MCXXIXAnno diCristoMCXXIX. IndizioneVII.OnorioII papa 6.LottarioIII re di Germania e d'Italia 5.Nella Vita di papaOnorio IIè scritto che egli[Cardinal. de Arag., in Vit. Honorii II, P. I, tom. 3 Rer. Ital.]delegavit Petrum presbyterum cardinalem tituli sanctae Anastasiae ad partes Ravennae, qui deposuit aquilejensem et venetum patriarchas. Il cardinal Baronio[Baron., in Annal. Ecclesiast.]non seppe il perchè. Ma Bernardo di Guidone[Bernardus Guidon., in Vit. Honori II, P. I, tom. 3 Rer. Ital.]ne adduce il reato,quia invenit eos schismaticis favorabiles exstitisse. Il Dandolo[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.]scrive,quia schismaticis fuerant fautores. Tolomeo da Lucca[Ptolom. Lucens., Histor. Eccl.]vi aggiugne un forte. Non si può intendere questo dall'antecedente scisma, perchè la pace avea abolito tutti i delitti e processi. Adunque, siccome subodorò il Sigonio[Sigon., de Regno Ital.], potè piuttosto procedere la loro condanna per aver promosso o abbracciato il partito diCorradousurpatore della corona d'Italia contro il giuramento prestato alre Lottario, cioè ad un principe approvato dalla santa Sede. Da una lettera scritta in questi tempi dall'arcivescovo di Salisburgo al vescovo di Bamberga, che si legge fra le raccolte da Udalrico[Udalricus Bambergensis, Corp. Hist. Eccardi, tom. 2, pag. 353.], impariamo che fu eletto in luogo diGherardo, stirpe inutile e piena di vizii, un altro patriarca, che era decano di Bamberga, uomo dabbene, e perciòeliminatam fuisse veterum spurcitiarum, quae longo illic tempore dominata fuerat, foeditatem, quum abjecta indigna satis omni ecclesiastico regimini persona, clerum et populum vidimus tam honeste tamque canonice de alterius substitutione cogitare. Qui nulla si parla di scisma; solamenteè accusato quelGherardo, chiamatoRiccardodall'Ughelli[Ughell., Ital. Sacr., tom. 5.], di inabilità e di vizii. E però le lodi a lui date dal Candido, da esso Ughelli e da altri, si debbono cancellare. Ma eletto che fu il decano suddetto, quel clero il perseguitò in maniera che fu obbligato a fuggire, e noi non sappiamo se quelPellegrinoche gli succedette, sia lo stesso decano. È nondimeno da stupire come tali scrittori parlino della deposizione di que' due patriarchi, e nulla dicano di quanto avvenne adAnselmo arcivescovodi Milano. Noi certo abbiamo da Landolfo da san Paolo[Landulfus junior, Hist. Mediol., cap. 39.]cheGiovanni da Cremacardinale romano, venuto a Pavia, qui raunò un concilio de' vescovi suffraganei della chiesa di Milano per iscomunicare il suddetto arcivescovo, perchè egli avesse coronato ed alzato Corrado al regno contro il legittimo re Lottario. Anselmo, udito questo rumore, spedì colà molti de' suoi per pregarli di non procedere avanti senza ascoltarlo; ma il cardinale e i vescovi, incitati da alcune città che aderivano ad esso re Lottario, niuna dilazione vollero accordargli, e fulminarono contro di lui la scomunica. Dico la scomunica, perchè non parla quello storico di deposizione. Anzi aggiunge che la maggior parte de' Milanesi, finchè visse papa Onorio II, tennero per loro pastore il soprammentovato Anselmo. Quali poi fossero le città costanti nell'ubbidienza al re Lottario, lo spiega il medesimo storico con dire:At papienses, cremonenses, novarienses quoque, et eorum episcopi, et aliarum civitatum, praedicantes hoc regium opus Anselmi contrarium Deo, et magno regi Lothario, nequaquam illius pontificis(cioè di Anselmo)legationem susceperunt, sed ipsum praestante cardinali illo Johanne excommunicaverunt.Si aggiunse ai motivi di nimicizia fra le suddette città e Milano l'altro della nobil terra di Crema, oggidì città. Era questa sottoposta nello spirituale e temporalea Cremona, e ribellatasi, implorò