MCXIXAnno diCristoMCXIX. IndizioneXII.CallistoII papa 1.ArrigoV re 14, imperad. 9.Lasciò scritto Corrado abbate Urspergense[Abbas Ursperg., in Chron.]chepapa Gelasio IItenne in quest'anno un concilio in Vienna del Delfinato; ma non parlandone Pandolfo Pisano, nè altri contemporanei scrittori, il padre Pagi[Pagius, ad Annal. Baron.]dedusse l'insussistenza di un tal concilio, buonamente ammesso dal Baronio, Labbe, Costantino Gaetano, ed altri. Avea bensì il pontefice eletta la città di Rems per celebrarvi il concilio, e trattar ivi dell'importante affare delle investiture; ma Dio non gli concedè tanto di vita da poter eseguire il suo pio disegno. Visitò egli intanto alcune città e chiese; vennero in gran numero prelati ed ambasciatori a venerarlo; e notano gli scrittori, che intesa la di lui povertà, una immensa copia di regali e danari, o spontanei, o comandati, da ogni banda concorse per sollevare i di lui bisogni. Orderico Vitale[Ordericus Vital., Hist. Eccles., lib. 12.]nondimeno sparla per questo di lui. Si trasferì il buon pontefice, secondo il cardinale d'Aragona, a Mompellieri, e a Tolosa e nell'Auvergne; per attestato d'altri, a Vienna, poscia a Lione, e di là a Mascone, dove si aggiunse alla gotta, di cui egli pativa, anche un principio di pleuritide. Era egli incamminato alla volta del celebre monistero di Clugnì, e però, benchè infermo, fece affrettare il viaggio, tanto che giunse a quel sospirato sacro luogo. Quivi aggravatosi sempre più il suo male, rendè l'anima al Creatore nel dì 29 di gennaio. In questo precisogiorno concorrono le autorità dei migliori storici, nè merita fede chi il fa morto alcuni giorni prima. Fu data sepoltura nella chiesa del suddetto insigne monistero a questo pontefice, compianto da tutti, siccome personaggio atto a recar gran bene alla Chiesa cattolica, se Dio non l'avesse tolto sì presto. Prima di morire, chiamò egli a sè que' pochi cardinali che erano seco[Falco Beneventanus, in Chron.], e volle disegnar suo successoreOttone vescovodi Palestrina; ma questi se ne scusò con allegare la propria debolezza, e il bisogno di spalle migliori per sostenere l'afflitta Chiesa, e consigliò piuttosto di far cadere questa elezione sopraGuido arcivescovodi Vienna. Fu egli infatti chiamato a Clugnì, o, per dir meglio, l'avea lo stesso papa Gelasio, in partendo da Vienna, incaricato di andarlo a trovar colà; ma questi in cammino intese la di lui morte, e, ciò non ostante, continuò il suo viaggio sino al monistero suddetto. Era il suddetto arcivescovoGuido(chiamato non so comeMilonedall'Urspergense) figliuolo diGuglielmo Testarditaconte di Borgogna, parente degl'imperadori e dei re di Francia ed Inghilterra. Una sua sorella per nomeGuillafu moglie diUmberto IIconte di Morienna, progenitore della real casa di Savoia, e da questo matrimonio nacqueAdelaidemaritata conLodovico il Grossore di Francia. Orderico Vitale, scrittore del presente secolo, parlando di esso Lodovico re, ci assicura di questo fatto con dire[Ordericus Vital., Hist. Eccles., lib. ii.]:Hic Adelaidem filiam Humberti principis intermontium duxit uxorem. E Sugerio abbate[Suger., in Vit. Ludovici Gross.]fa menzionenobilis Adelaide reginae neptisdel mentovato arcivescovo: il che sempre più ci fa intender l'alta riputazione in cui era anche allora la nobilissima casa di Savoia. Raunati dunque i sei cardinali coi Romani che erano venuti accompagnando il defunto pontefice, concordemente elessero papa il suddetto arcivescovo Guido, quantunqueegli facesse molta resistenza, sì per non credersi degno di sì eccelsa dignità, e sì per timore, come molti