MCXXXIAnno diCristoMCXXXI. IndizioneIX.InnocenzoII papa 2.LottarioIII re di Germania e d'Italia 7.Verso la metà di gennaio del presente anno papaInnocenzo IIandò alla città di Sciartres, e colà comparve ancoraArrigo red'Inghilterra, per tributargli il suo ossequio, siccome scrisse Orderico Vitale[Ordericus Vital., Hist. Eccles., lib. 13.]. Nel dì 29 di marzo si trovò esso pontefice in Liegi coll'accompagnamento di molti vescovi ed abbati franzesi. Vi concorse ancoraLottario redi Germania e d'Italia con buona parte dei prelati tedeschi[Vit. S. Godeardi. Ægid. Aureae Vallis, Hist. Leod.], e quivi sì egli, come la reginaRichenzasua moglie furono solennemente coronati da esso papa.Promise in tal occasione Lottario di venir nell'anno seguente in Italia per liberar la Chiesa romana dallo scisma, e rimettere in possesso di Roma il legittimo pontefice Innocenzo. Venuto poscia a Parigi esso papa, quivi celebrò con incredibil magnificenza e divozion di quel popolo la settimana santa e la Pasqua del Signore. Visitò dipoi altre città della Francia, ed avendo intimato un gran concilio nella città di Rems[Ordericus Vital., ibidem.], lo tenne nel dì 19 di ottobre coll'intervento di tredici arcivescovi e di dugento sessantatrè vescovi (se non è scorretto il testo dell'Urspergense[Urspergensis, in Chron.]), e colla presenza dello stesso re e regina di Francia. In esso fu solennemente pubblicata la scomunica contra dell'antipapa Anacleto[Dodechinus, in Chron.]e di chiunque il favoriva; e non solamente il re de' Romani Lottario ed Arrigo re d'Inghilterra mandarono colà a confermar la loro aderenza al papa, ma anche i re d'Aragona e di Castiglia. Sul principio di quest'anno, per quanto ci assicura Falcone Beneventano[Falco Beneventanus, in Chron.], il suddetto Anacleto, non potendo sofferire la comunità stabilita dal popolo di Benevento, cioè una specie di repubblica, ossia un'unione da lor fatta per resistere, occorrendo, agli ordini del papa loro sovrano, chiamato in aiuto suo con un buon corpo di milizieRoberto principedi Capoa, fece imprigionare i più potenti ed arditi di quella città, in guisa che ridusse quel popolo a dismettere la comunità, e a prestare una piena ubbidienza a' suoi voleri. Andò poscia a Salerno, e di là passò a Roma. Allorchè il popolo d'Amalfi, siccome di sopra è detto, si sottomise a Ruggieri, dichiarato poscia re di Sicilia e Puglia[Alexander Abbas Telesinus, lib. 1, cap. 7.], ritenne in suo potere le fortezze di quella città. Lo scaltro Ruggieri dissimulò allora il suo sdegno per questa lor pretensione. Ora chese la vide bella, spedita per mare una flotta sotto il comando di Giovanni suo ammiraglio, e raunato un forte esercito per terra, mise l'assedio a quella città. Dopo aver preso loro le terre di Guallo, Capri e Trivento, assediò anche Ravello, e talmente colle petriere flagellò la torre di quel castello, che già minacciava rovina. Allora fu che non solamente il popolo di Ravello, ma quello eziandio della città d'Amalfi mandarono a trattare di pace, nei cui capitoli diede il re Ruggieri quella legge ch'ei volle ai sudditi suoi. Dopo di ciò, tornò Ruggieri a Salerno, e quivi soggiornando, si vide comparir davantiSergio ducadi Napoli, che consigliato dal timore dell'ambizione e potenza d'esso re, senza voler aspettare la forza, andò a sottomettersi a lui, amando meglio di conservare il suo dominio come vassallo, che di perderlo affatto col voler fare resistenza. Da ciò pare che si deduca avere bensì Ruggieri ottenuto dall'antipapa Anacleto un non so qual diritto sopra Napoli nell'anno precedente, ma averne egli solamente nel presente acquistata la sovranità per la volontaria dedizione di Sergio. Come poi potesse pretendere Roma diritto sopra quella nobilissima città, che per più secoli si era mantenuta indipendente dall'imperio occidentale, con riconoscere per sovrani i soli imperadori d'Oriente in varii tempi; io lascerò indagarlo ad altri. Non so ben dire se in quest'anno oppure nel seguente succedesse quanto viene scritto da Falcone Beneventano e dall'Anonimo