la protezione de' Milanesi, che volentieri ne convennero, siccome popolo potente e rivolto ad ampliare il dominio e a sottomettere i vicini. Però i Cremonesi collegati con quei di Pavia, di Novara e d'altre città che di mal occhio miravano il soverchio ingrandimento de' Milanesi, loro mossero guerra: guerra che costò poi tanto sangue, e parecchi anni durò. Ma che divenne del suddetto Corrado re? Lo stesso Landolfo narra chefortis manus Honorii papae ipsum resupinavit, atque ad Germaniam, quasi ad sua propria loca redire fecit. V'ha chi crede che la di lui ritirata seguisse nell'anno presente o nel seguente, ma non ne appariscono le pruove; e che ciò avvenisse solamente nell'anno 1132, lo vedremo fra poco. È stato creduto che esso re Corrado soggiornasse tuttavia in Lucca nel dì 4 di settembre, perchè, secondo l'attestato di Francesco Maria Fiorentini[Fiorent., Memor. di Matil., lib. 2, pag. 346.], in quel giorno e luogo concedette un privilegio al monistero di san Ponziano. Ma da abbracciar sì fatta opinione dee ritenere ognuno il vedere che egli in detto privilegio è intitolatoConradus divina gratta Ravennatum dux, et Thusciae praeses et marchio. Se si trattasse del già menzionato Corrado, coronato re in Milano, avrebbe egli adoperato il titolo di re. Però marchese di Toscana era in questi tempi unCorrado, diverso da Corrado, fratello di Federigo duca di Suevia; e questo ultimo, se crediamo all'Urspergense[Abbas Urspergensis, in Chron.], era duca di Franconia. Per conseguente, neppur sussiste che Corrado marchese di Toscana fosse nipote di Arrigo V Augusto, come immaginò il suddetto Fiorentini. Di questoCorradomarchese di Toscana ho io pubblicalo due diplomi[Antiq. Italic., Dissert. XVII, pag. 959 et seq.], spettanti all'anno 1120 e 1121, i quali ci fan conoscere ch'egli, vivente ancora Arrigo, quarto fra gl'imperadori, governava la Toscana. Ci ha conservatoUdalrico da Bamberga[Udalricus Bamberg., apud Eccard., tom. 2, pag. 361, Corp. Hist.]un'altra lettera, scritta daLitifredovescovo di NovaraLothario Dei gratia Romanorum regi Augusto,in cui leggiamo le seguenti parole:Excellentia vestra pro certo cognoscat, quod Novaria, Papia, Placentia, Cremona, et Brixia, civitates Italiae, firmiter fidelitatem vestram custodiunt, et adventum vestrum unanimiter cupiunt. Cunradus autem Mediolanensium idolum, ab eis tamen relictum, arrepta fuga solum Parmae habet refugium, ubi tam pauper, tamque paucis stipatus viliter moratur, quod ab uno loco ad alium vix fama ejus extenditur. Veggiamo qui che i Milanesi aveano già abbandonato Corrado, e ch'egli poveramente dimorava in Parma. Ciò sembra indicare che anche nell'anno seguente egli si trattenesse in Italia, ma caduto di credito. Nè certamente egli dovea essere Corrado duca di Toscana.Giunta che fu la primavera[Abbas Talesinus, lib. 1, cap. 16 et seq.], tornatoRuggieri ducadi Puglia e conte di Sicilia di qua dallo stretto con un possente esercito, trovò cheTancredidi Conversano si era rimesso in possesso di Brindisi e di altre terre a lui dinanzi tolte. Intraprese l'assedio di quella città; ma trovatala più forte ed ostinata, si ritirò ed attese ad impadronirsi di Montalto, di Rossano e di altre terre, la conquista delle quali cagionò che per timore di tanta potenza molti baroni venissero a prestargli omaggio, e ad onorarlo qual loro sovrano. Fra gli altri non tardò a pacificar secoRainolfoconte di Alife, marito di una sua sorella, coll'aiuto del quale ridusse dopo pochi giorni d'assedio la città di Troia a sottomettersi ai di lui voleri. Tenuto poscia un parlamento nella città di Melfi, dove chiamò tutti i baroni di Puglia, intimò la pace e concordia fra loro, il mantenimento della giustizia, e il rispetto alle chiese