MCLXXXVAnno diCristoMCLXXXV. IndizioneIII.UrbanoIII papa 1.FederigoI re 34, imper. 31.Continuòpapa Lucioil suo soggiorno in Verona, e l'Ughelli rapporta una sua bolla dataVeronae idibus junii, Indictione III, Incarnationis dominicae anno MCLXXXV, pontificatus vero domni Lucii III papae anno quarto[Ughell., Ital. Sacr., tom. 5 in Episcop. Veronens.]. Trattenevasi tuttavia in Italia anche l'imperador Federigo, se pure non aveva egli fatta una scappata in Germania. E però il papa dovette persister ivi per continuare i negoziati scabrosi con esso Augusto. Rapporta il Margarino un diploma di esso Federigo, datoapud Veronam V nonas januarii, anno dominicae Incarnationis MCLXXXV[Bullar. Casinens., tom. 2, Constit. CIII.]. Trovossi poi il medesimo Augustoin Reggio III idus februarii, cioè nel dì 11 di febbraio del presente anno, e quivi confermò i privilegii al popolo milanese, con estensione di molte grazie, tutte probabilmente ben pagate. Il Puricelli[Puricell., Monum. Basilic. Ambr.]rapporta l'intero diploma, degno ben di considerazione, perchè in esso restituisce a' Milanesi le antiche loro giurisdizioni dalla parte d'occidente e settentrione, e tutte l'altre dalla parte di levante, con obbligarsi di rimettere in piedi la terra di Crema: il che servì ad alterar sommamente gli animi de' Cremonesi, i quali, dopo tante spese e dopo tanto sangue e fatiche, vedeano sè stessi spogliati delle lor conquiste, e premiatochi sì lungamente avea sostenuta la guerra contra di esso Federigo. All'incontro i Milanesi si obbligano di aiutar l'imperadore, di ritenere e ricuperare tutti i diritti dell'imperio in Italia, e nominatamente i beni della contessa Matilda. Fra i testimoni si veggono nominati,Conradus dux Spoleti, e Conradus marchio anconitanus, cioè che allora governava la marca d'Ancona, benchè non apparisca se la stessa città d'Ancona allora ubbidisse a lui. Un altro diploma d'esso Federigo, spedito in MilanoIV nonas maii, in favore del monistero di santo Ambrosio, si legge presso il suddetto Puricelli. Però non dovrebbe sussistere lo scriversi dal Sigonio[Sigonius, de Regno Ital. lib. 15.]che Federigo, partitosi da Reggio, arrivò a Bologna nel dì primo di aprile, e di là passò alla visita delle città della Romagna. Aggiugne il medesimo Sigonio che dalla Romagna andò in Toscana nel mese di luglio, e che tolse a tutte quelle città le regalie, fuorchè a Pisa e a Pistoia, con privarle della libertà, e sottometterle agli uffiziali da lui destinati; e ciò perchè nelle guerre passate aveano tenuto colla Chiesa contra di lui. Prese queste notizie il Sigonio da Giovanni Villani[Villani, Istor. lib. 5, cap. 12.], che le racconta all'anno 1184, anticipando d'un anno il tempo. Concorrono nella stessa narrativa gli Annali antichi di Siena[Annales Senens., tom. 15 Rer. Ital.], con asserire sotto il presente anno l'arrivo in Toscana dell'imperador suddetto. Già cominciavano nelle città a pullulare i semi ascosi delle fazioni guelfa e ghibellina. Teneano i nobili la parte dell'imperadore, per difendere le lor castella e i lor feudi, che dianzi erano esenti dalla giurisdizione delle città. All'incontro il popolo, che volea, non solo godere della libertà, ma rimettere ancora sotto il suo dominio tutti i luoghi che anticamente erano del suo distretto, e forzava i nobili ad ubbidire, ripugnava all'autorità dell'imperadore. Per questa cagione in Faenzas'accese la discordia fra il popolo e i nobili. Inferiori di forze gli ultimi ricorsero a Federigo[Hieronymus Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 6.], il quale ordinò a Bertoldo suo cancelliere di assediar quella città colle forze della Romagna. Dopo una gagliarda difesa i Faentini in fine furono costretti a sottomettersi alla volontà dell'imperadore.S'era poi cangiato l'animo de' Cremonesi, sì caldo negli anni addietro in favor d'esso Augusto, dacchè videro che egli avea confermata Crema al popolo di