MCCXXXII

MCCXXXIIAnno diCristoMCCXXXII. IndizioneV.GregorioIX papa 6.FederigoII imperadore 13.Nel gennaio dell'anno presente attese l'imperadorFederigoin Ravenna a segreti maneggi per domare, se era possibile, le città lombarde confederate contra di lui. Suoi intimi consiglieri furono Eccelino da Romano e Salinguerra da Ferrara, capi de' Ghibellini; nè mancarono essi di attizzarlo contra diAzzo VIImarchese d'Este, capo de' Guelfi, il quale non si lasciò già vedere alla corte. Poi dopo la seconda domenica di quaresima s'imbarcò esso Augusto per andare ad Aquileia[Godefridus Monachus, in Chron. Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.], e quivi abboccarsi col re suo figliuolo, giacchè questi non s'era voluto arrischiare a passar per la Valle di Trento, dove erano prese le Chiuse. O fosse di sua spontanea volontà, oppure che qualche burrasca di mare l'obbligasse a cangiar cammino, egli passò per Venezia, dove fu magnificamente accolto, e concedè varie esenzioni nel regno di Puglia e di Sicilia a quel popolo. Visitò la basilica di san Marco, e vi lasciò dei superbi regali ornati d'oro e di pietre preziose. Un suo diploma dato in Venezia nel marzo di quest'anno si legge nel Bollario Casinense. Passò dipoi ad Aquileia, dove ilre Arrigosuo figliuolo venne a trovarlo con alcuni principi di Germania. E quivi celebrò la santa Pasqua. È da stupire come Ricobaldo storico ferrarese[Richobald., in Pomar., tom. 9 Rer. Ital.], il quale asserisce d'essere stato presente nell'anno 1293 in Padova alla miracolosa guarigione di un muto nato, alla tomba di santo Antonio, e però fiorì nel secolo presente, scrivesse che nel precedente anno Federigo imprigionò esso suo figliuolo. Altrettanto s'ha dal Monaco Padovano[Monachus Patavinus, in Chron.]più antico di Ricobaldo. Noi vedremo che ciò succedettesolamente nell'anno 1235. Notano gli storici milanesi[Annales Mediol. Gualvanus Flamma, in Manip. Flor. Richardus de S. Germano, in Chron.]che i legati già spediti dal papa per trattar della pace coi Lombardi andarono per trovar Federigo in Ravenna. Egli, saputa la lor venuta, se n'andò a Venezia. Colà si portarono anch'essi, ed egli, prima che arrivassero, passò ad Aquileia. Perciò, credendosi burlati o sprezzati da lui, se ne tornarono, senza far altro, al papa. Si trasferì dipoi Federigo circa la festa dell'Ascensione per mare in Puglia, e nel cammino prese alcuni corsari che infestavano l'Adriatico. Due cattive nuove gli giunsero in quest'anno. L'una fu, che Giovanni da Baruto occupò in Soria l'importante città d'Accon, ossia d'Acri, che era d'esso imperadore. Il maresciallo Riccardo, lasciato ivi per governarla, andò contra di lui, e restò sconfitto. L'altra fu, che nel mese d'agosto il popolo di Messina, trovandosi angariato da Riccardo da Montenegro giustiziere per l'imperadore, fece nel mese suddetto una sollevazion contra di lui; e l'esempio di questa città servì per far tumultuare anche Siracusa, Catania, Nicosia ed altre terre di Sicilia. Era duro sopra i popoli il governo di Federigo; la voleva d'ordinario contro le loro borse, e per poco si veniva al confisco. Di belle leggi andava egli pubblicando; ma le sue gabelle, dazii, contribuzioni ed angherie faceano gridar tutti. In quest'anno ancora i Romani, più che mai accaniti contro la città di Viterbo, uscirono in campagna, e, dopo aver dato il guasto al paese, se ne tornarono a casa. Ma venne fatto anche ai Viterbesi di prendere per tradimento un castello appellato Vetorchiano, che era de' Romani; ed avuto che l'ebbero, non tardarono a smantellarlo tutto. N'ebbero gran rabbia i Romani; e siccome attribuivano al pontefice Gregorio la colpa di tutto, come quegli che non voleva lasciar distruggere Viterbo;così, mentre egli soggiornava in Rieti, mossero l'armi loro per fargli dispetto, e giunsero