e alle persone sacre. Gli stava poi sul cuore la permissione da lui mal volentieriaccordata ai Salernitani di tener essi la guardia della torre maggiore, ossia della fortezza di quella città, parendogli di non essere padrone, se la lasciava in lor mano. Perciò con tutte le sue forze passò sotto Salerno, ed attorniatala da tutte le parti, richiese la cession d'essa torre; e fu d'uopo ubbidirlo. Da quanto poi soggiugne Alessandro abbate telesino, pare che[Abbas Telesinus, lib. 2, cap. 1 et 12.]ancheSergio ducadi Napoli fosse allora costretto a giurar suggezione e fedeltà ad esso Ruggieri, se non volle far pruova delle forze di lui. Ma il medesimo storico parla dipoi all'anno seguente della suggezion de' Napolitani. Perciò poco o nulla restò nel paese che ora appelliamo Regno di Napoli e di Sicilia, su cui o immediatamente o mediatamente non signoreggiasse il duca e conte Ruggieri. Avvenne ancora in quest'anno che sedici galee di Genovesi, andando in traccia de' Pisani loro nemici, li trovarono a Messina già scesi in terra[Caffari, Annal. Genuens., lib. 1.]. Attaccarono una zuffa con loro, e tuttochè i Messinesi accorressero in aiuto de' Pisani, furono tutti respinti fino al palazzo del duca dal valore de' Genovesi, i quali occuparono in tal congiuntura una buona somma di danaro, benchè poi, ad istanza del medesimo Ruggieri, la restituissero. Portossi papaOnorio IInell'anno presente a Benevento nel mese d'agosto, e vi consecrò abbate di santa SofiaFrancone[Falco Beneventanus, in Chron.]. Avendo poi pregato i Beneventani di voler rimettere nella città alcuni nobili da loro esiliati, nol potè ottenere. Di questa loro durezza sdegnato, uscì della città, ed abboccatosi col duca Ruggieri, si fece promettere che nell'anno seguente verrebbe coll'armata a gastigare l'orgoglio di quel popolo. Fece ancora dare il sacco a varii luoghi del loro territorio, e così in collera se ne tornò a Roma.
Nella Vita di papaOnorio IIè scritto che egli[Cardinal. de Arag., in Vit. Honorii II, P. I, tom. 3 Rer. Ital.]delegavit Petrum presbyterum cardinalem tituli sanctae Anastasiae ad partes Ravennae, qui deposuit aquilejensem et venetum patriarchas. Il cardinal Baronio[Baron., in Annal. Ecclesiast.]non seppe il perchè. Ma Bernardo di Guidone[Bernardus Guidon., in Vit. Honori II, P. I, tom. 3 Rer. Ital.]ne adduce il reato,quia invenit eos schismaticis favorabiles exstitisse. Il Dandolo[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.]scrive,quia schismaticis fuerant fautores. Tolomeo da Lucca[Ptolom. Lucens., Histor. Eccl.]vi aggiugne un forte. Non si può intendere questo dall'antecedente scisma, perchè la pace avea abolito tutti i delitti e processi. Adunque, siccome subodorò il Sigonio[Sigon., de Regno Ital.], potè piuttosto procedere la loro condanna per aver promosso o abbracciato il partito diCorradousurpatore della corona d'Italia contro il giuramento prestato alre Lottario, cioè ad un principe approvato dalla santa Sede. Da una lettera scritta in questi tempi dall'arcivescovo di Salisburgo al vescovo di Bamberga, che si legge fra le raccolte da Udalrico[Udalricus Bambergensis, Corp. Hist. Eccardi, tom. 2, pag. 353.], impariamo che fu eletto in luogo diGherardo, stirpe inutile e piena di vizii, un altro patriarca, che era decano di Bamberga, uomo dabbene, e perciòeliminatam fuisse veterum spurcitiarum, quae longo illic tempore dominata fuerat, foeditatem, quum abjecta indigna satis omni ecclesiastico regimini persona, clerum et populum vidimus tam honeste tamque canonice de alterius substitutione cogitare. Qui nulla si parla di scisma; solamenteè accusato quelGherardo, chiamatoRiccardodall'Ughelli[Ughell., Ital. Sacr., tom. 5.], di inabilità e di vizii. E però le lodi a lui date