MCXLIX

MCXLIXAnno diCristoMCXLIX. IndizioneXII.EugenioIII papa 5.CorradoIII re di Germania e d'Italia 12.Durando tuttavia le controversie dei Romani conpapa Eugenio, questi colla forza cercò di metterli in dovere. Roberto del Monte scrive sotto il presente anno, che[Robertus de Monte, Append. ad Sigebert.]papa Eugenius in Italiam regressus, cum Romanis vario eventu confligit. Per attestato di Romoaldo Salernitano[Rumualdus Salernit., Chron. tom. 7 Rer. Ital.], non mancò ilre Ruggieri, dacchè ebbe inteso l'arrivo d'esso papa nelle vicinanze di Roma, di spedirgli i suoi ambasciatori per attestargli il suo ossequio ed offerirgli aiuto. Aveva già questo pontefice fatta buona massa di combattenti, e guerreggiava controi disubbidienti romani. Accettò volentieri il pontefice l'esibizione del re, che non tardò ad inviargli un corpo di soldatesche. Ciò che seguisse in tal guerra le storie che abbiamo nol dicono; se non che l'Anonimo Casinense scrive[Anonym. Casinens., tom. 5 Rer. Ital.], cheEugenius papa Tusculanum ingressus, fultus auxilio Rogerii regis, Romanos sibi rebelles expugnat. Intanto i due reCorradoeLodovicosi misero in viaggio per tornare dalla Terra Santa alle lor case, portando con esso loro nulla di gloria e molto di rammarico. Fu anche un gran dire fra i popoli cristiani dell'infelicità di questa spedizione, perchè tanta gente s'era mossa di Francia, Germania, Inghilterra, e altri paesi, che pareano bastanti a subissar tutti gli infedeli di Oriente. Specialmente addosso asan Bernardosi scatenarono le lingue maldicenti del popolo, quasichè egli avesse temerariamente mandate al macello tante migliaia di persone, e si fosse ingannato nelle sue predizioni, con aver promesso vittorie, che poi si convertirono in soli pianti. Non potè contenersi il santo abbate dal fare una savia apologia del suo operato, e la fece ancora per lui Ottone vescovo di Frisinga. Imbarcatosi il re Corrado, arrivò ne' confini dell'Acaia, e della Tessaglia, dove si trovava l'imperadorManuellosuo cognato, che cortesemente l'accolse[Otto Frisingens., lib. 1, cap. 59. de Gestis Friderici I.]. I patimenti in addietro fatti, e l'affanno ch'egli seco portava, il fecero cadere gravemente infermo, e gli convenne per forza prendere ivi riposo per qualche tempo. Spedì intanto innanziFederigoiuniore, nipote suo, acciocchè vegliasse alla quiete dell'imperio, giacchè abbiamo dall'Urspergense, che il ducaGuelfoper la Calabria e Puglia ritornato in Germania[Abbas Urspergens., in Chronico.], stette poco a ricominciar la guerra contro la Baviera. Nel suo passaggio per la Sicilia aveva egli ricevuto, non solo grandi finezze dal re Ruggieri,ma anche delle grosse somme d'oro, acciocchè mantenendo il fuoco della guerra in Germania, non restasse tempo nè voglia al re Corrado di venire in Italia, siccome egli infatti meditava e dovea anche averne concertata l'esecuzione coll'imperador de' Greci. Venne poscia Corrado, ristabilito che fu in salute, per l'Adriatico a Pola e ad Aquileia, e di là passò in Germania.Il motivo appunto per cui si trovava in Acaia l'augusto Comneno, era per vendicarsi del re Ruggieri che gli avea occupata l'isola di Corfù, e dato il sacco a tante altre città e luoghi del suo dominio. Aveva egli, per testimonianza di Niceta Coniate[Niceta Chonial., Hist. lib. 7.], fatto venir dall'Asia e da altri luoghi quante legioni aveva, ordinate nuove leve di soldati, allestite le vecchie navi, e fabbricatone gran numero di nuove, dimanierachè compose una formidabil armata di circa mille legni, con isperanza, non solo di far vendetta, ma di riacquistar anche la Sicilia, Calabria e Puglia. Chiamò inoltre i Veneziani in aiuto suo, con accordar loro una bolla d'oro e privilegii maggiori che quei del tempo addietro[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.]