sino a Montefortino, con disegno di assalire la Campania romana ubbidiente ad esso papa. Per fermar questo loro attentato, papa Gregorio spedì loro tre cardinali suoi deputati, che conchiusero un accordo con esso popolo romano; e convenne sborsare una buona somma di danaro, acciocchè se ne ritornasse a casa quell'armata sì poco rispettosa al suo legittimo signore. Trattò in quest'anno il papa di pace fra l'imperadore e le città collegate di Lombardia: al qual fine queste ultime inviarono i loro agenti ad esso papa, mentre dimorava in Anagni; ma nulla si dovette conchiudere, per le diffidenze che passavano fra le parti.Abbiamo da Parisio da Cereta, autore della Cronica antica di Verona[Chron. Veronense, tom. 8 Rer. Ital.], che nel dì 14 d'aprile Eccelino da Romano, soggiornando in Verona, fece prigione Guido da Rho podestà di quella città, e i suoi giudici con tutta la famiglia. Dopo di che mandò a prendere da Ostiglia un uffiziale dell'imperador Federigo, che non mancò di portarsi a quella città. Da lì a pochi giorni comparvero ancora colà il conte del Tirolo e due altri conti con cento cinquanta uomini a cavallo e cento balestrieri, che presero il possesso di Verona a nome dell'imperadore. Ricuperarono poi il castello di Porto, e rifabbricarono quel di Rivalta. Allora i Mantovani, amicissimi della parte del conte Ricciardo da San Bonifazio, e di fazione guelfa, ripresero l'armi contra dei Veronesi, ed usciti in campagna col loro carroccio, presero il castello di Nogarola, bruciarono varie ville del distretto veronese, cioè Ponte Passero, Fragnano, Isolalta, Poverano, l'isola della Scala, ed altre non poche. I partigiani del conte abbandonarono Nogara, con darla alle fiamme. Eccelino da Romano coi Veronesi, avendoli colti nella terra di Opeano, li mise in rotta, e ne fece prigionieri nonpochi. Poi circa il fine d'ottobre i Mantovani diedero il sacco alla villa di Cereta. Dall'altra parte i Padovani s'impadronirono di Bonadigo, e totalmente lo distrussero. Altrettanto fecero alla villa della Tomba. Venne anche in lor potere il castello di Rivalta. Temo io che questi fatti nella Cronica di Parisio sieno fuori di sito, perchè somigliano quei che ho narrato all'anno 1230; se non che dalle lettere dell'imperador Federigo si sa che egli si lamentava, perchè quasi sotto i suoi occhi, mentre era in Ravenna, le città lombarde aveano fatta oste contra de' suoi fedeli. Seguita a scrivere Parisio che in quest'anno Azzo VII marchese d'Este, e Ricciardo conte di San Bonifazio, portatisi in aiuto di Biachino e Guezello da Camino, nel dì 27 di luglio attaccarono battaglia col popolo di Trivigi, e il misero in rotta, con far molti prigioni, i quali furono condotti nelle carceri del marchese a Rovigo. Allora si mosse Eccelino con cento uomini d'armi e con cento balestrieri in soccorso de' Trivisani; ma null'altro succedette dipoi. Presero in quest'anno i Sanesi[Chronic. Senense. Ricordano Malaspina, cap. 114 Giovanni Villani.], condotti da Gherardo Rangone da Modena lor podestà, nel dì 28 di ottobre la terra di Montepulciano, e ne disfecero tutte le mura e fortezze. Era quel popolo collegato co' Fiorentini; per la qual cosa essi Fiorentini andarono a oste sopra i Sanesi, con dare il guasto a parte del loro territorio, e prendere a forza d'armi il castello di Querciagrossa, i cui abitanti furono condotti nelle carceri di Firenze. Avendo i Lucchesi[Ptolom. Lucensis, in Annal. brev.]assediata Barga insieme coi Fiorentini, ebbero una spelazzata dai Pisani, Bargheggiani e Cattanei della Garfagnana. Avvertito l'imperador Federigo che i Genovesi[Caffari, Annal. Genuens., lib. 6.], non ostante il divieto lor fatto, aveano preso per lor podestà Pagano da Pietrasanta Milanese, diede ordine che dovunque sitrovassero persone e robe di Genovesi, fossero prese: il che