dal Candido, da esso Ughelli e da altri, si debbono cancellare. Ma eletto che fu il decano suddetto, quel clero il perseguitò in maniera che fu obbligato a fuggire, e noi non sappiamo se quelPellegrinoche gli succedette, sia lo stesso decano. È nondimeno da stupire come tali scrittori parlino della deposizione di que' due patriarchi, e nulla dicano di quanto avvenne adAnselmo arcivescovodi Milano. Noi certo abbiamo da Landolfo da san Paolo[Landulfus junior, Hist. Mediol., cap. 39.]cheGiovanni da Cremacardinale romano, venuto a Pavia, qui raunò un concilio de' vescovi suffraganei della chiesa di Milano per iscomunicare il suddetto arcivescovo, perchè egli avesse coronato ed alzato Corrado al regno contro il legittimo re Lottario. Anselmo, udito questo rumore, spedì colà molti de' suoi per pregarli di non procedere avanti senza ascoltarlo; ma il cardinale e i vescovi, incitati da alcune città che aderivano ad esso re Lottario, niuna dilazione vollero accordargli, e fulminarono contro di lui la scomunica. Dico la scomunica, perchè non parla quello storico di deposizione. Anzi aggiunge che la maggior parte de' Milanesi, finchè visse papa Onorio II, tennero per loro pastore il soprammentovato Anselmo. Quali poi fossero le città costanti nell'ubbidienza al re Lottario, lo spiega il medesimo storico con dire:At papienses, cremonenses, novarienses quoque, et eorum episcopi, et aliarum civitatum, praedicantes hoc regium opus Anselmi contrarium Deo, et magno regi Lothario, nequaquam illius pontificis(cioè di Anselmo)legationem susceperunt, sed ipsum praestante cardinali illo Johanne excommunicaverunt.
Si aggiunse ai motivi di nimicizia fra le suddette città e Milano l'altro della nobil terra di Crema, oggidì città. Era questa sottoposta nello spirituale e temporalea Cremona, e ribellatasi, implorò la protezione de' Milanesi, che volentieri ne convennero, siccome popolo potente e rivolto ad ampliare il dominio e a sottomettere i vicini. Però i Cremonesi collegati con quei di Pavia, di Novara e d'altre città che di mal occhio miravano il soverchio ingrandimento de' Milanesi, loro mossero guerra: guerra che costò poi tanto sangue, e parecchi anni durò. Ma che divenne del suddetto Corrado re? Lo stesso Landolfo narra chefortis manus Honorii papae ipsum resupinavit, atque ad Germaniam, quasi ad sua propria loca redire fecit. V'ha chi crede che la di lui ritirata seguisse nell'anno presente o nel seguente, ma non ne appariscono le pruove; e che ciò avvenisse solamente nell'anno 1132, lo vedremo fra poco. È stato creduto che esso re Corrado soggiornasse tuttavia in Lucca nel dì 4 di settembre, perchè, secondo l'attestato di Francesco Maria Fiorentini[Fiorent., Memor. di Matil., lib. 2, pag. 346.], in quel giorno e luogo concedette un privilegio al monistero di san Ponziano. Ma da abbracciar sì fatta opinione dee ritenere ognuno il vedere che egli in detto privilegio è intitolatoConradus divina gratta Ravennatum dux, et Thusciae praeses et marchio. Se si trattasse del già menzionato Corrado, coronato re in Milano, avrebbe egli adoperato il titolo di re. Però marchese di Toscana era in questi tempi unCorrado, diverso da Corrado, fratello di Federigo duca di Suevia; e questo ultimo, se crediamo all'Urspergense[Abbas Urspergensis, in Chron.], era duca di Franconia. Per conseguente, neppur sussiste che Corrado marchese di Toscana fosse nipote di Arrigo V Augusto, come immaginò il suddetto Fiorentini. Di questoCorradomarchese di Toscana ho io pubblicalo due diplomi[Antiq. Italic., Dissert. XVII, pag. 959 et seq.], spettanti all'anno 1120 e 1121, i quali ci fan conoscere ch'egli, vivente ancora Arrigo, quarto fra gl'imperadori, governava la Toscana. Ci ha conservatoUdalrico da