MCXVI

MCXVIAnno diCristoMCXVI. IndizioneIX.PasqualeII papa 18.ArrigoV re 11, imperad. 6.Nel dì 6 di marzo di quest'anno tennepapa Pasqualeun concilio nella basilica lateranense[Abbas Urspergensis, in Chron. Labbe, Concilior., tom. 10.], in cui di nuovo riprovò e condannò il privilegio delle investiture da lui contra sua voglia accordato all'imperadore Arrigo. Ma ebbe in tal occasione bisogno della sua pazienza; perchèBrunone vescovodi Segna, tenuto dopo la morte per santo, ebbe ardire di trattar da eretico lo stesso papa, per avereaccordato quell'indulto. Gli convenne ancora sofferire che que' vescovi riguardassero come scomunicato esso imperadore senza che egli nondimeno volesse lasciar uscire decreto contra della di lui persona. Fu anche agitata in quel concilio la lite dell'arcivescovato di Milano, pendente fraGrossolanoeGiordano, amendue presenti al suddetto concilio. Perchè il primo era passato dalla chiesa di Savona a quella di Milano, e si trovava che tal traslazione, siccome cagion di tumulti e guerre, tornava in danno dell'anime e dei corpi; perciò fu essa riprovata e giudicato in favor di Giordano. Dianzi era stato assoluto Grossolano dalle accuse di simonia, e tenuto fu in Roma per legittimo arcivescovo. Gran concetto si avea della di lui dottrina, avendolo lo stesso papa adoperato per confutare lo scisma de' Greci. Come egli ora cadesse, non se ne sa la vera cagione, perchè il passare da una chiesa all'altra da gran tempo era in uso, nè più si badava agli antichi canoni che lo proibivano. Forse la caduta sua è da attribuire all'essere stato conosciuto uomo intrigante, capriccioso e predominato dall'ambizione, e però poco prudente e molto inquieto. Landolfo da san Paolo[Landulfus junior, Hist. Med., cap. 29.], storico contemporaneo, parla di questo concilio, e della deposizion di Grossolano, con aggiugnere che egli non volle tornare a Savona, ma per un anno e quattro mesi seguitò a dimorare in Roma in san Sabba, monistero de' Greci, dove terminò i suoi giorni nell'anno seguente. Tornò a Milano il vittorioso arcivescovo Giordano, e un dì raunato il clero e popolo, salito conGiovanni da Cremacardinale romano sul pulpito della metropolitana, pubblicamente scomunicò l'imperadore Arrigo, a cagion, senza dubbio, dell'aver fatto prigione il papa, ed estorto il privilegio delle investiture. Con questo segreto patto dovea egli aver conseguita la vittoria suddetta. Non volea già il pontefice fulminar le censure contra di esso Augusto, ma non ostava che gli altrile fulminassero, e il sacro collegio lo esigeva. Abbiamo dall'Abbate Urspergense che il suddetto imperadore verso il fine di febbraio[Abbas Urspergensis, in Chron.]in Italiam se una cum regina, totaque domo sua contulit, ac circa Padum negotiis insistens regni, legatos ad Apostolicum pro componendis caussis, quae iterum regnum et sacerdotium disturbare coeperunt, suppliciter destinavit. Ponzio abbatedi Clugnì, come parente del papa, fu principalmente adoperato in questo maneggio. Portossi in tal congiuntura esso Arrigo a visitar la maravigliosa città di Venezia. Ciò chiaramente apparisce da un suo proclama, da me dato alla luce[Antichità Estensi, P. I, cap. 29.], con cui egliIV idus marcii in regno Veneciarum(si noti questa espressione gloriosa per la repubblica veneta)in palatio ducis, anno ab Incarnatione Domini MCXVI, Indictione VIIII, diede varii ordini in favor delle monache di san Zacheria di Venezia, essendovi presentiOrdelaffus Dei gratia Venetiae dux, et Henricus Welphonis ducis frater, con alcuni vescovi e nobili. Vien confermata la stessa verità dall'accuratissimo Andrea Dandolo, che così scrive[Dandulus, in Chron., tom. 12 Rer. Ital.]:Mense marcii MCXVI Henricus V imperator Venetias accedens, in ducali palatio hospitatus est, liminaque beati Marci, et alia sanctorum loca cum devotione maxima visitat, et urbis situm, aedificiorumque decorem, et