MCLXXVI

MCLXXVIAnno diCristoMCLXXVI. IndizioneIX.AlessandroIII papa 18.FederigoI re 25, imper. 22.Dacchè le alte pretensioni diFederigofecero svanir tutte le speranze di pace, andò egli infestando gli Alessandrini, ma senza maggiormente stuzzicare il vespaio, dissimulando il suo sdegno finchè arrivassero i soccorsi aspettati dalla Germania, per ottenere i quali avea nell'anno precedente spedite lettere a tutti i principi di quelle contrade. Stavano all'erta per lo contrario anche i Lombardi, a' quali non mancavano spie per sapere ciò che si manipolava oltramonti. Vedesi parimente nel gennaio di questo anno il giuramento di chi era direttore della lega lombarda[Antiquit. Ital., Dissert. XLVIII.]. OraWichmanno arcivescovodi Maddeburgo, eFilippo arcivescovodi Colonia, con tutti que' vescovi e principi ch'eglino poterono raunare[Chronograph. Saxo, apud Leibnitium.], dopo Pasqua misero in marcia l'esercito preparato, per venire in aiuto dell'Augusto Federigo. Dalla parte dell'Adige non v'era libero il passo, e però per montagne alpestri calarono finalmente verso il lago di Como. Appena udì Federigo essere quella gente in viaggio, che non si potè contenere di andar, ma sconosciuto, a riceverli a Como, ed anche a Bellinzona. Con questa armata e colle forze de' Comaschi suoi fedeli, perchè doveano aver di nuovo aderito al di lui partito, si mise in marcia per Cairate alla volta del Ticino, con pensiero di unirsi coi Pavesi e col marchese di Monferrato, e ricominciar la festa. Non dormivano i Milanesi; e premendo loro che non seguisse l'union di Federigo coll'esercito pavese, sollecitarono tutti i lor collegati per uscire in campagna, ed opporsi al di lui passaggio. Non erano ancor giunte tutte le milizie che s'aspettavano, quando s'udì che l'armata nemica era già pervenuta a Como.Però, senza perdere tempo, le scelte schiere de' Milanesi, Bresciani, Piacentini, Lodigiani, Novaresi e Vercellini mossero col carroccio, e fecero alto fra Borsano e Busto Arsiccio, ossia fra Legnano e il Ticino[Sire Raul, Hist., tom. 6 Rer. Ital. Cardin. de Aragon., in Vit. Alexandri III, P. I, tom. 3 Rer. Italic.]. Mandarono innanzi settecento cavalli, per riconoscere qual via tenesse l'esercito tedesco, e questi, appena fatte tre miglia di viaggio, si videro venire all'incontro circa trecento cavalieri tedeschi. Imbracciati gli scudi, e colle lance in resta tutti spronarono, e tosto si attaccò battaglia: battaglia memorabile per tutti i secoli avvenire. Il giorno, in cui essa seguì, dal Panvinio vien detto il dì 26 di maggio; dal Sigonio il dì 30 d'esso mese, correndo la festa de' santi Sisinnio, Martirio ed Alessandro. Il padre Pagi pretende che abbia a prevalere a tutti l'autorità della vita di papa Alessandro III, dove si legge che questo fatto d'armi accaddecirca finem mensis junii. Nell'edizion da me fattane è scorretto in essa vita l'anno[Rerum Italic., P. I, tom. 3.], leggendosianno MCLXXV, quando ha da essereMCLXXVI, come si truova negli estratti che ne fece il cardinal Baronio. Tanto poi nell'edizion suddetta, quanto presso il Baronio è difettoso quelcirca finem junii. E si conosce dal vedere che si fa incamminato Federigo a Como circa il fine di giugno, con soggiugnere appresso che i Milanesiin primo sabbato mensis juniiuscirono in campagna, nè tardarono a venire alle mani. Ma neppur sussiste che nel primo sabbato di giugno succedesse quella campal giornata. Avvenne essa nell'ultimo sabbato di maggio, che era in quell'anno il dì 29 di maggio, ossia il dìIV kalendas junii, correndo veramente allora la festa dei santi