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MCLAnno diCristoMCL. IndizioneXIII.EugenioIII papa 6.CorradoIII re di Germania e d'Italia 13.Benchè fosse seguita pace frapapa Eugenioe i Romani, pure restando assai torbidi gli animi, nè desistendo il pontefice dalla voglia di abbattere la novità del ristabilito senato, fu egli di nuovo forzato a ritirarsi fuori di Roma, mal contento di quella nobiltà. Abbiamo, ma non so ben dir se in quest'anno, dall'Anonimo Casinense[Anonymus Casinensis, in Chron.], cheEugenius papa urbe egressus, Campaniae moratus est; e da quello che poi soggiugne, assai si comprende che per disgusti egli passò a Terra di Lavoro.Aveasan Bernardoinviato ad esso papa nel precedente anno il primo librode Consideratione. Gl'inviò nel presente il secondo, e poscia i tre altri di quella bellissima opera. Prima nondimeno ch'egli uscisse di Roma, venne a visitarloPietro, celebre abbate di Clugnì, il quale attesta in una lettera scritta a san Bernardo[Petrus Cluniacens., lib. 6, Epist. 46.], d'aver ricevuto di grandi onori e segni di benevolenza, non solamente da esso papa, le cui mirabili e savie maniere va descrivendo, ma anche dal senato romano, dai vescovi e dai cardinali. Dacchè il re Ruggieri vide nell'anno addietro tutta la sua prole ridotta in un solo rampollo, cioè inGuglielmo, creato da lui o in questo o in esso precedente anno, duca di Puglia, per desiderio d'avere altri figliuoli a maggior sicurezza del suo regno, avea presa per moglieSibillasorella diOdone II ducadi Borgogna[Romualdus Salernitan., in Chron.]; ma questa principessa tolta fu dalla morte all'anno presente, senza ch'ella desse alcun frutto del suo matrimonio. Pensando i Piacentini alla vendetta, e alla maniera di rifarsi del danno e della vergogna lor fatta nell'assedio di Tabiano dai Cremonesi nell'anno precedente[Annal. Cremonens., tom 7 Rer. Ital.], strinsero oppure confermarono lega coi Milanesi, con indurli a mettersi in campagna coll'esercito loro contra d'essi Cremonesi. Così fece il popolo di Milano. In questo mentre i Piacentini voltarono le lor armi e macchine contra il suddetto castello di Tabiano, del quale infine s'impadronirono, e tosto lo spianarono. Ben diverso fu l'esito dell'armata milanese. Venuta alle mani nel dì cinque di luglio coll'armata cremonese a Castelnuovo, fu forzata a voltar le spalle con perdita di molta gente e cavalli. Peggio anche le occorse, perchè restò in mano de' vincitori il carroccio loro. Era questo allora l'uso delle città più forti d'Italia di uscire in campagna con questo carroccio istituito, siccome già dicemmo, daEriberto arcivescovodi Milanonel secolo precedente. Nè altro esso era che un carro tirato da due o tre paia di buoi ornati di belle gualdrappe. V'era nel mezzo piantata un'antenna, tenente in cima la croce, oppure il Crocefisso colla bandiera sventolante del Comune. Stava sopra d'essa qualche soldato, e intorno marciava di guardia il nerbo dei più robusti e valorosi combattenti. A guisa dell'Arca del Signore condotta in campo dagli Ebrei, era menato questo carro. Al vederlo si rincorava l'esercito. Guai se cadeva in mano de' nemici: allora tutti a gambe. Grande impegno era il non perderlo; grandi maneggi si faceano per ricuperarlo. Circa questi tempi, per attestato del Dandolo[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.],Domenico Morosinodoge di Venezia inviò uno stuolo di cinquanta galee ben armate sotto il comando di Domenico suo figliuolo e di Marino Gradenigo contra la città di Pola ed altre dell'Istria, che erano divenute alloggio di corsari, nè più ubbidivano a Venezia. Riuscì di mettere al dovere quella città, poi Rovigno, Parenzo, Umago, Emonia oggidì Città Nuova. Secondo gli Annali Pisani[Annal. Pisani, tom. 6 Rer. Ital.], in quest'anno seguì battaglia fra i popoli di Pisa e Lucca, colla totale disfatta e gran mortalità de' Lucchesi. Ma, non parlando di questo fatto gli storici pisani moderni, non paiono sicure tali notizie; e tanto più che quegli Annali sono di autore poco esatto. Abbiamo ancora dalla Cronica di Fossa Nuova[Johan. de Ceccano, in Chron. Fossae novae.], chepapa Eugenionel mese di ottobre andò a Ferentino, dove consecrò molti arcivescovi e vescovi. Anche Romoaldo Salernitano[Romualdus Salernitanus, in Chron.]attesta, cherex Rogerius archiepiscopos et episcopos terrae suae a papa Eugenio jussit consecrari. Aggiugne l'autore di essa Cronica, che la città di Terracina fu presa nel dì 26 di novembre, ma senza dire da chi. Senza dubbio dal papa, a cui in quelle turbolenze s'era ribellata, o che era stata alienata dai suoiantecessori, come chiaramente attesta l'autore della sua Vita nella Raccolta del cardinale d'Aragona[Cardinal. de Aragon., in Vit. Eugenii III.].