. Era allora doge di VeneziaPietro Polano, e questi in persona con quanto sforzo potè di gente e di navi andò a congiungersi colla flotta imperiale. Passò dunque con sì potente apparato di guerra lo stesso Manuello Comneno augusto in persona all'isola di Corfù, e vigorosamente intraprese l'assedio di quella città, dove si trovava un gagliardo presidio del re Ruggieri, a cui non mancava coraggio e voglia di difendersi. Accadde che in questi tempiLodovico redi Francia sciolse le vele da Terra Santa per ritornarsene al suo regno. Erano indrizzate le prore verso la Sicilia, ma portò la disgrazia, che abbattutosi in parte della flotta greca, la quale andava scorrendo quei mari, fu fatto prigione. Parve questa ai condottieri d'essa flotta una bella preda da ricavarne una grossa ranzone, egià erano in viaggio per condurre e presentare l'infelice re al loro imperadore. Aveva il re Ruggieri messo in mare sessanta galee ben armate, con ordine di scorrere contra de' suoi nemici. Ne era ammiraglio Giorgio, appellato da altri Gregorio, il quale non ardì di andare a cimentarsi colla troppo superiore armata de' Greci, assediante Corfù, ma veleggiò alla volta di Costantinopoli, dove attaccò il fuoco a que' borghi, gittò saette (non giàaureas, come ha Roberto del Monte[Robertus de Monte. Bernardus Guidonis, et alii.], maigneas, come scrive il Dandolo) contra del palazzo imperiale, ed, entrato per forza ne' giardini d'esso palazzo, per trofeo ne portò via le frutta. Ora avvenne, che tornando indietro quella flotta siciliana, s'incontrò nel convoglio greco che menava prigioniere il re di Francia Lodovico. Venne alle mani coi Greci, li ruppe, ed ebbe la sorte di rimettere in libertà quel re, per le cui generose preghiere l'ammiraglio siciliano s'indusse a rilasciar dalla prigionia molti Greci presi in tal congiuntura. Che gli storici moderni della Francia vogliano dissimular questa avventura di un loro re, può passare; ma che si mettano a negarla, non ne so veder sufficiente ragione, quando abbiamo storici antichi bastevoli ad assicurarcene. Fu condotto sano e salvo il re franzese forse a Palermo, come vuole Bernardo Tesoriere[Bernard. Thesaurarius, in Chron. Anonymus Casinensis, in Chronic.], ma certamente in Calabria nella città di Potenza, dove si trovava il re Ruggieri. Non lasciò indietro il re siciliano finezza alcuna, per attestare al monarca franzese la sua benevolenza e il suo ossequio. Gli fece molti regali, e onorevolmente il fece condurre e scortare per tutti i suoi Stati. Nel dì 5 d'ottobre arrivò il re Lodovico al monistero di Monte Casino, ricevuto con grande onore da que' monaci, e vi si fermò per tre dì. Continuato poscia il viaggio, trovò papa Eugenio inTuscolo, il quale, secondochè attesta Romoaldo Salernitano[Romualdus Salernit., in Chron. tom. 7 Rer. Ital.], ricordevole dei favori a lui compartiti in Francia da esso re,eum prout decuit, cum reverentia magna et honore suscepit, dona multa obtulit et in pace ad propria redire permisit. Nè si dee tacere che mentre questo re si trovava nella terra di Ferentino[Johann. de Ceccano, Chron. Fossae novae.], Gregorio signor di Fumone, andò per fargli riverenza. Ma colto nel viaggio da papa Eugenio, restò spogliato d'esso castello di Fumone.Con tal vigore intanto il greco Augusto continuò l'assedio di Corfù[Niceta, Histor., lib. 7.], che finalmente lo costrinse alla resa, con accordare ai difensori un'onesta capitolazione. Ma il governatore della città siciliano, o perchè maggiormente non si difese, come forse potea, o per altri motivi, temendo l'ira del re Ruggieri, si acconciò coi Greci, nè volle più riveder la Sicilia. Perchè poscia una fiera tempesta scompigliò l'armata navale d'essi Greci, con affondar anche non pochi legni, loimperador Manuellonon credette più tempo di tentar l'impresa di Sicilia, massimamente accostandosi il verno; e però sbarcate le genti alla Vallona, attese