MCXXVIII

MCXXVIIIAnno diCristoMCXXVIII. IndizioneVI.OnorioII papa 5.Lottario IIIre di Germania e d'Italia 4.Nel dì 19 di dicembre dell'anno precedente era mancato di vitaGiordano IIprincipe di Capoa[Falco Beneventanus, in Chron.], a cui succedetteRoberto IIsuo figliuolo. Per questa cagione, cioè per sostenere i diritti della sua sovranità, si portòpapa Onorionel dì 30 di dicembre a Capoa, quivi accolto con varie finezze da Roberto. Invitati poscia i vescovi ed abbati sul principio di quest'anno con gran pompa ed allegria alla presenza del sommo pontefice, Roberto fu unto principe e prese l'investitura da esso papa. In tal congiuntura papa Onorio nella copiosa assemblea de' prelati e baroni espose le sue doglianze contra di Ruggieri conte di Sicilia per la guerra mossa ai Beneventani, e per l'usurpazione di vari luoghi della Puglia, invitando tutti alla difesa di quegli Stati, siccome dipendenti dalla Chiesa romana, e dando indulgenza plenaria a chiunque morisse in quella spedizione: ripiego strano, che tuttavia comincia a diventare alla moda, con far servire la religione agl'interessi temporali.Robertoprincipe di Capoa,Rainolfoconte d'Alife,Grimoaldoprincipe, o, per dir meglio, signore di Bari,Tancredidi Conversano conte di Brindisi,Ruggiericonte d'Oria, ed altri conti e baroni, tutti con promesse magnifiche assunsero la difesa dei diritti pontificii, e si prepararono a sostener la guerra contra del conte Ruggieri. Confermò di nuovo il papa tanto ivi, quanto dipoi in Troia, la scomunica contra d'esso Ruggieri, ed inviò il principe di Capoa col conte Rainolfo all'assedio del castello della Pillosa nel dì 29 di gennaio, e con esso loro più di due mila Beneventani. Ma ossiache l'osso fosse duro, oppure, come fu allora creduto, che quei comandanti non operassero con buona fede, nulla di rilevante fu fatto per impadronirsene; del che concepì tale sdegno il pontefice, dimorante allora in Monte Sarchio, che se ne tornò nel distretto del ducato romano[Abbas Telesinus, lib. 1, cap. 12.]. Intanto venuta la primavera, il valoroso conte Ruggieri con un poderoso esercito di Siciliani passò lo Stretto; prese e spianò le terre d'Unfredo; se gli renderono Taranto ed Otranto, città diBoamondoiuniore principe d'Antiochia, il quale miseramente poi nell'anno 1130 restò ucciso in Oriente dai Turchi. S'inoltrò il vittorioso Ruggieri, e stretta con vigoroso assedio la città di Brindisi, talmente la battagliò, che la costrinse alla resa. Colla stessa felicità s'impadronì della città di Oria e di molte altre castella. A questi dispiacevoli avvisi tornò papa Onorio II a Benevento, seco conducendo circa trecento soldati a cavallo romani; e ordinato a Roberto principe di Capoa, a Rainolfo conte e agli altri baroni di prendere l'armi, andò con grandi forze per opporsi alle vittoriose schiere del conte Ruggieri. Ma questi unita la sua gente, venne a postarsi al fiume Bradano, e quivi si accampò. Dall'altra parte anche l'esercito pontificio mise le tende, senza osare nè l'una nè l'altra parte di guadare il fiume per cercare il nemico. Alessandro abbate Telesino scrive, essersi trattenuto Ruggieri per riverenza al sommo pontefice. All'incontro Falcone[Falco Beneventanus, in Chron.], favorevole ad esso pontefice, scrive che Ruggieri,sentiens Apostolicum cum exercitu valido militum et peditum, et baronibus suis adversus se venientem, in montana secessit, devitans Apostolici virtutem, ne aliquo modo aliquid ei sinistrum contingeret; et sic per quadraginta dies Apostolicus ille ardenti sole mensis julii