MCVI

MCVIAnno diCristoMCVI. IndizioneXIV.PasqualeII papa 8.ArrigoV re di Germania e d'Italia 1.Un'insigne raunanza di vescovi, abbati, principi, baroni e popoli del regno germanico s'era fatta in Magonza[Abbas Urspergensis, in Chron. Otto Frisingensis, Hist., lib. 7, cap. 11.]nel Natale dell'anno precedente, per trattare di concordia fra i due Arrighi padre e figliuolo, e fra gli scismatici e la Chiesa romana. Dovea, dico, intervenirvi il vecchio Arrigo, ma dal figliuolo era trattenuto come prigioniere in un castello. Fece egli istanza per la libertà; ma i principi temendo che il popolo, avvezzo a favorir più lui che il figliuolo, non tumultuasse, ed anche perchèRiccardovescovo di Albano eGebeardovescovo di Costanza, legati apostolici, giunti a quella dieta, aveano confermata la scomunica contra di esso imperadore, non permisero ch'egli venisse a Magonza. Gli andarono essi incontro ad Ingheleim, e tanto gli dissero colle buone e colle brusche, che l'indussero a rinunziare al figliuolo la croce, la lancia, lo scettro e gli altri ornamenti imperiali, ma non già la spada e la corona. Non manca chi scrive essergli state tolte per forza queste divise della sua dignità; scrivono altri che spontaneamente le rassegnò. Si riconobbe Arrigo colpevole dello scisma, e de' mali avvenuti per tal cagione, e pentito ne dimandò l'assoluzione al legato apostolico, il quale giudicò di non aver facoltà bastante per rimetterlo in grazia della Chiesa. Gittossi anche a' piedi del figliuolo[Anonymus, in Vit. Henrici IV.], ricordandogli il diritto della natura; ma questi neppure voltò gli occhi verso di lui. Portate a Magonza le insegne regali, fu confermato re il giovaneArrigo V, e spedita una solenne ambasceria di alcuni vescovi e baronia Roma per comporre tutte le vecchie differenze, ed invitare in Germania il romano pontefice. Ma questi ambasciatori, nel passare pel Trentino, furono assaliti da un certo Adalberto conte[Abbas Urspergens. Annalista Saxo.], svaligiati e cacciati in prigione, a riserva diGebeardo vescovodi Costanza, che tenne altro cammino, e fatto scortare dallacontessa Matilda, felicemente arrivò a Roma. Di questa iniquità avvisatoGuelfo Vduca di Baviera, corse colle sue genti, e sforzate le chiuse, obbligò essi malandrini a rimettere in libertà que' prelati e signori. Intanto il deposto imperadore Arrigo si ritirò a Colonia e a Liegi, dove fu con qualche onore accolto, e di là scrisse lettere compassionevoli a tutti i re cristiani, lagnandosi de' trattamenti a lui fatti dal barbaro figliuolo, e della violenza usatagli per detronizzarlo. Una specialmente se ne vede al re di Francia, che non si può leggere senza ribrezzo. Trovati anche non pochi favorevoli al suo partito, e specialmenteArrigo ducadi Lorena, ripigliò il pensiero di far guerra. Ma prevalendo le forze del figliuolo, e trovandosi egli ridotto in istato miserabile, pel crepacuore infermatosi in Liegi, quivi terminò i suoi giorni nel dì 7 d'agosto per comparire al tribunale di Dio a rendere conto di tanti suoi vizii, di sì lunga vessazione data alla Chiesa, e del tanto sangue cristiano sparso pe' suoi capricci e per la ostinazion nello scisma. A lui eziandio si dee attribuire una gran mutazione seguita per sua cagione non meno in Italia che in Germania. Certo è che il regno della Borgogna, unito dall'imperador Corrado I alla corona germanica, patì molte mutazioni duranti le soprarriferite turbolenze. E da questo parimente procedette l'essersi buona parte delle città di Lombardia messa in libertà con formar delle repubbliche, senza più voler ministri del re ossia dell'imperadore al loro governo: del che parleremo andando innanzi. Era stato portato a Ravenna il cadavero dell'antipapa Guiberto,e quivi seppellito. Dovette dipoi Ravenna rimettersi in grazia della Chiesa romana; e però in quest'anno andò ordine colà dapapa Pasqualeche fosse disotterrato il suo corpo, e gittate l'ossa nel fiume[Abbas Urspergensis, in Chron. Pandulfus Pisanus, in Vit. Paschal. II.]