MCLXXXVIAnno diCristoMCLXXXVI. IndizioneIV.Urbano IIIpapa 2.Federigo Ire 35, imper. 32.Arrigo VIre d'Italia 1.Continuò ancheUrbano IIIpapa la sua dimora in Verona: il che si raccoglie dalle di lui lettere scritte in quella città nel dì 12 di gennaio dell'anno presente, pubblicate dal cardinal Baronio[Baron., in Annal. Ecclesiast.], e da due bolle che si leggono nel Bollario casinense[Bullar. Casin., tom. 2, Constit. CCIV et CCV.]. Venne a Milano ilre Arrigoprimogenito dell'imperadorFederigo, e colà parimente fu condottaCostanzazia diGuglielmo IIre di Sicilia, che si trovava allora in età d'anni trentuno; nè mai fu monaca, come chiaramente dimostrò il suddetto cardinal Baronio. Per attestato di Gotifredo da Viterbo[Godefridus Viterbiensis, in Chron.], che con questo racconto dà fine alla sua Cronica, furono celebrate le nozze di questi principi presso Milano nel palazzo contiguo alla basilica di santo Ambrosio, con incredibil magnificenza e concorso di nobiltà, e coll'assistenza dell'imperador Federigonel dì 27 di gennaio. Gotifredo, monaco di san Pantaleone, lasciò scritto che esso Augusto celebrò il santo Natalein Milano, e chein octava Epiphaniae nuptias filii sui opulentissime cum magna poene cunctorum procerum frequentia apud Ticinum agit[Godefridus Monachus S. Pantal., in Annal.]. Ma merita qui più fede il suddetto Gotifredo da Viterbo, perchè italiano, e perchè scrittore di cose da sè vedute, che ciò riferisce avvenuto in Milano. Anche Sicardo contemporaneo[Sicard., in Chron., tom. 7 Rer. Ital.], oltre ad Ottone da san Biagio[Otto de S. Blasio, in Chron.]e a Galvano Fiamma[Gualvanus Flamm., in Manipul. Flor.], asserisce lo stesso. E però molto meno è da ascoltare Arnoldo da Lubeca, dove scrive che la solennità di quelle nozze fu datain confinio Papiensium et Mantuanorum[Arnol. Lubec., lib. 3, cap. 14.]: che è un evidente errore a chiunque sa che Pavia non confina con Mantova. Frate Francesco Pipino dell'ordine dei predicatori aggiugne una particolarità, cioè che l'imperador Federigo nel precedente annomense julio cum aliquot Theutonicis et Lombardis perrexit Apuliam, accepturus filiam regis Willielmi(dee direRogerii)Constantiam nomine, Henrico filio suo in uxorem[Pipinus, Chron., cap. 2, tom. 9 Rer. Ital.]. Però probabile è che Federigo nell'anno addietro dalla Toscana passasse ai confini del regno, detto oggidì di Napoli, per trattar più da vicino della pace e delle nozze di Costanza col re Guglielmo. Soggiugne il Pipino:Pro cujus dote recepit ultra centum quinquaginta somarios, auro, argento, palliis et aliis pretiosis jocalibus onustos. Praefatam igitur Constantiam hyeme sequenti, de mense scilicet februarii(januarii)anno Incarnationis dominicae MCLXXXVI, idem Henricus cum maximis solemnitatibus desponsavit uxorem, et ambos idem imperator coronis regalibus insignivit.Lo stesso vien confermato dalla Cronica di Piacenza, sì per l'andata di Federigo verso la Puglia, come ancora per la dote.Et habuit ex ea plusquam CL equos oneratos auro et argento, et samitorum, et palliorum, et grixiorum,et variorum, et aliarum bonarum rerum[Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.]. Attesta anch'egli che Costanza passò per Piacenza,eundo Mediolanum, ubi dicto anno desponsata fuit per dominum Henricum regem, et ipsi jugales ibi coronati fuerunt. Il medesimo abbiam dalla Cronica di Parma[Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.]