MCLXIX

MCLXIXAnno diCristoMCLXIX. IndizioneII.AlessandroIII papa 11.FederigoI re 18, imper. 15.Spese l'imperador Federigo in Germania l'anno presente in istabilire ed ingrandire i suoi figliuoli[Otto de S. Blasio, in Chron. Chronic. Reichersperg.]. Nelle feste di Pentecoste tenne una gran dieta in Bamberga, dove comparvero i legati dell'antipapa Callisto. In essa di comune consenso de' principi fece eleggere re di Germania e d'Italia il suo primogenitoArrigo, e coronarlo per mano diFilippo arcivescovodi Colonia. Al secondo de' suoifigliuoli, cioè aFederigo, giacchè era mancato di vitaFederigo ducadi Suevia, chiamato di Rotimburgo, l'Augusto imperadore diede quel ducato. Rimasto senza eredi il vecchio ducaGuelfodella linea estense di Germania, per la morte del figliuolo accaduta nell'anno 1167 in Italia, aveva egli dichiarato suo eredeArrigo il Leoneduca di Baviera e Sassonia, suo nipote, di tutti i suoi Stati e beni posti nella Suevia, a condizione di ricavarne una buona somma di danaro. Ma procrastinando il duca Arrigo di pagare, figurandosi che per l'età avanzata dello zio la morte gli risparmierebbe un tale sborso, il duca Guelfo rinunziò tutto a Federigo Augusto, che pagò il danaro pattuito. ACorradosuo terzogenito conferì poi il ducato della Franconia con altri beni. Al quartogenitoOttonediede il regno d'Arles, ossia della Borgogna. L'ultimo suo figliuoloFilippoera allora in fasce. Altri acquisti, annoverati da Ottone da San Biagio, fece Federigo per ben arricchir la sua prole; e in quest'anno ancora s'impadronì dell'arcivescovato di Salisburgo, facendo colare quanti mai potè de' feudi delle chiese in essi suoi figliuoli, e comperando ed acquistando diritti e beni, ovunque poteva. La Sicilia nell'anno presente, correndo il dì 4 di febbraio, soffrì un fierissimo eccidio per un orribile tremuoto che desolò varie città[Hugo Falcandus, in Chron. Romualdus Salernitanus, in Chron., tom. 7 Rer. Ital.]. Quella sopra tutto di Catania, città allora ricchissima, tutta fu rovesciata a terra colla morte di circa quindici mila persone, e del vescovo (uomo per altro cattivo, e salito in alto colla simonia) e di quasi tutti i monaci, senza che vi restasse una casa in piedi. La stessa disavventura provò la nobil terra di Lentino. Danneggiata di molto restò anche Siracusa con assai altre castella. Negli Annali Pisani[Annal. Pisani, tom. 6 Rer. Ital.]sta scritto chea Catania usque ad Plassa undecim inter civitates et castella et villas cum multis hominibus in via et agrooppressis a dicto terraemotu perierunt. Attesero i Cremonesi a cignere di buone mura la loro città[Sicard., in Chron., tom. 6 Rer. Ital.]. Nè riposavano i Milanesi in fabbricar case, e fortificare la rinata loro città. Degno è d'attenzione ciò che ha Niceta Coniate[Niceta, Histor., lib. 7.]: cioè cheManuelloimperador de' Greci per l'apprensione dell'armi di Federigo Augusto, massimamente dappoichè questi aveva tentato di torgli Ancona, somministrò grossi aiuti, cioè di danaro, ai Milanesi, affinchè rifabbricassero la loro città, e si mettessero in istato di poter far fronte ad un imperadore che meditava la rovina di tutti. Certo è che Manuello era in lega col papa, col re di Sicilia e coi Lombardi contro di Federigo. Abbiamo anche da Galvano Fiamma[Gualvan. Flamma, in Manipul. Flor.], che le pie donne di Milano venderono tutti i loro anelli e gioielli, per impiegarne il prezzo nella riedificazione della chiesa metropolitana di santa Maria. Guerra fu in quest'anno nella Romagna[Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 5. Sigonius, de Regno Ital., lib. 14. Ghirardacci, Istor. di Bologna, lib. 3.]. Aveano i Bolognesi, assistiti da' Ravegnani, assediata la città di Faenza. Ricorsero i Faentini per soccorso, ai Forlivesi, che accorsi ed attaccata battaglia verso il fiume Senio, misero in rotta il campo bolognese, con farvi quattrocento prigioni. Il Ghirardacci rapporta questa sconfitta de' suoi, ma pretende che i Bolognesi fossero iti in aiuto de' Ravegnani lor collegati, a' danni dei quali s'erano portati i Faentini e Forlivesi. Veniva in questi tempi agitata da interne guerre civili la città di Genova[Caffari, Annal. Genuens., lib. 2.]. Tanto si adoperòUgo arcivescovounito coi consoli, che si conchiuse concordia e pace fra i cittadini. Seguitando intanto la guerra già incominciata fra i Pisani e Lucchesi, perchè i primi s'erano fatti forti coll'aiuto de' popoli della Garfagnana e Versiglia, richiesero gli altri di aiuto i Genovesi, che non mancarono diaccorrere per sostenerli. Si trattò poscia di pace, ma senza che potessero venire ad accordo alcuno. Per questa cagione continuarono i Pisani e Genovesi a farsi guerra gli uni agli altri in mare, prendendo chi potea più legni de' nemici.

