MCXII

MCXIIAnno diCristoMCXII. IndizioneV.PasqualeII papa 14.ArrigoV re 7, imperad. 2.Dacchè fu posto in libertà papaPasquale II, e sentì tante doglianze del sacro suo senato per la concession delle investiture, mai non negò, anzi sempre riconobbe d'aver dato l'assenso a cosa illecita, ed operato ciò che non dovea. Solamente scusava il fatto coll'intenzione avuta di sottrarre ai pericoli della vita tante persone, e a maggior danno il popolo di Roma e lo stato della Chiesa. Ora in questo anno fu per così scabrosa materia raunato un insigne concilio[Labbe, Concil., tom. 10. Baron., in Annal. Ecclesiast.]di cento venticinque vescovi a dì 18 di marzo nella basilica lateranense. Tutti i prelati esclamarono contro delle investiture ecclesiastiche date da mano laica, come usurpazione dei diritti della Chiesa e seminario di simonie. Il punto difficile era, come il pontefice potesse venire contra del proprio solenne giuramento. Si trovò il ripiego daGerardovescovo d'Engulemme, cioè che si ritrattasse bensì e condannasse il privilegio accordatodal papa ad Arrigo, e chiamatopravilegium, e nonprivilegium; ma che non si scomunicasse la persona d'esso imperadore. Così fu fatto. Tenuto ancora fu in quest'anno nel mese di settembre un concilio in Vienna del Delfinato, e quivi non solamente seguì la condanna delle suddette investiture, ma eziandio fulminarono que' vescovi scomunica contra dell'Augusto Arrigo, chiamato da essi tiranno. Abbiamo da Landolfo da san Paolo[Landulfus junior, Hist. Mediol., cap. 21.], che nel primo dì dell'anno presente il clero della metropolitana di Milano, nonostante che sapesse favorevole aGrossolanoarcivescovo il romano pontefice, pure il dichiararono decaduto da quella sedia, e in luogo suo elessero arcivescovoGiordano da Clivi, uomo per altro ignorante e di non molta levatura. Chiamarono dipoi tre suffraganei di quella metropoli per ordinarlo, cioèLandolfovescovo d'Asti,Arialdovescovo di Genova eMamardo, ossia Mainardo, vescovo di Torino. Vennero questi, ma quel d'Asti accortosi che non erano concorsi gli altri suffraganei, e bollire non poca mormorazione nel popolo, tentò di fuggire. Gli veniva fatto, se le genti di Giordano non l'avessero ritenuto per forza, con anche ferire un suo diacono, e bastonare i di lui famigli. Infine Giordano fu da essi consecrato. Portossi poco appresso a Roma Mamardo vescovo di Torino, ed ottenne dal papa il pallio per questo novello arcivescovo, senza che s'intenda come esso pontefice abbandonasse Grossolano, già approvato per legittimo arcivescovo. Ma perchè Mamardo aveva ordine di non dare il pallio a Giordano, s'egli prima non faceva giuramento, non si sa se di fedeltà al romano pontefice, o di non prendere l'investiture dall'imperadore, o di qualche altra obbligazione, e Giordano ricusò di farlo; per sei mesi ne stette senza. Ho detto che per l'esaltazione di Giordano incorse gran mormorazione fra il popolo di Milano. AggiugneLandolfo, che vi fu ancora delle contese e battaglie, nelle quali ebbero parteAzzovescovo d'Acqui eArdericovescovo di Lodi. Infatti fra le lettere raccolte da Ulderico da Bamberga presso l'Eccardo[Eccard., Scriptor. med. aevi, tom. 2, p. 266.], una se ne legge scritta in tal occasione dal medesimo Azzo vescovo all'imperadore Arrigo, in cui l'avvisa doversi tenere in Roma un sinodo (cioè il lateranense suddetto)in qua asseritur, domnum papam P.