regiminis aequitatem multipliciter commendavit. Curiam etiam suorum principum tenens, pluribus monasteriis immunitatum privilegia de suis possessionibus italici regni concessit, in quibus ducalem provinciam regnum appellat. Per un documento da me pubblicato[Antiquit. Ital., Dissert. XI.]si conosce che il medesimo Augusto nel dì 12 di maggio si trovava in Governolo sul Mantovano, dove come persona privata fece donazione di beni al monistero di Polirone, e alla chiesa di Gonzagapro mercede et remedio animae meae et comitissae Mathildis. Segnoè questo che Arrigo s'era messo in possesso della vasta eredità della contessa Matilda. A quell'atto intervenne ancheGuarnieri giudice, che noi diciamo oradottor di legge. In un placito tenuto a dì 6 del suddetto mese di maggio[Antiquit. Ital., Dissert. XLIII.]da esso Augusto nel medesimo luogo di Governolo, e in un altro[Ibidem, Dissert. XXXI.]spettante a' canonici regolari di Melara, si vede nominatoWarnerius bononiensis. Con tali documenti ho io confermato[Ibidem, Dissert. XLIV.]quanto scrive l'Abbate Urspergense all'anno 1126; cioè[Abbas Urspergensis, in Chron.]:Eisdem temporibus dominus Wernerius libros legum, qui dudum neglecti fuerant, nec quisquam in eis studuerat, ad petitionem Mathildis comitissae renovavit, ec. Credette il Sigonio che s'ingannasse l'Urspergense nell'attribuir questa gloria alla contessa Matilda, che era già defunta. Ma l'Urspergense, che aveva all'anno 1115 riferita la morte d'essa contessa, ben sapea ch'essa nell'anno 1126 non era in vita. Però volle dire che Guarnieri fioriva in questi tempi, ma che molto prima, ad istanza di Matilda, aveva intrapreso di spiegare i Digesti e l'altre leggi di Giustiniano trascurate ne' secoli addietro, e certamente conosciute prima che i Pisani portassero (se è pur vero) da Amalfi le Pandette appellate pisane, ed oggidì fiorentine. Ora certo è, confessandolo anche gli stessi dotti bolognesi, che questoWarnieri, ossiaGuarnieri, chiamato da altriIrnerio, il primo fu che aprisse in Bologna scuola di giurisprudenza romana; e di qui ebbe il suo primo principio, siccome ho altrove osservato[Antiquit. Italic., Dissert. XLIV.], lo studio di Bologna, consistente a tutta prima in un solo lettor di leggi, ma di mano in mano accresciuto di lettori dell'altre scienze ed arti: per la qual diligenza si formò un'università, che portò poi il vanto di primaria fra tutte le italiane: giacchè oggidì si sa anche in Bologna essereun'impostura del secolo susseguente il diploma di Teodosio minore, da cui si dice fondata fin dall'anno di Cristo 431 l'università bolognese.Benchè patisca qualche difficoltà un altro documento da me prodotto[Antiq. Ital., Dissert. XI.], appartenente ad essa città di Bologna; pure vo io credendo sussistente notizia che quel popolo nel dì 7 di maggio del presente anno, mentre l'imperadore Arrigo dimorava in Governolo, ottenesse da lui la remission delle offese, e una conferma de' privilegii e delle consuetudini di quella città, la quale in questi tempi non men della Romagna riconosceva per suo sovrano l'imperadore ossia il re d'Italia. Dopo aver tenuto il concilio lateranense, papaPasquale IInello stesso mese di marzo ebbe non poche inquietudini e travagli: se pure questo avvenimento non si dee riferire all'anno precedente[Pandulfus Pisanus, in Vita Paschalis II. Falco Beneventanus, in Chron.]