MCXAnno diCristoMCX. IndizioneIII.PasqualeII papa 12.ArrigoV re di Germania e d'Italia 5.Aveva nell'anno addietro il reArrigo V, per testimonianza dell'Annalista d'Ildeseim[Annal. Hildesheim, apud Leibnit.], inviati a RomaFederigoarcivescovo di Colonia,Brunonearcivescovo di Treveri ed altri principi suoi ambasciatori a trattare con papaPasquale IIdella sua venuta in Italia per ricevere la corona imperiale. Le risposte del papa furono, ch'egli il riceverebbe come padre con tutto amore, purchè il re dal suo canto si mostrasse cattolico, figliuolo e difensor della Chiesa, e amator della giustizia. Non erano i legati suddetti probabilmente partiti peranche da Roma, quando il pontefice nel dì 7 di marzo del presente anno tenne un gran concilio nella basilica lateranense, in cui furono rinnovati i decreti contro le investiture pretese dai re. Furono gli ambasciatori suddetti, nel ripassare per Lombardia, a visitar lacontessa Matilda, che li regalò da pari sua[Donizo, in Vit. Mathild., lib. 2, cap. 18.]. Intanto il re Arrigo, solennizzando in Ratisbona la festa dell'Epifania[Abbas Ursperg., in Chron.], pubblicò alla presenza de' principi germanici la risoluzione sua di calare in Italia affine di prendere dalle mani del sommo pontefice la corona dell'imperio, e di dar buon sesto al regno dell'Italia, dimostrandosi specialmente pronto a far tutto ciò che gli suggeriva il papa per la difesa della Chiesa. Fu da tutti lodato il di lui pensiero; e quantunque una gran cometa apparisse in questi tempi, la cui vista il volgo suol d'ordinario ricevere come preditrice di malanni, pure con allegria si attese per sei mesi a pagar le contribuzioni e a preparar l'armata che dovea scortare il re in questo viaggio. Provvide inoltre il re d'uomini scienziati, ed atti all'amministraziondella giustizia e a sostenere i diritti regali; e fra questi si contò un certo David di nazione Scoto, che scrisse dipoi con limpido stile tutta questa spedizione. L'Abbate Urspergense ebbe sotto gli occhi la di lui Storia, ma questa non è giunta fino a' dì nostri. Adunque circa il mese d'agosto si mosse il re Arrigo alla volta dell'Italia. Con parte del suo potente esercito tenne egli la via della Savoia, e felicemente arrivò ad Ivrea. Nel di 12 d'ottobre egli era in Vercelli, dove confermò a Giovanni abbate del monistero ambrosiano di Milano tutti i suoi privilegii con diploma[Puricell., Monument. Basil. Ambrosian.]datoIV idus octobris Indictione III, regnante Henrico quinto rege Romanorum anno IV, ordinationis ejus X. Pervenuto a Novara, trovando quel popolo resistente a tutto ciò ch'egli pretendeva, diede alle fiamme quell'infelice città, e fece diroccar le sue mura, per mettere con questo spettacolo di crudeltà sui principii terrore a tutti gli altri popoli. Lo stesso trattamento fece alle castella e terre che non furono ben puntuali agli ordini suoi. Scrive il Sigonio[Sigon., de Regno Ital., lib. 10.]che Arrigo passò a Milano, dove dalle mani diCrisolao, ossiaGrossolanoarcivescovo fu coronato colla corona ferrea. Si fondò egli qui su quanto scrive Galvano dalla Fiamma[Galvaneus Flamma, Manipul. Flor., cap. 160.]circa l'anno 1335. Egli veramente narra, che venuto Arrigo a Milano, prese ivi la corona del regno d'Italia da Giordano arcivescovo, il quale l'accompagnò fino a Roma. Tutte queste nulladimeno son favole. Niuno degli antichi parla di questa coronazione, ed espressamente la niega Donizone storico de' tempi presenti, con iscrivere che tutte le città della Lombardia mandarono ad Arrigo vasi d'oro e d'argento e danari; e che la sola città di Milano nol volle riconoscere per padrone, nè pagargli contribuzione