MCVAnno diCristoMCV. IndizioneXIII.PasqualeII papa 7.ArrigoIV re 50, imperad. 22.Fece il ponteficePasqualeatterrar le case della nobil famiglia de' Corsi in Roma, forse perchè ridotte dianzi in forma di fortezza[Pandulfus Pisanus, in Vit. Paschalis II, P. I, tom. 3 Rer. Ital.]. Stefano nobil romano, capo di quella casa, se l'ebbe tanto a male, che uscito di Roma, si fece forte nella basilica di san Paolo e nel castello che in questi tempi abbracciava essa basilica. Concorrevano a lui tutti gli sgherri e masnadieri, co' quali poi infestava non solo i contorni di Roma, ma la città medesima. Destramente procurò la corte pontificia intelligenza in esso castello, e di ricavare in cera la forma delle chiavi di quel forte luogo. Formatene poi delle nuove, coll'aiuto d'esse una notte furono introdotte le milizie pontificie, che dopo una vigorosa battaglia s'impadronirono della terra, con essere fuggito Stefano travestito da monaco. Siccome osserva il padre Pagi[Pagius, Crit. ad Annal. Baron.]coll'autorità di Eadmero[Eadmerus, in Vit. S. Anselmi lib. 4.], fu celebrato in quest'anno dal pontefice Pasquale II un concilio nella basilica lateranense. Fra le altre materie che vi si trattarono, abbiamo da Landolfo iuniore[Landulfus de S. Paulo, Hist. Mediolanens., tom. 5 Rer. Ital.]che fu quivi agitata la causa diGrossolanoarcivescovo di Milano, il quale per la sua dottrina, spezialmente dimostratain confutare lo scisma de' Greci s'era acquistato non poco onore alla corte pontificia. V'era in confronto di lui il prete Liprando, che non dovette poter provare l'imputazione a lui data di simoniaco. Però, dopo aver Grossolano giurato di non aver forzato Liprando alla pruova del fuoco, riprovata dai Padri di quel concilio, fu assolto e restituito nella sua dignità. Gli cadde in quella occasione di mano il pastorale: sul quale accidente la buona gente d'allora formò varii lunarii. Ma non per questo potè egli entrare in possesso della cattedra sua, nè di castello alcuno spettante al suo arcivescovato: tanta fu la possanza della parte contraria in Milano. Verso il fine dell'anno presente passò papa Pasquale in Toscana[Landulfus, de S. Paulo, Hist. Mediol., tom. 5 Rer. Ital.]; nè so io ben dire se fu allora, oppure nell'anno susseguente, ch'egli tenne un concilio in Firenze, a motivo che il vescovo di quella città, uomo visionario, sosteneva ch'era già nato l'anticristo. Probabilmente i tremuoti, le inondazioni ed altri sconcerti di questi tempi fecero cadere il buon prelato in questa immaginazione, la quale in varii altri tempi si truova insorta nelle menti delle persone pie e paurose. Si disputò non poco di questo; ma pel gran concorso della gente curiosa, che a cagione della novità fece un grave tumulto, convenne interrompere il concilio e lasciar la quistione indecisa. La decise poi il tempo, e fece conoscere la semplicità del prelato. Per le memorie accennate dal Fiorentini, si vede[Fiorentini, Memor. di Matild., lib. 2.]che lacontessa Matildasi trovò in Toscana in questi medesimi tempi, senza fallo per fare buon trattamento al papa ito colà, il quale, stando in Lucca nel mese di dicembre, confermò i privilegii ai canonici regolari di san Frediano; ed innamoratosi della loro riforma, che era allora in gran credito, la volle introdotta nei canonici della basilica lateranense. Tornossenedipoi il pontefice a Roma. Tenne un placito la suddetta contessa in quest'anno nel dì 25 d'ottobre[Antiquit. Italic., Dissert. XVII.]in non so qual luogo di Toscana, dove accordò la sua protezione ai canonici di