MCXCVIIAnno diCristoMCXCVII. IndizioneXV.Celestino IIIpapa 7.Arrigo VIre 12, imperad. 7.Le più strepitose avventure dell'anno presente furono in Sicilia; ma per disavventura non han voluto raccontarle per qualche politico riguardo gli antichi scrittori italiani di quelle parti, che erano sudditi diFederigo IIAugusto, figliuolo diArrigo VIimperadore. Più ne han parlato gli scrittori inglesi e tedeschi, ma non senza mio timore ch'essi lontani ingannati dalle dicerie, possano ingannare ancor noi. Scrive adunque Arnoldo da Lubeca[Arnold. Lubec, Chron., lib. 5, cap. 2.]che, giunto in Sicilia l'Augusto Arrigo, vi fu occupato da molte traversie e battaglie, perciocchè constava del tradimento dell'imperadriceCostanzasua moglie, e degli altri nobili di quelle contrade. Perciò, raunata gran gente a forza di danaro, d'essi congiurati ben si vendicò, dopo averli fatti prigioni. A colui che era stato creato re contra di lui, fece conficcare in capo una corona con acutissimi chiodi; altri nobili condannò alla forca, al fuoco e ad altri supplizii. Poscia in un pubblico parlamento perdonò a chiunque aveva avuta mano in quella cospirazione, etalibus alloquiis multam gratiam illius regni invenit, et de cetero terra quevit. Che l'imperadrice Costanza mirasse di mal occhio le crudeltà del marito contra de' poveri siciliani, e massimamente del sangue normanno, si può senza fatica credere, perchè era nata in Sicilia, e Normanna di nazione, e si riconosceva anche obbligata alla famiglia di Tancredi, perchè sì generosamente rimessa da lui in libertà. Finalmente suo era quel regno, e non del marito, nè potea piacerle ch'egli lo distruggesse col macello di tanta nobiltà, e con votarlo di tutte le ricchezze per portarle in Germania. Ma non è mai credibile che, avendo ella un figliuolo, potesse consentire che altri si mettesse intesta quella corona. Par dunque più probabile che l'imperadrice fosse in sospetto al marito Augusto d'aver parte in quelle sollevazioni, ma non già ch'ella ne restasse convinta. E però convien sospendere la credenza in parte di quello che scrive Ruggieri Hovedeno[Rogerius Hovedenus, Annal.], storico inglese, e perciò nemico d'Arrigo, con dire che Arrigo prese i magnati della Sicilia, e parte ne imprigionò, parte dopo varii tormenti fece morire. Aveva dianzi dato il ducato di Durazzo e il principato di Taranto a Margarito, ossia Morgaritone, grande ammiraglio. Questa volta il fece abbacinare ed eunucare. Per le quali inumanità l'imperadrice Costanza fece lega colla sua gente contra dell'Augusto consorte; e, venuta a Palermo, prese i tesori dei re suoi antenati; dal che incoraggiti i Palermitani, uccisero gran copia di Tedeschi. L'imperadore fuggendo si racchiuse in una fortezza, con pensiero di ripatriare, se gli veniva fatto; ma i suoi nemici gli aveano serrati i passi. Credane ciò che vuole il lettore. Sicardo storico italiano[Sicard., in Chron., tom. 7 Rer. Ital.], e allora vivente, scrive che Margaritone fu accecato da Arrigo nell'anno 1194, e non già nel presente. Che in Sicilia fossero e congiure e rumori o nel precedente, o nel corrente anno, ammettiamolo pure. Ma che Arrigo, ito colà con un'armata di sessanta mila combattenti fosse ridotto in quello stato, non ha molto di verisimile. Meno ne ha che la imperadrice a visiera calata impugnasse il marito. Riceva dunque il lettore come meglio fondato il racconto di Gotifredo monaco, di cui sono le seguenti parole all'anno presente:Imperator in Apulia moratur. Ibi quosdam principes, qui in necem ejus conspirasse dicebantur, diversis poenis occidit. Rumor etiam de eo ac de imperatrice Constantia varia seminat, scilicet quod ipse in variis eventibus praeventus, etiam in vitae periculo saepe constitutus sit; quod imperatricis voluntatesemper fieri vulgabatur[Godefridus Monachus, in Chron.]