MCXXII

MCXXIIAnno diCristoMCXXII. IndizioneXV.CallistoII papa 4.ArrigoV re 17, imper. 12.Nel felicissimo presente anno ebbe finalmente fine la troppo lagrimevol discordia fra il sacerdozio e l'imperio per cagion delle investiture. Furono nel precedente anno spediti dalla dieta germanica per ambasciatori a Roma[Abbas Urspergensis, in Chron. Pandulfus Pisanus, in Vita Callisti II.]il vescovo di Spira e l'abbate di Fulda, affin di disporre questo importantissimo affare. Allorapapa Callisto, veggendo le cose in buona disposizione, insieme coi suddettiinviò in GermaniaLamberto vescovod'Ostia,Sassone cardinaledi santo Stefano in Monte Celio, eGregorio cardinalediacono di sant'Angelo, per legati apostolici, a darvi l'ultima mano. Tennesi dunque in Vormazia nell'anno presente una numerosissima dieta, dove l'Augusto Arrigo, sentendosi toccato il cuore da Dio, rinunziò in fine alla pretension delle investiture colla consegna dell'anello e del pastorale, giacchè con tale introduzione s'era introdotto nella Chiesa l'esecrabile abuso di vendere i vescovati e le badie. Cioè lasciò Arrigo V in libertà al clero e popolo di cadauna città l'elezione e consecrazione de' loro vescovi, e ai monaci quella de' loro abbati. Promise egli ancora di restituire alla Chiesa romana e a tutte le altre gli stati e i beni ch'egli per avventura o suo padre avessero usurpato, e diede una vera pace a papa Callisto II e alla santa Chiesa romana, e a chiunque era stato del suo partito. All'incontro papa Callisto accordò all'imperadore che le elezioni de' vescovi ed abbati del regno teutonico si facessero in presenza dell'imperadore o de' suoi messi, liberamente, e senza simonia o violenza; e, nascendo discordia, fosse questa rimessa al metropolitano coi vescovi provinciali. L'eletto poi dovea ricevere dall'imperadore l'investitura collo scettro degli Stati e delle regalie spettanti alla sua chiesa, eccettuate le appartenenti alla Chiesa romana. Nell'altre parti dell'imperio, consecrato che fosse l'eletto, nel termine di sei mesi egli prenderebbe l'investitura delle regalie. Nel dì 8 di settembre tenuta fu quella dieta in Vormazia, e il papa nel dì 25 d'esso mese spedì l'approvazione sua. Tutti si partirono colmi di letizia; e l'imperadore spedì poco appresso a Roma i suoi ambasciatori con regali, per confermare la sincerità del pentimento e della concordia sua. Ed ecco il sospirato fine di una sì lunga e deplorabil tragedia: tanto vi volle a sradicare un abuso che insensibilmente avea preso piede nella Chiesa di Dio controtutti i riti dell'antichità, ne' quali sempre erano state libere le elezioni de' sacri pastori, con gravissimi fulmini emanati contra della simonia. È in uso tuttavia per la Germania l'accordo suddetto, e appartiene ai capitoli l'elezione dei loro vescovi. Che se taluno chiedesse, perchè dopo tante fatiche, sconcerti e guerre, per rimettere anche in Italia questa libertà delle elezioni già fatte dal clero e popolo, di essa non rimanga vestigio fra noi: rimetterò io volentieri al padre Tomasino e ad altri eruditi scrittori il dargli risposta, volendo io continuare l'intrapreso viaggio della presente storia.Abbiamo da Falcone Beneventano[Falco Beneventan., in Chron.], che ribellatosiGiordanoconte d'Ariano aGuglielmo ducadi Puglia, questi non si sentendo con assai forze per domarlo, ricorse aRuggieriiuniore, conte di Sicilia. Per ottenere aiuto, bisognò comperarlo.Medietatem suam palermitanae civitatis et Messanae, et totius Calabriae dux ille eidem comiti concessit, ut ei auxilium largiretur. Avendo noi veduto di sopra all'anno 1088 che al conte Ruggieri seniore di lui padre era stata interamente ceduta laCalabriadal duca Ruggieri figliuolo di Roberto Guiscardo, e padre di esso Guglielmo, non saprei dire chi di quegli autori abbia fallato. Col soccorso dunque di gente e danaro datogli dal conte fece il duca Guglielmo guerra al conte di Ariano. Ebbe anche soccorso daCrescenzio cardinale, governatore di Benevento; laonde colla presa d'alcune castella ridusse il ribello Giordano a venir colla corda al collo a chiedere misericordia. Finì per allora questa guerra; ma convenne ripigliarla da lì a pochi mesi, con varie avventure che io tralascio. Continuò, o si accese di nuovo la gara e guerra tra i Pisani e Genovesi. Racconta Caffaro[Caffari, Annal. Genuens., tom. 6 Rer. Ital.]che essi Genovesi fecero prigioni ben mille Pisani, e presero due loro galee. Durando poi tuttavia la guerra fra i Milanesi e Comaschi, riuscì ai primi di levarLugano dalla suggezione ai secondi, i quali non lasciarono per questo di sostener il dominio loro in quel lago. Ma il Sigonio, fondato sopra altri autori, non ammette la presa di Lugano.

