MCCXVIII

MCCXVIIIAnno diCristoMCCXVIII. IndizioneVI.OnorioIII papa 3.OttoneIV imperadore 10.Dopo Pasqua cadde infermo in un suo castello chiamato Hartzburg l'imperadoreOttone IV; ed, aggravandosi il male[Albert. Stadens., in Chron.], con gran compunzione di cuore e molte lagrime chiese l'assoluzione dallascomunica, la quale, dopo aver egli promesso di stare a quanto gli fosse ordinato dal sommo pontefice, gli fu conceduta dal vescovo d'Ildeseim. Ricevuti poscia i sacramenti con tutta divozione, terminò la sua vita nel dì 19 di maggio. Gotifredo monaco[Godefridus Monachus, in Chron.]la mette al dì 15 di quel mese. Il Continuatore di Caffaro[Caffari, Annal. Genuens., lib. 4, tom. 6 Rer. Ital.]uno die ante Ascensionem Domini, cioè nel dì 23 di maggio. Ma il Meibomio sta per la prima sentenza. Ne dovette ben intendere ilre Federigola morte senza rammarico. Una grande scossa fu questa alla nobilissima linea degli Estensi in Germania, perchè sbrigato da questo competitore esso re Federigo tolse il palatinato del Reno adArrigofratello del defunto Ottone, senza far caso d'un accordo stabilito con lui, nè dell'avergli esso Arrigo consegnate le insegne dello imperio dopo la morte del fratello. Venne perciò a restar quella casa coi soli Stati di Brunsvic, tuttavia da lei posseduti, coll'accrescimento ai nostri giorni d'altri paesi, e della corona della gran Bretagna. Che in questo anno seguisse la pace tra i Genovesi e Pisani, lo raccoglie il Rinaldi[Raynaldus, Annal. Ecclesiast.]da un diploma pontificio. Di questo parlano gli Annali di Genova solamente all'anno precedente, e sono scritti da autori contemporanei. Abbiamo bensì da essi Annali che in un congresso tenuto in Parma fra i deputati di Venezia e quei di Genova restò conchiusa una pace di dieci anni fra quelle due repubbliche. Lasciò scritto Riccardo da San Germano[Richardus de S. Germano, in Chron.]che nell'anno presente d'ordine delre Federigo II, Diopoldo duca di Spoleti fu preso da Jacopo da San Severino. Dovettero i non mai quieti Romani inquietare in quest'anno il buonpapa Onorio. Nel mese di giugno si portò egli alla villeggiatura di Rieti. Nell'ottobre seguente andò a Viterbo, e di là aRoma,sed quum propter Romanorum molestias esse Romae non posset, coactus est Viterbium remeare.Non avendo più che temere dalla parte di Pavia i Milanesi, dopo aver unito alle armi sue quelle degli stessi Pavesi, de' Vercellesi, Novaresi, Tortonesi, Comaschi, Alessandrini, Lodigiani e Cremaschi, vennero fino a Borgo San Donnino, con disegno di farne un regalo ai Piacentini[Chronic. Cremonense, tom. 7 Rer. Ital.]. Trovarono quivi accampato l'esercito dei Cremonesi, Parmigiani, Reggiani e Modenesi; e però, delusi delle loro speranze, voltarono verso il Po. Arrivati verso Ghibello, i Cremonesi coi lor collegati comparvero anche essi colà, e nel dì 6 di giugno presentarono loro la battaglia. Durò questa dalla nona fino alla notte, e vi restarono sconfitti i Milanesi. Molti d'essi furono condotti nelle carceri di Cremona. La Cronica di Parma[Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.]ha che questo fatto d'armi seguì nel primo giovedì di giugno, e che i Reggiani non arrivarono a tempo: laonde passò in proverbioil soccorso dei Reggiani. L'autore della Cronica Piacentina altro non dice[Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.], se non che seguì fra loro in quest'anno una gran battaglia, e che i Milanesi s'impossessarono di Busseto. Ma il vigilantissimo papa Onorio III, cui troppo dispiacevano gli odii sanguinarii di questi popoli[Chron. Cremonense, tom. 7 Rer. Ital.], spedì anche ad essiUgolino vescovodi Ostia e di Velletri suo cardinale legato. Tale fu la di lui eloquenza e destrezza, che gli venne fatto di metter pace fra i Milanesi e Piacentini dall'una parte, e i Cremonesi e Parmigiani dall'altra. Ascoltiamo ora anche Galvano Fiamma[Gualvan. Flam., in Manip. Flor., cap. 252.], il quale fuor di sito, cioè all'anno 1219, scrive che, usciti in campagna i Milanesi coi lor collegati, nel dì 6 di giugno presero il castello di Santa Croce. E nel dì 17 di luglio assediarono i