si figuravano, che una tale elezione non fosse approvata dal collegio de' cardinali esistenti in Roma. Seguì essa nel dì primo di febbraio, secondo i conti del padre Pagi. Venne il novello pontefice alla volta di Lione, edUmbaldo arcivescovodi quella città, acconsentendo alla fatta elezione, il riconobbe ed onorò qual papa legittimo. Passò dipoi a Vienna, dove nel giorno della domenica di quinquagesima, cioè nel dì 9 di febbraio, fu consecrato, se vogliam riposare sulla testimonianza della Storia Vezeliacense[Historia Vezeliacensis, in Spicileg. Dachery.], e prese il nome diCallisto II. Però dovrebbe essere scorretto il testo di Pandolfo Pisano, allorchè scrive:cessavit episcopatus diebus XV, e si avrà da scriverediebus XII; trovandosi non di rado il numeroIIcambiato inVper poca attenzione de' copisti. Ma è da avvertire che non tardarono i cardinali dopo l'elezione a spedirne l'avviso al sacro collegio rimasto in Roma. AvendolaPietro vescovodi Porto vicario quivi, tosto notificata agli altri cardinali e al clero e alla nobiltà romana, tutti, per opera specialmente di Pietro di Leone, il cui figliuoloPietro cardinalesi trovava in Francia, consentirono ed accettarono per papa il suddetto Callisto II. Dalla di lui Vita, scritta dal poco fa mentovato Pandolfo, scrittore sopra gli altri degno qui di fede, siamo assicurati che questo pontefice fu solamente consecrato papa, allorchè[Pandulfus Pisanus, in Vita Callisti II, P. I, tom. 3 Rer. Italic.]nuncii redeuntes a Roma, viva voce ac literis electionem ipsam canonice, jureque confirmarunt. Tunc papa solemniter a Lamberto ostiensi episcopo et aliis quamplurimis in Dei nomine consecratus fuit. Perciò non può, a mio credere, sussistere l'opinione del padre Pagi, che il vuole consecrato nel dì 9 di febbraio. Di più tempo fu d'uopo perchè i messiandassero e tornassero da Roma colla approvazione del sacro collegio romano.Leggonsi nel codice di Uldarico da Bamberga, pubblicato dall'Eccardo[Eccard., Corp. Hist., tom. 2.], e presso i padri Martene e Durand[Martene, Veter. Scriptor. tom. I.]le lettere scritte da' cardinali residenti in Roma ai cardinali oltramontani, nelle quali confermano l'elezion di Callisto II fatta per necessità oltra monti, senza dissimulare che questa si dovea fareex romanae Ecclesiae filiis presbyteris, et diaconibus, ed anche infra urbem, si possibile fuerit, vel extra in locis finitimis. Confessano nondimeno di confermar la suddetta elezione,quum ex romano more electionem facere impediamur. Per le quali parole si vede allora assai confuso lo stato di Roma, senza che ben s'intenda come essi cardinali romani non avessero libertà di eleggere un papa nuovo. Forse si dirà, perchè Burdino antipapa e i suoi parziali l'impedivano. E pur si vede che potevano adunarsi per confermare l'eletto, e in Roma comandava il vicario pontificio, cioè il vescovo di Porto, e quivi quietamente soggiornava tanti cardinali opposti al medesimo Burdino. In una d'esse epistole presso l'Eccardo è scritto che i cardinali suddetti in Roma col clero e popolo s'erano congregati inkalendis martii, ed aveano dato il loro assenso per l'esaltazione di Callisto al pontificato romano: il che se è vero, fino al marzo convien differire la di lui consecrazione in papa. Trasferitosi dipoi il nuovo pontefice a Tolosa, tenne ivi un concilioVIII idus junii, secondochè si ha da Bernardo di Guidone[Bernardus Guidonis, P. II, tom. 3 Rer. Italic.]