MCIV

MCIVAnno diCristoMCIV. IndizioneXII.PasqualeII papa 6.ArrigoIV re 49, imper. 21.Secondochè osservò il padre Pagi[Pagius, in Crit. Baron.], abbiamo dalla Cronica di un anonimo di Treveri[Anonymus Trevirensis apud Dachery, in Spicileg.]che nel marzo del presente annopapa Pasquale IIcelebrò in Roma un gran concilio, di cui niun'altra menzione si trova presso gli antichi scrittori. Ma forse non è sicura quella notizia, e si dee riferire all'anno seguente. Solennizzòl'imperadoreArrigola festa del santo Natale in Magonza[Abbas Urspergensis, in Chron.], ed allora fu cheArrigo Vre, suo figliuolo all'improvviso si ritirò da lui e diede principio alla ribellione contra del padre, che uno o due anni prima lo avea promosso al grado di re.Dieboldomarchese,Berengarioconte ed altri furono i consiglieri di tanta iniquità,sub specie religionis, come scrive Ottone da Frisinga[Otto Frisingens., Hist., lib. 7, cap. 8.]. Han preteso alcuni che egli fosse a ciò mosso da una lettera di papa Pasquale, accennata da un antico storico[Hermann. Tornac., apud Dachery, in Spicileg.], in cui era esortato a soccorrere la Chiesa di Dio. Ma non vuol già dir questo che il pontefice l'esortasse anche a ribellarsi contra del padre, e a prendere l'armi contra di lui. Senza questo nero attentato poteva egli cooperare alla retta intenzione del pontefice romano. Può nondimeno essere che di questo pretesto si valessero i nemici di Arrigo per rivoltare contra di lui il figliuolo. Scrive l'Annalista Sassone[Annalista Saxo.]che il giovane Arrigo spedì immantinente dopo il Natale a Roma i suoi legati ad abiurare lo scisma, e a chiedere consiglio al papa intorno al giuramento da lui prestato al padre di non mai invadere il regno senza licenza d'esso suo genitore. Il papa gli mandò la benedizione ed assoluzione, purchè egli volesse operare da re giusto, ed essere buon figliuolo della Chiesa; il che bastò all'ambizioso giovane per dare di piglio all'armi contra del padre. Tacendo nondimeno l'Urspergense e l'autore della Vita d'Arrigo IV presso l'Urstisio ed altri questa particolarità, si può dubitar della verità, benchè da essa neppur risulti l'approvazione di quel che succedette dipoi. Avvenne in quest'anno uno scandaloso sconcerto in Parma, riferito da Donizone[Donizo, in Vita Mathild., lib. 2, cap. 14.]. PortossiBernardo cardinalee vicario del papa in Lombardiaa quella città per la festa dell'Assunzione della Vergine, e cantò la messa nella cattedrale. Dopo il vangelo predicò al popolo; ma perchè volle entrare a parlar con grave disprezzo di Arrigo IV, come principe scomunicato, trovandosi in quella udienza moltissimi tuttavia ben affetti al medesimo Augusto, s'irritarono talmente, che dopo la predica, messa mano alle spade, corsero all'altare, e s'avventarono al cardinale, il condussero prigione, e svaligiarono tutta la di lui cappella, cioè tutti i di lui paramenti per la messa. Fu portata questa disgustosa nuova allacontessa Matilda, che si trovava allora nel territorio di Modena. Raunò ella incontanente quelle milizie che potè, e passati appena tre giorni dopo quella brutta scena, marciò alla volta di Parma. Non aspettarono que' cittadini intimoriti ch'essa arrivasse, e consegnarono ai vassalli nobili della medesima il cardinale, colla restituzione ancora di tutti i suoi sacri arredi. Altro male non fece la contessa ai Parmigiani, perchè il piissimo cardinale perorò in loro favore. In quest'anno, secondochè abbiamo da Tolomeo da Lucca[Ptolom. Lucensis, in Annalibus brevib.], cominciò nell'agosto la guerra fra i Pisani e Lucchesi, e ne seguì una battaglia, in cui i Pisani ebbero la peggio. Presero i Lucchesi il castello di Librafatta, e ne condussero prigioni i castellani alla loro città. Dalle carte riferite dal padre Bacchini[Bacchini, Istor. di Polirone, nell'Append.]si scorge che la soprallodata contessa Matilda sul fine d'aprile, trovandosi in Nogara sul Veronese, confermò adAlberico abbatedel monistero di san Benedetto di Polirone varii beni. Parimente la medesima, mentre era a Coscogno, villa delle montagne di Modena, nel dì 15 di settembre, donò allo stesso monistero la metà dell'isola di Gorgo con altri beni. A tali donazioni intervenne sempre il consenso del suddetto cardinale Bernardo vicario del papa, trattandosi di disporre di beni donati alla Chiesa romana. Vedesi sotto quest'anno la venditadella corte firminiana, fatta daOttoneeletto arcivescovo di Ravenna aLandolfovescovo di Ferrara[Antiquit. Italic., Dissert. XXVIII.]. Per quanto s'ha dal Rossi[Rubeus, Hist. Ravenn.], questi dopo la morte dell'antipapa Guiberto fu intruso nella sedia archiepiscopale di Ravenna, e da questo atto si raccoglie ch'egli non avea trovato per anche chi avesse voluto consecrarlo.