Cremonesi, Parmigiani, Reggiani e Modenesiin un luogo inespugnabile appellato Gibello, e si venne ad un fatto d'armi, in cui molti perirono dall'una e dall'altra parte. Nel giorno appresso presero Busseto con trenta e più luoghi de' Cremonesi. Ma alle preghiere degli ambasciatori di Bologna, che erano venuti a far pace, si ritirarono dal Cremonese. Se Cremona possedesse allora tanti luoghi di qua dal Po nol saprei dire. Ma Galvano quasi nulla parla della pace suddetta, e neppur ben conobbe chi la maneggiò. Così si andavano mordendo a guisa di cavalli sfrenati, e consumando le città della Lombardia fra loro; ma il peggio era, quando s'introduceva la matta discordia fra gli stessi abitatori d'una città. In quest'anno appunto, in occasione della guerra suddetta, entrò la divisione fra i nobili e il popolo di Piacenza; e prevalendo, come per lo più succedeva, la forza del popolo, questo vergognosamente cacciò dal suo governo il podestà, che era allora Guido da Busto Milanese[Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.]. Peggio ne avvenne dipoi, siccome vedremo. Ci riferiscono gli Annali di Cesena[Annales Caesen., tom. 14 Rer. Ital.]che in questo anno i Faentini uniti coi Cesenati assediarono Imola. Temo io che agli anni seguenti appartenga questa notizia, giacchè si aggiugne che nell'anno seguente i Bolognesi la presero: il che accadde più tardi. E tanto più perchè il Sigonio[Sigon., de Regno Ital., lib. 16.]scrive che in quest'anno i Forlivesi fecero guerra più che mai ai Faentini, i quali, veggendosi al disotto, implorarono l'aiuto de' Bolognesi. Vollero questi tentar prima se la loro autorità potea bastare ad estinguere quella guerra senza metter mano all'armi. Spediti dunque ambasciatori a Forlì, fecero istanza che fosse compromessa nel loro podestà ogni contesa di quelle città. E così fu fatto. E il podestà pubblicò tosto una tregua, per conoscere con più agio i motivi delle loro discordie.

Dopo Pasqua cadde infermo in un suo castello chiamato Hartzburg l'imperadoreOttone IV; ed, aggravandosi il male[Albert. Stadens., in Chron.], con gran compunzione di cuore e molte lagrime chiese l'assoluzione dallascomunica, la quale, dopo aver egli promesso di stare a quanto gli fosse ordinato dal sommo pontefice, gli fu conceduta dal vescovo d'Ildeseim. Ricevuti poscia i sacramenti con tutta divozione, terminò la sua vita nel dì 19 di maggio. Gotifredo monaco[Godefridus Monachus, in Chron.]la mette al dì 15 di quel mese. Il Continuatore di Caffaro[Caffari, Annal. Genuens., lib. 4, tom. 6 Rer. Ital.]uno die ante Ascensionem Domini, cioè nel dì 23 di maggio. Ma il Meibomio sta per la prima sentenza. Ne dovette ben intendere ilre Federigola morte senza rammarico. Una grande scossa fu questa alla nobilissima linea degli Estensi in Germania, perchè sbrigato da questo competitore esso re Federigo tolse il palatinato del Reno adArrigofratello del defunto Ottone, senza far caso d'un accordo stabilito con lui, nè dell'avergli esso Arrigo consegnate le insegne dello imperio dopo la morte del fratello. Venne perciò a restar quella casa coi soli Stati di Brunsvic, tuttavia da lei posseduti, coll'accrescimento ai nostri giorni d'altri paesi, e della corona della gran Bretagna. Che in questo anno seguisse la pace tra i Genovesi e Pisani, lo raccoglie il Rinaldi[Raynaldus, Annal. Ecclesiast.]da un diploma pontificio. Di questo parlano gli Annali di Genova solamente all'anno precedente, e sono scritti da autori contemporanei. Abbiamo bensì da essi Annali che in un congresso tenuto in Parma fra i deputati di Venezia e quei di Genova restò conchiusa una pace di dieci anni fra quelle due repubbliche. Lasciò scritto Riccardo da San Germano[Richardus de S. Germano, in Chron.]che nell'anno presente d'ordine delre Federigo II, Diopoldo duca di Spoleti fu preso da Jacopo da San Severino. Dovettero i non mai quieti Romani inquietare in quest'anno il buonpapa Onorio. Nel mese di giugno si portò egli alla villeggiatura di Rieti. Nell'ottobre seguente andò a Viterbo, e di là aRoma,sed quum propter Romanorum molestias esse Romae non posset, coactus est Viterbium remeare.