Milano; e non essendo ignota a Federigo questa loro alienazione d'affetto, ne fece vendetta con ordinare che si rifabbricasse quell'abbattuta terra. Così ne scrive Sicardo[Sicard., in Chron., tom. 7 Rer. Ital.]:Anno Domini MCLXXXV, imperator in Italiam rediens, Cremam in odium Cremonensium reaedificavit. Quo anno ego Sicardus, praesentis operis compilator et scriba, Cremonae, licet indigne, electus sum ad episcopale officium. Trattenevasi tuttavia in Verona il buon papaLucio III, quando Iddio volle chiamarlo a sè. Concordano gli storici in asserire[Martin. Polonus, in Chron. Radulph. de Diceto et alii.]che la sua morte accadde verso il fine di novembre, e data gli fu sepoltura nel dì 25 di quel mese. Era stato eletto in questo medesimo anno arcivescovo di MilanoUberto Crivellochiamato Lamberto con errore da altri. Tale dovea essere il di lui merito, che il collegio de' cardinali appena dopo le esequie del defunto papa Lucio s'accordarono in eleggerlo sommo pontefice. Prese egli il nome diUrbano III, e continuò a governar come arcivescovo la chiesa di Milano per tutto il tempo del suo pontificato, siccome han già concludentemente provato il p. Pagi[Pagius, in Crit. Baron.]e il signor Sassi[Saxius, in Notis ad Sigon., de Regno Ital., lib. 6.]. Un de' motivi, per li quali l'imperador Federigo andava rondando per l'Italia, quello era eziandio di trattare il matrimonio diCostanzafigliuolapostuma del fure Ruggieriavolo diGuglielmo IIre di Sicilia, colre Arrigosuo primogenito. Vedeva egli quel re senza successione, e bramoso di unire il fioritissimo regno della Sicilia, che abbracciava ancora la Puglia, la Calabria, Napoli e il principato di Capoa, si diede a far maneggi nella corte di Sicilia per ottenere il suo intento. Vi si trovarono delle difficoltà, ripugnando i consiglieri del re Guglielmo all'unione di quegli Stati coll'imperio, e alla signoria de' Tedeschi, il governo de' quali era assai screditato ne' tempi d'allora. Più ancora par verisimile che segretamente si opponesse il romano pontefice, per non trovarsi un dì fra le forbici e senza l'appoggio dei re di Sicilia, stati in addietro difensori della Chiesa romana. Ma ebbe maniera Federigo di guadagnar il punto. Abbiamo dall'Anonimo Casinense[Anonymus Casinens., in Chron., tom. 5 Rer. Ital.]che in questo anno fu conchiusa la pace fra esso Augusto e il re Guglielmo. Fra i patti di quella pace vi dovette entrare il matrimonio suddetto, di cui parleremo nell'anno prossimo seguente. Abbiamo anche dal suddetto storico, da Niceta Coniate[Niceta Choniates, in Histor.], da Sicardo[Sicard., in Chron.]e dalla Cronica di Fossanuova[Johann. de Ceccano, Chron. Fossaenovae.]che il predetto Guglielmo II re di Sicilia, per vendicarsi dei Greci che l'aveano molto prima beffato nel trattato di matrimonio con una figliuola diManuello Comnenoloro imperadore, e per la loro barbarie contro de' Latini, animato ancora daAlessio Comneno, che era ricorso a lui, spedì nel dì 11 di giugno una potentissima flotta a' danni diAndronico(tiranno allora regnante sul trono di Costantinopoli) sotto il comando del conte Tancredi suo cugino. S'impadronì questa armata nel dì 24 di giugno della città di Durazzo, e nella festa di san Bartolommeo d'agosto, dell'insigne città di Tessalonica, ossia di Salonichi.Conquistò molte altre città, castella e rocche, le quali tutte giurarono fedeltà al re siciliano, le cui genti commisero ogni sorta di crudeltà e sacrilegii in tale occasione. Ucciso in questo mentreAndronico, succedutogliIsacco Angelonell'imperio, non tardò ad inviare una poderosa flotta per fermar questi progressi; e non finì la faccenda, che ebbero una rotta i Siciliani per terra; e dipoi s'intavolò una pace fra loro, ma con frode, perchè gli uffiziali del re Guglielmo traditi, furono condotti prigioni a Costantinopoli. Li fece ben rilasciare Isacco; ma a buon conto egli ricuperò tutto il perduto, e la flotta siciliana molto confusa se ne tornò a' suoi porti.
