MCXIIIAnno diCristoMCXIII. IndizioneVI.PasqualeII papa 15.ArrigoV re 8, imperad. 5.Impariamo da Falcone Beneventano[Falco Beneventan., Chron., tom. 5 Rer. Ital.]che essendosi nell'anno precedente fabbricate varie congiure in Benevento per levare quella città di sotto il dominio pontificio, avvertitonepapa Pasqualeda que' cittadini ch'erano costanti nella fedeltà, si portò colà nel dì 2 di dicembre per rimediare ai disordini. Fermossi in quella città nel tempo del verno, e correndo il mese di febbraio, celebrò ivi un concilio. Poscia, dopo avere scoperti gli autori di quelle trame, e datigli in mano della giustizia, lasciato in quella città per governatore e contestabile Landolfo della Greca, uom di gran coraggio e prudenza, se ne tornò a Roma. Trovavasi affatto sprovveduto di danariBaldovino redi Gerusalemme, e però gli mancava il miglior nerbo per resistere a tanti nemici infedeli che all'intornogli facevano guerra[Guillelmus Tyr., lib. 11, cap. 21. Ordericus Vital., Hist. Eccles. Bernardus Thesaur., cap. 100, tom. 7 Rer. Ital.]. Ebbe sentore cheAdelaidecontessa di Sicilia, vedova del defuntoconte Ruggieri, e madre del piccoloRuggieri, succeduto aSimonesuo fratello nel dominio di quella isola, era principessa a proposito per sovvenire alle di lui indigenze; perchè fama correva ch'essa nel tempo della tutela del figliuolo avesse accumulato grossissime somme d'oro. Però spedì ambasciatori in Sicilia per trattare d'averla in moglie. Poco vi volle a far gustare questa proposizione all'ambiziosa principessa; ma affinchè il figliuolo Ruggieri e i suoi cortigiani non attraversassero a lei il conseguimento della corona, fu proposto e conchiuso, che nascendo figliuoli da Baldovino e Adelaide, succedessero nel regno di Gerusalemme. Ma venendo egli a mancar senza prole, quel regno si devolvesse al figliastro Ruggieri. Portò seco Adelaide una prodigiosa quantità di viveri, d'armi, di cavalli, e, quel che più si sospirava, di denaro; e giunta a Tolemaide, fu con grande solennità sposata. Ma non passarono due anni che Adelaide si trovò delusa e tradita dal re consorte. Egli avea tuttavia vivente un'altra moglie, presa prima di essere re[Idem Bernardus, cap. 92.]. Sotto varii pretesti ripudiatala, senza che v'intervenisse alcun giudizio della Chiesa, l'avea forzata ad entrare nel monistero di sant'Anna di Gerusalemme. Fece poi cattivo fine questa donna, per attestato di Bernardo tesoriere, perchè ottenuta licenza di andarsene a visitare i parenti in Costantinopoli, quivi s'abbandonò ad una vita disonesta. Ora gravemente un dì infermatosi Baldovino, e rimordendolo la coscienza dell'ingiuria fatta alla legittima moglie, per consiglio de' baroni, fece voto, se guariva, di ripigliarla. Indi rivelò tutto ad Adelaide, con intimarle il divorzio. S'ella, trovandosi così barbaramente ingannata, prorompessein pianti ed in amare invettive contra del re e degli ambasciatori predetti, è facile l'immaginarlo. Non tardò molto essa per lo dispetto a tornarsene in Sicilia, ma priva di que' tesori che portò a Gerusalemme, ed accorata per questo tradimento si crede che terminasse la sua vita nell'anno 1118. Una sì nera azione recò non poco nocumento alla riputazione del re Baldovino e agli affari di Terra Santa. Fra gli altri il conte Ruggieri figliuolo di essa Adelaide con tutta la corte de' Siciliani, al vedersi così burlato, concepì tale sdegno contra di Baldovino e de i re di Gerusalemme, che, per attestato di Guglielmo Tirio[Guillelmus Tyr., Hist. Hierosolym.], solo fra' principi cristiani mai non diede loro soccorso alcuno, nè curò lo stato miserabile, in cui a poco a poco si ridussero le cose dei Cristiani in Palestina e in Soria. La città di Cremona, siccome scrisse Siccardo[Sicard., in Chron. tom. 7 Rer. Ital.], da lì a cent'anni vescovo della medesima, patì in questo anno un fierissimo incendio nel dì di san Lorenzo. Abbiamo strumenti di donazioni fatte al monistero di Polirone dallacontessa Matilda, mentre essa dimorava in Pigognaga e nel Bondeno, vicino al Po[Bacchini, Istor. di Poliron. nell'Append.]