a scaricare il suo sdegno contro ai popoli della Servia, che, durante questa guerra, aveano fatte varie scorrerie ne' paesi del suo imperio. Tuttavia non finì questa guerra, senza che la flotta de' Veneziani e dei Greci venisse alle mani con quella del re Ruggieri. Ben calda fu la zuffa, e la peggio toccò ai Siciliani, che lasciarono diciannove galee in potere de' nemici. Pare che non s'accordi colle notizie fin qui addotte la Cronologia di Andrea Dandolo, mentre egli scrive, che Pietro Polano doge di Venezia nell'anno diciottesimo, del suo ducato, cioè nel 1148 dopo aver messa insieme l'armata per andare a Corfù infermatosi, dopo aver dato il comando d'essa flotta a Giovanni suo fratelloe a Rinieri suo figliuolo, se ne tornò a Venezia. Finita l'impresa di Corfù si restituì quella flotta vittoriosa alla patria, dove trovò già passato all'altra vita il doge, in cui luogo fu sustituitoDomenico Morosino, personaggio di gran bontà e valore, nell'anno stesso 1148. Certo è che nel presente 1149 succedette la guerra e ricuperazion di Corfù. Però converrà intendere che i preparamenti di tale spedizione si facessero nel precedente anno, in cui ancora mancò di vita Pietro Polano, trovato poi morto dai capitani che tornarono da quella felicissima impresa. Abbiamo poi da Romoaldo Salernitano, che, quantunque il re Ruggieri somministrasse aiuti a papa Eugenio III, e mandasse più ambasciatori a lui per istabilir seco una buona pace e concordia, pure nulla potè ottenere. Dio il visitò ancora con un altro flagello in quest'anno; imperocchè per attestato dell'Anonimo Casinense, la morte gli rapì il primogenito suoRuggieri, duca di Puglia, in età di trent'anni, con infinito cordoglio del re suo padre e di tutti i suoi popoli.Vir speciosus et miles strenuus, pius, benignus, misericors, et a suo populo multum dilectus, vien chiamato da Romoaldo. Lasciò questo principe dopo di sè due piccioli figliuoli, a lui procreati fuori di matrimonio da una nobil dama, figliuola di Roberto conte di Lecce, appellati l'unoTancredi, che fu poi re di Sicilia, eGuglielmo, de' quali si parlerà a suo tempo. Di cinque legittimi figliuoli, che avea dianzi il re Ruggieri, non restò in vita se nonGuglielmosuo quartogenito. Si può credere che papa Eugenio non adoperasse in vano la forza contra de' recalcitranti Romani, al vedere che seguì fra lui ed essi una concordia accennata dall'Anonimo Casinense con queste parole:Eugenius papa pacem(ossiapactum)cum Romanis reformans, Romam reversus est.Anche Romoaldo Salernitano asserisce che questo pontefice, dopo essere dimorato per qualche tempo in Tuscolo, si compose coi Romani, da' quali, non meno che da' senatori tutti, fu consommo onore qual sovrano accolto. Ma poca sussistenza ebbe una tal pace. Io non so se si possa riposare sulla fede di Girolamo Rossi[Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 5.], che a quest'anno mette la guerra fatta dai Bolognesi e Faentini alla città d'Imola collegata coi Ravennati, con impadronirsi di San Cassiano, e rimettere in piedi il castello appellato d'Imola. Seguì, secondo quell'autore, una battaglia fra i popoli di Ravenna e Forlì dall'un canto, e i Faentini dall'altro con ispargimento di gran sangue da ambedue le parti. Ma nulla di ciò parlando gli Annali di Bologna, più sicuro è il sospenderne la credenza. Abbiamo bensì dalle Croniche di Piacenza[Annal. Placentini, tom. 16 Rer. Ital.], Parma e Cremona, che avendo in quest'anno i Piacentini assediato il castello di Tabiano, accorsi i Parmigiani e Cremonesi, diedero loro una grande sconfitta, di modo che la maggior parte di essi Piacentini restò prigioniera. Giovanni da Bazzano negli Annali di Modena[Johan. de Bazano, Annal. Mutin., tom. 1, Rer. Ital.], dopo aver notata la rotta suddetta de' Piacentini, aggiugne che in quest'anno la terra di Nonantola fu distrutta dai Modenesi.