fatigatus comitem illum obsedit. Tanta inazione, e l'essersi cominciato a scarseggiar di viverie di paghe nel campo pontificio, cagione fu che disertavano a furia i soldati, e lo stesso principe di Capoa, siccome persona di delicata complessione, non potendo reggere alla sferza del caldo estivo e agli altri disagi, spiantò il suo padiglione per andarsene. Falcone, l'autor della Vita di questo papa[Cardinal. de Aragon., in Vit. Honorii II.], ed altri scrittori incolpano d'infedeltà que' baroni, quasichè cercassero senza ragione motivi di ritirarsi. Comunque sia, il saggio papa, veggendosi esposto a pericolo di disonore e di perdite gravi, segretamente mandò Cencio Frangipane ad offerire al conte Ruggieri l'investitura del ducato, promettendo di dargliela in Benevento. Altro che questo non cercava Ruggieri, e però furono d'accordo. Andossene il papa a Benevento; gli tenne dietro Ruggieri con un buon corpo di sua gente, e andò a postarsi nel monte di san Felice fuori di Benevento. Pretendeva il pontefice che Ruggieri entrasse nella città a ricever quivi l'investitura; ma Ruggieri, principe cauto ed accorto, persiste sempre in dire che fuori e non entro di Benevento avrebbe ricevuto le grazie pontificie. Convenne pertanto che il papa uscisse, e fatto l'abboccamento al ponte maggiore presso il fiume, nell'ottava dell'Assunzion della Vergine, quivi papa Onorio II investì il conte Ruggieri del ducato di Puglia e Calabria nella stessa forma che s'era praticata con Roberto Guiscardo e col suo figliuolo e nipote.Si lagnarono forte del papa per questo segreto accordo, fatto senza lor participazione, e, senza parola in lor difesa, i baroni e le città che tenevano la parte d'esso pontefice, perchè restavano alla discrezione del nuovo duca Ruggieri. Ma ebbero un bel gridare. Dopo avere il papa in questa maniera assicurato il suo diritto, se ne tornò da lì a non so quanti giorni a Roma. Non v'era ancor giunto, quando una parte de' Beneventani crudelmente uccise Guglielmo governatore pontificio di quella città. Adirato il papaproruppe in molte minaccie, e spedì il cardinaleGherardoa quel governo, che trovò avere i Beneventani formata una specie di comunità, senza però dipartirsi dall'ubbidienza del romano pontefice. Intanto il duca Ruggieri si portò all'assedio di Troia[Otto Frisingensis, in Chron., lib. 7, cap. 17.]; ma ritrovandola ben munita, e i cittadini risoluti di difendersi, si ritirò, attendendo poscia ad entrare in possesso di Melfi e d'altre città che gli aveano mandati ambasciatori. Dopo di che, avvicinandosi il verno, andò a Salerno, e di là in Sicilia. In Lombardia parimente fu gran novità in quest'anno. Federigo duca di Suevia e Corrado suo fratello, siccome figliuoli di Agnese sorella dell'ultimo Arrigo Augusto, pretendeano al regno e all'imperio, e perciò dicemmo nata guerra fra loro e il re Lottario in Germania. Pensò Federigo di fare un bel colpo coll'inviare il fratello Corrado in Italia, acciocchè si procacciasse questo regno[Landulfus junior, Hist. Mediolan., cap. 39.]