suddetti, che fu posta dal Sigonio, sedotto da Galvano Fiamma,III kalendas junii. Sire Raul, autore allora vivente inMilano[Sire Raul, Hist., tom. 6 Rer. Ital.], chiaramente mette la battaglia suddettaquarto kalendas junii, in die sabbati. Il continuatore di Caffaro scrive[Caffari, Annal. Genuens., tom. 6 Rer. Ital.]succeduto ciòin hebdomada Pentecostes. E nel Calendario milanese, da me dato alla luce, si legge[Kalend. Mediolan., P. II, tom. 2 Rer. Ital., pag. 1037.]:IV kalendas junii, sanctorum Sisinnii, Martyrii, et Alexandri, anno Domini MCLXXVI inter Legnianum et Ticinum Mediolanenses expulerunt de campo imperatorem Federicum cum toto exercitu suo, et infiniti Teutonici capti sunt ibi, et gladio occisi, et fere totus populus Cumanorum ibi remansit.Il suddetto Galvano Fiamma[Gualvanus Flamma, in Manipul. Flor.]anch'egli mette questo fatto nella festa de' suddetti santi, benchè per errore nel suo testo sia scrittoIII kalendas junii. E però in essa festa il popolo di Milano annualmente da lì innanzi continuò a rendere un pubblico ringraziamento alla misericordia di Dio, di maniera che non è più da mettere in dubbio questa verità: cioè nel dì 29 maggio seguì quel famoso conflitto.Incominciarono dunque la baruffa i settecento cavalieri milanesi incontratisi coi trecento tedeschi, quando sopraggiunse l'imperadore col grosso dell'armata, al cui arrivo non potendo essi reggere, presero la fuga. Con questo buon principio arrivò Federigo dove l'aspettava col carroccio il nerbo maggiore dell'esercito collegato, e con tutto vigore l'assalì. Quivi trovò gran resistenza, e sulle prime vide steso a terra e stritolato dai piedi de' cavalli chi portava l'imperial bandiera. Contuttociò tal fu lo sforzo de' Tedeschi, che piegarono alcune schiere di Bresciani, e presa in fine la fuga, furono inseguite per parecchie miglia. Ma perchè restava un altro gran corpo de' più valorosi collegati alla guardia del carroccio, e parte de' Tedeschi s'era perduta a dar la caccia ai fuggitivi, nonsolamente non potè Federigo romperli, ma restò rotto egli stesso, massimamente perchè andarono sopravvenendo al campo de' collegati nuovi rinforzi di gente che dianzi era in viaggio[Romuald. Salernit., in Chron., tom. 9 Rer. Italic.]. Fece delle maraviglie di bravura in quel dì Federigo, e fu anche degli ultimi a ritirarsi; ma finalmente rovesciato da cavallo, come potè il meglio si sottrasse al pericolo, e sparì, lasciando i suoi alla discrezione de' vincitori. Restarono moltissimi vittima delle spade de' collegati, o affogati nel Ticino, moltissimi altri rimasero prigioni; ma principalmente toccò la mala ventura alle milizie di Como, che quasi tutte rimasero tagliate a pezzi, o condotte in prigionia. Diedesi poscia il sacco al campo nemico, ed oltre ad una quantità d'armi, di cavalli, d'arnesi e d'equipaggio, fu presa la cassa di guerra, che portava all'imperadore il tesoro raunato in Germania per sostener la guerra in Italia, con altri arredi e robe preziose. In una lettera scritta dai Milanesi a Bologna, e rapportata da Radolfo di Diceto, si legge[Radulph. de Diceto, pag. 591.]:Interfectorum, submersorum, captivorum non est numerus. Scutum imperatoris, vexillum, crucem, et lanceam habemus. Aurum et argentum multum in clitellis ejus reperimus, et spolia hostium accepimus, quorum aestimationem non credimus a quoquam posse definiri. Captus est in praelio dux Bertholdus, et nepos imperatoris, et frater coloniensis archiepiscopi. Aliorum autem infinitas captivorum numerum excludit, qui omnes Mediolano detinentur.Chi non sapesse che i vittoriosi