MCXCII

MCXCIIAnno diCristoMCXCII. IndizioneX.Celestino IIIpapa 2.Arrigo VIre 7, imperad. 2.Avea l'imperadoreArrigo lasciato per castellano della rocca d'Arce Diopoldo suo uffiziale[Anonymus Casinens., Chron., tom. 5 Rer. Ital. Johan. de Ceccano, Chron. Fossaenovae.]. Costui nel mese di gennaio messa insieme un'armata di Tedeschi, e delle terre della Campania e di Roma, assediata la città di San Germano, la costrinse alla resa, e diede il sacco non meno ad essa, che ad altre terre da lui conquistate, facendo dappertutto quanto male gli suggeriva la sua crudeltà ed avarizia. Da ciò mosso il re Tancredi, giudicò meglio di venire egli in persona ad assistere a' suoi interessi di qua dal Faro. Giunse fino a Pescara, e riuscitogli di riporre sotto la sua ubbidienza buona parte del paese, e di mettere a dovereRiccardo contedi Celano, se ne tornò poscia in Sicilia. Fu assediato dalle sue truppe San Germano, ma inutilmente,perchè difeso da Arnolfo monaco, decano di Monte Casino. Rimandò poscia l'imperadore in Italia con un corpo d'armatiRoffredo abbatedi quell'insigne monistero, il quale tutto s'era dato a lui, con ordine aBertoldo contedi marciare con quanta gente potea in compagnia di esso abbate verso Terra di Lavoro. Riccardo da San Germano[Richardus de S. Germano, in Chron.]ciò riferisce all'anno seguente. Fermossi Bertoldo in Toscana, e diede la gente all'abbate, che fece molta guerra in quelle parti, e con Diopoldo s'impadronì d'Aquino, e stese le sue scorrerie fino a Sessa. Lo stesso Bertoldo nel mese di novembre anch'egli comparve, ed acquistò Amiterno e Valva, ed occupò i contadi di Molise e di Venafro. Perchè il re Tancredi e il conte di Acerra suo cognato non si opponessero agli avanzamenti di questi uffiziali cesarei, la storia nol dice. Abbiamo dal Malvezzi[Malveccius, in Chron. Brixian.]che in quest'anno l'imperadore Arrigo, dimorando in Germania, confermò ed aumentò i privilegii al comune di Brescia. Leggesi presso quello storico il cesareo diploma, in cui si veggono obbligati i Bresciani ad aiutar l'imperadore a mantener l'imperioin Lombardia, Marchia, Romandiola, et specialiter terram quondam comitissae Mathildis. Di grandi prodezze fece in quest'anno Riccardo re d'Inghilterra, tuttavia dimorante in Oriente, benchè con poco frutto di quella cristianità. Fra l'altre imprese, non essendo giunto a tempo per soccorrere la città di Jafet vinta per assedio da Saladino, ebbe l'ardire d'entrarvi dentro con pochi dei suoi, dove fece strage di quegl'infedeli, finchè, seguitato da tutti i suoi, interamente la ricuperò. Rifabbricò varie città, diede anche una rotta all'immenso esercito di Saladino. Era così temuto nelle contrade dei Saraceni il nome di questo re per le sue bravure[Bernardus Thesaurar., Hist., cap. 177.], che le donne saracene, per far paura ai piccioli figliuoli, lor diceano:Viene il re Riccardo. Ungrand'eroe sarebbe stato, se a tanta bravura avesse aggiunto la moderazion dell'animo, che in lui difficilmente si trovava. Ma gli sconcerti del suo regno il richiamavano a casa. Propose dunque che si creasse un generale dell'armata cristiana, che portasse anche il titolo di re[Sicard., in Chron.]. Concorrevano alcuni inGuidogià re di Gerusalemme, altri inArrigo contedi Sciampagna; ma i più si dichiararono in favore diCorrado marchesedi Monferrato e signore di Tiro, di cui ci fanno questa dipintura Corrado abbate Urspergense e Bernardo il Tesoriere:Fuit autem idem marchio Conradus armis strenuus; ingenio et scientia sagacissimus; animo et facto amabilis; cunctis mundanis virtutibus praeditus; in omni Consilio supremus, spes blanda suorum; hostium fulmen ignitum; simulator et dissimulator in omni re; omnibus linguis instructus; respectu cujus facundissimi