. Quetati i rumori della Sicilia, e riconciliato l'imperadore Arrigo colla moglie, allora egli permise che la gran flotta de' pellegrini, desiderosi di segnalarsi in Terra santa, sciogliesse le vele, con aggiugnervi egli alcune delle sue squadre, e dar loro per condottiereCorrado vescovodi Wirtzburgo suo cancelliere. Andarono, fecero alquante prodezze in quelle parti; più ancora n'avrebbono fatto, se non fosse giunta la morte dell'imperadore, che sbandò tutti i principi tedeschi, volendo ciascuno correre a casa, per intervenire all'elezion del nuovo Augusto. Succedette essa morte nella seguente forma, che si ha da Riccardo da San Germano[Richardus de S. Germano, in Chron.]. Fece Arrigo venire a sè l'imperadrice Costanza sua moglie, e mentre essa era nel palazzo di Palermo, Guglielmo castellano di Castro-Giovanni si ribellò all'imperadore. Portossi in persona Arrigo all'assedio di quella fortezza, e, quivi stando, fu preso da una malattia, a cagion della quale condotto (per quanto s'ha da Giovanni da Ceccano[Johann, de Ceccano, Chron. Fossaenovae.]e dall'Hovedeno[Rogerius Hovedenus.]), a Messina, quivi terminò i suoi giorni nella vigilia di san Michele, cioè nel dì 28 di settembre. Altri dicono nella festa di san Michiele, altri nel dì quinto d'ottobre, e negli Annali Genovesi[Caffari, Annal. Genuens., lib. 4.]la sua morte è riferita nell'ultimo dì di settembre.Voce corse ch'egli morisse attossicato dalla moglie, a cui si attribuiscono tutte le traversie patite dal marito; ma Corrado abbate Urspergense la giustifica di tal taccia con dire:Quod tamen non est verisimile. Et qui cum ipso(Augusto)eo tempore erant familiarissimi, hoc inficiabantur. Audivi ego id ipsum a domno Conrado, qui postmodum fuit abbas praemonstratensis, et tunc in saeculari habitu constitutus, in camera imperatoris exstititfamiliarissimus[Abbas Urspergensis, in Chron.]. Non so io qual fede meriti l'Hovedeno, allorchè scrive che Arrigo morì scomunicato da papaCelestino IIIper non avere restituito il danaro indebitamente estorto aRiccardo red'Inghilterra, e perciò proibì il papa che se gli desse sepoltura in luogo sacro, tuttochè l'arcivescovo di Messina molto si adoperasse per ottenerlo. Aggiugne che lo stesso arcivescovo venne da Roma per questo, e di tre cose fece istanza. La prima, che fosse permesso il seppellire esso Augusto: al che rispose papa Celestino di non poterlo concedere senza consentimento del re d'Inghilterra, e restituito prima il maltolto. La seconda, che facesse ritirare i Romani che aveano assediato Marquardo nella marca di Guarnieri, cioè d'Ancona: il che dovette succedere dopo la morte dell'imperadore. E la terza, che permettesse la coronazione del piccolo Federigo in re di Sicilia. Sono sospetti gli scrittori inglesi in parlando di questo imperadore. Nondimeno anche Galvano Fiamma[Gualvanus Flamma, in Manipul. Flor.]lasciò scritto che egli morì scomunicato. Quel ch'è più, vedremo che anche papa Innocenzo III il pretese scomunicato da esso papa Celestino. Forse implicitamente si pretendea incorso Arrigo nella scomunica per la violenza usata al re d'Inghilterra; ma che espressamente fossero fulminate contra di lui le censure, non si truova in altre memorie d'allora. All'incontro Ottone da san Biagio, dopo aver notata la morte d'Arrigo in Messina, soggiugne:Ibidem cum maximo totius exercitus lamento cultu regio sepelitur[Otto de S. Blasio, in Chron.]. Sono ancora di Sicardo storico e vescovo, allora vivente, le seguenti parole:Anno Domini MCXVCII reversus imperator in Italiam, in Sicilia mortuus est et sepultus[Sicard., in Chron.]