MCCXXXIX

MCCXXXIXAnno diCristoMCCXXXIX. IndizioneXII.GregorioIX papa 13.FederigoII imperadore 20.Crescevano di dì in dì i motivi per li quali era papaGregorioscontento dell'imperadorFederigo. Gli spedì egli più lettere ed ambasciate, affinchè si correggesse[Raynaldus, in Annal. ad hunc annum.]; il citò ancora; ma vedendo che le parole, preghiere e minaccie erano gettate al vento, rotta la pazienza, venne finalmente ai fatti. O la continuazion della guerra ch'egli faceva ai Lombardi, per la conservazion de' quali era forte impegnato il papa, ovvero l'occupazion della Sardegna, pretesa dalla Chiesa romana come incontrastabil suo diritto, oppure i segreti maneggi di lui per incitare i Romani alla ribellione contra di esso papa legittimo lor sovrano, furono, a mio credere, gl'impulsi più efficaci perchè il pontefice Gregorio fulminasse pubblicamente nel dì delle Palme la scomunica contra di Federigo II, ed assolvesse i sudditi di lui dal giuramento di fedeltà. Altri non pochi reati d'esso imperadore vengono espressi nella bolla di essa scomunica, che si legge nella Storia di Matteo Paris[Matth. Paris, Hist. Anglic.], e presso il Rinaldi ed altri autori. Confermò dipoi papa Gregorio nel Laterano queste censure nel giovedì santo seguente, nè lasciò indietro cosa alcuna per iscreditare e rendere odioso Federigo con tacciarlo insino di pubblico ateista. Diede nelle smanie l'imperadore all'avviso di tal novità; e, fatto stendere da Pietro delle Vigne un manifesto in sua giustificazione, lo spedì a tutte le corti della cristianità, con dolersi acerbamente del papa, e caricarlo di varie ingiustizie, ch'egli pretendea fatte a sè stesso e ad altri. Passò a fiere minaccie contra del medesimo e de' cardinali, con altre scene e querele descritte dal Rinaldi negli Annali Ecclesiastici, e più diffusamente rapportate da MatteoParis. Scacciò poscia dal regno di Sicilia e di Puglia i frati predicatori e minori non nativi del paese; occupò l'insigne monistero di Monte Casino[Richardus de S. Germano, in Chron.]; richiamò da Roma tutti i suoi sudditi; impose nuove taglie e contribuzioni agli ecclesiastici: tutto per far onta e dispetto al pontefice, e tutto in varii tempi dell'anno presente.Lodovico IXre di Francia, che fu poi santo, per attestato di Alberico Monaco[Albericus Monachus, in Chron.], inviò i suoi ambasciatori a Roma per mitigar l'animo del papa verso di Federigo; ma il pontefice, uomo di petto forte, nulla si mosse per questo. E neppur volle ascoltare due vescovi inviati a Roma da Federigo. Anzi fece predicar la crociata contra di lui. Vegniamo allo storico Rolandino[Roland., Chron., lib. 4, cap. 9.], da cui abbiamo gli andamenti d'esso Federigo Augusto. Portossi egli sul fine di gennaio con sontuoso accompagnamento di milizie e di nobiltà a Padova. L'incontro magnifico fattogli da tutto il popolo di quella città gli fu cagione di non poco piacere e insieme di maraviglia. Circa due mesi si fermò egli nell'insigne monistero di Santa Giustina, ben corteggiato da Eccelino, divertendosi alla caccia e in far buone passeggiate. Seco era l'imperadrice, che amava piuttosto d'esser chiamata regina. Portossi anche alla visita di Monselice, e vi ordinò alcune fortificazioni. Stando nell'alto di quel monte vagheggiò più volte il bell'aspetto delle terre e castella del marchese di Este, sparse per la ricca sottoposta pianura, e conobbe la di lui potenza. Fece anche venir lo stesso marchese con salvo condotto alla corte, e tenne con lui un segreto colloquio. Era ben contento il popolo di Padova del buon volto e delle carezze dell'imperadore, e dappertutto si mirava allegrezza, e massimamente nel dì di