MCCXVII

MCCXVIIAnno diCristoMCCXVII. IndizioneV.OnorioIII papa 2.OttoneIV imperadore 9.Venne in quest'anno a RomaPietro conted'Auxerre, pretendente della corona imperiale di Costantinopoli[Johann. de Ceccano, Chron. Fossaenovae. Richard. de S. Germano, in Chron. Raynaldus, Annal. Eccl.]. Ognidi più andavano prevalendo agli odiati Latini i Greci, che aveano per loro capo Teodoro Comneno. Nel dì 9 d'aprile fu egli con gran gloria e solennità coronato imperadore d'Oriente da papaOnorio IIInella chiesa di san Lorenzo. Confermò questo efimero Augusto aGuglielmo marchesedi Monferrato, e aDemetriodi lui fratello il regno di Salonichi, tuttavia posseduto da questi principi. Io punto non mi affaticherò a seguitare gl'infelici suoi passi in Oriente. Passò pel Mediterraneo in quest'anno una possente crociata di cristiani incamminata verso l'Egitto; eAndrea red'Ungheria con altri principi e con un copiosissimo esercito marciò anch'esso a quella volta. Non ommise diligenza veruna in tempi di tanto bisogno papaOnorioper rimettere la pace fra i popoli dell'Italia. A questo fine, per attestato del Continuatore di Caffaro[Caffari, Annal. Genuens., lib. 4, tom. 6 Rer. Ital.], inviò a GenovaUgolinocardinale e vescovo d'Ostia, che fu poi papa Gregorio IX, personaggio di raffinata prudenza, per condurre quel popolo a far pace coi Pisani. S'obbligarono i Genovesi di stare a quello che avesse decretato il pontefice. Altrettanto fecero i Pisani: il che aprì la strada, dopo tanti anni di guerra, alla concordia fra quelle due emule città. Abbiamo ancora dal medesimo scrittore contemporaneo che in quest'anno,ob multas discordias, quae vertebantur inter civitates Lombardiae, quum multae religiosae personae se intromitterent de pace et concordia componenda, tandem auxilio Dei inter Papiam, Mediolanum, Placentiam, Terdonam et Alexandriam pax firma fuit, et firmata mense junii. Restò bensì viva la guerra fra essi Milanesi e Cremonesi. Leggesi nella Cronica di Cremona[Chron. Cremonense, tom. 7 Rer. Ital.]che nell'anno presente i Cremonesi, assistiti di forze dai Parmigiani, Reggiani e Modenesi, andarono a fronte dell'esercito milanese, il quale col rinforzo dei Piacentini, Comaschi, Novaresi,Vercellini ed Alessandrini, era giunto fin presso a Zenevolta. La loro comparsa produsse il mirabil effetto d'indurre i Milanesi a ritirarsi in fretta. Ascoltisi ora Galvano dalla Fiamma là dove scrive[Gualv. Flamma, in Manipul. Flor., cap. 250.]che in quest'anno i Milanesi col carroccio andarono sul Cremonese, s'impadronirono di Ruminengo e di Zenevolta, presero il carroccio de' Cremonesi, fecero anche prigione il vescovo di Cremona con innumerabili Cremonesi. Mandò il podestà di Cremona a minacciarli, ma non osò uscire della città. Dopo altri fatti l'armata milanese passò ai danni de' Parmigiani. E finalmente i Pavesi per la terza volta giurarono di ubbidire ai Milanesi. Noi non siam tenuti a credere tutto a Galvano Fiamma, adulatore non rade volte della patria sua. Merita ben più fede il Cronista Piacentino[Chron. Placent., tom. 16 Rer. Italic.], il quale, dopo aver detto che i Piacentini coi lor collegati furono a dare il guasto al territorio di Cremona, aggiugne che i Pavesi dall'una parte, e i Milanesi e Piacentini dall'altra fecero compromesso delle lor differenze nel podestà di Piacenza, il quale sentenziò che i Milanesi rilasciassero Vigevano ai Pavesi per dieci anni, e che ai Piacentini restassero alcune ville. Negli Annali vecchi di Modena[Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Italic.]