. E perciocchè i Cremonesi non intervennero a quella suntuosa funzione, l'ebbe sì forte a male Federigo, che, trovati dei pretesti, li mise al bando dell'imperio. Il Sigonio[Sigon., de Regno Ital., lib. 15.], seguitando un po' troppo confidentemente Galvano Fiamma[Gualvanus Flamma, in Manipul. Flor.], scrisse che nell'anno 1184 il re Arrigo ricevette la corona ferrea in santo Ambrosio di Milano. Lo stesso Fiamma altrove, cioè nella Cronica maggiore manoscritta, ci vien dicendo che Arrigo e Costanzafuerunt coronati in sancto Ambrosio et in Modoetia. All'incontro il cardinal Baronio[Baron., in Annal. Ecclesiast.]e il Puricelli[Puricell., Monum. Basilic. Ambros., n. 596.]credono seguita cotal coronazione nell'anno 1185. Ma s'imbrogliano poi tali ed altri scrittori in assegnare l'arcivescovo di Milano che gli desse la corona, adducendo alcuniAlgisio, altriUberto, ed altriMilone.La verità si è, che il re Arrigo e Costanza sua moglie furono coronati in quest'anno correndo il mese di gennaio, come si ricava dai sopra allegati autori. Ascoltisi Rodolfo da Diceto[Radulphus de Diceto, Imag. Histor.]:Inter Henricum,dice egli,regem teutonicum et Constantiam filiam Rogeri siculi regis, amitam vero Guillielmi regis siculi, generi regis Anglorum, matrimonium celebratum est: sexto kalendas februarii viennensis archiepiscopus Fredericum imperatorem romanum Mediolani coronavit: cioè colla corona del regno di Borgogna.Eodem in die aquilejensis patriarcha coronavit(cioè colla corona del regno d'Italia)Henricum regem teutonicum, et ab ea die vocatus est Caesar. Quidam episcopus teutonicuscoronavit Constantiam, amitam Willelmi regis siculi(cioè come regina della Germania).Haec acta sunt in monasterio sancti Ambrosii, e non già in Monza. All'arcivescovo di Milano apparteneva il dar la corona ferrea al nuovo re d'Italia. E perciocchè allora papa Urbano III riteneva tuttavia come arcivescovo quella chiesa, nè volle, per dissapori già insorti tra lui e l'imperadore, intervenir a quella funzione, Gotifredo patriarca di Aquileia, uomo arditissimo, e persona assai mondana, senza riguardo al papa si usurpò quel diritto, e conferì al re Arrigo la corona del regno d'Italia. Per questa sua prosunzione fu sì egli, come gli altri vescovi assistenti a quella coronazione, sospeso dai divini uffizii da papa Urbano. Ne abbiamo l'attestato presso l'autor della Cronica acquicintina, che narrando le dissensioni nuovamente nate fra papa Urbano e Federigo Augusto, così ne parla:Praecipue quod patriarcha aquilejensis, et quidam episcopi interfuerunt, absque consensu papae, coronationi Henrici regis die quadam solemni in Italia: quos omnes papa a divino suspendit officio[Chron. Acquicinct. apud Pagium ad hunc annum.]. Ci ha conservati Arnoldo da Lubeca[Arnold. Lubec., Chron., lib. 3, cap. 16.]gli altri capi delle querele di papa Urbano contra di Federigo imperadore. Lamentavasi in primo luogo ch'egli indebitamente occupasse il patrimonio della contessa Matilda, da lei donato alla Chiesa romana. Poscia che l'imperadore, venendo a morte qualche vescovo, entrasse in possesso de' beni di quelle chiese, con fare lo spoglio in danno intollerabile dei vescovi successori. In terzo luogo, che, col pretesto di toglier le badesse scandalose, occupasse le rendite de' monisteri, e non ne sostituisse altre di miglior professione. Eravi anche lite per cagione del nuovo arcivescovo di Treveri, e per le decime possedute od usurpate dai laici. Di più non ne dico per non diffondermi troppo; ma si può ben credere che una dellecose che maggiormente