. Ma questo nel codice di Uldarico da Bamberga si dice tenutoVII idus julii; e questo si conferma per altre memorie. Che se alcuni lo mettono nell'anno MCXX, questo avvenne perchè si servirono dell'anno pisano, cominciato nel dì 23 di marzo dell'anno presente volgare. Furonoivi fatti alcuni decreti intorno alla disciplina della Chiesa. Nel dì 20 d'ottobre celebrò egli un altro più insigne e numeroso concilio nella città di Rems[Labbe, Concilior., tom. 10.], dove intervennero quindici arcivescovi più di ducento vescovi, nel quale scomunicò, bensì con dispiacere, l'imperadore Arrigo e il suo antipapa Burdino. Quando sussista il racconto dell'Abbate Urspergense[Abbas Urspergensis, in Chron.], esso Arrigo dovea essere tornato in Italia, giacchè egli scrive, che avendo esso Augusto inteso come in un concilio di Colonia era stata proferita la scomunica contra di lui, e intimatone un altro in Virtzburg, con fama di volerlo deporre,efferatus animo, Italiae suis copiis cum regina relictis, germanicis se regionibus nimis insperatus exhibuit. Passò la sua rabbia a desolar varii paesi con saccheggi ed incendii. Ma fioccarono tante lettere e messaggi de' vescovi e principi della Germania, che consentì ad un concilio in Triburia, in cui fu dato sesto a molti de' correnti disordini. Il consigliarono ancora molti d'intervenire al concilio di Rems, per trattar ivi la concordia col sacerdozio: se ne trattò fra lui e i legati del papa; ma egli dopo aver promesso e ripromesso, infine sotto varii pretesti sfuggi ogni accordo e deluse chiunque credea già fatta la pace[Hesso apud Labbe, Concilior., tom. 10.]. Abbiamo da Falcone Beneventano[Falco Beneventanus, in Chron.]che ancheLandolfo arcivescovodi Benevento tenne in quest'anno un concilio co' vescovi suoi suffraganei, e coll'intervento di alcuni cardinali romani. Continuò intanto la guerra dei Milanesi contra di Como, descritta dall'anonimo poeta comasco. Degno è di osservazioni il numero delle città che inviarono soldatesche in aiuto di Milano, conoscendosi da ciò che erano divenute libere e si reggeano a repubblica. Dice egli dunque dei Milanesi[Anonymus Comensis, Poem., tom. 5 Rer. Italic.]:Mittunt ad cunctas legatos agmina partesDucere; Cremonae, Papiae mittere curant,Cum quibus et veniunt cum Brixia, Pergama: totas.Ducere jussa suas simul et Liguria gentes.Nec non adveniunt Vercellae, cum quibus AstumEt comitissa suum gestando brachio natum.Cioè la contessa di Biandrate.Sponte sua tota cum gente Novaria venit,Aspera cum multis venit et Verona vocata:Docta suas secum duxit Bononia leges.Parole chiaramente indicanti già instituito in quella città lo studio delle leggi romane.Attulit inde suas Ferraria nempe sagittas.Mantua cum rigidis nimium studiosa sagittis:Venit et ipsa simul quae Guardastalla vocatur.Parma suos equites conduxit carfanienses.La Garfagnana, provincia di là dall'Apennino, oggidì suggetta alla serenissima casa d'Este (se pur d'essa si parla qui, come è probabile), doveva allora ubbidire a Parma. Ed ecco quante città collegate contro la misera città di Como, al cui soccorso non si legge che alcuno alzasse un dito. Ciò non ostante bravamente si difesero in quest'anno i Comaschi, ed accostandosi il verno, obbligarono tanti nemici a ritornarsene alle lor case. Abbiamo ancora dagli Annali Pisani[Annal. Pisani., tom. 6 Rer. Ital.]che nell'anno presente ebbe principio la guerra tra i Genovesi e Pisani. Non poteano digerire i primi la autorità conferita dal papa agli arcivescovi di Pisa sopra i vescovi della Corsica, e però sfogarono coll'armi il loro maltalento. Lo storico genovese Caffaro scrive[Caffarus, Annal. Genuens., tom. 6 Rer. Ital.]che i Genovesi usciti con sedici galee presero molti Pisani in Goloccio, e con esso loro una gran somma di danaro.
