MCLXXIX

MCLXXIXAnno diCristoMCLXXIX. IndizioneXI.Alessandro IIIpapa 21.Federigo Ire 28, imper. 25.Per saldare affatto le piaghe lasciate dal lungo scisma nella Chiesa di Dio, lo zelantissimopapa Alessandroavea intimato un concilio generale nell'anno presente (e non già nel 1180, come alcuno ha creduto) sul principio di marzo nella basilica lateranense[Labbe, Concilior., tom. 10. Baron., in Annal. Eccl. Pagius, in Crit. ad Annal. Baron.], coll'intervento di più di trecento arcivescovi e vescovi, e di una sterminata moltitudine d'altri ecclesiastici e laici. Vi furono fatti ventisette canoni, ne' quali fu riformata la disciplina ecclesiastica; provveduto alla simonia; scomunicati gli eretici albigensi (ancor questi erano manichei), che si andavano sempre più dilatando in Tolosa e ne' suoi contorni; e dato buon sesto a molte chiese che aveano patito non poco durante lo scisma. Al medesimo concilio, secondochè scrisse Roberto dal Monte[Robert. de Monte, in Chron.], intervenne ancoraBurgundio pisano, uomo in questi tempi dottissimo non meno nella latina che nella greca lingua. Delle di lui fatiche letterarie accuratamente ha parlato il celebre padre don Guido Grandi abbate camaldolese, e pubblico lettore di Pisa. Due diete in questo anno tenne l'imperador Federigo in Germania, l'una in Wormazia, l'altra in Maddeburgo; e cercando pur le vie di sfogar la sua vendetta contra diArrigo il Leoneduca di Sassonia e di Baviera, invitò quanti principi potè a muovere delle querele, e fino accuse di tradimento dell'imperio contro di lui. Perlochè il citò a rispondere in giudizio[Arnold. Lubec., in Chron. Slav., cap. 24 aut 29.]. Il duca, poco fidandosi de' consiglieri e giudici dell'imperadore,non volle comparire. Ottenne da Federigo un'udienza privata, e si studiò di placarlo nella miglior maniera che potè. Gli disse Federigo che il consigliava di pagare cinque mila marche alla sua camera; che in questa maniera il farebbe rientrare nella grazia de' principi. Parve dura al duca una tal dimanda, e senza volerne far altro, se n'andò. Gli costò ben caro il non essersi appigliato a questo consiglio. Tornò l'arcivescovo di Colonia a portar la guerra ne' di lui Stati; e il duca sopportò con pazienza anche questo nuovo insulto senza fargli resistenza. Sono parole di Gotifredo monaco di san Pantaleone a questo anno:Christianus moguntinus episcopus capitur a Marvio Ferrei Montis[Godefr. Monach., in Chron.]. Scorretta è la parola Marvio, e facilmente s'intende che lo storico avrà scrittoMarchione. Ma in che luogo e perchè questo arcivescovo fosse preso dal marchese di Monferrato, questo restò nella penna dello scrittore. Roberto dal Monte ne parla fuor di sito, cioè all'anno 1180, se pur egli non usò l'era pisana. Abbiam veduto all'anno precedente che questo guerriero arcivescovo per guadagnarsi l'affetto del papa, contra di cui avea tanto operato in addietro, fece guerra alla nobiltà di Viterbo, che non volea sottomettersi al dominio temporale del papa. Erano sostenuti que' nobili daCorradofigliuolo del marchese di Monferrato, e in lor soccorso venne ancora l'oste de' Romani. Seguitando quella rissa, l'arcivescovo di Magonza dovette restar prigione del suddetto Corrado. Ma per buona ventura Buoncompagno, storico di questi tempi, qui ci somministra lume, con dire[Buoncompagn., de obsidione Ancon., cap. 25, tom. 6 Rer. Ital.]cheConradus Marchio Montisferrati cum praefato cancellario(cioè col suddetto Cristiano arcivescovo)commisit praetium juxta Camerinum, in quo eum super quadam rupe prope arcem, quae dicitur Pioragum, cepit, ipsumque apud Aquampendentem detinuitnon modico tempore catenis ferreis religatum. Exivit demum de carcere, et quum consuetam duceret vitam, mors eum Tusculani conclusit. Et tunc illum poenituit de commissis, quum non potuit amplius lascivire. Parleremo a suo tempo della morte di questo scandaloso prelato.Ma giacchè s'è fatta menzione di un figliuolo del marchese di Monferrato, esige quella nobilissima casa italiana che io qui accenni alcune