. Doveva essere preceduto qualche segreto trattato coi Milanesi, perciocchè appena comparve in Milano, che quella nobiltà col popolo tutto si dichiarò in suo favore. Soggiornava in questi tempi l'arcivescovoAnselmofuori di città nelle sue castella; fu chiamato per parte del clero e popolo a far la coronazione di Corrado, la quale infatti si eseguì nella festa di san Pietro di giugno in Monza, con dargli l'arcivescovo la corona ferrea nella basilica di san Giovanni Batista, e dichiararlo re d'Italia. Fu da lì a qualche giorno rinnovata questa funzione nella basilica di santo Ambrosio di Milano. Alla prima coronazione si trovò presente lo storico Landolfo da san Paolo, ma per suoi affari mancò alla seconda. Scrive egli dipoi d'esso Corrado:Hunc namque gradientem per comitatus et marchias Lombardiae et Tusciae, comites et marchiones cujuscumque nobilitatis, viri potentes et humiles, cum gaudio susceperunt et amaverunt. Ma coloro che gli fecero resistenza, nè il vollero per loro re,ejus acutissimi gladii fortitudinem senserunt, atque mortem et confusionem, ceu Anselmus marchio del Busco, et illustris... comes, susceperunt. Uno scrittore tedesco s'immaginò che questo conte, di cui s'è perduto il nome, fosseAlberto, oIngelberto, dichiarato, per quanto egli crede, da papa Onorio marchese della Toscana, con citare un documento da me prodotto[Antichità Estensi, P. I, cap. 30.], in cui s'incontraAlbertus Dei gratia marchio et dux, lege vivens salica, cooperante gratia et beati Petri, et domini papae Honorii ejus vicarii munere, ec. Ma questo non vuol dire ch'egli fosse marchese veramente di Toscana. In questi tempi si truovaCorrado, marchese veramente di Toscana, siccome ho osservato altrove[Antiquit. Italic., Dissert. VI.], e si truovano documenti che parlano di lui agli anni 1121 e 1129. Quell'Alberto, di cui è fatta menzione nelle Antichità estensi, si vede creato da papa Onorio IImarcheseeducadopo la morte dell'ultimo imperadore Arrigo, con dargli l'investitura de' beni e Stati della contessa Matilda; ma senza ch'egli esercitasse dominio alcuno nè in Toscana, nè in Mantova, Ferrara, Modena ed altre città sottoposte una volta a Matilda. A noi dunque basterà di sapere che Corrado incoronato re, per tale fu riconosciuto, non dirò da tutti, bensì da moltissimi in Lombardia e Toscana. Ma che? Il pontefice, che avea approvata per mezzo de' suoi legati l'elezione del re Lottario, mosso da lui, pubblicò contra di Corrado una terribile scomunica[Otto Frisingensis, in Chron., lib. 7, cap. 17.], per cui cominciò tosto a scemare il suo credito, e fu in fine annientata in Italia la di lui potenza.

Nel dì 19 di dicembre dell'anno precedente era mancato di vitaGiordano IIprincipe di Capoa[Falco Beneventanus, in Chron.], a cui succedetteRoberto IIsuo figliuolo. Per questa cagione, cioè per sostenere i diritti della sua sovranità, si portòpapa Onorionel dì 30 di dicembre a Capoa, quivi accolto con varie finezze da Roberto. Invitati poscia i vescovi ed abbati sul principio di quest'anno con gran pompa ed allegria alla presenza del sommo pontefice, Roberto fu unto principe e prese l'investitura da esso papa. In tal congiuntura papa Onorio nella copiosa assemblea de' prelati e baroni espose le sue doglianze contra di Ruggieri conte di Sicilia per la guerra mossa ai Beneventani, e per l'usurpazione di vari luoghi della Puglia, invitando tutti alla difesa di quegli Stati, siccome dipendenti dalla Chiesa romana, e dando indulgenza plenaria a chiunque morisse in quella spedizione: ripiego strano, che tuttavia comincia a diventare alla moda, con far servire la religione agl'interessi temporali.Robertoprincipe di Capoa,Rainolfoconte d'Alife,Grimoaldoprincipe, o, per dir meglio, signore di Bari,Tancredidi Conversano conte di Brindisi,Ruggiericonte d'Oria, ed altri conti e baroni, tutti con promesse magnifiche assunsero la difesa dei diritti pontificii, e si prepararono a sostener la guerra contra del conte Ruggieri. Confermò di nuovo il papa tanto ivi, quanto dipoi in Troia, la scomunica contra d'esso Ruggieri, ed inviò il principe di Capoa col conte Rainolfo all'assedio del castello della Pillosa nel dì 29 di gennaio, e con esso loro più di due mila Beneventani. Ma ossiache l'osso fosse duro, oppure, come fu allora creduto, che quei comandanti non operassero con buona fede, nulla di rilevante fu fatto per impadronirsene; del che concepì tale sdegno il pontefice, dimorante allora in Monte Sarchio, che se ne tornò nel distretto del ducato romano[Abbas Telesinus, lib. 1, cap. 12.]