MCXCIIIAnno diCristoMCXCIII. IndizioneXI.CelestinoIII papa 3.ArrigoVI re 8, imperad. 3.Continuò ancora in quest'anno la confusione in Puglia e in Terra di Lavoro[Richardus de S. German., in Chron. Anonymus Casinensis, in Chron.]. Bertoldo generale dell'imperadore cogli altri uffiziali cesarei, coll'abbate di Monte Casino, che, dimentico dei canoni, era divenuto guerriero, e coi conti di Fondi e di Caserta, prese varie castella. Ingrossò l'armata con tutti coloro che teneano la parte dell'imperadore, di modo che quantunque venisse di qua del Faro ilre Tancredicon un grosso esercito, non lasciò di tener la campagna, anzi di andar a fronte dell'armata nemica a Monte Fuscolo. Erano inferiori molto di forze i cesarei; eppure si astenne Tancredi di venire a battaglia, perchè i suoi gli rappresentarono andarvi del suo onore, s'egli, essendo re, si cimentava con chi non era par suo. Assediò Bertoldo il castello di Monte Rodone. Una grossa pietra scagliata da un mangano lo stritolò. Nel generalato succedette a lui Corrado Moscaincervello, che, impadronitosi di quel castello, non lasciò vivoalcuno degli abitanti. All'incontro il re Tancredi riacquistò la rocca di sant'Agata, Aversa, Caserta ed altre terre; e sentendosi poi aggravato da febbri, si ridusse verso il fine dell'anno in Sicilia, dove restò trafitto da inesplicabil dolore per la morte che gli rubò sul fior degli anni il primogenito suo, cioè il reRuggieri. Questo colpo quel fu che sul principio dell'anno seguente fece tracollar la sanità dell'infeliceTancredi, il qual tenne dietro al figliuolo, e riempiè di pianto la Sicilia tutta, ben prevedendo ognuno le sinistre conseguenze di perdite cotanto inaspettate. Lasciò egli sotto la tutela della reginaSibillasua moglie il secondogenito suo, cioèGuglielmo III, erede piuttosto di lagrimevoli disavventure, che della corona reale e di un bellissimo regno. Miracolo è che, secondo l'uso dei fallaci umani giudizii, niuno susurrò che questi principi fossero stati aiutati a sloggiare dal mondo. Siccome osserva il cardinal Baronio[Baron., in Annal. Ecclesiast.], incitatopapa Celestino IIIin quest'anno da replicate forti lettere della regina d'InghilterraEleonora, madre delre Riccardo, che era prigione in Germania, finalmente s'indusse a minacciar le censure contraLeopoldo ducad'Austria, e contra dello stessoimperadore Arrigo, se non mettevano in libertà il fatto prigioniere, con trasgredire i capitoli e giuramenti della crociata. Ho detto anche Arrigo Augusto, perchè anche egli volle essere a parte di quella preda, con aver fissata la massima di ricavarne un grossissimo riscatto. Adduceva egli quella gran ragione, che un re non dovea star nelle carceri di un duca, e però o colle minacce o colle promesse di parte del guadagno, fatte al duca medesimo, gliel trasse di mano, con divenir egli principale in quest'affare, e con accusare dipoi Riccardo di varii insussistenti reati, fra i quali entrò il preteso assassinamento del marchese Corrado. Fu dunque proposto a Riccardo, se bramava la libertà, un enorme pagamento di danaro. A questedisavventure del re inglese una più dolorosa si aggiunse, perchèFilippo redi Francia, sentiti in tal occasione più vigorosi i consigli dell'interesse che dell'onore, uscì armato in campagna, e cominciò ad occupar gli Stati che Riccardo possedeva di qua del mare.Abbiamo dalla Cronica Cremonese[Chron. Cremonense, tom. 7 Rer. Ital.]che fu guerra in quest'anno fra i Milanesi e Lodigiani. Aveano questi tirata una fossa dalla lor città sino al Lambro. Dovette ciò dispiacere ai Milanesi, i quali perciò venuti coll'esercito sul Lodigiano, la spianarono, bruciarono un tratto di paese, e condussero prigioni molti Lodigiani. Galvano Fiamma[Gualv. Flamma, in Manipul. Flor., cap. 225.]di ciò parla all'anno precedente, ma il Malvezzi[Malveccius, Chron. Brixian., c. 71, tom. 14 Rer. Ital.]ne scrive sotto il presente. Secondo questi autori, i Cremonesi collegati coi Lodigiani, e accampati nel territorio d'essi, si diedero a far delle scorrerie nel distretto di Milano. Uscirono in campagna anche i Milanesi, e diedero loro battaglia. Nel conflitto si sparse voce che venivano i Bresciani: laonde i Cremonesi pensarono più a fuggire che a combattere. Restò in mano de' Milanesi il loro carroccio. Ma son da ricevere con gran riguardo tali notizie, perchè Galvano Fiamma troppe altre cose narra o favolose, o accresciute oltre al dovere. Era stato podestà di Bologna nell'anno precedenteGherardodegli Scannabecchi vescovo di quella città[Matth. de Griffonibus, Annal. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital.], e con lode aveva esercitato quel principesco uffizio. Continuò anche nel presente; ma più non piacendo il governo suo, furono ivi di nuovo creati i consoli; e perchè il vescovo non volea dimettere il comando, si fece una sollevazione contra di lui, per la quale fu assediato il palazzo episcopale, colla morte di molti. Il vescovo, fuggito per una cloaca travestito, ebbe la fortuna di mettersi in salvo. Genovaanch'essa provò i mali effetti della discordia civile[Caffari, Annal. Genuens., lib. 3, tom. 6 Rer. Ital.]. Tutto dì vi si commettevano omicidii e ruberie; e l'una famiglia dalla sua torre facea guerra all'altra. Durò questo infelice stato di cose fino all'anno seguente, in cui, fatto venir da Pavia Oberto da Olevano per loro podestà, questi, siccome persona di gran cuore e prudenza, diede buon sesto a tanti disordini. Era incorso nella disgrazia dell'imperadore Arrigo, e posto anche al bando dell'imperio, il popolo di Reggio di Lombardia, perchè avea costretto molti castellani dipendenti dall'imperio a giurar fedeltà e ubbidienza al loro comune: cosa praticata in questi tempi anche da altre città. Li rimise Arrigo in sua grazia nell'anno presente con diploma[Antiquit. Italic., Dissert. L.]datoWirceburc XIV kalendas novembris, Indictione XI(indizione che non si doveva mutare nel settembre); ma con aver prima i Reggiani assoluto da' giuramenti que' vassalli imperiali, e restituiti i luoghi occupati. Passavano delle differenze fra i Bolognesi e Ferraresi. Furono in questo anno composte nel dì 10 di marzo nella villa di Dugliuolo, come costa dallo strumento da me pubblicato altrove[Ibidem, Dissert. XLIX.].
Continuò ancora in quest'anno la confusione in Puglia e in Terra di Lavoro[Richardus de S. German., in Chron. Anonymus Casinensis, in Chron.]. Bertoldo generale dell'imperadore cogli altri uffiziali cesarei, coll'abbate di Monte Casino, che, dimentico dei canoni, era divenuto guerriero, e coi conti di Fondi e di Caserta, prese varie castella. Ingrossò l'armata con tutti coloro che teneano la parte dell'imperadore, di modo che quantunque venisse di qua del Faro ilre Tancredicon un grosso esercito, non lasciò di tener la campagna, anzi di andar a fronte dell'armata nemica a Monte Fuscolo. Erano inferiori molto di forze i cesarei; eppure si astenne Tancredi di venire a battaglia, perchè i suoi gli rappresentarono andarvi del suo onore, s'egli, essendo re, si cimentava con chi non era par suo. Assediò Bertoldo il castello di Monte Rodone. Una grossa pietra scagliata da un mangano lo stritolò. Nel generalato succedette a lui Corrado Moscaincervello, che, impadronitosi di quel castello, non lasciò vivoalcuno degli abitanti. All'incontro il re Tancredi riacquistò la rocca di sant'Agata, Aversa, Caserta ed altre terre; e sentendosi poi aggravato da febbri, si ridusse verso il fine dell'anno in Sicilia, dove restò trafitto da inesplicabil dolore per la morte che gli rubò sul fior degli anni il primogenito suo, cioè il reRuggieri. Questo colpo quel fu che sul principio dell'anno seguente fece tracollar la sanità dell'infeliceTancredi, il qual tenne dietro al figliuolo, e riempiè di pianto la Sicilia tutta, ben prevedendo ognuno le sinistre conseguenze di perdite cotanto inaspettate. Lasciò egli sotto la tutela della reginaSibillasua moglie il secondogenito suo, cioèGuglielmo III, erede piuttosto di lagrimevoli disavventure, che della corona reale e di un bellissimo regno. Miracolo è che, secondo l'uso dei fallaci umani giudizii, niuno susurrò che questi principi fossero stati aiutati a sloggiare dal mondo. Siccome osserva il cardinal Baronio[Baron., in Annal. Ecclesiast.], incitatopapa Celestino IIIin quest'anno da replicate forti lettere della regina d'InghilterraEleonora, madre delre Riccardo, che era prigione in Germania, finalmente s'indusse a minacciar le censure contraLeopoldo ducad'Austria, e contra dello stessoimperadore Arrigo, se non mettevano in libertà il fatto prigioniere, con trasgredire i capitoli e giuramenti della crociata. Ho detto anche Arrigo Augusto, perchè anche egli volle essere a parte di quella preda, con aver fissata la massima di ricavarne un grossissimo riscatto. Adduceva egli quella gran ragione, che un re non dovea star nelle carceri di un duca, e però o colle minacce o colle promesse di parte del guadagno, fatte al duca medesimo, gliel trasse di mano, con divenir egli principale in quest'affare, e con accusare dipoi Riccardo di varii insussistenti reati, fra i quali entrò il preteso assassinamento del marchese Corrado. Fu dunque proposto a Riccardo, se bramava la libertà, un enorme pagamento di danaro. A questedisavventure del re inglese una più dolorosa si aggiunse, perchèFilippo redi Francia, sentiti in tal occasione più vigorosi i consigli dell'interesse che dell'onore, uscì armato in campagna, e cominciò ad occupar gli Stati che Riccardo possedeva di qua del mare.
