MCXXVII

MCXXVIIAnno diCristoMCXXVII. IndizioneV.OnorioII papa 4.LottarioIII re di Germania e d'Italia 3.Diede fine in quest'anno alla sua vita in Salerno, capitale allora dei duchi di Puglia, nel dì 20 di luglio[Falco Beneventanus, in Chron.]Guglielmo ducadi Puglia, compiuto di poco l'anno trentesimo di sua vita. Non aveva egli ricavata prole alcuna da sua moglie, figliuola del principe di Capoa, la quale vinta dal dolore, tagliatisi i suoi bei capegli, fra le lagrime e gli urli andò a gittarli sopra ilpetto del defunto consorte. Concorse ancora tutto il popolo di Salerno a deplorar la morte di questo buon principe, il cui cadavero con reale magnificenza fu seppellito in quella metropolitana. Appena arrivò questa nuova aRuggieri contedi Sicilia, che non perdè tempo a passar con sette galee presso a Salerno, e di là si studiò d'indurre quel popolo a prenderlo per loro signore, allegando la stretta parentela e la promessa fattagli dallo stesso duca Guglielmo di dichiararlo suo erede in mancanza di figliuoli. Hanno anche scritto alcuni che veramente Guglielmo col suo testamento gli mantenne la parola; ma di ciò non resta alcun buon fondamento. Se creder vogliamo a Falcone Beneventano, per dieci giorni si fermò il conte Ruggieri in nave, cercando pur di trarre alle sue voglie i Salernitani, che trovò molto alieni del darsi a lui, forse perchè riputavano erede più legittimo e prossimo ab intestatoBoamondo IIprincipe d'Antiochia, nipote di Roberto Guiscardo, oppure per altri motivi. Ma finalmente chiamati a parlamento quei cittadini col loro arcivescovoRomoaldo, diverso dallo storico, con sì belle parole e promesse di buon trattamento loro parlò, che fatto dipoi generale consiglio, l'accettarono per loro signore. Alessandro, chiamato da altri abbate Celesino, ma che senza dubbio si dee appellar Telesino, perchè abbate di Telesa, scrittore di questi tempi, aggiugne una particolarità cioè:[Alexander Telesinus, de Gest. Rogerii lib. 1, cap. 5.]che i Salernitani, parlando con Sarolo ossia Saroto, messo del conte, esagerarono gli aggravii loro fatti dal duca Guglielmo e da' suoi antecessori, e che, temendo altrettanto dal conte Ruggieri, non gli si voleano sottomettere. E perchè Sarolo rispose loro con qualche villania, se gli avventarono addosso e il privarono di vita. Non ostante sì grave offesa, stette fermo il conte; e dissimulando il suo sdegno, seguitò a trattare, finchè indusse quel popolo a riceverlo per principe, acondizione nondimeno che restasse in lor mano la guardia della torre maggiore, ossia della rocca. Ruggieri, uomo che ben sapea il suo conto, accordò loro tutto, purchè si mettesse in possesso di Salerno. Altrettanto fece conRainolfoconte di Alife, a cui concedette esorbitanti dimande, per averlo dalla sua nella già incominciata conquista della Puglia. L'esempio di Salerno si tirò dietro gli Amalfitani, che, nel darsi al conte Ruggieri, ottennero anch'essi di ritenere in lor potere le fortezze di quella città. Aggiugne Falcone che il conte Ruggieri ridusse dipoi alla sua ubbidienza anche le città di Troia e di Melfi, ed altre parti della Puglia, e se gli suggellarono alcuni baroni di quelle contrade. Ma giunto a Roma l'avviso di questi progressi del conte Ruggieri, se ne alterò forte papaOnorio IIcon tutta la sua corte, tra perchè dovea pretendere devoluto il feudo della Puglia alla santa Sede, e perchè non gli dovea piacere l'ingrandimento d'un principe signore della Sicilia, il quale, se diveniva padrone anche della Puglia e Calabria, avrebbe potuto dar la legge a Roma stessa. Però cominciò a far pratiche per impedire gli avanzamenti del conte Ruggieri.Passò esso papa a tal fine a Benevento, indi alla città di Troia, che gli prestò ubbidienza. Gli avea già il conte Ruggieri spediti ambasciatori con ricchi regali, per impetrar l'investitura del ducato di Puglia e Calabria; e tuttochè esibisse di rilasciare al papa la città di Troia e Montefosco, niun partito si volle ascoltare, essendo insperanzito il pontefice di metter sotto l'immediato suo dominio tutto quel ducato, oppure disegnando d'investirne il giovane