. Era ito in Terra SantaGrossolanoarcivescovo, di Milano. Tornato in Italia, e inteso come Giordano avea occupata la sua chiesa, eletto già e consecrato arcivescovo determinò di venire a Milano: il che fu cagione che esso Giordano informato di questo prendesse il pallio colle condizioni proposte dal papa[Landulf. junior, Hist. Mediolan., cap. 26.]. Venuto poi Grossolano a Milano, coll'aiuto de' suoi parziali s'impadronì delle torri di Porta Romana. Allora prese l'armi la fazion di Giordano, e andò per iscacciarlo. Succederono fra le due parti dei combattimenti, ne' quali restarono non pochi feriti e morti, non solamente della plebe, ma anche della nobiltà. S'interposero pacieri, e proposero di rimettere la decisiondi tale discordia al concilio davanti al papa. E perchè la borsa di Grossolano restò in breve esausta, gli convenne sloggiare, con fama nondimeno che ricavasse buona somma di danaro da Giordano per ritirarsi. Venne egli perciò a Piacenza, e di là a Roma, per trattar della sua causa nel tribunal pontificio. Diede fine alla sua vita nel dì 6 di gennaio dell'anno presente nel monistero di Pontidio sul Bergamasco Liprando prete, quel medesimo che col giudizio del fuoco avea negli anni addietro fatta guerra ad esso Grossolano, come ad arcivescovo simoniaco[Landulf. junior, Hist. Mediolan., cap. 24.]. Morì in concetto di santità (il che era facile allora), e fu detto ch'erano succeduti miracoli alla sua tomba.
Impariamo da Falcone Beneventano[Falco Beneventan., Chron., tom. 5 Rer. Ital.]che essendosi nell'anno precedente fabbricate varie congiure in Benevento per levare quella città di sotto il dominio pontificio, avvertitonepapa Pasqualeda que' cittadini ch'erano costanti nella fedeltà, si portò colà nel dì 2 di dicembre per rimediare ai disordini. Fermossi in quella città nel tempo del verno, e correndo il mese di febbraio, celebrò ivi un concilio. Poscia, dopo avere scoperti gli autori di quelle trame, e datigli in mano della giustizia, lasciato in quella città per governatore e contestabile Landolfo della Greca, uom di gran coraggio e prudenza, se ne tornò a Roma. Trovavasi affatto sprovveduto di danariBaldovino redi Gerusalemme, e però gli mancava il miglior nerbo per resistere a tanti nemici infedeli che all'intornogli facevano guerra[Guillelmus Tyr., lib. 11, cap. 21. Ordericus Vital., Hist. Eccles. Bernardus Thesaur., cap. 100, tom. 7 Rer. Ital.]. Ebbe sentore cheAdelaidecontessa di Sicilia, vedova del defuntoconte Ruggieri, e madre del piccoloRuggieri, succeduto aSimonesuo fratello nel dominio di quella isola, era principessa a proposito per sovvenire alle di lui indigenze; perchè fama correva ch'essa nel tempo della tutela del figliuolo avesse accumulato grossissime somme d'oro. Però spedì ambasciatori in Sicilia per trattare d'averla in moglie. Poco vi volle a far gustare questa proposizione all'ambiziosa principessa; ma affinchè il figliuolo Ruggieri e i suoi cortigiani non attraversassero a lei il conseguimento della corona, fu proposto e conchiuso, che nascendo figliuoli da Baldovino e Adelaide, succedessero nel regno di Gerusalemme. Ma venendo egli a mancar senza prole, quel regno si devolvesse al figliastro Ruggieri. Portò seco Adelaide una prodigiosa quantità di viveri, d'armi, di cavalli, e, quel che più si sospirava, di denaro; e giunta a Tolemaide, fu con grande solennità sposata. Ma non passarono due anni che Adelaide si trovò delusa e tradita dal re consorte. Egli avea tuttavia vivente un'altra moglie, presa prima di essere re[Idem Bernardus, cap. 92.]