Nel felicissimo presente anno ebbe finalmente fine la troppo lagrimevol discordia fra il sacerdozio e l'imperio per cagion delle investiture. Furono nel precedente anno spediti dalla dieta germanica per ambasciatori a Roma[Abbas Urspergensis, in Chron. Pandulfus Pisanus, in Vita Callisti II.]il vescovo di Spira e l'abbate di Fulda, affin di disporre questo importantissimo affare. Allorapapa Callisto, veggendo le cose in buona disposizione, insieme coi suddettiinviò in GermaniaLamberto vescovod'Ostia,Sassone cardinaledi santo Stefano in Monte Celio, eGregorio cardinalediacono di sant'Angelo, per legati apostolici, a darvi l'ultima mano. Tennesi dunque in Vormazia nell'anno presente una numerosissima dieta, dove l'Augusto Arrigo, sentendosi toccato il cuore da Dio, rinunziò in fine alla pretension delle investiture colla consegna dell'anello e del pastorale, giacchè con tale introduzione s'era introdotto nella Chiesa l'esecrabile abuso di vendere i vescovati e le badie. Cioè lasciò Arrigo V in libertà al clero e popolo di cadauna città l'elezione e consecrazione de' loro vescovi, e ai monaci quella de' loro abbati. Promise egli ancora di restituire alla Chiesa romana e a tutte le altre gli stati e i beni ch'egli per avventura o suo padre avessero usurpato, e diede una vera pace a papa Callisto II e alla santa Chiesa romana, e a chiunque era stato del suo partito. All'incontro papa Callisto accordò all'imperadore che le elezioni de' vescovi ed abbati del regno teutonico si facessero in presenza dell'imperadore o de' suoi messi, liberamente, e senza simonia o violenza; e, nascendo discordia, fosse questa rimessa al metropolitano coi vescovi provinciali. L'eletto poi dovea ricevere dall'imperadore l'investitura collo scettro degli Stati e delle regalie spettanti alla sua chiesa, eccettuate le appartenenti alla Chiesa romana. Nell'altre parti dell'imperio, consecrato che fosse l'eletto, nel termine di sei mesi egli prenderebbe l'investitura delle regalie. Nel dì 8 di settembre tenuta fu quella dieta in Vormazia, e il papa nel dì 25 d'esso mese spedì l'approvazione sua. Tutti si partirono colmi di letizia; e l'imperadore spedì poco appresso a Roma i suoi ambasciatori con regali, per confermare la sincerità del pentimento e della concordia sua. Ed ecco il sospirato fine di una sì lunga e deplorabil tragedia: tanto vi volle a sradicare un abuso che insensibilmente avea preso piede nella Chiesa di Dio controtutti i riti dell'antichità, ne' quali sempre erano state libere le elezioni de' sacri pastori, con gravissimi fulmini emanati contra della simonia. È in uso tuttavia per la Germania l'accordo suddetto, e appartiene ai capitoli l'elezione dei loro vescovi. Che se taluno chiedesse, perchè dopo tante fatiche, sconcerti e guerre, per rimettere anche in Italia questa libertà delle elezioni già fatte dal clero e popolo, di essa non rimanga vestigio fra noi: rimetterò io volentieri al padre Tomasino e ad altri eruditi scrittori il dargli risposta, volendo io continuare l'intrapreso viaggio della presente storia.

Abbiamo da Falcone Beneventano[Falco Beneventan., in Chron.], che ribellatosiGiordanoconte d'Ariano aGuglielmo ducadi Puglia, questi non si sentendo con assai forze per domarlo, ricorse aRuggieriiuniore, conte di Sicilia. Per ottenere aiuto, bisognò comperarlo.Medietatem suam palermitanae civitatis et Messanae, et totius Calabriae dux ille eidem comiti concessit, ut ei auxilium largiretur. Avendo noi veduto di sopra all'anno 1088 che al conte Ruggieri seniore di lui padre era stata interamente ceduta laCalabriadal duca Ruggieri figliuolo di Roberto Guiscardo, e padre di esso Guglielmo, non saprei dire chi di quegli autori abbia fallato. Col soccorso dunque di gente e danaro datogli dal conte fece il duca Guglielmo guerra al conte di Ariano. Ebbe anche soccorso daCrescenzio cardinale, governatore di Benevento; laonde colla presa d'alcune castella ridusse il ribello Giordano a venir colla corda al collo a chiedere misericordia. Finì per allora questa guerra; ma convenne ripigliarla da lì a pochi mesi, con varie avventure che io tralascio. Continuò, o si accese di nuovo la gara e guerra tra i Pisani e Genovesi. Racconta Caffaro[Caffari, Annal. Genuens., tom. 6 Rer. Ital.]che essi Genovesi fecero prigioni ben mille Pisani, e presero due loro galee. Durando poi tuttavia la guerra fra i Milanesi e Comaschi, riuscì ai primi di levarLugano dalla suggezione ai secondi, i quali non lasciarono per questo di sostener il dominio loro in quel lago. Ma il Sigonio, fondato sopra altri autori, non ammette la presa di Lugano.


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