MCCXXXIV

MCCXXXIVAnno diCristoMCCXXXIV. IndizioneVII.GregorioIX papa 8.FederigoII imperadore 15.Non poche vessazioni ebbe in questo anno papaGregoriodal senato e popolo romano[Cardin. de Aragon., in Vita Gregorii IX, P. I, tom. 3 Rer. Ital.]. Tutto dì andavano questi cercando d'ampliare la loro autorità in pregiudizio di quella del sommo pontefice, con occupare i di lui diritti temporali, e stendere la mano anche agli spirituali, imponendo aggravii agli ecclesiastici, e traendoli al loro foro. Fu astretto di nuovo il pontefice a ritirarsi da Roma a Rieti[Raynald., Annal. Eccl.]; perlocchè, maggiormente saliti in orgoglio i Romani, spedirono nella parte della Toscana suddita del papa e nella Sabina alcuni nobili per farsi giurare fedeltà da que' popoli, ed esigerne i tributi. Tutti questi sconcerti ebbero verisimilmente origine dall'implacabil loro odio contra di Viterbo, che passò contra dello stesso papa, perchè il vedevano contrario ai lor disegni di soggiogare quella città. Diedesi pertanto il pontefice a procacciar que' mezzi che convenivano per reprimere gl'irriverenti e ribelli Romani. Scrisse lettere per tutta la cristianità a principi e vescovi per ottener soccorso di gente e di danaro, e cominciò a raunar quante milizie egli poteva. Informato di questi movimentiFederigoimperadore[Richardus de S. Germano, in Chron.], venne in Puglia, e all'improvviso nel mese di maggio comparve a Rieti a visitar papa Gregorio, e ad offerirsi pronto al servigio e alla difesa sua; e gli presentò anche il suo secondogenitoCorrado, che seco avea condotto. Gradì il pontefice l'esibizione, e concertò con lui le operazioni da farsi. L'autore della Vita d'esso papa tratta da finzioni tutti questi passi di Federigo. Io non entro a giudicar del cuore dei principi, tuttochè assai persuaso che doppio fosse quel di Federigo.Solamente so ch'egli col cardinalRinieripassò a Viterbo per animar quel popolo; e che poscia, per consiglio del medesimo cardinale, intraprese l'assedio di Respampano, castello ben guernito di gente e di viveri dai Romani, che fece una gagliarda difesa. Vi stette sotto per lo spazio di due mesi; e, veggendo che non v'era apparenza di poterlo nè espugnare nè condur colle buone alla resa, nel settembre se ne tornò in Puglia. Tutto ciò fu attribuito a tradimento e ad intelligenza coi Romani, i quali, udita ch'ebbero la ritirata di Federigo, andarono a rinforzar di viveri quella terra. Intanto papa Gregorio, che era passato a Perugia, avea scritte lettere alle città della lega di Lombardia, affinchè non si formalizzassero, nè s'ingelosissero della sua amicizia con Federigo, perchè così portava il bisogno de' proprii affari senza pregiudizio dei loro. Anzi le esortò a non impedir la calata di truppe tedesche, le quali doveano venire in aiuto suo, consigliando ancora d'inviar deputati per trattar di concordia coll'imperadore. Avvenne dipoi che i Romani, portati dal loro mal talento, uscirono per andare, secondo il lor costume, a dare il guasto al territorio di Viterbo. Erano restati al servigio del papa molti Tedeschi dati dall'imperadore, amatori dell'ecclesiastica libertà, e ben disposti alla difesa di quella città. Godifredo Monaco[Godefridus Monachus, in Chron.]scrive che l'imperadoremilites in civitate Viterbio collocavit; cosa che non fu osservata dal Rinaldi. Lo stesso vien confermato