Pasqua, in cui Federigo comparve colla corona in capo. Ma fra pochi giorni così bel sereno si cambiò in unmelanconico nuvolo, perchè giunsero le nuove ch'egli era stato scomunicato dal papa. Fece ben Federigo in un gran parlamento esporre da Pietro delle Vigne, uomo dottissimo in questi tempi, le ragioni per le quali teneva per ingiuste e nulle quelle censure: tuttavia nel popolo restò non poco di confusione, e in lui cominciarono a crescere e a lacerarlo le diffidenze e i sospetti. Perciò, fatto venire a Padova Azzo marchese d'Este con tutti coloro che aderivano al di lui partito, gli affidò; e intanto l'iniquo Eccelino mise delle spie per sapere chi dei Padovani trattava col marchese, e tutti i lor nomi ebbe in iscritto. Di frequenti segreti consigli si faceano in Santa Giustina. Non bastò a Federigo d'aver messe guardie in tutte le castella d'esso marchese; volle anche per ostaggio il principe Rinaldo di lui figliuolo, e con belle parole il mandò a stare in Puglia insieme con Adelasia figliuola di Alberico da Romano, con cuiRinaldoavea contratto gli sponsali. Per non poter di meno, il marchese accomodò la sua pazienza a queste avanie, che si stesero appresso ad assaissimi nobili de' principali di Padova suoi amici, i quali chi ad un luogo, chi ad un altro furono mandati a' confini: consigli tutti del maligno Eccelino, nemico dichiarato del marchese.Ma poco stette Federigo, la cui fortuna già si scopriva retrograda, a provar gli effetti della sua politica troppo tirannica. Era egli dianzi stato a Trivigi, ben accolto ed onorato da quel popolo. Alberico da Romano, fratello d'Eccelino, irritato contra di lui pel cattivo trattamento da lui fatto a sua figliuola Adelasia, e a Rinaldo Estense suo genero, subito che intese come l'imperadore s'era messo in cammino verso la Lombardia, unitosi con Biachino e Guezzelo da Camino, occupò la città di Trivigi, con farvi prigioni tutti gli ufiziali e soldati postivi dall'imperadore, a riserva di Jacopo da Morra Pugliese podestà, che ebbe labuona sorte di fuggirsene. Probabilmente Alberico non fece un passo sì ardito senza consiglio ed intelligenza de' vicini Veneziani. A questo avviso, Federigo, battendo i denti se ne tornò a Padova, e tosto ordinò un grande esercito contra di Trivigi. Nel mese di maggio, dopo aver fatto prendere l'oroscopo a mastro Teodoro suo strologo sulla torre del comune di Padova, mosse l'armata, e andò ad accamparsi intorno a Castelfranco, dove citò i Trivisani a rendersi nel termine di otto giorni. Passato il tempo prefisso senza che venissero a' suoi piedi, fece una donazione al comune di Padova della città di Trivigi con un privilegio munito di un bel sigillone d'oro. In quello stesso giorno andando il marchese d'Este Azzo VII al campo con cento cavalieri, si incontrò in Eccelino, che con circa venti de' suoi veniva a Cittadella. Portavano amendue l'aquila nelle loro bandiere. Vi fu chi crede che quivi avesse a succedere qualche scena fra questi due rivali. Ma avendo il marchese mandato innanzi a pregar cortesemente Eccelino di ritirarsi alla diritta o alla sinistra, egli si ritirò, e non ne fu altro. Essendo poi accaduto nel dì 3 di giugno una grande ecclissi del sole, che durò per due ore, Federigo, benchè ne sapesse la cagione, pure se ne mostrò turbato, e determinò di ritirarsi da Castelfranco per andare in Lombardia; e dopo aver tenuto un colloquio col marchese d'Este, con Eccelino ed altri de' principali della marca trivisana, si mise in viaggio co' suoi Tedeschi e Pugliesi, de' quali maggiormente si fidava. Allorchè pervenne nelle vicinanze del castello di San Bonifazio, dicono che il marchese fu avvertito