fu eseguito. Gran tumulto nacque per ciò in Genova. Chi teneva per l'imperadore, e chi voleva che si entrasse nella lega di Lombardia contra di lui. Ma Federigo, meglio pensando che non gli tornava il conto a disgustare un popolo sì allora potente in mare, dopo qualche tempo ordinò che tutto fosse loro restituito. Grave danno in quest'anno recarono anche in Lombardia le locuste, che divoravano tutte l'erbe delle campagne: flagello continuato anche ne' due seguenti anni. Dalla Cronichetta di Cremona[Chronic. Cremonense, tom. 9 Rer. Italic.]abbiamo che nel popolo di quella città si rinvigorì la divisione, e fu guerra civile fra loro. Andarono essi Cremonesi in servigio de' Bolognesi: a qual fine, non so. Fecero anche oste contra de' Mantovani, bruciarono parecchi luoghi di quel contado, e presero e distrussero il ponte che i Mantovani tenevano sul Po. In Milano[Annales Mediolanens., tom. 16 Rer. Ital.]si crearono sette capitani, cadaun de' quali comandava a mille soldati a cavallo, e giurarono tutti di sostenere la lor libertà contra dell'imperadore, e piuttosto di morire in campo che di fuggire. Mandò in quest'anno il sultano d'Egitto a donare a Federigo Augusto un padiglione di mirabil lavoro[Godefridus Monachus, in Chron.], il cui valore si fece ascendere a più di venti mila marche d'argento. Vi si vedeva con ammirabil artificio il corso del sole e della luna, co' suoi determinati spazii, indicanti con sicurezza l'ore del giorno e della notte. Fu esso risposto in Venosa nel tesoro regale. E Federigo poscia nel dì 22 luglio ad un solenne convito invitò gli ambasciatori d'esso sultano e del Vecchio della Montagna, principe de' popoli detti Assassini. Teneva Federigo buona corrispondenza con costui; e voce comune correva che uno de' sudditi d'esso Vecchio, per ordine del medesimo imperadore, avesse nell'annoprecedente tolto di vitaLodovico ducadi Baviera, caduto in disgrazia d'esso Augusto.

Nel gennaio dell'anno presente attese l'imperadorFederigoin Ravenna a segreti maneggi per domare, se era possibile, le città lombarde confederate contra di lui. Suoi intimi consiglieri furono Eccelino da Romano e Salinguerra da Ferrara, capi de' Ghibellini; nè mancarono essi di attizzarlo contra diAzzo VIImarchese d'Este, capo de' Guelfi, il quale non si lasciò già vedere alla corte. Poi dopo la seconda domenica di quaresima s'imbarcò esso Augusto per andare ad Aquileia[Godefridus Monachus, in Chron. Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.], e quivi abboccarsi col re suo figliuolo, giacchè questi non s'era voluto arrischiare a passar per la Valle di Trento, dove erano prese le Chiuse. O fosse di sua spontanea volontà, oppure che qualche burrasca di mare l'obbligasse a cangiar cammino, egli passò per Venezia, dove fu magnificamente accolto, e concedè varie esenzioni nel regno di Puglia e di Sicilia a quel popolo. Visitò la basilica di san Marco, e vi lasciò dei superbi regali ornati d'oro e di pietre preziose. Un suo diploma dato in Venezia nel marzo di quest'anno si legge nel Bollario Casinense. Passò dipoi ad Aquileia, dove ilre Arrigosuo figliuolo venne a trovarlo con alcuni principi di Germania. E quivi celebrò la santa Pasqua. È da stupire come Ricobaldo storico ferrarese[Richobald., in Pomar., tom. 9 Rer. Ital.], il quale asserisce d'essere stato presente nell'anno 1293 in Padova alla miracolosa guarigione di un muto nato, alla tomba di santo Antonio, e però fiorì nel secolo presente, scrivesse che nel precedente anno Federigo imprigionò esso suo figliuolo. Altrettanto s'ha dal Monaco Padovano[Monachus Patavinus, in Chron.]più antico di Ricobaldo. Noi vedremo che ciò succedettesolamente nell'anno 1235. Notano gli storici milanesi[Annales Mediol. Gualvanus Flamma, in Manip. Flor. Richardus de S. Germano, in Chron.]che i legati già