MCXLIAnno diCristoMCXLI. IndizioneIV.InnocenzoII papa 12.Corrado IIIre di Germania e d'Italia 4.In questi tempi resta quasi affatto al buio la storia d'Italia, per mancanza di scrittori, o, per meglio dire, delle antiche croniche perite. Scrive il cardinal Baronio[Baronius, in Annal. Ecclesiast. ad hunc annum.]che le città d'Italia ostinatamente faceano guerra l'una contro l'altra:Lucenses adversus Pisanos in Tuscia, in Longobardia Patavini adversus Veronenses, Mediolanenses implacabili odio Comenses perdere conabantur. Abbiam veduto già quanti anni prima fosse cessata la guerra fra i Milanesi e Comaschi, col totale abbassamento degli ultimi. La guerra de' Pisani e Lucchesi si ravvivò molto più tardi, siccome vedremo. Crede il cardinale suddetto che a questo anno appartenga quella del popolo romano contra del popolo di Tivoli, narrata da Ottone Frisingense[Otto Frisingensis, in Chron., lib. 7, cap. 27.]. Ma, per attestato di Sicardo, succedè essa[Sicard. Cremonens., in Chron., tom. 7 Rer. Ital.]nell'anno seguente. Non si sa il perchè la città di Tivoli da gran tempo si manteneva disubbidiente e ribelle al pontefice: forse per gare e discordie insorte a cagion de' confini e d'ingiurie e danni fra quel popolo e i Romani. Non potendo Innocenzo II colle buone ridurli alla conoscenza del loro dovere, avea fulminato molto prima d'ora la scomunica contra d'essi.Jam per multum temporis Tyburtinos excommunicaverat, ac aliis modis presserat; sonoparole del suddetto Frisingense. Però non aspettò il papa a quest'anno a scomunicarli, come pretese il Sigonio. Ora i Romani indussero il buon Innocenzo a mettere l'assedio a Tivoli, e v'andarono con grande sforzo, già persuasi di divorar quel popolo. Ma i Romani d'allora erano ben diversi da quelli del tempo antico. Poco dianzi voleano muover guerra di nuovo al re Ruggieri, se il papa più saggio di loro avesse acconsentito. Neppur tennero saldo contra il solo popolo di Tivoli. Uscito questo animosamente della città, ed attaccata la mischia cogli assedianti, li caricò sì forte, che gli astrinse a voltar vergognosamente le spalle, e a lasciare indietro un ricco bottino. Per questo accidente sinistro implacabili divennero i Romani contra di quel popolo. Da gran tempo ancora bolliva discordia fra i Veronesi e Padovani[Otto Frisingensis, in Chron.]; e perciocchè i primi aveano divertito dal suo alveo il fiume Adige con pregiudizio degli altri, si venne circa questi medesimi tempi ad una sanguinosa battaglia fra loro. Si dichiarò la fortuna in favore de' Veronesi. Sul campo restò gran copia di Padovani, moltissimi furono i prigioni, ma costò questa vittoria assai caro agli stessi vincitori. Abbiamo dall'Anonimo Casinense[Anonymus Casinensis, tom. 5 Rer. Ital.], che in quest'anno ancora il re Ruggieri venne in Puglia, e si portò al monistero di Monte Casino; e giacchè Dio avea restituita la pace in tutti i suoi dominii, attese a farvi esercitar la giustizia, e a levarne le prepotenze e gli abusi. Vien ciò asserito da Romoaldo Salernitano colle seguenti parole[Romualdus Salernitan., in Chron., tom. 7 Rer. Ital.]:Rex autem Rogerius in regno suo perfectae pacis tranquillitate potitus, pro conservanda pace camerarios et justiciarios per totam terram instituit; malas consuetudines de medio abstulit.
In questi tempi resta quasi affatto al buio la storia d'Italia, per mancanza di scrittori, o, per meglio dire, delle antiche croniche perite. Scrive il cardinal Baronio[Baronius, in Annal. Ecclesiast. ad hunc annum.]che le città d'Italia ostinatamente faceano guerra l'una contro l'altra:Lucenses adversus Pisanos in Tuscia, in Longobardia Patavini adversus Veronenses, Mediolanenses implacabili odio Comenses perdere conabantur. Abbiam veduto già quanti anni prima fosse cessata la guerra fra i Milanesi e Comaschi, col totale abbassamento degli ultimi. La guerra de' Pisani e Lucchesi si ravvivò molto più tardi, siccome vedremo. Crede il cardinale suddetto che a questo anno appartenga quella del popolo romano contra del popolo di Tivoli, narrata da Ottone Frisingense[Otto Frisingensis, in Chron., lib. 7, cap. 27.]. Ma, per attestato di Sicardo, succedè essa[Sicard. Cremonens., in Chron., tom. 7 Rer. Ital.]nell'anno seguente. Non si sa il perchè la città di Tivoli da gran tempo si manteneva disubbidiente e ribelle al pontefice: forse per gare e discordie insorte a cagion de' confini e d'ingiurie e danni fra quel popolo e i Romani. Non potendo Innocenzo II colle buone ridurli alla conoscenza del loro dovere, avea fulminato molto prima d'ora la scomunica contra d'essi.Jam per multum temporis Tyburtinos excommunicaverat, ac aliis modis presserat; sonoparole del suddetto Frisingense. Però non aspettò il papa a quest'anno a scomunicarli, come pretese il Sigonio. Ora i Romani indussero il buon Innocenzo a mettere l'assedio a Tivoli, e v'andarono con grande sforzo, già persuasi di divorar quel popolo. Ma i Romani d'allora erano ben diversi da quelli del tempo antico. Poco dianzi voleano muover guerra di nuovo al re Ruggieri, se il papa più saggio di loro avesse acconsentito. Neppur tennero saldo contra il solo popolo di Tivoli. Uscito questo animosamente della città, ed attaccata la mischia cogli assedianti, li caricò sì forte, che gli astrinse a voltar vergognosamente le spalle, e a lasciare indietro un ricco bottino. Per questo accidente sinistro implacabili divennero i Romani contra di quel popolo. Da gran tempo ancora bolliva discordia fra i Veronesi e Padovani[Otto Frisingensis, in Chron.]; e perciocchè i primi aveano divertito dal suo alveo il fiume Adige con pregiudizio degli altri, si venne circa questi medesimi tempi ad una sanguinosa battaglia fra loro. Si dichiarò la fortuna in favore de' Veronesi. Sul campo restò gran copia di Padovani, moltissimi furono i prigioni, ma costò questa vittoria assai caro agli stessi vincitori. Abbiamo dall'Anonimo Casinense[Anonymus Casinensis, tom. 5 Rer. Ital.], che in quest'anno ancora il re Ruggieri venne in Puglia, e si portò al monistero di Monte Casino; e giacchè Dio avea restituita la pace in tutti i suoi dominii, attese a farvi esercitar la giustizia, e a levarne le prepotenze e gli abusi. Vien ciò asserito da Romoaldo Salernitano colle seguenti parole[Romualdus Salernitan., in Chron., tom. 7 Rer. Ital.]:Rex autem Rogerius in regno suo perfectae pacis tranquillitate potitus, pro conservanda pace camerarios et justiciarios per totam terram instituit; malas consuetudines de medio abstulit.