con cenni da un cortigiano dell'imperadore, amico suo, come si trattava di fargli tagliare il capo. Bastò questo al marchese perchè co' suoi aderenti si mettesse in salvo nel suddetto castello, e quantunque Federigo gli spedisse Pietro dalle Vigne per affidarlo con mille belle promesse, il marchese non si sentì più voglia di dimorar presso d'unprincipe che punto non si piccava di mantener la parola, e tanto più perchè prevaleva nel suo consiglio il furbo e nemico suo Eccelino. Passato che fu lo imperadore in Lombardia[Rolandinus, lib. 4, cap. 14.], il marchese d'Este, messa la sua speranza in Dio, e raunato un buon esercito, coraggiosamente nel mese d'agosto andò ad Este. Ricuperò la terra senza fatica; quella rocca e il castello di Baone a forza di armi; quello di Lucio colla fame; l'altro di Calaone col terror de' trabucchi. Assediò dipoi Cerro, dove era un presidio di Saraceni; venne Eccelino per soccorrerlo, ma non si attentò; e però tornò alle mani del marchese, il quale non permise che fosse fatto insulto alcuno a quegli infedeli. Queste sue prosperità tornarono in danno di molti Padovani suoi amici, o creduti tali, perchè Eccelino crudelmente li levò dal mondo.Nel luglio dell'anno presente tolta fu Ravenna all'imperadore da Paolo Traversara[Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 6.]coll'aiuto de' Bolognesi e Veneziani, che poi la rinforzarono[Richardus de S. Germano, in Chron.]. Per questa cagione l'imperador Federigo col reEnziosuo figliuolo naturale venne verso il Bolognese, ed imprese coi Modenesi, Reggiani, Parmigiani e Cremonesi l'assedio del castello di Piumazzo, intorno a cui consumò gran tempo. L'ebbe infine per forza, e lo distrusse col fuoco, facendovi prigioni cinquecento persone. Di là passò ad assediar Crevalcuore, e avutolo con grande stento, del pari lo atterrò. Il vedere un sì glorioso imperadore perdersi dietro a tali bicocche[Memor. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.], e l'impadronirsene anche con somma difficoltà, gli accrebbe il discredito; e massimamente perchè nello stesso tempo i Bolognesi[Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital.]vennero fin vicino a Modena, e vi bruciarono il borgo di San Pietro. Presero anche i Modenesi[Annal. Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.]il castello di Marano di Campiglio, e MonteTortore nel Frignano. Dopo sì segnalate imprese Federigo, che tenea delle segrete corrispondenze con molti nobili milanesi[Annales Mediol., tom. 16 Rer. Ital.], rivolse l'armi sue a quella volta. Passò per Merignano, Landriano e Bascapè sino alla Pieve di Locate[Gualvan. Flamma, in Manipul. Flor.], saccheggiando e bruciando il paese. Fu disputa in Milano, se si avea da uscire in campagna, oppur da aspettare in città il nemico. Ma prevalse il parere di Gregorio da Montelungo legato pontificio, che fece armare anche cherici e frati; e però venne l'esercito milanese a postarsi a Camporgnano contra di quello di Federigo. Una parte de' nobili passò nel campo dell'imperadore; altrettanto fecero i Comaschi. Ciò non ostante, se s'ha da credere a Galvano dalla Fiamma, l'armata milanese stette a fronte del nemico, rovesciò varie acque addosso al campo imperiale, ed anche in un combattimento prese il carroccio de' Cremonesi, e mise quel popolo e i Pavesi in rotta. I Piacentini anch'essi dal canto loro respinsero gli sforzi dei cesarei. Chiaritosi Federigo che non facea buon vento in quelle parti, se ne venne in Toscana[Richardus de S. Germano, in Chron.]; fu ben ricevuto dai Lucchesi, e in Pisa celebrò la festa del santo Natale. Aveva egli spedito il figliuoloArrigo, ossiaEnzo redi Sardegna nella Marca d'Ancona, acciocchè incominciasse a far guerra al papa[Card. de Aragon., in Vit. Greg. IX, P. I, tom. 3 Rer. Ital.]