MCXL

MCXLAnno diCristoMCXL. IndizioneIII.InnocenzoII papa 11.CorradoIII re di Germania e d'Italia 3.In questi tempi cominciòArnolfoossiaArnaldo da Bresciaa far gran rumore nella Chiesa di Dio. Costui portatosi in Francia, e messosi sotto la scuola diPietro Abailardo, seminator di nuove e pericolose dottrine, dopo aver profittato nella malizia, se ne ritornò in Italia, e, presa la veste monastica, si diede in Roma a spacciar le sue false merci[Ligurin., de Gest. Friderici Primi, lib. 3.]. Grande adulator de' laici, e bel parlatore, prese a tutta prima a censurare spietatamente i costumi corrotti allora in buona parte del clero secolare e regolare; e, secondol'arte degli altri eresiarchi, passò oltre a condannar generalmente le soverchie ricchezze de' monaci e degli altri ecclesiastici, e massimamente i loro dominii temporali, sostenendo che ciò non si poteva accordar col Vangelo, e che i loro beni erano del principe, e doveano tornare ai laici. Veniva con piacere accolta questa adulatrice e falsa dottrina dalle persone affatto mondane, e prese anche in Roma stessa buone radici. Perciò fu egli scomunicato nell'anno addietro nel concilio lateranense: perlochè, temendo della pelle, si ricoverò circa questi tempi in Francia. Di là cacciato, andò in Germania, spargendo dappertutto il suo veleno.San Bernardoil teneva d'occhio, e scrisse varie lettere per farlo conoscere a chi buonamente gli dava ricetto. Abbiamo da Falcone Beneventano[Falco Beneventanus, in Chron.]che nell'anno presente ilre RuggieriinviòAnfuso principedi Capoa suo figliuolo con possente esercito di cavalli e fanti a conquistare la provincia di Pescara, che abbracciava allora quasi tutto l'Abruzzo ulteriore. Non poca fatica e tempo costò al principe suddetto il ridurre all'ubbidienza sua le castella di quella contrada: laonde ebbe ordine dal padre ancheRuggieri ducadi Puglia di portarsi colà con un grosso corpo di fanteria e mille cavalli. Perchè tali conquiste si facevano ai confini degli Stati della Chiesa romana, se ne ingelosì e turbò non pocopapa Innocenzo II, il quale perciò spedì due cardinali ai principi fratelli, facendo lor sapere di non toccare i confini romani. Risposero essi che il loro disegno era, non già d'occupare l'altrui, ma di ricuperare le terre spettanti ai lor principati. Informato di ciò il re Ruggieri, che non volea liti col romano pontefice, verso la metà di luglio sbarcò a Salerno, venne nelle vicinanze di Benevento, e quivi trattò colcardinal Giovannigovernatore di quella città, confermando la risoluzione sua di mantenersi fedele al papa. Andò poi a Capoa e a San Germano; e perchè intese chepapa Innocenzo era disgustato de' suoi figliuoli, li richiamò da Pescara. Avrebbe egli voluto abboccarsi con esso pontefice, ma questi con varie scuse se ne sottrasse, di modo che Ruggieri, per troncare il corso alle gelosie, licenziò l'esercito. Nulladimeno abbiamo da Giovanni da Ceccano[Johan. de Ceccano, tom. 1, Ital. Sacr.]che i di lui figliuoli nel mese di luglio presero Sora ed altri luoghi fino a Ceperano. Andò Ruggieri a Monte Casino, e levato a que' monaci Monte Corvo, con pretenderlo suo, diede loro in cambio la rocca di Bantra.Tenne poscia il re un parlamento in Ariano, dove proibì con rigorose pene lo spendere nel regno suo le romesine, cioè, a mio credere, la moneta battuta in Roma; e ne sustituì dell'altra battuta da lui di lega molto inferiore, a cui diede il nome di ducato; e danari di rame, tre de' quali valeano una romesina: il che recò un incredibil danno a tutto il suo dominio, e fece universalmente desiderare la di lui morte. E perciocchè avea comandato anche ai Beneventani di ricever quella moneta, se ne alterò forte il papa, e loro ordinò di non ubbidirlo. Appresso andò il re a Napoli per la prima volta. Fu con immenso onore incontrato da quella nobiltà e popolo fuori di porta Capuana, e alla porta ricevuto dal clero con bella processione. L'addestrarono varii nobili fino alla chiesa maggiore, dove l'aspettava l'arcivescovo Marino. Non mancò di far carezze e regali a quella nobiltà, di visitar tutta la città, e in una notte fece misurare il circuito della medesima, il quale si trovò allora di due mila e trecento settantatrè passi. Nel dì seguente dimandò ai Napoletani, quanto fosse il giro della lor città, e non sapendolo dire alcuno, lo disse egli con ammirazione di tutti. Sul principio poscia di ottobre se ne tornò in Sicilia, lasciando in Puglia il duca Ruggieri, e in Capoa il principe Anfuso. Ci vien meno qui la narrativa di Falcone Beneventano con grave danno della storia di que' paesi. Intentii Genovesi, al pari d'altre città libere di Italia, ad ingrandire la lor signoria[Caffari, Annal. Genuens., lib. 1.], nell'anno presente con grande esercito per mare e per terra andarono addosso alla città di Ventimiglia, e costrinsero tanto essa come tutte le castella di quel contado a sottomettersi al loro dominio. Ma non sussiste già ciò che