Volterra. Possedeva in Lombardia l'insigne monistero di Monte Casino alcuni beni ad esso lasciati da Giordano da Cuvriago; e trovandosi la soprallodata Matilda sul Modonese in san Cesario nel dì 22 di giugno, Giorgio prete e monaco di quel monistero impetrò da lei il possesso e dominio di quegli stabili.Dappoichè il giovaneArrigo Vre ebbe tirato nel suo partitoGuelfo VedArrigo il Neroduca di Baviera, e i Sassoni ed altri principi, sentendosi assai forte, cominciò la guerra contra dell'imperadore Arrigosuo padre[Abbas Urspergensis. Otto Frisingensis, cap. 8. Annalista Saxo.]. Belle erano le sue proteste, cioè di non aver altra intenzione, se non d'indurre il padre a riconciliarsi colla Chiesa; ma sotto questo pretesto egli era dietro a promuovere gl'interessi proprii colla depressione di chi gli avea dato e vita e regno.Corradosuo fratello abbiam veduto che occupò il regno d'Italia; niuno nondimeno scrive ch'egli portasse l'armi contra del padre. Ma non così operò Arrigo V. Dopo varii fatti, ch'io tralascio, marciò egli colla sua armata sino al fiume Regen, che sbocca nel Danubio vicino a Ratisbona. Dall'altra parte d'esso fiume s'accampò coll'esercito suo l'Augusto Arrigo suo padre, ed erano per venire ad un fatto d'armi. Non si potè qui trattenere Ottone vescovo di Frisinga, storico gravissimo, dal prorompere in sensate esclamazioni contra di un figliuolo tale, la cui risoluzione non si può certo leggere senza orrore, perchè presa contro le leggi della natura, ed anche della religion cristiana: perciocchè fuor di dubbio è che la santa religione di Cristo non approvò mai nè approva cotale inumanità. Ebbe maniera il giovane Arrigodi tirar dalla sua con promesse e lusinghe il duca di Boemia ed altri signori, dimodochè il vecchio Arrigo IV fu forzato a fuggirsene segretamente. Seguì poscia un abboccamento in Elbinga il dì 15 di dicembre fra amendue, e fu determinato di tenere una dieta universale del regno a Magonza per la festa del santo Natale. Ciò che ne risultasse, lo accennerò all'anno venturo. Intorno a questi fatti si truova non lieve discrepanza fra gli antichi scrittori, parlandone cadauno secondo le proprie passioni e fazioni. All'anno presente, oppure allo antecedente appartiene un curioso placito, a noi conservato da Gregorio monaco, autore della Cronica di Farfa[Chron. Farfens., P. II, tom. 2 Rer. Ital., pag. 637.]. Disputossi in Roma intorno ad un castello occupato ai monaci da alcuni nobili romani. Allegarono questi ultimi in lor favore il privilegio di Costantino Magno, per cui appariva che quel grande imperadore avea donato alla Chiesa romana tutta l'Italia e tutti i regni d'Occidente. Prese all'incontro l'avvocato dei monaci a mostrare che era falso, o non si doveva intendere così quel privilegio, facendo costare che anche dopo Costantino gli Augusti aveano signoreggiato in Roma e in tutta l'Italia. Però anche tanti secoli prima di Lorenzo Valla la donazion costantiniana si vede impugnata, con essere poi giunta in questi ultimi tempi ad essere anche negli stessi sette Colli riguardata qual solenne impostura de' secoli ignoranti oppur maliziosi. Secondo le memorie recate dal Fiorentini[Fiorentini, Memor. di Matild. lib. 2.], continuò ancora in quest'anno la guerra fra i Pisani e i Lucchesi, e i primi per due volte restarono sconfitti. Come queste guerre succedessero fra i popoli della Toscana, non si sa ben intendere, perchè era pur quella provincia sotto il dominio dellacontessa Matilda, e strano sembra ch'ella o permettessetali sconcerti, o non avesse forza o maniera di calmar sifatte sanguinose gare.