(Paschalem)deponi et alterum debere eligi, qui omne consilium pacis, quod cum domno P. firmastis dissolvat, pro eo quod domnus P. non audet vos propter factas inter vos et ipsum securitates excommunicare. Ecco quali nuove corressero allora. Appresso aggiugne che i Milanesi aveano eletto un altro arcivescovo (cioè Giordano), e fattolo consecrar da alcuni suffraganei.Quod ego videns contra imperii vestri honorem fieri, omnino interdixi; et licet ab ipsis multum rogatus, hujusmodi consecrationi interesse, nec assensum praebere volui, immo dedi operam erigendi magnum parietem populi contra populum sub occasione alterius archiepiscopi, quem pars illorum intendit deponere, viri scilicet literatissimi, et ingenio astutissimi, et eloquentissimi, curiae vestrae valde necessarii, cujus partem propter honorem vestrum in tantum auxi, quod medietas populi contra medietatem populi contendit. Parla qui di Grossolano, a cui procura la protezion dell'imperadore, con insieme consigliarlo di venir presto in Italia, e che a ciò non occorreva un grande esercito.Vestra est enim adhuc Langobardia, dum terror, quem ei incussistis, in corde ejus vivit. Forse perchè Grossolano fu in Roma creduto parziale dell'imperadore, o protetto da lui, restò abbandonato, e si lasciò correre l'elezion di Giordano.Io non so se nell'antecedente o nel presente anno fosse scritta da papa Pasquale un'altra lettera allo stesso imperadore Arrigo, in cui gli notifica di nonaver potuto finora riaver varii Stati spettanti alla Chiesa romana[Eccard., Scriptor. med. aevi, tom. 2, p. 274.].Licet quidam,dice egli,jussioni vestrae, in his quae beato Petro restitui praecepistis, adhuc noluerunt obedire, incolae videlicet Civitatis Castellanae, Castri Corcolli, Montisalti, Montisacuti et Narnienses: Nos tamen ea, et Comitatus Perusinum, Eugubbinum, Tudertinum, Urbevetum, Balneum Regis, Castellum Felicitatis, Ducatum Spoletanum, Marchiam Ferraniam, et alias beati Petri possessiones per mandati vestri praeceptionem confidimus obtinere.Notisi che il ducato di Spoleti è chiaramente detto di ragione della Chiesa romana. Nomina il papa ancheMarchiam Ferraniam, ma si dee scrivereFirmanam, allora occupata da Guarnieri, non osando io leggereMarchiam Ferrariam, perchè Ferrara in questi tempi era in potere della contessa Matilda, che la riconosceva dalla Sedia apostolica.Alessioimperadore d'Oriente, per quanto si ha da Pietro Diacono[Petrus Diacon., Chron. Casinens., lib. 4, cap. 46.], avuta notizia dell'indegno trattamento fatto dall'imperadore Arrigo al romano pontefice, spedì ambasciatori a Roma per condolersi con lui, e congratularsi coi Romani dell'opposizione fatta ad esso Arrigo. E sperando egli di profittare di così bella occasione, propose che volessero eleggere imperadoreGiovanniComneno suo figliuolo. Può anche essere che corressero dei regali. Acconsentirono i Romani al trattato, ed elette circa seicento persone, le spedirono a Costantinopoli per condurre in Italia il progettato Augusto. Non è punto credibile che tanta gente fosse spedita colà. E perciocchè non apparisce altro dell'esecuzion di questo disegno, bisogna immaginare ch'esso poco stesse ad andarsene in fascio, perchè non s'arrischiarono i Romani di condurre a fine un negozialo di tanta importanza, che potea tirar loro addosso lo sdegno e le forze di tutta la Germania.Nel dì 13 d'aprile di quest'anno, la contessa Matilda, dimorando nel castello di Massa del distretto di Modena, fece una donazione al suo diletto monistero di san Benedetto di Polirone[Bacchini, Istor. di Poliron. nell'Append.]. E nel dì 8 di maggio trovandosi al Bondeno de' Roncori, fece donazione della corte Vilzacara col castello, broglio e borgo di san Cesario alla chiesa di san Cesario del contado di Modena. In quest'anno ancora, secondo i conti del Campi[Campi, Istor. di Piacenza, tom. 1.]e d'altri storici piacentini, per opera specialmente della suddetta zelantissima contessa furono cacciate le monache dall'insigne monistero di san Sisto di Piacenza, perchè la lor dissolutezza era giunta ad esser incorreggibile. In vece di esse presero i monaci benedettini il governo di quel sacro luogo, cavati dall'allora esemplarissimo monistero di Polirone.