. Non mancavano persone vane, oppur ben affette alla di lui memoria, che spacciavano come vedute al suo sepolcro delle risplendenti facelle in tempo di notte: il che aggiunto ad esser egli morto scomunicato, diede impulso alla suddetta risoluzione. Aggiungo, affinchè si conosca meglio la cabala e malignità, ed anche la ignoranza di questi tempi, che furono divolgati varii miracoli, come succeduti al sepolcro di questo sovvertitore della Chiesa di Dio. Fra le lettere a noi conservate da Udalrico di Bamberga, e pubblicate dall'Eccardo[Eccard., Scriptor. med. aevi, tom. 2, pag. 194.], una se ne legge, scritta dal vescovo di Poitiers all'imperadore Arrigo, dove trattade plurimis miraculis, quae divina clementia per merita felicis memoriae domni nostri Clementis papae ad ejus sepulcrum est operata, a Johanne castellano episcopo transmissa. Ma probabilmente sarà venuta non da uno di quei vescovi, ma da qualche impostore quella serie di miracoli, per dar pascolo alla gente corriva. Fu anche data sepoltura in Liegi al corpo del morto imperadore Arrigo, ma da lì a poco per decreto de' vescovi cattolici tolto fu di chiesa, e deposto in luogo non sacro.Dopo essere stato circa il mese di febbraio a Benevento il pontefice Pasquale II[Falco Benevent., in Chronico.], si mise in viaggio alla volta della Lombardia, ed intimò un concilio da tenersi nella nobil terra di Guastalla verso il fine d'ottobre. Un gran concorso di vescovi, abbati e cherici, massimamente di Germania e d'Italia, e l'ambasceria del novello re di GermaniaArrigo Vrendè celebre quella sacra assemblea, a cui diede principio nel dì 22 del suddetto mese[Labbe, Concilior., tom. 10.]. Fra gli altri decreti, per umiliarela Chiesa di Ravenna, furono sottratte dalla suggezione di quell'arcivescovo la chiese diBologna, Modena, Reggio, ParmaePiacenza, e non già diMantova, come ha il testo del cardinal Baronio, in vece diModena. Furono ivi riprovate di nuovo le investiture date da' principi secolari agli ecclesiastici; formati varii decreti intorno al riconciliare alla Chiesa gli scomunicati; e deposti alcuni vescovi simoniaci, oppure ordinati nello scisma. Colà si presentarono i legati de' Parmigiani, che già aveano rinunciato allo scisma, con chiedere per lor vescovo quel medesimo cardinaleBernardo, che due anni prima essi aveano così maltrattato. Aggiunsero preghiere, acciocchè il papa volesse portarsi a consecrare la lor cattedrale; al che egli acconsentì; ed ito colà con gran solennità, consolò quel popolo, e diede loro per vescovo il cardinale suddetto. Anche il popolo di Modena, concorde con Dodone vescovo zelantissimo di questa città, avea nell'anno precedente cominciata una nuova cattedrale, giacchè la vecchia minacciava rovina. Non era per anche terminata questa gran fabbrica, in cui fu impiegata una prodigiosa quantità di marmi[Transl. S. Geminiani, tom. 6 Rer. Ital.], quando l'impaziente popolo desiderò che si trasferisse colà il corpo del santo lor vescovo e protettore Geminiano. A tal funzione e festa, che seguì nel dì 30 d'aprile, intervennero tutti i vescovi circonvicini ed immenso popolo, accorso da varie città, colla stessacontessa Matilda.Nata poi disputa se si dovesse o no aprire l'arca del santo, fu rimessa la decisione alla medesima contessa, la quale consigliò che s'aspettasse la venuta in Lombardia del sommo