Durando tuttavia le controversie dei Romani conpapa Eugenio, questi colla forza cercò di metterli in dovere. Roberto del Monte scrive sotto il presente anno, che[Robertus de Monte, Append. ad Sigebert.]papa Eugenius in Italiam regressus, cum Romanis vario eventu confligit. Per attestato di Romoaldo Salernitano[Rumualdus Salernit., Chron. tom. 7 Rer. Ital.], non mancò ilre Ruggieri, dacchè ebbe inteso l'arrivo d'esso papa nelle vicinanze di Roma, di spedirgli i suoi ambasciatori per attestargli il suo ossequio ed offerirgli aiuto. Aveva già questo pontefice fatta buona massa di combattenti, e guerreggiava controi disubbidienti romani. Accettò volentieri il pontefice l'esibizione del re, che non tardò ad inviargli un corpo di soldatesche. Ciò che seguisse in tal guerra le storie che abbiamo nol dicono; se non che l'Anonimo Casinense scrive[Anonym. Casinens., tom. 5 Rer. Ital.], cheEugenius papa Tusculanum ingressus, fultus auxilio Rogerii regis, Romanos sibi rebelles expugnat. Intanto i due reCorradoeLodovicosi misero in viaggio per tornare dalla Terra Santa alle lor case, portando con esso loro nulla di gloria e molto di rammarico. Fu anche un gran dire fra i popoli cristiani dell'infelicità di questa spedizione, perchè tanta gente s'era mossa di Francia, Germania, Inghilterra, e altri paesi, che pareano bastanti a subissar tutti gli infedeli di Oriente. Specialmente addosso asan Bernardosi scatenarono le lingue maldicenti del popolo, quasichè egli avesse temerariamente mandate al macello tante migliaia di persone, e si fosse ingannato nelle sue predizioni, con aver promesso vittorie, che poi si convertirono in soli pianti. Non potè contenersi il santo abbate dal fare una savia apologia del suo operato, e la fece ancora per lui Ottone vescovo di Frisinga. Imbarcatosi il re Corrado, arrivò ne' confini dell'Acaia, e della Tessaglia, dove si trovava l'imperadorManuellosuo cognato, che cortesemente l'accolse[Otto Frisingens., lib. 1, cap. 59. de Gestis Friderici I.]. I patimenti in addietro fatti, e l'affanno ch'egli seco portava, il fecero cadere gravemente infermo, e gli convenne per forza prendere ivi riposo per qualche tempo. Spedì intanto innanziFederigoiuniore, nipote suo, acciocchè vegliasse alla quiete dell'imperio, giacchè abbiamo dall'Urspergense, che il ducaGuelfoper la Calabria e Puglia ritornato in Germania[Abbas Urspergens., in Chronico.], stette poco a ricominciar la guerra contro la Baviera. Nel suo passaggio per la Sicilia aveva egli ricevuto, non solo grandi finezze dal re Ruggieri,ma anche delle grosse somme d'oro, acciocchè mantenendo il fuoco della guerra in Germania, non restasse tempo nè voglia al re Corrado di venire in Italia, siccome egli infatti meditava e dovea anche averne concertata l'esecuzione coll'imperador de' Greci. Venne poscia Corrado, ristabilito che fu in salute, per l'Adriatico a Pola e ad Aquileia, e di là passò in Germania.