Boamondo II principe d'Antiochia, a cui con più ragione appartenevano quegli Stati. Ora veggendo il conte Ruggieri sì mal disposto verso di lui l'animo del papa, comandò a' suoi uffiziali di cominciar le ostilità contro la città di Benevento: il che fu cagione ancora ch'esso papa Onorio si trasferisse colà. Quivi egli fulminòla scomunica contra d'esso conte, e di chiunque gli prestasse aiuto: il che servì a Rainolfo conte d'Alife per abbandonar Ruggieri, e seguitar la parte del romano pontefice. Dimorava tuttavia in Salerno il conte Ruggieri, e di là spedì altri ambasciatori a Benevento, pregando il papa di concedergli il ducato; ma furono ancor questi rimandati con sole dure risposte. Il perchè Ruggieri perduta la pazienza, e conoscendo volerci altro che preghiere e parole per piegare l'animo indurito del pontefice, se ne tornò in Sicilia, risoluto di cercar colla forza ciò che non poteva ottener colle maniere amichevoli di pace; e senza licenza del papa assunse il titolo di duca. Intanto i Milanesi, più che mai ansanti di sottomettere la città di Como[Anonymus Poeta Comensis, tom. 5 Rer. Italic.], fecero venir da Genova e da Pisa buona copia d'artefici, atti a fabbricar navi, castelli di legno, grosse baliste ed altri ordigni di guerra. Ottennero gagliardi soccorsi da Pavia, Novara, Vercelli, Asti, Alba, Albenga, Piacenza, Parma, Mantova, Ferrara, Bologna, Modena e Vicenza, siccome ancora dal conte di Biandrate, dalla Garfagnana e da altre parti. Dal che vegniamo a conoscere che tutte le suddette città si governavano a repubblica, nè più erano governate dai ministri imperiali. Con questo possente esercito si portarono i Milanesi all'assedio di Como, che fu con vigore sostenuto da' cittadini, finchè ebbero forze. Ma in fine, veggendo vicina la rovina loro, presero la risoluzione d'imbarcar una notte tutte le loro donne e figliuoli col meglio delle sostanze; e fatto nello stesso tempo un grande strepito nella città, e una sortita sopra i nemici, affinchè non inquietassero le preparate navi, anch'essi dipoi imbarcatisi sul lago, navigarono al castello di Vico, con animo di quivi vendere caro la lor libertà e la vita. Entrati la seguente mattina i Milanesinella città, si avvidero della fuga degli abitatori. Di là passarono al suddetto castello di Vico; ma trovandolo inespugnabile, e necessario gran tempo e spesa per vincere la costanza de' Comaschi, diedero finalmente orecchio alle proposizioni di pace. Fu questa infatti stabilita, conservati i beni ai cittadini, ma condannata la città a perdere le mura ed ogni altra fortezza, e a prestare ubbidienza e tributo da lì innanzi a Milano. Pretesero il Puricelli e il padre Pagi che l'eccidio di Como seguisse nell'anno susseguente 1128, e il signor Sassi[Saxius, in Not. ad Landulfum junior., cap. 37.]riferisce altri autori del medesimo parere. Ma essendo concordi gli storici milanesi e comaschi e Galvano Fiamma[Gualvan. Flamma, Manip. Flor., tom. 11 Rer. Ital.]in riferir questo fatto all'anno presente, non credo che s'abbia da dipartire dalla loro opinione. E massimamente perchè nell'antico Calendario milanese, da me pubblicato[Rer. Italic. Par. II, tom. 2.], è notatoanno Domini MCXXVII capta est civitas Comensium. Forse i primi autori parlano della pace probabilmente conchiusa nell'anno seguente, e gli altri della presa della città accaduta nel presente. Ed ecco come, liberate le città lombarde dal giogo straniero, cominciarono a volgere l'armi l'una contra l'altra; male che mireremo andar crescendo per la matta ambizione da cui chi più può, più degli altri ancora si lascia sovvertire. Celebrò il re Lottario la festa di Pentecoste in Merseburg[Annalista Saxo.],ubi decentissimo multorum principum habito conventu unicam et dilectam filiam suam Gertrudem glorioso Bavariae duci Henrico, ducis Heinrici, et Vulfidae, magni ducis natae, filio, cum multa honorificentia in matrimonii honore sociavit. L'Urspergense narra[Urspergens., in Chronic.]che in Augusta ne furono celebrate le nozze con rara magnificenza. Io ne fo menzione,perchè fatto spettante alla linea estense di Germania.