Fece il ponteficePasqualeatterrar le case della nobil famiglia de' Corsi in Roma, forse perchè ridotte dianzi in forma di fortezza[Pandulfus Pisanus, in Vit. Paschalis II, P. I, tom. 3 Rer. Ital.]. Stefano nobil romano, capo di quella casa, se l'ebbe tanto a male, che uscito di Roma, si fece forte nella basilica di san Paolo e nel castello che in questi tempi abbracciava essa basilica. Concorrevano a lui tutti gli sgherri e masnadieri, co' quali poi infestava non solo i contorni di Roma, ma la città medesima. Destramente procurò la corte pontificia intelligenza in esso castello, e di ricavare in cera la forma delle chiavi di quel forte luogo. Formatene poi delle nuove, coll'aiuto d'esse una notte furono introdotte le milizie pontificie, che dopo una vigorosa battaglia s'impadronirono della terra, con essere fuggito Stefano travestito da monaco. Siccome osserva il padre Pagi[Pagius, Crit. ad Annal. Baron.]coll'autorità di Eadmero[Eadmerus, in Vit. S. Anselmi lib. 4.], fu celebrato in quest'anno dal pontefice Pasquale II un concilio nella basilica lateranense. Fra le altre materie che vi si trattarono, abbiamo da Landolfo iuniore[Landulfus de S. Paulo, Hist. Mediolanens., tom. 5 Rer. Ital.]che fu quivi agitata la causa diGrossolanoarcivescovo di Milano, il quale per la sua dottrina, spezialmente dimostratain confutare lo scisma de' Greci s'era acquistato non poco onore alla corte pontificia. V'era in confronto di lui il prete Liprando, che non dovette poter provare l'imputazione a lui data di simoniaco. Però, dopo aver Grossolano giurato di non aver forzato Liprando alla pruova del fuoco, riprovata dai Padri di quel concilio, fu assolto e restituito nella sua dignità. Gli cadde in quella occasione di mano il pastorale: sul quale accidente la buona gente d'allora formò varii lunarii. Ma non per questo potè egli entrare in possesso della cattedra sua, nè di castello alcuno spettante al suo arcivescovato: tanta fu la possanza della parte contraria in Milano. Verso il fine dell'anno presente passò papa Pasquale in Toscana[Landulfus, de S. Paulo, Hist. Mediol., tom. 5 Rer. Ital.]; nè so io ben dire se fu allora, oppure nell'anno susseguente, ch'egli tenne un concilio in Firenze, a motivo che il vescovo di quella città, uomo visionario, sosteneva ch'era già nato l'anticristo. Probabilmente i tremuoti, le inondazioni ed altri sconcerti di questi tempi fecero cadere il buon prelato in questa immaginazione, la quale in varii altri tempi si truova insorta nelle menti delle persone pie e paurose. Si disputò non poco di questo; ma pel gran concorso della gente curiosa, che a cagione della novità fece un grave tumulto, convenne interrompere il concilio e lasciar la quistione indecisa. La decise poi il tempo, e fece conoscere la semplicità del prelato. Per le memorie accennate dal Fiorentini, si vede[Fiorentini, Memor. di Matild., lib. 2.]che lacontessa Matildasi trovò in Toscana in questi medesimi tempi, senza fallo per fare buon trattamento al papa ito colà, il quale, stando in Lucca nel mese di dicembre, confermò i privilegii ai canonici regolari di san Frediano; ed innamoratosi della loro riforma, che era allora in gran credito, la volle introdotta nei canonici della basilica lateranense. Tornossenedipoi il pontefice a Roma. Tenne un placito la suddetta contessa in quest'anno nel dì 25 d'ottobre[Antiquit. Italic., Dissert. XVII.]in non so qual luogo di Toscana, dove accordò la sua protezione ai canonici di Volterra. Possedeva in Lombardia l'insigne monistero di Monte Casino alcuni beni ad esso lasciati da Giordano da Cuvriago; e trovandosi la soprallodata Matilda sul Modonese in san Cesario nel dì 22 di giugno, Giorgio prete e monaco di quel monistero impetrò da lei il possesso e dominio di quegli stabili.