Dacchè fu posto in libertà papaPasquale II, e sentì tante doglianze del sacro suo senato per la concession delle investiture, mai non negò, anzi sempre riconobbe d'aver dato l'assenso a cosa illecita, ed operato ciò che non dovea. Solamente scusava il fatto coll'intenzione avuta di sottrarre ai pericoli della vita tante persone, e a maggior danno il popolo di Roma e lo stato della Chiesa. Ora in questo anno fu per così scabrosa materia raunato un insigne concilio[Labbe, Concil., tom. 10. Baron., in Annal. Ecclesiast.]di cento venticinque vescovi a dì 18 di marzo nella basilica lateranense. Tutti i prelati esclamarono contro delle investiture ecclesiastiche date da mano laica, come usurpazione dei diritti della Chiesa e seminario di simonie. Il punto difficile era, come il pontefice potesse venire contra del proprio solenne giuramento. Si trovò il ripiego daGerardovescovo d'Engulemme, cioè che si ritrattasse bensì e condannasse il privilegio accordatodal papa ad Arrigo, e chiamatopravilegium, e nonprivilegium; ma che non si scomunicasse la persona d'esso imperadore. Così fu fatto. Tenuto ancora fu in quest'anno nel mese di settembre un concilio in Vienna del Delfinato, e quivi non solamente seguì la condanna delle suddette investiture, ma eziandio fulminarono que' vescovi scomunica contra dell'Augusto Arrigo, chiamato da essi tiranno. Abbiamo da Landolfo da san Paolo[Landulfus junior, Hist. Mediol., cap. 21.], che nel primo dì dell'anno presente il clero della metropolitana di Milano, nonostante che sapesse favorevole aGrossolanoarcivescovo il romano pontefice, pure il dichiararono decaduto da quella sedia, e in luogo suo elessero arcivescovoGiordano da Clivi, uomo per altro ignorante e di non molta levatura. Chiamarono dipoi tre suffraganei di quella metropoli per ordinarlo, cioèLandolfovescovo d'Asti,Arialdovescovo di Genova eMamardo, ossia Mainardo, vescovo di Torino. Vennero questi, ma quel d'Asti accortosi che non erano concorsi gli altri suffraganei, e bollire non poca mormorazione nel popolo, tentò di fuggire. Gli veniva fatto, se le genti di Giordano non l'avessero ritenuto per forza, con anche ferire un suo diacono, e bastonare i di lui famigli. Infine Giordano fu da essi consecrato. Portossi poco appresso a Roma Mamardo vescovo di Torino, ed ottenne dal papa il pallio per questo novello arcivescovo, senza che s'intenda come esso pontefice abbandonasse Grossolano, già approvato per legittimo arcivescovo. Ma perchè Mamardo aveva ordine di non dare il pallio a Giordano, s'egli prima non faceva giuramento, non si sa se di fedeltà al romano pontefice, o di non prendere l'investiture dall'imperadore, o di qualche altra obbligazione, e Giordano ricusò di farlo; per sei mesi ne stette senza. Ho detto che per l'esaltazione di Giordano incorse gran mormorazione fra il popolo di Milano. AggiugneLandolfo, che vi fu ancora delle contese e battaglie, nelle quali ebbero parteAzzovescovo d'Acqui eArdericovescovo di Lodi. Infatti fra le lettere raccolte da Ulderico da Bamberga presso l'Eccardo[Eccard., Scriptor. med. aevi, tom. 2, p. 266.], una se ne legge scritta in tal occasione dal medesimo Azzo vescovo all'imperadore Arrigo, in cui l'avvisa doversi tenere in Roma un sinodo (cioè il lateranense suddetto)in qua asseritur, domnum papam P.(Paschalem)deponi et alterum debere eligi, qui omne consilium pacis, quod cum domno P. firmastis dissolvat, pro eo quod domnus P. non audet vos propter factas inter vos et ipsum securitates excommunicare. Ecco quali nuove corressero allora. Appresso aggiugne che i Milanesi aveano eletto un altro arcivescovo (cioè Giordano), e fattolo consecrar da alcuni suffraganei.Quod ego videns contra imperii vestri honorem fieri, omnino interdixi; et licet ab ipsis multum rogatus, hujusmodi consecrationi interesse, nec assensum praebere volui, immo dedi operam erigendi magnum parietem populi contra populum sub occasione alterius archiepiscopi, quem pars illorum intendit deponere, viri scilicet literatissimi, et ingenio astutissimi, et eloquentissimi, curiae vestrae valde necessarii, cujus partem propter honorem vestrum in tantum auxi, quod medietas populi contra medietatem populi contendit. Parla qui di Grossolano, a cui procura la protezion dell'imperadore, con insieme consigliarlo di venir presto in Italia, e che a ciò non occorreva un grande esercito.Vestra est enim adhuc Langobardia, dum terror, quem ei incussistis, in corde ejus vivit. Forse perchè Grossolano fu in Roma creduto parziale dell'imperadore, o protetto da lui, restò abbandonato, e si lasciò correre l'elezion di Giordano.

