbero i Cesenati dai Riminesi una mala percossa, con lasciare in man loro mille e settecento prigionieri. Implorato l'aiuto dei Bolognesi, due mesi dappoi questi con grande sforzo di gente, rinforzati anche dalla cavalleria e dagli arcieri di Reggio, assediarono il castello di Sant'Arcangelo per sei settimane. La Cronica Bolognese racconta che lo presero per forza, con dare il guasto a tutto il paese intorno. Di questo acquisto non parla la Cronica di Reggio, più antica dell'altra, e neppur gli Annali di Cesena. Quel che è certo, costrinsero i Riminesi a rendere tutti i prigioni. Non par già certo che i Cesenati allora promettessero ubbidienza al comune di Bologna.


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