. Intanto venuta la primavera, il valoroso conte Ruggieri con un poderoso esercito di Siciliani passò lo Stretto; prese e spianò le terre d'Unfredo; se gli renderono Taranto ed Otranto, città diBoamondoiuniore principe d'Antiochia, il quale miseramente poi nell'anno 1130 restò ucciso in Oriente dai Turchi. S'inoltrò il vittorioso Ruggieri, e stretta con vigoroso assedio la città di Brindisi, talmente la battagliò, che la costrinse alla resa. Colla stessa felicità s'impadronì della città di Oria e di molte altre castella. A questi dispiacevoli avvisi tornò papa Onorio II a Benevento, seco conducendo circa trecento soldati a cavallo romani; e ordinato a Roberto principe di Capoa, a Rainolfo conte e agli altri baroni di prendere l'armi, andò con grandi forze per opporsi alle vittoriose schiere del conte Ruggieri. Ma questi unita la sua gente, venne a postarsi al fiume Bradano, e quivi si accampò. Dall'altra parte anche l'esercito pontificio mise le tende, senza osare nè l'una nè l'altra parte di guadare il fiume per cercare il nemico. Alessandro abbate Telesino scrive, essersi trattenuto Ruggieri per riverenza al sommo pontefice. All'incontro Falcone[Falco Beneventanus, in Chron.], favorevole ad esso pontefice, scrive che Ruggieri,sentiens Apostolicum cum exercitu valido militum et peditum, et baronibus suis adversus se venientem, in montana secessit, devitans Apostolici virtutem, ne aliquo modo aliquid ei sinistrum contingeret; et sic per quadraginta dies Apostolicus ille ardenti sole mensis julii fatigatus comitem illum obsedit. Tanta inazione, e l'essersi cominciato a scarseggiar di viverie di paghe nel campo pontificio, cagione fu che disertavano a furia i soldati, e lo stesso principe di Capoa, siccome persona di delicata complessione, non potendo reggere alla sferza del caldo estivo e agli altri disagi, spiantò il suo padiglione per andarsene. Falcone, l'autor della Vita di questo papa[Cardinal. de Aragon., in Vit. Honorii II.], ed altri scrittori incolpano d'infedeltà que' baroni, quasichè cercassero senza ragione motivi di ritirarsi. Comunque sia, il saggio papa, veggendosi esposto a pericolo di disonore e di perdite gravi, segretamente mandò Cencio Frangipane ad offerire al conte Ruggieri l'investitura del ducato, promettendo di dargliela in Benevento. Altro che questo non cercava Ruggieri, e però furono d'accordo. Andossene il papa a Benevento; gli tenne dietro Ruggieri con un buon corpo di sua gente, e andò a postarsi nel monte di san Felice fuori di Benevento. Pretendeva il pontefice che Ruggieri entrasse nella città a ricever quivi l'investitura; ma Ruggieri, principe cauto ed accorto, persiste sempre in dire che fuori e non entro di Benevento avrebbe ricevuto le grazie pontificie. Convenne pertanto che il papa uscisse, e fatto l'abboccamento al ponte maggiore presso il fiume, nell'ottava dell'Assunzion della Vergine, quivi papa Onorio II investì il conte Ruggieri del ducato di Puglia e Calabria nella stessa forma che s'era praticata con Roberto Guiscardo e col suo figliuolo e nipote.

