MCIIIAnno diCristoMCIII. IndizioneXI.PasqualeII papa 5.ArrigoIV re 48, imper. 20.Avea celebratoArrigo IVAugusto la festa del santo Natale in Magonza[Abbas Urspergens., in Chron. Otto Frisingens., Hist., lib. 7, cap. 8.], e pubblicamente fatto sapere ai principi e al popolo ch'egli avea intenzione di lasciare il governo del regno adArrigo Vre suo figliuolo, e di voler in persona andare al santo Sepolcro. Questa voce gli guadagnò l'affetto universale de' Tedeschi sì ecclesiastici che laici, e moltissimi si disposero ad accompagnarlo in quel viaggio. Ma il tempo fece vedere ch'egli non dovea aver parlato di cuore, perchè nulla effettuò di quanto avea promesso. Certo è che all'anno presente si dee riferire uno strepitoso avvenimento della città di Milano, diffusamente narrato da Landolfo iuniore[Landulfus S. Paulo, Hist. Mediolan., cap. 9 et seq. tom. 5 Rer. Ital.], storico di quella città e di questi tempi. Era già stato creato arcivescovoCrisolaoossiaGrossolano. Il soprammentovato prete Liprando continuò a sostenere ch'egli simoniacamente era entrato in quella chiesa, e si esibì di provarlo col giudizio del fuoco, che quantunque non mai approvato dalla Chiesa, pure in questi secoli sconcertati non mancava di fautori. Fece istanza Grossolano che Liprando desse le pruove di tale accusa; ma non apparisce che il prete ne producesse alcuna: il che fa conoscere l'irregolarità del suo procedere. Venne egli in fine alla pruova dal fuoco; ed alzata nella piazza di santo Ambrosio una gran catasta di legna, lunga dieci braccia, ed alta e larga quattro braccia più dell'ordinaria statura degli uomini, allorchè essa fu ben accesa, Liprando vi passò per mezzo, e ne uscì salvo, senza che nulla si bruciasse neppur delle vesti sacerdotali ch'egli portò in quella congiuntura, con acclamazione di tutti gli spettatori.Veggendosi Grossolano come vinto, giudicò bene di ritirarsi e di andarsene a Roma, dove fu graziosamente accolto dapapa Pasquale. La risoluzion di Liprando era già stata disapprovata da alcuni vescovi suffraganei di Grossolano, che si trovavano allora in Milano; molto più dispiacque alla saggia corte di Roma, che sempre riprovò i giudizii di Dio non canonici, siccome invenzioni umane da tentar Dio. E perciocchè si trovò che essendo restato il prete Liprando leso in una mano e in un piede nella pruova suddetta, benchè si attribuisse ciò ad altre cagioni, pure fu messa in dubbio nella stessa città di Milano la pruova da lui fatta, e ne succedette del tumulto colla morte di molti. Trovossi nel dì 19 di novembre lacontessa Matilda in palatio florentino[Mabill., Annal. Benedictin. ad hunc ann.], dove concedette un privilegio ai monaci di Vallombrosa. Circa questi tempiAdelaidevedova di Ruggieri conte di Sicilia, e tutrice diSimonesuo figliuolo, veggendo sprezzato da' Siciliani il suo governo[Orderic. Vitalis, Hist. Eccles., lib. 13.], pensò a fortificarlo col chiamare colà dalla BorgognaRoberto, principe non men valoroso che prudente, a cui diede in moglie una sua figliuola. Il dichiarò poscia tutore del figliuolo e governatore dell'isola: il che servì a tenere in briglia le teste calde di quelle contrade.
Avea celebratoArrigo IVAugusto la festa del santo Natale in Magonza[Abbas Urspergens., in Chron. Otto Frisingens., Hist., lib. 7, cap. 8.], e pubblicamente fatto sapere ai principi e al popolo ch'egli avea intenzione di lasciare il governo del regno adArrigo Vre suo figliuolo, e di voler in persona andare al santo Sepolcro. Questa voce gli guadagnò l'affetto universale de' Tedeschi sì ecclesiastici che laici, e moltissimi si disposero ad accompagnarlo in quel viaggio. Ma il tempo fece vedere ch'egli non dovea aver parlato di cuore, perchè nulla effettuò di quanto avea promesso. Certo è che all'anno presente si dee riferire uno strepitoso avvenimento della città di Milano, diffusamente narrato da Landolfo iuniore[Landulfus S. Paulo, Hist. Mediolan., cap. 9 et seq. tom. 5 Rer. Ital.], storico di quella città e di questi tempi. Era già stato creato arcivescovoCrisolaoossiaGrossolano. Il soprammentovato prete Liprando continuò a sostenere ch'egli simoniacamente era entrato in quella chiesa, e si esibì di provarlo col giudizio del fuoco, che quantunque non mai approvato dalla Chiesa, pure in questi secoli sconcertati non mancava di fautori. Fece istanza Grossolano che Liprando desse le pruove di tale accusa; ma non apparisce che il prete ne producesse alcuna: il che fa conoscere l'irregolarità del suo procedere. Venne egli in fine alla pruova dal fuoco; ed alzata nella piazza di santo Ambrosio una gran catasta di legna, lunga dieci braccia, ed alta e larga quattro braccia più dell'ordinaria statura degli uomini, allorchè essa fu ben accesa, Liprando vi passò per mezzo, e ne uscì salvo, senza che nulla si bruciasse neppur delle vesti sacerdotali ch'egli portò in quella congiuntura, con acclamazione di tutti gli spettatori.Veggendosi Grossolano come vinto, giudicò bene di ritirarsi e di andarsene a Roma, dove fu graziosamente accolto dapapa Pasquale. La risoluzion di Liprando era già stata disapprovata da alcuni vescovi suffraganei di Grossolano, che si trovavano allora in Milano; molto più dispiacque alla saggia corte di Roma, che sempre riprovò i giudizii di Dio non canonici, siccome invenzioni umane da tentar Dio. E perciocchè si trovò che essendo restato il prete Liprando leso in una mano e in un piede nella pruova suddetta, benchè si attribuisse ciò ad altre cagioni, pure fu messa in dubbio nella stessa città di Milano la pruova da lui fatta, e ne succedette del tumulto colla morte di molti. Trovossi nel dì 19 di novembre lacontessa Matilda in palatio florentino[Mabill., Annal. Benedictin. ad hunc ann.], dove concedette un privilegio ai monaci di Vallombrosa. Circa questi tempiAdelaidevedova di Ruggieri conte di Sicilia, e tutrice diSimonesuo figliuolo, veggendo sprezzato da' Siciliani il suo governo[Orderic. Vitalis, Hist. Eccles., lib. 13.], pensò a fortificarlo col chiamare colà dalla BorgognaRoberto, principe non men valoroso che prudente, a cui diede in moglie una sua figliuola. Il dichiarò poscia tutore del figliuolo e governatore dell'isola: il che servì a tenere in briglia le teste calde di quelle contrade.