Spese l'imperador Federigo in Germania l'anno presente in istabilire ed ingrandire i suoi figliuoli[Otto de S. Blasio, in Chron. Chronic. Reichersperg.]. Nelle feste di Pentecoste tenne una gran dieta in Bamberga, dove comparvero i legati dell'antipapa Callisto. In essa di comune consenso de' principi fece eleggere re di Germania e d'Italia il suo primogenitoArrigo, e coronarlo per mano diFilippo arcivescovodi Colonia. Al secondo de' suoifigliuoli, cioè aFederigo, giacchè era mancato di vitaFederigo ducadi Suevia, chiamato di Rotimburgo, l'Augusto imperadore diede quel ducato. Rimasto senza eredi il vecchio ducaGuelfodella linea estense di Germania, per la morte del figliuolo accaduta nell'anno 1167 in Italia, aveva egli dichiarato suo eredeArrigo il Leoneduca di Baviera e Sassonia, suo nipote, di tutti i suoi Stati e beni posti nella Suevia, a condizione di ricavarne una buona somma di danaro. Ma procrastinando il duca Arrigo di pagare, figurandosi che per l'età avanzata dello zio la morte gli risparmierebbe un tale sborso, il duca Guelfo rinunziò tutto a Federigo Augusto, che pagò il danaro pattuito. ACorradosuo terzogenito conferì poi il ducato della Franconia con altri beni. Al quartogenitoOttonediede il regno d'Arles, ossia della Borgogna. L'ultimo suo figliuoloFilippoera allora in fasce. Altri acquisti, annoverati da Ottone da San Biagio, fece Federigo per ben arricchir la sua prole; e in quest'anno ancora s'impadronì dell'arcivescovato di Salisburgo, facendo colare quanti mai potè de' feudi delle chiese in essi suoi figliuoli, e comperando ed acquistando diritti e beni, ovunque poteva. La Sicilia nell'anno presente, correndo il dì 4 di febbraio, soffrì un fierissimo eccidio per un orribile tremuoto che desolò varie città[Hugo Falcandus, in Chron. Romualdus Salernitanus, in Chron., tom. 7 Rer. Ital.]. Quella sopra tutto di Catania, città allora ricchissima, tutta fu rovesciata a terra colla morte di circa quindici mila persone, e del vescovo (uomo per altro cattivo, e salito in alto colla simonia) e di quasi tutti i monaci, senza che vi restasse una casa in piedi. La stessa disavventura provò la nobil terra di Lentino. Danneggiata di molto restò anche Siracusa con assai altre castella. Negli Annali Pisani[Annal. Pisani, tom. 6 Rer. Ital.]sta scritto chea Catania usque ad Plassa undecim inter civitates et castella et villas cum multis hominibus in via et agrooppressis a dicto terraemotu perierunt. Attesero i Cremonesi a cignere di buone mura la loro città[Sicard., in Chron., tom. 6 Rer. Ital.]. Nè riposavano i Milanesi in fabbricar case, e fortificare la rinata loro città. Degno è d'attenzione ciò che ha Niceta Coniate[Niceta, Histor., lib. 7.]: cioè cheManuelloimperador de' Greci per l'apprensione dell'armi di Federigo Augusto, massimamente dappoichè questi aveva tentato di torgli Ancona, somministrò grossi aiuti, cioè di danaro, ai Milanesi, affinchè rifabbricassero la loro città, e si mettessero in istato di poter far fronte ad un imperadore che meditava la rovina di tutti. Certo è che Manuello era in lega col papa, col re di Sicilia e coi Lombardi contro di Federigo. Abbiamo anche da Galvano Fiamma[Gualvan. Flamma, in Manipul. Flor.], che le pie donne di Milano venderono tutti i loro anelli e gioielli, per impiegarne il prezzo nella riedificazione della chiesa metropolitana di santa Maria. Guerra fu in quest'anno nella Romagna[Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 5. Sigonius, de Regno Ital., lib. 14. Ghirardacci, Istor. di Bologna, lib. 3.]. Aveano i Bolognesi, assistiti da' Ravegnani, assediata la città di Faenza. Ricorsero i Faentini per soccorso, ai Forlivesi, che accorsi ed attaccata battaglia verso il fiume Senio, misero in rotta il campo bolognese, con farvi quattrocento prigioni. Il Ghirardacci rapporta questa sconfitta de' suoi, ma pretende che i Bolognesi fossero iti in aiuto de' Ravegnani lor collegati, a' danni dei quali s'erano portati i Faentini e Forlivesi. Veniva in questi tempi agitata da interne guerre civili la città di Genova[Caffari, Annal. Genuens., lib. 2.]. Tanto si adoperòUgo arcivescovounito coi consoli, che si conchiuse concordia e pace fra i cittadini. Seguitando intanto la guerra già incominciata fra i Pisani e Lucchesi, perchè i primi s'erano fatti forti coll'aiuto de' popoli della Garfagnana e Versiglia, richiesero gli altri di aiuto i Genovesi, che non mancarono diaccorrere per sostenerli. Si trattò poscia di pace, ma senza che potessero venire ad accordo alcuno. Per questa cagione continuarono i Pisani e Genovesi a farsi guerra gli uni agli altri in mare, prendendo chi potea più legni de' nemici.


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