pontefice, già disposto a far questo viaggio nell'anno presente. Infatti arrivò egli a Modena nel dì 8 di ottobre, predicò al popolo, diede indulgenze, fece aprir l'arca di san Geminiano; e trovato intero il sacro suo corpo, e mostrato al popolo, svegliò una mirabil divozione negl'innumerabili spettatori. Dopo avere papa Pasquale II consecratol'altare nuovo del santo, accompagnato dalla contessa Matilda, e da una gran frotta di cardinali, vescovi, abbati e cherici, s'inviò alla volta di Guastalla, dove, siccome abbiam detto, tenne un riguardevol concilio. Da Parma passò dipoi il papa a Verona con disegno di continuare il viaggio verso la Germania, dove era inviato[Abbas Urspergensis, in Chron.]. Ma insorto in quella città un tumulto contra di lui, ed avvertito egli che il nuovo re Arrigo V, siccome giunto a non aver più bisogno del papa, parea poco disposto a rinunziare le investiture degli ecclesiastici, giudicò meglio di passare per la Savoia in Francia, dove in effetto celebrò il santo Natale nel monistero di Clugnì. Finì di vivere in quest'anno, senza lasciar dopo di sè figliuoli maschi,Riccardo IIprincipe di Capoa, ed ebbe per suo successoreRoberto Isuo fratello minore. Truovasi poi la contessa Matilda sul principio di quest'anno in Quistello[Antiquit. Italic., Dissert. LXV.], oggidì villa del Mantovano di qua dal Po, dove fece giustizia a Giovanni abbate di san Salvatore di Pavia, che si querelò per le violenze usate dagli uomini di Revere, sudditi d'essa contessa, alla terra di Melara, sottoposta a quel monistero. Era già uscito dalle mani de' TurchiBoamondo principed'Antiochia, dopo aver comperata la libertà con promesse di una gran somma di danaro. Non sapendo egli dove trovar tanto oro, venne in Italia[Suger., in Vit. Ludovic., cap. 6, apud Du-Chesne.], e passò in Francia nel marzo dell'anno presente, dove non solamente collo scorrere per varie città di quelle contrade commosse moltissimi a prendere la croce per accompagnarlo nel suo ritorno in Oriente, ma anche prese in moglieCostanzafigliuola di Filippo re di Francia, e conchiuse le nozze diCeciliafigliuola naturale di esso re conTancredisuo cugino, ch'egli avea lasciato governatore di Antiochia.Di sopra abbiam veduto che in questitempiGuarnierigovernava la marca d'Ancona. Si vede nella Cronica farfense[Chron. Farfense, P. II, tom. 2 Rer. Ital.]un ricorso a lui fatto probabilmente nell'anno presente dai monaci di Farfa contra di alcuni occupatori de' beni di quell'insigne monistero; siccome ancora la lettera da esso Guarnieri scritta in loro favore, comandandoauctoritate domni imperatoris praesentis serenissimi Henrici, che fosse rispettato quel sacro luogo. Di qui, torno a dirlo, si ricava che Guarnieri reggea quella marca a nome dell'imperadore, benchè la Chiesa romana la pretendesse come Stato di sua ragione. E perciocchè egli s'intitola ed è intitolatoGuarnerius Dei gratia dux et marchio, se ne può inferire che non la sola marca d'Ancona, ma anche il ducato di Spoleti fossero a lui sottoposti. Dicemmo di sopra, essere stato questo Guarnieri quegli che promosse al pontificato romano, cioè creò antipapaMaginolfocol nome di Silvestro III. Ciò succedette nell'anno presente, prima che il papa venisse in Lombardia, per attestato dell'Urspergense[Abbas Urspergensis, in Chron.], di cui sono le seguenti parole:Wernherus quidam ex ordine ministerialium regis, qui marchae, quae in partibus Aquinae(dee dire Anconae)praeerat, quasi haeresim eamdem resuscitaturus, collectis undecumque per Italiam copiis, corruptis quoque multa pecunia Romanis nonnullis, dum domnus apostolicus beneventanis immoratur finibus, quemdam pseudo abbatem de Farfara(vuol