ingrandiscono sempre il valore e la fortuna loro, di qua può impararli. E chi avesse anche da imparare che i vinti sogliono inorpellar le loro perdite, legga qui le storie degli scrittori tedeschi[Otto de S. Blasio, in Chron. Godefridus Monachus, in Chron. Chronographus Saxo, apud Leibnitium.], che scrivono aver avuto i collegati ben cento mila combattenti in quest'azione,quando era di poche migliaia l'armata imperiale. V'ha licenza di credere che superiori di forze fossero i collegati, ma non per questo era sterminato l'esercito loro, come si può raccogliere da Sire Raul. Nè Federigo, principe, che come mastro di guerra sapeva bene il suo conto, ito sarebbe ad attaccare i Lombardi con poche migliaia d'armati. Aggiungono finalmente, che l'imperadore fece una grande strage di essi Lombardi, e che finalmente soperchiato dalle lor forze, si aprì colla spada il passaggio a Pavia. La verità si è[Cardin. de Aragon., in Vita Alexandri III.]che celatamente fuggito Federigo, fu creduto ucciso in battaglia, e si cercò diligentemente il di lui cadavero. Prese tal piede questa credenza, che la imperadrice restata in Como si vestì da corruccio; e molti giorni si stette in tale ambiguità, senza sapersi dove fosse il fuggitivo imperadore, finchè all'improvviso egli comparve vivo e sano in Pavia. Presso il Malvezzi abbiamo[Malvec., in Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Italic.]che Federigo fu fatto prigione dai Bresciani, e condotto a Brescia, da dove fuggì in abito di mendico. Questa favola ci vorrebbe far credere molto poco avveduti i signori Bresciani.Comparve dunque in Pavia l'imperador Federigo, ma molto umiliato, riconoscendo egli finalmente la mano di Dio sopra di sè, e di meritar anche peggio, per aver sì lungamente fomentata la disunione e lo scandalo nella Chiesa di Dio, e per tante sue crudeltà, prepotenze ed altri suoi peccati. Pertanto ammaestrato dalle disgrazie, e forse più per trovarsi sprovveduto di danaro e di gente, e consigliato da varii suoi principi, cominciò una volta a concepir daddovero pensieri di pace. Però non tardò molto a spedire con plenipotenzaCristianoeletto arcivescovo di Magonza,Guglielmoeletto arcivescovo di Maddeburgo, e Pietro eletto vescovo di Vormazia, per farne l'apertura a papaAlessandro III, che si trovavain Anagni. Ammessi all'udienza, esposero il desiderio di Federigo, ed ebbero per risposta che il papa era prontissimo alla concordia, purchè in essa avessero luogo anche il re di Sicilia, i Lombardi e l'imperador di Costantinopoli: al che acconsentirono gli ambasciatori. Per quindici dì si tennero segrete conferenze, e restò smaltita la controversia spettante alla Chiesa romana, siccome si può vedere dallo strumento pubblicato dal padre Pagi[Pagius, in Crit. Baron., ad hunc annum. Sigonius, de Regno Ital., lib. 14.]. Ma per quel che riguardava la lite coi Lombardi, niuna determinazione si potè prendere, e solamente si giudicò bene che il papa in persona venisse verso la Lombardia, per dar più facilità e calore all'aggiustamento. Presentito questo negoziato di pace dai Cremonesi, si credettero eglino o sul fine di questo, o sul principio del seguente anno, di vantaggiare i loro interessi con darsi di buona ora all'imperadore; e però si aggiustarono con lui senza il consenso dei collegati e contro del giuramento. Antonio Campi[Antonio Campi, Cremon. fedel.]ne rapporta lo strumento dato nell'anno presente. Altrettanto fecero dipoi i Tortonesi: passi tutti sommamente detestati dal papa e dagli altri collegati, che li chiamarono traditori, vili ed infami. Per