da Matteo Paris[Matth. Paris, Hist. Anglic.], il qual poi magnifica di troppo la seguente battaglia e vittoria. Costoro, gente brava, avendo incoraggito il popolo di Viterbo, arditamente uscirono contra de' baldanzosi Romani, e diedero loro una buona lezione con isconfiggerli, ucciderne e farne molti prigioni. Nè qui si fermò il corso della vittoria. Passarono anche nella Sabina, e ridussero di nuovo quelle terre all'ubbidienzadel sommo pontefice. E pure niun merito di ciò ebbe Federigo, e si continuò a gridare contra di lui. Mentre dimorava in Rieti esso papa Gregorio[Raynald., Annal. Eccles. Chron. Bononiens.], canonizzòsan Domenico, istitutore dell'ordine de' Predicatori, nel dì 3 di luglio del presente anno. Stando poscia in Perugia, con lettere circolari infiammò i principi e le città della cristianità al soccorso di Terra santa, dove andava sempre più peggiorando lo stato dei cristiani per le discordie di loro stessi. Ne aveva dianzi trattato ancora coll'imperador Federigo, il quale mostrò prontezza a quell'impresa.Ma insorsero poi nuovi nuvoli che annientarono tutte le buone disposizioni[Richardus de S. Germano, in Chron.]; imperocchè incominciò ad aversi in Italia sentore che ilre Arrigo, figliuolo dell'Augusto Federigo II, dimorante in Germania, macchinava ribellione contra del padre. Godifredo Monaco chiaramente lasciò scritto sotto quest'anno che[Godefridus Monachus, in Chron.]rex Heinricus Lombardiae conventum quorumdam principium habuit, ubi a quibusdam nefariis consilium accepit, ut se opponeret imperatori patri suo: quod et fecit: Nam ex tunc coepit solicitare quoscumque potuit minis, prece, et pretio, ut sibi assisterent contra patrem, et multos invenit. Fra quelli che entrarono in questa congiura, non si può mettere in dubbio che non vi fossero i Milanesi colle città confederate contra di esso Federigo, siccome tentati da esso re Arrigo; se pure da essi Milanesi non venne la prima scintilla di questo fuoco. Certo dovettero contribuire ad avviluppare l'incauto giovane colle lor promesse di farlo re d'Italia; laonde egli tirò innanzi la tela, che andò poi a strascinarlo nell'ultimo precipizio. Dagli Annali di Milano[Annal. Mediol., tom. 16 Rer. Ital.], il cui autore mostrò di averne veduto il documento, abbiamo che in quest'anno Manfredi conte di Corte Nuova, podestà di Milano, condue giudici, a nome del comune,juraverunt fidelitatem Henrico regi Romanorum filio Friderici Roglerii imperatoris. Et tunc facta est liga fortis inter ipsum Henricum et Mediolanenses, ad petitionem papae contra imperatorem patrem suum. Et promiserunt ei dare Mediolanenses coronam ferream in Mediolano, quam patri suo dare numquam voluerunt. Anche Galvano Fiamma[Gualvan. Flam., in Manip. Flor., cap. 264.], facendo menzione di questo fatto all'anno 1231, cioè fuor di sito, scrive cheHenricus rex Alamanniae cum Mediolanensibus composuit ad petitionem domini papae. L'autore anonimo della Vita di papa Gregorio IX con tante esagerazioni della perfidia di Federigo contra del pontefice porgerebbe anch'egli motivo di sospettare che esso Gregorio avesse tenuta mano a questo trattato. Ma l'indegnità del fatto e la saviezza dello stesso pontefice abbastanza ci possono persuadere la falsità di tal diceria. Oltre di che, se menomo indizio di ciò avesse trovato l'imperadore, che doglianze, che schiamazzi