MCIX

MCIXAnno diCristoMCIX. IndizioneII.PasqualeII papa 11.ArrigoV re di Germania e d'Italia 4.Forse a quest'anno si dee riferire ciò che narra Pandolfo Pisano[Pandulfus Pisanus, P. I, tom. 3 Rer. Ital.]nella Vita dipapa Pasquale: cioè ch'egli ricuperò molti beni della Chiesa romana, e fra questi la città di Tivoli, il quale acquisto nondimeno costò la vita ad assaissime persone. Ciò fatto, salì nel Campidoglio, e commosse il popolo romano contra di Stefano Corso, occupatore di Montalto e d'altri patrimonii di san Pietro. Assediò dipoi e prese a forza d'armi essa terra di Montalto, le cui torri furono spianate; e tal terrore mise in cuore di que' tirannetti, che tutti restituirono senzal'uso d'altra forza il mal tolto, e diedero ostaggi con promessa di non vendicarsi, e di non usurpare in avvenire i beni di san Pietro e dell'altre chiese. Per gloria dell'Italia non si dee tacere che nel dì 21 d'aprile dell'anno presente fu chiamato a miglior vita pieno di meriti santoAnselmoarcivescovo di Cantorberì e primate dell'Inghilterra, Italiano di nascita[Eadmer., in Vita S. Anselmi.]. Mancò in lui un gran lume della Chiesa di Dio, ed uno de' più illustri dotti vescovi di quell'età, ai cui libri di molto è tenuta la teologia scolastica, perchè principalmente da lui fu introdotta, e cominciò da lì innanzi ad essere coltivata con grande applicazione nelle scuole di Parigi e della Francia. Dimorò in questo anno lacontessa Matildain Lombardia, verisimilmente attendendo a premunirsi e a ben provvedere le sue fortezze, perchè già si presentiva che avesse da calare in Italia il reArrigo V. Egli era giovane, gli bolliva il sangue nelle vene, e non era ignoto ch'egli, al pari del padre, stava forte nella pretension delle investiture ecclesiastiche. Dai documenti rapportati dal padre Bacchini[Bacchini, Istor. di Polirone nell'Append.]noi comprendiamo ch'essa si trovò ora inGonzaga, ora alPonte del Ducasui confini del Modenese e del Ferrarese, con far delle donazioni al monistero di san Benedetto di Polirone. Ho anch'io pubblicato uno strumento, scrittoanno dominicae Nativitatis MCIX, Paschale in apostolatu anno X, regnante Henrico quinto quodam Henrici imperatoris filio, anno tertio, Indictione secunda, da cui apparisce che la medesima contessa[Antiquit. Italic., Dissert. XLI.], soggiornando sul Modenese in san Cesario, rilasciò molte terre aLandolfo vescovodi Ferrara. E in un altro atto[Ibidem, Dissert. XIX.]esentò dalle albergarie Giberto da Gonzaga. Menzionati si truovano in questi tempi i nobili di Gonzaga, da' quali si può credere che discendesse quella casa che nel 1328cominciò a signoreggiare in Mantova. Aveano i Genovesi prestato non poco aiuto negli anni addietro alla guerra sacra d'Oriente[Fulcher., Hist. Hierosol., lib. 2. Guillelm. Tyr., lib. 11, cap. 9.]. Con una flotta di settanta legni assisterono essi con tal vigore nell'anno presenteBaldovino redi Gerusalemme, che in mano sua pervenne la città di Tripoli. Altri mettono prima di quest'anno una tale conquista. Da varie carte prodotte dal Guichenon[Guichenon, de la Maison de Savoye, tom. 3.]vegniamo in cognizione che in questi tempi fiorivaAmedeoconte di Morienna, progenitore della real casa di Savoia. Egli è appellatoAmedeus filius Uberti comitis, e talvolta intitolatomorianensis comes et marchio. Ma per mancanza d'antichi storici restano molto allo scuro le azioni di questo principe e de' suoi predecessori. Secondo il Sigonio[Sigon., de Regno Ital., lib. 10.], in quest'anno succedette la guerra tra i Cremonesi e Bresciani. Io ne parlerò all'anno seguente. Vuole ancora il Campi[Campi, Istor. di Piacenza, lib. 1.]che nel presente anno essi Bresciani uniti coi Milanesi s'impadronissero della città di Lodi. Accorsi con grandi forze i Cremonesi collegati de' Lodigiani, gli obbligarono ad abbandonarla. Ma ad assicurarci di tali fatti non basta l'autorità de' moderni scrittori. È solamente fuor di dubbio, asserendolo Landolfo da san Paolo[Landulfus junior, Hist. Mediolan., cap. 17.], che i Milanesi seguitarono a far guerra a Lodi, e che in aiuto di questa città furono i Pavesi e i Cremonesi. Aggiugne esso Landolfo che circa questi tempi tornato da RomaGrossolanoarcivescovo di Milano, perchè non ricevuto dal popolo, andò a piantarsi in Arona, terra e fortezza della sua chiesa sopra il lago Maggiore. Ma fu consigliato di levarsene e di far piuttosto il viaggio di Terra Santa; ed egli l'intraprese con lasciare suo vicario in MilanoArdericovescovo di Lodi.