spediti dal papa per trattar della pace coi Lombardi andarono per trovar Federigo in Ravenna. Egli, saputa la lor venuta, se n'andò a Venezia. Colà si portarono anch'essi, ed egli, prima che arrivassero, passò ad Aquileia. Perciò, credendosi burlati o sprezzati da lui, se ne tornarono, senza far altro, al papa. Si trasferì dipoi Federigo circa la festa dell'Ascensione per mare in Puglia, e nel cammino prese alcuni corsari che infestavano l'Adriatico. Due cattive nuove gli giunsero in quest'anno. L'una fu, che Giovanni da Baruto occupò in Soria l'importante città d'Accon, ossia d'Acri, che era d'esso imperadore. Il maresciallo Riccardo, lasciato ivi per governarla, andò contra di lui, e restò sconfitto. L'altra fu, che nel mese d'agosto il popolo di Messina, trovandosi angariato da Riccardo da Montenegro giustiziere per l'imperadore, fece nel mese suddetto una sollevazion contra di lui; e l'esempio di questa città servì per far tumultuare anche Siracusa, Catania, Nicosia ed altre terre di Sicilia. Era duro sopra i popoli il governo di Federigo; la voleva d'ordinario contro le loro borse, e per poco si veniva al confisco. Di belle leggi andava egli pubblicando; ma le sue gabelle, dazii, contribuzioni ed angherie faceano gridar tutti. In quest'anno ancora i Romani, più che mai accaniti contro la città di Viterbo, uscirono in campagna, e, dopo aver dato il guasto al paese, se ne tornarono a casa. Ma venne fatto anche ai Viterbesi di prendere per tradimento un castello appellato Vetorchiano, che era de' Romani; ed avuto che l'ebbero, non tardarono a smantellarlo tutto. N'ebbero gran rabbia i Romani; e siccome attribuivano al pontefice Gregorio la colpa di tutto, come quegli che non voleva lasciar distruggere Viterbo;così, mentre egli soggiornava in Rieti, mossero l'armi loro per fargli dispetto, e giunsero sino a Montefortino, con disegno di assalire la Campania romana ubbidiente ad esso papa. Per fermar questo loro attentato, papa Gregorio spedì loro tre cardinali suoi deputati, che conchiusero un accordo con esso popolo romano; e convenne sborsare una buona somma di danaro, acciocchè se ne ritornasse a casa quell'armata sì poco rispettosa al suo legittimo signore. Trattò in quest'anno il papa di pace fra l'imperadore e le città collegate di Lombardia: al qual fine queste ultime inviarono i loro agenti ad esso papa, mentre dimorava in Anagni; ma nulla si dovette conchiudere, per le diffidenze che passavano fra le parti.

Abbiamo da Parisio da Cereta, autore della Cronica antica di Verona[Chron. Veronense, tom. 8 Rer. Ital.], che nel dì 14 d'aprile Eccelino da Romano, soggiornando in Verona, fece prigione Guido da Rho podestà di quella città, e i suoi giudici con tutta la famiglia. Dopo di che mandò a prendere da Ostiglia un uffiziale dell'imperador Federigo, che non mancò di portarsi a quella città. Da lì a pochi giorni comparvero ancora colà il conte del Tirolo e due altri conti con cento cinquanta uomini a cavallo e cento balestrieri, che presero il possesso di Verona a nome dell'imperadore. Ricuperarono poi il castello di Porto, e rifabbricarono quel di Rivalta. Allora i Mantovani, amicissimi della parte del conte Ricciardo da San Bonifazio, e di fazione guelfa, ripresero l'armi contra dei Veronesi, ed usciti in campagna col loro carroccio, presero il castello di Nogarola, bruciarono varie ville del distretto veronese, cioè Ponte Passero, Fragnano, Isolalta, Poverano, l'isola della Scala, ed altre non poche. I partigiani del conte abbandonarono Nogara, con darla alle fiamme. Eccelino da Romano coi Veronesi, avendoli colti nella terra di Opeano, li mise in rotta, e ne fece prigionieri nonpochi. Poi circa il fine d'ottobre i Mantovani diedero il sacco alla villa di Cereta. Dall'altra parte i Padovani s'impadronirono di Bonadigo, e totalmente lo