sotto questo anno è scritto negli Annali Pisani[Annal. Pisani, tom. 6 Rer. Ital.], cioè che quel popolo ebbe guerra con Ruggieri re di Sicilia, e tenne in suo potere Napoli per sette anni: favola troppo grossolana. Fu bensì in questi tempi, per attestato del Dandolo[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.], rottura fra il popolo di Fano dall'un canto, e quei di Ravenna, Pesaro e Sinigaglia dall'altro. Non potendo i Fanesi resistere soli a tanti nemici, fecero i loro consoli ricorso ai Veneziani, con promettere fedeltà e censo aPietro Polanodoge, e concedere loro varii privilegii ed esenzioni nella loro città: dal che mossi i Veneziani, con una possente flotta andarono contro ai nemici di quel popolo, e li fecero desistere dalle offese. Intanto non mancava neppure in Germania la guerra. Il ducaGuelfo VI, dacchè cessò di vivereArrigo IV, duca di Baviera e Sassonia suo fratello, mosse le pretensioni sue sopra la Baviera, siccome ducato paterno ed avito, e susseguentemente la guerra aLeopoldo, che n'era stato investito dal re Corrado[Otto Frisingensis, in Chron., lib. 7, cap. 25. Abbas Urspergensis, in Chron.]. Mentre questi faceva l'assedio di Falea, eccoti all'improvviso comparire il duca Guelfo colle sue schiere, che gli diede una rotta e l'astrinse alla fuga nel dì 3 d'agosto. Ma avendo voluto lo stesso Guelfo dar battaglia anche al re Corrado, che assediava Winsperg, rimase sbaragliato, e dovette fuggire. Questo ho voluto riferire, perchè si tratta d'un principe della linea germanica de' principi estensi, il quale non lasciò dormire per questo esso re Corrado, con successivamentecontinuar la guerra contra di lui. Confermò in quest'anno esso re ai Piacentini il privilegio di battere moneta, come costa dal suo diploma riferito da Umberto Locati[Locatus, de Orig. Placent., Chron. Placent., tom. 16 Rerum Italicarum.].

In questi tempi cominciòArnolfoossiaArnaldo da Bresciaa far gran rumore nella Chiesa di Dio. Costui portatosi in Francia, e messosi sotto la scuola diPietro Abailardo, seminator di nuove e pericolose dottrine, dopo aver profittato nella malizia, se ne ritornò in Italia, e, presa la veste monastica, si diede in Roma a spacciar le sue false merci[Ligurin., de Gest. Friderici Primi, lib. 3.]. Grande adulator de' laici, e bel parlatore, prese a tutta prima a censurare spietatamente i costumi corrotti allora in buona parte del clero secolare e regolare; e, secondol'arte degli altri eresiarchi, passò oltre a condannar generalmente le soverchie ricchezze de' monaci e degli altri ecclesiastici, e massimamente i loro dominii temporali, sostenendo che ciò non si poteva accordar col Vangelo, e che i loro beni erano del principe, e doveano tornare ai laici. Veniva con piacere accolta questa adulatrice e falsa dottrina dalle persone affatto mondane, e prese anche in Roma stessa buone radici. Perciò fu egli scomunicato nell'anno addietro nel concilio lateranense: perlochè, temendo della pelle, si ricoverò circa questi tempi in Francia. Di là cacciato, andò in Germania, spargendo dappertutto il suo veleno.San Bernardoil teneva d'occhio, e scrisse varie lettere per farlo conoscere a chi buonamente gli dava ricetto. Abbiamo da Falcone Beneventano[Falco Beneventanus, in Chron.]che nell'anno presente ilre RuggieriinviòAnfuso principedi Capoa suo figliuolo con possente esercito di cavalli e fanti a conquistare la provincia di Pescara, che abbracciava allora quasi tutto l'Abruzzo ulteriore. Non poca fatica e tempo costò al principe suddetto il ridurre all'ubbidienza sua le castella di quella contrada: laonde ebbe ordine dal padre ancheRuggieri ducadi Puglia di portarsi colà con un grosso corpo di fanteria e mille cavalli. Perchè tali conquiste si facevano ai confini degli Stati della Chiesa romana, se ne ingelosì e turbò non pocopapa Innocenzo II, il quale perciò spedì due cardinali ai principi fratelli, facendo lor sapere di non toccare i confini romani. Risposero essi che il loro disegno era, non già d'occupare l'altrui, ma di ricuperare le terre spettanti ai lor principati. Informato di ciò il re Ruggieri, che non volea liti col romano pontefice, verso la metà di luglio sbarcò a Salerno, venne nelle vicinanze di Benevento, e quivi trattò colcardinal Giovannigovernatore di quella città, confermando la risoluzione sua di mantenersi fedele al papa. Andò poi a Capoa e a San Germano; e perchè intese chepapa Innocenzo era disgustato de' suoi figliuoli, li richiamò da Pescara. Avrebbe egli voluto abboccarsi con esso pontefice, ma questi con varie scuse se ne sottrasse, di modo che Ruggieri, per troncare il corso alle gelosie, licenziò l'esercito. Nulladimeno abbiamo da Giovanni da Ceccano[Johan. de Ceccano, tom. 1, Ital. Sacr.]che i di lui figliuoli nel mese di luglio presero Sora ed altri luoghi fino a Ceperano. Andò Ruggieri a Monte Casino, e levato a que' monaci Monte Corvo, con pretenderlo suo, diede loro in cambio la rocca di Bantra.

