MCLXXX

MCLXXXAnno diCristoMCLXXX. IndizioneXIII.AlessandroIII papa 22.FederigoI re 29, imperad. 26.Peggioravano sempre più gli affari de' cristiani in Oriente per la gran potenza e valore di Saladino sultano dell'Egitto: e però in quest'anno papaAlessandro IIIscrisse lettere compassionevoli ai re di Francia e d'Inghilterra, e a tutti gli altri principi e vescovi della cristianità per muoverli a recar soccorso a quel regno, maggiormente ancora posto in pericolo per l'infermità della lebbra del valorosore Baldovino. Rapporta queste lettere il cardinal Baronio[Baron., in Annalib. ad hunc annum.]. Mancò di vita in quest'annoLodovico VIIre di Francia, a cui succedetteFilippo Augusto. Questo novello re, e parimenteArrigo II red'Inghilterra, mossi dalle esortazioni del santo padre, s'impegnarono di somministrar de' gagliardi soccorsi a così pio bisogno. L'anno fu questo, in cui la linea germanica degli Estensi da un altissimo stato fu precipitata al basso dall'ira diFederigo imperadore. Uno de' principi più gloriosi dell'Europa eraArrigo il Leoneper le tante imprese da lui fatte, che si possono leggere nella Cronica slavica di Elmoldo e di Arnoldo abbate di Lubecca. Tale era la sua potenza, che dopo i re non v'era principe che l'uguagliasse,perchè possessore dei ducati della Sassonia e Baviera, più vasti allora che oggidì, e di Brunswich e Luneburgo, e d'altri paesi che io tralascio. Ma egli incorse nella disgrazia di Federigo, perchè non volle aiutarlo a mettere in catene l'Italia, e a sostenere lo scandalo degli antipapi: il che fu bensì la salute dell'Italia e della Chiesa, ma egli ne pagò il fio, perchè cadde sopra di lui tutta la rovina che era destinata per gl'Italiani. Arnoldo da Lubecca[Arn. Lubec., Chron., lib. 2, cap. 15 aut. 20.], Ottone da San Biagio[Otto de S. Blasio, in Chron.], Corrado abbate Urspergense[Abbas Urspergens., in Chron.]ed altri raccontano i motivi dello sdegno di Federigo, con qualche diversità bensì, ma nella sostanza convengono che Federigo nell'anno 1175, abbisognando di grossi soccorsi della Germania per vincere pure l'izza sua contra de' Lombardi, fece venire a Chiavenna il duca Arrigo suo cugino, cioè il solo che in questi tempi, non meno per la sua riputazione in fatti di guerra, che per la gran potenza e per le molte ricchezze, potea raddrizzare la sua declinante fortuna. Venne il duca; adoperò Federigo quante persuasioni potè per tirarlo in Italia. Si scusò Arrigo per essere vecchio e consumato dalle fatiche; esibì genti e danaro, ma per la sua persona stette fermo in dire che non potea servirlo. Allora Federigo (tanto gli premeva questo affare), con inginocchiarsegli a' piedi, si figurò di poter espugnare la di lui ripugnanza. Sorpreso e confuso da atto tale il duca, l'alzò tosto di terra, ma neppure per questo s'arrendè ai voleri di lui. Ecco il reato del duca Arrigo, di cui finalmente giunse a Federigo il tempo di farne vendetta.Gli appose che passasse intelligenza fra esso duca e il papa e i Lombardi, nemici dell'imperio. Mi maraviglio io che non saltasse fuori ancora, esser egli stato guadagnato dall'imperador di Costantinopoli, perchè essendo ito il medesimo duca Arrigo nell'anno 1172, oppure 1173,per sua divozione al santo Sepolcro, ricevette immensi onori dappertutto dove passò, ma specialmente alla corte del greco Augusto. In somma citato più volte, senza ch'egli volesse comparire alla dieta tenuta in Geylinhusen da Federigo verso la metà di quaresima[Godefridus Monachus, in Chron. Chron. Reichersperg.], fu posto al bando dell'imperio, e