quanto s'ha dall'Anonimo Casinense[Anonymus Casinens., in Chron.]e dalla Cronica di Fossanuova[Johann. de Ceccano, Chron. Fossaenovae.],Cristiano arcivescovodi Magonza sul principio di marzo dell'anno presente assediò il castello di Celle ai confini della Puglia.Ruggieri contedi Andria e il conte Roberto, messo insieme un copioso esercito, andarono per isloggiarlo di là. V'ha chi scrive, che venuti a battaglia coll'armata imperiale, ne riportarono vittoria. Tutto il contrario sembra a me di leggere nella Cronica di Fossanuova, dove son queste parole:Comites regni Siciliae cum ingenti exercitu insurrexerunt in eum; et gens quidemAlemannorum fuit super eos; et plerosque cepit; atque in fugam verterunt VI idus martii.Altro non si sa di una tale impresa che questo poco. L'anno poi fu questo in cuiGuglielmo IIre di Sicilia determinò di ammogliarsi[Romualdus Salernit., in Chron.], e a tal fine spedì col titolo di legati in InghilterraElia vescovoeletto di Troia, edArnolfo vescovodi Capaccio, a chiedereGiovannafigliuola del reArrigo IIin sua moglie[Radulphus de Diceto, pag. 594.]. Conchiuso il parentado per interposizion di papa Alessandro, fu da una squadra di navi inglesi condotta questa principessa sino all'isola di Sant'Egidio in Linguadoca. Colà vennero a levarlaAlfano arcivescovodi Capoa,Riccardo vescovodi Siracusa eRoberto contedi Caserta con venticinque galee, e la condussero a Napoli, dove per non poter più essa soffrir gl'incomodi del mare, sbarcò, e celebrò la festa del santo Natale. Continuato poscia il viaggio per Salerno e Calabria, arrivò in fine felicemente a Palermo, e quivi con gran solennità fu sposata e poi coronata nel dì 13 dell'anno seguente. Nel dì 18 d'aprile di quest'annoGaldino arcivescovodi Milano[Acta Sanct. Bolland., ad diem 18 april.], appena fatta sul pulpito della metropolitana una fervorosa predica contra degli eretici Catari che aveano cominciato ad infettare la città di Milano, colpito da un accidente mortale, rendè l'anima a Dio, e fu poi annoverato fra i santi. Erano i Catari una specie di Manichei, che venuti dalla Bulgaria, a poco a poco s'introdussero in Lombardia, in Francia e in Germania. Nella storia ecclesiastica sotto varii nomi, secondo la diversità de' paesi dove si annidarono, veggonsi nominati. Qui in Italia per lo più venivano chiamatipaterini, e durò gran tempo questa peste, senza poterla sradicare. Ne ho parlato ancor io nelle Antichità italiane[Antiquit. Ital., Dissert. LX.].

Dacchè le alte pretensioni diFederigofecero svanir tutte le speranze di pace, andò egli infestando gli Alessandrini, ma senza maggiormente stuzzicare il vespaio, dissimulando il suo sdegno finchè arrivassero i soccorsi aspettati dalla Germania, per ottenere i quali avea nell'anno precedente spedite lettere a tutti i principi di quelle contrade. Stavano all'erta per lo contrario anche i Lombardi, a' quali non mancavano spie per sapere ciò che si manipolava oltramonti. Vedesi parimente nel gennaio di questo anno il giuramento di chi era direttore della lega lombarda[Antiquit. Ital., Dissert. XLVIII.]