direFarfa, ma senza che si sappia che in questi tempi vi fosse un tale abbate in quel monistero. Forse ne fu monaco)proh nefas! Cathedrae sancti Petri imposuit, et ipsum papam Caesaris sub vocabulo Sylvestri appellari voluit. Qui tamen post paululum turpiter, ut merebatur, a Catholicis eliminatus, vesaniae suae praemium male conquisiti, pejusque dispersi aeris retulit. Nella Cronica di Fossanova[Chron. Fossae Novae, apud Ughell.]si mette questo fatto sotto l'anno precedente.Marchion(dice quell'autore in vece di marchio, cioè Guarnieri)venit Romam consentientibus quibusdam Romanis, et elegit Adinulfum(tale probabilmente fu il suo nome)in Lapam(cioèin papam)Silvestrum ad sanctam Mariam Rotundam infra octava sancti Martini; sed sine effectu reversus est. Udalrico da Bamberga fra le lettere da lui raccolte, e date alla luce dall'Eccardo[Eccard., Scriptor. med. aevi, tom. 2, p. 258.], ne porta una scritta in quest'anno da papaPasquale IIa tutti i fedeli della Francia coll'avviso, che mentre esso pontefice stava nel portico di san Pietro fuori di Roma in occasione della dedicazione della basilica vaticana,venit quidam Wernerius, regni teutonici famulus, in romanae urbis vicina; e che questi s'era unito con varii ribelli della Chiesa romana, abitanti fuori ed entro di Roma.Talibus sociis presbyter quidam romanae urbis advena se conjunxit, de quo vel ubi, vel hactenus ordinatus sit, ignoramus. Hanc personam egregiam, nigromanticis, ut dicitur, praestigiis plenam, quum fideles nostri, occasione treguae Dei ab armis omnino desisterent, in lateranensem ecclesiam induxerunt, et congregatis Wibertinae fecis reliquiis, et episcopi nomen perniciosissime indiderunt. Soggiugne:Quum vero intra urbem die altero rediissemus, monstrum illud turpiter ex urbe profugiens, quo transierit ignoramus. Adunque costui non era abbate di Farfa. Abbiamo ancora dal Dandolo[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.]che in quest'anno in poco più di due mesi accaddero in Venezia due furiosissimi incendii che distrussero molte contrade di quella nobil città, perchè di materia combustibile era fabbricata la maggior parte di quelle case. Si aggiunse, che la città di Malamocco fu affatto ingoiata dal mare, laonde il suo vescovato venne dipoi trasportato a Chioggia.

Un'insigne raunanza di vescovi, abbati, principi, baroni e popoli del regno germanico s'era fatta in Magonza[Abbas Urspergensis, in Chron. Otto Frisingensis, Hist., lib. 7, cap. 11.]nel Natale dell'anno precedente, per trattare di concordia fra i due Arrighi padre e figliuolo, e fra gli scismatici e la Chiesa romana. Dovea, dico, intervenirvi il vecchio Arrigo, ma dal figliuolo era trattenuto come prigioniere in un castello. Fece egli istanza per la libertà; ma i principi temendo che il popolo, avvezzo a favorir più lui che il figliuolo, non tumultuasse, ed anche perchèRiccardovescovo di Albano eGebeardovescovo di Costanza, legati apostolici, giunti a quella dieta, aveano confermata la scomunica contra di esso imperadore, non permisero ch'egli venisse a Magonza. Gli andarono essi incontro ad Ingheleim, e tanto gli dissero colle buone e colle brusche, che l'indussero a rinunziare al figliuolo la croce, la lancia, lo scettro e gli altri ornamenti imperiali, ma non già la spada e la corona. Non manca chi scrive essergli state tolte per forza queste divise della sua dignità; scrivono altri che spontaneamente le rassegnò. Si riconobbe Arrigo colpevole dello scisma, e de' mali avvenuti per tal cagione, e pentito ne dimandò l'assoluzione al legato apostolico, il quale giudicò di non aver facoltà bastante per rimetterlo in grazia della Chiesa. Gittossi anche a' piedi del