dichiarato decaduto da tutti i suoi Stati. Diede incontanente l'imperadore il ducato di Baviera adOttone conte palatinodi Witelspach, da cui discende la nobilissima casa del regnante duca ed elettore di Baviera, oggidì imperador de' Romani. Investì del ducato della SassoniaBernardo contedi Anhalt, e della Westfalia ed AngriaFilippo arcivescovodi Colonia. Si difese poi per quanto potè generosamente il duca Arrigo, ma furono tanti e sì poderosi i suoi nemici, e massimamente dacchè lo stesso Federigo congiunse con loro l'armi sue, che restò interamente spogliato di que' ducati, senza che nè il re d'Inghilterra suocero suo, nè alcun altro principe movessero una mano per aiutarlo. Tuttavia rimasero a lui gli Stati di Brunswich e Luneburgo, oggidì pur anche posseduti da' suoi nobilissimi discendenti, che a' dì nostri seggono ancora sul trono della gran Bretagna. Diede fine alla sua vita nel settembre di quest'annoManuello Comneno, glorioso imperador de' Greci, ed ebbe per successoreAlessiosuo figliuolo, principe infelice, perchè nell'anno 1183 daAndronicotiranno fu barbaramente levato dal mondo. Per la morte di Manuello, scrive il Continuatore di Caffaro[Caffari, Annal. Genuens., lib. 3, tom. 6 Rer. Ital.],Christianitas universa ruinam maximam et detrimentum incurrit. Cominciarono inoltre ad andare di male in peggio gli affari temporali dell'imperio orientale per le iniquità, per le dissensioni e per la debolezza de' successori Augusti. Già dicemmo creato antipapa un certo Landone col nome d'Innocenzo III,dappoichè l'altro antipapa Callisto, ossia Giovanni abbate di Struma, pentito, era ricorso alla misericordia di papaAlessandro III. Abbiamo dall'Anonimo Casinense[Anonymus Casinens., in Chron., tom. 5 Rer. Ital.]che costui nell'anno presenteapud Palumbariam cum sociis captus, ad Cavas est in exsilium deportatus. Altrettanto s'ha da Giovanni da Ceccano, che scrive[Johann. de Ceccano, Chron. Fossaenovae.]:Lando Sitinus falso papa dictus, captus ab Alexandro papa, et illaqueatus est, et apud Caveam cum complicibus suis in exsilium ductus est. E nella Cronica Acquicintina si legge[Chron. Acquicinctinum.]che Alessandro papa comperò dal fratello dell'antipapa Ottaviano la Palombara, dove dimorava Landone, e l'ebbe in questa maniera nelle mani: con che cessarono una volta tutte le reliquie dello scisma. Scrive ancora il suddetto Giovanni da Ceccano, che, traboccato dagli argini il fiume Tevere, inondò non poca parte di Roma: dal che nacque una fiera epidemia che infestò gravemente quella gran città, ed insieme Terra di Lavoro. Roberto dal Monte scrive anch'egli un'importante particolarità sotto il presente anno[Robert. de Monte, in Chron.], ma che, per mio avviso, appartiene al precedente: cioè che il re di Marocco potentissimo principe, perchè signoreggiava tutta la costa dell'Africa sul Mediterraneo, e a lui ubbidivano anche i Saraceni di Spagna, mandava a marito ad un altro re saraceno una sua figliuola. S'incontrarono le navi che la conducevano nella flotta di Guglielmo II re di Sicilia, che, fatta prigione questa principessa, la condusse a Palermo. Una sì riguardevol preda servì per ristabilir la pace fra quei due potentati. Guglielmo restituì al re padre la figliuola; e il re di Marocco a quel di Sicilia le due città di Africa, ossia Mahadia e Siviglia, situate in Africa. Nulla di questo s'ha dalle vecchie storie di Sicilia. Abbiamo bensì dall'Anonimo Casinenseche nel seguente anno 1181Dominus noster rex fecit treguam apud Panormum cum rege Maxamutorum usque ad decem annos, mense augusti.