Si lagnarono forte del papa per questo segreto accordo, fatto senza lor participazione, e, senza parola in lor difesa, i baroni e le città che tenevano la parte d'esso pontefice, perchè restavano alla discrezione del nuovo duca Ruggieri. Ma ebbero un bel gridare. Dopo avere il papa in questa maniera assicurato il suo diritto, se ne tornò da lì a non so quanti giorni a Roma. Non v'era ancor giunto, quando una parte de' Beneventani crudelmente uccise Guglielmo governatore pontificio di quella città. Adirato il papaproruppe in molte minaccie, e spedì il cardinaleGherardoa quel governo, che trovò avere i Beneventani formata una specie di comunità, senza però dipartirsi dall'ubbidienza del romano pontefice. Intanto il duca Ruggieri si portò all'assedio di Troia[Otto Frisingensis, in Chron., lib. 7, cap. 17.]; ma ritrovandola ben munita, e i cittadini risoluti di difendersi, si ritirò, attendendo poscia ad entrare in possesso di Melfi e d'altre città che gli aveano mandati ambasciatori. Dopo di che, avvicinandosi il verno, andò a Salerno, e di là in Sicilia. In Lombardia parimente fu gran novità in quest'anno. Federigo duca di Suevia e Corrado suo fratello, siccome figliuoli di Agnese sorella dell'ultimo Arrigo Augusto, pretendeano al regno e all'imperio, e perciò dicemmo nata guerra fra loro e il re Lottario in Germania. Pensò Federigo di fare un bel colpo coll'inviare il fratello Corrado in Italia, acciocchè si procacciasse questo regno[Landulfus junior, Hist. Mediolan., cap. 39.]. Doveva essere preceduto qualche segreto trattato coi Milanesi, perciocchè appena comparve in Milano, che quella nobiltà col popolo tutto si dichiarò in suo favore. Soggiornava in questi tempi l'arcivescovoAnselmofuori di città nelle sue castella; fu chiamato per parte del clero e popolo a far la coronazione di Corrado, la quale infatti si eseguì nella festa di san Pietro di giugno in Monza, con dargli l'arcivescovo la corona ferrea nella basilica di san Giovanni Batista, e dichiararlo re d'Italia. Fu da lì a qualche giorno rinnovata questa funzione nella basilica di santo Ambrosio di Milano. Alla prima coronazione si trovò presente lo storico Landolfo da san Paolo, ma per suoi affari mancò alla seconda. Scrive egli dipoi d'esso Corrado:Hunc namque gradientem per comitatus et marchias Lombardiae et Tusciae, comites et marchiones cujuscumque nobilitatis, viri potentes et humiles, cum gaudio susceperunt et amaverunt. Ma coloro che gli fecero resistenza, nè il vollero per loro re,ejus acutissimi gladii fortitudinem senserunt, atque mortem et confusionem, ceu Anselmus marchio del Busco, et illustris... comes, susceperunt. Uno scrittore tedesco s'immaginò che questo conte, di cui s'è perduto il nome, fosseAlberto, oIngelberto, dichiarato, per quanto egli crede, da papa Onorio marchese della Toscana, con citare un documento da me prodotto[Antichità Estensi, P. I, cap. 30.], in cui s'incontraAlbertus Dei gratia marchio et dux, lege vivens salica, cooperante gratia et beati Petri, et domini papae Honorii ejus vicarii munere, ec. Ma questo non vuol dire ch'egli fosse marchese veramente di Toscana. In questi tempi si truovaCorrado, marchese veramente di Toscana, siccome ho osservato altrove[Antiquit. Italic., Dissert. VI.], e si truovano documenti che parlano di lui agli anni 1121 e 1129. Quell'Alberto, di cui è fatta menzione nelle Antichità estensi, si vede creato da papa Onorio IImarcheseeducadopo la morte dell'ultimo imperadore Arrigo, con dargli l'investitura de' beni e Stati della contessa Matilda; ma senza ch'egli esercitasse dominio alcuno nè in Toscana, nè in Mantova, Ferrara, Modena ed altre città sottoposte una volta a Matilda. A noi dunque basterà di sapere che Corrado incoronato re, per tale fu riconosciuto, non dirò da tutti, bensì da moltissimi in Lombardia e Toscana. Ma che? Il pontefice, che avea approvata per mezzo de' suoi legati l'elezione del re Lottario, mosso da lui, pubblicò contra di Corrado una terribile scomunica[Otto Frisingensis, in Chron., lib. 7, cap. 17.], per cui cominciò tosto a scemare il suo credito, e fu in fine annientata in Italia la di lui potenza.


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