Secondochè osservò il padre Pagi[Pagius, in Crit. Baron.], abbiamo dalla Cronica di un anonimo di Treveri[Anonymus Trevirensis apud Dachery, in Spicileg.]che nel marzo del presente annopapa Pasquale IIcelebrò in Roma un gran concilio, di cui niun'altra menzione si trova presso gli antichi scrittori. Ma forse non è sicura quella notizia, e si dee riferire all'anno seguente. Solennizzòl'imperadoreArrigola festa del santo Natale in Magonza[Abbas Urspergensis, in Chron.], ed allora fu cheArrigo Vre, suo figliuolo all'improvviso si ritirò da lui e diede principio alla ribellione contra del padre, che uno o due anni prima lo avea promosso al grado di re.Dieboldomarchese,Berengarioconte ed altri furono i consiglieri di tanta iniquità,sub specie religionis, come scrive Ottone da Frisinga[Otto Frisingens., Hist., lib. 7, cap. 8.]. Han preteso alcuni che egli fosse a ciò mosso da una lettera di papa Pasquale, accennata da un antico storico[Hermann. Tornac., apud Dachery, in Spicileg.], in cui era esortato a soccorrere la Chiesa di Dio. Ma non vuol già dir questo che il pontefice l'esortasse anche a ribellarsi contra del padre, e a prendere l'armi contra di lui. Senza questo nero attentato poteva egli cooperare alla retta intenzione del pontefice romano. Può nondimeno essere che di questo pretesto si valessero i nemici di Arrigo per rivoltare contra di lui il figliuolo. Scrive l'Annalista Sassone[Annalista Saxo.]che il giovane Arrigo spedì immantinente dopo il Natale a Roma i suoi legati ad abiurare lo scisma, e a chiedere consiglio al papa intorno al giuramento da lui prestato al padre di non mai invadere il regno senza licenza d'esso suo genitore. Il papa gli mandò la benedizione ed assoluzione, purchè egli volesse operare da re giusto, ed essere buon figliuolo della Chiesa; il che bastò all'ambizioso giovane per dare di piglio all'armi contra del padre. Tacendo nondimeno l'Urspergense e l'autore della Vita d'Arrigo IV presso l'Urstisio ed altri questa particolarità, si può dubitar della verità, benchè da essa neppur risulti l'approvazione di quel che succedette dipoi. Avvenne in quest'anno uno scandaloso sconcerto in Parma, riferito da Donizone[Donizo, in Vita Mathild., lib. 2, cap. 14.]. PortossiBernardo cardinalee vicario del papa in Lombardiaa quella città per la festa dell'Assunzione della Vergine, e cantò la messa nella cattedrale. Dopo il vangelo predicò al popolo; ma perchè volle entrare a parlar con grave disprezzo di Arrigo IV, come principe scomunicato, trovandosi in quella udienza moltissimi tuttavia ben affetti al medesimo Augusto, s'irritarono talmente, che dopo la predica, messa mano alle spade, corsero all'altare, e s'avventarono al cardinale, il condussero prigione, e svaligiarono tutta la di lui cappella, cioè tutti i di lui paramenti per la messa. Fu portata questa disgustosa nuova allacontessa Matilda, che si trovava allora nel territorio di Modena. Raunò ella incontanente quelle milizie che potè, e passati appena tre giorni dopo quella brutta scena, marciò alla volta di Parma. Non aspettarono que' cittadini intimoriti ch'essa arrivasse, e consegnarono ai vassalli nobili della medesima il cardinale, colla restituzione ancora di tutti i suoi sacri arredi. Altro male non fece la contessa ai Parmigiani, perchè il piissimo cardinale perorò in loro favore. In quest'anno, secondochè abbiamo da Tolomeo da Lucca[Ptolom. Lucensis, in Annalibus brevib.], cominciò nell'agosto la guerra fra i Pisani e Lucchesi, e ne seguì una battaglia, in cui i Pisani ebbero la peggio. Presero i Lucchesi il castello di Librafatta, e ne condussero prigioni i castellani alla loro città. Dalle carte riferite dal padre Bacchini[Bacchini, Istor. di Polirone, nell'Append.]si scorge che la soprallodata contessa Matilda sul fine d'aprile, trovandosi in Nogara sul Veronese, confermò adAlberico abbatedel monistero di san Benedetto di Polirone varii beni. Parimente la medesima, mentre era a Coscogno, villa delle montagne di Modena, nel dì 15 di settembre, donò allo stesso monistero la metà dell'isola di Gorgo con altri beni. A tali donazioni intervenne sempre il consenso del suddetto cardinale Bernardo vicario del papa, trattandosi di disporre di beni donati alla Chiesa romana. Vedesi sotto quest'anno la venditadella corte firminiana, fatta daOttoneeletto arcivescovo di Ravenna aLandolfovescovo di Ferrara[Antiquit. Italic., Dissert. XXVIII.]. Per quanto s'ha dal Rossi[Rubeus, Hist. Ravenn.], questi dopo la morte dell'antipapa Guiberto fu intruso nella sedia archiepiscopale di Ravenna, e da questo atto si raccoglie ch'egli non avea trovato per anche chi avesse voluto consecrarlo.


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