illustri sue parentele, per le quali si rendè essa tanto celebre non meno in Occidente che in Oriente. Il marchese di Monferrato, di cui s'è più volte udito il nome di sopra, aderente costantissimo di Federigo Augusto, eraGuglielmo, principe di gran senno e valore. Questi, per attestato di Sicardo[Sicard., Chron., tom. 7 Rer. Ital.], fu stretto parente d'esso Federigo, perchè ebbe per moglieGiudittasorella diCorrado IIIre di Germania e d'Italia, che gli procreò cinque figliuoli maschi, cioèGuglielmo, Corrado, Bonifazio, Federigo e Rinieri. Avvenne, che ito in Terra santaGuglielmoil primogenito, soprannominatoLongaspada, Baldovinoil Lebbroso re di Gerusalemme, innamorato della di lui gagliardia, bravura ed avvenenza, doti unite ad una grande nobiltà, gli diede per moglieSibigliasua sorella, e la contea di Joppe in dote. Da Bernardo Tesoriere[Bernard. Thesaurar., de acquisit. Terr. sanct., cap. 138.]egli vien chiamatoBonefacii illustris marchionis Montisferrati filius, ma con errore. Sicardo ne sapea più di lui. Morì Sibiglia poco più di un anno dipoi, con avergli generato un figliuolo, a cui fu posto il nome diBaldovino. Questi, dopo la morte di esso re Baldovino suo zio materno, fu dichiarato re di Gerusalemme, ma mancò di vita in tenera età. AncheManuelloComneno imperador di Costantinopoli, pel gran credito in cui era in questi tempi la casa di Monferrato, fece sapere al marchese Guglielmo seniore, che gli mandasse uno de' suoi figliuoli, perchè desiderava di dargli una suafigliuola, cioècira Maria, ossiadonna Maria, per moglie, cioè quella stessa che fu promessa dianzi aGuglielmo IIre di Sicilia, ma che egli non potè poi avere, e neppur potè ottenere l'Augusto Federigo perArrigosuo primogenito. In que' tempi due figliuoli d'esso Guglielmo marchese, cioèCorrado e Bonifacio, erano ammogliati.Federigovestiva l'abito clericale, e poi fu creato vescovo d'Alba. Colà dunque mandò Guglielmo il minore de' suoi figliuoli, cioè Rinieri, giovane di bellissimo aspetto, a cui l'Augusto greco diede la destinata moglie, e per dote la corona del regno di Tessalonica, ossia di Salonichi, porzione la più nobile di quell'imperio dopo Costantinopoli, perciocchè l'altiera figliuola, per testimonianza di Roberto dal Monte[Robert. de Monte, in Chron.], protestò di non voler marito che non fosse re. Furono celebrate quelle nozze con gran solennità, per attestato di Guglielmo Tirio[Guillelm. Tyrius, lib. 22, cap. 4.]. Benchè Roberto ne parli all'anno 1180, si scorge nondimeno appartenere questo fatto all'anno presente, perchè succeduto nell'anno del concilio III lateranense. Benvenuto da san Giorgio scrive[Benvenuto da S. Giorgio, Storia del Monferrato, tom. 23 Rer. Ital.]che Giordana, sorella del suddetto Rinieri, fu data in moglie ad Alessio imperadore, figliuolo del suddetto Manuello Comneno imperadore. Ma è contraria alla storia una tal notizia, perchè Alessio in età di tredici anni, e in questo medesimo anno, prese unicamente per moglieAgnesefigliuola diLodovico VIIre di Francia, la quale sopravvisse al marito. Del resto le prodezze de' principi della casa di Monferrato in Levante tali furono, che il nome loro con gloria penetrò dappertutto. Nel dì 13 d'aprile dell'anno 1178, secondochè scrive il Dandolo[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.], terminò i suoi giorniSebastiano Zianidegnissimo doge di Venezia, ed ebbe per successoreAureo, ossiaOrio Mastropetro, eletto daivoti concordi del popolo. Ma seguitando a dire il Dandolo cheeodem anno Alexander papa lateranense congregavit concilium, ed essendo certo che tenuto fu in quest'anno esso concilio, può nascere sospetto che al presente, e non al precedente anno appartenga la morte dell'un doge e la creazione dell'altro. Se si ha a credere alle storie di Bologna[Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.], la città d'Imola in quest'anno fu presa dai Bolognesi, che ne spianarono le fosse, e ne condussero in trionfo le porte a Bologna. Ma ciò non s'accorda nel tempo con altre storie.