distrussero. Altrettanto fecero alla villa della Tomba. Venne anche in lor potere il castello di Rivalta. Temo io che questi fatti nella Cronica di Parisio sieno fuori di sito, perchè somigliano quei che ho narrato all'anno 1230; se non che dalle lettere dell'imperador Federigo si sa che egli si lamentava, perchè quasi sotto i suoi occhi, mentre era in Ravenna, le città lombarde aveano fatta oste contra de' suoi fedeli. Seguita a scrivere Parisio che in quest'anno Azzo VII marchese d'Este, e Ricciardo conte di San Bonifazio, portatisi in aiuto di Biachino e Guezello da Camino, nel dì 27 di luglio attaccarono battaglia col popolo di Trivigi, e il misero in rotta, con far molti prigioni, i quali furono condotti nelle carceri del marchese a Rovigo. Allora si mosse Eccelino con cento uomini d'armi e con cento balestrieri in soccorso de' Trivisani; ma null'altro succedette dipoi. Presero in quest'anno i Sanesi[Chronic. Senense. Ricordano Malaspina, cap. 114 Giovanni Villani.], condotti da Gherardo Rangone da Modena lor podestà, nel dì 28 di ottobre la terra di Montepulciano, e ne disfecero tutte le mura e fortezze. Era quel popolo collegato co' Fiorentini; per la qual cosa essi Fiorentini andarono a oste sopra i Sanesi, con dare il guasto a parte del loro territorio, e prendere a forza d'armi il castello di Querciagrossa, i cui abitanti furono condotti nelle carceri di Firenze. Avendo i Lucchesi[Ptolom. Lucensis, in Annal. brev.]assediata Barga insieme coi Fiorentini, ebbero una spelazzata dai Pisani, Bargheggiani e Cattanei della Garfagnana. Avvertito l'imperador Federigo che i Genovesi[Caffari, Annal. Genuens., lib. 6.], non ostante il divieto lor fatto, aveano preso per lor podestà Pagano da Pietrasanta Milanese, diede ordine che dovunque sitrovassero persone e robe di Genovesi, fossero prese: il che fu eseguito. Gran tumulto nacque per ciò in Genova. Chi teneva per l'imperadore, e chi voleva che si entrasse nella lega di Lombardia contra di lui. Ma Federigo, meglio pensando che non gli tornava il conto a disgustare un popolo sì allora potente in mare, dopo qualche tempo ordinò che tutto fosse loro restituito. Grave danno in quest'anno recarono anche in Lombardia le locuste, che divoravano tutte l'erbe delle campagne: flagello continuato anche ne' due seguenti anni. Dalla Cronichetta di Cremona[Chronic. Cremonense, tom. 9 Rer. Italic.]abbiamo che nel popolo di quella città si rinvigorì la divisione, e fu guerra civile fra loro. Andarono essi Cremonesi in servigio de' Bolognesi: a qual fine, non so. Fecero anche oste contra de' Mantovani, bruciarono parecchi luoghi di quel contado, e presero e distrussero il ponte che i Mantovani tenevano sul Po. In Milano[Annales Mediolanens., tom. 16 Rer. Ital.]si crearono sette capitani, cadaun de' quali comandava a mille soldati a cavallo, e giurarono tutti di sostenere la lor libertà contra dell'imperadore, e piuttosto di morire in campo che di fuggire. Mandò in quest'anno il sultano d'Egitto a donare a Federigo Augusto un padiglione di mirabil lavoro[Godefridus Monachus, in Chron.], il cui valore si fece ascendere a più di venti mila marche d'argento. Vi si vedeva con ammirabil artificio il corso del sole e della luna, co' suoi determinati spazii, indicanti con sicurezza l'ore del giorno e della notte. Fu esso risposto in Venosa nel tesoro regale. E Federigo poscia nel dì 22 luglio ad un solenne convito invitò gli ambasciatori d'esso sultano e del Vecchio della Montagna, principe de' popoli detti Assassini. Teneva Federigo buona corrispondenza con costui; e voce comune correva che uno de' sudditi d'esso Vecchio, per ordine del medesimo imperadore, avesse nell'annoprecedente tolto di vitaLodovico ducadi Baviera, caduto in disgrazia d'esso Augusto.


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