MCXVAnno diCristoMCXV. IndizioneVIII.PasqualeII papa 17.ArrigoV re 10, imperad. 5.Per attestato di Falcone Beneventano[Falco Benevent., tom. 5 Rer. Ital.], si portò in quest'anno papaPasquale IIalla città di Troia in Puglia, e quivi nel dì 24 d'agosto tenne un concilio coll'intervento di quasi tutti gli arcivescovi, vescovi e baroni di quelle contrade. Vi fu accettata da tutti la tregua di Dio. Andato poscia a Benevento, dedicòla chiesa di san Vincenzo del Volturno, e finalmente nel dì 30 di settembre se ne tornò a Roma. L'anno fu questo in cui la celebrecontessa Matildaterminò il corso di sua vita[Donizo, in Vita Mathild., lib. 2, cap. 20.]. Trovandosi ella in Bondeno de' Roncori della diocesi di Reggio, l'assalì una fastidiosa infermità sul principio di quest'anno, in occasione di una visita fattale daPonzio, superbo abbate di Clugnì, che tornava da Roma. Continuò il suo malore per alcuni mesi ancora: nel qual tempo ella esercitò più che mai la sua pia liberalità verso i monisteri di Polirone[Bacchini, Istor. di Polirone.]e di Canossa, e verso i canonici regolari di san Cesario sul Modenese. Era assistita daBonsignorevescovo di Reggio. Passò in fine a miglior vita questa principessa, gloriosa per tante azioni di pietà, di valore e di prudenza, nel dì 24 di luglio, cioè nella vigilia di san Jacopo, di cui era divotissima, e il corpo suo seppellito nella chiesa del monistero di san Benedetto di Polirone, quivi riposò, finchè nell'anno 1655 per cura ed ordine di papa Urbano VIII trasportato a Roma, fu magnificamente collocato nella basilica vaticana in memoria dell'insigne sua beneficenza verso la Chiesa romana. Aveva ella negli anni addietro, siccome dicemmo, lasciata erede di tutti i suoi beni essa Chiesa: eredità nondimeno che fu seminario di nuove lite fra i romani pontefici e gl'imperadori; e per assaissimi anni poi la troviamo tra essi disputata, finchè il tempo, medico di molte malattie politiche, diede fine a quella contesa. Nè tardò a volare in Germania la nuova della morte di questa insigne principessa, di cui scrive l'Urspergense[Abbas Urspergensis, in Chron.]:Qua foemina sicut nemo nostris in temporibus ditior ac famosior, ita nemo virtutibus et religione sub laica professione reperitur insignior. Arrigo imperadore fu da' suoi ministri mosso, ed anche dai parziali d'Italia con lettere invitato a venire a prendere il possesso ditutti i di lei beni. Per quali titoli, non si vede ben chiaro. Finch'egli pretendesse i regali e feudali, come fu la marca della Toscana, Mantova ed altre città, se ne intende il perchè. Ma egli pretese ancora gli allodiali e patrimoniali, e ne entrò anche in possesso, per quanto si vedrà. Probabilmente non dovette in tal congiuntura tacere la linea degli Estensi di Germania, cioè diGuelfo VedArrigo il Neroduchi di Baviera, perchè, secondo i patti del matrimonio d'esso Guelfo colla medesima contessa, al primo doveano pervenire tutti i di lei beni. Certo è che sotto l'imperador Federigo I, come si dirà a suo luogo, fu loro fatta giustizia in questo particolare. Ora l'imperadore Arrigo, a cui stava forte a cuore il cogliere questa pingue eredità, si dispose a calare, subito che gli affari gliel permetteano, in Italia. Continuò ed ebbe fine in quest'anno la guerra de' Pisani contra delle isole Baleari[Annales Pisani, tom. 6 Rer. Ital.]. Riuscì loro dopo lunghe fatiche e combattimenti, e colla strage di moltissime migliaia di Saraceni, di prendere la città di Maiorica, e di distruggerla, per togliere quel nido ai corsari africani. Pieni poi delle spoglie di quegl'infedeli, e colmi di gloria se ne tornarono alla lor patria. Se anche l'isola e città di Minorica restasse da loro soggiogata e disfatta, nol so io dire di certo. Gli Annali Pisani dicono di sì. Ben so io che Evizza non è Minorica, come si figurò il Tronci[Tronci, Annal. Pisani.]ne' suoi Annali di Pisa. Di sopra all'anno 1097 osservammo cheFolcomarchese, figliuolo di Azzo II marchese, fu quegli che propagò la linea italiana dei marchesi d'Este. Leggonsi tre atti a lui e all'anno presente spettanti[Antichità Estensi, P. I, cap. 32.]