alcuna[Donizo, in Vit. Mathildis, lib. 2, cap. 18.]:Aurea vasa sibi, nec non argentea misitPlurima cum multis urbs omnis denique nummis.Nobilis urbs sola Mediolanum populosaNon servivit ei, nummum neque contulit aeris.Ecco dunque che non può stare la coronazione suddetta. Nè alloraGrossolanosoggiornava in Milano, perchè ito in Terra Santa, nèGiordanoper anche era stato eletto arcivescovo di Milano. Passato il Po, venne il re Arrigo a Piacenza, dove fu accolto da quei cittadini con allegrezza ed onorato di superbi regali. L'altra parte dell'esercito suo, che era calata in Italia per la valle di Trento, arrivòapud Viruncalia, secondo il concerto, e quivi si unì coll'altra armata e collo stesso re. È scorretto qui il testo dell'Urspergense[Abbas Urspergensis, in Chron.], e dee direapud Runchalia, cioè ne' prati di Roncaglia sul Piacentino, dove alla venuta dei re ed imperadori si solea celebrar la dieta generale del regno d'Italia, concorrendovi tutti i principi, baroni, vassalli e ministri delle città. Si dee credere che veramente anche in quella occasione si celebrasse la dieta generale del regno: perchè Arrigo per tre settimane si fermò in quelle parti. Ottone Frisingense scrive[Otto Frisingens., Hist., lib. 7, cap. 14.]ch'egli diede la mostra al suo esercito presso il Po, e che vi si trovarono trenta mila soldati a cavallo scelti, senza gl'Italiani, concorsi a servirlo. Venne dipoi a Parma. Sprezzava Arrigo tutte le città italiane.Ma solaMatilda contessagli dava dell'apprensione, perchè ben consapevole egli era di quanto ella aveva operato contra dell'Augusto Arrigo IV suo padre. Ed ebbe ben la contessa la prudenza di non volersi portare alla corte, nè mettersi a rischio di qualche sgarbo o violenza. Molti principi e baroni oltramontani si portarono a visitarla[Donizo, lib. 2, cap. 18.], per conoscere in lei una persona superiore al suo sesso, e di tanto credito per tutta l'Europa.Trattossi dunque fra essa e il reper internuntiosdi pace e concordia. Prestò ella ad Arrigo tutti gli ossequii dovuti al sovrano; ed Arrigo a lei confermò tutti gli Stati e diritti ad essa competenti.Mathildam comitissam per internuntios sibi subjectam gratia sua et propriis justitiis donavit: sono parole dell'Urspergense. E Donizone scrive che la contessa, per trattare di questo accomodamento, dalla fortezza di Canossa passò a quella di Bibianello, oggidì Bianello, ed aver ella promesso fedeltà al re contro a tutti, fuorchè contro al romano pontefice. Indi sul principio di dicembre il re Arrigo per la strada di monte Bardone, ossia di Pontremoli, si mosse coll'esercito alla volta della Toscana; e perchè caddero immense pioggie in quel tempo, molta gente e cavalli perirono nel passaggio dell'Apennino. Gli fece resistenza la suddetta terra di Pontremoli, terra forte per la sua situazione e per le altissime sue torri, probabilmente spettante allora ai principi estensi[Antichità Estensi, P. I, cap. 7.], e non già alla contessa Matilda. Per forza se ne impadronì e la devastò. Giunse finalmente a Firenze. Quivi con ammirabil pompa solennizzò la festa del santo Natale. Tutte le città della Toscana non tardarono a mandargli ambasciatori, regali e contribuzioni. Con che cuore, nol so. Pandolfo Pisano, scrittore di questi tempi, chiama esso Arrigo[Pandulfus Pisanus, in Vit. Paschalis II.]exterminatorem terrae, e mandato dall'ira di Dio in Italia; con aggiugnere che eglicivitates multas et castra in itinere dolo, pacem ostendendo, subvertit, ecclesias destruere non cessavit; religiosos ac catholicos viros capere, quos invenire poterat, nullo modo desistebat; quos vero habere non poterat, a propriis sedibus pellere