amareggiava l'animo del pontefice e de' cardinali, fossero le nozze di Costanza col re Arrigo, ben conoscendo essi le mire di Federigo sopra un regno spettante alla Chiesa romana, senza averne egli ricercato l'assenso del sommo pontefice, e prevedendo i guai che ne poteano venire, e che vennero in fatti all'Italia per questa alleanza.Lo sdegno conceputo dall'imperador Federigo contra de' Cremonesi, e maggiormente fomentato dai Milanesi, il condusse quest'anno ai loro danni. Con tutte dunque le forze d'essi Milanesi, de' Piacentini, Bresciani ed altri popoli, ostilmente passò nel territorio di Cremona sul principio di giugno, prese varie terre e castella; e trovato Castel-Manfredo, poco dianzi fabbricato da' Cremonesi, che facea resistenza, ne intraprese l'assedio, e superatolo colla forza, lo distrusse. Fu in tale occasione ch'egli concedette ai Milanesi varie castella poste fra i fiumi Adda ed Oglio, cioè Rivolta, Casirate, Agnanello ed altri. Il diploma di tal concessione, da me dato alla luce, si vede scritto in quest'annoin territorio cremonensi, in destructione castri Meimfredi, quinto idus junii[Antiquit. Italic., Dissert. XLVII.]. Veggendosi perciò a mal partito i Cremonesi, cominciarono a trattar d'accordo, e a questo fine spedirono all'imperadore un personaggio a lui noto, cioèSicardoloro vescovo, il quale così efficacemente si adoperò, che rimise in grazia di lui il suo popolo. Così ne parla nella sua Cronica lo stesso Sicardo:Anno Domini MCLXXXVI imperator quoddam castrum Cremonensium, quod Manfredi nomine vocabatur, omnino destruxit. Sed auctore Domino per meum ministerium facta est inter imperatorem et cives meos reconciliatio[Sicard., in Chron., tom. 7 Rer. Ital.]. Si truova dipoi Federigo nel dì 22 di giugno in Varese, nobil terra del Milanese, dove concedette un privilegio alla badia del Mezzano, pubblicato dal Campi[Campi, Istor. di Piacenza.]. Dopo queste impreseFederigo se ne tornò in Germania, e fece tosto conoscere il suo mal talento contra di papa Urbano[Arnoldus Lubecensis, lib. 3, cap. 17.]con far serrar tutte le vie dell'Alpi, acciocchè niuno dalla Germania potesse venire in Italia alla santa Sede. Aveva egli anche lasciato al figliuolo Arrigo il governo dell'Italia, e speditolo coll'esercito alla volta di Roma, per maggiormente angustiare il papa, sulla speranza di ridurlo ai suoi voleri. Per quanto vo io conghietturando, andava Arrigo d'accordo col senato romano; laonde portò la guerra unito con essi Romani alle terre che tuttavia si mantenevano sotto l'ubbidienza del romano pontefice. Ed ecco quanto breve durata ebbe la pace di Venezia. Scrive Giovanni da Ceccano[Johann. de Ceccano, Chron. Fossaenovae.]che esso re in quest'anno soggiogò tutta la Campania, cioè quella che apparteneva al romano pontefice, fuorchè la rocca di Fumone; e assediò castello Ferentino per nove giorni. Altri gran danni recò l'armata sua a quelle parti; ed egli restituì Ceperano a Riccardo Reberi. Aggiugne, che i Romani sul principio di dicembre passarono nella stessa Campania, diedero alle fiamme Monte Lungo, e dopo varii saccheggi se ne tornarono a casa. Che il re Arrigo facesse delle altre ostilità in quelle parti, lo raccolgo da uno strumento altrove da me pubblicato[Antiquit. Ital., Dissert. L.]