. Il primo è un placito da lui tenuto nella grossa terra diMontagnana(appellatapopulosada Rolandino) nel dì 31 di maggio, in cui veggiamo proferita dal medesimo principe una sentenza in favore del nobilissimo monistero delle monache di san Zacheriadi Venezia per beni posti nell'altra insigne terra diMonselice: dal che comprendiamo ch'esso marchese Folco dominava nell'una e nell'altra d'esse terre. Il secondo strumento, stipulato inMontagnananel dì 10 di giugno di quest'anno, contiene una donazione fatta da esso marchese Folco al monistero di Polironepro ordinatione testamenti Garsendae genitricis meae, cioè di Garsenda principessa del Maine sua madre, di cui più volte si è parlato di sopra. Un'altra donazione, da lui fatta al monistero della Trinità di Verona nel dì 2 di ottobre dell'anno presente, fu stipulatain Caminata constructa ante ecclesiam beatissimae sanctae Teclae virginis sita in villa, quae est ante castrum Esti. Lo stesso marchese s'intitolahabitator in loco, qui dicitur Esti. Non usavano per anche questi principi il titolo dimarchesi d'Este, ma erano padroni d'Este, o, per dir meglio, compadroni; perchè vedremo che anche l'altra linea estense dei duchi di Baviera riteneva una terza parte del dominio di quella nobil terra e di Rovigo, e dell'altre sottoposte allora ad essi marchesi. Nell'anno presenteOrdelafo Faledrodoge di Venezia[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.]con grossa armata navale ricuperò la città di Zara, che pochi anni prima gli era stata tolta daCalomannore d'Ungheria.
Per attestato di Falcone Beneventano[Falco Benevent., tom. 5 Rer. Ital.], si portò in quest'anno papaPasquale IIalla città di Troia in Puglia, e quivi nel dì 24 d'agosto tenne un concilio coll'intervento di quasi tutti gli arcivescovi, vescovi e baroni di quelle contrade. Vi fu accettata da tutti la tregua di Dio. Andato poscia a Benevento, dedicòla chiesa di san Vincenzo del Volturno, e finalmente nel dì 30 di settembre se ne tornò a Roma. L'anno fu questo in cui la celebrecontessa Matildaterminò il corso di sua vita[Donizo, in Vita Mathild., lib. 2, cap. 20.]. Trovandosi ella in Bondeno de' Roncori della diocesi di Reggio, l'assalì una fastidiosa infermità sul principio di quest'anno, in occasione di una visita fattale daPonzio, superbo abbate di Clugnì, che tornava da Roma. Continuò il suo malore per alcuni mesi ancora: nel qual tempo ella esercitò più che mai la sua pia liberalità verso i monisteri di Polirone[Bacchini, Istor. di Polirone.]e di Canossa, e verso i canonici regolari di san Cesario sul Modenese. Era assistita daBonsignorevescovo di Reggio. Passò in fine a miglior vita questa principessa, gloriosa per tante azioni di pietà, di valore e di prudenza, nel dì 24 di luglio, cioè nella vigilia di san Jacopo, di cui era divotissima, e il corpo suo seppellito nella chiesa del monistero di san Benedetto di Polirone, quivi riposò, finchè nell'anno 1655 per cura ed ordine di papa Urbano VIII trasportato a Roma, fu magnificamente collocato nella basilica vaticana in memoria dell'insigne sua beneficenza verso la Chiesa romana. Aveva ella negli anni addietro, siccome dicemmo, lasciata erede di tutti i suoi beni essa Chiesa: eredità nondimeno che fu seminario di nuove lite fra i romani pontefici e gl'imperadori; e per assaissimi anni poi la troviamo tra essi disputata, finchè il tempo, medico