non cessabat. Tale era quel principe di cui si servirono i Tedeschi e gl'Italiani per atterrare Arrigo di lui padre, e che peggiore del padre si diede poi a conoscere, siccome maggiormente andremo vedendo. Sembra a me più probabile, pernon dir certo, che nell'anno presente, prima che arrivasse in Italia il re Arrigo, succedesse la guerra fra i Cremonesi e Bresciani. La racconta appunto sotto quest'anno Galvano dalla Fiamma, con dire[Gualvanus Flamma, Manip. Flor., tom. 11 Rer. Ital.]che riuscì a' Cremonesi di dare una rotta al popolo di Brescia. Ma venuti i Milanesi in soccorso de' Bresciani, sì fattamente incalzarono i Cremonesi vincitori, che li misero in fuga, e per più miglia seguitandoli, fecero d'essi non poca strage, massimamente allorchè furono ridotti al fiume Oglio. La verità di questo fatto è confermata da Sicardo vescovo di Cremona, di cui sono queste parole[Sicard., in Chron., tom. 7 Rer. Ital.]:Anno Domni MCX fuit bellum inter Mediolanenses et Cremonenses apud Brixianorium, Cremonensibus perniciosum. E molto più da Landolfo da san Paolo[Landulfus junior, Hist. Mediol., cap. 17.], che scrive essersi rallegrati i Milanesi della ordinazione di cinque loro nobili canonici della cattedrale, fatta nel mese di giugno; e cheetiam majori gaudio gavisi sunt, quia in ipso mense susceperunt triumphum de Cremonensibus victis et superatis apud Brixianorii campum. Questo nome diBrixianoriumtemo io che desse occasione a Galvano dalla Fiamma di credere che i Bresciani avessero parte nel suddetto avvenimento. I due autori suddetti non parlano se non di guerra fra i Milanesi e i Cremonesi. In questo stesso anno papa Pasquale II, saggiamente temendo qualche violenza dal re Arrigo, disposto a calare in Italia, andò nel mese di giugno verso Monte Casino[Petrus Diac., Chron. Casin., lib. 4, cap. 35.]; e chiamati a sèRuggieri ducadi Puglia eRoberto principedi Capua, con tutti i conti della Puglia, stabilì un trattato con loro, che ognun d'essi prenderebbe l'armi in difesa del pontefice, se venisse il bisogno. Tornato a Roma, fece giurare a tutti i baroni romani di fare altrettanto.
Aveva nell'anno addietro il reArrigo V, per testimonianza dell'Annalista d'Ildeseim[Annal. Hildesheim, apud Leibnit.], inviati a RomaFederigoarcivescovo di Colonia,Brunonearcivescovo di Treveri ed altri principi suoi ambasciatori a trattare con papaPasquale IIdella sua venuta in Italia per ricevere la corona imperiale. Le risposte del papa furono, ch'egli il riceverebbe come padre con tutto amore, purchè il re dal suo canto si mostrasse cattolico, figliuolo e difensor della Chiesa, e amator della giustizia. Non erano i legati suddetti probabilmente partiti peranche da Roma, quando il pontefice nel dì 7 di marzo del presente anno tenne un gran concilio nella basilica lateranense, in cui furono rinnovati i decreti contro le investiture pretese dai re. Furono gli ambasciatori suddetti, nel ripassare per Lombardia, a visitar lacontessa Matilda, che li regalò da pari sua[Donizo, in Vit. Mathild., lib. 2, cap. 18.]. Intanto il re Arrigo, solennizzando in Ratisbona la festa dell'Epifania[Abbas Ursperg., in Chron.], pubblicò alla presenza de' principi germanici la risoluzione sua di calare in Italia affine di prendere dalle mani del sommo pontefice la corona dell'imperio, e di dar buon sesto al regno dell'Italia, dimostrandosi specialmente pronto a far tutto ciò che gli suggeriva il papa per la difesa della Chiesa. Fu da tutti lodato il di lui pensiero; e quantunque una gran cometa apparisse in questi tempi, la cui vista il volgo suol d'ordinario ricevere come preditrice di malanni, pure con allegria si attese per sei