. Non tardò egli a farvi delle conquiste nel mese d'ottobre. Contra di lui ebbe ordineGiovanni dalla Colonnacardinale di portarsi colla gente che potè adunare. E il pontefice Gregorio IX, dacchè fu ritornato a Roma dalla villeggiatura d'Anagni, ben ricevuto dal popolo, dopo aver nell'ottava di san Martino confermata la scomunica contra di Federigo, alla medesima censura sottomise il suddetto re Enzo con tutti i suoiaderenti per l'invasione fatta nella marca anconitana, spettante alla Chiesa romana. Dappoichè l'imperador Federigo[Chron. Bononiense, tom. 16 Rer. Ital. Annales Veter. Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.]si fu ritirato dal distretto di Bologna, quel popolo con tutte le sue forze si portò all'assedio di Vignola, forte castello del distretto di Modena; e già con briccole, mangani, gatti ed altre militari macchine aveano atterrata buona parte del muro; quando nel dì 4 d'ottobre sopraggiunsero i Modenesi, Ferraresi e Parmigiani con Simone conte di Chieti Pugliese, e diedero battaglia. Fu sanguinosa e dura, ma infine voltarono le spalle i Bolognesi, ed, oltre ad assaissimi o morti o annegati nel fiume Scultenna, ne restarono, secondo la Cronica di Parma[Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.], circa due mila e secento prigioni. Minor numero si legge ne' vecchi Annali di Modena. Strinsero in quest'anno i Veneziani[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.]una forte lega con papa Gregorio ad oggetto di torre, se veniva lor fatto, la Sicilia a Federigo, con obbligarsi al mantenimento di una buona squadra di galee. Non solamente per l'indegna morte del figliuolo del doge Tiepolo erano disgustati i Veneziani dell'imperadore, ma eziandio perchè avea tolte loro quattordici galee, e quattro navi cariche di merci e di frumento, che venivano dalla Puglia nella marca d'Ancona. O per guadagnare, o per tener più unito al suo partito Bonifazio marchese di Monferrato, Federigo Augusto gli fece una cessione di molte sue ragioni e pretensioni, e gli confermò alcune castella con diploma dato nel campo presso Pizzighettone nel dì ultimo d'agosto dell'anno presente, che disteso si legge nella Storia del Monferrato[Benvenuto da San Giorgio, Storia del Monferrato.].

Crescevano di dì in dì i motivi per li quali era papaGregorioscontento dell'imperadorFederigo. Gli spedì egli più lettere ed ambasciate, affinchè si correggesse[Raynaldus, in Annal. ad hunc annum.]; il citò ancora; ma vedendo che le parole, preghiere e minaccie erano gettate al vento, rotta la pazienza, venne finalmente ai fatti. O la continuazion della guerra ch'egli faceva ai Lombardi, per la conservazion de' quali era forte impegnato il papa, ovvero l'occupazion della Sardegna, pretesa dalla Chiesa romana come incontrastabil suo diritto, oppure i segreti maneggi di lui per incitare i Romani alla ribellione contra di esso papa legittimo lor sovrano, furono, a mio credere, gl'impulsi più efficaci perchè il pontefice Gregorio fulminasse pubblicamente nel dì delle Palme la scomunica contra di Federigo II, ed assolvesse i sudditi di lui dal giuramento di fedeltà. Altri non pochi reati d'esso imperadore vengono espressi nella bolla di essa scomunica, che si legge nella Storia di Matteo Paris[Matth. Paris, Hist. Anglic.], e presso il Rinaldi ed altri autori. Confermò dipoi papa Gregorio nel Laterano queste censure nel giovedì santo seguente, nè lasciò indietro cosa alcuna per iscreditare e rendere odioso Federigo con tacciarlo insino di pubblico ateista. Diede