Benchè fosse seguita pace frapapa Eugenioe i Romani, pure restando assai torbidi gli animi, nè desistendo il pontefice dalla voglia di abbattere la novità del ristabilito senato, fu egli di nuovo forzato a ritirarsi fuori di Roma, mal contento di quella nobiltà. Abbiamo, ma non so ben dir se in quest'anno, dall'Anonimo Casinense[Anonymus Casinensis, in Chron.], cheEugenius papa urbe egressus, Campaniae moratus est; e da quello che poi soggiugne, assai si comprende che per disgusti egli passò a Terra di Lavoro.Aveasan Bernardoinviato ad esso papa nel precedente anno il primo librode Consideratione. Gl'inviò nel presente il secondo, e poscia i tre altri di quella bellissima opera. Prima nondimeno ch'egli uscisse di Roma, venne a visitarloPietro, celebre abbate di Clugnì, il quale attesta in una lettera scritta a san Bernardo[Petrus Cluniacens., lib. 6, Epist. 46.], d'aver ricevuto di grandi onori e segni di benevolenza, non solamente da esso papa, le cui mirabili e savie maniere va descrivendo, ma anche dal senato romano, dai vescovi e dai cardinali. Dacchè il re Ruggieri vide nell'anno addietro tutta la sua prole ridotta in un solo rampollo, cioè inGuglielmo, creato da lui o in questo o in esso precedente anno, duca di Puglia, per desiderio d'avere altri figliuoli a maggior sicurezza del suo regno, avea presa per moglieSibillasorella diOdone II ducadi Borgogna[Romualdus Salernitan., in Chron.]; ma questa principessa tolta fu dalla morte all'anno presente, senza ch'ella desse alcun frutto del suo matrimonio. Pensando i Piacentini alla vendetta, e alla maniera di rifarsi del danno e della vergogna lor fatta nell'assedio di Tabiano dai Cremonesi nell'anno precedente[Annal. Cremonens., tom 7 Rer. Ital.], strinsero oppure confermarono lega coi Milanesi, con indurli a mettersi in campagna coll'esercito loro contra d'essi Cremonesi. Così fece il popolo di Milano. In questo mentre i Piacentini voltarono le lor armi e macchine contra il suddetto castello di Tabiano, del quale infine s'impadronirono, e tosto lo spianarono. Ben diverso fu l'esito dell'armata milanese. Venuta alle mani nel dì cinque di luglio coll'armata cremonese a Castelnuovo, fu forzata a voltar le spalle con perdita di molta gente e cavalli. Peggio anche le occorse, perchè restò in mano de' vincitori il carroccio loro. Era questo allora l'uso delle città più forti d'Italia di uscire in campagna con questo carroccio istituito, siccome già dicemmo, daEriberto arcivescovodi Milanonel secolo precedente. Nè altro esso era che un carro tirato da due o tre paia di buoi ornati di belle gualdrappe. V'era nel mezzo piantata un'antenna, tenente in cima la croce, oppure il Crocefisso colla bandiera sventolante del Comune. Stava sopra d'essa qualche soldato, e intorno marciava di guardia il nerbo dei più robusti e valorosi combattenti. A guisa dell'Arca del Signore condotta in campo dagli Ebrei, era menato questo carro. Al vederlo si rincorava l'esercito. Guai se cadeva in mano de' nemici: allora tutti a gambe. Grande impegno era il non perderlo; grandi maneggi si faceano per ricuperarlo. Circa questi tempi, per attestato del Dandolo[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.],Domenico Morosinodoge di Venezia inviò uno stuolo di cinquanta galee ben armate sotto il comando di Domenico suo figliuolo e di Marino Gradenigo contra la città di Pola ed altre dell'Istria, che erano divenute alloggio di corsari, nè più ubbidivano a Venezia. Riuscì di mettere al dovere quella città, poi Rovigno, Parenzo, Umago, Emonia oggidì Città Nuova. Secondo gli Annali Pisani[Annal. Pisani, tom. 6 Rer. Ital.], in quest'anno seguì battaglia fra i popoli di Pisa e Lucca, colla totale disfatta e gran mortalità de' Lucchesi. Ma, non parlando di questo fatto gli storici pisani moderni, non paiono sicure tali notizie; e tanto più che quegli Annali sono di autore poco esatto. Abbiamo ancora dalla Cronica di Fossa Nuova[Johan. de Ceccano, in Chron. Fossae novae.], chepapa Eugenionel mese di ottobre andò a Ferentino, dove consecrò molti arcivescovi e vescovi. Anche Romoaldo Salernitano[Romualdus Salernitanus, in Chron.]attesta, cherex Rogerius archiepiscopos et episcopos terrae suae a papa Eugenio jussit consecrari. Aggiugne l'autore di essa Cronica, che la città di Terracina fu presa nel dì 26 di novembre, ma senza dire da chi. Senza dubbio dal papa, a cui in quelle turbolenze s'era ribellata, o che era stata alienata dai suoiantecessori, come chiaramente attesta l'autore della sua Vita nella Raccolta del cardinale d'Aragona[Cardinal. de Aragon., in Vit. Eugenii III.].


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