Per saldare affatto le piaghe lasciate dal lungo scisma nella Chiesa di Dio, lo zelantissimopapa Alessandroavea intimato un concilio generale nell'anno presente (e non già nel 1180, come alcuno ha creduto) sul principio di marzo nella basilica lateranense[Labbe, Concilior., tom. 10. Baron., in Annal. Eccl. Pagius, in Crit. ad Annal. Baron.], coll'intervento di più di trecento arcivescovi e vescovi, e di una sterminata moltitudine d'altri ecclesiastici e laici. Vi furono fatti ventisette canoni, ne' quali fu riformata la disciplina ecclesiastica; provveduto alla simonia; scomunicati gli eretici albigensi (ancor questi erano manichei), che si andavano sempre più dilatando in Tolosa e ne' suoi contorni; e dato buon sesto a molte chiese che aveano patito non poco durante lo scisma. Al medesimo concilio, secondochè scrisse Roberto dal Monte[Robert. de Monte, in Chron.], intervenne ancoraBurgundio pisano, uomo in questi tempi dottissimo non meno nella latina che nella greca lingua. Delle di lui fatiche letterarie accuratamente ha parlato il celebre padre don Guido Grandi abbate camaldolese, e pubblico lettore di Pisa. Due diete in questo anno tenne l'imperador Federigo in Germania, l'una in Wormazia, l'altra in Maddeburgo; e cercando pur le vie di sfogar la sua vendetta contra diArrigo il Leoneduca di Sassonia e di Baviera, invitò quanti principi potè a muovere delle querele, e fino accuse di tradimento dell'imperio contro di lui. Perlochè il citò a rispondere in giudizio[Arnold. Lubec., in Chron. Slav., cap. 24 aut 29.]. Il duca, poco fidandosi de' consiglieri e giudici dell'imperadore,non volle comparire. Ottenne da Federigo un'udienza privata, e si studiò di placarlo nella miglior maniera che potè. Gli disse Federigo che il consigliava di pagare cinque mila marche alla sua camera; che in questa maniera il farebbe rientrare nella grazia de' principi. Parve dura al duca una tal dimanda, e senza volerne far altro, se n'andò. Gli costò ben caro il non essersi appigliato a questo consiglio. Tornò l'arcivescovo di Colonia a portar la guerra ne' di lui Stati; e il duca sopportò con pazienza anche questo nuovo insulto senza fargli resistenza. Sono parole di Gotifredo monaco di san Pantaleone a questo anno:Christianus moguntinus episcopus capitur a Marvio Ferrei Montis[Godefr. Monach., in Chron.]. Scorretta è la parola Marvio, e facilmente s'intende che lo storico avrà scrittoMarchione. Ma in che luogo e perchè questo arcivescovo fosse preso dal marchese di Monferrato, questo restò nella penna dello scrittore. Roberto dal Monte ne parla fuor di sito, cioè all'anno 1180, se pur egli non usò l'era pisana. Abbiam veduto all'anno precedente che questo guerriero arcivescovo per guadagnarsi l'affetto del papa, contra di cui avea tanto operato in addietro, fece guerra alla nobiltà di Viterbo, che non volea sottomettersi al dominio temporale del papa. Erano sostenuti que' nobili daCorradofigliuolo del marchese di Monferrato, e in lor soccorso venne ancora l'oste de' Romani. Seguitando quella rissa, l'arcivescovo di Magonza dovette restar prigione del suddetto Corrado. Ma per buona ventura Buoncompagno, storico di questi tempi, qui ci somministra lume, con dire[Buoncompagn., de obsidione Ancon., cap. 25, tom. 6 Rer. Ital.]cheConradus Marchio Montisferrati cum praefato cancellario(cioè col suddetto Cristiano arcivescovo)commisit praetium juxta Camerinum, in quo eum super quadam rupe prope arcem, quae dicitur Pioragum, cepit, ipsumque apud Aquampendentem detinuitnon modico tempore catenis ferreis religatum. Exivit demum de carcere, et quum consuetam duceret vitam, mors eum Tusculani conclusit. Et tunc illum poenituit de commissis, quum non potuit amplius lascivire. Parleremo a suo tempo della morte di questo scandaloso prelato.