nelle smanie l'imperadore all'avviso di tal novità; e, fatto stendere da Pietro delle Vigne un manifesto in sua giustificazione, lo spedì a tutte le corti della cristianità, con dolersi acerbamente del papa, e caricarlo di varie ingiustizie, ch'egli pretendea fatte a sè stesso e ad altri. Passò a fiere minaccie contra del medesimo e de' cardinali, con altre scene e querele descritte dal Rinaldi negli Annali Ecclesiastici, e più diffusamente rapportate da MatteoParis. Scacciò poscia dal regno di Sicilia e di Puglia i frati predicatori e minori non nativi del paese; occupò l'insigne monistero di Monte Casino[Richardus de S. Germano, in Chron.]; richiamò da Roma tutti i suoi sudditi; impose nuove taglie e contribuzioni agli ecclesiastici: tutto per far onta e dispetto al pontefice, e tutto in varii tempi dell'anno presente.Lodovico IXre di Francia, che fu poi santo, per attestato di Alberico Monaco[Albericus Monachus, in Chron.], inviò i suoi ambasciatori a Roma per mitigar l'animo del papa verso di Federigo; ma il pontefice, uomo di petto forte, nulla si mosse per questo. E neppur volle ascoltare due vescovi inviati a Roma da Federigo. Anzi fece predicar la crociata contra di lui. Vegniamo allo storico Rolandino[Roland., Chron., lib. 4, cap. 9.], da cui abbiamo gli andamenti d'esso Federigo Augusto. Portossi egli sul fine di gennaio con sontuoso accompagnamento di milizie e di nobiltà a Padova. L'incontro magnifico fattogli da tutto il popolo di quella città gli fu cagione di non poco piacere e insieme di maraviglia. Circa due mesi si fermò egli nell'insigne monistero di Santa Giustina, ben corteggiato da Eccelino, divertendosi alla caccia e in far buone passeggiate. Seco era l'imperadrice, che amava piuttosto d'esser chiamata regina. Portossi anche alla visita di Monselice, e vi ordinò alcune fortificazioni. Stando nell'alto di quel monte vagheggiò più volte il bell'aspetto delle terre e castella del marchese di Este, sparse per la ricca sottoposta pianura, e conobbe la di lui potenza. Fece anche venir lo stesso marchese con salvo condotto alla corte, e tenne con lui un segreto colloquio. Era ben contento il popolo di Padova del buon volto e delle carezze dell'imperadore, e dappertutto si mirava allegrezza, e massimamente nel dì di Pasqua, in cui Federigo comparve colla corona in capo. Ma fra pochi giorni così bel sereno si cambiò in unmelanconico nuvolo, perchè giunsero le nuove ch'egli era stato scomunicato dal papa. Fece ben Federigo in un gran parlamento esporre da Pietro delle Vigne, uomo dottissimo in questi tempi, le ragioni per le quali teneva per ingiuste e nulle quelle censure: tuttavia nel popolo restò non poco di confusione, e in lui cominciarono a crescere e a lacerarlo le diffidenze e i sospetti. Perciò, fatto venire a Padova Azzo marchese d'Este con tutti coloro che aderivano al di lui partito, gli affidò; e intanto l'iniquo Eccelino mise delle spie per sapere chi dei Padovani trattava col marchese, e tutti i lor nomi ebbe in iscritto. Di frequenti segreti consigli si faceano in Santa Giustina. Non bastò a Federigo d'aver messe guardie in tutte le castella d'esso marchese; volle anche per ostaggio il principe Rinaldo di lui figliuolo, e con belle parole il mandò a stare in Puglia insieme con Adelasia figliuola di Alberico da Romano, con cuiRinaldoavea contratto gli sponsali. Per non poter di meno, il marchese accomodò la sua pazienza a queste avanie, che si stesero appresso ad assaissimi nobili de' principali di Padova suoi amici, i quali chi ad un luogo, chi ad un altro furono mandati a' confini: consigli tutti del maligno Eccelino, nemico dichiarato del marchese.