non avrebbe fatto? egli che sì spesso prorompeva in querele contra dei papi. In fine, siccome diremo, il medesimo papa aiutò Federigo a smorzar questo incendio. Il Monaco Padovano[Monachus Patavinus, in Chron.]anche egli, con errore di cronologia, raccontando all'anno 1231 che i Milanesi fecero lega col suddetto re Arrigo contra di suo padre, soggiugne (e questo è più da credere) che lo sconsigliato giovane tramò contra del padre,ideo quia videbatur, quod imperator plus eo puerum Conradum diligeret et foveret. Abbiamo dai suddetti storici milanesi[Annal. Mediol., tom. 16 Rer. Ital.], che avendo l'imperadore inviati in quest'anno a Cremona un lionfante, ed alcuni cammelli e dromedarii in segno del suo amore, saputosi ciò dai Milanesi, Piacentini e Bresciani, uscirono coll'esercito e coi lor carrocci in campagna fino a Zenevolta. Ivi attaccata battaglia coi Cremonesi, li fecero dare alle gambe. Secondo gli Annali diModena[Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Italic.], questo fatto d'armi fu grande, perchè in aiuto de' Cremonesi si trovarono i Parmigiani, Reggiani, Pavesi e Modenesi. La Cronica di Parma[Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.]ci assicura che si combattè con gran vigore, ma senza vittoria d'alcuna delle parti; e che nello stesso dì dopo il vespro si fece una tregua fra loro. Presero anche i Milanesi nel mese di luglio i condottieri mandati dall'imperadore con quelle bestie; ma le bestie scamparono, e felicemente giunsero a Cremona. Fecesi anche in Milano una scelta de' più bravi giovani, con appellar quella la Compagnia de' forti, ossia de' gaiardi, che s'impegnò alla difesa del carroccio. Capo ne fu Arrigo da Monza, soprannominato Mettefuogo, uomo di forza smisurata ed eccellente in armi, il quale dicono che fu podestà in varie città, e senatore di Roma.Eransi collegati i popolari di Piacenza[Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.]coi popolari cremonesi contra de' loro nobili fuorusciti. Nel dì dell'Epifania il marchese Pelavicino con cento cavalieri di Cremona e molti balestrieri, unito col popolo piacentino, sconfisse i nobili suddetti, che, congiunti con quei di borgo di Val di Taro, di Castello Arquato e di Fiorenzuola, vennero a battaglia nel luogo di Gravago. Restarono prigionieri quarantacinque uomini d'armi e circa ottanta fanti. Poscia nel mese di giugno il popolo piacentino, assistito dal cremonese, si portò all'assedio del castello di Rivalgario, ma senza potervi mettere il piede. Nell'ottobre seguente si amicarono di nuovo i nobili piacentini coi popolari, e ritornarono in città a goder la metà degli onori del pubblico. La Cronica Veronese di Parisio[Paris, Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital.]nota che nel dì 24 di maggio i Bresciani e Mantovani coi lor carrocci vennero contra de' Veronesi, e diedero alle fiamme Lebeto,Ronco, Opeano, Bovo, la villa della Palude, l'isola Porcaria, Bodolono e la maggior parte di Cereta. Nel dì primo di giugno se ne tornarono trionfalmente per sì belle imprese a casa. Eccelino in quel mese, uscito coll'esercito di Verona, s'impadronì del castello d'Albaredo, e volendo andare a Cologna, trovato per istradaAzzo VIImarchese d'Este, che gli veniva incontro coi suoi bene in armi, giudicò meglio di tornarsene a Verona. Tornato poscia in campagna, riprese alcune castella; ma altre ne tolse ai Veronesi Ricciardo conte di San Bonifacio unito co' Mantovani. Secondo gli Annali di Modena[Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Italic.], in quest'anno i capitani, ossia Cattanei del Frignano, lasciatisi guadagnare dal danaro, e ribellatisi al comune di Modena, si diedero a quel di Bologna[Chron. Bononiense, tom. 18 Rer. Ital.]