. Mancò di vita il prefetto di Roma. Pietro di Leone faceva una gran figura allora in essa città, e da Benzone vescovo scismatico d'Alba vien chiamatoGiudeo, perchè Ebreo fatto Cristiano. Orderico Vitale[Orderic. Vital., Hist. Eccles., lib. 12.]all'anno 1119 scrive che un figliuolo d'esso Pietro fu sprezzato da tuttipropter odium patris ipsius, quem iniquissimum foeneratorem noverunt. Ora costui attese a far succedere in quella illustre carica un suo figliuolo coll'appoggio del papa. Ciò saputosi dai Romani, non perderono tempo ad eleggere prefetto un figliuolo del prefetto defunto, tuttochè di età non per anche atta ad un tal ministero, perchè fanciullo. Indi il presentarono al papa, acciocchè il confermasse: cosa che egli ricusò di fare, e si dee ben avvertire per conoscere intorno a questo l'autorità del sommo pontefice. Quindi si venne alle minaccie, e poscia alla guerra ne' giorni della settimana santa e di Pasqua fra le genti armate del papa ed esso popolo romano. Tolomeo, uno de' principali Romani,e zio del giovinetto prefetto, benchè sulle prime prendesse la protezion del papa, e ne ottenesse perciò la Riccia, pure non istette molto a rivoltarsi contra di lui. E perchè dalle soldatesche pontificie fu fatto prigione esso nipote di Tolomeo fuori di Roma, lo stesso Tolomeo con un corpo d'armati andò a liberarlo dalle loro mani. Un tal fatto tirò dietro la ribellion di molte terre in quei contorni e della Marittima, e di quasi tutta Roma. Il buon papa, a cui non piaceva il comperarsi la quiete collo spargimento del sangue, amò meglio di ritirarsi fuor di Roma a Sezza. Durante questo contrasto, i Romani scaricarono il lor furore contro le case di Pietro Leone e de' suoi aderenti. Andò poscia a poco a poco calando questo fuoco, in guisa che, secondo Falcone Beneventano, il papa rientrò in Roma e nel palazzo del Laterano. I Romani ribelli a poco a poco tornarono alla di lui divozione ed ubbidienza.

Nel dì 6 di marzo di quest'anno tennepapa Pasqualeun concilio nella basilica lateranense[Abbas Urspergensis, in Chron. Labbe, Concilior., tom. 10.], in cui di nuovo riprovò e condannò il privilegio delle investiture da lui contra sua voglia accordato all'imperadore Arrigo. Ma ebbe in tal occasione bisogno della sua pazienza; perchèBrunone vescovodi Segna, tenuto dopo la morte per santo, ebbe ardire di trattar da eretico lo stesso papa, per avereaccordato quell'indulto. Gli convenne ancora sofferire che que' vescovi riguardassero come scomunicato esso imperadore senza che egli nondimeno volesse lasciar uscire decreto contra della di lui persona. Fu anche agitata in quel concilio la lite dell'arcivescovato di Milano, pendente fraGrossolanoeGiordano, amendue presenti al suddetto concilio. Perchè il primo era passato dalla chiesa di Savona a quella di Milano, e si trovava che tal traslazione, siccome cagion di tumulti e guerre, tornava in danno dell'anime e dei corpi; perciò fu essa riprovata e giudicato in favor di Giordano. Dianzi era stato assoluto Grossolano dalle accuse di simonia, e tenuto fu in Roma per legittimo arcivescovo. Gran concetto si avea della di lui dottrina, avendolo lo stesso papa adoperato per confutare lo scisma de' Greci. Come egli ora cadesse, non se ne sa la vera cagione, perchè il passare da una chiesa all'altra da gran tempo era in uso, nè più si badava agli antichi canoni che lo proibivano. Forse la caduta sua è da attribuire all'essere stato conosciuto uomo intrigante, capriccioso e predominato dall'ambizione, e però poco prudente e molto inquieto. Landolfo da san Paolo[Landulfus junior, Hist. Med., cap. 29.], storico contemporaneo, parla di questo concilio, e della deposizion di Grossolano, con aggiugnere che egli non volle tornare a Savona, ma per un anno e quattro mesi seguitò a dimorare in Roma in san Sabba, monistero de' Greci, dove terminò i suoi giorni nell'anno seguente. Tornò a Milano il vittorioso arcivescovo Giordano, e un dì raunato il clero e popolo, salito conGiovanni da Cremacardinale romano sul pulpito della metropolitana, pubblicamente scomunicò l'imperadore Arrigo, a cagion, senza dubbio, dell'aver fatto prigione il papa, ed estorto il privilegio delle investiture. Con questo segreto patto dovea egli aver conseguita la vittoria suddetta. Non volea già il pontefice fulminar le censure contra di esso Augusto, ma non ostava che gli altrile fulminassero, e il sacro collegio lo esigeva. Abbiamo dall'Abbate Urspergense