Continuòpapa Lucioil suo soggiorno in Verona, e l'Ughelli rapporta una sua bolla dataVeronae idibus junii, Indictione III, Incarnationis dominicae anno MCLXXXV, pontificatus vero domni Lucii III papae anno quarto[Ughell., Ital. Sacr., tom. 5 in Episcop. Veronens.]. Trattenevasi tuttavia in Italia anche l'imperador Federigo, se pure non aveva egli fatta una scappata in Germania. E però il papa dovette persister ivi per continuare i negoziati scabrosi con esso Augusto. Rapporta il Margarino un diploma di esso Federigo, datoapud Veronam V nonas januarii, anno dominicae Incarnationis MCLXXXV[Bullar. Casinens., tom. 2, Constit. CIII.]. Trovossi poi il medesimo Augustoin Reggio III idus februarii, cioè nel dì 11 di febbraio del presente anno, e quivi confermò i privilegii al popolo milanese, con estensione di molte grazie, tutte probabilmente ben pagate. Il Puricelli[Puricell., Monum. Basilic. Ambr.]rapporta l'intero diploma, degno ben di considerazione, perchè in esso restituisce a' Milanesi le antiche loro giurisdizioni dalla parte d'occidente e settentrione, e tutte l'altre dalla parte di levante, con obbligarsi di rimettere in piedi la terra di Crema: il che servì ad alterar sommamente gli animi de' Cremonesi, i quali, dopo tante spese e dopo tanto sangue e fatiche, vedeano sè stessi spogliati delle lor conquiste, e premiatochi sì lungamente avea sostenuta la guerra contra di esso Federigo. All'incontro i Milanesi si obbligano di aiutar l'imperadore, di ritenere e ricuperare tutti i diritti dell'imperio in Italia, e nominatamente i beni della contessa Matilda. Fra i testimoni si veggono nominati,Conradus dux Spoleti, e Conradus marchio anconitanus, cioè che allora governava la marca d'Ancona, benchè non apparisca se la stessa città d'Ancona allora ubbidisse a lui. Un altro diploma d'esso Federigo, spedito in MilanoIV nonas maii, in favore del monistero di santo Ambrosio, si legge presso il suddetto Puricelli. Però non dovrebbe sussistere lo scriversi dal Sigonio[Sigonius, de Regno Ital. lib. 15.]che Federigo, partitosi da Reggio, arrivò a Bologna nel dì primo di aprile, e di là passò alla visita delle città della Romagna. Aggiugne il medesimo Sigonio che dalla Romagna andò in Toscana nel mese di luglio, e che tolse a tutte quelle città le regalie, fuorchè a Pisa e a Pistoia, con privarle della libertà, e sottometterle agli uffiziali da lui destinati; e ciò perchè nelle guerre passate aveano tenuto colla Chiesa contra di lui. Prese queste notizie il Sigonio da Giovanni Villani[Villani, Istor. lib. 5, cap. 12.], che le racconta all'anno 1184, anticipando d'un anno il tempo. Concorrono nella stessa narrativa gli Annali antichi di Siena[Annales Senens., tom. 15 Rer. Ital.], con asserire sotto il presente anno l'arrivo in Toscana dell'imperador suddetto. Già cominciavano nelle città a pullulare i semi ascosi delle fazioni guelfa e ghibellina. Teneano i nobili la parte dell'imperadore, per difendere le lor castella e i lor feudi, che dianzi erano esenti dalla giurisdizione delle città. All'incontro il popolo, che volea, non solo godere della libertà, ma rimettere ancora sotto il suo dominio tutti i luoghi che anticamente erano del suo distretto, e forzava i nobili ad ubbidire, ripugnava all'autorità dell'imperadore. Per questa cagione in Faenzas'accese la discordia fra il popolo e i nobili. Inferiori di forze gli ultimi ricorsero a Federigo[Hieronymus Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 6.], il quale ordinò a Bertoldo suo cancelliere di assediar quella città colle forze della Romagna. Dopo una gagliarda difesa i Faentini in fine furono costretti a sottomettersi alla volontà dell'imperadore.