. OraWichmanno arcivescovodi Maddeburgo, eFilippo arcivescovodi Colonia, con tutti que' vescovi e principi ch'eglino poterono raunare[Chronograph. Saxo, apud Leibnitium.], dopo Pasqua misero in marcia l'esercito preparato, per venire in aiuto dell'Augusto Federigo. Dalla parte dell'Adige non v'era libero il passo, e però per montagne alpestri calarono finalmente verso il lago di Como. Appena udì Federigo essere quella gente in viaggio, che non si potè contenere di andar, ma sconosciuto, a riceverli a Como, ed anche a Bellinzona. Con questa armata e colle forze de' Comaschi suoi fedeli, perchè doveano aver di nuovo aderito al di lui partito, si mise in marcia per Cairate alla volta del Ticino, con pensiero di unirsi coi Pavesi e col marchese di Monferrato, e ricominciar la festa. Non dormivano i Milanesi; e premendo loro che non seguisse l'union di Federigo coll'esercito pavese, sollecitarono tutti i lor collegati per uscire in campagna, ed opporsi al di lui passaggio. Non erano ancor giunte tutte le milizie che s'aspettavano, quando s'udì che l'armata nemica era già pervenuta a Como.Però, senza perdere tempo, le scelte schiere de' Milanesi, Bresciani, Piacentini, Lodigiani, Novaresi e Vercellini mossero col carroccio, e fecero alto fra Borsano e Busto Arsiccio, ossia fra Legnano e il Ticino[Sire Raul, Hist., tom. 6 Rer. Ital. Cardin. de Aragon., in Vit. Alexandri III, P. I, tom. 3 Rer. Italic.]. Mandarono innanzi settecento cavalli, per riconoscere qual via tenesse l'esercito tedesco, e questi, appena fatte tre miglia di viaggio, si videro venire all'incontro circa trecento cavalieri tedeschi. Imbracciati gli scudi, e colle lance in resta tutti spronarono, e tosto si attaccò battaglia: battaglia memorabile per tutti i secoli avvenire. Il giorno, in cui essa seguì, dal Panvinio vien detto il dì 26 di maggio; dal Sigonio il dì 30 d'esso mese, correndo la festa de' santi Sisinnio, Martirio ed Alessandro. Il padre Pagi pretende che abbia a prevalere a tutti l'autorità della vita di papa Alessandro III, dove si legge che questo fatto d'armi accaddecirca finem mensis junii. Nell'edizion da me fattane è scorretto in essa vita l'anno[Rerum Italic., P. I, tom. 3.], leggendosianno MCLXXV, quando ha da essereMCLXXVI, come si truova negli estratti che ne fece il cardinal Baronio. Tanto poi nell'edizion suddetta, quanto presso il Baronio è difettoso quelcirca finem junii. E si conosce dal vedere che si fa incamminato Federigo a Como circa il fine di giugno, con soggiugnere appresso che i Milanesiin primo sabbato mensis juniiuscirono in campagna, nè tardarono a venire alle mani. Ma neppur sussiste che nel primo sabbato di giugno succedesse quella campal giornata. Avvenne essa nell'ultimo sabbato di maggio, che era in quell'anno il dì 29 di maggio, ossia il dìIV kalendas junii, correndo veramente allora la festa dei santi suddetti, che fu posta dal Sigonio, sedotto da Galvano Fiamma,III kalendas junii. Sire Raul, autore allora vivente inMilano[Sire Raul, Hist., tom. 6 Rer. Ital.], chiaramente mette la battaglia suddettaquarto kalendas junii, in die sabbati. Il continuatore di Caffaro scrive[Caffari, Annal. Genuens., tom. 6 Rer. Ital.]succeduto ciòin hebdomada Pentecostes. E nel Calendario milanese, da me dato alla luce, si legge[Kalend. Mediolan., P. II, tom. 2 Rer. Ital., pag. 1037.]:IV kalendas junii, sanctorum Sisinnii, Martyrii, et Alexandri, anno Domini MCLXXVI inter Legnianum et Ticinum Mediolanenses expulerunt de campo imperatorem Federicum cum toto exercitu suo, et infiniti Teutonici capti sunt ibi, et gladio occisi, et fere totus populus Cumanorum ibi remansit.Il suddetto Galvano Fiamma[Gualvanus Flamma, in Manipul. Flor.]anch'egli mette questo fatto nella festa de' suddetti santi, benchè per errore nel suo testo sia scrittoIII kalendas junii. E però in essa festa il popolo di Milano annualmente da lì innanzi continuò a rendere un pubblico ringraziamento alla misericordia di Dio, di maniera che non è più da mettere in dubbio questa verità: cioè nel dì 29 maggio seguì quel famoso conflitto.