Lasciò scritto Corrado abbate Urspergense[Abbas Ursperg., in Chron.]chepapa Gelasio IItenne in quest'anno un concilio in Vienna del Delfinato; ma non parlandone Pandolfo Pisano, nè altri contemporanei scrittori, il padre Pagi[Pagius, ad Annal. Baron.]dedusse l'insussistenza di un tal concilio, buonamente ammesso dal Baronio, Labbe, Costantino Gaetano, ed altri. Avea bensì il pontefice eletta la città di Rems per celebrarvi il concilio, e trattar ivi dell'importante affare delle investiture; ma Dio non gli concedè tanto di vita da poter eseguire il suo pio disegno. Visitò egli intanto alcune città e chiese; vennero in gran numero prelati ed ambasciatori a venerarlo; e notano gli scrittori, che intesa la di lui povertà, una immensa copia di regali e danari, o spontanei, o comandati, da ogni banda concorse per sollevare i di lui bisogni. Orderico Vitale[Ordericus Vital., Hist. Eccles., lib. 12.]nondimeno sparla per questo di lui. Si trasferì il buon pontefice, secondo il cardinale d'Aragona, a Mompellieri, e a Tolosa e nell'Auvergne; per attestato d'altri, a Vienna, poscia a Lione, e di là a Mascone, dove si aggiunse alla gotta, di cui egli pativa, anche un principio di pleuritide. Era egli incamminato alla volta del celebre monistero di Clugnì, e però, benchè infermo, fece affrettare il viaggio, tanto che giunse a quel sospirato sacro luogo. Quivi aggravatosi sempre più il suo male, rendè l'anima al Creatore nel dì 29 di gennaio. In questo precisogiorno concorrono le autorità dei migliori storici, nè merita fede chi il fa morto alcuni giorni prima. Fu data sepoltura nella chiesa del suddetto insigne monistero a questo pontefice, compianto da tutti, siccome personaggio atto a recar gran bene alla Chiesa cattolica, se Dio non l'avesse tolto sì presto. Prima di morire, chiamò egli a sè que' pochi cardinali che erano seco[Falco Beneventanus, in Chron.], e volle disegnar suo successoreOttone vescovodi Palestrina; ma questi se ne scusò con allegare la propria debolezza, e il bisogno di spalle migliori per sostenere l'afflitta Chiesa, e consigliò piuttosto di far cadere questa elezione sopraGuido arcivescovodi Vienna. Fu egli infatti chiamato a Clugnì, o, per dir meglio, l'avea lo stesso papa Gelasio, in partendo da Vienna, incaricato di andarlo a trovar colà; ma questi in cammino intese la di lui morte, e, ciò non ostante, continuò il suo viaggio sino al monistero suddetto. Era il suddetto arcivescovoGuido(chiamato non so comeMilonedall'Urspergense) figliuolo diGuglielmo Testarditaconte di Borgogna, parente degl'imperadori e dei re di Francia ed Inghilterra. Una sua sorella per nomeGuillafu moglie diUmberto IIconte di Morienna, progenitore della real casa di Savoia, e da questo matrimonio nacqueAdelaidemaritata conLodovico il Grossore di Francia. Orderico Vitale, scrittore del presente secolo, parlando di esso Lodovico re, ci assicura di questo fatto con dire[Ordericus Vital., Hist. Eccles., lib. ii.]:Hic Adelaidem filiam Humberti principis intermontium duxit uxorem. E Sugerio abbate[Suger., in Vit. Ludovici Gross.]fa menzionenobilis Adelaide reginae neptisdel mentovato arcivescovo: il che sempre più ci fa intender l'alta riputazione in cui era anche allora la nobilissima casa di Savoia. Raunati dunque i sei cardinali coi Romani che erano venuti accompagnando il defunto pontefice, concordemente elessero papa il suddetto arcivescovo Guido, quantunqueegli facesse molta resistenza, sì per non credersi degno di sì eccelsa dignità, e sì per timore, come molti si figuravano, che una tale elezione non fosse approvata dal collegio de' cardinali esistenti in Roma. Seguì essa nel dì primo di febbraio, secondo i conti del padre Pagi. Venne il novello pontefice alla volta di Lione, edUmbaldo arcivescovodi