. Abbiamo anche dalla Cronica acquicintina[Chron. Acquicinct. apud Pag.], che incontratosi il re Arrigo in un famiglio del papa che portava a Verona una buona somma di oro e d'argento, gli tolse tutto, e fecegli anche tagliare il naso in disprezzo del papa. Intanto non bastò ai Cremonesi di aver acconciati i loro interessi coll'imperador Federigo; vollero similmente assicurarsidel sole nascente, cioè del medesimo re Arrigo. Speditagli adunque una ambasceria, ottennero anche da lui pace. Lo strumento fu scritto in quest'anno,qui fuit sextus intrante mense julii. Actum sub temptorio regis Henrici feliciter, quando erat in obsidione Urbis Veteris. Fra i testimoni si contaOtto Frangenspanem praefectus Romae. Altri deciderà se qui si parli dell'assedio d'Orvieto, oppure di Civita vecchia. Il Sigonio dice Orvieto, e a lui mi attengo anch'io. Accennai di sopra che le appellazioni della marca di Verona furono appoggiate adObizzo marchesed'Este. In confermazione di ciò ho prodotto altrove[Antichità Estensi, P. I.]due sentenze date dal medesimo marchese, l'una in quest'annodie Mercurii, qui fuit quarto idus decembris, dove si truovamarchio Opizo, commissis nobis per imperatorem appellationibus totius Paduae, atque ejus districtus,ec.; e l'altra nell'anno seguente 1187, proferita in Este, nella quale si legge:Ego Opizo marchio de Hest, vicarius et nuncius domni imperatoris Federici, ad audiendas causas appellationum Veronae, et ejus districtus,ec. In passando il re Arrigo nel mese di giugno di quest'anno per la Toscana, avea ricevuto in sua grazia i Sanesi, ma con rigorose condizioni, come apparisce dallo strumento da me dato alla luce[Antiquit. Ital., Dissert. L.]. Ma dovette quel popolo ingegnarsi, e verisimilmente con quel segreto che ha tanta forza nel mondo, per ricuperare i perduti diritti; e però sul fine d'ottobre, mentre esso re dimorava inCesena, VIII kalendas novembris, Indictione V,ottennero da lui un diploma grazioso, che si può leggere nelle mie Antichità italiane[Ibidem.].
Continuò ancheUrbano IIIpapa la sua dimora in Verona: il che si raccoglie dalle di lui lettere scritte in quella città nel dì 12 di gennaio dell'anno presente, pubblicate dal cardinal Baronio[Baron., in Annal. Ecclesiast.], e da due bolle che si leggono nel Bollario casinense[Bullar. Casin., tom. 2, Constit. CCIV et CCV.]. Venne a Milano ilre Arrigoprimogenito dell'imperadorFederigo, e colà parimente fu condottaCostanzazia diGuglielmo IIre di Sicilia, che si trovava allora in età d'anni trentuno; nè mai fu monaca, come chiaramente dimostrò il suddetto cardinal Baronio. Per attestato di Gotifredo da Viterbo[Godefridus Viterbiensis, in Chron.], che con questo racconto dà fine alla sua Cronica, furono celebrate le nozze di questi principi presso Milano nel palazzo contiguo alla basilica di santo Ambrosio, con incredibil magnificenza e concorso di nobiltà, e coll'assistenza dell'imperador Federigonel dì 27 di gennaio. Gotifredo, monaco di san Pantaleone, lasciò scritto che esso Augusto celebrò il santo Natalein Milano, e chein octava Epiphaniae nuptias filii sui opulentissime cum magna poene cunctorum procerum frequentia apud Ticinum agit[Godefridus Monachus S. Pantal., in Annal.]. Ma merita qui più fede il suddetto Gotifredo da Viterbo, perchè italiano, e perchè scrittore di cose da sè vedute, che ciò riferisce avvenuto in Milano. Anche Sicardo contemporaneo[Sicard., in Chron., tom. 7 Rer. Ital.], oltre ad Ottone da san Biagio[Otto de S. Blasio, in Chron.]e a Galvano Fiamma[Gualvanus Flamm., in Manipul. Flor.], asserisce lo stesso. E però molto meno è da ascoltare Arnoldo da Lubeca, dove scrive che la solennità di quelle nozze fu datain confinio Papiensium et Mantuanorum[Arnol. Lubec., lib. 3, cap. 14.]: che è un evidente errore a chiunque sa che Pavia non confina con Mantova. Frate Francesco Pipino dell'ordine dei predicatori aggiugne una particolarità, cioè che l'imperador Federigo nel precedente annomense julio cum aliquot Theutonicis et Lombardis perrexit Apuliam, accepturus filiam regis Willielmi(dee direRogerii)Constantiam nomine, Henrico filio suo in uxorem[Pipinus, Chron., cap. 2, tom. 9 Rer. Ital.]