di molte malattie politiche, diede fine a quella contesa. Nè tardò a volare in Germania la nuova della morte di questa insigne principessa, di cui scrive l'Urspergense[Abbas Urspergensis, in Chron.]:Qua foemina sicut nemo nostris in temporibus ditior ac famosior, ita nemo virtutibus et religione sub laica professione reperitur insignior. Arrigo imperadore fu da' suoi ministri mosso, ed anche dai parziali d'Italia con lettere invitato a venire a prendere il possesso ditutti i di lei beni. Per quali titoli, non si vede ben chiaro. Finch'egli pretendesse i regali e feudali, come fu la marca della Toscana, Mantova ed altre città, se ne intende il perchè. Ma egli pretese ancora gli allodiali e patrimoniali, e ne entrò anche in possesso, per quanto si vedrà. Probabilmente non dovette in tal congiuntura tacere la linea degli Estensi di Germania, cioè diGuelfo VedArrigo il Neroduchi di Baviera, perchè, secondo i patti del matrimonio d'esso Guelfo colla medesima contessa, al primo doveano pervenire tutti i di lei beni. Certo è che sotto l'imperador Federigo I, come si dirà a suo luogo, fu loro fatta giustizia in questo particolare. Ora l'imperadore Arrigo, a cui stava forte a cuore il cogliere questa pingue eredità, si dispose a calare, subito che gli affari gliel permetteano, in Italia. Continuò ed ebbe fine in quest'anno la guerra de' Pisani contra delle isole Baleari[Annales Pisani, tom. 6 Rer. Ital.]. Riuscì loro dopo lunghe fatiche e combattimenti, e colla strage di moltissime migliaia di Saraceni, di prendere la città di Maiorica, e di distruggerla, per togliere quel nido ai corsari africani. Pieni poi delle spoglie di quegl'infedeli, e colmi di gloria se ne tornarono alla lor patria. Se anche l'isola e città di Minorica restasse da loro soggiogata e disfatta, nol so io dire di certo. Gli Annali Pisani dicono di sì. Ben so io che Evizza non è Minorica, come si figurò il Tronci[Tronci, Annal. Pisani.]ne' suoi Annali di Pisa. Di sopra all'anno 1097 osservammo cheFolcomarchese, figliuolo di Azzo II marchese, fu quegli che propagò la linea italiana dei marchesi d'Este. Leggonsi tre atti a lui e all'anno presente spettanti[Antichità Estensi, P. I, cap. 32.]. Il primo è un placito da lui tenuto nella grossa terra diMontagnana(appellatapopulosada Rolandino) nel dì 31 di maggio, in cui veggiamo proferita dal medesimo principe una sentenza in favore del nobilissimo monistero delle monache di san Zacheriadi Venezia per beni posti nell'altra insigne terra diMonselice: dal che comprendiamo ch'esso marchese Folco dominava nell'una e nell'altra d'esse terre. Il secondo strumento, stipulato inMontagnananel dì 10 di giugno di quest'anno, contiene una donazione fatta da esso marchese Folco al monistero di Polironepro ordinatione testamenti Garsendae genitricis meae, cioè di Garsenda principessa del Maine sua madre, di cui più volte si è parlato di sopra. Un'altra donazione, da lui fatta al monistero della Trinità di Verona nel dì 2 di ottobre dell'anno presente, fu stipulatain Caminata constructa ante ecclesiam beatissimae sanctae Teclae virginis sita in villa, quae est ante castrum Esti. Lo stesso marchese s'intitolahabitator in loco, qui dicitur Esti. Non usavano per anche questi principi il titolo dimarchesi d'Este, ma erano padroni d'Este, o, per dir meglio, compadroni; perchè vedremo che anche l'altra linea estense dei duchi di Baviera riteneva una terza parte del dominio di quella nobil terra e di Rovigo, e dell'altre sottoposte allora ad essi marchesi. Nell'anno presenteOrdelafo Faledrodoge di Venezia[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.]con grossa armata navale ricuperò la città di Zara, che pochi anni prima gli era stata tolta daCalomannore d'Ungheria.