Il motivo appunto per cui si trovava in Acaia l'augusto Comneno, era per vendicarsi del re Ruggieri che gli avea occupata l'isola di Corfù, e dato il sacco a tante altre città e luoghi del suo dominio. Aveva egli, per testimonianza di Niceta Coniate[Niceta Chonial., Hist. lib. 7.], fatto venir dall'Asia e da altri luoghi quante legioni aveva, ordinate nuove leve di soldati, allestite le vecchie navi, e fabbricatone gran numero di nuove, dimanierachè compose una formidabil armata di circa mille legni, con isperanza, non solo di far vendetta, ma di riacquistar anche la Sicilia, Calabria e Puglia. Chiamò inoltre i Veneziani in aiuto suo, con accordar loro una bolla d'oro e privilegii maggiori che quei del tempo addietro[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.]. Era allora doge di VeneziaPietro Polano, e questi in persona con quanto sforzo potè di gente e di navi andò a congiungersi colla flotta imperiale. Passò dunque con sì potente apparato di guerra lo stesso Manuello Comneno augusto in persona all'isola di Corfù, e vigorosamente intraprese l'assedio di quella città, dove si trovava un gagliardo presidio del re Ruggieri, a cui non mancava coraggio e voglia di difendersi. Accadde che in questi tempiLodovico redi Francia sciolse le vele da Terra Santa per ritornarsene al suo regno. Erano indrizzate le prore verso la Sicilia, ma portò la disgrazia, che abbattutosi in parte della flotta greca, la quale andava scorrendo quei mari, fu fatto prigione. Parve questa ai condottieri d'essa flotta una bella preda da ricavarne una grossa ranzone, egià erano in viaggio per condurre e presentare l'infelice re al loro imperadore. Aveva il re Ruggieri messo in mare sessanta galee ben armate, con ordine di scorrere contra de' suoi nemici. Ne era ammiraglio Giorgio, appellato da altri Gregorio, il quale non ardì di andare a cimentarsi colla troppo superiore armata de' Greci, assediante Corfù, ma veleggiò alla volta di Costantinopoli, dove attaccò il fuoco a que' borghi, gittò saette (non giàaureas, come ha Roberto del Monte[Robertus de Monte. Bernardus Guidonis, et alii.], maigneas, come scrive il Dandolo) contra del palazzo imperiale, ed, entrato per forza ne' giardini d'esso palazzo, per trofeo ne portò via le frutta. Ora avvenne, che tornando indietro quella flotta siciliana, s'incontrò nel convoglio greco che menava prigioniere il re di Francia Lodovico. Venne alle mani coi Greci, li ruppe, ed ebbe la sorte di rimettere in libertà quel re, per le cui generose preghiere l'ammiraglio siciliano s'indusse a rilasciar dalla prigionia molti Greci presi in tal congiuntura. Che gli storici moderni della Francia vogliano dissimular questa avventura di un loro re, può passare; ma che si mettano a negarla, non ne so veder sufficiente ragione, quando abbiamo storici antichi bastevoli ad assicurarcene. Fu condotto sano e salvo il re franzese forse a Palermo, come vuole Bernardo Tesoriere[Bernard. Thesaurarius, in Chron. Anonymus Casinensis, in Chronic.], ma certamente in Calabria nella città di Potenza, dove si trovava il re Ruggieri. Non lasciò indietro il re siciliano finezza alcuna, per attestare al monarca franzese la sua benevolenza e il suo ossequio. Gli fece molti regali, e onorevolmente il fece condurre e scortare per tutti i suoi Stati. Nel dì 5 d'ottobre arrivò il re Lodovico al monistero di Monte Casino, ricevuto con grande onore da que' monaci, e vi si fermò per tre dì. Continuato poscia il viaggio, trovò papa Eugenio inTuscolo, il quale, secondochè attesta Romoaldo Salernitano[Romualdus Salernit., in Chron. tom. 7 Rer. Ital.], ricordevole dei favori a lui compartiti in Francia da esso re,eum prout decuit, cum reverentia magna et honore suscepit, dona multa obtulit et in pace ad propria redire permisit. Nè si dee tacere che mentre questo re si trovava nella terra di Ferentino[Johann. de Ceccano, Chron. Fossae novae.], Gregorio signor di Fumone, andò per fargli riverenza. Ma colto nel viaggio da papa Eugenio, restò spogliato d'esso castello di Fumone.