Peggioravano sempre più gli affari de' cristiani in Oriente per la gran potenza e valore di Saladino sultano dell'Egitto: e però in quest'anno papaAlessandro IIIscrisse lettere compassionevoli ai re di Francia e d'Inghilterra, e a tutti gli altri principi e vescovi della cristianità per muoverli a recar soccorso a quel regno, maggiormente ancora posto in pericolo per l'infermità della lebbra del valorosore Baldovino. Rapporta queste lettere il cardinal Baronio[Baron., in Annalib. ad hunc annum.]. Mancò di vita in quest'annoLodovico VIIre di Francia, a cui succedetteFilippo Augusto. Questo novello re, e parimenteArrigo II red'Inghilterra, mossi dalle esortazioni del santo padre, s'impegnarono di somministrar de' gagliardi soccorsi a così pio bisogno. L'anno fu questo, in cui la linea germanica degli Estensi da un altissimo stato fu precipitata al basso dall'ira diFederigo imperadore. Uno de' principi più gloriosi dell'Europa eraArrigo il Leoneper le tante imprese da lui fatte, che si possono leggere nella Cronica slavica di Elmoldo e di Arnoldo abbate di Lubecca. Tale era la sua potenza, che dopo i re non v'era principe che l'uguagliasse,perchè possessore dei ducati della Sassonia e Baviera, più vasti allora che oggidì, e di Brunswich e Luneburgo, e d'altri paesi che io tralascio. Ma egli incorse nella disgrazia di Federigo, perchè non volle aiutarlo a mettere in catene l'Italia, e a sostenere lo scandalo degli antipapi: il che fu bensì la salute dell'Italia e della Chiesa, ma egli ne pagò il fio, perchè cadde sopra di lui tutta la rovina che era destinata per gl'Italiani. Arnoldo da Lubecca[Arn. Lubec., Chron., lib. 2, cap. 15 aut. 20.], Ottone da San Biagio[Otto de S. Blasio, in Chron.], Corrado abbate Urspergense[Abbas Urspergens., in Chron.]ed altri raccontano i motivi dello sdegno di Federigo, con qualche diversità bensì, ma nella sostanza convengono che Federigo nell'anno 1175, abbisognando di grossi soccorsi della Germania per vincere pure l'izza sua contra de' Lombardi, fece venire a Chiavenna il duca Arrigo suo cugino, cioè il solo che in questi tempi, non meno per la sua riputazione in fatti di guerra, che per la gran potenza e per le molte ricchezze, potea raddrizzare la sua declinante fortuna. Venne il duca; adoperò Federigo quante persuasioni potè per tirarlo in Italia. Si scusò Arrigo per essere vecchio e consumato dalle fatiche; esibì genti e danaro, ma per la sua persona stette fermo in dire che non potea servirlo. Allora Federigo (tanto gli premeva questo affare), con inginocchiarsegli a' piedi, si figurò di poter espugnare la di lui ripugnanza. Sorpreso e confuso da atto tale il duca, l'alzò tosto di terra, ma neppure per questo s'arrendè ai voleri di lui. Ecco il reato del duca Arrigo, di cui finalmente giunse a Federigo il tempo di farne vendetta.