. Ed ancorchè tregua ci fosse fra queste due città, stabilita per ordine del papa, che dovea durare qualche anno ancora, i Bolognesi iniquamente la ruppero, e venuti coll'esercito e col carroccio a San Cesario del Modenese, diedero quella terra alle fiamme. Ceuta, posseduta da' Mori, fu nell'anno presente assediata dai crocesignati spagnuoli; e perciocchè i genovesi mercatanti[Caffari, Annal. Genuens., lib. 6, tom 6 Rer. Italic.]tenevano in quella città molto avere, si vide questa deformità, che, armate dieci delle maggiori e migliori lor navi, furono in soccorso degl'infedeli. Il verno di questo anno fu de' più orridi e rigidi che mai si provassero. Alcune croniche ne parlano all'anno precedente; l'altre, alle quali io m'attengo col Sigonio, al presente. Da Cremona sino a Venezia gelò sì forte il Po, che vi camminavano sopra con sicurezza gli uomini e le carra. Pel freddo morirono varie persone; si seccarono le viti, gli ulivi e le noci; venne appresso la mortalità de' buoi e d'altri utili animali, con varii altri malanni. Invece d'imparare da tanti flagelli, divennero più fieri nelle lor discordie i popoli, e più ostinati nelle loro iniquità. Ottone da Mandello Milanese, persona di gran credito in tutta Lombardia per la sua prudenza e sperienza nell'armi, fu podestà di Padova[Roland., lib. 3, cap. 8.]. E perciocchè i Trivisani con Alberico da Romano infestavano forte i signori di Camino, cittadini e collegati di Padova, dopo avere il suddetto podestà adoperate in vano preghiere e minaccie colla spedizione d'ambasciatori, uscì con tutte le forze dei Padovani contra d'essi. Diede il guasto alle campagne di Trivigi e delle terre dei fratelli da Romano, con arrivar sino a Bassano, a Mussolneto, a San Zenone, a Romano, e con impadronirsi della terra di Mestre, ma non già del castello. Si quietò così fiero temporale per l'interposizione degli ambasciatori di Venezia e di varie persone religiose, di maniera che tutti se ne tornarono alle lor case, lasciando piagnere chi avea patito danno.

Non poche vessazioni ebbe in questo anno papaGregoriodal senato e popolo romano[Cardin. de Aragon., in Vita Gregorii IX, P. I, tom. 3 Rer. Ital.]. Tutto dì andavano questi cercando d'ampliare la loro autorità in pregiudizio di quella del sommo pontefice, con occupare i di lui diritti temporali, e stendere la mano anche agli spirituali, imponendo aggravii agli ecclesiastici, e traendoli al loro foro. Fu astretto di nuovo il pontefice a ritirarsi da Roma a Rieti[Raynald., Annal. Eccl.]; perlocchè, maggiormente saliti in orgoglio i Romani, spedirono nella parte della Toscana suddita del papa e nella Sabina alcuni nobili per farsi giurare fedeltà da que' popoli, ed esigerne i tributi. Tutti questi sconcerti ebbero verisimilmente origine dall'implacabil loro odio contra di Viterbo, che passò contra dello stesso papa, perchè il vedevano contrario ai lor disegni di soggiogare quella città. Diedesi pertanto il pontefice a procacciar que' mezzi