mesi a pagar le contribuzioni e a preparar l'armata che dovea scortare il re in questo viaggio. Provvide inoltre il re d'uomini scienziati, ed atti all'amministraziondella giustizia e a sostenere i diritti regali; e fra questi si contò un certo David di nazione Scoto, che scrisse dipoi con limpido stile tutta questa spedizione. L'Abbate Urspergense ebbe sotto gli occhi la di lui Storia, ma questa non è giunta fino a' dì nostri. Adunque circa il mese d'agosto si mosse il re Arrigo alla volta dell'Italia. Con parte del suo potente esercito tenne egli la via della Savoia, e felicemente arrivò ad Ivrea. Nel di 12 d'ottobre egli era in Vercelli, dove confermò a Giovanni abbate del monistero ambrosiano di Milano tutti i suoi privilegii con diploma[Puricell., Monument. Basil. Ambrosian.]datoIV idus octobris Indictione III, regnante Henrico quinto rege Romanorum anno IV, ordinationis ejus X. Pervenuto a Novara, trovando quel popolo resistente a tutto ciò ch'egli pretendeva, diede alle fiamme quell'infelice città, e fece diroccar le sue mura, per mettere con questo spettacolo di crudeltà sui principii terrore a tutti gli altri popoli. Lo stesso trattamento fece alle castella e terre che non furono ben puntuali agli ordini suoi. Scrive il Sigonio[Sigon., de Regno Ital., lib. 10.]che Arrigo passò a Milano, dove dalle mani diCrisolao, ossiaGrossolanoarcivescovo fu coronato colla corona ferrea. Si fondò egli qui su quanto scrive Galvano dalla Fiamma[Galvaneus Flamma, Manipul. Flor., cap. 160.]circa l'anno 1335. Egli veramente narra, che venuto Arrigo a Milano, prese ivi la corona del regno d'Italia da Giordano arcivescovo, il quale l'accompagnò fino a Roma. Tutte queste nulladimeno son favole. Niuno degli antichi parla di questa coronazione, ed espressamente la niega Donizone storico de' tempi presenti, con iscrivere che tutte le città della Lombardia mandarono ad Arrigo vasi d'oro e d'argento e danari; e che la sola città di Milano nol volle riconoscere per padrone, nè pagargli contribuzione alcuna[Donizo, in Vit. Mathildis, lib. 2, cap. 18.]:
Aurea vasa sibi, nec non argentea misitPlurima cum multis urbs omnis denique nummis.Nobilis urbs sola Mediolanum populosaNon servivit ei, nummum neque contulit aeris.
Aurea vasa sibi, nec non argentea misit
Plurima cum multis urbs omnis denique nummis.
Nobilis urbs sola Mediolanum populosa
Non servivit ei, nummum neque contulit aeris.
Ecco dunque che non può stare la coronazione suddetta. Nè alloraGrossolanosoggiornava in Milano, perchè ito in Terra Santa, nèGiordanoper anche era stato eletto arcivescovo di Milano. Passato il Po, venne il re Arrigo a Piacenza, dove fu accolto da quei cittadini con allegrezza ed onorato di superbi regali. L'altra parte dell'esercito suo, che era calata in Italia per la valle di Trento, arrivòapud Viruncalia, secondo il concerto, e quivi si unì coll'altra armata e collo stesso re. È scorretto qui il testo dell'Urspergense[Abbas Urspergensis, in Chron.], e dee direapud Runchalia, cioè ne' prati di Roncaglia sul Piacentino, dove alla venuta dei re ed imperadori si solea celebrar la dieta generale del regno d'Italia, concorrendovi tutti i principi, baroni, vassalli e ministri delle città. Si dee credere che veramente anche in quella occasione si celebrasse la dieta generale del regno: perchè Arrigo per tre settimane si fermò in quelle parti. Ottone Frisingense scrive[Otto Frisingens., Hist., lib. 7, cap. 14.]ch'egli diede la mostra al suo esercito presso il Po, e che vi si trovarono trenta mila soldati a cavallo scelti, senza gl'Italiani, concorsi a servirlo. Venne dipoi a Parma. Sprezzava Arrigo tutte le città italiane.