. E l'Abbate Urspergense discorda bensì nel luogo della sepoltura, ma questa ce la dàper certa, scrivendo[Abbas Urspergens., in Chron.]:Henricus imperator obiit in Sicilia, et in ecclesia panormitana magnifice est sepultus; nè alcun di essi parla di scomunica. Comunque sia, la morte di questo Augusto fu sommamente compianta dai Tedeschi, che l'esaltano forte, per avere stesi i confini dell'imperio, e portati dalla Sicilia in Germania immensi tesori; ma all'incontro essa riempiè d'allegrezza tutti i popoli della Sicilia, e d'altri paesi d'Italia, che l'aveano provato principe crudele e sanguinario, nè gli davano altro nome che di tiranno. Odasi Giovanni da Ceccano[Johann, de Ceccano, Chron. Fossaenovae.]:Omnia cum papa gaudent de morte tyranni.Mors necat, et cuncti gaudent de morte sepulti,Apulus, et Calaber, Siculus, Tuscusque, Ligurque.Certo è che la morte di questo principe portò una somma confusione nella Germania, e si tirò dietro un fiero sconvolgimento e una gran mutazione di cose anche in Italia, siccome andremo vedendo. Per lume intanto di quel che poscia avvenne, considerabile è una notizia a noi conservata dall'autore della vita di Innocenzo III papa[Vita Innocentii III, P. I, tom. 3 Rer. Italic.]. Scrive egli che dopo la rotta data, siccome vedremo, nell'anno 1200 a Marquardo marchese di Ancona, si trovò fra' suoi scrigni il testamento del suddetto imperadoreArrigo VI, con bolla d'oro, che ora si legge stampato da me e da altri. In esso ordinava egli cheFederigo Ruggierisuo figliuolo riconoscesse dal papa il regno di Sicilia; e mancando la moglie e il figliuolo senza erede, esso regno tornasse alla Chiesa romana. Che se il papa confermasse al figliuolo Federigo l'imperio, in ricompensa si restituisse alla Chiesa stessa tutta la terra della contessa Matilda, a riserva di Medicina e di Argelata sul Bolognese. Ordinò ancora a Marquardo,ut ducatum ravennatem, terram Brictinori, marchiam Anconae recipiat a domino papa, et romana Ecclesia, et recognoscat etiamab eis Medisinam et Argelata.E mancando egli senza eredi, vuole che quegli Stati restino in dominio della suddetta Chiesa. Una parola non vi si legge del ducato di Spoleti. Solamente vi si dice che sia restituita al papa tutta la terra da Monte Paile sino a Ceperano, siccome ancora Monte Fiascone. Secondochè abbiamo da Parisio da Cereta[Paris. de Cereta, Chron. Veron., tom. 8 Rer. Ital.], i Veronesi in questo anno attaccarono battaglia coi Padovani, assistiti daEccelino da Romano, e daAzzo marchesed'Este, e li sconfissero colla morte di molti. Questo Eccelino, per soprannome il Monaco, fu padre del crudeleEccelino da Romano. Di questo fatto parla ancora Gherardo Maurisio[Mauris., Hist., tom. 8 Rer. Ital.], con dire che i Vicentini dopo una gran rotta loro data dai Padovani e dal suddetto Eccelino, per cui restarono prigionieri più di due mila d'essi, ricorsero per aiuto ai Veronesi, i quali con sì formidabil armata entrarono nel Padovano, guastando e bruciando sino alle porte di Padova, che atterriti i Padovani, altro ripiego non ebbero per liberarsi da questo turbine, che di restituire tutti i prigioni: il che fatto, ebbe fine la guerra. Ma questo avvenimento da Rolandino vien riferito all'anno seguente, e in altri testi all'anno 1199. Un documento da me prodotto nelle Antichità italiane forse ci fa vedere tuttaviaduca di Toscana Filippofratello dell'imperadore Arrigo. Esso fu scritto nell'anno 1196 nel dì 30 d'agosto, correndo l'Indizione XV. Ma perchè tale indizione spetta all'anno presente, però, o ivi dovette essere l'anno 1197, ovvero s'ha da scrivere Indictione XIV, e sarà veramente l'anno 1196.