. Sotto varii pretesti ripudiatala, senza che v'intervenisse alcun giudizio della Chiesa, l'avea forzata ad entrare nel monistero di sant'Anna di Gerusalemme. Fece poi cattivo fine questa donna, per attestato di Bernardo tesoriere, perchè ottenuta licenza di andarsene a visitare i parenti in Costantinopoli, quivi s'abbandonò ad una vita disonesta. Ora gravemente un dì infermatosi Baldovino, e rimordendolo la coscienza dell'ingiuria fatta alla legittima moglie, per consiglio de' baroni, fece voto, se guariva, di ripigliarla. Indi rivelò tutto ad Adelaide, con intimarle il divorzio. S'ella, trovandosi così barbaramente ingannata, prorompessein pianti ed in amare invettive contra del re e degli ambasciatori predetti, è facile l'immaginarlo. Non tardò molto essa per lo dispetto a tornarsene in Sicilia, ma priva di que' tesori che portò a Gerusalemme, ed accorata per questo tradimento si crede che terminasse la sua vita nell'anno 1118. Una sì nera azione recò non poco nocumento alla riputazione del re Baldovino e agli affari di Terra Santa. Fra gli altri il conte Ruggieri figliuolo di essa Adelaide con tutta la corte de' Siciliani, al vedersi così burlato, concepì tale sdegno contra di Baldovino e de i re di Gerusalemme, che, per attestato di Guglielmo Tirio[Guillelmus Tyr., Hist. Hierosolym.], solo fra' principi cristiani mai non diede loro soccorso alcuno, nè curò lo stato miserabile, in cui a poco a poco si ridussero le cose dei Cristiani in Palestina e in Soria. La città di Cremona, siccome scrisse Siccardo[Sicard., in Chron. tom. 7 Rer. Ital.], da lì a cent'anni vescovo della medesima, patì in questo anno un fierissimo incendio nel dì di san Lorenzo. Abbiamo strumenti di donazioni fatte al monistero di Polirone dallacontessa Matilda, mentre essa dimorava in Pigognaga e nel Bondeno, vicino al Po[Bacchini, Istor. di Poliron. nell'Append.]. Era ito in Terra SantaGrossolanoarcivescovo, di Milano. Tornato in Italia, e inteso come Giordano avea occupata la sua chiesa, eletto già e consecrato arcivescovo determinò di venire a Milano: il che fu cagione che esso Giordano informato di questo prendesse il pallio colle condizioni proposte dal papa[Landulf. junior, Hist. Mediolan., cap. 26.]. Venuto poi Grossolano a Milano, coll'aiuto de' suoi parziali s'impadronì delle torri di Porta Romana. Allora prese l'armi la fazion di Giordano, e andò per iscacciarlo. Succederono fra le due parti dei combattimenti, ne' quali restarono non pochi feriti e morti, non solamente della plebe, ma anche della nobiltà. S'interposero pacieri, e proposero di rimettere la decisiondi tale discordia al concilio davanti al papa. E perchè la borsa di Grossolano restò in breve esausta, gli convenne sloggiare, con fama nondimeno che ricavasse buona somma di danaro da Giordano per ritirarsi. Venne egli perciò a Piacenza, e di là a Roma, per trattar della sua causa nel tribunal pontificio. Diede fine alla sua vita nel dì 6 di gennaio dell'anno presente nel monistero di Pontidio sul Bergamasco Liprando prete, quel medesimo che col giudizio del fuoco avea negli anni addietro fatta guerra ad esso Grossolano, come ad arcivescovo simoniaco[Landulf. junior, Hist. Mediolan., cap. 24.]. Morì in concetto di santità (il che era facile allora), e fu detto ch'erano succeduti miracoli alla sua tomba.