che convenivano per reprimere gl'irriverenti e ribelli Romani. Scrisse lettere per tutta la cristianità a principi e vescovi per ottener soccorso di gente e di danaro, e cominciò a raunar quante milizie egli poteva. Informato di questi movimentiFederigoimperadore[Richardus de S. Germano, in Chron.], venne in Puglia, e all'improvviso nel mese di maggio comparve a Rieti a visitar papa Gregorio, e ad offerirsi pronto al servigio e alla difesa sua; e gli presentò anche il suo secondogenitoCorrado, che seco avea condotto. Gradì il pontefice l'esibizione, e concertò con lui le operazioni da farsi. L'autore della Vita d'esso papa tratta da finzioni tutti questi passi di Federigo. Io non entro a giudicar del cuore dei principi, tuttochè assai persuaso che doppio fosse quel di Federigo.Solamente so ch'egli col cardinalRinieripassò a Viterbo per animar quel popolo; e che poscia, per consiglio del medesimo cardinale, intraprese l'assedio di Respampano, castello ben guernito di gente e di viveri dai Romani, che fece una gagliarda difesa. Vi stette sotto per lo spazio di due mesi; e, veggendo che non v'era apparenza di poterlo nè espugnare nè condur colle buone alla resa, nel settembre se ne tornò in Puglia. Tutto ciò fu attribuito a tradimento e ad intelligenza coi Romani, i quali, udita ch'ebbero la ritirata di Federigo, andarono a rinforzar di viveri quella terra. Intanto papa Gregorio, che era passato a Perugia, avea scritte lettere alle città della lega di Lombardia, affinchè non si formalizzassero, nè s'ingelosissero della sua amicizia con Federigo, perchè così portava il bisogno de' proprii affari senza pregiudizio dei loro. Anzi le esortò a non impedir la calata di truppe tedesche, le quali doveano venire in aiuto suo, consigliando ancora d'inviar deputati per trattar di concordia coll'imperadore. Avvenne dipoi che i Romani, portati dal loro mal talento, uscirono per andare, secondo il lor costume, a dare il guasto al territorio di Viterbo. Erano restati al servigio del papa molti Tedeschi dati dall'imperadore, amatori dell'ecclesiastica libertà, e ben disposti alla difesa di quella città. Godifredo Monaco[Godefridus Monachus, in Chron.]scrive che l'imperadoremilites in civitate Viterbio collocavit; cosa che non fu osservata dal Rinaldi. Lo stesso vien confermato da Matteo Paris[Matth. Paris, Hist. Anglic.], il qual poi magnifica di troppo la seguente battaglia e vittoria. Costoro, gente brava, avendo incoraggito il popolo di Viterbo, arditamente uscirono contra de' baldanzosi Romani, e diedero loro una buona lezione con isconfiggerli, ucciderne e farne molti prigioni. Nè qui si fermò il corso della vittoria. Passarono anche nella Sabina, e ridussero di nuovo quelle terre all'ubbidienzadel sommo pontefice. E pure niun merito di ciò ebbe Federigo, e si continuò a gridare contra di lui. Mentre dimorava in Rieti esso papa Gregorio[Raynald., Annal. Eccles. Chron. Bononiens.], canonizzòsan Domenico, istitutore dell'ordine de' Predicatori, nel dì 3 di luglio del presente anno. Stando poscia in Perugia, con lettere circolari infiammò i principi e le città della cristianità al soccorso di Terra santa, dove andava sempre più peggiorando lo stato dei cristiani per le discordie di loro stessi. Ne aveva dianzi trattato ancora coll'imperador Federigo, il quale mostrò prontezza a quell'impresa.