Abbiamo dalla Cronica Cremonese[Chron. Cremonense, tom. 7 Rer. Ital.]che fu guerra in quest'anno fra i Milanesi e Lodigiani. Aveano questi tirata una fossa dalla lor città sino al Lambro. Dovette ciò dispiacere ai Milanesi, i quali perciò venuti coll'esercito sul Lodigiano, la spianarono, bruciarono un tratto di paese, e condussero prigioni molti Lodigiani. Galvano Fiamma[Gualv. Flamma, in Manipul. Flor., cap. 225.]di ciò parla all'anno precedente, ma il Malvezzi[Malveccius, Chron. Brixian., c. 71, tom. 14 Rer. Ital.]ne scrive sotto il presente. Secondo questi autori, i Cremonesi collegati coi Lodigiani, e accampati nel territorio d'essi, si diedero a far delle scorrerie nel distretto di Milano. Uscirono in campagna anche i Milanesi, e diedero loro battaglia. Nel conflitto si sparse voce che venivano i Bresciani: laonde i Cremonesi pensarono più a fuggire che a combattere. Restò in mano de' Milanesi il loro carroccio. Ma son da ricevere con gran riguardo tali notizie, perchè Galvano Fiamma troppe altre cose narra o favolose, o accresciute oltre al dovere. Era stato podestà di Bologna nell'anno precedenteGherardodegli Scannabecchi vescovo di quella città[Matth. de Griffonibus, Annal. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital.], e con lode aveva esercitato quel principesco uffizio. Continuò anche nel presente; ma più non piacendo il governo suo, furono ivi di nuovo creati i consoli; e perchè il vescovo non volea dimettere il comando, si fece una sollevazione contra di lui, per la quale fu assediato il palazzo episcopale, colla morte di molti. Il vescovo, fuggito per una cloaca travestito, ebbe la fortuna di mettersi in salvo. Genovaanch'essa provò i mali effetti della discordia civile[Caffari, Annal. Genuens., lib. 3, tom. 6 Rer. Ital.]. Tutto dì vi si commettevano omicidii e ruberie; e l'una famiglia dalla sua torre facea guerra all'altra. Durò questo infelice stato di cose fino all'anno seguente, in cui, fatto venir da Pavia Oberto da Olevano per loro podestà, questi, siccome persona di gran cuore e prudenza, diede buon sesto a tanti disordini. Era incorso nella disgrazia dell'imperadore Arrigo, e posto anche al bando dell'imperio, il popolo di Reggio di Lombardia, perchè avea costretto molti castellani dipendenti dall'imperio a giurar fedeltà e ubbidienza al loro comune: cosa praticata in questi tempi anche da altre città. Li rimise Arrigo in sua grazia nell'anno presente con diploma[Antiquit. Italic., Dissert. L.]datoWirceburc XIV kalendas novembris, Indictione XI(indizione che non si doveva mutare nel settembre); ma con aver prima i Reggiani assoluto da' giuramenti que' vassalli imperiali, e restituiti i luoghi occupati. Passavano delle differenze fra i Bolognesi e Ferraresi. Furono in questo anno composte nel dì 10 di marzo nella villa di Dugliuolo, come costa dallo strumento da me pubblicato altrove[Ibidem, Dissert. XLIX.].