Ma poco stette Federigo, la cui fortuna già si scopriva retrograda, a provar gli effetti della sua politica troppo tirannica. Era egli dianzi stato a Trivigi, ben accolto ed onorato da quel popolo. Alberico da Romano, fratello d'Eccelino, irritato contra di lui pel cattivo trattamento da lui fatto a sua figliuola Adelasia, e a Rinaldo Estense suo genero, subito che intese come l'imperadore s'era messo in cammino verso la Lombardia, unitosi con Biachino e Guezzelo da Camino, occupò la città di Trivigi, con farvi prigioni tutti gli ufiziali e soldati postivi dall'imperadore, a riserva di Jacopo da Morra Pugliese podestà, che ebbe labuona sorte di fuggirsene. Probabilmente Alberico non fece un passo sì ardito senza consiglio ed intelligenza de' vicini Veneziani. A questo avviso, Federigo, battendo i denti se ne tornò a Padova, e tosto ordinò un grande esercito contra di Trivigi. Nel mese di maggio, dopo aver fatto prendere l'oroscopo a mastro Teodoro suo strologo sulla torre del comune di Padova, mosse l'armata, e andò ad accamparsi intorno a Castelfranco, dove citò i Trivisani a rendersi nel termine di otto giorni. Passato il tempo prefisso senza che venissero a' suoi piedi, fece una donazione al comune di Padova della città di Trivigi con un privilegio munito di un bel sigillone d'oro. In quello stesso giorno andando il marchese d'Este Azzo VII al campo con cento cavalieri, si incontrò in Eccelino, che con circa venti de' suoi veniva a Cittadella. Portavano amendue l'aquila nelle loro bandiere. Vi fu chi crede che quivi avesse a succedere qualche scena fra questi due rivali. Ma avendo il marchese mandato innanzi a pregar cortesemente Eccelino di ritirarsi alla diritta o alla sinistra, egli si ritirò, e non ne fu altro. Essendo poi accaduto nel dì 3 di giugno una grande ecclissi del sole, che durò per due ore, Federigo, benchè ne sapesse la cagione, pure se ne mostrò turbato, e determinò di ritirarsi da Castelfranco per andare in Lombardia; e dopo aver tenuto un colloquio col marchese d'Este, con Eccelino ed altri de' principali della marca trivisana, si mise in viaggio co' suoi Tedeschi e Pugliesi, de' quali maggiormente si fidava. Allorchè pervenne nelle vicinanze del castello di San Bonifazio, dicono che il marchese fu avvertito con cenni da un cortigiano dell'imperadore, amico suo, come si trattava di fargli tagliare il capo. Bastò questo al marchese perchè co' suoi aderenti si mettesse in salvo nel suddetto castello, e quantunque Federigo gli spedisse Pietro dalle Vigne per affidarlo con mille belle promesse, il marchese non si sentì più voglia di dimorar presso d'unprincipe che punto non si piccava di mantener la parola, e tanto più perchè prevaleva nel suo consiglio il furbo e nemico suo Eccelino. Passato che fu lo imperadore in Lombardia[Rolandinus, lib. 4, cap. 14.], il marchese d'Este, messa la sua speranza in Dio, e raunato un buon esercito, coraggiosamente nel mese d'agosto andò ad Este. Ricuperò la terra senza fatica; quella rocca e il castello di Baone a forza di armi; quello di Lucio colla fame; l'altro di Calaone col terror de' trabucchi. Assediò dipoi Cerro, dove era un presidio di Saraceni; venne Eccelino per soccorrerlo, ma non si attentò; e però tornò alle mani del marchese, il quale non permise che fosse fatto insulto alcuno a quegli infedeli. Queste sue prosperità tornarono in danno di molti Padovani suoi amici, o creduti tali, perchè Eccelino crudelmente li levò dal mondo.