Incominciarono dunque la baruffa i settecento cavalieri milanesi incontratisi coi trecento tedeschi, quando sopraggiunse l'imperadore col grosso dell'armata, al cui arrivo non potendo essi reggere, presero la fuga. Con questo buon principio arrivò Federigo dove l'aspettava col carroccio il nerbo maggiore dell'esercito collegato, e con tutto vigore l'assalì. Quivi trovò gran resistenza, e sulle prime vide steso a terra e stritolato dai piedi de' cavalli chi portava l'imperial bandiera. Contuttociò tal fu lo sforzo de' Tedeschi, che piegarono alcune schiere di Bresciani, e presa in fine la fuga, furono inseguite per parecchie miglia. Ma perchè restava un altro gran corpo de' più valorosi collegati alla guardia del carroccio, e parte de' Tedeschi s'era perduta a dar la caccia ai fuggitivi, nonsolamente non potè Federigo romperli, ma restò rotto egli stesso, massimamente perchè andarono sopravvenendo al campo de' collegati nuovi rinforzi di gente che dianzi era in viaggio[Romuald. Salernit., in Chron., tom. 9 Rer. Italic.]. Fece delle maraviglie di bravura in quel dì Federigo, e fu anche degli ultimi a ritirarsi; ma finalmente rovesciato da cavallo, come potè il meglio si sottrasse al pericolo, e sparì, lasciando i suoi alla discrezione de' vincitori. Restarono moltissimi vittima delle spade de' collegati, o affogati nel Ticino, moltissimi altri rimasero prigioni; ma principalmente toccò la mala ventura alle milizie di Como, che quasi tutte rimasero tagliate a pezzi, o condotte in prigionia. Diedesi poscia il sacco al campo nemico, ed oltre ad una quantità d'armi, di cavalli, d'arnesi e d'equipaggio, fu presa la cassa di guerra, che portava all'imperadore il tesoro raunato in Germania per sostener la guerra in Italia, con altri arredi e robe preziose. In una lettera scritta dai Milanesi a Bologna, e rapportata da Radolfo di Diceto, si legge[Radulph. de Diceto, pag. 591.]:Interfectorum, submersorum, captivorum non est numerus. Scutum imperatoris, vexillum, crucem, et lanceam habemus. Aurum et argentum multum in clitellis ejus reperimus, et spolia hostium accepimus, quorum aestimationem non credimus a quoquam posse definiri. Captus est in praelio dux Bertholdus, et nepos imperatoris, et frater coloniensis archiepiscopi. Aliorum autem infinitas captivorum numerum excludit, qui omnes Mediolano detinentur.Chi non sapesse che i vittoriosi ingrandiscono sempre il valore e la fortuna loro, di qua può impararli. E chi avesse anche da imparare che i vinti sogliono inorpellar le loro perdite, legga qui le storie degli scrittori tedeschi[Otto de S. Blasio, in Chron. Godefridus Monachus, in Chron. Chronographus Saxo, apud Leibnitium.], che scrivono aver avuto i collegati ben cento mila combattenti in quest'azione,quando era di poche migliaia l'armata imperiale. V'ha licenza di credere che superiori di forze fossero i collegati, ma non per questo era sterminato l'esercito loro, come si può raccogliere da Sire Raul. Nè Federigo, principe, che come mastro di guerra sapeva bene il suo conto, ito sarebbe ad attaccare i Lombardi con poche migliaia d'armati. Aggiungono finalmente, che l'imperadore fece una grande strage di essi Lombardi, e che finalmente soperchiato dalle lor forze, si aprì colla spada il passaggio a Pavia. La verità si è[Cardin. de Aragon., in Vita Alexandri III.]che celatamente fuggito Federigo, fu creduto ucciso in battaglia, e si cercò diligentemente il di lui cadavero. Prese tal piede questa credenza, che la imperadrice restata in Como si vestì da corruccio; e molti giorni si stette in tale ambiguità, senza sapersi dove fosse il fuggitivo imperadore, finchè all'improvviso egli comparve vivo e sano in Pavia. Presso il Malvezzi abbiamo[Malvec., in Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Italic.]che Federigo fu fatto prigione dai Bresciani, e condotto a Brescia, da dove fuggì in abito di mendico. Questa favola ci vorrebbe far credere molto poco avveduti i signori Bresciani.