Dappoichè il giovaneArrigo Vre ebbe tirato nel suo partitoGuelfo VedArrigo il Neroduca di Baviera, e i Sassoni ed altri principi, sentendosi assai forte, cominciò la guerra contra dell'imperadore Arrigosuo padre[Abbas Urspergensis. Otto Frisingensis, cap. 8. Annalista Saxo.]. Belle erano le sue proteste, cioè di non aver altra intenzione, se non d'indurre il padre a riconciliarsi colla Chiesa; ma sotto questo pretesto egli era dietro a promuovere gl'interessi proprii colla depressione di chi gli avea dato e vita e regno.Corradosuo fratello abbiam veduto che occupò il regno d'Italia; niuno nondimeno scrive ch'egli portasse l'armi contra del padre. Ma non così operò Arrigo V. Dopo varii fatti, ch'io tralascio, marciò egli colla sua armata sino al fiume Regen, che sbocca nel Danubio vicino a Ratisbona. Dall'altra parte d'esso fiume s'accampò coll'esercito suo l'Augusto Arrigo suo padre, ed erano per venire ad un fatto d'armi. Non si potè qui trattenere Ottone vescovo di Frisinga, storico gravissimo, dal prorompere in sensate esclamazioni contra di un figliuolo tale, la cui risoluzione non si può certo leggere senza orrore, perchè presa contro le leggi della natura, ed anche della religion cristiana: perciocchè fuor di dubbio è che la santa religione di Cristo non approvò mai nè approva cotale inumanità. Ebbe maniera il giovane Arrigodi tirar dalla sua con promesse e lusinghe il duca di Boemia ed altri signori, dimodochè il vecchio Arrigo IV fu forzato a fuggirsene segretamente. Seguì poscia un abboccamento in Elbinga il dì 15 di dicembre fra amendue, e fu determinato di tenere una dieta universale del regno a Magonza per la festa del santo Natale. Ciò che ne risultasse, lo accennerò all'anno venturo. Intorno a questi fatti si truova non lieve discrepanza fra gli antichi scrittori, parlandone cadauno secondo le proprie passioni e fazioni. All'anno presente, oppure allo antecedente appartiene un curioso placito, a noi conservato da Gregorio monaco, autore della Cronica di Farfa[Chron. Farfens., P. II, tom. 2 Rer. Ital., pag. 637.]. Disputossi in Roma intorno ad un castello occupato ai monaci da alcuni nobili romani. Allegarono questi ultimi in lor favore il privilegio di Costantino Magno, per cui appariva che quel grande imperadore avea donato alla Chiesa romana tutta l'Italia e tutti i regni d'Occidente. Prese all'incontro l'avvocato dei monaci a mostrare che era falso, o non si doveva intendere così quel privilegio, facendo costare che anche dopo Costantino gli Augusti aveano signoreggiato in Roma e in tutta l'Italia. Però anche tanti secoli prima di Lorenzo Valla la donazion costantiniana si vede impugnata, con essere poi giunta in questi ultimi tempi ad essere anche negli stessi sette Colli riguardata qual solenne impostura de' secoli ignoranti oppur maliziosi. Secondo le memorie recate dal Fiorentini[Fiorentini, Memor. di Matild. lib. 2.], continuò ancora in quest'anno la guerra fra i Pisani e i Lucchesi, e i primi per due volte restarono sconfitti. Come queste guerre succedessero fra i popoli della Toscana, non si sa ben intendere, perchè era pur quella provincia sotto il dominio dellacontessa Matilda, e strano sembra ch'ella o permettessetali sconcerti, o non avesse forza o maniera di calmar sifatte sanguinose gare.