quella città, acconsentendo alla fatta elezione, il riconobbe ed onorò qual papa legittimo. Passò dipoi a Vienna, dove nel giorno della domenica di quinquagesima, cioè nel dì 9 di febbraio, fu consecrato, se vogliam riposare sulla testimonianza della Storia Vezeliacense[Historia Vezeliacensis, in Spicileg. Dachery.], e prese il nome diCallisto II. Però dovrebbe essere scorretto il testo di Pandolfo Pisano, allorchè scrive:cessavit episcopatus diebus XV, e si avrà da scriverediebus XII; trovandosi non di rado il numeroIIcambiato inVper poca attenzione de' copisti. Ma è da avvertire che non tardarono i cardinali dopo l'elezione a spedirne l'avviso al sacro collegio rimasto in Roma. AvendolaPietro vescovodi Porto vicario quivi, tosto notificata agli altri cardinali e al clero e alla nobiltà romana, tutti, per opera specialmente di Pietro di Leone, il cui figliuoloPietro cardinalesi trovava in Francia, consentirono ed accettarono per papa il suddetto Callisto II. Dalla di lui Vita, scritta dal poco fa mentovato Pandolfo, scrittore sopra gli altri degno qui di fede, siamo assicurati che questo pontefice fu solamente consecrato papa, allorchè[Pandulfus Pisanus, in Vita Callisti II, P. I, tom. 3 Rer. Italic.]nuncii redeuntes a Roma, viva voce ac literis electionem ipsam canonice, jureque confirmarunt. Tunc papa solemniter a Lamberto ostiensi episcopo et aliis quamplurimis in Dei nomine consecratus fuit. Perciò non può, a mio credere, sussistere l'opinione del padre Pagi, che il vuole consecrato nel dì 9 di febbraio. Di più tempo fu d'uopo perchè i messiandassero e tornassero da Roma colla approvazione del sacro collegio romano.
Leggonsi nel codice di Uldarico da Bamberga, pubblicato dall'Eccardo[Eccard., Corp. Hist., tom. 2.], e presso i padri Martene e Durand[Martene, Veter. Scriptor. tom. I.]le lettere scritte da' cardinali residenti in Roma ai cardinali oltramontani, nelle quali confermano l'elezion di Callisto II fatta per necessità oltra monti, senza dissimulare che questa si dovea fareex romanae Ecclesiae filiis presbyteris, et diaconibus, ed anche infra urbem, si possibile fuerit, vel extra in locis finitimis. Confessano nondimeno di confermar la suddetta elezione,quum ex romano more electionem facere impediamur. Per le quali parole si vede allora assai confuso lo stato di Roma, senza che ben s'intenda come essi cardinali romani non avessero libertà di eleggere un papa nuovo. Forse si dirà, perchè Burdino antipapa e i suoi parziali l'impedivano. E pur si vede che potevano adunarsi per confermare l'eletto, e in Roma comandava il vicario pontificio, cioè il vescovo di Porto, e quivi quietamente soggiornava tanti cardinali opposti al medesimo Burdino. In una d'esse epistole presso l'Eccardo è scritto che i cardinali suddetti in Roma col clero e popolo s'erano congregati inkalendis martii, ed aveano dato il loro assenso per l'esaltazione di Callisto al pontificato romano: il che se è vero, fino al marzo convien differire la di lui consecrazione in papa. Trasferitosi dipoi il nuovo pontefice a Tolosa, tenne ivi un concilioVIII idus junii, secondochè si ha da Bernardo di Guidone[Bernardus Guidonis, P. II, tom. 3 Rer. Italic.]. Ma questo nel codice di Uldarico da Bamberga si dice tenutoVII idus julii; e questo si conferma per altre memorie. Che se alcuni lo mettono nell'anno MCXX, questo avvenne perchè si servirono dell'anno pisano, cominciato nel dì 23 di marzo dell'anno presente volgare. Furonoivi fatti alcuni decreti intorno alla disciplina della Chiesa. Nel dì 20 d'ottobre celebrò egli un altro più insigne e numeroso concilio nella città di Rems[Labbe, Concilior., tom. 10.], dove intervennero quindici arcivescovi più di ducento vescovi, nel quale scomunicò, bensì con dispiacere, l'imperadore