Comparve dunque in Pavia l'imperador Federigo, ma molto umiliato, riconoscendo egli finalmente la mano di Dio sopra di sè, e di meritar anche peggio, per aver sì lungamente fomentata la disunione e lo scandalo nella Chiesa di Dio, e per tante sue crudeltà, prepotenze ed altri suoi peccati. Pertanto ammaestrato dalle disgrazie, e forse più per trovarsi sprovveduto di danaro e di gente, e consigliato da varii suoi principi, cominciò una volta a concepir daddovero pensieri di pace. Però non tardò molto a spedire con plenipotenzaCristianoeletto arcivescovo di Magonza,Guglielmoeletto arcivescovo di Maddeburgo, e Pietro eletto vescovo di Vormazia, per farne l'apertura a papaAlessandro III, che si trovavain Anagni. Ammessi all'udienza, esposero il desiderio di Federigo, ed ebbero per risposta che il papa era prontissimo alla concordia, purchè in essa avessero luogo anche il re di Sicilia, i Lombardi e l'imperador di Costantinopoli: al che acconsentirono gli ambasciatori. Per quindici dì si tennero segrete conferenze, e restò smaltita la controversia spettante alla Chiesa romana, siccome si può vedere dallo strumento pubblicato dal padre Pagi[Pagius, in Crit. Baron., ad hunc annum. Sigonius, de Regno Ital., lib. 14.]. Ma per quel che riguardava la lite coi Lombardi, niuna determinazione si potè prendere, e solamente si giudicò bene che il papa in persona venisse verso la Lombardia, per dar più facilità e calore all'aggiustamento. Presentito questo negoziato di pace dai Cremonesi, si credettero eglino o sul fine di questo, o sul principio del seguente anno, di vantaggiare i loro interessi con darsi di buona ora all'imperadore; e però si aggiustarono con lui senza il consenso dei collegati e contro del giuramento. Antonio Campi[Antonio Campi, Cremon. fedel.]ne rapporta lo strumento dato nell'anno presente. Altrettanto fecero dipoi i Tortonesi: passi tutti sommamente detestati dal papa e dagli altri collegati, che li chiamarono traditori, vili ed infami. Per quanto s'ha dall'Anonimo Casinense[Anonymus Casinens., in Chron.]e dalla Cronica di Fossanuova[Johann. de Ceccano, Chron. Fossaenovae.],Cristiano arcivescovodi Magonza sul principio di marzo dell'anno presente assediò il castello di Celle ai confini della Puglia.Ruggieri contedi Andria e il conte Roberto, messo insieme un copioso esercito, andarono per isloggiarlo di là. V'ha chi scrive, che venuti a battaglia coll'armata imperiale, ne riportarono vittoria. Tutto il contrario sembra a me di leggere nella Cronica di Fossanuova, dove son queste parole:Comites regni Siciliae cum ingenti exercitu insurrexerunt in eum; et gens quidemAlemannorum fuit super eos; et plerosque cepit; atque in fugam verterunt VI idus martii.Altro non si sa di una tale impresa che questo poco. L'anno poi fu questo in cuiGuglielmo IIre di Sicilia determinò di ammogliarsi[Romualdus Salernit., in Chron.], e a tal fine spedì col titolo di legati in InghilterraElia vescovoeletto di Troia, edArnolfo vescovodi Capaccio, a chiedereGiovannafigliuola del reArrigo IIin sua moglie[Radulphus de Diceto, pag. 594.]. Conchiuso il parentado per interposizion di papa Alessandro, fu da una squadra di navi inglesi condotta questa principessa sino all'isola di Sant'Egidio in Linguadoca. Colà vennero a levarlaAlfano arcivescovodi Capoa,Riccardo vescovodi Siracusa eRoberto contedi Caserta con venticinque galee, e la condussero a Napoli, dove per non poter più essa soffrir gl'incomodi del mare, sbarcò, e celebrò la festa del santo Natale. Continuato poscia il viaggio per Salerno e Calabria, arrivò in fine felicemente a Palermo, e quivi con gran solennità fu sposata e poi coronata nel dì 13 dell'anno seguente. Nel dì 18 d'aprile di quest'annoGaldino arcivescovodi Milano[Acta Sanct. Bolland., ad diem 18 april.], appena fatta sul pulpito della metropolitana una fervorosa predica contra degli eretici Catari che aveano cominciato ad infettare la città di Milano, colpito da un accidente mortale, rendè l'anima a Dio, e fu poi annoverato fra i santi. Erano i Catari una specie di Manichei, che venuti dalla Bulgaria, a poco a poco s'introdussero in Lombardia, in Francia e in Germania. Nella storia ecclesiastica sotto varii nomi, secondo la diversità de' paesi dove si annidarono, veggonsi nominati. Qui in Italia per lo più venivano chiamatipaterini, e durò gran tempo questa peste, senza poterla sradicare. Ne ho parlato ancor io nelle Antichità italiane[Antiquit. Ital., Dissert. LX.].


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