Casinense[Anonymus Casinensis, apud Peregrinium]. Cioè, che essendo fuggita a Salerno, oppure chiamata dal re Ruggieri a SalernoMatildasua sorella moglie diRainolfovaloroso conte di Alife, col figliuolo d'esso conte, insorse nemicizia fra loro. Altri baroni ancora, fra i qualiTancredidi Conversano conte diBrindisi,Grimoaldoprincipe di Bari eGoffredoconte di Andria, si collegarono insieme, veggendo che Ruggieri tendeva a mettere il piede sul collo a tutti. L'Abbate Telesino, siccome parzial di Ruggieri, sopra d'essi baroni rigetta la colpa dei movimenti di guerra che sopravvennero, e de' quali parleremo all'anno seguente. Sarebbe stato da desiderare che questo istorico avesse registrato sotto i suoi precisi anni le imprese di Ruggieri. Ma egli lo trascurò. E ne' testi di Falcone e dell'Anonimo Casinense non v'ha sempre tutta l'esattezza necessaria della cronologia. Era nel precedente anno cominciala la guerra fra i Milanesi dall'una parte, e i Pavesi, Cremonesi e Novaresi dall'altra; e questa durò nel presente e nel susseguente anno. Abbiamo un testimonio autentico, cioè Landolfo da san Paolo[Landulfus junior, Histor. Mediol., cap. 40.], che ci assicura essere stati vincitori in essa tenzone i Milanesi. E secondo Galvano Fiamma[Gualvan. Flamma, Manipul. Flor., c. 166.], in quest'anno si venne ad una battaglia campale fra i Milanesi e Pavesi presso Macognago, nella quale quasi tutto l'esercito pavese restò sbaragliato, preso, e condotto nelle prigioni di Milano. Ebbe principio ancora in quest'anno la divisione fra i popoli di Modena e di Bologna[Annales Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.]. Bollivano liti fra il comune di Modena per cagione d'acque, di giurisdizioni e d'altre occorrenze, e l'insigne e ricchissimo monistero di Nonantola, situato nel territorio di Modena. Prevalendosi di questo litigio, i Bolognesi segretamente indussero quell'abbateIldebrandoa mettersi sotto la lor protezione, anzi a sottoporre quella terra al loro comune con varie vantaggiose condizioni: il che riuscì una grave ferita al cuore del popolo modenese.
Verso la metà di gennaio del presente anno papaInnocenzo IIandò alla città di Sciartres, e colà comparve ancoraArrigo red'Inghilterra, per tributargli il suo ossequio, siccome scrisse Orderico Vitale[Ordericus Vital., Hist. Eccles., lib. 13.]. Nel dì 29 di marzo si trovò esso pontefice in Liegi coll'accompagnamento di molti vescovi ed abbati franzesi. Vi concorse ancoraLottario redi Germania e d'Italia con buona parte dei prelati tedeschi[Vit. S. Godeardi. Ægid. Aureae Vallis, Hist. Leod.], e quivi sì egli, come la reginaRichenzasua moglie furono solennemente coronati da esso papa.Promise in tal occasione Lottario di venir nell'anno seguente in Italia per liberar la Chiesa romana dallo scisma, e rimettere in possesso di Roma il legittimo pontefice Innocenzo. Venuto poscia a Parigi esso papa, quivi celebrò con incredibil magnificenza e divozion di quel popolo la settimana santa e la Pasqua del Signore. Visitò dipoi altre città della Francia, ed avendo intimato un gran concilio nella città di Rems[Ordericus Vital., ibidem.], lo tenne nel dì 19 di ottobre coll'intervento di tredici arcivescovi e di dugento sessantatrè vescovi (se non è scorretto il testo dell'Urspergense[Urspergensis, in Chron.]), e colla presenza dello stesso re e regina di Francia. In esso fu solennemente pubblicata la scomunica contra dell'antipapa Anacleto[Dodechinus, in Chron.]e di chiunque il favoriva; e non solamente il re de' Romani Lottario ed Arrigo re d'Inghilterra mandarono colà a confermar la loro aderenza al papa, ma anche i re d'Aragona e di Castiglia. Sul principio di quest'anno, per quanto ci assicura Falcone Beneventano[Falco Beneventanus, in Chron.], il suddetto Anacleto, non potendo sofferire la comunità stabilita dal popolo di Benevento, cioè una specie di repubblica, ossia un'unione da lor fatta per resistere, occorrendo, agli ordini del papa loro sovrano, chiamato in aiuto suo con un buon corpo di milizieRoberto principedi Capoa, fece imprigionare i più