Tenne poscia il re un parlamento in Ariano, dove proibì con rigorose pene lo spendere nel regno suo le romesine, cioè, a mio credere, la moneta battuta in Roma; e ne sustituì dell'altra battuta da lui di lega molto inferiore, a cui diede il nome di ducato; e danari di rame, tre de' quali valeano una romesina: il che recò un incredibil danno a tutto il suo dominio, e fece universalmente desiderare la di lui morte. E perciocchè avea comandato anche ai Beneventani di ricever quella moneta, se ne alterò forte il papa, e loro ordinò di non ubbidirlo. Appresso andò il re a Napoli per la prima volta. Fu con immenso onore incontrato da quella nobiltà e popolo fuori di porta Capuana, e alla porta ricevuto dal clero con bella processione. L'addestrarono varii nobili fino alla chiesa maggiore, dove l'aspettava l'arcivescovo Marino. Non mancò di far carezze e regali a quella nobiltà, di visitar tutta la città, e in una notte fece misurare il circuito della medesima, il quale si trovò allora di due mila e trecento settantatrè passi. Nel dì seguente dimandò ai Napoletani, quanto fosse il giro della lor città, e non sapendolo dire alcuno, lo disse egli con ammirazione di tutti. Sul principio poscia di ottobre se ne tornò in Sicilia, lasciando in Puglia il duca Ruggieri, e in Capoa il principe Anfuso. Ci vien meno qui la narrativa di Falcone Beneventano con grave danno della storia di que' paesi. Intentii Genovesi, al pari d'altre città libere di Italia, ad ingrandire la lor signoria[Caffari, Annal. Genuens., lib. 1.], nell'anno presente con grande esercito per mare e per terra andarono addosso alla città di Ventimiglia, e costrinsero tanto essa come tutte le castella di quel contado a sottomettersi al loro dominio. Ma non sussiste già ciò che sotto questo anno è scritto negli Annali Pisani[Annal. Pisani, tom. 6 Rer. Ital.], cioè che quel popolo ebbe guerra con Ruggieri re di Sicilia, e tenne in suo potere Napoli per sette anni: favola troppo grossolana. Fu bensì in questi tempi, per attestato del Dandolo[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.], rottura fra il popolo di Fano dall'un canto, e quei di Ravenna, Pesaro e Sinigaglia dall'altro. Non potendo i Fanesi resistere soli a tanti nemici, fecero i loro consoli ricorso ai Veneziani, con promettere fedeltà e censo aPietro Polanodoge, e concedere loro varii privilegii ed esenzioni nella loro città: dal che mossi i Veneziani, con una possente flotta andarono contro ai nemici di quel popolo, e li fecero desistere dalle offese. Intanto non mancava neppure in Germania la guerra. Il ducaGuelfo VI, dacchè cessò di vivereArrigo IV, duca di Baviera e Sassonia suo fratello, mosse le pretensioni sue sopra la Baviera, siccome ducato paterno ed avito, e susseguentemente la guerra aLeopoldo, che n'era stato investito dal re Corrado[Otto Frisingensis, in Chron., lib. 7, cap. 25. Abbas Urspergensis, in Chron.]. Mentre questi faceva l'assedio di Falea, eccoti all'improvviso comparire il duca Guelfo colle sue schiere, che gli diede una rotta e l'astrinse alla fuga nel dì 3 d'agosto. Ma avendo voluto lo stesso Guelfo dar battaglia anche al re Corrado, che assediava Winsperg, rimase sbaragliato, e dovette fuggire. Questo ho voluto riferire, perchè si tratta d'un principe della linea germanica de' principi estensi, il quale non lasciò dormire per questo esso re Corrado, con successivamentecontinuar la guerra contra di lui. Confermò in quest'anno esso re ai Piacentini il privilegio di battere moneta, come costa dal suo diploma riferito da Umberto Locati[Locatus, de Orig. Placent., Chron. Placent., tom. 16 Rerum Italicarum.].


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