Non avendo più che temere dalla parte di Pavia i Milanesi, dopo aver unito alle armi sue quelle degli stessi Pavesi, de' Vercellesi, Novaresi, Tortonesi, Comaschi, Alessandrini, Lodigiani e Cremaschi, vennero fino a Borgo San Donnino, con disegno di farne un regalo ai Piacentini[Chronic. Cremonense, tom. 7 Rer. Ital.]. Trovarono quivi accampato l'esercito dei Cremonesi, Parmigiani, Reggiani e Modenesi; e però, delusi delle loro speranze, voltarono verso il Po. Arrivati verso Ghibello, i Cremonesi coi lor collegati comparvero anche essi colà, e nel dì 6 di giugno presentarono loro la battaglia. Durò questa dalla nona fino alla notte, e vi restarono sconfitti i Milanesi. Molti d'essi furono condotti nelle carceri di Cremona. La Cronica di Parma[Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.]ha che questo fatto d'armi seguì nel primo giovedì di giugno, e che i Reggiani non arrivarono a tempo: laonde passò in proverbioil soccorso dei Reggiani. L'autore della Cronica Piacentina altro non dice[Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.], se non che seguì fra loro in quest'anno una gran battaglia, e che i Milanesi s'impossessarono di Busseto. Ma il vigilantissimo papa Onorio III, cui troppo dispiacevano gli odii sanguinarii di questi popoli[Chron. Cremonense, tom. 7 Rer. Ital.], spedì anche ad essiUgolino vescovodi Ostia e di Velletri suo cardinale legato. Tale fu la di lui eloquenza e destrezza, che gli venne fatto di metter pace fra i Milanesi e Piacentini dall'una parte, e i Cremonesi e Parmigiani dall'altra. Ascoltiamo ora anche Galvano Fiamma[Gualvan. Flam., in Manip. Flor., cap. 252.], il quale fuor di sito, cioè all'anno 1219, scrive che, usciti in campagna i Milanesi coi lor collegati, nel dì 6 di giugno presero il castello di Santa Croce. E nel dì 17 di luglio assediarono i Cremonesi, Parmigiani, Reggiani e Modenesiin un luogo inespugnabile appellato Gibello, e si venne ad un fatto d'armi, in cui molti perirono dall'una e dall'altra parte. Nel giorno appresso presero Busseto con trenta e più luoghi de' Cremonesi. Ma alle preghiere degli ambasciatori di Bologna, che erano venuti a far pace, si ritirarono dal Cremonese. Se Cremona possedesse allora tanti luoghi di qua dal Po nol saprei dire. Ma Galvano quasi nulla parla della pace suddetta, e neppur ben conobbe chi la maneggiò. Così si andavano mordendo a guisa di cavalli sfrenati, e consumando le città della Lombardia fra loro; ma il peggio era, quando s'introduceva la matta discordia fra gli stessi abitatori d'una città. In quest'anno appunto, in occasione della guerra suddetta, entrò la divisione fra i nobili e il popolo di Piacenza; e prevalendo, come per lo più succedeva, la forza del popolo, questo vergognosamente cacciò dal suo governo il podestà, che era allora Guido da Busto Milanese[Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.]. Peggio ne avvenne dipoi, siccome vedremo. Ci riferiscono gli Annali di Cesena[Annales Caesen., tom. 14 Rer. Ital.]che in questo anno i Faentini uniti coi Cesenati assediarono Imola. Temo io che agli anni seguenti appartenga questa notizia, giacchè si aggiugne che nell'anno seguente i Bolognesi la presero: il che accadde più tardi. E tanto più perchè il Sigonio[Sigon., de Regno Ital., lib. 16.]scrive che in quest'anno i Forlivesi fecero guerra più che mai ai Faentini, i quali, veggendosi al disotto, implorarono l'aiuto de' Bolognesi. Vollero questi tentar prima se la loro autorità potea bastare ad estinguere quella guerra senza metter mano all'armi. Spediti dunque ambasciatori a Forlì, fecero istanza che fosse compromessa nel loro podestà ogni contesa di quelle città. E così fu fatto. E il podestà pubblicò tosto una tregua, per conoscere con più agio i motivi delle loro discordie.


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