che il suddetto imperadore verso il fine di febbraio[Abbas Urspergensis, in Chron.]in Italiam se una cum regina, totaque domo sua contulit, ac circa Padum negotiis insistens regni, legatos ad Apostolicum pro componendis caussis, quae iterum regnum et sacerdotium disturbare coeperunt, suppliciter destinavit. Ponzio abbatedi Clugnì, come parente del papa, fu principalmente adoperato in questo maneggio. Portossi in tal congiuntura esso Arrigo a visitar la maravigliosa città di Venezia. Ciò chiaramente apparisce da un suo proclama, da me dato alla luce[Antichità Estensi, P. I, cap. 29.], con cui egliIV idus marcii in regno Veneciarum(si noti questa espressione gloriosa per la repubblica veneta)in palatio ducis, anno ab Incarnatione Domini MCXVI, Indictione VIIII, diede varii ordini in favor delle monache di san Zacheria di Venezia, essendovi presentiOrdelaffus Dei gratia Venetiae dux, et Henricus Welphonis ducis frater, con alcuni vescovi e nobili. Vien confermata la stessa verità dall'accuratissimo Andrea Dandolo, che così scrive[Dandulus, in Chron., tom. 12 Rer. Ital.]:Mense marcii MCXVI Henricus V imperator Venetias accedens, in ducali palatio hospitatus est, liminaque beati Marci, et alia sanctorum loca cum devotione maxima visitat, et urbis situm, aedificiorumque decorem, et regiminis aequitatem multipliciter commendavit. Curiam etiam suorum principum tenens, pluribus monasteriis immunitatum privilegia de suis possessionibus italici regni concessit, in quibus ducalem provinciam regnum appellat. Per un documento da me pubblicato[Antiquit. Ital., Dissert. XI.]si conosce che il medesimo Augusto nel dì 12 di maggio si trovava in Governolo sul Mantovano, dove come persona privata fece donazione di beni al monistero di Polirone, e alla chiesa di Gonzagapro mercede et remedio animae meae et comitissae Mathildis. Segnoè questo che Arrigo s'era messo in possesso della vasta eredità della contessa Matilda. A quell'atto intervenne ancheGuarnieri giudice, che noi diciamo oradottor di legge. In un placito tenuto a dì 6 del suddetto mese di maggio[Antiquit. Ital., Dissert. XLIII.]da esso Augusto nel medesimo luogo di Governolo, e in un altro[Ibidem, Dissert. XXXI.]spettante a' canonici regolari di Melara, si vede nominatoWarnerius bononiensis. Con tali documenti ho io confermato[Ibidem, Dissert. XLIV.]quanto scrive l'Abbate Urspergense all'anno 1126; cioè[Abbas Urspergensis, in Chron.]:Eisdem temporibus dominus Wernerius libros legum, qui dudum neglecti fuerant, nec quisquam in eis studuerat, ad petitionem Mathildis comitissae renovavit, ec. Credette il Sigonio che s'ingannasse l'Urspergense nell'attribuir questa gloria alla contessa Matilda, che era già defunta. Ma l'Urspergense, che aveva all'anno 1115 riferita la morte d'essa contessa, ben sapea ch'essa nell'anno 1126 non era in vita. Però volle dire che Guarnieri fioriva in questi tempi, ma che molto prima, ad istanza di Matilda, aveva intrapreso di spiegare i Digesti e l'altre leggi di Giustiniano trascurate ne' secoli addietro, e certamente conosciute prima che i Pisani portassero (se è pur vero) da Amalfi le Pandette appellate pisane, ed oggidì fiorentine. Ora certo è, confessandolo anche gli stessi dotti bolognesi, che questoWarnieri, ossiaGuarnieri, chiamato da altriIrnerio, il primo fu che aprisse in Bologna scuola di giurisprudenza romana; e di qui ebbe il suo primo principio, siccome ho altrove osservato[Antiquit. Italic., Dissert. XLIV.], lo studio di Bologna, consistente a tutta prima in un solo lettor di leggi, ma di mano in mano accresciuto di lettori dell'altre scienze ed arti: per la qual diligenza si formò un'università, che portò poi il vanto di primaria fra tutte le italiane: giacchè oggidì si sa anche in Bologna essereun'impostura del secolo susseguente il diploma di Teodosio minore, da cui si dice fondata fin dall'anno di Cristo 431 l'università bolognese.