Io non so se nell'antecedente o nel presente anno fosse scritta da papa Pasquale un'altra lettera allo stesso imperadore Arrigo, in cui gli notifica di nonaver potuto finora riaver varii Stati spettanti alla Chiesa romana[Eccard., Scriptor. med. aevi, tom. 2, p. 274.].Licet quidam,dice egli,jussioni vestrae, in his quae beato Petro restitui praecepistis, adhuc noluerunt obedire, incolae videlicet Civitatis Castellanae, Castri Corcolli, Montisalti, Montisacuti et Narnienses: Nos tamen ea, et Comitatus Perusinum, Eugubbinum, Tudertinum, Urbevetum, Balneum Regis, Castellum Felicitatis, Ducatum Spoletanum, Marchiam Ferraniam, et alias beati Petri possessiones per mandati vestri praeceptionem confidimus obtinere.Notisi che il ducato di Spoleti è chiaramente detto di ragione della Chiesa romana. Nomina il papa ancheMarchiam Ferraniam, ma si dee scrivereFirmanam, allora occupata da Guarnieri, non osando io leggereMarchiam Ferrariam, perchè Ferrara in questi tempi era in potere della contessa Matilda, che la riconosceva dalla Sedia apostolica.Alessioimperadore d'Oriente, per quanto si ha da Pietro Diacono[Petrus Diacon., Chron. Casinens., lib. 4, cap. 46.], avuta notizia dell'indegno trattamento fatto dall'imperadore Arrigo al romano pontefice, spedì ambasciatori a Roma per condolersi con lui, e congratularsi coi Romani dell'opposizione fatta ad esso Arrigo. E sperando egli di profittare di così bella occasione, propose che volessero eleggere imperadoreGiovanniComneno suo figliuolo. Può anche essere che corressero dei regali. Acconsentirono i Romani al trattato, ed elette circa seicento persone, le spedirono a Costantinopoli per condurre in Italia il progettato Augusto. Non è punto credibile che tanta gente fosse spedita colà. E perciocchè non apparisce altro dell'esecuzion di questo disegno, bisogna immaginare ch'esso poco stesse ad andarsene in fascio, perchè non s'arrischiarono i Romani di condurre a fine un negozialo di tanta importanza, che potea tirar loro addosso lo sdegno e le forze di tutta la Germania.Nel dì 13 d'aprile di quest'anno, la contessa Matilda, dimorando nel castello di Massa del distretto di Modena, fece una donazione al suo diletto monistero di san Benedetto di Polirone[Bacchini, Istor. di Poliron. nell'Append.]. E nel dì 8 di maggio trovandosi al Bondeno de' Roncori, fece donazione della corte Vilzacara col castello, broglio e borgo di san Cesario alla chiesa di san Cesario del contado di Modena. In quest'anno ancora, secondo i conti del Campi[Campi, Istor. di Piacenza, tom. 1.]e d'altri storici piacentini, per opera specialmente della suddetta zelantissima contessa furono cacciate le monache dall'insigne monistero di san Sisto di Piacenza, perchè la lor dissolutezza era giunta ad esser incorreggibile. In vece di esse presero i monaci benedettini il governo di quel sacro luogo, cavati dall'allora esemplarissimo monistero di Polirone.


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