è bensì scritto che nell'anno presente riuscì ai Bolognesi di prendere al comune di Modena le castella di Bazzano, San Cesario e Nonantola, e di sottomettere tutta la Romagnuola; ma fuor di sito è una tal memoria, essendo succeduti tal fatti molto più tardi.Diedero in quest'anno principio i crociati alle lor imprese in Egitto. Gran copia di Veneziani, Genovesi e Pisani, e d'altre città d'Italia intervenne a quella gloriosa impresa. Dalle memorie che rapporta il Rinaldi[Raynaldus, Annal. Eccles. ad hunc ann.]si scorge cheGuglielmo marchese di Massa (e perciò di casaMalaspina) era stato padrone del giudicato di Cagliari in Sardegna. Morto lui, una sua figliuola ereditò quegli Stati, e ne prese il possesso di consenso de' popolisuscepto baculo regali, quod est signum confirmationis in regnum. Da lì a non molto, per mettere fine alle guerre che erano state in addietro fra quel giudicato e l'altro di Arborea, ella sposò il giudice d'essa Arborea, oggidì Oristagni. I Pisani, che pretendevano il dominio della Sardegna, giunti colà un giorno con una squadra di navi, obbligarono la marchesana di Massa e il marito a giurar loro fedeltà, e a prendere da essi l'investitura col gonfalone. Col tempo i Pisani cominciarono ad usurpar quelle giurisdizioni, e a farla quivi da padroni assoluti: per lo che la marchesana fece ricorso a papa Onorio, implorando il suo aiuto. Per attestato del Dandolo[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.], in questo anno il patriarca d'Aquileia, per delegazione del papa, rimise pace fra i Veneziani e Padovani, che erano in rotta per l'accidente occorso nel giuoco di Trivigi. Ma Rolandino[Roland., Chron., lib. 2, cap. 1.]non s'accorda con questa notizia, scrivendo egli che anche nell'anno 1220 durava la nemicizia fra quelle due repubbliche. Siccome costa dalle bolle da me date alla luce[Antichità Estensi, P. I, cap. 42.], in quest'anno papaOnorio IIIdiede l'investitura della marca di Guarnieri, cioè di Ancona, adAzzo VIImarchese d'Este, benchè giovinetto, coll'annoverare cadauna città di quella marca.

Venne in quest'anno a RomaPietro conted'Auxerre, pretendente della corona imperiale di Costantinopoli[Johann. de Ceccano, Chron. Fossaenovae. Richard. de S. Germano, in Chron. Raynaldus, Annal. Eccl.]. Ognidi più andavano prevalendo agli odiati Latini i Greci, che aveano per loro capo Teodoro Comneno. Nel dì 9 d'aprile fu egli con gran gloria e solennità coronato imperadore d'Oriente da papaOnorio IIInella chiesa di san Lorenzo. Confermò questo efimero Augusto aGuglielmo marchesedi Monferrato, e aDemetriodi lui fratello il regno di Salonichi, tuttavia posseduto da questi principi. Io punto non mi affaticherò a seguitare gl'infelici suoi passi in Oriente. Passò pel Mediterraneo in quest'anno una possente crociata di cristiani incamminata verso l'Egitto; eAndrea red'Ungheria con altri principi e con un copiosissimo esercito marciò anch'esso a quella volta. Non ommise diligenza veruna in tempi di tanto bisogno papaOnorioper rimettere la pace fra i popoli dell'Italia. A questo fine, per attestato del Continuatore di Caffaro[Caffari, Annal. Genuens., lib. 4, tom. 6 Rer. Ital.], inviò a GenovaUgolinocardinale e vescovo d'Ostia, che fu poi papa Gregorio IX, personaggio di raffinata prudenza, per condurre quel popolo a far pace coi Pisani. S'obbligarono i Genovesi di stare a quello che avesse decretato il pontefice. Altrettanto fecero i Pisani: il che aprì la strada, dopo tanti anni di guerra, alla concordia fra quelle due emule città. Abbiamo ancora dal medesimo scrittore contemporaneo che in quest'anno,ob multas discordias, quae vertebantur inter civitates Lombardiae, quum multae religiosae personae se intromitterent de pace et concordia componenda, tandem auxilio Dei inter Papiam, Mediolanum, Placentiam, Terdonam et Alexandriam pax firma fuit, et firmata mense junii. Restò bensì viva la guerra fra essi Milanesi e