figliuolo[Anonymus, in Vit. Henrici IV.], ricordandogli il diritto della natura; ma questi neppure voltò gli occhi verso di lui. Portate a Magonza le insegne regali, fu confermato re il giovaneArrigo V, e spedita una solenne ambasceria di alcuni vescovi e baronia Roma per comporre tutte le vecchie differenze, ed invitare in Germania il romano pontefice. Ma questi ambasciatori, nel passare pel Trentino, furono assaliti da un certo Adalberto conte[Abbas Urspergens. Annalista Saxo.], svaligiati e cacciati in prigione, a riserva diGebeardo vescovodi Costanza, che tenne altro cammino, e fatto scortare dallacontessa Matilda, felicemente arrivò a Roma. Di questa iniquità avvisatoGuelfo Vduca di Baviera, corse colle sue genti, e sforzate le chiuse, obbligò essi malandrini a rimettere in libertà que' prelati e signori. Intanto il deposto imperadore Arrigo si ritirò a Colonia e a Liegi, dove fu con qualche onore accolto, e di là scrisse lettere compassionevoli a tutti i re cristiani, lagnandosi de' trattamenti a lui fatti dal barbaro figliuolo, e della violenza usatagli per detronizzarlo. Una specialmente se ne vede al re di Francia, che non si può leggere senza ribrezzo. Trovati anche non pochi favorevoli al suo partito, e specialmenteArrigo ducadi Lorena, ripigliò il pensiero di far guerra. Ma prevalendo le forze del figliuolo, e trovandosi egli ridotto in istato miserabile, pel crepacuore infermatosi in Liegi, quivi terminò i suoi giorni nel dì 7 d'agosto per comparire al tribunale di Dio a rendere conto di tanti suoi vizii, di sì lunga vessazione data alla Chiesa, e del tanto sangue cristiano sparso pe' suoi capricci e per la ostinazion nello scisma. A lui eziandio si dee attribuire una gran mutazione seguita per sua cagione non meno in Italia che in Germania. Certo è che il regno della Borgogna, unito dall'imperador Corrado I alla corona germanica, patì molte mutazioni duranti le soprarriferite turbolenze. E da questo parimente procedette l'essersi buona parte delle città di Lombardia messa in libertà con formar delle repubbliche, senza più voler ministri del re ossia dell'imperadore al loro governo: del che parleremo andando innanzi. Era stato portato a Ravenna il cadavero dell'antipapa Guiberto,e quivi seppellito. Dovette dipoi Ravenna rimettersi in grazia della Chiesa romana; e però in quest'anno andò ordine colà dapapa Pasqualeche fosse disotterrato il suo corpo, e gittate l'ossa nel fiume[Abbas Urspergensis, in Chron. Pandulfus Pisanus, in Vit. Paschal. II.]. Non mancavano persone vane, oppur ben affette alla di lui memoria, che spacciavano come vedute al suo sepolcro delle risplendenti facelle in tempo di notte: il che aggiunto ad esser egli morto scomunicato, diede impulso alla suddetta risoluzione. Aggiungo, affinchè si conosca meglio la cabala e malignità, ed anche la ignoranza di questi tempi, che furono divolgati varii miracoli, come succeduti al sepolcro di questo sovvertitore della Chiesa di Dio. Fra le lettere a noi conservate da Udalrico di Bamberga, e pubblicate dall'Eccardo[Eccard., Scriptor. med. aevi, tom. 2, pag. 194.], una se ne legge, scritta dal vescovo di Poitiers all'imperadore Arrigo, dove trattade plurimis miraculis, quae divina clementia per merita felicis memoriae domni nostri Clementis papae ad ejus sepulcrum est operata, a Johanne castellano episcopo transmissa. Ma probabilmente sarà venuta non da uno di quei vescovi, ma da qualche impostore quella serie di miracoli, per dar pascolo alla gente corriva. Fu anche data sepoltura in Liegi al corpo del morto imperadore Arrigo, ma da lì a poco per decreto de' vescovi cattolici tolto fu di chiesa, e deposto in luogo non sacro.