reputabantur elingues.Era solamente tacciato per aver tolta in moglie la principessaIsabella, vivente ancora Unfredo suo marito, stante il non credersi legittima la dissoluzion del loro matrimonio. Ma che? Trovavasi in Tiro questo sì illustre principe nel dì 24 di aprile, quando gli furono presentate le lettere coll'avviso della sua assunzione; e in quello stesso giorno, secondochè abbiam da Sicardo, tolta gli fu da due sicarii con varie coltellate la vita. Si divulgò l'atroce caso. Chi l'imputava al suddetto Unfredo; altri ne faceano autore il re Riccardo, che veramente lo ebbe sempre in odio, perchè dichiarato parziale di Filippo re di Francia[Alberic. Monachus, in Chron. Godefridus Monachus, in Chron.]; e questa voce corse per tutto l'Occidente. Altri scrittori poi convengono in credere che il vecchio della montagna, signore di un tratto di paese chiamato degli Assassini, i cui sudditi mirabilmente eseguivano tutti i di lui ordini senza far conto della lor vita (onde poscia venne il nome d'assassinoin Italia per denotare un sicario), loavesse fatto proditoriamente levare dal mondo in vendetta d'aver Corrado tolta ad alcuni mercatanti d'esso vecchio una gran somma di danaro senza volerla restituire. Appena udita la morte del valoroso marchese, il re Riccardo, entrato in nave, corse a Tiro, e tre giorni dopo quella brutta scena obbligò la reginaIsabella, benchè fosse gravida, e benchè contra sua voglia, a sposare il suddetto conte di SciampagnaArrigo, nipote del medesimo Riccardo, a cui conferì anche il titolo di re: cose tutte che servirono a maggiormente accrescere i sospetti della morte di Corrado contra dello stesso re Riccardo. Stabilita poi con Saladino una tregua di cinque anni s'imbarcò Riccardo, e, dato l'ultimo addio alla Palestina e Soria, sciolse le vele verso l'Occidente[Pipinus, Chron., lib. 2, cap. 26, tom. 9 Rer. Italic.]. Battuto da una fiera tempesta, fu spinto per l'Adriatico verso Aquileia, dove sbarcato con pochi, prese quella via che potè. Ebbe difficoltà di scampare dagli uomini del conte di Gorizia, che gli presero alcuni de' suoi. Passando poi per le terre diLeopoldo ducad'Austria, benchè travestito, venne per sua mala fortuna, o per tradimento d'alcuno de' suoi famigli, riconosciuto all'osteria da chi lo avea veduto in Oriente, e ne fu portato l'avviso al duca, il quale spedì tosto nel dì 20 di dicembre gente armata a prenderlo, e il confinò in una sicura prigione. Non era già Leopoldo della gloriosa famiglia austriaca, la quale dopo la morte dell'ottimo Carlo VI imperador de' Romani, torna a rifiorire in Maria Teresa regina d'Ungheria e Boemia, sua figlia. Era egli poc'anzi tornato da Accon, dopo avere bravamente militato in quelle parti, ed avea, al pari di tant'altri, in quella occasione ricevuti non pochi strapazzi dal violento re inglese, principe che in alterigia e in isprezzar tutti sopravanzava chiunque si fosse. Venne il tempo di farne vendetta, benchè ciò fosse contro i privilegii della crociata; e parve che Diopermettesse questo accidente per umiliarlo, ed anche per punirlo, se pur egli fu reo della morte del marchese Corrado. Gran rumore cagionò ancor questo fatto per tutta la cristianità; e chi l'approvò, e chi sommamente lo disapprovò, perchè egli infine era benemerito della crociata, e vi aveva impiegato gente e tesori non pochi. Diede fine nell'anno precedente ai pensieri secolareschiAureo, ossiaOrio Mastropetrodoge di Venezia[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.], con ritirarsi nel monistero di santa Croce a far vita monastica. In quest'anno nel dì primo di gennaio in luogo suo fu eletto dogeArrigo Dandolo, personaggio de' più illustri e benefici che s'abbia mai avuto quell'inclita repubblica.