Nel luglio dell'anno presente tolta fu Ravenna all'imperadore da Paolo Traversara[Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 6.]coll'aiuto de' Bolognesi e Veneziani, che poi la rinforzarono[Richardus de S. Germano, in Chron.]. Per questa cagione l'imperador Federigo col reEnziosuo figliuolo naturale venne verso il Bolognese, ed imprese coi Modenesi, Reggiani, Parmigiani e Cremonesi l'assedio del castello di Piumazzo, intorno a cui consumò gran tempo. L'ebbe infine per forza, e lo distrusse col fuoco, facendovi prigioni cinquecento persone. Di là passò ad assediar Crevalcuore, e avutolo con grande stento, del pari lo atterrò. Il vedere un sì glorioso imperadore perdersi dietro a tali bicocche[Memor. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.], e l'impadronirsene anche con somma difficoltà, gli accrebbe il discredito; e massimamente perchè nello stesso tempo i Bolognesi[Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital.]vennero fin vicino a Modena, e vi bruciarono il borgo di San Pietro. Presero anche i Modenesi[Annal. Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.]il castello di Marano di Campiglio, e MonteTortore nel Frignano. Dopo sì segnalate imprese Federigo, che tenea delle segrete corrispondenze con molti nobili milanesi[Annales Mediol., tom. 16 Rer. Ital.], rivolse l'armi sue a quella volta. Passò per Merignano, Landriano e Bascapè sino alla Pieve di Locate[Gualvan. Flamma, in Manipul. Flor.], saccheggiando e bruciando il paese. Fu disputa in Milano, se si avea da uscire in campagna, oppur da aspettare in città il nemico. Ma prevalse il parere di Gregorio da Montelungo legato pontificio, che fece armare anche cherici e frati; e però venne l'esercito milanese a postarsi a Camporgnano contra di quello di Federigo. Una parte de' nobili passò nel campo dell'imperadore; altrettanto fecero i Comaschi. Ciò non ostante, se s'ha da credere a Galvano dalla Fiamma, l'armata milanese stette a fronte del nemico, rovesciò varie acque addosso al campo imperiale, ed anche in un combattimento prese il carroccio de' Cremonesi, e mise quel popolo e i Pavesi in rotta. I Piacentini anch'essi dal canto loro respinsero gli sforzi dei cesarei. Chiaritosi Federigo che non facea buon vento in quelle parti, se ne venne in Toscana[Richardus de S. Germano, in Chron.]; fu ben ricevuto dai Lucchesi, e in Pisa celebrò la festa del santo Natale. Aveva egli spedito il figliuoloArrigo, ossiaEnzo redi Sardegna nella Marca d'Ancona, acciocchè incominciasse a far guerra al papa[Card. de Aragon., in Vit. Greg. IX, P. I, tom. 3 Rer. Ital.]. Non tardò egli a farvi delle conquiste nel mese d'ottobre. Contra di lui ebbe ordineGiovanni dalla Colonnacardinale di portarsi colla gente che potè adunare. E il pontefice Gregorio IX, dacchè fu ritornato a Roma dalla villeggiatura d'Anagni, ben ricevuto dal popolo, dopo aver nell'ottava di san Martino confermata la scomunica contra di Federigo, alla medesima censura sottomise il suddetto re Enzo con tutti i suoiaderenti per l'invasione fatta nella marca anconitana, spettante alla Chiesa romana. Dappoichè l'imperador Federigo[Chron. Bononiense, tom. 16 Rer. Ital. Annales Veter. Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.]si fu ritirato dal distretto di Bologna, quel popolo con tutte le sue forze si portò all'assedio di Vignola, forte castello del distretto di Modena; e già con briccole, mangani, gatti ed altre militari macchine aveano atterrata buona parte del muro; quando nel dì 4 d'ottobre sopraggiunsero i Modenesi, Ferraresi e Parmigiani con Simone conte di Chieti Pugliese, e diedero battaglia. Fu sanguinosa e dura, ma infine voltarono le spalle i Bolognesi, ed, oltre ad assaissimi o morti o annegati nel fiume Scultenna, ne restarono, secondo la Cronica di Parma[Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.], circa due mila e secento prigioni. Minor numero si legge ne' vecchi Annali di Modena. Strinsero in quest'anno i Veneziani[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.]una forte lega con papa Gregorio ad oggetto di torre, se veniva lor fatto, la Sicilia a Federigo, con obbligarsi al mantenimento di una buona squadra di galee. Non solamente per l'indegna morte del figliuolo del doge Tiepolo erano disgustati i Veneziani dell'imperadore, ma eziandio perchè avea tolte loro quattordici galee, e quattro navi cariche di merci e di frumento, che venivano dalla Puglia nella marca d'Ancona. O per guadagnare, o per tener più unito al suo partito Bonifazio marchese di Monferrato, Federigo Augusto gli fece una cessione di molte sue ragioni e pretensioni, e gli confermò alcune castella con diploma dato nel campo presso Pizzighettone nel dì ultimo d'agosto dell'anno presente, che disteso si legge nella Storia del Monferrato[Benvenuto da San Giorgio, Storia del Monferrato.].


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