Le più strepitose avventure dell'anno presente furono in Sicilia; ma per disavventura non han voluto raccontarle per qualche politico riguardo gli antichi scrittori italiani di quelle parti, che erano sudditi diFederigo IIAugusto, figliuolo diArrigo VIimperadore. Più ne han parlato gli scrittori inglesi e tedeschi, ma non senza mio timore ch'essi lontani ingannati dalle dicerie, possano ingannare ancor noi. Scrive adunque Arnoldo da Lubeca[Arnold. Lubec, Chron., lib. 5, cap. 2.]che, giunto in Sicilia l'Augusto Arrigo, vi fu occupato da molte traversie e battaglie, perciocchè constava del tradimento dell'imperadriceCostanzasua moglie, e degli altri nobili di quelle contrade. Perciò, raunata gran gente a forza di danaro, d'essi congiurati ben si vendicò, dopo averli fatti prigioni. A colui che era stato creato re contra di lui, fece conficcare in capo una corona con acutissimi chiodi; altri nobili condannò alla forca, al fuoco e ad altri supplizii. Poscia in un pubblico parlamento perdonò a chiunque aveva avuta mano in quella cospirazione, etalibus alloquiis multam gratiam illius regni invenit, et de cetero terra quevit. Che l'imperadrice Costanza mirasse di mal occhio le crudeltà del marito contra de' poveri siciliani, e massimamente del sangue normanno, si può senza fatica credere, perchè era nata in Sicilia, e Normanna di nazione, e si riconosceva anche obbligata alla famiglia di Tancredi, perchè sì generosamente rimessa da lui in libertà. Finalmente suo era quel regno, e non del marito, nè potea piacerle ch'egli lo distruggesse col macello di tanta nobiltà, e con votarlo di tutte le ricchezze per portarle in Germania. Ma non è mai credibile che, avendo ella un figliuolo, potesse consentire che altri si mettesse intesta quella corona. Par dunque più probabile che l'imperadrice fosse in sospetto al marito Augusto d'aver parte in quelle sollevazioni, ma non già ch'ella ne restasse convinta. E però convien sospendere la credenza in parte di quello che scrive Ruggieri Hovedeno[Rogerius Hovedenus, Annal.], storico inglese, e perciò nemico d'Arrigo, con dire che Arrigo prese i magnati della Sicilia, e parte ne imprigionò, parte dopo varii tormenti fece morire. Aveva dianzi dato il ducato di Durazzo e il principato di Taranto a Margarito, ossia Morgaritone, grande ammiraglio. Questa volta il fece abbacinare ed eunucare. Per le quali inumanità l'imperadrice Costanza fece lega colla sua gente contra dell'Augusto consorte; e, venuta a Palermo, prese i tesori dei re suoi antenati; dal che incoraggiti i Palermitani, uccisero gran copia di Tedeschi. L'imperadore fuggendo si racchiuse in una fortezza, con pensiero di ripatriare, se gli veniva fatto; ma i suoi nemici gli aveano serrati i passi. Credane ciò che vuole il lettore. Sicardo storico italiano[Sicard., in Chron., tom. 7 Rer. Ital.], e allora vivente, scrive che Margaritone fu accecato da Arrigo nell'anno 1194, e non già nel presente. Che in Sicilia fossero e congiure e rumori o nel precedente, o nel corrente anno, ammettiamolo pure. Ma che Arrigo, ito colà con un'armata di sessanta mila combattenti fosse ridotto in quello stato, non ha molto di verisimile. Meno ne ha che la imperadrice a visiera calata impugnasse il marito. Riceva dunque il lettore come meglio fondato il racconto di Gotifredo monaco, di cui sono le seguenti parole all'anno presente:Imperator in Apulia moratur. Ibi quosdam principes, qui in necem ejus conspirasse dicebantur, diversis poenis occidit. Rumor etiam de eo ac de imperatrice Constantia varia seminat, scilicet quod ipse in variis eventibus praeventus, etiam in vitae periculo saepe constitutus sit; quod imperatricis voluntatesemper fieri vulgabatur[Godefridus Monachus, in Chron.]. Quetati i rumori della Sicilia, e riconciliato l'imperadore Arrigo colla moglie, allora egli permise che la gran flotta de' pellegrini, desiderosi di segnalarsi in Terra santa, sciogliesse le vele, con aggiugnervi egli alcune delle sue squadre, e dar loro per condottiereCorrado vescovodi Wirtzburgo suo cancelliere. Andarono, fecero alquante prodezze in quelle parti; più ancora n'avrebbono fatto, se non fosse giunta la morte dell'imperadore, che sbandò tutti i principi tedeschi, volendo ciascuno correre a casa, per intervenire all'elezion del nuovo Augusto. Succedette essa morte nella seguente forma, che si ha da Riccardo da San Germano[Richardus de S. Germano, in Chron.]