Forse a quest'anno si dee riferire ciò che narra Pandolfo Pisano[Pandulfus Pisanus, P. I, tom. 3 Rer. Ital.]nella Vita dipapa Pasquale: cioè ch'egli ricuperò molti beni della Chiesa romana, e fra questi la città di Tivoli, il quale acquisto nondimeno costò la vita ad assaissime persone. Ciò fatto, salì nel Campidoglio, e commosse il popolo romano contra di Stefano Corso, occupatore di Montalto e d'altri patrimonii di san Pietro. Assediò dipoi e prese a forza d'armi essa terra di Montalto, le cui torri furono spianate; e tal terrore mise in cuore di que' tirannetti, che tutti restituirono senzal'uso d'altra forza il mal tolto, e diedero ostaggi con promessa di non vendicarsi, e di non usurpare in avvenire i beni di san Pietro e dell'altre chiese. Per gloria dell'Italia non si dee tacere che nel dì 21 d'aprile dell'anno presente fu chiamato a miglior vita pieno di meriti santoAnselmoarcivescovo di Cantorberì e primate dell'Inghilterra, Italiano di nascita[Eadmer., in Vita S. Anselmi.]. Mancò in lui un gran lume della Chiesa di Dio, ed uno de' più illustri dotti vescovi di quell'età, ai cui libri di molto è tenuta la teologia scolastica, perchè principalmente da lui fu introdotta, e cominciò da lì innanzi ad essere coltivata con grande applicazione nelle scuole di Parigi e della Francia. Dimorò in questo anno lacontessa Matildain Lombardia, verisimilmente attendendo a premunirsi e a ben provvedere le sue fortezze, perchè già si presentiva che avesse da calare in Italia il reArrigo V. Egli era giovane, gli bolliva il sangue nelle vene, e non era ignoto ch'egli, al pari del padre, stava forte nella pretension delle investiture ecclesiastiche. Dai documenti rapportati dal padre Bacchini[Bacchini, Istor. di Polirone nell'Append.]noi comprendiamo ch'essa si trovò ora inGonzaga, ora alPonte del Ducasui confini del Modenese e del Ferrarese, con far delle donazioni al monistero di san Benedetto di Polirone. Ho anch'io pubblicato uno strumento, scrittoanno dominicae Nativitatis MCIX, Paschale in apostolatu anno X, regnante Henrico quinto quodam Henrici imperatoris filio, anno tertio, Indictione secunda, da cui apparisce che la medesima contessa[Antiquit. Italic., Dissert. XLI.], soggiornando sul Modenese in san Cesario, rilasciò molte terre aLandolfo vescovodi Ferrara. E in un altro atto[Ibidem, Dissert. XIX.]esentò dalle albergarie Giberto da Gonzaga. Menzionati si truovano in questi tempi i nobili di Gonzaga, da' quali si può credere che discendesse quella casa che nel 1328cominciò a signoreggiare in Mantova. Aveano i Genovesi prestato non poco aiuto negli anni addietro alla guerra sacra d'Oriente[Fulcher., Hist. Hierosol., lib. 2. Guillelm. Tyr., lib. 11, cap. 9.]. Con una flotta di settanta legni assisterono essi con tal vigore nell'anno presenteBaldovino redi Gerusalemme, che in mano sua pervenne la città di Tripoli. Altri mettono prima di quest'anno una tale conquista. Da varie carte prodotte dal Guichenon[Guichenon, de la Maison de Savoye, tom. 3.]vegniamo in cognizione che in questi tempi fiorivaAmedeoconte di Morienna, progenitore della real casa di Savoia. Egli è appellatoAmedeus filius Uberti comitis, e talvolta intitolatomorianensis comes et marchio. Ma per mancanza d'antichi storici restano molto allo scuro le azioni di questo principe e de' suoi predecessori. Secondo il Sigonio[Sigon., de Regno Ital., lib. 10.], in quest'anno succedette la guerra tra i Cremonesi e Bresciani. Io ne parlerò all'anno seguente. Vuole ancora il Campi[Campi, Istor. di Piacenza, lib. 1.]che nel presente anno essi Bresciani uniti coi Milanesi s'impadronissero della città di Lodi. Accorsi con grandi forze i Cremonesi collegati de' Lodigiani, gli obbligarono ad abbandonarla. Ma ad assicurarci di tali fatti non basta l'autorità de' moderni scrittori. È solamente fuor di dubbio, asserendolo Landolfo da san Paolo[Landulfus junior, Hist. Mediolan., cap. 17.], che i Milanesi seguitarono a far guerra a Lodi, e che in aiuto di questa città furono i Pavesi e i Cremonesi. Aggiugne esso Landolfo che circa questi tempi tornato da RomaGrossolanoarcivescovo di Milano, perchè non ricevuto dal popolo, andò a piantarsi in Arona, terra e fortezza della sua chiesa sopra il lago Maggiore. Ma fu consigliato di levarsene e di far piuttosto il viaggio di Terra Santa; ed egli l'intraprese con lasciare suo vicario in MilanoArdericovescovo di Lodi.


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