Ma giacchè s'è fatta menzione di un figliuolo del marchese di Monferrato, esige quella nobilissima casa italiana che io qui accenni alcune illustri sue parentele, per le quali si rendè essa tanto celebre non meno in Occidente che in Oriente. Il marchese di Monferrato, di cui s'è più volte udito il nome di sopra, aderente costantissimo di Federigo Augusto, eraGuglielmo, principe di gran senno e valore. Questi, per attestato di Sicardo[Sicard., Chron., tom. 7 Rer. Ital.], fu stretto parente d'esso Federigo, perchè ebbe per moglieGiudittasorella diCorrado IIIre di Germania e d'Italia, che gli procreò cinque figliuoli maschi, cioèGuglielmo, Corrado, Bonifazio, Federigo e Rinieri. Avvenne, che ito in Terra santaGuglielmoil primogenito, soprannominatoLongaspada, Baldovinoil Lebbroso re di Gerusalemme, innamorato della di lui gagliardia, bravura ed avvenenza, doti unite ad una grande nobiltà, gli diede per moglieSibigliasua sorella, e la contea di Joppe in dote. Da Bernardo Tesoriere[Bernard. Thesaurar., de acquisit. Terr. sanct., cap. 138.]egli vien chiamatoBonefacii illustris marchionis Montisferrati filius, ma con errore. Sicardo ne sapea più di lui. Morì Sibiglia poco più di un anno dipoi, con avergli generato un figliuolo, a cui fu posto il nome diBaldovino. Questi, dopo la morte di esso re Baldovino suo zio materno, fu dichiarato re di Gerusalemme, ma mancò di vita in tenera età. AncheManuelloComneno imperador di Costantinopoli, pel gran credito in cui era in questi tempi la casa di Monferrato, fece sapere al marchese Guglielmo seniore, che gli mandasse uno de' suoi figliuoli, perchè desiderava di dargli una suafigliuola, cioècira Maria, ossiadonna Maria, per moglie, cioè quella stessa che fu promessa dianzi aGuglielmo IIre di Sicilia, ma che egli non potè poi avere, e neppur potè ottenere l'Augusto Federigo perArrigosuo primogenito. In que' tempi due figliuoli d'esso Guglielmo marchese, cioèCorrado e Bonifacio, erano ammogliati.Federigovestiva l'abito clericale, e poi fu creato vescovo d'Alba. Colà dunque mandò Guglielmo il minore de' suoi figliuoli, cioè Rinieri, giovane di bellissimo aspetto, a cui l'Augusto greco diede la destinata moglie, e per dote la corona del regno di Tessalonica, ossia di Salonichi, porzione la più nobile di quell'imperio dopo Costantinopoli, perciocchè l'altiera figliuola, per testimonianza di Roberto dal Monte[Robert. de Monte, in Chron.], protestò di non voler marito che non fosse re. Furono celebrate quelle nozze con gran solennità, per attestato di Guglielmo Tirio[Guillelm. Tyrius, lib. 22, cap. 4.]. Benchè Roberto ne parli all'anno 1180, si scorge nondimeno appartenere questo fatto all'anno presente, perchè succeduto nell'anno del concilio III lateranense. Benvenuto da san Giorgio scrive[Benvenuto da S. Giorgio, Storia del Monferrato, tom. 23 Rer. Ital.]che Giordana, sorella del suddetto Rinieri, fu data in moglie ad Alessio imperadore, figliuolo del suddetto Manuello Comneno imperadore. Ma è contraria alla storia una tal notizia, perchè Alessio in età di tredici anni, e in questo medesimo anno, prese unicamente per moglieAgnesefigliuola diLodovico VIIre di Francia, la quale sopravvisse al marito. Del resto le prodezze de' principi della casa di Monferrato in Levante tali furono, che il nome loro con gloria penetrò dappertutto. Nel dì 13 d'aprile dell'anno 1178, secondochè scrive il Dandolo[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.], terminò i suoi giorniSebastiano Zianidegnissimo doge di Venezia, ed ebbe per successoreAureo, ossiaOrio Mastropetro, eletto daivoti concordi del popolo. Ma seguitando a dire il Dandolo cheeodem anno Alexander papa lateranense congregavit concilium, ed essendo certo che tenuto fu in quest'anno esso concilio, può nascere sospetto che al presente, e non al precedente anno appartenga la morte dell'un doge e la creazione dell'altro. Se si ha a credere alle storie di Bologna[Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.], la città d'Imola in quest'anno fu presa dai Bolognesi, che ne spianarono le fosse, e ne condussero in trionfo le porte a Bologna. Ma ciò non s'accorda nel tempo con altre storie.


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