. Però probabile è che Federigo nell'anno addietro dalla Toscana passasse ai confini del regno, detto oggidì di Napoli, per trattar più da vicino della pace e delle nozze di Costanza col re Guglielmo. Soggiugne il Pipino:Pro cujus dote recepit ultra centum quinquaginta somarios, auro, argento, palliis et aliis pretiosis jocalibus onustos. Praefatam igitur Constantiam hyeme sequenti, de mense scilicet februarii(januarii)anno Incarnationis dominicae MCLXXXVI, idem Henricus cum maximis solemnitatibus desponsavit uxorem, et ambos idem imperator coronis regalibus insignivit.Lo stesso vien confermato dalla Cronica di Piacenza, sì per l'andata di Federigo verso la Puglia, come ancora per la dote.Et habuit ex ea plusquam CL equos oneratos auro et argento, et samitorum, et palliorum, et grixiorum,et variorum, et aliarum bonarum rerum[Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.]. Attesta anch'egli che Costanza passò per Piacenza,eundo Mediolanum, ubi dicto anno desponsata fuit per dominum Henricum regem, et ipsi jugales ibi coronati fuerunt. Il medesimo abbiam dalla Cronica di Parma[Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.]. E perciocchè i Cremonesi non intervennero a quella suntuosa funzione, l'ebbe sì forte a male Federigo, che, trovati dei pretesti, li mise al bando dell'imperio. Il Sigonio[Sigon., de Regno Ital., lib. 15.], seguitando un po' troppo confidentemente Galvano Fiamma[Gualvanus Flamma, in Manipul. Flor.], scrisse che nell'anno 1184 il re Arrigo ricevette la corona ferrea in santo Ambrosio di Milano. Lo stesso Fiamma altrove, cioè nella Cronica maggiore manoscritta, ci vien dicendo che Arrigo e Costanzafuerunt coronati in sancto Ambrosio et in Modoetia. All'incontro il cardinal Baronio[Baron., in Annal. Ecclesiast.]e il Puricelli[Puricell., Monum. Basilic. Ambros., n. 596.]credono seguita cotal coronazione nell'anno 1185. Ma s'imbrogliano poi tali ed altri scrittori in assegnare l'arcivescovo di Milano che gli desse la corona, adducendo alcuniAlgisio, altriUberto, ed altriMilone.
La verità si è, che il re Arrigo e Costanza sua moglie furono coronati in quest'anno correndo il mese di gennaio, come si ricava dai sopra allegati autori. Ascoltisi Rodolfo da Diceto[Radulphus de Diceto, Imag. Histor.]:Inter Henricum,dice egli,regem teutonicum et Constantiam filiam Rogeri siculi regis, amitam vero Guillielmi regis siculi, generi regis Anglorum, matrimonium celebratum est: sexto kalendas februarii viennensis archiepiscopus Fredericum imperatorem romanum Mediolani coronavit: cioè colla corona del regno di Borgogna.Eodem in die aquilejensis patriarcha coronavit(cioè colla corona del regno d'Italia)Henricum regem teutonicum, et ab ea die vocatus est Caesar. Quidam episcopus teutonicuscoronavit Constantiam, amitam Willelmi regis siculi(cioè come regina della Germania).Haec acta sunt in monasterio sancti Ambrosii, e non già in Monza. All'arcivescovo di Milano apparteneva il dar la corona ferrea al nuovo re d'Italia. E perciocchè allora papa Urbano III