potenti ed arditi di quella città, in guisa che ridusse quel popolo a dismettere la comunità, e a prestare una piena ubbidienza a' suoi voleri. Andò poscia a Salerno, e di là passò a Roma. Allorchè il popolo d'Amalfi, siccome di sopra è detto, si sottomise a Ruggieri, dichiarato poscia re di Sicilia e Puglia[Alexander Abbas Telesinus, lib. 1, cap. 7.], ritenne in suo potere le fortezze di quella città. Lo scaltro Ruggieri dissimulò allora il suo sdegno per questa lor pretensione. Ora chese la vide bella, spedita per mare una flotta sotto il comando di Giovanni suo ammiraglio, e raunato un forte esercito per terra, mise l'assedio a quella città. Dopo aver preso loro le terre di Guallo, Capri e Trivento, assediò anche Ravello, e talmente colle petriere flagellò la torre di quel castello, che già minacciava rovina. Allora fu che non solamente il popolo di Ravello, ma quello eziandio della città d'Amalfi mandarono a trattare di pace, nei cui capitoli diede il re Ruggieri quella legge ch'ei volle ai sudditi suoi. Dopo di ciò, tornò Ruggieri a Salerno, e quivi soggiornando, si vide comparir davantiSergio ducadi Napoli, che consigliato dal timore dell'ambizione e potenza d'esso re, senza voler aspettare la forza, andò a sottomettersi a lui, amando meglio di conservare il suo dominio come vassallo, che di perderlo affatto col voler fare resistenza. Da ciò pare che si deduca avere bensì Ruggieri ottenuto dall'antipapa Anacleto un non so qual diritto sopra Napoli nell'anno precedente, ma averne egli solamente nel presente acquistata la sovranità per la volontaria dedizione di Sergio. Come poi potesse pretendere Roma diritto sopra quella nobilissima città, che per più secoli si era mantenuta indipendente dall'imperio occidentale, con riconoscere per sovrani i soli imperadori d'Oriente in varii tempi; io lascerò indagarlo ad altri. Non so ben dire se in quest'anno oppure nel seguente succedesse quanto viene scritto da Falcone Beneventano e dall'Anonimo Casinense[Anonymus Casinensis, apud Peregrinium]. Cioè, che essendo fuggita a Salerno, oppure chiamata dal re Ruggieri a SalernoMatildasua sorella moglie diRainolfovaloroso conte di Alife, col figliuolo d'esso conte, insorse nemicizia fra loro. Altri baroni ancora, fra i qualiTancredidi Conversano conte diBrindisi,Grimoaldoprincipe di Bari eGoffredoconte di Andria, si collegarono insieme, veggendo che Ruggieri tendeva a mettere il piede sul collo a tutti. L'Abbate Telesino, siccome parzial di Ruggieri, sopra d'essi baroni rigetta la colpa dei movimenti di guerra che sopravvennero, e de' quali parleremo all'anno seguente. Sarebbe stato da desiderare che questo istorico avesse registrato sotto i suoi precisi anni le imprese di Ruggieri. Ma egli lo trascurò. E ne' testi di Falcone e dell'Anonimo Casinense non v'ha sempre tutta l'esattezza necessaria della cronologia. Era nel precedente anno cominciala la guerra fra i Milanesi dall'una parte, e i Pavesi, Cremonesi e Novaresi dall'altra; e questa durò nel presente e nel susseguente anno. Abbiamo un testimonio autentico, cioè Landolfo da san Paolo[Landulfus junior, Histor. Mediol., cap. 40.], che ci assicura essere stati vincitori in essa tenzone i Milanesi. E secondo Galvano Fiamma[Gualvan. Flamma, Manipul. Flor., c. 166.], in quest'anno si venne ad una battaglia campale fra i Milanesi e Pavesi presso Macognago, nella quale quasi tutto l'esercito pavese restò sbaragliato, preso, e condotto nelle prigioni di Milano. Ebbe principio ancora in quest'anno la divisione fra i popoli di Modena e di Bologna[Annales Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.]. Bollivano liti fra il comune di Modena per cagione d'acque, di giurisdizioni e d'altre occorrenze, e l'insigne e ricchissimo monistero di Nonantola, situato nel territorio di Modena. Prevalendosi di questo litigio, i Bolognesi segretamente indussero quell'abbateIldebrandoa mettersi sotto la lor protezione, anzi a sottoporre quella terra al loro comune con varie vantaggiose condizioni: il che riuscì una grave ferita al cuore del popolo modenese.