Arrigo e il suo antipapa Burdino. Quando sussista il racconto dell'Abbate Urspergense[Abbas Urspergensis, in Chron.], esso Arrigo dovea essere tornato in Italia, giacchè egli scrive, che avendo esso Augusto inteso come in un concilio di Colonia era stata proferita la scomunica contra di lui, e intimatone un altro in Virtzburg, con fama di volerlo deporre,efferatus animo, Italiae suis copiis cum regina relictis, germanicis se regionibus nimis insperatus exhibuit. Passò la sua rabbia a desolar varii paesi con saccheggi ed incendii. Ma fioccarono tante lettere e messaggi de' vescovi e principi della Germania, che consentì ad un concilio in Triburia, in cui fu dato sesto a molti de' correnti disordini. Il consigliarono ancora molti d'intervenire al concilio di Rems, per trattar ivi la concordia col sacerdozio: se ne trattò fra lui e i legati del papa; ma egli dopo aver promesso e ripromesso, infine sotto varii pretesti sfuggi ogni accordo e deluse chiunque credea già fatta la pace[Hesso apud Labbe, Concilior., tom. 10.]. Abbiamo da Falcone Beneventano[Falco Beneventanus, in Chron.]che ancheLandolfo arcivescovodi Benevento tenne in quest'anno un concilio co' vescovi suoi suffraganei, e coll'intervento di alcuni cardinali romani. Continuò intanto la guerra dei Milanesi contra di Como, descritta dall'anonimo poeta comasco. Degno è di osservazioni il numero delle città che inviarono soldatesche in aiuto di Milano, conoscendosi da ciò che erano divenute libere e si reggeano a repubblica. Dice egli dunque dei Milanesi[Anonymus Comensis, Poem., tom. 5 Rer. Italic.]:
Mittunt ad cunctas legatos agmina partesDucere; Cremonae, Papiae mittere curant,Cum quibus et veniunt cum Brixia, Pergama: totas.Ducere jussa suas simul et Liguria gentes.Nec non adveniunt Vercellae, cum quibus AstumEt comitissa suum gestando brachio natum.
Mittunt ad cunctas legatos agmina partes
Ducere; Cremonae, Papiae mittere curant,
Cum quibus et veniunt cum Brixia, Pergama: totas.
Ducere jussa suas simul et Liguria gentes.
Nec non adveniunt Vercellae, cum quibus Astum
Et comitissa suum gestando brachio natum.
Cioè la contessa di Biandrate.
Sponte sua tota cum gente Novaria venit,Aspera cum multis venit et Verona vocata:Docta suas secum duxit Bononia leges.
Sponte sua tota cum gente Novaria venit,
Aspera cum multis venit et Verona vocata:
Docta suas secum duxit Bononia leges.
Parole chiaramente indicanti già instituito in quella città lo studio delle leggi romane.
Attulit inde suas Ferraria nempe sagittas.Mantua cum rigidis nimium studiosa sagittis:Venit et ipsa simul quae Guardastalla vocatur.Parma suos equites conduxit carfanienses.
Attulit inde suas Ferraria nempe sagittas.
Mantua cum rigidis nimium studiosa sagittis:
Venit et ipsa simul quae Guardastalla vocatur.
Parma suos equites conduxit carfanienses.
La Garfagnana, provincia di là dall'Apennino, oggidì suggetta alla serenissima casa d'Este (se pur d'essa si parla qui, come è probabile), doveva allora ubbidire a Parma. Ed ecco quante città collegate contro la misera città di Como, al cui soccorso non si legge che alcuno alzasse un dito. Ciò non ostante bravamente si difesero in quest'anno i Comaschi, ed accostandosi il verno, obbligarono tanti nemici a ritornarsene alle lor case. Abbiamo ancora dagli Annali Pisani[Annal. Pisani., tom. 6 Rer. Ital.]che nell'anno presente ebbe principio la guerra tra i Genovesi e Pisani. Non poteano digerire i primi la autorità conferita dal papa agli arcivescovi di Pisa sopra i vescovi della Corsica, e però sfogarono coll'armi il loro maltalento. Lo storico genovese Caffaro scrive[Caffarus, Annal. Genuens., tom. 6 Rer. Ital.]che i Genovesi usciti con sedici galee presero molti Pisani in Goloccio, e con esso loro una gran somma di danaro.