. Fece Arrigo venire a sè l'imperadrice Costanza sua moglie, e mentre essa era nel palazzo di Palermo, Guglielmo castellano di Castro-Giovanni si ribellò all'imperadore. Portossi in persona Arrigo all'assedio di quella fortezza, e, quivi stando, fu preso da una malattia, a cagion della quale condotto (per quanto s'ha da Giovanni da Ceccano[Johann, de Ceccano, Chron. Fossaenovae.]e dall'Hovedeno[Rogerius Hovedenus.]), a Messina, quivi terminò i suoi giorni nella vigilia di san Michele, cioè nel dì 28 di settembre. Altri dicono nella festa di san Michiele, altri nel dì quinto d'ottobre, e negli Annali Genovesi[Caffari, Annal. Genuens., lib. 4.]la sua morte è riferita nell'ultimo dì di settembre.
Voce corse ch'egli morisse attossicato dalla moglie, a cui si attribuiscono tutte le traversie patite dal marito; ma Corrado abbate Urspergense la giustifica di tal taccia con dire:Quod tamen non est verisimile. Et qui cum ipso(Augusto)eo tempore erant familiarissimi, hoc inficiabantur. Audivi ego id ipsum a domno Conrado, qui postmodum fuit abbas praemonstratensis, et tunc in saeculari habitu constitutus, in camera imperatoris exstititfamiliarissimus[Abbas Urspergensis, in Chron.]. Non so io qual fede meriti l'Hovedeno, allorchè scrive che Arrigo morì scomunicato da papaCelestino IIIper non avere restituito il danaro indebitamente estorto aRiccardo red'Inghilterra, e perciò proibì il papa che se gli desse sepoltura in luogo sacro, tuttochè l'arcivescovo di Messina molto si adoperasse per ottenerlo. Aggiugne che lo stesso arcivescovo venne da Roma per questo, e di tre cose fece istanza. La prima, che fosse permesso il seppellire esso Augusto: al che rispose papa Celestino di non poterlo concedere senza consentimento del re d'Inghilterra, e restituito prima il maltolto. La seconda, che facesse ritirare i Romani che aveano assediato Marquardo nella marca di Guarnieri, cioè d'Ancona: il che dovette succedere dopo la morte dell'imperadore. E la terza, che permettesse la coronazione del piccolo Federigo in re di Sicilia. Sono sospetti gli scrittori inglesi in parlando di questo imperadore. Nondimeno anche Galvano Fiamma[Gualvanus Flamma, in Manipul. Flor.]lasciò scritto che egli morì scomunicato. Quel ch'è più, vedremo che anche papa Innocenzo III il pretese scomunicato da esso papa Celestino. Forse implicitamente si pretendea incorso Arrigo nella scomunica per la violenza usata al re d'Inghilterra; ma che espressamente fossero fulminate contra di lui le censure, non si truova in altre memorie d'allora. All'incontro Ottone da san Biagio, dopo aver notata la morte d'Arrigo in Messina, soggiugne:Ibidem cum maximo totius exercitus lamento cultu regio sepelitur[Otto de S. Blasio, in Chron.]. Sono ancora di Sicardo storico e vescovo, allora vivente, le seguenti parole:Anno Domini MCXVCII reversus imperator in Italiam, in Sicilia mortuus est et sepultus[Sicard., in Chron.]. E l'Abbate Urspergense discorda bensì nel luogo della sepoltura, ma questa ce la dàper certa, scrivendo[Abbas Urspergens., in Chron.]:Henricus imperator obiit in Sicilia, et in ecclesia panormitana magnifice est sepultus; nè alcun di essi parla di scomunica. Comunque sia, la morte di questo Augusto fu sommamente compianta dai Tedeschi, che l'esaltano forte, per avere stesi i confini dell'imperio, e portati dalla Sicilia in Germania immensi tesori; ma all'incontro essa riempiè d'allegrezza tutti i popoli della Sicilia, e d'altri paesi d'Italia, che l'aveano provato principe crudele e sanguinario, nè gli davano altro nome che di tiranno. Odasi Giovanni da Ceccano[Johann, de Ceccano, Chron. Fossaenovae.]:
Omnia cum papa gaudent de morte tyranni.Mors necat, et cuncti gaudent de morte sepulti,Apulus, et Calaber, Siculus, Tuscusque, Ligurque.