Bamberga[Udalricus Bamberg., apud Eccard., tom. 2, pag. 361, Corp. Hist.]un'altra lettera, scritta daLitifredovescovo di NovaraLothario Dei gratia Romanorum regi Augusto,in cui leggiamo le seguenti parole:Excellentia vestra pro certo cognoscat, quod Novaria, Papia, Placentia, Cremona, et Brixia, civitates Italiae, firmiter fidelitatem vestram custodiunt, et adventum vestrum unanimiter cupiunt. Cunradus autem Mediolanensium idolum, ab eis tamen relictum, arrepta fuga solum Parmae habet refugium, ubi tam pauper, tamque paucis stipatus viliter moratur, quod ab uno loco ad alium vix fama ejus extenditur. Veggiamo qui che i Milanesi aveano già abbandonato Corrado, e ch'egli poveramente dimorava in Parma. Ciò sembra indicare che anche nell'anno seguente egli si trattenesse in Italia, ma caduto di credito. Nè certamente egli dovea essere Corrado duca di Toscana.
Giunta che fu la primavera[Abbas Talesinus, lib. 1, cap. 16 et seq.], tornatoRuggieri ducadi Puglia e conte di Sicilia di qua dallo stretto con un possente esercito, trovò cheTancredidi Conversano si era rimesso in possesso di Brindisi e di altre terre a lui dinanzi tolte. Intraprese l'assedio di quella città; ma trovatala più forte ed ostinata, si ritirò ed attese ad impadronirsi di Montalto, di Rossano e di altre terre, la conquista delle quali cagionò che per timore di tanta potenza molti baroni venissero a prestargli omaggio, e ad onorarlo qual loro sovrano. Fra gli altri non tardò a pacificar secoRainolfoconte di Alife, marito di una sua sorella, coll'aiuto del quale ridusse dopo pochi giorni d'assedio la città di Troia a sottomettersi ai di lui voleri. Tenuto poscia un parlamento nella città di Melfi, dove chiamò tutti i baroni di Puglia, intimò la pace e concordia fra loro, il mantenimento della giustizia, e il rispetto alle chiese e alle persone sacre. Gli stava poi sul cuore la permissione da lui mal volentieriaccordata ai Salernitani di tener essi la guardia della torre maggiore, ossia della fortezza di quella città, parendogli di non essere padrone, se la lasciava in lor mano. Perciò con tutte le sue forze passò sotto Salerno, ed attorniatala da tutte le parti, richiese la cession d'essa torre; e fu d'uopo ubbidirlo. Da quanto poi soggiugne Alessandro abbate telesino, pare che[Abbas Telesinus, lib. 2, cap. 1 et 12.]ancheSergio ducadi Napoli fosse allora costretto a giurar suggezione e fedeltà ad esso Ruggieri, se non volle far pruova delle forze di lui. Ma il medesimo storico parla dipoi all'anno seguente della suggezion de' Napolitani. Perciò poco o nulla restò nel paese che ora appelliamo Regno di Napoli e di Sicilia, su cui o immediatamente o mediatamente non signoreggiasse il duca e conte Ruggieri. Avvenne ancora in quest'anno che sedici galee di Genovesi, andando in traccia de' Pisani loro nemici, li trovarono a Messina già scesi in terra[Caffari, Annal. Genuens., lib. 1.]. Attaccarono una zuffa con loro, e tuttochè i Messinesi accorressero in aiuto de' Pisani, furono tutti respinti fino al palazzo del duca dal valore de' Genovesi, i quali occuparono in tal congiuntura una buona somma di danaro, benchè poi, ad istanza del medesimo Ruggieri, la restituissero. Portossi papaOnorio IInell'anno presente a Benevento nel mese d'agosto, e vi consecrò abbate di santa SofiaFrancone[Falco Beneventanus, in Chron.]. Avendo poi pregato i Beneventani di voler rimettere nella città alcuni nobili da loro esiliati, nol potè ottenere. Di questa loro durezza sdegnato, uscì della città, ed abboccatosi col duca Ruggieri, si fece promettere che nell'anno seguente verrebbe coll'armata a gastigare l'orgoglio di quel popolo. Fece ancora dare il sacco a varii luoghi del loro territorio, e così in collera se ne tornò a Roma.