Diede fine in quest'anno alla sua vita in Salerno, capitale allora dei duchi di Puglia, nel dì 20 di luglio[Falco Beneventanus, in Chron.]Guglielmo ducadi Puglia, compiuto di poco l'anno trentesimo di sua vita. Non aveva egli ricavata prole alcuna da sua moglie, figliuola del principe di Capoa, la quale vinta dal dolore, tagliatisi i suoi bei capegli, fra le lagrime e gli urli andò a gittarli sopra ilpetto del defunto consorte. Concorse ancora tutto il popolo di Salerno a deplorar la morte di questo buon principe, il cui cadavero con reale magnificenza fu seppellito in quella metropolitana. Appena arrivò questa nuova aRuggieri contedi Sicilia, che non perdè tempo a passar con sette galee presso a Salerno, e di là si studiò d'indurre quel popolo a prenderlo per loro signore, allegando la stretta parentela e la promessa fattagli dallo stesso duca Guglielmo di dichiararlo suo erede in mancanza di figliuoli. Hanno anche scritto alcuni che veramente Guglielmo col suo testamento gli mantenne la parola; ma di ciò non resta alcun buon fondamento. Se creder vogliamo a Falcone Beneventano, per dieci giorni si fermò il conte Ruggieri in nave, cercando pur di trarre alle sue voglie i Salernitani, che trovò molto alieni del darsi a lui, forse perchè riputavano erede più legittimo e prossimo ab intestatoBoamondo IIprincipe d'Antiochia, nipote di Roberto Guiscardo, oppure per altri motivi. Ma finalmente chiamati a parlamento quei cittadini col loro arcivescovoRomoaldo, diverso dallo storico, con sì belle parole e promesse di buon trattamento loro parlò, che fatto dipoi generale consiglio, l'accettarono per loro signore. Alessandro, chiamato da altri abbate Celesino, ma che senza dubbio si dee appellar Telesino, perchè abbate di Telesa, scrittore di questi tempi, aggiugne una particolarità cioè:[Alexander Telesinus, de Gest. Rogerii lib. 1, cap. 5.]che i Salernitani, parlando con Sarolo ossia Saroto, messo del conte, esagerarono gli aggravii loro fatti dal duca Guglielmo e da' suoi antecessori, e che, temendo altrettanto dal conte Ruggieri, non gli si voleano sottomettere. E perchè Sarolo rispose loro con qualche villania, se gli avventarono addosso e il privarono di vita. Non ostante sì grave offesa, stette fermo il conte; e dissimulando il suo sdegno, seguitò a trattare, finchè indusse quel popolo a riceverlo per principe, acondizione nondimeno che restasse in lor mano la guardia della torre maggiore, ossia della rocca. Ruggieri, uomo che ben sapea il suo conto, accordò loro tutto, purchè si mettesse in possesso di Salerno. Altrettanto fece conRainolfoconte di Alife, a cui concedette esorbitanti dimande, per averlo dalla sua nella già incominciata conquista della Puglia. L'esempio di Salerno si tirò dietro gli Amalfitani, che, nel darsi al conte Ruggieri, ottennero anch'essi di ritenere in lor potere le fortezze di quella città. Aggiugne Falcone che il conte Ruggieri ridusse dipoi alla sua ubbidienza anche le città di Troia e di Melfi, ed altre parti della Puglia, e se gli suggellarono alcuni baroni di quelle contrade. Ma giunto a Roma l'avviso di questi progressi del conte Ruggieri, se ne alterò forte papaOnorio IIcon tutta la sua corte, tra perchè dovea pretendere devoluto il feudo della Puglia alla santa Sede, e perchè non gli dovea piacere l'ingrandimento d'un principe signore della Sicilia, il quale, se diveniva padrone anche della Puglia e Calabria, avrebbe potuto dar la legge a Roma stessa. Però cominciò a far pratiche per impedire gli avanzamenti del conte Ruggieri.