Dopo essere stato circa il mese di febbraio a Benevento il pontefice Pasquale II[Falco Benevent., in Chronico.], si mise in viaggio alla volta della Lombardia, ed intimò un concilio da tenersi nella nobil terra di Guastalla verso il fine d'ottobre. Un gran concorso di vescovi, abbati e cherici, massimamente di Germania e d'Italia, e l'ambasceria del novello re di GermaniaArrigo Vrendè celebre quella sacra assemblea, a cui diede principio nel dì 22 del suddetto mese[Labbe, Concilior., tom. 10.]. Fra gli altri decreti, per umiliarela Chiesa di Ravenna, furono sottratte dalla suggezione di quell'arcivescovo la chiese diBologna, Modena, Reggio, ParmaePiacenza, e non già diMantova, come ha il testo del cardinal Baronio, in vece diModena. Furono ivi riprovate di nuovo le investiture date da' principi secolari agli ecclesiastici; formati varii decreti intorno al riconciliare alla Chiesa gli scomunicati; e deposti alcuni vescovi simoniaci, oppure ordinati nello scisma. Colà si presentarono i legati de' Parmigiani, che già aveano rinunciato allo scisma, con chiedere per lor vescovo quel medesimo cardinaleBernardo, che due anni prima essi aveano così maltrattato. Aggiunsero preghiere, acciocchè il papa volesse portarsi a consecrare la lor cattedrale; al che egli acconsentì; ed ito colà con gran solennità, consolò quel popolo, e diede loro per vescovo il cardinale suddetto. Anche il popolo di Modena, concorde con Dodone vescovo zelantissimo di questa città, avea nell'anno precedente cominciata una nuova cattedrale, giacchè la vecchia minacciava rovina. Non era per anche terminata questa gran fabbrica, in cui fu impiegata una prodigiosa quantità di marmi[Transl. S. Geminiani, tom. 6 Rer. Ital.], quando l'impaziente popolo desiderò che si trasferisse colà il corpo del santo lor vescovo e protettore Geminiano. A tal funzione e festa, che seguì nel dì 30 d'aprile, intervennero tutti i vescovi circonvicini ed immenso popolo, accorso da varie città, colla stessacontessa Matilda.Nata poi disputa se si dovesse o no aprire l'arca del santo, fu rimessa la decisione alla medesima contessa, la quale consigliò che s'aspettasse la venuta in Lombardia del sommo pontefice, già disposto a far questo viaggio nell'anno presente. Infatti arrivò egli a Modena nel dì 8 di ottobre, predicò al popolo, diede indulgenze, fece aprir l'arca di san Geminiano; e trovato intero il sacro suo corpo, e mostrato al popolo, svegliò una mirabil divozione negl'innumerabili spettatori. Dopo avere papa Pasquale II consecratol'altare nuovo del santo, accompagnato dalla contessa Matilda, e da una gran frotta di cardinali, vescovi, abbati e cherici, s'inviò alla volta di Guastalla, dove, siccome abbiam detto, tenne un riguardevol concilio. Da Parma passò dipoi il papa a Verona con disegno di continuare il viaggio verso la Germania, dove era inviato[Abbas Urspergensis, in Chron.]. Ma insorto in quella città un tumulto contra di lui, ed avvertito egli che il nuovo re Arrigo V, siccome giunto a non aver più bisogno del papa, parea poco disposto a rinunziare le investiture degli ecclesiastici, giudicò meglio di passare per la Savoia in Francia, dove in effetto celebrò il santo Natale nel monistero di Clugnì. Finì di vivere in quest'anno, senza lasciar dopo di sè figliuoli maschi,Riccardo IIprincipe di Capoa, ed ebbe per suo successoreRoberto Isuo fratello minore. Truovasi poi la contessa Matilda sul principio di quest'anno in Quistello[Antiquit. Italic., Dissert. LXV.], oggidì villa del Mantovano di qua dal Po, dove fece giustizia a Giovanni abbate di san Salvatore di Pavia, che si querelò per le violenze usate dagli uomini di Revere, sudditi d'essa contessa, alla terra di Melara, sottoposta a quel monistero. Era già uscito dalle mani de' TurchiBoamondo principed'Antiochia, dopo aver comperata la libertà con promesse di una gran somma di danaro. Non sapendo egli dove trovar tanto oro, venne in Italia[Suger., in Vit. Ludovic., cap. 6, apud Du-Chesne.], e passò in Francia nel marzo dell'anno presente, dove non solamente collo scorrere per varie città di quelle contrade commosse moltissimi a prendere la croce per accompagnarlo nel suo ritorno in Oriente, ma anche prese in moglieCostanzafigliuola di Filippo re di Francia, e conchiuse le nozze diCeciliafigliuola naturale di esso re conTancredisuo cugino, ch'egli avea lasciato governatore di Antiochia.