riteneva tuttavia come arcivescovo quella chiesa, nè volle, per dissapori già insorti tra lui e l'imperadore, intervenir a quella funzione, Gotifredo patriarca di Aquileia, uomo arditissimo, e persona assai mondana, senza riguardo al papa si usurpò quel diritto, e conferì al re Arrigo la corona del regno d'Italia. Per questa sua prosunzione fu sì egli, come gli altri vescovi assistenti a quella coronazione, sospeso dai divini uffizii da papa Urbano. Ne abbiamo l'attestato presso l'autor della Cronica acquicintina, che narrando le dissensioni nuovamente nate fra papa Urbano e Federigo Augusto, così ne parla:Praecipue quod patriarcha aquilejensis, et quidam episcopi interfuerunt, absque consensu papae, coronationi Henrici regis die quadam solemni in Italia: quos omnes papa a divino suspendit officio[Chron. Acquicinct. apud Pagium ad hunc annum.]. Ci ha conservati Arnoldo da Lubeca[Arnold. Lubec., Chron., lib. 3, cap. 16.]gli altri capi delle querele di papa Urbano contra di Federigo imperadore. Lamentavasi in primo luogo ch'egli indebitamente occupasse il patrimonio della contessa Matilda, da lei donato alla Chiesa romana. Poscia che l'imperadore, venendo a morte qualche vescovo, entrasse in possesso de' beni di quelle chiese, con fare lo spoglio in danno intollerabile dei vescovi successori. In terzo luogo, che, col pretesto di toglier le badesse scandalose, occupasse le rendite de' monisteri, e non ne sostituisse altre di miglior professione. Eravi anche lite per cagione del nuovo arcivescovo di Treveri, e per le decime possedute od usurpate dai laici. Di più non ne dico per non diffondermi troppo; ma si può ben credere che una dellecose che maggiormente amareggiava l'animo del pontefice e de' cardinali, fossero le nozze di Costanza col re Arrigo, ben conoscendo essi le mire di Federigo sopra un regno spettante alla Chiesa romana, senza averne egli ricercato l'assenso del sommo pontefice, e prevedendo i guai che ne poteano venire, e che vennero in fatti all'Italia per questa alleanza.
Lo sdegno conceputo dall'imperador Federigo contra de' Cremonesi, e maggiormente fomentato dai Milanesi, il condusse quest'anno ai loro danni. Con tutte dunque le forze d'essi Milanesi, de' Piacentini, Bresciani ed altri popoli, ostilmente passò nel territorio di Cremona sul principio di giugno, prese varie terre e castella; e trovato Castel-Manfredo, poco dianzi fabbricato da' Cremonesi, che facea resistenza, ne intraprese l'assedio, e superatolo colla forza, lo distrusse. Fu in tale occasione ch'egli concedette ai Milanesi varie castella poste fra i fiumi Adda ed Oglio, cioè Rivolta, Casirate, Agnanello ed altri. Il diploma di tal concessione, da me dato alla luce, si vede scritto in quest'annoin territorio cremonensi, in destructione castri Meimfredi, quinto idus junii[Antiquit. Italic., Dissert. XLVII.]. Veggendosi perciò a mal partito i Cremonesi, cominciarono a trattar d'accordo, e a questo fine spedirono all'imperadore un personaggio a lui noto, cioèSicardoloro vescovo, il quale così efficacemente si adoperò, che rimise in grazia di lui il suo popolo. Così ne parla nella sua Cronica lo stesso Sicardo:Anno Domini MCLXXXVI imperator quoddam castrum Cremonensium, quod Manfredi nomine vocabatur, omnino destruxit. Sed auctore Domino per meum ministerium facta est inter imperatorem et cives meos reconciliatio[Sicard., in Chron., tom. 7 Rer. Ital.]