Avea l'imperadoreArrigo lasciato per castellano della rocca d'Arce Diopoldo suo uffiziale[Anonymus Casinens., Chron., tom. 5 Rer. Ital. Johan. de Ceccano, Chron. Fossaenovae.]. Costui nel mese di gennaio messa insieme un'armata di Tedeschi, e delle terre della Campania e di Roma, assediata la città di San Germano, la costrinse alla resa, e diede il sacco non meno ad essa, che ad altre terre da lui conquistate, facendo dappertutto quanto male gli suggeriva la sua crudeltà ed avarizia. Da ciò mosso il re Tancredi, giudicò meglio di venire egli in persona ad assistere a' suoi interessi di qua dal Faro. Giunse fino a Pescara, e riuscitogli di riporre sotto la sua ubbidienza buona parte del paese, e di mettere a dovereRiccardo contedi Celano, se ne tornò poscia in Sicilia. Fu assediato dalle sue truppe San Germano, ma inutilmente,perchè difeso da Arnolfo monaco, decano di Monte Casino. Rimandò poscia l'imperadore in Italia con un corpo d'armatiRoffredo abbatedi quell'insigne monistero, il quale tutto s'era dato a lui, con ordine aBertoldo contedi marciare con quanta gente potea in compagnia di esso abbate verso Terra di Lavoro. Riccardo da San Germano[Richardus de S. Germano, in Chron.]ciò riferisce all'anno seguente. Fermossi Bertoldo in Toscana, e diede la gente all'abbate, che fece molta guerra in quelle parti, e con Diopoldo s'impadronì d'Aquino, e stese le sue scorrerie fino a Sessa. Lo stesso Bertoldo nel mese di novembre anch'egli comparve, ed acquistò Amiterno e Valva, ed occupò i contadi di Molise e di Venafro. Perchè il re Tancredi e il conte di Acerra suo cognato non si opponessero agli avanzamenti di questi uffiziali cesarei, la storia nol dice. Abbiamo dal Malvezzi[Malveccius, in Chron. Brixian.]che in quest'anno l'imperadore Arrigo, dimorando in Germania, confermò ed aumentò i privilegii al comune di Brescia. Leggesi presso quello storico il cesareo diploma, in cui si veggono obbligati i Bresciani ad aiutar l'imperadore a mantener l'imperioin Lombardia, Marchia, Romandiola, et specialiter terram quondam comitissae Mathildis. Di grandi prodezze fece in quest'anno Riccardo re d'Inghilterra, tuttavia dimorante in Oriente, benchè con poco frutto di quella cristianità. Fra l'altre imprese, non essendo giunto a tempo per soccorrere la città di Jafet vinta per assedio da Saladino, ebbe l'ardire d'entrarvi dentro con pochi dei suoi, dove fece strage di quegl'infedeli, finchè, seguitato da tutti i suoi, interamente la ricuperò. Rifabbricò varie città, diede anche una rotta all'immenso esercito di Saladino. Era così temuto nelle contrade dei Saraceni il nome di questo re per le sue bravure[Bernardus Thesaurar., Hist., cap. 177.], che le donne saracene, per far paura ai piccioli figliuoli, lor diceano:Viene il re Riccardo. Ungrand'eroe sarebbe stato, se a tanta bravura avesse aggiunto la moderazion dell'animo, che in lui difficilmente si trovava. Ma gli sconcerti del suo regno il richiamavano a casa. Propose dunque che si creasse un generale dell'armata cristiana, che portasse anche il titolo di re[Sicard., in Chron.]. Concorrevano alcuni inGuidogià re di Gerusalemme, altri inArrigo contedi Sciampagna; ma i più si dichiararono in favore diCorrado marchesedi Monferrato e signore di Tiro, di cui ci fanno questa dipintura Corrado abbate Urspergense e Bernardo il Tesoriere:Fuit autem idem marchio Conradus armis strenuus; ingenio et scientia sagacissimus; animo et facto amabilis; cunctis mundanis virtutibus praeditus; in omni Consilio supremus, spes blanda suorum; hostium fulmen ignitum; simulator et dissimulator in omni re; omnibus linguis instructus; respectu cujus facundissimi reputabantur elingues.Era solamente tacciato per aver tolta in moglie