Passò esso papa a tal fine a Benevento, indi alla città di Troia, che gli prestò ubbidienza. Gli avea già il conte Ruggieri spediti ambasciatori con ricchi regali, per impetrar l'investitura del ducato di Puglia e Calabria; e tuttochè esibisse di rilasciare al papa la città di Troia e Montefosco, niun partito si volle ascoltare, essendo insperanzito il pontefice di metter sotto l'immediato suo dominio tutto quel ducato, oppure disegnando d'investirne il giovane Boamondo II principe d'Antiochia, a cui con più ragione appartenevano quegli Stati. Ora veggendo il conte Ruggieri sì mal disposto verso di lui l'animo del papa, comandò a' suoi uffiziali di cominciar le ostilità contro la città di Benevento: il che fu cagione ancora ch'esso papa Onorio si trasferisse colà. Quivi egli fulminòla scomunica contra d'esso conte, e di chiunque gli prestasse aiuto: il che servì a Rainolfo conte d'Alife per abbandonar Ruggieri, e seguitar la parte del romano pontefice. Dimorava tuttavia in Salerno il conte Ruggieri, e di là spedì altri ambasciatori a Benevento, pregando il papa di concedergli il ducato; ma furono ancor questi rimandati con sole dure risposte. Il perchè Ruggieri perduta la pazienza, e conoscendo volerci altro che preghiere e parole per piegare l'animo indurito del pontefice, se ne tornò in Sicilia, risoluto di cercar colla forza ciò che non poteva ottener colle maniere amichevoli di pace; e senza licenza del papa assunse il titolo di duca. Intanto i Milanesi, più che mai ansanti di sottomettere la città di Como[Anonymus Poeta Comensis, tom. 5 Rer. Italic.], fecero venir da Genova e da Pisa buona copia d'artefici, atti a fabbricar navi, castelli di legno, grosse baliste ed altri ordigni di guerra. Ottennero gagliardi soccorsi da Pavia, Novara, Vercelli, Asti, Alba, Albenga, Piacenza, Parma, Mantova, Ferrara, Bologna, Modena e Vicenza, siccome ancora dal conte di Biandrate, dalla Garfagnana e da altre parti. Dal che vegniamo a conoscere che tutte le suddette città si governavano a repubblica, nè più erano governate dai ministri imperiali. Con questo possente esercito si portarono i Milanesi all'assedio di Como, che fu con vigore sostenuto da' cittadini, finchè ebbero forze. Ma in fine, veggendo vicina la rovina loro, presero la risoluzione d'imbarcar una notte tutte le loro donne e figliuoli col meglio delle sostanze; e fatto nello stesso tempo un grande strepito nella città, e una sortita sopra i nemici, affinchè non inquietassero le preparate navi, anch'essi dipoi imbarcatisi sul lago, navigarono al castello di Vico, con animo di quivi vendere caro la lor libertà e la vita. Entrati la seguente mattina i Milanesinella città, si avvidero della fuga degli abitatori. Di là passarono al suddetto castello di Vico; ma trovandolo inespugnabile, e necessario gran tempo e spesa per vincere la costanza de' Comaschi, diedero finalmente orecchio alle proposizioni di pace. Fu questa infatti stabilita, conservati i beni ai cittadini, ma condannata la città a perdere le mura ed ogni altra fortezza, e a prestare ubbidienza e tributo da lì innanzi a Milano. Pretesero il Puricelli e il padre Pagi che l'eccidio di Como seguisse nell'anno susseguente 1128, e il signor Sassi[Saxius, in Not. ad Landulfum junior., cap. 37.]riferisce altri autori del medesimo parere. Ma essendo concordi gli storici milanesi e comaschi e Galvano Fiamma[Gualvan. Flamma, Manip. Flor., tom. 11 Rer. Ital.]in riferir questo fatto all'anno presente, non credo che s'abbia da dipartire dalla loro opinione. E massimamente perchè nell'antico Calendario milanese, da me pubblicato[Rer. Italic. Par. II, tom. 2.], è notatoanno Domini MCXXVII capta est civitas Comensium. Forse i primi autori parlano della pace probabilmente conchiusa nell'anno seguente, e gli altri della presa della città accaduta nel presente. Ed ecco come, liberate le città lombarde dal giogo straniero, cominciarono a volgere l'armi l'una contra l'altra; male che mireremo andar crescendo per la matta ambizione da cui chi più può, più degli altri ancora si lascia sovvertire. Celebrò il re Lottario la festa di Pentecoste in Merseburg[Annalista Saxo.],ubi decentissimo multorum principum habito conventu unicam et dilectam filiam suam Gertrudem glorioso Bavariae duci Henrico, ducis Heinrici, et Vulfidae, magni ducis natae, filio, cum multa honorificentia in matrimonii honore sociavit. L'Urspergense narra[Urspergens., in Chronic.]che in Augusta ne furono celebrate le nozze con rara magnificenza. Io ne fo menzione,perchè fatto spettante alla linea estense di Germania.


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