Con tal vigore intanto il greco Augusto continuò l'assedio di Corfù[Niceta, Histor., lib. 7.], che finalmente lo costrinse alla resa, con accordare ai difensori un'onesta capitolazione. Ma il governatore della città siciliano, o perchè maggiormente non si difese, come forse potea, o per altri motivi, temendo l'ira del re Ruggieri, si acconciò coi Greci, nè volle più riveder la Sicilia. Perchè poscia una fiera tempesta scompigliò l'armata navale d'essi Greci, con affondar anche non pochi legni, loimperador Manuellonon credette più tempo di tentar l'impresa di Sicilia, massimamente accostandosi il verno; e però sbarcate le genti alla Vallona, attese a scaricare il suo sdegno contro ai popoli della Servia, che, durante questa guerra, aveano fatte varie scorrerie ne' paesi del suo imperio. Tuttavia non finì questa guerra, senza che la flotta de' Veneziani e dei Greci venisse alle mani con quella del re Ruggieri. Ben calda fu la zuffa, e la peggio toccò ai Siciliani, che lasciarono diciannove galee in potere de' nemici. Pare che non s'accordi colle notizie fin qui addotte la Cronologia di Andrea Dandolo, mentre egli scrive, che Pietro Polano doge di Venezia nell'anno diciottesimo, del suo ducato, cioè nel 1148 dopo aver messa insieme l'armata per andare a Corfù infermatosi, dopo aver dato il comando d'essa flotta a Giovanni suo fratelloe a Rinieri suo figliuolo, se ne tornò a Venezia. Finita l'impresa di Corfù si restituì quella flotta vittoriosa alla patria, dove trovò già passato all'altra vita il doge, in cui luogo fu sustituitoDomenico Morosino, personaggio di gran bontà e valore, nell'anno stesso 1148. Certo è che nel presente 1149 succedette la guerra e ricuperazion di Corfù. Però converrà intendere che i preparamenti di tale spedizione si facessero nel precedente anno, in cui ancora mancò di vita Pietro Polano, trovato poi morto dai capitani che tornarono da quella felicissima impresa. Abbiamo poi da Romoaldo Salernitano, che, quantunque il re Ruggieri somministrasse aiuti a papa Eugenio III, e mandasse più ambasciatori a lui per istabilir seco una buona pace e concordia, pure nulla potè ottenere. Dio il visitò ancora con un altro flagello in quest'anno; imperocchè per attestato dell'Anonimo Casinense, la morte gli rapì il primogenito suoRuggieri, duca di Puglia, in età di trent'anni, con infinito cordoglio del re suo padre e di tutti i suoi popoli.Vir speciosus et miles strenuus, pius, benignus, misericors, et a suo populo multum dilectus, vien chiamato da Romoaldo. Lasciò questo principe dopo di sè due piccioli figliuoli, a lui procreati fuori di matrimonio da una nobil dama, figliuola di Roberto conte di Lecce, appellati l'unoTancredi, che fu poi re di Sicilia, eGuglielmo, de' quali si parlerà a suo tempo. Di cinque legittimi figliuoli, che avea dianzi il re Ruggieri, non restò in vita se nonGuglielmosuo quartogenito. Si può credere che papa Eugenio non adoperasse in vano la forza contra de' recalcitranti Romani, al vedere che seguì fra lui ed essi una concordia accennata dall'Anonimo Casinense con queste parole:Eugenius papa pacem(ossiapactum)cum Romanis reformans, Romam reversus est.Anche Romoaldo Salernitano asserisce che questo pontefice, dopo essere dimorato per qualche tempo in Tuscolo, si compose coi Romani, da' quali, non meno che da' senatori tutti, fu consommo onore qual sovrano accolto. Ma poca sussistenza ebbe una tal pace. Io non so se si possa riposare sulla fede di Girolamo Rossi[Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 5.], che a quest'anno mette la guerra fatta dai Bolognesi e Faentini alla città d'Imola collegata coi Ravennati, con impadronirsi di San Cassiano, e rimettere in piedi il castello appellato d'Imola. Seguì, secondo quell'autore, una battaglia fra i popoli di Ravenna e Forlì dall'un canto, e i Faentini dall'altro con ispargimento di gran sangue da ambedue le parti. Ma nulla di ciò parlando gli Annali di Bologna, più sicuro è il sospenderne la credenza. Abbiamo bensì dalle Croniche di Piacenza[Annal. Placentini, tom. 16 Rer. Ital.], Parma e Cremona, che avendo in quest'anno i Piacentini assediato il castello di Tabiano, accorsi i Parmigiani e Cremonesi, diedero loro una grande sconfitta, di modo che la maggior parte di essi Piacentini restò prigioniera. Giovanni da Bazzano negli Annali di Modena[Johan. de Bazano, Annal. Mutin., tom. 1, Rer. Ital.], dopo aver notata la rotta suddetta de' Piacentini, aggiugne che in quest'anno la terra di Nonantola fu distrutta dai Modenesi.


Back to IndexNext