la principessaIsabella, vivente ancora Unfredo suo marito, stante il non credersi legittima la dissoluzion del loro matrimonio. Ma che? Trovavasi in Tiro questo sì illustre principe nel dì 24 di aprile, quando gli furono presentate le lettere coll'avviso della sua assunzione; e in quello stesso giorno, secondochè abbiam da Sicardo, tolta gli fu da due sicarii con varie coltellate la vita. Si divulgò l'atroce caso. Chi l'imputava al suddetto Unfredo; altri ne faceano autore il re Riccardo, che veramente lo ebbe sempre in odio, perchè dichiarato parziale di Filippo re di Francia[Alberic. Monachus, in Chron. Godefridus Monachus, in Chron.]; e questa voce corse per tutto l'Occidente. Altri scrittori poi convengono in credere che il vecchio della montagna, signore di un tratto di paese chiamato degli Assassini, i cui sudditi mirabilmente eseguivano tutti i di lui ordini senza far conto della lor vita (onde poscia venne il nome d'assassinoin Italia per denotare un sicario), loavesse fatto proditoriamente levare dal mondo in vendetta d'aver Corrado tolta ad alcuni mercatanti d'esso vecchio una gran somma di danaro senza volerla restituire. Appena udita la morte del valoroso marchese, il re Riccardo, entrato in nave, corse a Tiro, e tre giorni dopo quella brutta scena obbligò la reginaIsabella, benchè fosse gravida, e benchè contra sua voglia, a sposare il suddetto conte di SciampagnaArrigo, nipote del medesimo Riccardo, a cui conferì anche il titolo di re: cose tutte che servirono a maggiormente accrescere i sospetti della morte di Corrado contra dello stesso re Riccardo. Stabilita poi con Saladino una tregua di cinque anni s'imbarcò Riccardo, e, dato l'ultimo addio alla Palestina e Soria, sciolse le vele verso l'Occidente[Pipinus, Chron., lib. 2, cap. 26, tom. 9 Rer. Italic.]. Battuto da una fiera tempesta, fu spinto per l'Adriatico verso Aquileia, dove sbarcato con pochi, prese quella via che potè. Ebbe difficoltà di scampare dagli uomini del conte di Gorizia, che gli presero alcuni de' suoi. Passando poi per le terre diLeopoldo ducad'Austria, benchè travestito, venne per sua mala fortuna, o per tradimento d'alcuno de' suoi famigli, riconosciuto all'osteria da chi lo avea veduto in Oriente, e ne fu portato l'avviso al duca, il quale spedì tosto nel dì 20 di dicembre gente armata a prenderlo, e il confinò in una sicura prigione. Non era già Leopoldo della gloriosa famiglia austriaca, la quale dopo la morte dell'ottimo Carlo VI imperador de' Romani, torna a rifiorire in Maria Teresa regina d'Ungheria e Boemia, sua figlia. Era egli poc'anzi tornato da Accon, dopo avere bravamente militato in quelle parti, ed avea, al pari di tant'altri, in quella occasione ricevuti non pochi strapazzi dal violento re inglese, principe che in alterigia e in isprezzar tutti sopravanzava chiunque si fosse. Venne il tempo di farne vendetta, benchè ciò fosse contro i privilegii della crociata; e parve che Diopermettesse questo accidente per umiliarlo, ed anche per punirlo, se pur egli fu reo della morte del marchese Corrado. Gran rumore cagionò ancor questo fatto per tutta la cristianità; e chi l'approvò, e chi sommamente lo disapprovò, perchè egli infine era benemerito della crociata, e vi aveva impiegato gente e tesori non pochi. Diede fine nell'anno precedente ai pensieri secolareschiAureo, ossiaOrio Mastropetrodoge di Venezia[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.], con ritirarsi nel monistero di santa Croce a far vita monastica. In quest'anno nel dì primo di gennaio in luogo suo fu eletto dogeArrigo Dandolo, personaggio de' più illustri e benefici che s'abbia mai avuto quell'inclita repubblica.


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