Ma solaMatilda contessagli dava dell'apprensione, perchè ben consapevole egli era di quanto ella aveva operato contra dell'Augusto Arrigo IV suo padre. Ed ebbe ben la contessa la prudenza di non volersi portare alla corte, nè mettersi a rischio di qualche sgarbo o violenza. Molti principi e baroni oltramontani si portarono a visitarla[Donizo, lib. 2, cap. 18.], per conoscere in lei una persona superiore al suo sesso, e di tanto credito per tutta l'Europa.Trattossi dunque fra essa e il reper internuntiosdi pace e concordia. Prestò ella ad Arrigo tutti gli ossequii dovuti al sovrano; ed Arrigo a lei confermò tutti gli Stati e diritti ad essa competenti.Mathildam comitissam per internuntios sibi subjectam gratia sua et propriis justitiis donavit: sono parole dell'Urspergense. E Donizone scrive che la contessa, per trattare di questo accomodamento, dalla fortezza di Canossa passò a quella di Bibianello, oggidì Bianello, ed aver ella promesso fedeltà al re contro a tutti, fuorchè contro al romano pontefice. Indi sul principio di dicembre il re Arrigo per la strada di monte Bardone, ossia di Pontremoli, si mosse coll'esercito alla volta della Toscana; e perchè caddero immense pioggie in quel tempo, molta gente e cavalli perirono nel passaggio dell'Apennino. Gli fece resistenza la suddetta terra di Pontremoli, terra forte per la sua situazione e per le altissime sue torri, probabilmente spettante allora ai principi estensi[Antichità Estensi, P. I, cap. 7.], e non già alla contessa Matilda. Per forza se ne impadronì e la devastò. Giunse finalmente a Firenze. Quivi con ammirabil pompa solennizzò la festa del santo Natale. Tutte le città della Toscana non tardarono a mandargli ambasciatori, regali e contribuzioni. Con che cuore, nol so. Pandolfo Pisano, scrittore di questi tempi, chiama esso Arrigo[Pandulfus Pisanus, in Vit. Paschalis II.]exterminatorem terrae, e mandato dall'ira di Dio in Italia; con aggiugnere che eglicivitates multas et castra in itinere dolo, pacem ostendendo, subvertit, ecclesias destruere non cessavit; religiosos ac catholicos viros capere, quos invenire poterat, nullo modo desistebat; quos vero habere non poterat, a propriis sedibus pellere non cessabat. Tale era quel principe di cui si servirono i Tedeschi e gl'Italiani per atterrare Arrigo di lui padre, e che peggiore del padre si diede poi a conoscere, siccome maggiormente andremo vedendo. Sembra a me più probabile, pernon dir certo, che nell'anno presente, prima che arrivasse in Italia il re Arrigo, succedesse la guerra fra i Cremonesi e Bresciani. La racconta appunto sotto quest'anno Galvano dalla Fiamma, con dire[Gualvanus Flamma, Manip. Flor., tom. 11 Rer. Ital.]che riuscì a' Cremonesi di dare una rotta al popolo di Brescia. Ma venuti i Milanesi in soccorso de' Bresciani, sì fattamente incalzarono i Cremonesi vincitori, che li misero in fuga, e per più miglia seguitandoli, fecero d'essi non poca strage, massimamente allorchè furono ridotti al fiume Oglio. La verità di questo fatto è confermata da Sicardo vescovo di Cremona, di cui sono queste parole[Sicard., in Chron., tom. 7 Rer. Ital.]:Anno Domni MCX fuit bellum inter Mediolanenses et Cremonenses apud Brixianorium, Cremonensibus perniciosum. E molto più da Landolfo da san Paolo[Landulfus junior, Hist. Mediol., cap. 17.], che scrive essersi rallegrati i Milanesi della ordinazione di cinque loro nobili canonici della cattedrale, fatta nel mese di giugno; e cheetiam majori gaudio gavisi sunt, quia in ipso mense susceperunt triumphum de Cremonensibus victis et superatis apud Brixianorii campum. Questo nome diBrixianoriumtemo io che desse occasione a Galvano dalla Fiamma di credere che i Bresciani avessero parte nel suddetto avvenimento. I due autori suddetti non parlano se non di guerra fra i Milanesi e i Cremonesi. In questo stesso anno papa Pasquale II, saggiamente temendo qualche violenza dal re Arrigo, disposto a calare in Italia, andò nel mese di giugno verso Monte Casino[Petrus Diac., Chron. Casin., lib. 4, cap. 35.]; e chiamati a sèRuggieri ducadi Puglia eRoberto principedi Capua, con tutti i conti della Puglia, stabilì un trattato con loro, che ognun d'essi prenderebbe l'armi in difesa del pontefice, se venisse il bisogno. Tornato a Roma, fece giurare a tutti i baroni romani di fare altrettanto.