Di sopra abbiam veduto che in questitempiGuarnierigovernava la marca d'Ancona. Si vede nella Cronica farfense[Chron. Farfense, P. II, tom. 2 Rer. Ital.]un ricorso a lui fatto probabilmente nell'anno presente dai monaci di Farfa contra di alcuni occupatori de' beni di quell'insigne monistero; siccome ancora la lettera da esso Guarnieri scritta in loro favore, comandandoauctoritate domni imperatoris praesentis serenissimi Henrici, che fosse rispettato quel sacro luogo. Di qui, torno a dirlo, si ricava che Guarnieri reggea quella marca a nome dell'imperadore, benchè la Chiesa romana la pretendesse come Stato di sua ragione. E perciocchè egli s'intitola ed è intitolatoGuarnerius Dei gratia dux et marchio, se ne può inferire che non la sola marca d'Ancona, ma anche il ducato di Spoleti fossero a lui sottoposti. Dicemmo di sopra, essere stato questo Guarnieri quegli che promosse al pontificato romano, cioè creò antipapaMaginolfocol nome di Silvestro III. Ciò succedette nell'anno presente, prima che il papa venisse in Lombardia, per attestato dell'Urspergense[Abbas Urspergensis, in Chron.], di cui sono le seguenti parole:Wernherus quidam ex ordine ministerialium regis, qui marchae, quae in partibus Aquinae(dee dire Anconae)praeerat, quasi haeresim eamdem resuscitaturus, collectis undecumque per Italiam copiis, corruptis quoque multa pecunia Romanis nonnullis, dum domnus apostolicus beneventanis immoratur finibus, quemdam pseudo abbatem de Farfara(vuol direFarfa, ma senza che si sappia che in questi tempi vi fosse un tale abbate in quel monistero. Forse ne fu monaco)proh nefas! Cathedrae sancti Petri imposuit, et ipsum papam Caesaris sub vocabulo Sylvestri appellari voluit. Qui tamen post paululum turpiter, ut merebatur, a Catholicis eliminatus, vesaniae suae praemium male conquisiti, pejusque dispersi aeris retulit. Nella Cronica di Fossanova[Chron. Fossae Novae, apud Ughell.]si mette questo fatto sotto l'anno precedente.Marchion(dice quell'autore in vece di marchio, cioè Guarnieri)venit Romam consentientibus quibusdam Romanis, et elegit Adinulfum(tale probabilmente fu il suo nome)in Lapam(cioèin papam)Silvestrum ad sanctam Mariam Rotundam infra octava sancti Martini; sed sine effectu reversus est. Udalrico da Bamberga fra le lettere da lui raccolte, e date alla luce dall'Eccardo[Eccard., Scriptor. med. aevi, tom. 2, p. 258.], ne porta una scritta in quest'anno da papaPasquale IIa tutti i fedeli della Francia coll'avviso, che mentre esso pontefice stava nel portico di san Pietro fuori di Roma in occasione della dedicazione della basilica vaticana,venit quidam Wernerius, regni teutonici famulus, in romanae urbis vicina; e che questi s'era unito con varii ribelli della Chiesa romana, abitanti fuori ed entro di Roma.Talibus sociis presbyter quidam romanae urbis advena se conjunxit, de quo vel ubi, vel hactenus ordinatus sit, ignoramus. Hanc personam egregiam, nigromanticis, ut dicitur, praestigiis plenam, quum fideles nostri, occasione treguae Dei ab armis omnino desisterent, in lateranensem ecclesiam induxerunt, et congregatis Wibertinae fecis reliquiis, et episcopi nomen perniciosissime indiderunt. Soggiugne:Quum vero intra urbem die altero rediissemus, monstrum illud turpiter ex urbe profugiens, quo transierit ignoramus. Adunque costui non era abbate di Farfa. Abbiamo ancora dal Dandolo[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.]che in quest'anno in poco più di due mesi accaddero in Venezia due furiosissimi incendii che distrussero molte contrade di quella nobil città, perchè di materia combustibile era fabbricata la maggior parte di quelle case. Si aggiunse, che la città di Malamocco fu affatto ingoiata dal mare, laonde il suo vescovato venne dipoi trasportato a Chioggia.


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