Ma insorsero poi nuovi nuvoli che annientarono tutte le buone disposizioni[Richardus de S. Germano, in Chron.]; imperocchè incominciò ad aversi in Italia sentore che ilre Arrigo, figliuolo dell'Augusto Federigo II, dimorante in Germania, macchinava ribellione contra del padre. Godifredo Monaco chiaramente lasciò scritto sotto quest'anno che[Godefridus Monachus, in Chron.]rex Heinricus Lombardiae conventum quorumdam principium habuit, ubi a quibusdam nefariis consilium accepit, ut se opponeret imperatori patri suo: quod et fecit: Nam ex tunc coepit solicitare quoscumque potuit minis, prece, et pretio, ut sibi assisterent contra patrem, et multos invenit. Fra quelli che entrarono in questa congiura, non si può mettere in dubbio che non vi fossero i Milanesi colle città confederate contra di esso Federigo, siccome tentati da esso re Arrigo; se pure da essi Milanesi non venne la prima scintilla di questo fuoco. Certo dovettero contribuire ad avviluppare l'incauto giovane colle lor promesse di farlo re d'Italia; laonde egli tirò innanzi la tela, che andò poi a strascinarlo nell'ultimo precipizio. Dagli Annali di Milano[Annal. Mediol., tom. 16 Rer. Ital.], il cui autore mostrò di averne veduto il documento, abbiamo che in quest'anno Manfredi conte di Corte Nuova, podestà di Milano, condue giudici, a nome del comune,juraverunt fidelitatem Henrico regi Romanorum filio Friderici Roglerii imperatoris. Et tunc facta est liga fortis inter ipsum Henricum et Mediolanenses, ad petitionem papae contra imperatorem patrem suum. Et promiserunt ei dare Mediolanenses coronam ferream in Mediolano, quam patri suo dare numquam voluerunt. Anche Galvano Fiamma[Gualvan. Flam., in Manip. Flor., cap. 264.], facendo menzione di questo fatto all'anno 1231, cioè fuor di sito, scrive cheHenricus rex Alamanniae cum Mediolanensibus composuit ad petitionem domini papae. L'autore anonimo della Vita di papa Gregorio IX con tante esagerazioni della perfidia di Federigo contra del pontefice porgerebbe anch'egli motivo di sospettare che esso Gregorio avesse tenuta mano a questo trattato. Ma l'indegnità del fatto e la saviezza dello stesso pontefice abbastanza ci possono persuadere la falsità di tal diceria. Oltre di che, se menomo indizio di ciò avesse trovato l'imperadore, che doglianze, che schiamazzi non avrebbe fatto? egli che sì spesso prorompeva in querele contra dei papi. In fine, siccome diremo, il medesimo papa aiutò Federigo a smorzar questo incendio. Il Monaco Padovano[Monachus Patavinus, in Chron.]anche egli, con errore di cronologia, raccontando all'anno 1231 che i Milanesi fecero lega col suddetto re Arrigo contra di suo padre, soggiugne (e questo è più da credere) che lo sconsigliato giovane tramò contra del padre,ideo quia videbatur, quod imperator plus eo puerum Conradum diligeret et foveret. Abbiamo dai suddetti storici milanesi[Annal. Mediol., tom. 16 Rer. Ital.], che avendo l'imperadore inviati in quest'anno a Cremona un lionfante, ed alcuni cammelli e dromedarii in segno del suo amore, saputosi ciò dai Milanesi, Piacentini e Bresciani, uscirono coll'esercito e coi lor carrocci in campagna fino a Zenevolta. Ivi attaccata battaglia coi Cremonesi, li fecero dare alle gambe. Secondo gli Annali diModena[Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Italic.], questo fatto d'armi fu grande, perchè in aiuto de' Cremonesi si trovarono i Parmigiani, Reggiani, Pavesi e Modenesi. La Cronica di Parma[Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.]ci assicura che si combattè con gran vigore, ma senza vittoria d'alcuna delle parti; e che nello stesso dì dopo il vespro si fece una tregua fra loro. Presero anche i Milanesi nel mese di luglio i condottieri mandati dall'imperadore con quelle bestie; ma le bestie scamparono, e felicemente giunsero a Cremona. Fecesi anche in Milano una scelta de' più bravi giovani, con appellar quella la Compagnia de' forti, ossia de' gaiardi, che s'impegnò alla difesa del carroccio. Capo ne fu Arrigo da Monza, soprannominato Mettefuogo, uomo di forza smisurata ed eccellente in armi, il quale dicono che fu podestà in varie città, e senatore di Roma.