Cremonesi. Leggesi nella Cronica di Cremona[Chron. Cremonense, tom. 7 Rer. Ital.]che nell'anno presente i Cremonesi, assistiti di forze dai Parmigiani, Reggiani e Modenesi, andarono a fronte dell'esercito milanese, il quale col rinforzo dei Piacentini, Comaschi, Novaresi,Vercellini ed Alessandrini, era giunto fin presso a Zenevolta. La loro comparsa produsse il mirabil effetto d'indurre i Milanesi a ritirarsi in fretta. Ascoltisi ora Galvano dalla Fiamma là dove scrive[Gualv. Flamma, in Manipul. Flor., cap. 250.]che in quest'anno i Milanesi col carroccio andarono sul Cremonese, s'impadronirono di Ruminengo e di Zenevolta, presero il carroccio de' Cremonesi, fecero anche prigione il vescovo di Cremona con innumerabili Cremonesi. Mandò il podestà di Cremona a minacciarli, ma non osò uscire della città. Dopo altri fatti l'armata milanese passò ai danni de' Parmigiani. E finalmente i Pavesi per la terza volta giurarono di ubbidire ai Milanesi. Noi non siam tenuti a credere tutto a Galvano Fiamma, adulatore non rade volte della patria sua. Merita ben più fede il Cronista Piacentino[Chron. Placent., tom. 16 Rer. Italic.], il quale, dopo aver detto che i Piacentini coi lor collegati furono a dare il guasto al territorio di Cremona, aggiugne che i Pavesi dall'una parte, e i Milanesi e Piacentini dall'altra fecero compromesso delle lor differenze nel podestà di Piacenza, il quale sentenziò che i Milanesi rilasciassero Vigevano ai Pavesi per dieci anni, e che ai Piacentini restassero alcune ville. Negli Annali vecchi di Modena[Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Italic.]è bensì scritto che nell'anno presente riuscì ai Bolognesi di prendere al comune di Modena le castella di Bazzano, San Cesario e Nonantola, e di sottomettere tutta la Romagnuola; ma fuor di sito è una tal memoria, essendo succeduti tal fatti molto più tardi.

Diedero in quest'anno principio i crociati alle lor imprese in Egitto. Gran copia di Veneziani, Genovesi e Pisani, e d'altre città d'Italia intervenne a quella gloriosa impresa. Dalle memorie che rapporta il Rinaldi[Raynaldus, Annal. Eccles. ad hunc ann.]si scorge cheGuglielmo marchese di Massa (e perciò di casaMalaspina) era stato padrone del giudicato di Cagliari in Sardegna. Morto lui, una sua figliuola ereditò quegli Stati, e ne prese il possesso di consenso de' popolisuscepto baculo regali, quod est signum confirmationis in regnum. Da lì a non molto, per mettere fine alle guerre che erano state in addietro fra quel giudicato e l'altro di Arborea, ella sposò il giudice d'essa Arborea, oggidì Oristagni. I Pisani, che pretendevano il dominio della Sardegna, giunti colà un giorno con una squadra di navi, obbligarono la marchesana di Massa e il marito a giurar loro fedeltà, e a prendere da essi l'investitura col gonfalone. Col tempo i Pisani cominciarono ad usurpar quelle giurisdizioni, e a farla quivi da padroni assoluti: per lo che la marchesana fece ricorso a papa Onorio, implorando il suo aiuto. Per attestato del Dandolo[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.], in questo anno il patriarca d'Aquileia, per delegazione del papa, rimise pace fra i Veneziani e Padovani, che erano in rotta per l'accidente occorso nel giuoco di Trivigi. Ma Rolandino[Roland., Chron., lib. 2, cap. 1.]non s'accorda con questa notizia, scrivendo egli che anche nell'anno 1220 durava la nemicizia fra quelle due repubbliche. Siccome costa dalle bolle da me date alla luce[Antichità Estensi, P. I, cap. 42.], in quest'anno papaOnorio IIIdiede l'investitura della marca di Guarnieri, cioè di Ancona, adAzzo VIImarchese d'Este, benchè giovinetto, coll'annoverare cadauna città di quella marca.


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