Omnia cum papa gaudent de morte tyranni.
Mors necat, et cuncti gaudent de morte sepulti,
Apulus, et Calaber, Siculus, Tuscusque, Ligurque.
Certo è che la morte di questo principe portò una somma confusione nella Germania, e si tirò dietro un fiero sconvolgimento e una gran mutazione di cose anche in Italia, siccome andremo vedendo. Per lume intanto di quel che poscia avvenne, considerabile è una notizia a noi conservata dall'autore della vita di Innocenzo III papa[Vita Innocentii III, P. I, tom. 3 Rer. Italic.]. Scrive egli che dopo la rotta data, siccome vedremo, nell'anno 1200 a Marquardo marchese di Ancona, si trovò fra' suoi scrigni il testamento del suddetto imperadoreArrigo VI, con bolla d'oro, che ora si legge stampato da me e da altri. In esso ordinava egli cheFederigo Ruggierisuo figliuolo riconoscesse dal papa il regno di Sicilia; e mancando la moglie e il figliuolo senza erede, esso regno tornasse alla Chiesa romana. Che se il papa confermasse al figliuolo Federigo l'imperio, in ricompensa si restituisse alla Chiesa stessa tutta la terra della contessa Matilda, a riserva di Medicina e di Argelata sul Bolognese. Ordinò ancora a Marquardo,ut ducatum ravennatem, terram Brictinori, marchiam Anconae recipiat a domino papa, et romana Ecclesia, et recognoscat etiamab eis Medisinam et Argelata.E mancando egli senza eredi, vuole che quegli Stati restino in dominio della suddetta Chiesa. Una parola non vi si legge del ducato di Spoleti. Solamente vi si dice che sia restituita al papa tutta la terra da Monte Paile sino a Ceperano, siccome ancora Monte Fiascone. Secondochè abbiamo da Parisio da Cereta[Paris. de Cereta, Chron. Veron., tom. 8 Rer. Ital.], i Veronesi in questo anno attaccarono battaglia coi Padovani, assistiti daEccelino da Romano, e daAzzo marchesed'Este, e li sconfissero colla morte di molti. Questo Eccelino, per soprannome il Monaco, fu padre del crudeleEccelino da Romano. Di questo fatto parla ancora Gherardo Maurisio[Mauris., Hist., tom. 8 Rer. Ital.], con dire che i Vicentini dopo una gran rotta loro data dai Padovani e dal suddetto Eccelino, per cui restarono prigionieri più di due mila d'essi, ricorsero per aiuto ai Veronesi, i quali con sì formidabil armata entrarono nel Padovano, guastando e bruciando sino alle porte di Padova, che atterriti i Padovani, altro ripiego non ebbero per liberarsi da questo turbine, che di restituire tutti i prigioni: il che fatto, ebbe fine la guerra. Ma questo avvenimento da Rolandino vien riferito all'anno seguente, e in altri testi all'anno 1199. Un documento da me prodotto nelle Antichità italiane forse ci fa vedere tuttaviaduca di Toscana Filippofratello dell'imperadore Arrigo. Esso fu scritto nell'anno 1196 nel dì 30 d'agosto, correndo l'Indizione XV. Ma perchè tale indizione spetta all'anno presente, però, o ivi dovette essere l'anno 1197, ovvero s'ha da scrivere Indictione XIV, e sarà veramente l'anno 1196.