S'era poi cangiato l'animo de' Cremonesi, sì caldo negli anni addietro in favor d'esso Augusto, dacchè videro che egli avea confermata Crema al popolo di Milano; e non essendo ignota a Federigo questa loro alienazione d'affetto, ne fece vendetta con ordinare che si rifabbricasse quell'abbattuta terra. Così ne scrive Sicardo[Sicard., in Chron., tom. 7 Rer. Ital.]:Anno Domini MCLXXXV, imperator in Italiam rediens, Cremam in odium Cremonensium reaedificavit. Quo anno ego Sicardus, praesentis operis compilator et scriba, Cremonae, licet indigne, electus sum ad episcopale officium. Trattenevasi tuttavia in Verona il buon papaLucio III, quando Iddio volle chiamarlo a sè. Concordano gli storici in asserire[Martin. Polonus, in Chron. Radulph. de Diceto et alii.]che la sua morte accadde verso il fine di novembre, e data gli fu sepoltura nel dì 25 di quel mese. Era stato eletto in questo medesimo anno arcivescovo di MilanoUberto Crivellochiamato Lamberto con errore da altri. Tale dovea essere il di lui merito, che il collegio de' cardinali appena dopo le esequie del defunto papa Lucio s'accordarono in eleggerlo sommo pontefice. Prese egli il nome diUrbano III, e continuò a governar come arcivescovo la chiesa di Milano per tutto il tempo del suo pontificato, siccome han già concludentemente provato il p. Pagi[Pagius, in Crit. Baron.]e il signor Sassi[Saxius, in Notis ad Sigon., de Regno Ital., lib. 6.]. Un de' motivi, per li quali l'imperador Federigo andava rondando per l'Italia, quello era eziandio di trattare il matrimonio diCostanzafigliuolapostuma del fure Ruggieriavolo diGuglielmo IIre di Sicilia, colre Arrigosuo primogenito. Vedeva egli quel re senza successione, e bramoso di unire il fioritissimo regno della Sicilia, che abbracciava ancora la Puglia, la Calabria, Napoli e il principato di Capoa, si diede a far maneggi nella corte di Sicilia per ottenere il suo intento. Vi si trovarono delle difficoltà, ripugnando i consiglieri del re Guglielmo all'unione di quegli Stati coll'imperio, e alla signoria de' Tedeschi, il governo de' quali era assai screditato ne' tempi d'allora. Più ancora par verisimile che segretamente si opponesse il romano pontefice, per non trovarsi un dì fra le forbici e senza l'appoggio dei re di Sicilia, stati in addietro difensori della Chiesa romana. Ma ebbe maniera Federigo di guadagnar il punto. Abbiamo dall'Anonimo Casinense[Anonymus Casinens., in Chron., tom. 5 Rer. Ital.]che in questo anno fu conchiusa la pace fra esso Augusto e il re Guglielmo. Fra i patti di quella pace vi dovette entrare il matrimonio suddetto, di cui parleremo nell'anno prossimo seguente. Abbiamo anche dal suddetto storico, da Niceta Coniate[Niceta Choniates, in Histor.], da Sicardo[Sicard., in Chron.]e dalla Cronica di Fossanuova[Johann. de Ceccano, Chron. Fossaenovae.]che il predetto Guglielmo II re di Sicilia, per vendicarsi dei Greci che l'aveano molto prima beffato nel trattato di matrimonio con una figliuola diManuello Comnenoloro imperadore, e per la loro barbarie contro de' Latini, animato ancora daAlessio Comneno, che era ricorso a lui, spedì nel dì 11 di giugno una potentissima flotta a' danni diAndronico(tiranno allora regnante sul trono di Costantinopoli) sotto il comando del conte Tancredi suo cugino. S'impadronì questa armata nel dì 24 di giugno della città di Durazzo, e nella festa di san Bartolommeo d'agosto, dell'insigne città di Tessalonica, ossia di Salonichi.Conquistò molte altre città, castella e rocche, le quali tutte giurarono fedeltà al re siciliano, le cui genti commisero ogni sorta di crudeltà e sacrilegii in tale occasione. Ucciso in questo mentreAndronico, succedutogliIsacco Angelonell'imperio, non tardò ad inviare una poderosa flotta per fermar questi progressi; e non finì la faccenda, che ebbero una rotta i Siciliani per terra; e dipoi s'intavolò una pace fra loro, ma con frode, perchè gli uffiziali del re Guglielmo traditi, furono condotti prigioni a Costantinopoli. Li fece ben rilasciare Isacco; ma a buon conto egli ricuperò tutto il perduto, e la flotta siciliana molto confusa se ne tornò a' suoi porti.