Gli appose che passasse intelligenza fra esso duca e il papa e i Lombardi, nemici dell'imperio. Mi maraviglio io che non saltasse fuori ancora, esser egli stato guadagnato dall'imperador di Costantinopoli, perchè essendo ito il medesimo duca Arrigo nell'anno 1172, oppure 1173,per sua divozione al santo Sepolcro, ricevette immensi onori dappertutto dove passò, ma specialmente alla corte del greco Augusto. In somma citato più volte, senza ch'egli volesse comparire alla dieta tenuta in Geylinhusen da Federigo verso la metà di quaresima[Godefridus Monachus, in Chron. Chron. Reichersperg.], fu posto al bando dell'imperio, e dichiarato decaduto da tutti i suoi Stati. Diede incontanente l'imperadore il ducato di Baviera adOttone conte palatinodi Witelspach, da cui discende la nobilissima casa del regnante duca ed elettore di Baviera, oggidì imperador de' Romani. Investì del ducato della SassoniaBernardo contedi Anhalt, e della Westfalia ed AngriaFilippo arcivescovodi Colonia. Si difese poi per quanto potè generosamente il duca Arrigo, ma furono tanti e sì poderosi i suoi nemici, e massimamente dacchè lo stesso Federigo congiunse con loro l'armi sue, che restò interamente spogliato di que' ducati, senza che nè il re d'Inghilterra suocero suo, nè alcun altro principe movessero una mano per aiutarlo. Tuttavia rimasero a lui gli Stati di Brunswich e Luneburgo, oggidì pur anche posseduti da' suoi nobilissimi discendenti, che a' dì nostri seggono ancora sul trono della gran Bretagna. Diede fine alla sua vita nel settembre di quest'annoManuello Comneno, glorioso imperador de' Greci, ed ebbe per successoreAlessiosuo figliuolo, principe infelice, perchè nell'anno 1183 daAndronicotiranno fu barbaramente levato dal mondo. Per la morte di Manuello, scrive il Continuatore di Caffaro[Caffari, Annal. Genuens., lib. 3, tom. 6 Rer. Ital.],Christianitas universa ruinam maximam et detrimentum incurrit. Cominciarono inoltre ad andare di male in peggio gli affari temporali dell'imperio orientale per le iniquità, per le dissensioni e per la debolezza de' successori Augusti. Già dicemmo creato antipapa un certo Landone col nome d'Innocenzo III,dappoichè l'altro antipapa Callisto, ossia Giovanni abbate di Struma, pentito, era ricorso alla misericordia di papaAlessandro III. Abbiamo dall'Anonimo Casinense[Anonymus Casinens., in Chron., tom. 5 Rer. Ital.]che costui nell'anno presenteapud Palumbariam cum sociis captus, ad Cavas est in exsilium deportatus. Altrettanto s'ha da Giovanni da Ceccano, che scrive[Johann. de Ceccano, Chron. Fossaenovae.]:Lando Sitinus falso papa dictus, captus ab Alexandro papa, et illaqueatus est, et apud Caveam cum complicibus suis in exsilium ductus est. E nella Cronica Acquicintina si legge[Chron. Acquicinctinum.]che Alessandro papa comperò dal fratello dell'antipapa Ottaviano la Palombara, dove dimorava Landone, e l'ebbe in questa maniera nelle mani: con che cessarono una volta tutte le reliquie dello scisma. Scrive ancora il suddetto Giovanni da Ceccano, che, traboccato dagli argini il fiume Tevere, inondò non poca parte di Roma: dal che nacque una fiera epidemia che infestò gravemente quella gran città, ed insieme Terra di Lavoro. Roberto dal Monte scrive anch'egli un'importante particolarità sotto il presente anno[Robert. de Monte, in Chron.], ma che, per mio avviso, appartiene al precedente: cioè che il re di Marocco potentissimo principe, perchè signoreggiava tutta la costa dell'Africa sul Mediterraneo, e a lui ubbidivano anche i Saraceni di Spagna, mandava a marito ad un altro re saraceno una sua figliuola. S'incontrarono le navi che la conducevano nella flotta di Guglielmo II re di Sicilia, che, fatta prigione questa principessa, la condusse a Palermo. Una sì riguardevol preda servì per ristabilir la pace fra quei due potentati. Guglielmo restituì al re padre la figliuola; e il re di Marocco a quel di Sicilia le due città di Africa, ossia Mahadia e Siviglia, situate in Africa. Nulla di questo s'ha dalle vecchie storie di Sicilia. Abbiamo bensì dall'Anonimo Casinenseche nel seguente anno 1181Dominus noster rex fecit treguam apud Panormum cum rege Maxamutorum usque ad decem annos, mense augusti.


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