Eransi collegati i popolari di Piacenza[Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.]coi popolari cremonesi contra de' loro nobili fuorusciti. Nel dì dell'Epifania il marchese Pelavicino con cento cavalieri di Cremona e molti balestrieri, unito col popolo piacentino, sconfisse i nobili suddetti, che, congiunti con quei di borgo di Val di Taro, di Castello Arquato e di Fiorenzuola, vennero a battaglia nel luogo di Gravago. Restarono prigionieri quarantacinque uomini d'armi e circa ottanta fanti. Poscia nel mese di giugno il popolo piacentino, assistito dal cremonese, si portò all'assedio del castello di Rivalgario, ma senza potervi mettere il piede. Nell'ottobre seguente si amicarono di nuovo i nobili piacentini coi popolari, e ritornarono in città a goder la metà degli onori del pubblico. La Cronica Veronese di Parisio[Paris, Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital.]nota che nel dì 24 di maggio i Bresciani e Mantovani coi lor carrocci vennero contra de' Veronesi, e diedero alle fiamme Lebeto,Ronco, Opeano, Bovo, la villa della Palude, l'isola Porcaria, Bodolono e la maggior parte di Cereta. Nel dì primo di giugno se ne tornarono trionfalmente per sì belle imprese a casa. Eccelino in quel mese, uscito coll'esercito di Verona, s'impadronì del castello d'Albaredo, e volendo andare a Cologna, trovato per istradaAzzo VIImarchese d'Este, che gli veniva incontro coi suoi bene in armi, giudicò meglio di tornarsene a Verona. Tornato poscia in campagna, riprese alcune castella; ma altre ne tolse ai Veronesi Ricciardo conte di San Bonifacio unito co' Mantovani. Secondo gli Annali di Modena[Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Italic.], in quest'anno i capitani, ossia Cattanei del Frignano, lasciatisi guadagnare dal danaro, e ribellatisi al comune di Modena, si diedero a quel di Bologna[Chron. Bononiense, tom. 18 Rer. Ital.]. Ed ancorchè tregua ci fosse fra queste due città, stabilita per ordine del papa, che dovea durare qualche anno ancora, i Bolognesi iniquamente la ruppero, e venuti coll'esercito e col carroccio a San Cesario del Modenese, diedero quella terra alle fiamme. Ceuta, posseduta da' Mori, fu nell'anno presente assediata dai crocesignati spagnuoli; e perciocchè i genovesi mercatanti[Caffari, Annal. Genuens., lib. 6, tom 6 Rer. Italic.]tenevano in quella città molto avere, si vide questa deformità, che, armate dieci delle maggiori e migliori lor navi, furono in soccorso degl'infedeli. Il verno di questo anno fu de' più orridi e rigidi che mai si provassero. Alcune croniche ne parlano all'anno precedente; l'altre, alle quali io m'attengo col Sigonio, al presente. Da Cremona sino a Venezia gelò sì forte il Po, che vi camminavano sopra con sicurezza gli uomini e le carra. Pel freddo morirono varie persone; si seccarono le viti, gli ulivi e le noci; venne appresso la mortalità de' buoi e d'altri utili animali, con varii altri malanni. Invece d'imparare da tanti flagelli, divennero più fieri nelle lor discordie i popoli, e più ostinati nelle loro iniquità. Ottone da Mandello Milanese, persona di gran credito in tutta Lombardia per la sua prudenza e sperienza nell'armi, fu podestà di Padova[Roland., lib. 3, cap. 8.]. E perciocchè i Trivisani con Alberico da Romano infestavano forte i signori di Camino, cittadini e collegati di Padova, dopo avere il suddetto podestà adoperate in vano preghiere e minaccie colla spedizione d'ambasciatori, uscì con tutte le forze dei Padovani contra d'essi. Diede il guasto alle campagne di Trivigi e delle terre dei fratelli da Romano, con arrivar sino a Bassano, a Mussolneto, a San Zenone, a Romano, e con impadronirsi della terra di Mestre, ma non già del castello. Si quietò così fiero temporale per l'interposizione degli ambasciatori di Venezia e di varie persone religiose, di maniera che tutti se ne tornarono alle lor case, lasciando piagnere chi avea patito danno.


Back to IndexNext