. Si truova dipoi Federigo nel dì 22 di giugno in Varese, nobil terra del Milanese, dove concedette un privilegio alla badia del Mezzano, pubblicato dal Campi[Campi, Istor. di Piacenza.]. Dopo queste impreseFederigo se ne tornò in Germania, e fece tosto conoscere il suo mal talento contra di papa Urbano[Arnoldus Lubecensis, lib. 3, cap. 17.]con far serrar tutte le vie dell'Alpi, acciocchè niuno dalla Germania potesse venire in Italia alla santa Sede. Aveva egli anche lasciato al figliuolo Arrigo il governo dell'Italia, e speditolo coll'esercito alla volta di Roma, per maggiormente angustiare il papa, sulla speranza di ridurlo ai suoi voleri. Per quanto vo io conghietturando, andava Arrigo d'accordo col senato romano; laonde portò la guerra unito con essi Romani alle terre che tuttavia si mantenevano sotto l'ubbidienza del romano pontefice. Ed ecco quanto breve durata ebbe la pace di Venezia. Scrive Giovanni da Ceccano[Johann. de Ceccano, Chron. Fossaenovae.]che esso re in quest'anno soggiogò tutta la Campania, cioè quella che apparteneva al romano pontefice, fuorchè la rocca di Fumone; e assediò castello Ferentino per nove giorni. Altri gran danni recò l'armata sua a quelle parti; ed egli restituì Ceperano a Riccardo Reberi. Aggiugne, che i Romani sul principio di dicembre passarono nella stessa Campania, diedero alle fiamme Monte Lungo, e dopo varii saccheggi se ne tornarono a casa. Che il re Arrigo facesse delle altre ostilità in quelle parti, lo raccolgo da uno strumento altrove da me pubblicato[Antiquit. Ital., Dissert. L.]. Abbiamo anche dalla Cronica acquicintina[Chron. Acquicinct. apud Pag.], che incontratosi il re Arrigo in un famiglio del papa che portava a Verona una buona somma di oro e d'argento, gli tolse tutto, e fecegli anche tagliare il naso in disprezzo del papa. Intanto non bastò ai Cremonesi di aver acconciati i loro interessi coll'imperador Federigo; vollero similmente assicurarsidel sole nascente, cioè del medesimo re Arrigo. Speditagli adunque una ambasceria, ottennero anche da lui pace. Lo strumento fu scritto in quest'anno,qui fuit sextus intrante mense julii. Actum sub temptorio regis Henrici feliciter, quando erat in obsidione Urbis Veteris. Fra i testimoni si contaOtto Frangenspanem praefectus Romae. Altri deciderà se qui si parli dell'assedio d'Orvieto, oppure di Civita vecchia. Il Sigonio dice Orvieto, e a lui mi attengo anch'io. Accennai di sopra che le appellazioni della marca di Verona furono appoggiate adObizzo marchesed'Este. In confermazione di ciò ho prodotto altrove[Antichità Estensi, P. I.]due sentenze date dal medesimo marchese, l'una in quest'annodie Mercurii, qui fuit quarto idus decembris, dove si truovamarchio Opizo, commissis nobis per imperatorem appellationibus totius Paduae, atque ejus districtus,ec.; e l'altra nell'anno seguente 1187, proferita in Este, nella quale si legge:Ego Opizo marchio de Hest, vicarius et nuncius domni imperatoris Federici, ad audiendas causas appellationum Veronae, et ejus districtus,ec. In passando il re Arrigo nel mese di giugno di quest'anno per la Toscana, avea ricevuto in sua grazia i Sanesi, ma con rigorose condizioni, come apparisce dallo strumento da me dato alla luce[Antiquit. Ital., Dissert. L.]. Ma dovette quel popolo ingegnarsi, e verisimilmente con quel segreto che ha tanta forza nel mondo, per ricuperare i perduti diritti; e però sul fine d'ottobre, mentre esso re dimorava inCesena, VIII kalendas novembris, Indictione V,ottennero da lui un diploma grazioso, che si può leggere nelle mie Antichità italiane[Ibidem.].