Benchè patisca qualche difficoltà un altro documento da me prodotto[Antiq. Ital., Dissert. XI.], appartenente ad essa città di Bologna; pure vo io credendo sussistente notizia che quel popolo nel dì 7 di maggio del presente anno, mentre l'imperadore Arrigo dimorava in Governolo, ottenesse da lui la remission delle offese, e una conferma de' privilegii e delle consuetudini di quella città, la quale in questi tempi non men della Romagna riconosceva per suo sovrano l'imperadore ossia il re d'Italia. Dopo aver tenuto il concilio lateranense, papaPasquale IInello stesso mese di marzo ebbe non poche inquietudini e travagli: se pure questo avvenimento non si dee riferire all'anno precedente[Pandulfus Pisanus, in Vita Paschalis II. Falco Beneventanus, in Chron.]. Mancò di vita il prefetto di Roma. Pietro di Leone faceva una gran figura allora in essa città, e da Benzone vescovo scismatico d'Alba vien chiamatoGiudeo, perchè Ebreo fatto Cristiano. Orderico Vitale[Orderic. Vital., Hist. Eccles., lib. 12.]all'anno 1119 scrive che un figliuolo d'esso Pietro fu sprezzato da tuttipropter odium patris ipsius, quem iniquissimum foeneratorem noverunt. Ora costui attese a far succedere in quella illustre carica un suo figliuolo coll'appoggio del papa. Ciò saputosi dai Romani, non perderono tempo ad eleggere prefetto un figliuolo del prefetto defunto, tuttochè di età non per anche atta ad un tal ministero, perchè fanciullo. Indi il presentarono al papa, acciocchè il confermasse: cosa che egli ricusò di fare, e si dee ben avvertire per conoscere intorno a questo l'autorità del sommo pontefice. Quindi si venne alle minaccie, e poscia alla guerra ne' giorni della settimana santa e di Pasqua fra le genti armate del papa ed esso popolo romano. Tolomeo, uno de' principali Romani,e zio del giovinetto prefetto, benchè sulle prime prendesse la protezion del papa, e ne ottenesse perciò la Riccia, pure non istette molto a rivoltarsi contra di lui. E perchè dalle soldatesche pontificie fu fatto prigione esso nipote di Tolomeo fuori di Roma, lo stesso Tolomeo con un corpo d'armati andò a liberarlo dalle loro mani. Un tal fatto tirò dietro la ribellion di molte terre in quei contorni e della Marittima, e di quasi tutta Roma. Il buon papa, a cui non piaceva il comperarsi la quiete collo spargimento del sangue, amò meglio di ritirarsi fuor di Roma a Sezza. Durante questo contrasto, i Romani scaricarono il lor furore contro le case di Pietro Leone e de' suoi aderenti. Andò poscia a poco a poco calando questo fuoco, in guisa che, secondo Falcone Beneventano, il papa rientrò in Roma e nel palazzo del Laterano. I Romani ribelli a poco a poco tornarono alla di lui divozione ed ubbidienza.


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